lunedì 31 maggio 2010

Se l’Europa vuole salvarsi guardi al Nord Dakota

di Giovanni Passali


..........................Facile la soluzione: lo stato possiede la Banca Centrale. Per legge, lo stato deve depositare tutti i suoi fondi nella sua banca, e la stessa ha come missione lo sviluppo di servizi finanziari che promuovano l’agricoltura, il commercio e l’industria nel Nord Dakota. La stessa effettua prestiti agli studenti (circa 184 mila in corso) e acquista bond municipali. La banca è guidata da un Governatore, eletto dal popolo.

E noi? Come abbiamo fatto a cacciarci in questo guaio? Ce lo spiega Alan Greenspan, Governatore della Fed per oltre vent’anni: la capacità delle banche centrali di creare moneta dal nulla è “la capacità di indurre gli attori del mercato a impiegare i suoi debiti [della banca centrale] come moneta” (A. Greenspan, Fostering Financial Innovation, Cato Intitute, Washington 1997).

Una moneta debito, questo è il macigno che ci tiene a fondo, e impedisce ogni possibilità di sano sviluppo dell’economia. E l’unica possibilità è una moneta libera da debito. Una moneta distribuita gratuitamente, una moneta di proprietà del popolo per definizione.

domenica 30 maggio 2010

Le auto blu ( 21 MLD di risorse così utilizzate)

Malcontento operaio al Sud

Un altro Sud................Ma ora dal Delta del Fiume delle Perle arrivano segnali inquietanti per le aziende cinesi, per quelle straniere che operano oltre la Grande Muraglia, e per i consumatori mondiali: gli operai cinesi, che hanno costruito le fortune del made in China nel mondo, reclamano condizioni di lavoro migliori e salari più alti che consentano loro di accedere al mercato dei consumi, di costruirsi una famiglia, di comprarsi una casa.....................

sabato 29 maggio 2010

I Debitori che non Possono Stampare Moneta Sono Quelli nei Guai

  • .............Notare: "i debitori che non possono stampare moneta sono quelli nei guai". Gli inglesi e gli americani possono stampare moneta e quindi sono messi molto meglio, gli italiani, spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi non possono stampare moneta e quindi sono sono quelli che pagheranno caro...........

Manovra: Consumatori preparano contro-manovra da 52 mld.

(ANSA) - ROMA, 29 MAG -Adusbef e Federconsumatori preparano una 'contro-Manovra' da 52,7 mld che gravi su ''evasori, banchieri, assicuratori e riciclatori'. Senza toccare 'lavoratori e pensionati'. I consumatori hanno tracciato cosi' una loro proposta su come tagliare la spesa pubblica. Da una 'tassa sulla speculazione' alla riduzione delle auto blu', da una scure su banche e assicurazioni a tagli agli sprechi nella sanita', per ''una contromanovra basata su equita'''. Le due associazioni di consumatori, guidate da Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, hanno pensato ad un recupero di 16,5 miliardi dai beneficiati dello scudo fiscale; 6,8 miliardi da una patrimoniale dello 0,5% sugli impieghi bancari; 2,4 miliardi da una aliquota al 3% sulle compagnie di assicurazioni; 6,7 miliardi da..................................

Crisi, è boom di fallimenti

MILANO - Nel primo trimestre dell'anno, l'ottavo consecutivo, i fallimenti delle società in Italia sono stati 2.800, con un aumento del 27% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Lo afferma il Cerved, gruppo specializzato nell'analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito, secondo cui il settore più in difficoltà è l'industria, che accusa un incremento del 41% e un 'insolvency ratio', cioé il tasso di fallimenti ogni 10mila imprese operative, del doppio rispetto alla media azionale. Malissimo il comparto dell'auto, che nel primo trimestre 2010 registra un incremento del 118%...........................

venerdì 28 maggio 2010

Il sistema di creazione del debito

http://www.monetacomplementare.it/sistema-di-creazione-del-debito.html

Ecco perché il tempo della riforma fiscale è… ora! Oscar Giannino

.........Quanto poi ad aumentare le imposte per ridurre il debito pubblico, è una cura del sintomo (il debito) che rende le cause (cioè le distorsioni introdotte da imposte alte) più gravi, e, quindi, peggiora il problema vero: che è la crescita zero). Conseguenza: per crescita aggiuntiva OGGI capace di farci uscire dalla spirale della crescita zero, la risposta giusta è utilizzare la dimuinzione immediata e a breve della spesa tendenziale per la copertura dell’effetto di transizione sul gettito di un’immediata e decisa riforma fiscale, che abbatta energicamente l’aliquota marginale (sulle persone con l’Irpef oggi del 43%, sulle aziende con l’Ires del 27,5%, l’IRAP va deputata della componente lavoro e ridoptta a imposizione regionale per il finanziamento della sanità) verso il 23%, come aliquota di convergenza ipotizzata dalla delega fiscale del 2001, al fine di liberare e generare offerta aggiuntiva di lavoro, più reddito e più crescita.

Il rimedio vero è di ridurre le imposte per ridurre gli effetti distorsivi, e insieme ridurre la spesa per attutire l’ impatto sul debito. Chiunque proponga come strada da battere la sola diminuzione della spesa, oggi sbaglia strada e peggiora la crescita italiana, oltre a perpetuare una pressione fidcale che è causa primaria della crescita zero italiana. E’ questo, l’errore del governo. Un errore grave, per quanta simpatia ci faccia Tremonti, che prova meritoriamente a disboscare la spesa pubblica mentre i suoi colleghi politici si affannano a smontare già pezzo a pezzo il decregto ancora non promulgato......................

Falciani, l'uomo della lista «Così si nascondono i soldi»

NIZZA — A vederlo da vicino, camicina a righe, jeans e l’accento alla ispettore Clouseau, non diresti proprio che è lui Hervé Falciani: l’uomo che ha messo sotto scacco un colosso mondiale della finanza come la banca britannica Hsbc. Invece è proprio quel trentottenne lo stratega informatico che un giorno ha levato il velo sui segreti inconfessabili del principale istituto bancario privato al mondo.

