mercoledì 30 settembre 2009

Poltrona Frau.... ne avessi una!

Quando mi sono sposato, nel 1982, ho voluto far realizzare da un artigiano della mia città, un divano che somigliava ad uno della Frau, non potendomi permettere l’originale. Un’azienda, Poltrona Frau che dall’inizio del secolo scorso produce divani e poltrone di altissima qualità e design che esporta in tutto il mondo. Oggi ho saputo che i quattrocento lavoratori, uomini e donne hanno scioperato per i licenziamenti che la Direzione aziendale avrebbe deciso di fare. Si potrebbe dire che la Frau è La Ferrari delle poltrone, tant’è che è sceso in campo anche Montezemolo, per rassicurare sul fatto che la produzione resterà nelle Marche a Tolentino. Non si tratta di una piccola o media impresa che non ha saputo rinnovare o che vende qualcosa che non è più richiesto sul mercato e chiunque capisce la qualità di un prodotto come questo, dovrebbe ammettere che un calo di fatturato nei primi sei mesi del 14,5% ed un indebitamento di 127 milioni di euro a fine Giugno, con un incremento del debito del 20% in più rispetto ad inizio anno, è quanto meno preoccupante, volendo usare un eufemismo. Non è solo la Ditta Castello del sig. Pezzino indebitata, ma anche questa storica fabbrica di cui andiamo orgogliosi nel mondo per il design italiano, un made in Italy che fa del nostro paese uno dei più “creativi” del mondo. Oggi tutto questa capacità di produrre usando tradizione e intelligenza insieme alla passione per il lavoro, che contraddistingue i nostri imprenditori da nord a sud, rischia inesorabilmente di scomparire. Tenere duro, è oramai lo slogan che da più parti sembra arrivare, oppure come più volte è intervenuto Tremonti, le banche facciano il loro dovere-mestiere, che dovrebbe essere quello di sostenere le imprese. Torno a ribadire e oggi ne ho avuto la conferma ascoltando Focus economia a Radio 24, che di solito i prestiti o i finanziamenti si offrono alle aziende che rinnovano e vogliono crescere nel mercato. La domanda che mi pongo, visto anche quanto succede alla Frau, è, quali sono oggi le aziende, piccole, medie ma anche grandi che vogliono investire per crescere o ingrandirsi. Credo che le dita di una mano sarebbero troppe se pensiamo che anche la Fiat, lo dice Marchionne, rischia la catastrofe senza incentivi nei prossimi anni. Allora, torno a dire una cosa che aspetto ancora qualcuno possa smentire, cioè perché le banche dovrebbero prestare soldi a ditte che nei prossimi anni s’indebiteranno ulteriormente? E perché queste ultime dovrebbero chiedere finanziamenti in una situazione di crollo della domanda? Può essere che dobbiamo aiutare le famiglie e le piccole e medie imprese in altro modo? Con sgravi fiscali e alleggerimenti di tasse, magari aumentando il debito pubblico? Abbiamo trenta mila euro di debito a testa, altri 1000, 2000 sono una quisquilia, ma ci consentirebbero di respirare e tirare avanti, poi si vedrà, del resto gli Stati Uniti, lo hanno fatto alla grande e continueranno a farlo, così come altri paesi europei anche se in misura più contenuta. Oggi in Sicilia, la Confagricoltura ha chiesto la sospensione di contributi e la proroga delle scadenze fiscali, gli agricoltori sono in ginocchio e non ce la fanno. Se la Confartigianato facesse la stessa cosa non mi dispiacerebbe.

martedì 29 settembre 2009

Ditta Castello Messina Servizio su TGR Sicilia 29/09

Il servizio di TG Regione Sicilia racconta attraverso le testimonianze dei dipendenti, la grave situazione in cui si potrebbe venire a trovare un'azienda che occupa 300 dipendenti, di cui più di 100 in cassa integrazione. Il Signor Pizzino, titolare della ditta Castello che produce camicie nello stabilimento di Brolo, da ormai quattro giorni fa lo sciopero della fame sotto la Direzione della Banca cui ha chiesto un finanziamento per rinnovare gli impianti e consentire alla sua azienda di porsi in condizioni migliori in un mercato sempre più difficile per l’invasione di prodotti di provenienza asiatica.
Per tutta risposta l’Unicredit banca afferma che la ditta Castello è un’azienda non affidabile e che, per la responsabilità nei confronti dei suoi azionisti, non gli concederà alcun prestito. Chissà quante sono le piccole e medie imprese che soffrono la concorrenza ad armi impari con i prodotti asiatici, molte come sappiamo si sono perse per strada già prima di questa crisi, senza che nessuno se ne sia accorto. Oggi che la situazione è veramente drammatica, penso che altri settori della nostra manifattura scompariranno definitivamente e una grande ricchezza di capacità lavorativa e imprenditoriale si perderà. Le banche hanno altre mire, i soldi da che mondo è mondo, li danno a chi non ne ha bisogno o quando succede, con garanzie che sono dieci volte il capitale richiesto. Del resto, in Italia, abbiamo avuto danni minori degli altri paesi proprio per questa caratteristica di estrema accortezza delle nostre banche, che in casi come la Parmalat si è guardata bene dal tenersi quelle azioni fasulle, disfacendosene immediatamente, anche a spese dei risparmi di una vita di povera gente e pensionati. Il denaro sempre protegge se stesso, e le banche fanno il loro mestiere. Volendo non c’è nemmeno da dargli torto, infatti, a Napoli gli usurai hanno raddoppiato il fatturato. Certo qualche azienda riuscirà ad ottenere i finanziamenti necessari, ma dovrà essere ben solida ovvero dimostrare di possedere dieci volte tanto ed il gioco è fatto. Vedremo fra qualche mese a quanto salirà il numero di chi ha perso il lavoro, sono quasi un milione oggi, le domande di disoccupazione liquidate dall'Inps in un anno, ma finché restano numeri e dietro non si vedono le persone reali con le loro storie, le loro famiglie e la loro vita, chissenefrega, importante è conoscere le telenovelas, le beghe tra i politici e sapere che il superenalotto o i gratta e vinci ci fanno avere cinque minuti di speranza con cui sostenere l’Abruzzo (che è giusto farlo ma in altro modo) e la spesa pubblica.
Mi pare quasi strano che politici intelligenti come i nostri e la maggior parte dei giornalisti, non veda quanto sta succedendo nel nostro paese, e allora penso che sia tutta nostra la colpa. Sino a che i problemi non li viviamo in prima persona, avremo sempre qualcosa di più importante cui pensare, sempre per il bene comune, naturalmente.
Oppure ed è molto probabile, esiste un progetto economico che mira a ridurre o azzerare le piccole medie imprese, per favorire le più grandi cui le banche sono più legate anche da vincoli di altra natura, (che sarebbe opportuno scoprire) e allora sarà difficilissimo ottenere qualcosa. Dico a tutti quegli imprenditori che sono in difficoltà, ma anche a quelli che ci si troveranno, siano essi commercianti o artigiani, che da sempre, l’unica soluzione è di essere uniti e in molti. Soltanto così forse ce la faremo a difendere il diritto al lavoro, non c’è altra strada. Come sempre l'invito è ad iscrivervi ad impresecheresistono, se saremo in tanti, avremo più capacità di far capire alla politica, che in questo momento non servono altri disoccupati e che una alternativa alla chiusura definitiva delle nostre aziende ma anche dell’Italia, esiste.

Il servizio sulla Ditta Castello è al minuto 11 e 40 secondi dall'inizio del podcast.
http://www.tgr.rai.it/SITOTG/TGR_popupvideo/1,8506,tgr%5Esicilia,00.html

SIMONE E IL FURTO DI CONOSCENZA DAL LAVORO!

http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/09/simone-e-il-furto-di-conoscenza-dal.html

Unicredito Vs Pizzino

http://icrl.wordpress.com/2009/09/29/unicredito-vs-pizzino/

lunedì 28 settembre 2009

Arriva la ripresa? Se tutto va bene nel 2014... di Antonio Polito

http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/95411/

Solidarietà per la ditta Castello di Messina

Giuseppe Pezzino, titolare della ditta Castello di Messina, che produce camicie, dando lavoro a trecento famiglie, si è visto negare il finanziamento che gli consentirebbe di rinnovare i macchinari per continuare la dura battaglia con i prodotti asiatici. Da 72 ore sta facendo lo sciopero della fame a Piazza Cordusio a Milano di fronte alla Direzione Generale della Banca Unicredit.

