sabato 22 maggio 2010

Quanno ce vò, ce vò

Ci dovremmo, secondo me rendere conto di una questione fondamentale di cui forse non si parla abbastanza, e cioè che siamo in una situazione in cui, o crolla il sistema economico cui siamo ormai abituati, tutto in un botto, oppure dobbiamo, cioè i ns governanti devono provare a mantenere costi quel che costi, una parvenza di benessere sociale e di normalità se pur nella tempesta ed in alto mare. Berlusconi infatti non fa altro che rassicurare su questo pur smentendo Tremonti, che dice che siamo messi peggio, noi europei, di quanto si possa pensare. E' ormai chiaro che non è una crisi di quelle cui siamo stati abituati, non c'è più posto per tutti, cioè non tutti potremo continuare a fabbricare divani, oppure finestre, vetrate, frigoriferi, lamiere curvate ecc. tranne ad essere multinazionali finanziate dai governi (che comunque si indebitano per farlo) e con capacità di mercati globali.

La Fiat, per fare un esempio si sta muovendo già da tempo in questo modo. ( il 30% di auto fabbricate è di troppo) La domanda di beni è crollata pian piano, e non è più conveniente né possibile in un mondo globalizzato, pensare che si possa competere al ribasso con paesi come Cina o India. ( Ieri ho pagato un ferro da stiro Termozeta, 15 euro compresa l’iva, e di più non ho voluto spendere) Tutti i paesi europei vorrebbero esportare più di quanto fatto sin ora, così lo stesso l'America (13.000 MLD di debito pubblico, forse più) perché chi più chi meno, siamo indebitati enormemente, visto che, come ha scoperto Barroso, abbiamo vissuto --- sopra le nostre capacità----. In tutto ciò dobbiamo garantire i nostri BTP Bund Bont Cct ppp pupupu e chi più ne ha più ne metta, sennò non abbiamo credibilità come paese e non ci possiamo rifinanziare nuovamente e all’infinito il debito, così crollerebbero i mercati, l’euro, le banche e gli stati, un casino generale, cose che possono causare tensioni e scenari globali cui è meglio non pensare nemmeno, sono già troppe le tre morti nella banca ad Atene.

Il migliore scenario possibile è un assestamento al ribasso, preferibilmente lento e progressivo, non di botto, diminuzione degli stipendi, ( blocco degli scatti di anzianità che è lo stesso) della qualità della scuola, della sanità, dei servizi e quindi della qualità della vita, per provare a mantenere un equilibrio in questa discesa, dove però alcuni, chi non ha capitali accumulati, e di solito le PMI hanno sempre tutto investito nelle aziende e anch’esse sono quasi sempre indebitate, non può resistere. Ed è lo scenario migliore, ma non è certo che possa garantire a lungo un equilibrio o pace sociale. In un sistema economico di capitalismo così radicato o evoluto, (non so quale aggettivo sia più adeguato, forse nè l'uno nè l'altro), la tendenza a che i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e in rapida crescita, è difficile credere che non andremo incontro a problemi sempre più complessi.

La buona notizia, per concludere con una nota di speranza, è che la coscienza di essere cittadini nel mondo, noi di Impresecheresistono e tutti gli uomini di buona volontà, che non sono pochi, comincino a raccontare a tutti, che forse fino ad ora ci siamo interessati poco di ciò che succedeva intorno alle ns imprese, perché presi troppo nel lavoro di tutti giorni, e coloro che hanno causato questo macello, e di cui tutto sommato ci siamo fidati, hanno anche l’arroganza di dire che non abbiamo saputo adeguarci al mercato, non abbiamo fatto le giuste scelte e gli investimenti più opportuni, quando tutti o quasi, vivevano allegramente sul nostro groppone. Scusate ma come si dice a Roma, quanno ce vò, ce vò.

P.S La tassa camerale qui a Palermo è aumentata quest’anno del 20% . Così tanto per gradire. Mi aspetto anche aumento Ici, Tarsu, e qualche nuova invenzione, visto che nemmeno con le multe il Comune di Palermo riesce a farcela. Per quanto ne so per i bottoni, ci saranno degli incentivi, ma per i vetri no.

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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