Mentre lo racconta lo sguardo si accende, come quello del cane Toto mentre tira via la tenda e scopre il Mago di Oz. Ma su ciò che c’è dietro il velo Hervé Falciani mette in guardia: «I nomi degli evasori sono un piccolo problema. Ce n'è uno enorme. Le banche sono senza controlli reali. Non esistono più le valigie di soldi portate oltre frontiera. Ora basta un clic di computer e la somma viene trasferita. Il denaro è diventato una scrittura informatica. Ma l’informatica non ha controlli. Questo significa che la finanza, che senza l'informatica non esiste, non ha regole. Tutti lo sanno. Io l'ho provato. Non c'era protezione nemmeno per quei nomi »...................

....C’è chi sospetta che sia una spia. «Andato via dalla banca ho aiutato molte indagini sul denaro sporco e anche i servizi. Poi si saprà. Ma sono nato in un paradiso fiscale: a Montecarlo. Lavoro da dieci anni in una banca svizzera, come mio padre e come tantimiei amici. Come si fa a nascondere il denaro, lo impariamo da piccoli come voi il football ». Resta l’enigma del perché lo ha fatto. «Ho visto che dati molto sensibili non erano protetti. Ho visto decine di migliaia di strutture off shore. Quelle utilizzate dalla criminalità. Davanti a quei numeri si poteva capire che l’opacità era voluta. Non era più artigianale come quella che avevo visto a Monaco, ma era diventata industria.

La banca privata rappresenta la cassaforte della finanza e con i sistemi di garanzie bancarie si può speculare con più soldi di quanti ne hai. Il denaro dei clienti permette di emettere garanzie bancarie a chi partecipa alle speculazioni come gli Hedge Fund. Chi ha un milione di dollari può arrivare a spenderne fino a due miliardi. È qui che servono i controlli. E la tracciabilità totale del denaro. Basta vedere cosa è stato fatto con il fondo europeo. Sono 750 miliardi di euro, ma in garanzie bancarie. Serve a pagare i debiti dei Paesi, come la Grecia. Ma i debiti dove sono? Nelle banche. È come prendere da una tasca per metterla nell’altra. La differenza c’è. Sono gli interessi. Chi li paga? Noi cittadini. E a chi? Alla banca. Questo è la base del sistema finanziario che mette in pericolo l’economia. Questo ho visto. Non potevo chiudere un occhio. E chiunque io sia, vale la pena che il mondo li apra».

I guasti partono ancora dalla leva finanziaria

.............Ricorda molto la crisi del credito del 2007-2008 la presente situazione. E sebbene la marea di un nuovo incipiente disastro possa ancora essere arginata dalla determinazione dei politici del Vecchio continente e soprattutto dalla volontà di quelli tedeschi, questa volta potrebbe essere anche peggio.
I contorni della crisi sono assai simili a quelli già visti nel dopo Lehman. C'è una forte contrazione della liquidità sui mercati finanziari, si sono quasi ingessati gli scambi sui titoli di stato, è iniziata una sorta di fuga dalle azioni che continuano ad essere il mercato più liquido, si rincorrono le voci di primary dealer (le grandi banche d'affari) che pretendono margini di garanzia più alti dai loro clienti. Infine gli hedge fund, che sono gli investitori più rapidi a percepire i cambiamenti, hanno iniziato a liquidare le posizioni.

Anche parecchi sintomi sono ricorrenti: le banche europee cominciano ad aver problemi nel reperire i fondi e si rivolgono con più insistenza alla Bce, come suggerisce uno studio di UniCredit; i tassi interbancari, come pure Euribor e Libor, sono in rialzo a dimostrazione che tra le banche cresce la diffidenza a prestarsi vicendevolmente denaro; gli investitori cercano rifugio nei titoli considerati più sicuri (come il Bund tedesco o il T-bond Usa) e aumenta la propensione a parcheggiare denaro nei titoli di liquidità, come lo Schatz a 2 anni europeo i cui rendimenti sono caduti allo 0,45%. Poco più di un mese fa erano ancora all'1%, in linea quindi con il tasso della Bce. Nel 2008-2009 era accaduto qualcosa di simile con i T-bill Usa a uno e 3 mesi, i cui rendimenti erano addirittura diventati negativi. Pur di mettere al sicuro la liquidità, gli investitori (leggi, soprattutto, le banche) sono disposti a sacrificare anche i guadagni.......................

I mercati bocciano la manovra Berlusconi & Tremonti. Il CDS Italia si impenna verso i massimi

...........Bene, solo che il governo non ha varato alcun intervento strutturale di taglio serio della spesa pubblica; non ha disegnato alcuna modifica non-episodica del bilancio dello stato o di stimolo della crescita e degli investimenti; ha partorito insomma una "manovra" priva di una visione coraggiosa con un serio futuro per il paese. Ecco: se in questo contesto globale Silvio Berlusconi (che pronuncia Google --- Gogol come lo scrittore russo) ha aggiunto poi davanti alle TV "oggi l'Europa ha sconfitto gli attacchi della speculazione".... allora e' comprensibile che i vasti mercati finanziari internazionali, composti da migliaia di soggetti e sopratutto dalle trading room sui derivati dell'intero sistema bancario globale, e' comprensibile che costoro si accaniscano, forse, per mettere il nostro povero amato Paese nel loro mirino di speculatori, giocando al ribasso contro Roma.

La borsa di Milano e i suoi rimbalzi drogati come il +5.4% di giovedi', non contano nulla nell'ottica globale. La speculazione muove ogni giorno trilioni di dollari ed euro in tempo reale ed ha ormai un suo speciale ruolo tra il "livellatore" e il "vigilante". Pur con tutti gli eccessi, gravi manchevolezze e perfino truffe viste negli ultimi due anni, la speculazione oggi fa il lavoro di 10 opposizioni, 30 PD, 50 sindacati e 100 uffici studi cosiddetti indipendenti; perche' ormai queste sono entita', in Italia, inciuciate col sistema di potere e mai veramente al servizio di noi cittadini. La speculazione invece e' al servizio di se' stessa e premia e punisce dove vede punti di forza o punti di debolezza. ......................