Due saponette ( la crisi dei piccoli commercianti ) di Roberto Alabiso

Stamattina avevo bisogno di acquistare due saponette e sono entrato in un negozietto che vende detersivi, prodotti per la casa ecc. Si trova a pochi passi dal mio laboratorio, non ci avevo mai fatto caso, ma i proprietari, una giovane coppia molto cordiale, mi hanno detto che sono aperti già da nove mesi. I loro amici e parenti, già li avevano avvertiti che era un periodo molto difficile per questo genere di attività, ma entrambi avendo perso il lavoro come dipendenti, con l’aiuto dei genitori oltre che con il Tfr e qualche risparmio, si erano gettati in quest’avventura di piccoli imprenditori. Anch’io ho raccontato loro delle difficoltà che sto attraversando e li ho invitati a visitare il mio blog oltre che impresecheresistono. Mi hanno detto, della loro sorpresa per quante tasse, contributi ecc. si sono trovati a dovere versare, non c’è proporzione rispetto agli incassi e non sono sicuri di farcela ancora a lungo. Sono veramente sconcertato, la loro è una famiglia, hanno due bambini e il coraggio non gli manca. Ho promesso che andrò da loro a comprare ciò di cui ho bisogno, ma è ovvio che non sarà sufficiente. Ciò che mi ha spinto a raccontarvi questo fatto semplice è che quando si sente dire di aiuti solo alle grandi imprese e non alle famiglie o ai piccoli imprenditori, non penso che dipenda soltanto da un generale andamento delle cose che vanno così perché lo stato non ha soldi o deve far quadrare i conti o che ormai siamo parte di un mondo globalizzato ecc., ma credo che chi decide per noi cittadini, è convinto di fare del suo meglio per il bene del paese e non può essere contraddetto o fermato. Non si può ormai cambiare strada, del resto questo processo è iniziato già da un po’ di anni, il treno del rinnovamento del mondo ormai è partito. L’economia globale sarà decisa dal G20 o meglio dalla Cina e dagli Usa. L’Europa avrà il ruolo di chi si accontenta di essere stata chiamata in causa e se c’è o no, è ininfluente. Così il negozietto ed io chiuderemo per far posto ad ipermercati e grandi multinazionali. Le banche e i capitali veri o “presunti”, decideranno le nostre vite, qualcuno lavorerà e molti no, l’importante è la ripresa. A queste condizioni, dovete scusarmi, spero nel tracollo totale di questa economia incancrenita, dove niente di fondamentale sembra sia cambiato ed i privilegi sono sempre nelle stessi mani, a discapito della vera economia, quella basata sul lavoro di ognuno, nessuno escluso.
Dimenticavo di dire che nella via qui dietro, è di prossima apertura un altro Punto Snai che non si sa mai, non ce ne fosse uno ogni cento metri, c'è il rischio di un attacco compulsivo di astinenza. Buona fortuna,…… con tutti i giochi che ci sono e si moltiplicano, possiamo sempre avere una speranza; ma capiremo mai che non è il gioco che dà dignità alla persona ma il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e non farsela distruggere dalla stessa ideologia che vuole fare altrettanto con l’uomo e renderlo schiavo del nulla? Speriamo di si ma avvenga prima che sia troppo tardi.

venerdì 25 settembre 2009

Due proposte anticrisi artigianato di Roberto Alabiso


Molto si discute in questo periodo circa i criteri di Basilea2. Non è detto però che per tutte le PMI sia utile ed opportuno per sostenersi in questa crisi, indebitarsi con prestiti e finanziamenti che in tempi normali, servono esclusivamente a crescere e ristrutturarsi. La ripresa non è garantita per tutti i settori non c’è nessuna previsione attendibile o documentata che ciò debba necessariamente accadere e non sono, come già e successo, i governi a poter evitare i danni causati dalle grandi speculazioni finanziarie. Pittsburgh non è la certezza, è un tentativo, seppur colossale, per porre delle norme di chiarezza e nuove regole che scongiurino un altro settembre nero ma non è garanzia di miglioramento a breve.( pochi mesi o un anno come molti dicono) Il primo ad indebitarsi sennò, dovrebbe essere lo stato, ad esempio, evitando di mettere in strada tanti precari della scuola,sarebbe auspicabile infatti sostenere i normali consumi aumentando le risorse delle famiglie, dei lavoratori ecc. La riforma si poteva rinviare a crisi esaurita, così da non lasciare in grave difficoltà chi nella scuola ci insegnava anche da dieci anni. Se non è successo è perchè i segnali mondiali, che se ne dica, non prospettano nulla di buono, oppure dobbiamo prepararci ad un’era in cui solo grandi industrie, multinazionali e sistemi finanziari, avranno in mano tutto il mercato del lavoro, una prospettiva quanto meno inquietante che farebbe scomparire, come già purtroppo succede lentamente ma inesorabilmente, il tessuto economico fatto di piccole e medie imprese. Vero è che il debito pubblico ammonta a circa un trilione e 750 miliardi di euro, che corrispondono a 30.000 euro pro capite, ma se la ripresa è ormai prossima e la crisi alle nostre spalle, tanto varrebbe che lo stato rischiasse qualcosina in più per accelerarne il processo, come forse accade in alcuni paesi europei; non saranno altri 1000/2000 euro di debiti in più a spaventarci. In Italia molte imprese chiudono e cresce la disoccupazione, gli unici provvedimenti sono palliativi, cassa integrazione e moratoria sui debiti. Sono artigiano da ventisei anni, nel settore vetro artistico, avevo anche dei dipendenti ma la caduta costante della domanda mi ha costretto a restare unico lavoratore dlla mia ditta. Ha chiuso anche un deposito che forniva vetro colorato a tutta Sicilia occidentale ed il trasporto incide per circa il 20% del costo. Erano la classe media e medio alta i miei principali clienti, famiglie con due stipendi e commercianti piccoli o con negozi di media grandezza. In più la stragrande maggioranza dell’informazione e la cultura di questo nostro paese sono succubi di modelli che conosciamo. Se il Governo vuole salvare l’artigianato dall’inesorabile selezione darwiniana, deve adottare due provvedimenti subito: l’azzeramento dell’iva sui manufatti artistici e la contribuzione inps, inail, tassa sui rifiuti, tassa camerale ecc. renderla proporzionale agli utili facendo salvo un reddito di € 1000 mensili anche per l’irpef. Nel tempo, per ogni imprenditore con nessuno o pochi dipendenti e per i lavoratori autonomi, tutto si livellerebbe alla quota media da loro sostenibile e all’inps continuerebbero ad entrare somme giuste e congrue anche alla pensione, che tanto è già di suo, abbastanza bassa. Così non chiuderebbero tante ditte artigiane e lavoratori autonomi e lo stato, continuerebbe a percepire irpef, l’inps, inail ecc., entrate che altrimenti gli verrebbero meno. L’evasione fiscale andrebbe perseguita in tutti i modi, soprattutto con parametri legati al tenore di vita e beni posseduti e controlli tradizionali. Grazie a quanti vorranno prendere in considerazione questa ipotesi e provare a salvare la ricchezza che è l’artigianato italiano.

mercoledì 23 settembre 2009

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/crisi-40/cancella-fabbrica/cancella-fabbrica.html

.....E accade nei distretti marchigiani del made in Italy, nel nord est dei mille capannoni; nel nord-ovest della manifattura tradizionale, nella Lombardia un tempo opulenta e degli straordinari pagati in nero. Succede anche a Como dove i tassi di disoccupazione se la sono sempre battuta con quelli del nord Europa. Ma dove hanno già chiuso le storiche fonderie di Dongo, e poi le officine Giardina. Qui, entro fine anno alle previsioni della Fim-Cisl - saranno in 5-600 a perdere il lavoro......-

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/crisi-40/cancella-fabbrica/cancella-fabbrica.html

lunedì 21 settembre 2009

SOCIETA’/ Scola: la gratuità, quella rivoluzione che vince lo Stato padrone

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=38065

.......Ciò è avvenuto sotto la spinta di fenomeni complessi, di natura esogena (legati alla dinamica di globalizzazione economica e sociale, all’emergere di problemi connessi al “meticciato di civiltà”) o endogena (legati soprattutto all’invecchiamento della popolazione e alla modificazione dei sistemi occupazionali ).

La risposta è consistita in un’azione di “ricalibratura” ma, in realtà, ora si vede bene che la situazione domanda un vero e proprio cambio di paradigma......

Fiat, il dramma di Termini Imerese

http://www.rassegna.it/video/2009/05/04/226/fiat-il-dramma-di-termini-imerese

Nei giorni dell'intesa con Chrysler e delle grandi manovre internazionali della Fiat, oltre 1.500 operai vanno in cassa integrazione. La preoccupazione è che i costi degli accordi vengano scaricati sugli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese

Una favola metropolitana globale di Roberto Alabiso


La grande crisi è finalmente alle nostre spalle. Gliel’abbiamo fatta. Anch’io, adesso ho un’altra e positiva visione del futuro. Negli Stati Uniti i consumi sono ripartiti alla grande e le borse Europee oggi segnavano tutti indici positivi, Milano compresa. Fino ad ieri invece ero molto sconfortato perché questa settimana era comparso sulle principali reti televisive e quotidiani, ma la triste notizia era sicuramente errata o esagerata, un dato che l’Ocse aveva previsto come numero di disoccupati entro il prossimo anno in Europa: 57.000.000. Deve essere certamente un errore di calcolo ho pensato, non si potrebbe proclamare che la ripresa è in atto. Cinquantasette milioni corrispondono ad altrettante famiglie, cioè circa 150 milioni di persone.
E c’è un altro errore, anche qui la cifra sarà probabilmente gonfiata; si dice, infatti, che tre o più, siano i trilioni di dollari che le banche, anche su stime del Fondo Monetario Internazionale, perderanno entro l’anno prossimo ed un trilione è già andato in fumo.
Un trilione? E che vordì ?... Direbbe quel simpaticone di Enrico Montesano.
Io me lo sono chiesto e ho cercato su internet, dove gira voce, ma non è verificata nemmeno questa, che si tratta di un numero con 12 zeri a seguire; è ovvio che a cose del genere non ci si possa, né ci dobbiamo credere. Sembrano gli sproloqui di un economista sbronzo di vino marsala, piantato dall’amata sedotta dall’amico, architetto disoccupato, dell’idraulico fallito ricercatore di fisica nucleare, che le aveva riparato lo scarico del lavandino.
E’ più facile credere a un asino che vola o che ci siamo fumati tre trilioni di dollari? E’ da questa cifra incomprensibile, che divisa per sette miliardi, compresi vecchi, neonati e bambini malnutriti, quanti sono gli abitanti del globo, che sono “derivati” 570 dollari, ma forse più, di bevute a testa. Insomma la finanza è una grande invenzione, rende possibile consumare più di quanto non si produca, ci si può indebitare all’infinito. E’ importante essere credibili. Altri pagheranno se caso, il conto interessi compresi, cavoli loro.
Bene, sono quasi convinto che il peggio sia passato, rimane solo un piccolo particolare fuori posto, che di fronte a queste cifre impossibili da immaginare e alle voci ormai concordi dell’uscita dalla crisi, sembrerebbe insignificante.
Il punto è che quel piccolo particolare fuori posto, insignificante sono io.
Anzi è il “mio io”, descritto da uno che conosco come esigenza profonda di bellezza, verità e giustizia, che non si fa addomesticare facilmente né si accontenta di risposte parziali e cerca sempre il significato in tutto; accorgendosi che la sua bottega artigiana non va proprio a gonfie vele, non si fa convincere del contrario e nemmeno che la diminuzione degli ordinativi è da ricercare nella cattiva gestione, in investimenti sbagliati, o in questioni strutturali. Crede che la crisi globale c’entri, anche se nessuno la chiama più col suo vero nome e che c’entrino soprattutto le politiche sbagliate che negli ultimi decenni hanno causato un arretramento costante delle piccole medie imprese, costrette a sostenere oneri e burocrazia sempre più pesanti, come ci fosse un progetto per ridurne il numero, mai tutelate da confederazioni che dovrebbero farlo per statuto. Si pensa e si è creduto che in un mondo globalizzato la grande dimensione avrà più probabilità di successo. Peccato che la Fiat, ancora più grande di ieri con la Chrysler, debba sempre battere cassa altrimenti l’idea apparirebbe perfetta. Era necessario un po’ di tempo e molte imprese senza rumore sarebbero scomparse come per tante è già successo dovendo competere ad armi impari all’invasione di prodotti cinesi, vedi tessile, calzaturiero, elettrodomestici, elettronica ecc. Invece la crisi è stata come provvidenziale, i nostri l’hanno capito e questa ecatombe avverrà in tempi più contenuti. Si soffre meno morendo subito e poi sinché non finiranno, ci sono gli ammortizzatori a bizzeffe.
E’ passato esattamente un anno e infatti, sembra non sia successo niente, tutto è come prima, le banche di casa nostra ritornano a fare utili più di prima, senza il minimo rischio, allo stesso modo e la finanza non è costretta a seguire nessuna nuova regola efficace.
In molti preferiscono pensare che crisi e possibilità di nuove bolle finanziarie siano una specie di favola metropolitana mondiale di cui non valga la pena parlare, cosicché tutti i media pubblicano notizie sulle veline di Berlusconi o altre questioni simili; ma io come faccio a non vedere che tanti piccoli e medi imprenditori intorno a me sono scoraggiati o vorrebbero chiudere? E i tanti giovani che non hanno prospettive?
Dovrei voltarmi dall’altra parte e farmi i fatti miei? Così dice un proverbio siciliano che ormai si è diffuso in tutto il mondo: “ fatti i fatti tuoi e campi cent’anni”; è il contrario di “meglio un giorno da leoni che cento da pecora” ma far passare il messaggio di una prossima e già avvenuta uscita dal tunnel, consentire a tutti di acquistare una Suv o un frigorifero a rate, con finanziarie che prestano soldi a novantenni, anche se non accompagnati dai genitori, sostiene i consumi e accelera la ripresa.
Di finanziare che prestano da 10 a 100 mila euro è piena l’Italia. Ogni mattina sul parabrezza e sul lunotto posteriore dell’auto non mancano volantini che le reclamizzano e nella cassetta delle poste, le più conosciute.
Del resto conviene investire in prestiti ed evitare la produzione, il mattone e la borsa. Grandi masse di denaro, di cui è “opportuno” non chiedere la provenienza, cercano di moltiplicarsi sulla pelle di chi è in difficoltà, o che lavora e vive soltanto per possedere una nuova auto extralusso.
E’ pur vero anche se raro sentire, ma non ho sufficienti informazioni appunto, notizie su precari nella scuola in catene da qualche parte a protestare oppure di operai che salgono in cima ai tetti o alle gru per evitare di perdere il lavoro, ma anche queste sono forse favole metropolitane o voci messe in giro da pessimisti o da chi cerca di confonderci le idee; già molti imprenditori hanno trasferito il loro stabilimento in Polonia, Romania e Cina mettendo in strada tante famiglie, non è successo niente e per di più le loro azioni come i prodotti bancari, sono sempre al rialzo. Da che mondo è mondo i licenziamenti e la cassa integrazione ci sono sempre stati, non sono notizie da prima pagina e non fanno vendere più giornali. Provate a immaginare i titoli di testata su quotidiani e Tg vari se Fini o Casini e Bossi fossero scoperti in compagnia di una o più escort a testa in qualche chiatta, attrezzata allo scopo, sul Po’? Avremmo risolto il calo delle vendite della carta stampata almeno per sei mesi, queste sono le notizie che più interessano il paese, quello sano che non ha problemi o imprese in crisi, il paese delle società di calcio, dei petrolieri, dei grandi gruppi assicurativi o televisivi, dei gruppi bancari, di tutti quelli che ci amministrano, i dirigenti ecc.
E specialmente loro non devono perdere di fiducia e affidabilità, perché la ruota non si fermi e continui a girare, perché se la gente si cominciasse a farsi troppe domande, e venissero fuori tanti “io” chi darebbe loro le risposte giuste o potrebbe dire qual è verità?