CRAC GRECIA/ Ecco perch�ora gli Usa temono di finire come l’Europa | Pagina 1

CRAC GRECIA/ Ecco perch�ora gli Usa temono di finire come l’Europa | Pagina 1

Alla ricerca dei dipendenti perduti

PALERMO - I dipendenti delle Province regionali siciliane si assentano mediamente dal loro posto di lavoro un giorno ogni cinque, per motivi personali o per malattia.
Non va meglio ai siti istituzionali degli stessi enti, che per legge dovrebbero essere aggiornati mensilmente con i dati sul personale presente negli uffici, ma in realtà violano le norme sulla trasparenza nei confronti dei cittadini presentando sul web informazioni risalenti, in alcuni casi, anche all’anno scorso.
Il giro di vite voluto dal ministro per la Pa e l’Innovazione, Renato Brunetta, dopo qualche mese sembra aver già perso la propria forza, con buona pace dei cittadini che speravano in un sensibile miglioramento dell’efficienza della macchina pubblica e di conseguenza dei servizi loro destinati.
Più rimandati e bocciati che promossi per trasparenza tra le Province regionali siciliane. I dipendenti si assentano mediamente dal posto di lavoro un giorno ogni 5 per motivi personali o per malattia mentre i siti istituzionali, che per legge dovrebbero essere aggiornati mensilmente sul dato delle assenze, latitano per corretta comunicazione nei confronti dei cittadini. L’“effetto Brunetta”, insomma, sembra già svanito dopo l’annuncio della nuova legge sulla trasparenza e l’intransigenza verso i cosiddetti dipendenti pubblici “fannulloni”....................................

Pensioni d’oro all’Ars, scoppia un altro caso

.............Scoppia un altro caso pensioni d’oro alla Regione. Quattordici ex deputati ricevono una doppia indennità: si tratta degli ex parlamentari regionali passati in un altro Parlamento – alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo – che, oltre all’indennità per l’incarico attuale, ricevono anche un vitalizio che si aggira in media intorno ai 70 mila euro all’anno. Il calcolo è presto fatto: il costo per i contribuenti è di circa un milione di euro all’anno. Ma l’Ars sta correndo ai ripari.
L‘operazione è pronta, ma scatterà il 9 giugno. Il consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale, infatti, si accinge a votare lo stop ai vitalizi per gli ex parlamentari regionali eletti altrove. “La proposta – precisa il presidente dell’Ars, Francesco Cascio – può intaccare i diritti acquisiti, anche perché in questo modo ci adeguiamo al regolamento di Camera e Senato. Ci sembra doveroso, nel momento in cui tutti gli italiani sono costretti a stringere la cinghia”.
Sono 14 gli ex deputati coinvolti. Trasversali agli schieramenti. Si tratta di Sebastiano Burgaretta Aparo, subentrato a Totò Cintola nel gruppo Udc al Senato, dell’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa (Pd) e del suo collega di partito Mirello Crisafulli, dell’ex presidente dell’Ars Nicola Cristaldi (fra i più morbidi dei finiani), dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e del suo mentore Lillo Mannino (entrambi dell’Udc), del colonnello finiano Fabio Granata, dei lealisti Pino Firrarello, Salvo Fleres e Alessandro Pagano, del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli (un record, il suo: oltre all’indennità da senatore e al vitalizio riceve anche il compenso da sindaco), del misurachiano Ugo Grimaldi e del suo capocorrente Dore Misuraca (Pdl “ribelle”) e dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando (Idv).......................

giovedì 27 maggio 2010

Ecco il funzionario: "Guadagno 128 mila euro: meritati. Se arrivano i tagli faccio ricorso"

Pompeo Savarino, 42 anni, segretario generale di un comune insignificante come Anzio, scovato dal "Corriere della Sera", per il tono, l'arroganza e il reddito (di funzionario pubblico) vive in un suo mondo a parte, quello ricco e agiato della Casta. Sono i tipi come lui, la rovina dell'Italia. Savarino e' un nostro servitore. E invece vive da nababbo. Licenziamolo...........

Cosa è il signoraggio......... di E. Benetazzo

Lehman chiede 5 miliardi di danni a JPMorgan - Il Sole 24 ORE

Lehman chiede 5 miliardi di danni a JPMorgan - Il Sole 24 ORE

JPMorgan, è la grande banca con cui Mediolanum ammalia nella sua pubblicità, sottolineando e assicurando la forte crescita economica nei prossimi dieci anni. Della serie il cielo è sempre più blu ( vedi Montepaschi di Siena)

Bruciati 700 mila posti di lavoro E Napolitano: serve politica condivisa - Corriere della Sera

Bruciati 700 mila posti di lavoro E Napolitano: serve politica condivisa - Corriere della Sera

FINANZA/ Ecco perché rischiamo una crisi peggiore del ‘29

.........E con questo siamo andati dietro al comportamento della statunitense Federal Reserve, che ha portato alla bolla del 2000, con conseguente crollo. Dopo il 1998 ci ha pensato la Bce, che insieme alla Fed ha portato alla gigantesca odierna bolla finanziaria. Già nel dicembre 2007 c’era chi poteva commentare l’attuale crisi, dicendo che al confronto quella del 1929 sembrerà una “passeggiata nel parco” (Evans-Pritchard sul Daily Telegraph).

Nessuno si immagina di risolvere tutti i problemi semplicemente stampando moneta. Ma, allo stesso modo, un sistema monetario in cui la moneta sia solo a debito non può funzionare; è una questione di logica e di numeri. Questo ci introduce alla grande domanda.

Cosa è la moneta? “Un mezzo di scambio”, è la risposta più comune. Ma è completamente insufficiente. Un grande passo indietro nella cultura economica di base. Se davvero la moneta fosse solo un mezzo di scambio, sarebbe solo una mera evoluzione del baratto, uno strumento utile alla riduzione temporale tra il momento dell’acquisto e un successivo momento di vendita. Sarebbe solo un mezzo che interconnette due fasi temporali dell’attività produttiva e commerciale.

Ma questo poteva esser vero al tempo della schiavitù, cioè al tempo in cui il lavoro umano poteva costare nulla e la vita stessa dell’uomo poteva valere nulla. Allora, il costo del prodotto finito poteva essere ridotto alla somma dei componenti, cioè il costo delle materie prime più il costo per il cibo dello schiavo..............

Il pane, le arance e le case


Mi sono stupito l’altro giorno comprando il pane. Non perché costava di più o di meno, se sembrava buono o meno, se fosse del giorno prima o che altro, ma solo perché chi me l’ha venduto, l’ha avvolto nella carta paglierina legando i tre filoni con lo spago sottile. Non uscivo da un panificio con il pane così incartato, da tantissimo tempo, da trenta o quarant’anni a Palermo ma credo in tante città italiane questo primario alimento, viene sempre venduto in un sacchetto di carta con stampato il nome del forno, tipo Al Vulcano del Pane, La sorgente del Pane, Capricci di pane, Sapori di Pane, alla FormulaUno del Pane, insomma una maniera per ricordarti che quel prodotto l’ hai comprato in quella specifica, nonché unica e straordinaria forneria, come se uno per accompagnare il proprio companatico, non andasse sempre dallo stesso, quasi sempre quello più vicino a casa. Certo che ci siano fornai più bravi e meno bravi, dove il pane si trova in diverse qualità, e noi italiani siamo uno dei paesi nel mondo a farlo più buono, è fuor di dubbio, troviamo tipi di pane eccezionale sia per varietà che qualità, in ogni regione o località ce n'è uno fatto come è tradizione di quel luogo. Ma ciò che dicevo, mi ha stupito, non è tanto il fatto in sé, ma come il nostro modo di vivere sia così fortemente determinato dal consumismo. Questa parola contiene in sé tante e tali conseguenze che forse andrebbe compresa più a fondo da ognuno, perché è realmente ciò che costringe a una smodata quanto innaturale maniera di approccio alla realtà. Ma per non ingarbugliarmi in una discussione infinita e non è mia intenzione, dico solo che i sacchetti stampati in questo caso non servono, tranne che a dare lavoro ad una stamperia, che è un ottimo scopo, ma l’economia è come tradita nel suo ruolo fondamentale. Questo è naturalmente un esempio banale, ma moltiplicatelo all’infinito, la maggior parte di nostri bisogni è indotta da pubblicità e mode. Una sorta di economia definita drogata.

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è una notizia che ho letto su un quotidiano online; negli Stati Uniti, dopo la crisi dei mutui subprime, le banche, dopo averli riacquisiti, hanno lasciato deteriorarsi un numero infinito di immobili perché non conveniente manutenerli, mentre chi le abitava vive nelle tende o nelle roulotte. Qui in Sicilia, le arance anni fa, ma credo succeda ancora oggi anche per altri prodotti dell’agricoltura, erano distrutte per mantenere il prezzo di mercato, così come le sardine e il pesce azzurro in genere quando erano pescati in abbondanza. Si preferisce lo stesso criterio per gli immobili, e che sia meglio distruggerli o farli deteriorare, per non indurre al ribasso i prezzi di vendita. Questo è il nostro sistema economico, si preferisce garantire sempre ed a qualsiasi costo, i mercati, le banche la finanza, cioè un valore presunto del denaro-potere, lasciando la gente senza un tetto o distruggere il cibo e ciò fa parte del gioco, un gioco a cui sarebbe opportuno cambiare le regole per far vincere i giocatori, anche a turno ma non sempre e solo il banco. Il gioco, cioè questo sistema, diventa il fine cioè lo scopo di tutto per poi disintegrarsi inevitabilmente. Facciamo vincere l’uomo con la U maiuscola o minuscola, scegliete voi, è lui lo scopo, non altro.

martedì 25 maggio 2010

"I padroncini decimati" di Dario Di Vico

....Sono esasperati e a un`assemblea che si è tenuta di recente a Firenze un camionista è salito sul palco vestito delle sole mutande. Nessuno ha riso e il messaggio non poteva essere più chiaro. È grigia per tutti, non solo per i piccoli. l dati dicono che nel 2008 hanno chiuso 6 mila ditte, nel 2009 12 mila e quest`anno il record sarà sicuramente battuto. Una mattanza. Basta vedere il piazzale di un qualsiasi concessionario Iveco: i camion debordano.

Li hanno portati lì e messi in vendita le ditte dei nostri Piccoli, Sporchi e Cattivi che hanno chiuso la baracca e quegli autocarri restano parcheggiati settimane e settimane in attesa di compratori che non arrivano. Del resto dì veicoli immatricolati ce ne sono fin troppi, oltre 460 mila. Le aziende di autotrasporto che ne hanno solo uno rappresentano il 45% della categoria e quelle che ne possiedono tra 2 e 5 fanno un altro 38%. Il grosso dei camion è posseduto da aziende medie mentre i grandi, quelli che hanno a registro più di 200 veicoli, sono solo lo 0,05%o delle ditte del settore...............


Lettera aperta ad Impresecheresistono

Cari amici di Icr, oggi sono più preoccupato del solito. Capisco che in Sicilia la nostra condizione è diversa, ma io non vedo clienti già da diverso tempo. Ho il dubbio se chiudere, ma lo dico in tutta serenità, perché non ho molti debiti, e posso ripianare sia lo scoperto in banca che tasse e mutui in corso, magari provando ad affittare il locale.( anche se qui a Palermoi locali in affitto non si contano più) La cosa che più mi interroga e avvilisce, è che in 27 anni sono riuscito ad acquistare il laboratorio, l’ho attrezzato per poterci lavorare anche in tre quattro persone comodamente, ho finito di pagare macchinari e attrezzature che mi consentono di eseguire quasi tutti i lavori di trasformazione artistica del vetro, dal più costoso e pregiato al più economico.