mercoledì 16 settembre 2009

Artigianato e Informazione due proposte anticrisi di Roberto Alabiso


Artigianato e Informazione

Cosa c’entra l’artigianato con l’informazione? Verrebbe da rispondere che sono due cose molto distanti fra loro. Certo, sicuramente alcune riviste del settore e qualche giornalista appassionato, di tanto in tanto spendono qualche parola sulla bellezza di alcuni mestieri antichi, affidati alle sapienti e callose mani di artigiani ormai ottantenni all’interno di botteghe che sono esattamente come quelle descritte nelle favole ma che ancora resistono ad una maniera frenetica di lavorare che non lascia tempo o spazio neanche per pensare. Questo è l’aspetto romantico, ma è radicata nell’opinione pubblica e i media che costantemente e volentieri la sostengono, l’ idea che lavorare prevalentemente con le proprie mani, stimola l’evasione fiscale e l’idraulico o il meccanico, che ha frequentato forse la scuola dell’obbligo, ti può presentare una parcella degna di un Cardiologo di chiara fama internazionale, senza ricevuta fiscale. Il cardiologo invece la fattura la fa sempre.
Per chi non lo sapesse, negli ultimi decenni, laboratori artigianali sono sorti per mano anche di ragazzi laureati o diplomati nelle accademie d’arte, che sono riusciti a inventarsi un lavoro, contribuendo come possono alla ricchezza del loro paese. E in tanti l’hanno fatto, credendo che prima o poi ci si accorgesse di questa sana maniera di intraprendere. Alcuni hanno fatto la gavetta in altre botteghe per poi mettersi in proprio, sposarsi e farsi una famiglia. Questa capacità deriva dalla tradizione dei nostri padri e dei nostri nonni, che mai si sono tirati indietro dalla fatica che ogni onesto lavoro comporta. Oggi, l’ideale di vita più strombazzato in tutti gli show televisivi, ma anche su internet e settimanali, sono le miss, le veline, i tronisti, vincere al superenalotto, gratta e vinci e cose del genere. Quando apriremo gli occhi? Cosa dobbiamo ancora aspettare? Certo se chiediamo al direttore di qualsiasi televisione o quotidiano, se è giusto prospettare sempre e solo ai nostri giovani modelli di vita dove tutto sembra patinato e senza fatica, ci risponderà di no, ma continueranno, per rispetto all’audience, a favorire determinati programmi e articoli. È opportuno ricordare in ogni caso, che fare la velina o il valletto comporta lavoro e sacrificio e di questo si accorge solo chi lo diventa, per gli altri rimane il mito del guadagno facile e del successo; così fare la commessa oppure l’artigiano sembrerebbe il fallimento delle proprie aspirazioni prescindendo dalla dignità che ogni lavoro consente. Oggi e già da qualche tempo, tutto l’artigianato, in special modo chi realizza manufatti artistici, vive un momento di grande difficoltà; gli incentivi sono pressoché scomparsi e le tantissime piccole imprese, considerate alla stregua delle più grandi, sono oberate sproporzionalmente alle loro effettive dimensioni e capacità. Si continua a voler credere che queste possano farcela in virtù della passione di chi vi dedica tutto il suo tempo, senza conoscere malattie e nemmeno orari di lavoro che per tutti sono garantiti rigidamente da leggi e sindacati.
Questa crisi, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, porterà probabilmente alla selezione darwiniana delle imprese piccole e medie, come è stato detto anche in un articolo di oggi su Il Sussidiario e come da sempre auspicato dalla grande industria e dalle multinazionali. E’ il carattere prevalente di questo tipo di imprese, che le rende meno omologabili ad un certo potere che vede l’uomo soltanto come consumatore di beni e servizi.
E’ in gioco la dignità della persona e della sua inventiva. Il grande fratello non è quello televisivo su canale 5, ma il grande capitale in mano a pochi monopoli, che non aspetta altro che il campo sia sgombro da chi pensa ancora con la propria testa e non vede la felicità appena in un televisore al plasma o nella macchina ultimo modello. Perché questa ipotesi nefasta venga scongiurata serve una coscienza viva e ravvivata, essere educati alla bellezza, per saperla riconoscere. Gli occhi sono ingombri del brutto acclamato a gran voce e a grandi firme come nuova bellezza di questo millennio, basti ad esempio la chiesa di Fucksas a Foligno; il potere ci costringe a pensare che l’alternativa alla crisi sia la multinazionale globale che da lavoro a tutti, il capitalismo perfetto, unico distributore di beni e servizi per la nostra felicità, tutto uguale per tutti, di questo non se ne rendono conto nemmeno i grandi professori di economia, loro, forse, sono i prossimi alla resa.
Vanno quindi sostenute le iniziative di chi insieme avanza proposte sensate per arginare gli effetti negativi di questa grande crisi che va vista anche come grande opportunità di rinascita delle coscienze e di un modo di vivere che metta in primo piano i reali e veri desideri dell’uomo.
Non approfittarne ora significherebbe fare scomparire non solo una parte, ma tutto l’artigianato artistico e no, o meglio lasciarlo agonizzare, continuando a sfruttarne sino alla fine le poche risorse che gli rimangono per poi gettarlo ai pesci.

Quindi ribadisco nuovamente le proposte anticrisi-artigianato

1) E’ indispensabile oltre che più giusto, pagare anche l’inps, come l’irpef, la tarsu ecc. in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Inoltre gli utili dovranno avere una tassazione e contribuzione complessiva tale che rimangano per vivere nelle tasche dell’artigiano almeno 15 mila euro. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.

2)Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’iva o addirittura abolirla per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.


Mi sembrano richieste sensate, ma comprendo che da solo portarle avanti è inutile, come lo è per tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa anche se lenta e difficile ma immediatamente aiutarci a fare fronte a questa situazione di crisi eccezionale. Tra l’altro incoraggerebbero i giovani, che soffriranno di più nei prossimi anni la bassa o inesistente disponibilità di posti di lavoro ad intraprendere senza l’aggravio insopportabile di inps, inail, tarsu ecc. Quest’ultimi oneri, non pagati sin da subito, anche in situazioni economiche ordinarie, arrivano dopo tre quattro anni tutte assieme e a mo di scure; mi è successo in tempi non così difficili, ma quando era possibile in qualche modo, farvi fronte. Si potrebbero così mantenere, anche se a minimo regime, aperti laboratori artigiani che difficilmente vorranno indebitarsi ulteriormente senza vedere la luce in fondo al tunnel, anche se la ripresa viene ripetuta costantemente a gran cassa. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare, i segnali non sono incoraggianti, la disoccupazione in Europa è al raddoppio; nei prossimi uno, due anni, sono previsti sino a 57 milioni di disoccupati, una intera nazione come l’Italia esclusi i familiari. Occorrono reali misure per la salvaguardia di ciò che può resistere, senza distruggere il tessuto economico costituito da piccole e medie imprese in decenni di attività e che rimangono ancora come possibilità di una speranza concreta esistente e visibile per molti giovani.

Che il Governo non prenda in considerazione proposte simili è solo perché crede erroneamente, o gli conviene crederlo, che l’evasione fiscale sia maggiore o soltanto nelle piccole medie imprese, non vedo sennò altri validi e logici motivi, perché sia meglio una impresa chiusa che una aperta anche se con un rendimento minimo.

Questa crisi è comunque la buona occasione che abbiamo per farci sentire,
cominciamo a fare numero iscrivendoci su www.impresecheresistono.org dove portare avanti insieme, iniziative concrete e fuori da schemi ed ombrelli politici per fare al Governo le nostre richieste.