Ultimamente sono riuscito anche a produrre vetrate molto economiche, 150 euro al mq, con buoni risultati estetici, ma con tutto ciò il mercato non è più in grado di assorbire l’offerta per una carenza di domanda che ormai è praticamente azzerata. Non so come voi realmente ve la caviate, di alcuni so le grandi e drammatiche difficoltà anche perché, avere dipendenti è sentirsi doppiamente responsabili, e credo che Luca abbia iniziato questo comitato d’imprese, soprattutto per questo. Leggo che alcuni di voi andranno in Svizzera per provare a far rinascere le loro imprese, non so se il tipo di lavoro che faccio è indicato ad un trasferimento del genere, ma dal mare alle alpi è per me non solo cambiare mestiere, inoltre pochi giorni fa ho conosciuto una persona che viaggia molto in Europa, lavora per una della quattro grandi aziende mondiali per la produzione di vetro, e mi diceva che si stupì un paio di anni fa , per avere visitato in Svizzera o in Austria, per la verità non ricordo bene, uno dei più antichi e famosi laboratori europei di vetrate artistiche, ed avere trovato un grande edificio,a più piani, senza più nessuno, ma con gli attrezzi e alcuni vetri ancora in lavorazione sui banchi di lavoro, come fosse stato abbandonato d’improvviso e definitivamente a causa di un terremoto o qualcosa di simile.

Non so cosa potrò fare nei prossimi anni, non sono più tanto giovane, ma a questo punto forse affittando il locale dove lavoro e cercandomi un’altra occupazione, naturalmente in nero, qui non c’è l’ombra del nulla, passerò questi anni di tempesta cercando di sopravvivere, e vi garantisco non esagero. Sono indignato per come, coloro che avrebbero dovuto salvaguardare il tessuto economico del paese, solo adesso, si siano messi a fare leggi sul Made in Italy, unire confederazioni che mai nulla hanno fatto, tranne che a garantirsi quote associative per occupare uffici e mantenere rapporti diretti con politici per averne privilegi e raccomandazioni per figli parenti ed amici. Il ns governo ha consentito che ad alcuni siano comprate case a loro insaputa e questo è secondo me nulla rispetto a tutti i privilegi che si sono tramandati nel tempo tutte la classi o caste o cricche. A questo punto, non so cosa sperare, economicamente, perché come sapete in tutto questo casino, cerco di mantenere la fede in Dio, ma ho sempre da fare e da promuovere anche attraverso ICR le mie solite proposte anticrisi artigianato e cioè, sospensione Inps Inail Tarsu Cciaa, e tutto il resto. Chiudendo non le pagherò mai più e non solo per pochi mesi. Ciao A tutti

Vi allego un video di pochi minuti dove più o meno dico quanto vi ho scritto.


lunedì 24 maggio 2010

Benedetto XVI parla al mondo laico col linguaggio illuminato del vero liberale

...........Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti..................

CRAC GRECIA/ La “formuletta” della Bce che mette in ginocchio l’euro



Di Giovanni Passali ( da non perdere)


Una settimana di intenso bombardamento mediatico è stato l’effetto più rilevante della decisione degli stati e della Bce di intervenire a favore della Grecia. Come abbiamo già rilevato, tuttavia, questo tipo di intervento, non tenendo conto della vera natura della moneta e di ciò che è l’euro in quanto moneta a debito, si rivelerà del tutto inutile, e quindi dannoso.

Dannoso soprattutto perché, non avendo compreso la natura temporale della moneta, non hanno fatto altro che acquistare tempo. La natura della moneta è temporale, la creazione di moneta dal nulla per un acquisto equivale a un acquisto di tempo, equivale a una dilatazione del tempo.

Ma si tratta di una moneta a debito. Cioè di una moneta destinata a consumare interessi, destinata a consumare altra moneta, quella rimasta in circolazione. Per fare un paragone, è come inserire grossi pesci carnivori in una piscina: finiti i pesci più piccoli, inizieranno per fame a mangiarsi tra loro, fino ad arrivare al pericolo di estinzione.

Allora arriva la Banca Centrale, quella che ha solo grossi pesci carnivori, e ne mette altri. “Vedete? Abbiamo salvato il sistema dal tracollo totale. Vedete come siamo bravi?”. Ma i nuovi pesci carnivori, se non saranno nuovo cibo, saranno i nuovo predatori. E tutto il sistema si mantiene evidenziando una caratteristica distintiva: i primi a rimetterci sono sempre i più deboli. “Homo homini lupus”, questa è la regola principe di questa nuova era di barbarie. Il contrario di solidarietà e sussidiarietà.

Ma tutto questo non si può discutere. Anzi, non si può nemmeno dire. Tranne alcuni casi isolati, non lo dice nessuno. Anche se brandelli di verità ogni tanto scappano fuori.

Con uno straordinario bombardamento mediatico, dal momento della decisione dell’intervento a favore della Grecia, in questi dieci giorni su tutti i giornali (Corriere della Sera, Sole24Ore, Il Giornale, ecc.) è stata una trasmissione continua del pensiero unico: occorre tagliare i costi, occorre che gli stati taglino i costi. La motivazione: così, con i costi tagliati, le stesse cose costeranno meno. Avremo più soldi per pagare i debiti.

E mai nessuno che svolga il ragionamento nelle sue ovvie conseguenze. Troppo scomodo. Mai nessuno che dica: il debito pubblico italiano è al 115% del Pil, ma quello complessivo (inclusi imprese e famiglie) è del 216% circa (in linea con Francia e Germania, molto inferiore al 260% della Gran Bretagna). Se lo stato risparmia, se lo stato non spende, anche famiglie e imprese avranno meno denaro da spendere, e quindi dovranno aumentare il loro debito per mantenere le stesse spese. Oppure, per evitare nuovo debito, spenderanno meno, e così lo stato incasserà meno dalla tassazione. E quindi il problema del debito ricade di nuovo sullo stato. Non se ne esce: finché tutta la moneta è debito, dalla trappola del debito non è possibile uscire...........prosegui

sabato 22 maggio 2010

Fisco: 43 mld dalle 15 tasse su case, negozi e capannoni

Complessivamente, sono 15 le imposizioni che insistono sulle case, i negozi e i fabbricati industriali, artigianali e commerciali presenti nel Paese. I 43,2 miliardi, sottolineano gli Artigiani, sono il "frutto" dell'applicazione di 10 imposte (le principali sono l'Irpef, l'Iva, l'Imposta di registro, l'Imposta ipotecaria e catastale, l'Ici), due addizionali (quella provinciale e quella comunale sul consumo di energia elettrica), due tributi (la Tarsu o la Tia e il tributo provinciale della protezione ambiente) e una accisa sul consumo di energia elettrica.

FINANZA/ Allarme mutui: l’Euribor potrebbe risvegliarsi

di James Charles Livermore


................................È possibile che presto le banche centrali tenteranno un risveglio graduale dei mercati. In Europa la Bce interverrà sui prestiti in cambio di titoli e con ogni probabilità abbandonerà la procedura semplificata per ritornare a un regime di tassi variabili, determinati dall’incontro tra domanda (tanta) e offerta di liquidità. Forse il risveglio dei mercati sarà privo di ricadute, seguirà un percorso di stabilità e si assesterà su livelli di crescita sostenibile, quella terra promessa della finanza che in tanti ormai invocano a gran voce. Oppure, la corsa dei tassi ritornerà febbricitante, una caccia affannosa all’accumulo di nuovo debito, come e più di prima.

In mezzo a questi due scenari, uno idilliaco e l’altro catastrofico, corre una strada impervia, l’immobilismo dello status quo. Ma una volta giunti a metà del guado, restare immobili per non correre alcun rischio è il più grande tra tutti i rischi.

Quanno ce vò, ce vò

Ci dovremmo, secondo me rendere conto di una questione fondamentale di cui forse non si parla abbastanza, e cioè che siamo in una situazione in cui, o crolla il sistema economico cui siamo ormai abituati, tutto in un botto, oppure dobbiamo, cioè i ns governanti devono provare a mantenere costi quel che costi, una parvenza di benessere sociale e di normalità se pur nella tempesta ed in alto mare. Berlusconi infatti non fa altro che rassicurare su questo pur smentendo Tremonti, che dice che siamo messi peggio, noi europei, di quanto si possa pensare. E' ormai chiaro che non è una crisi di quelle cui siamo stati abituati, non c'è più posto per tutti, cioè non tutti potremo continuare a fabbricare divani, oppure finestre, vetrate, frigoriferi, lamiere curvate ecc. tranne ad essere multinazionali finanziate dai governi (che comunque si indebitano per farlo) e con capacità di mercati globali.

La Fiat, per fare un esempio si sta muovendo già da tempo in questo modo. ( il 30% di auto fabbricate è di troppo) La domanda di beni è crollata pian piano, e non è più conveniente né possibile in un mondo globalizzato, pensare che si possa competere al ribasso con paesi come Cina o India. ( Ieri ho pagato un ferro da stiro Termozeta, 15 euro compresa l’iva, e di più non ho voluto spendere) Tutti i paesi europei vorrebbero esportare più di quanto fatto sin ora, così lo stesso l'America (13.000 MLD di debito pubblico, forse più) perché chi più chi meno, siamo indebitati enormemente, visto che, come ha scoperto Barroso, abbiamo vissuto --- sopra le nostre capacità----. In tutto ciò dobbiamo garantire i nostri BTP Bund Bont Cct ppp pupupu e chi più ne ha più ne metta, sennò non abbiamo credibilità come paese e non ci possiamo rifinanziare nuovamente e all’infinito il debito, così crollerebbero i mercati, l’euro, le banche e gli stati, un casino generale, cose che possono causare tensioni e scenari globali cui è meglio non pensare nemmeno, sono già troppe le tre morti nella banca ad Atene.

Il migliore scenario possibile è un assestamento al ribasso, preferibilmente lento e progressivo, non di botto, diminuzione degli stipendi, ( blocco degli scatti di anzianità che è lo stesso) della qualità della scuola, della sanità, dei servizi e quindi della qualità della vita, per provare a mantenere un equilibrio in questa discesa, dove però alcuni, chi non ha capitali accumulati, e di solito le PMI hanno sempre tutto investito nelle aziende e anch’esse sono quasi sempre indebitate, non può resistere. Ed è lo scenario migliore, ma non è certo che possa garantire a lungo un equilibrio o pace sociale. In un sistema economico di capitalismo così radicato o evoluto, (non so quale aggettivo sia più adeguato, forse nè l'uno nè l'altro), la tendenza a che i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e in rapida crescita, è difficile credere che non andremo incontro a problemi sempre più complessi.

La buona notizia, per concludere con una nota di speranza, è che la coscienza di essere cittadini nel mondo, noi di Impresecheresistono e tutti gli uomini di buona volontà, che non sono pochi, comincino a raccontare a tutti, che forse fino ad ora ci siamo interessati poco di ciò che succedeva intorno alle ns imprese, perché presi troppo nel lavoro di tutti giorni, e coloro che hanno causato questo macello, e di cui tutto sommato ci siamo fidati, hanno anche l’arroganza di dire che non abbiamo saputo adeguarci al mercato, non abbiamo fatto le giuste scelte e gli investimenti più opportuni, quando tutti o quasi, vivevano allegramente sul nostro groppone. Scusate ma come si dice a Roma, quanno ce vò, ce vò.

P.S La tassa camerale qui a Palermo è aumentata quest’anno del 20% . Così tanto per gradire. Mi aspetto anche aumento Ici, Tarsu, e qualche nuova invenzione, visto che nemmeno con le multe il Comune di Palermo riesce a farcela. Per quanto ne so per i bottoni, ci saranno degli incentivi, ma per i vetri no.