INCONTRO ICR A ORBASSANO IL 19/09/2009 ORE 10.30

Il 19 settembre p.v. alle ore 10.30, appuntamento a Orbassano (Torino) in Via Mulini,1 presso la Sala Teatro per incontro rivolto a chiunque ha un'attività imprenditoriale. Sarà possibile conoscere la realtà dei colleghi, scambiarsi esperienze e impressioni e seguire e aderire alle iniziative di IMPRESECHERESISTONO".
I simpatizzanti sono invitati a divulgare l'iniziativa.

martedì 15 settembre 2009

Inps proporzionale agli utili, se ci sono, ed iva al 5% o azzerata per i prodotti di artigianato artistico.


Sono più che mai convinto, e non sono certamente l'unico ad esserlo, che sarà la gente comune, i lavoratori, chi vive con uno stipendio, gli artigiani, le piccole imprese, gli insegnanti precari, le giovani coppie che hanno un mutuo da pagare per la casa e rischiano anche di perdere il lavoro se già non è successo, che pagheranno e già lo fanno, la crisi che, oltre a non essere finita, probabilmente rischia di diventare più pesante e duratura. Da più parti si recepiscono segnali di nuove bolle speculative, a un anno dal crollo della Lehman, non sembra siano state cambiate sostanzialmente le regole del gioco. In America le grandi banche continuano imperterrite a fare utili a palate, dove la disoccupazione è in aumento e circa quindici milioni di mutui casa sono andati a monte, nel solo mese di Agosto, quattrocentomila.
In Italia ogni occasione mediatica è buona per dire che la ripresa è iniziata, anche se ci viene anche ricordato, che il rischio di una caduta è dietro l’angolo. Per quanto mi riguarda non vedo ripresa ma solo un costante incrementarsi della disoccupazione anche se in apparenza tutto sembra essere normale; il fatto è che da qualsiasi parte ci giriamo, le imprese hanno la produzione al 30/40%, cassa integrazione a tutto spiano e i piccoli commercianti non riescono a pagare le spese; in molti saranno costretti a chiudere o indebitarsi ulteriormente, una soluzione è, infatti, chiedere finanziamenti che non servono a investire ma a tirare avanti nella speranza di una ripresa reale dell’economia. Infatti, tutto il sistema mediatico è proteso, insieme agli stati a iniettare fiducia a grandi mani ed in tutti i modi.

Proporrei di partire da una questione molto semplice. Noi artigiani e piccole imprese siamo milioni in Italia e costituiamo la spina dorsale economica del paese, ma finché saremo spezzettati tra confederazioni di vario tipo non saremo presi sul serio. Se avessimo avuto da sempre la coscienza del peso che abbiamo, oggi sarebbe stata migliore la nostra capacità di resistenza alla crisi, qualche soldo in più rimasto nelle nostre tasche ci avrebbe consentito di crescere opportunamente, cosa che invece non è accaduto, facendoci rimanere al palo dello sviluppo. C’è da unire le nostre aziende, farci vedere insieme, più saremo e più avremo la capacità di incidere sulle scelte politiche economiche. Le grandi industrie e le multinazionali ottengono tramite le loro lobbies tutto ciò che vogliono, anche se a scapito della collettività. I nostri politici hanno bisogno del nostro aiuto e forse non lo hanno ancora capito. Un rinnovamento della politica non può che venire dal basso, da chi lavora onestamente e non vuole arricchirsi o sfruttare gli altri. Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un decadimento culturale preoccupante oltre che ad un disgregarsi della società. I più deboli sono abbandonati a se stessi e anche riconoscendo la buona volontà dei nostri ministri, che in questa congiuntura straordinaria hanno messo in campo miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, non è auspicabile ne tantomeno realistico pensare che la cassa integrazione potrà diventare un modo ordinario di trattare il problema dei disoccupati, che saranno un numero sempre crescente nei prossimi anni. La cassa integrazione è inoltre vivere una condizione provvisoria di sopravvivenza, anche dal punto di vista della dignità della persona, non è sopportabile a lungo. Il lavoro è un bisogno, un diritto sancito all’art.1 della nostra Costituzione e su cui si fonda la democrazia. Non è pensabile stare ad aspettare che succeda qualcosa, bisogna intervenire ora per cambiare alla radice sistemi che non sono più adeguati ad una situazione globale che ha una dinamica di sviluppo dettata dalle nuove grandi potenze economiche come Cina ed India, a cui noi non siamo preparati.
I sacrifici non devono essere soltanto i piccoli imprenditori a farli, il peso della crisi va diviso proporzionalmente tra tutte le forze economiche del paese siano esse banche, grandi imprese, gruppi assicurativi, petrolieri, politici, amministratori di aziende pubbliche con stipendi infiniti ecc. Una piccola impresa, non è detto abbia oggi la capacità di far fronte a tutte le spese che pur ci sono le cui scadenze sono improrogabili come per contributi inps inail ecc. ( ogni ritardo è un costo enorme) e quindi deve essere messa in grado di continuare ad esistere, senza indebitarsi ulteriormente. A meno che la volontà di stati e multinazionali non sia proprio approfittare di questa crisi per fare finalmente fuori i piccoli imprenditori artigiani, come e già successo, per la grande distribuzione che ha tutto l’interesse a monopolizzare la vendita di alimenti e elettrodomestici per fare scomparire i piccoli commercianti, comprese le librerie che un tempo erano in più punti nelle città.

Ho due proposte:

1) Sarebbe opportuno oltre che più giusto, pagare anche l’inps, come l’irpef in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.

2)Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’iva o addirittura abolirla per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.

Mi sembrano richieste sensate, ma comprendo che da solo portarle avanti è inutile, come lo è per tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa, e immediatamente aiutarci a fare fronte a questa situazione di crisi.

Che il Governo non prenda in considerazione proposte simili è solo perché crede erroneamente, o gli conviene crederlo, che l’evasione fiscale sia maggiore nelle piccole medie imprese, non vedo sennò altri validi motivi.
Questa crisi è comunque la buona occasione che abbiamo per farci sentire,
cominciamo a fare numero iscrivendoci su www.impresecheresistono.org dove portare avanti insieme, iniziative concrete e fuori da schemi ed ombrelli politici per fare al Governo le nostre richieste.

domenica 13 settembre 2009

Perchè dovremmo tenere duro e a che prezzo di Roberto Alabiso


Stamattina ho ascoltato a “Prima Pagina” su Radio tre, la prima parte di una breve lettera, inviata al direttore de Il Giornale, da un artigiano quarantenne titolare di un’azienda con quattordici dipendenti. Sono rimasto sorpreso positivamente che questa sia stata la notizia di apertura, ultimamente quasi tutti i quotidiani riportano nelle prime pagine, comportamenti o abitudini sessuali dei nostri politici e non solo così di conseguenza chi conduce la trasmissione, legge, per la maggior parte del tempo, argomenti spesso insopportabili che opportunamente sovrastano i problemi reali del paese.
Richiamo solo il titolo della lettera di A.P. di cui per discrezione non è stato pubblicato il nome: LA CRISI MI STA UCCIDENDO AVREI VOGLIA DI SPARARMI e non vi dico il resto anche perché chi cerca di mandare avanti la sua impresa vive sulla sua pelle problemi simili. Certo, il titolo è ad effetto e tutti ci auguriamo che il nostro amico, già anche solo per averci raccontato ciò che sta passando, si senta meno solo.
Ritrovarsi da soli e pensare che tutto debba dipendere da se stessi, sono infatti, il modo e la posizione peggiore per affrontare le difficoltà che la vita sempre pone, è quanto preme dire sin dall’inizio a Geminello Alvi; l’articolo che porta la sua firma, di fianco alla lettera disperata di A. P., “MA IO LE SPIEGO PERCHE’ DEVE ANCORA TENER DURO”, è profondo come il grido disperato richiede e tocca diversi punti fondamentali anche dal punto di vista umano, incoraggia gli imprenditori a non gettare la spugna e chi non ha mai lavorato in proprio può farsi un’idea e intuire cosa vuol dire fare impresa, le ragioni del rischio nel fare qualcosa che prima non c’era, le preoccupazioni economiche che sempre ci sono, la fatica mentale e morale degli impegni verso dipendenti, clienti e fornitori per rispettare contratti e scadenze, insomma aiuta a capire un poco di più cosa significa mettere sempre la faccia in gioco senza possibilità di rimandare mai ad altri le proprie responsabilità; fosse così anche per gli enti e gli uffici pubblici, aggiungo io, l’Italia sarebbe migliore. Che io sappia non c’è mai nessuno con cui lamentarsi perché un semplice documento o una pratica non sono ancora pronti dopo uno o due mesi dalla data convenuta.
Direi al Dott. Geminello Alvi, non si fosse ancora capito, che imprenditori nella condizione di A. P., ce ne sono in questo momento tantissimi, anche se non intendono spararsi; possibilmente quella stessa pistola potrebbero usarla contro una burocrazia grassa o, cito testualmente, quella “macchina immensa, inarrestabile che astratta non sente mai ragioni. Fredda ed ostile, la si chiami poi fisco, banche, tribunali o maniache regole aziendali”.
Questa è una crisi mondiale che aggrava pesantemente difficoltà nostrane presenti già da lungo tempo e che in tanti hanno sopportato avendo ultimamente utili quasi azzerati, riuscendo a pagare a stento e con sacrifici le spese che pur sempre ci sono.
Il Dott. Geminello ci spiega perché dobbiamo tenere duro, ed il linea di massima niente da obbiettare, solo che dimentica che per poterlo fare, occorre indebitarsi ulteriormente, il nostro sistema fiscale e previdenziale non concede dilazioni, pena sanzioni ed interessi anche in misura del 50/100%. Oggi nessuno ci da la garanzia che domani la crisi sarà finita, come avere fiducia dopo quello che è successo per mano, non di chi lavora ma di chi ha creduto di potersi arricchire in definitivamente ? Leggere o ascoltare ogni giorno di una già avvenuta ripresa non è abbastanza per chi non vede nuovi ordinativi o ha avuto un calo del 60/70% del fatturato negli ultimi mesi, oppure vede ritornare assegni insoluti. Vorrei delle risposte concrete, si sa che le imprese per crescere devono indebitarsi e investire ma lo fanno a ragion veduta, con un rischio –ragionevolmente- calcolato; può succedere anche che alcune siano costrette a chiudere se gestite male o perché non rinnovano o perché messe di fronte a chi produce a costi inferiori avendo costruito stabilimenti in Cina o in paesi dove la mano d’opera costa dieci venti volte di meno. Oggi si deve decidere fino a quando e come continuare a resistere in queste condizioni. E’ tempo per il Governo di intervenire direttamente e con misure straordinarie anche e sopratutto per le piccole medie imprese. Del resto ricordiamoci che per l’Alitalia il nostro governo ha fatto tutto il possibile per tirarla fuori dal fallimento totale e oggi è ancora un’azienda a rischio. L’ultimo amministratore della nostra compagnia di bandiera, solo per citarne uno, si è portato a casa, come buona uscita, due o tre milioni di Euro; queste cose, concedetemelo, fanno quantomeno innervosire.
Vi invito sempre, a visitare il sito www.impresecheresistono.org per far sentire più lontano la voce dei nostri “laboratori” e delle nostre aziende.

Non siamo soli (Sos Commercio Lucca

http://soscommerciolucca.blogspot.com/2009/09/new-non-siamo-soli.html

sabato 12 settembre 2009

Libertà di scegliere se versare i contributi Inps ( Marina Salomon)

Ho letto oggi un articolo sul Corriere della Sera che l’Inps guadagnerà 5,9 miliardi di euro nel 2009, il doppio rispetto alle previsioni e nonostante la recessione. A me verrebbe da vomitare, se non fossi una persona educata, direttamente negli uffici di Palermo in Via Laurana. Ciò che mi piacerebbe fare, è abbandonare questo carrozzone che è diventato l’Italia dove non si fa altro che gridare a gran voce su tutti i media pubblici o i più diffusi, che la crisi sta finendo, che Berlusconi è un puttaniere, se è meglio il grande fratello o l'isola dei famosi, che dobbiamo tutti giocare al superenalotto, se è meglio Lippi o Murinho e cose del genere . Pago l’ Inps da ventisei anni e non ne vorrei pagare più. Rinuncio volentieri alla pensione da miserabile che mi attende, anche perchè vorrei continuare a lavorare sino a che campo. Infatti non credo che smettere di lavorare per un autonomo, un artigiano o chi ha un’impresa o fa il pittore, stare con le ciabatte per casa, uscendo solo per comprare il pane, sia una bella prospettiva. Questa vita, probabilmente e per quanto purtroppo ascolto salendo negli ascensori degli uffici dei vari enti statali, se la augurano quasi tutti i dipendenti pubblici che hanno svolto nella loro vita un mestiere senza amarlo ma soltanto per lo stipendio a fine mese. Non è nella logica o nel desiderio di chi svolge un lavoro per passione e con dedizione, come chi il proprio lavoro se lo è in qualche modo “inventato”, mettere nel conto di arrivare ai suoi ultimi giorni abbandonandosi al non fare nulla. Di solito, l’età più fertile per l’esperienza che si è acquisita nella vita e nel lavoro, è quella dopo i sessanta anni, ovviamente se il buon Dio ci concede la salute mentale e fisica. Se pensiamo che Mike Bongiorno era in albergo per lavoro quando è morto ad ottantacinque anni, non vedo perché io non possa continuare a fare un mestiere che mi piace e mi gratifica quotidianamente oltre a darmi l’opportunità per continuare a rapportami con il resto del mondo ed offrire il mio contributo. Chi ha detto che a sessantacinque anni debba rimanere in casa senza far niente? Tutti abbiamo sotto gli occhi il nostro Presidente e non mi pare sia scontento di ciò che ancora fa. Il lavoro è un bisogno ed è diritto di ognuno come sancito dalla nostra costituzione. Pertanto, nessuno si scandalizzi o si strappi i capelli se propongo di rendere il pagamento dell’Inps facoltativo. Sono adulto e consapevole e decido di non volere più quei quattro soldi per essere accompagnato a morire. L’Inail invece, mi può cautelare per gli infortuni sul lavoro ed eventualmente nella vecchiaia fossi costretto per motivi di salute a non poter continuare nel lavoro. Non vedo altre soluzioni, l’età si allunga sempre più e i lavoratori nel prossimo futuro saranno sempre meno. E’ giunto il momento di guardare in faccia la realtà. La crisi globale avrà immediatamente una riduzione del numero d’imprese la disoccupazione aumenterà e le piccole imprese saranno decimate. Qualcuno se crede, provi a convincermi del contrario con i dati che abbiamo a disposizione.
P.S. La possibilità di scegliere di versare i contributi Inps o meno era stata suggerita in una discussione con Aldo Forbice, nella sua trasmissione che va in onda alle 19,30 circa su Radio Uno, da Marina Salomon

venerdì 11 settembre 2009

Domanda agli imprenditori, ai politici e agli economisti

Se non ci sono ordinativi oppure sono ben pochi, se le previsioni di crescita sono negative, se la ripresa, strombazzata a destra e sinistra su tutti i media più diffusi come già iniziata, non ci sarà prima di due o tre anni, è conveniente tenere aperta l'azienda solo per continuare ad indebitarsi pagando tutto ciò che si è costretti a pagare? Aspetto risposte e suggerimenti.

lunedì 7 settembre 2009

Spett. Serit Sicilia

Questa è la raccomandata AR che ho spedito Alla Montepaschi Serit, Agente per la riscossione delle tasse in Sicilia, che come utili non si può lamentare.
La crisi è una ottima occasione di guadagni e gli utili cresceranno a dismisura. Spesso gli utili sono dati da more ed interessi su quanto la gente non riesce a pagare per tempo. Nel sito sono allegati i bilanci e gli articoli sulla efficienza e capacità della Serit di riscuotere le morosità.
Un' azienda modello, un esempio da seguire per banche e chi ha soldi da investire !!!