Lettera aperta al Corriere della sera contro il populismo economico

di Franco Debenedetti, Oscar Giannino, Antonio Martino, Alberto Mingardi, Roberto Perotti, Nicola Rossi, Paolo Savona, Vito Tanzi

Caro Direttore, nei momenti di grande incertezza, il ruolo dell’informazione è assai delicato. Se gli economisti rischiano spesso di essere i consiglieri del principe, estendere i rudimenti della cultura economica e finanziaria costituisce condizione per un dibattito pubblico più consapevole. Additare untori e alimentare spauracchi (come è stato fatto nelle ultime settimane) suscita gli istinti peggiori, confonde la cause della crisi, nasconde le responsabilità vere. Per questo motivo, oggi la stampa indipendente ha innanzi a sé una missione davvero cruciale. Per assolverla appieno, nell’interesse del lettore e dell’elettore, riteniamo importante richiamare l’attenzione su alcuni dati di realtà....

.Interpretare il mercato come altro da questo, significa precludersi la possibilità di beneficiare del modo in cui esso crea conoscenza. I mercati non giocano a risiko: immaginare complotti, focalizzare l’attenzione su cene segrete e congiure di oscure forze del male, non aiuta la comprensione dei fenomeni. Troppo spesso la stampa dedica un’attenzione spropositata a spiare la vita degli operatori di mercato. Scegliere di guardare dal buco della serratura, anziché badare alla sostanza dei segnali di mercato, focalizzare l’attenzione sui vizi degli scommettitori, anziché cercare di capire perché le loro scommesse vanno o meno a segno, tradisce il sostanziale arretramento della cultura economica del nostro Paese e, soprattutto, non è buona informazione. Non aiuta a capire: serve solo a trovare nemici......

La grande e persistente volatilità dei mercati dopo il “tampone” europeo ala crisi greca misura l’assai dubbia adeguatezza delle misure che verranno richieste a ciascuno Stato, della capacità di farle osservare anche in futuro, delle conseguenze che esse potranno avere sulla crescita. Ma è solo un bene, che il mercato abbia reso finalmente tangibile il rischio elevato del debito sovrano. I costi, gli squilibri, le tasse degli Stati europei minacciano non solo la crescita ma la stessa stabilità di molti Paesi europei......continua

venerdì 21 maggio 2010

ANALISI / Una crisi che ricorda il dopo Lehman

Prima o poi ci troveremo a dover chiudere le borse. E quel giorno sarà la conseguenza di un'esplosione di panico, dice il responsabile del reddito fisso di una grande banca. Probabilmente non esagera, perché la situazione che stanno sperimentando i mercati finanziari ricorda molto quella dell'autunno 2008 dopo il fallimento Lehman.

Legal Standard? Tremonti spiega perché lo stato è “più uguale” del cittadino

...........Invocando nientemeno che l’articolo 81 della Costituzione, il ministero guidato da Giulio Tremonti boccia la norma che introduce l’obbligo per la P.A. di rispettare i termini di pagamento nei confronti dei privati, perché con esso si determinerebbe “un’accelerazione degli esborsi con conseguenti effetti negativi in termini di indebitamento e fabbisogno”. Inoltre, “si pongono le premesse perché i cittadini possano avere diritto a ottenere indennizzi o risarcimenti, con ulteriori aggravi di finanza pubblica”. ..............

giovedì 20 maggio 2010

Lotta all’evasione, saggia Bankitalia

di Oscar Giannino

...........L’unico vero rimedio all’evasione è spiantare lo Stato corruttore prima che corrotto, amara realtà di quasi metà del Paese, altro che manette e guardia di Finanza.

Aspetto il quarto figlio. Ma ho chiuso l'azienda e non so se tenerlo.


Come stride un fatto del genere con il video che magnifica il successo del nostro premier.( su certe cose non riesco a trattenermi, anche se sono certo che il quarto figlio lo faranno nascere lo stesso)


E' la storia di Anna (il nome è di fantasia), madre di tre figli e da oltre 20 anni titolare insieme al marito di una piccola azienda specializzata nel settore tessile. Da giorni i due coniugi si trovano davanti ad un bivio, devono scegliere se tenere il bambino di cui la donna ha scoperto da poco essere in attesa. «NON AVREI mai pensato di trovarmi di fronte ad una simile scelta spiega Anna Purtroppo l'incertezza sul futuro è talmente tanta che non possiamo non riflettere: un figlio costa e in questo periodo purtroppo siamo in grande difficoltà e con le risorse che abbiamo adesso, non riusciremmo a far fronte alle necessità di un altro bambino». Venti anni alla guida di un'azienda tessile sono naufragati in pochi mesi: purtroppo concorrenza e crisi economica hanno costretto i due coniugi a chiudere la ditta, ma a poco più di 40 anni, non si pu restare senza lavoro........

Racconto della finestra rotta


Il racconto della finestra rotta fu creato da Frédéric Bastiat nel suo saggio del 1850 "Ciò che si vede, ciò che non si vede" per chiarire la nozione dei costi occulti (o costi incidentali).

Bastiat usa questo racconto per introdurre un concetto che chiama "l'errore della finestra rotta", che è collegato con la legge delle conseguenze non intenzionali, in quanto entrambi coinvolgono un incompleto calcolo delle conseguenze di un'azione. Gli economisti della scuola austriaca di economia citano frequentemente questo errore ed Henry Hazlitt gli ha dedicato un capitolo nel suo libro "L'economia in una lezione"Il racconto descrive la storia di un commerciante a cui un ragazzino rompe una finestra. I passanti simpatizzano con il commerciante, ma presto cominciano a suggerire che la rottura della finestra crea lavoro per il vetraio, che potrà comprare del pane, creando lavoro per il panettiere, che potrà comprare scarpe, creando lavoro per il calzolaio, ecc. Infine, i passanti concludono che il ragazzino non sia colpevole di vandalismo; lo ritengono invece un pubblico benefattore, avendo la sua azione generato benefici economici per tutti in città.