Speet. Serit Sicilia spa
Agente della Riscossione
Per la Provincia di Palermo
Via V. Orsini,9
90139 Palermo


Alla cortese att. Responsabile Provvedimento
Sig. Francesco Baccarella
Direttore Sede provinciale di Palermo

Oggetto: Accoglimento dell’istanza di rateazione protocollo n. 54003
del 03 febbraio 2009-09-07 cartella n. 2962001010101629075

importo complessivo rateizzato € 4.413,70
di cui iscritto a ruolo € 2.818,61
di cui mora : € 1.493,18
di cui compensi di riscossione € 101,91

segue il prospetto di rateazione, che riassumo per brevità, di n. 24 rate di circa € 200,00 ciascuna a scadenza mensile di cui l’ultima il07/03/ 2011 per un totale complessivo versato a tale data di € 4802,97.

La cartella in oggetto mi è stata recapitata con racc. del 30/12/2008, e cioè circa sette anni dopo l’ultima notifica avvenuta, come è riportato nell’avviso di fermo amministrativo, in data 27/06/2001, della cartella n. 296R29620010101629075000 di importo € 2191,43 che a me non risulta e quindi Le chiedo di farmi ottenere copia di questa.
Con notifica del 11/06/2001 e cartella n. 296 296 2001 0101629075000 risultava infatti all’ Inps un importo dovuto di € 3.376,71 .
Successivamente, con questa cartella mi sono recato all’Inps, dove nell’ufficio preposto è stata presa in considerazione la mia richiesta di riduzione dell’importo a presentazione di alcune ricevute di pagamento senza riuscire ad ottenere prova di quell’incontro sebbene espressamente richiesto. In data 06/05/2003 mi è stato concesso il provvedimento di sgravio recapitato con posta ordinaria nei giorni seguenti, che allego in copia alla presente, portando l’importo a € 2193,43. Da tale data ho aspettato la nuova cartella di pagamento, che poi ho dimenticato di dover pagare ed ho ricevuto soltanto a dicembre del 2008, ben sette anni dopo e così il mio debito è cresciuto di altri 1800 € .
Insomma considerando che l’importo da me dovuto era circa 1800 € 10 anni fa, questo lieviterà in 12 anni sicuramente in maniera corretta e legale ad € 4802,97, sfido qualsiasi banca ad ottenere con qualsiasi tipo di mutuo, un utile di questa grandezza. Devo dire gli enti di riscossione come La Montepaschi Serit sono degli ottimi investitori oltre che riscossori, tant’è che io avevo chiesto una rateazione soltanto in sei mesi ma mi è stata offerta di 24 mesi.

Questo ultimo anno con la crisi globale, che investe fortemente anche il nostro paese sarà ancora più dura e forse non lascerà alternativa a gettare la spugna.
Oggi ho pagato la sesta rata, sono circa tre mesi che non ho nuovi ordinativi, e mi sembra come mi venisse tolto lentamente quel poco di sangue che mi rimane. Non voglio apparire troppo drammatico, ma è realmente ciò che provo pensando che sono circa 26 anni che pago Inps e Inail per avere una pensione da miserabile e se sto male, come può succedere ad un comune mortale, non ho diritto a nulla; quando si dimentica di pagare qualcosa oppure non ce la facciamo, invece son botte da orbi.
Certo che da parte dell’ Inps e della Montepaschi Serit, così ben organizzate a giudicare dagli uffici e dal personale qualificato che ha l’onore e la fortuna di lavorarci, sembrerebbe quantomeno strano un avviso definitivo di pagamento dopo ben sette anni, ed inoltre che in 24 rate l’importo di 3.873,47 da pagare entro 20 gg dall’avviso, pena il fermo amministrativo di beni mobili, diventi in due anni € 4.802,97 fa pensare che tutto sommato le dilazioni di pagamento siano per la Serit un buon investimento, oggi che forse i Bot o i CCT o altre forme di investimento sono bassissimi, al più 2 / 3 punti percentuale. Mi permetto ricordare non soltanto a Lei che normalmente non si paga Inps e altre tasse non per distrazione cosa che può avvenire per errore, ma per mancanza di fondi.
Da qualche anno in Sicilia lavorare da artigiani è diventato molto difficile e in tanti non ce la facciamo più.
Pertanto faccio presente anche a chi in questo momento ha a cuore la situazione delle imprese italiane di cominciare a pensare che qualcosa in questo sistema che stritola chi lavora o cerca di farlo, va cambiato al più presto. Per quanto mi riguarda sono veramente stanco di sopportare un sistema economico e fiscale che in tutti i modi impedisce la crescita delle aziende e del paese come è stato fino ad ora.
Le chiedo pertanto un provvedimento ad hoc per rimandare i pagamenti delle restanti rate sino a che la ripresa reale dell’economia mi consentirà di farvi fronte, come similmente avviene per “moratoria dei debiti” verso le banche contenuta nel Decreto Anticrisi del Ministro Tremonti. Mi rendo conto che quanto Le chiedo non è probabilmente in Suo potere, ma non è detto e ho scritto questa lettera perchè venga pubblicata in quotidiani cartacei, online, dove il maggior numero di persone possano leggerla, oltre che la spedirò via mail a tutti gli uomini politici e di Governo che hanno un sito internet.

Cordiali Saluti

Roberto Alabiso artigiano
Essere artigiani oggi: la passione per la bellezza

sabato 5 settembre 2009

Cari colleghi imprenditori e imprenditrici di Luca Peotta

Cari colleghi imprenditori e imprenditrici,

agosto per molti di noi è stato un periodo di profonda analisi nel
frattempo settembre è arrivato; ad alcuni imprenditori è mancato il
coraggio di continuare a resistere a questa crisi. Sono convinto perciò
che si possa resistere soltanto se si forma un grande gruppo di
imprenditori che portino avanti, con estrema determinazione, un progetto
capace di formare una nuova base su cui ripartire. E' giunto il momento
che gli imprenditori abbiano il coraggio di risollevare l'economia ma è
arrivato anche il momento che il Governo, le Istituzioni e la politica
ascoltino di cosa ha bisogno il Paese. Quattro mesi sono serviti a
stringere nuovi rapporti ma soprattutto sono serviti a iniettare fiducia
nel gruppo spontaneo di Impresecheresistono, dove sincerità e fiducia
sono gli unici elementi presenti. Adesso che ci conosciamo un po' di più
è arrivato il momento di rafforzare il gruppo, inteso come una scialuppa
di salvataggio dove gli occupanti non sono naufraghi senza meta bensì
audaci marinai verso nuove scoperte. Noi sappiamo che il mare è in
burrasca e che la navigazione è al limite delle possibilità, siamo anche
però fiduciosi nella nostra grande conoscenza nella navigazione e nella
robustezza della nostra imbarcazione.
Mi permetto quindi di richiamare la Vs. attenzione sul fatto che la
burrasca non si può affrontare con un'imbarcazione grande ma con pochi
uomini di equipaggio. Ho bisogno di avere con me sia uomini di equipaggio
che uomini con esperienza di navigazione, i tempi per imbarcare sono
brevi, si salpa entro fine settembre p.v., se per questa data
l'imbarcazione avrà gli attuali occupanti quel viaggio non comincerà
mai. Si rimarrà a terra a guardare l'orizzonte sperando di intravedere
uno spiraglio di cielo sereno.
Vi lascio l'indirizzo del sito www.impresecheresistono.org
per diffondere l'adesione a ICR e
lo spirito di questo appello alle decine di imprenditori che ognuno di
voi conosce personalmente o può contattare con i mezzi che riterrete più
opportuni.
RingraziandoVi anticipatamente del tempo che dedicherete a questa causa
colgo l'occasione per rinnovare i miei più cordiali saluti.


Luca Peotta

Imprenditore

Portavoce di ICR
Greenspan dei nostri? Macché. Consigli a Giulio di Oscar Giannino

mercoledì 2 settembre 2009

Lettera ad un'amica artigiana/2

Anna non hai nulla da scusarti, per ora siamo tutti, chi più chi meno stressati, ma sopratutto preoccupati e non si vedono vie d'uscita. Sino a due anni facevo quache supplenza nella scuola e pensavo che avrei potuto provare a rifare l'insegnante. Oggi con tutti i precari a spasso non ho molte chances e non ho ancora le idee chiare sul da farsi. Come ho detto, aspetto questi mesi per vedere cosa succede e farmi una idea ancora più chiara su questa crisi. E' vero però che anche lavorando a pieno ritmo a noi rimane ben poco. La spesa pubblica nel 2009 è raddoppiata rispetto al fabbisogno del 2008 e non è per noi un buon segnale, prima o dopo verranno a bussare alle nostre saracinesche. Una via d'uscita per alcune imprese potrebbero essere nuovi prestiti dalle banche, ma se non c'è lavoro è come continuare ad indebitarsi per mantenere la spesa corrente delle casse statali. Pensa che mia moglie è insegnante e ho fatto il conto che alla fine in questi anni è come se da solo , tra tasse ecc le avessi pagato lo stipendio. Verrebbe da ridere se non da piangere perchè come artigiani non abbiamo una capacità produttiva illimitata e tutto è frutto del nostro lavoro compresi sabati e gli orari di 10 ore di media,mai ammalati, sempre a correre ecc. E poi sappiamo che ci sono stipendi assurdi e pensioni non da meno e gli evasori fiscali quelli grossi la fanno sempre franca o tutt'alpiù patteggiano con avvocati di grido, cifre irrisorie alla faccia nostra che siamo costretti a pagare sino all'ultimo cent senza proroghe senno' multe a non finire; ricordo lo spalma debiti alle società di calcio e Valentino Rossi solo per citarne alcuni. Eppure tutti noi, da sempre in questa situazione se non siamo sino ad ora riusciti a far nulla, è colpa nostra. Vedi i precari della scuola si vedono nei provveditorati, parlano tra loro e si organizzano, lo stesso gli operai della grandi aziende, si vedono parlano e si fanno sentire. Noi la mattina ci siamo sempre alzati per andare nei nostri laboratori e ne veniamo risucchiati; mai abbiamo pensato di avere un luogo per incontrarci . E' sempre stato così e ne paghiamo le conseguenze. L'unica per cambiare è proprio trovare un luogo per mettere davanti agli occhi di tutti le nostre problematiche senza ombrelli di partito, ma autonomamente in gruppi spontanei senza colori e ideologie che tanto la barca è la stessa per tutti.

martedì 1 settembre 2009

alcuni commenti di imprenditori
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DA TARANTO A BELLUNO: LA LUNGA LISTA DELLE AZIENDE CHE OGGI NON RIAPRONO


La mia preoccupazione è che questo è solo l'inizio di un fenomeno che si espanderà a catena. Molte aziende a ruota seguiranno, anche perchè volenti o nolenti in una società si è legati gli uni gli altri. Qualcuno forse resisterà più a lungo, ma si tratta di una crisi globale. Il nostro Governo potrà fare ciò che è nelle sue possibilità e queste non son molte. Tutti conosciamo il debito pubblico del ns paese ed anche sappiamo che prima della crisi già avevamo una crescita del pil di gran lunga più bassa rispetto altri paesi. L'inflazione è aumentata per il rincaro del barile, forse i petrolieri hanno fiutato una leggera ripresa a livello mondiale (noi ancora siamo nel basso della curva) e non vogliono rinunciare a lucrare. Chi può lucrare, lucra e lo farà alla faccia dei più deboli. In Cina si stanno organizzando ed investono liquidità in eccesso in sistemi alternativi per la produzione di energia al fine di staccarsi dal fossile entro il 2020. Negli Stati Uniti il deficit passerà da 7 trilioni a nove trilioni di dollari, non so nemmeno quanti zeri occorrano a scrivere una cifra del genere. Sempre negli Stati Uniti questa settimana, un altra grande banca, il colosso texano Guaranty Bank è fallita.
Oggi nella cassetta delle poste ho trovato una lettera della Credimpresa che invita nei propri uffici a discutere la possibilità di prestiti d'esercizio per far fronte alle incombenze in questo periodo di crisi. Mi chiedo se valga la pena sapendo che la politica si muove solo nel senso di garantire sempre i soliti grandi gruppi, come Fiat ecc.,Le piccole medie imprese sono figlie di nessuno nel paese che hanno da sempre costruito. Non c'è da stare allegri sino a quando non si capirà che tutte le forze di questo paese e tutti i cittadini di italiani, hanno lo stesso diritto al lavoro. Non è più ammissibile che pochi o tanti privilegiati continuino a percepire stipendi e pensioni da favola , avendo un vicino di casa disoccupato senza lavoro, e chi con imprese a rischio chiusura sia ancora costretto a pagare inps inail tasse balzelli e tutto il resto. Tutti siamo nella stessa barca e tutti abbiamo diritto ad una speranza. Il paese non va diviso ne tra classi sociali ne tra dipendenti pubblici e lavoratori autonomi ne tra grandi imprese piccole medie imprese e neanche a parole il sud dal nord.

ULTIMATUM ARTIGIANI A GOVERNO E ENTI LOCALI di Anna Lord

Con piacere pubblico quanto mi è stato inviato da un artigiana che come me ha a cuore il proprio lavoro ma non vede interventi da parte del governo nei confronti di chi non ce la fa più a far fronte a questo stato di crisi.

ULTIMATUM ARTIGIANI A GOVERNO E ENTI LOCALI

Ecco cosa vogliamo per evitare il fallimento in massa delle nostre attività

1) L’Abolizione immediata e retroattiva per tutto il 2008 dei cosiddetti

“Studi di Settore”

2) La NON obbligatorietà di iscriversi e quindi pagare il diritto camerale alla camera di commercio territoriale. L’iscrizione alla C.C.I.A.A diverrà facoltativa e i commercianti, agricoltori, industriali ed artigiani che si iscriveranno di propria volontà riceveranno, ogni fine anno un resoconto delle entrate e uscite della suddetta camera di commercio nonché l’importo dei stipendi di dirigenti e consiglieri

3) Dimezzamento (in linea con il calo di fatturati stimati -50%) di imposte ad enti locali. Si auspica anche per questo periodo di crisi una drastica riduzione dei stipendi principeschi e francamente vergognosi di dirigenti ed assessori di enti locali, questo per dimostrare concretamente la vicinanza con il popolo, non solo a parole.

4) Riduzione del 50% (sempre in linea con il calo dei fatturati stimato intorno al -50%) dei canoni d’affitto per esercizi artigianali, suolo pubblico ecc. Riduzione dell’importo in tasse versate da proprietari di fondi artigianali di basso reddito, questo per stimolare un mercato non più vitale.

5) Il divieto, sul territorio nazionale d’ora in poi di costruire ulteriori grandi centri commerciali. Vogliamo tornare ad essere Italiani.

6) La possibilità di assumere famigliari o dipendenti giovani o disoccupati con una semplice autodichiarazione, l’Inail obbligatorio, L’Inps facoltativo (finché dura la crisi) e NIENT’ALTRO.

7) Esprimiamo la ferma volontà di cercare di essere sempre in regola con i pagamenti dell’Inps, questo per salvaguardare i nostri anziani. Però, per chi, in questo periodo di crisi risulta moroso per mancanza di liquidità, esigiamo una revisione immediata della vergognosa pratica di aggiungere tasse di mora degno del peggior usuraio.

8) Il ripristino della “bottega” e della figura del “maestro artigiano” riconosciuto a livello locale e Nazionale. Questo per poter riprendere, e salvare, in extremis una tradizione millenaria che ci invidiano in tutto il mondo. Non vogliamo la cultura McDonalds o “usa e getta” che tanto danno ha arrecato al nostro popolo.

9) Le scuse in diretta t.v e radio a reti unificate a quei pochi artigiani rimasti stritolate dalle tasse, umiliati e derisi. La promessa da parte di importanti figure istituzionali di fare tutto

Ciò che è in loro potere per rimediare a questa situazione degradante (in diretta t.v, a reti unificate.

10) aderisco a “imprese che resistono” artigiani, commercianti, agricoltori, pmi…….un’

unico cuore pulsante che batte insieme

nome, ragione sociale, partita i.v.a (se c’è)

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html