Il racconto della finestra rotta originale del Bastiat suona circa così:

"Avete assistito alla rabbia del buon commerciante, James Goodfellow, quando il suo sbadato figlio ruppe un vetro? Se siete stati presenti ad una tal scena, potrete sicuramente testimoniare che ogni spettatore, dei trenta presenti, apparentemente di comune accordo, offriva allo sfortunato commerciante questa consolazione: "È un vento cattivo quello che non porta benefici a nessuno. Ognuno deve vivere e che cosa sarebbe dei vetrai se i vetri non si rompessero mai?"
Ora, questa consolazione contiene un'intera teoria, che sarà bene spiegare in questo caso semplice, dato che è precisamente la stessa che regola infelicemente la maggioranza delle nostre istituzioni economiche.
Supponiamo che riparare i danni costi 6 franchi, quindi l'incidente porta 6 franchi agli affari del vetraio - aumenta il suo fatturato di 6 franchi - ve lo assicuro; non ho niente in contrario, il ragionamento è giusto. Il vetraio viene, fa il suo lavoro, riceve i suoi 6 franchi, si frega le mani e, in cuor suo, benedice il ragazzino. Tutto questo è quello che si vede.
Ma se, d'altra parte, giungete alla conclusione, come è troppo spesso il caso, che è una buona cosa rompere le finestre, che induce i soldi a circolare e che l'incoraggiamento del commercio sarà generalmente il risultato di ciò, mi obbligherete ad esclamare, "Fermi lì! La vostra teoria è limitata a ciò che si vede; non tiene conto di ciò che non si vede."
Non si vede che, poiché il nostro commerciante ha speso 6 franchi per una cosa, non può spenderli per altro. Non si vede che se non avesse avuto una finestra da riparare, forse avrebbe sostituito le sue vecchie scarpe, o aggiunto un altro libro alla sua biblioteca. In breve, avrebbe impiegato i suoi 6 franchi in qualche modo, che questo incidente ha impedito.

L'errore nell'argomento dei passanti è che hanno considerato i benefici dell'acquisto della nuova finestra, ma hanno ignorato i costi nascosti al commerciante e agli altri. Egli è stato costretto a spendere i suoi soldi su una nuova finestra e quindi non potrà spenderli per qualcos'altro. Forse stava andando a comprare il pane, beneficiando il panettiere, che a sua volta avrebbe comprato delle scarpe, ecc., ma invece è stato costretto a riparare una finestra. Anziché una finestra ed un pane, ha soltanto una finestra.

O forse avrebbe comprato una nuova camicia, beneficiando il sarto; in questo caso il guadagno del vetraio è la perdita del sarto ed il commerciante ha ancora soltanto una finestra anziché una finestra ed una camicia. Il ragazzino non ha portato alcun beneficio netto alla città. Invece, ha reso la città più povera del valore di una finestra...........prosegui

mercoledì 19 maggio 2010

ICR ED IL DOTT. DI VICO A COMINCIAMO BENE 14.04.2010

Ballarò sulla Crisi Economica

HOUSTON, abbiamo un problema

NO COMMENT

L'euro nei confronti del dollaro oggi

CRAC GRECIA/ La nuova moneta che può salvarci dalla crisi

....................................................!!!!!!! LEGGETE TUTTO L' ARTICOLO; E' VERAMENTE UTILE E ISTRUTTIVO!!!!.............................................................................................................................................

di Giovanni Passali

Sollecitato da alcuni lettori a un approfondimento sul fatto che “tutta la moneta è debito”, cercherò di documentare tale affermazione con alcuni esempi e con documenti ufficiali delle istituzioni coinvolte.

Occorre iniziare questo discorso con una premessa. Non tutta la moneta è debito, nel senso che vi sono alcuni limitati casi particolari in cui la moneta non è debito. Ma proprio per la limitatezza di questi casi, l’affermazione rimane vera nella sua generalità: tutta la moneta è debito.

Per capire questa affermazione, bisogna prima rendersi conto delle caratteristiche intrinseche dello strumento che chiamiamo “moneta”. Anzi, prima o poi sarà bene per tutti arrivare a una vera e propria definizione, poiché è proprio sulle ambiguità che nascono da una “non definizione” che ha potuto svilupparsi una dottrina e una prassi monetaria che favorisce la speculazione, capace quindi di distruggere il bene comune di un popolo......................in tale fase, abbiamo un consumo di materie prime (carta e inchiostro) e abbiamo un prodotto finale con il suo valore intrinseco. Nel caso del biglietto da cinquanta euro, abbiamo un costo iniziale di tre centesimi di euro ed un prodotto finale del valore di cinquanta euro. Un bel business, non trovate? Io lo dico sempre: il modo migliore di fare soldi è quello di stamparseli!

Dove finisce questo valore? Questo valore prodotto viene “nascosto” nei bilanci delle banche centrali. Il prodotto finale, viene posto tra le passività del bilancio. No, non è uno scherzo. Vi propongo qui sotto un’immagine, dettaglio del bilancio della Banca d’Italia del 2008.

Socci: da Fatima a Roma, la "rivoluzione" di Benedetto che cambia il volto della Chiesa

................A proposito della crisi europea Benedetto XVI ha accusato «un dualismo falso», quello di un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, che invece è «interna alla razionalità e al pragmatismo economico». Che ne pensa?

Da cardinale, Joseph Ratzinger aveva pubblicato un saggio in cui diceva che il principio di Adam Smith per cui ognuno perseguendo il proprio egoistico interesse automaticamente fa il bene comune, era altrettanto ideologico dell’ideologia marxista, perché lega il bene comune ad un meccanismo e non alla libertà. Il disastro finanziario del 2008 e le sue conseguenze di oggi confermano in modo drammatico quello che il Papa aveva previsto, cioè che il positivismo economico in qualche modo può essere accostato al disastro del comunismo. Della libertà umana, con il suo dramma di bene e di male, non si può fare a meno.......................

martedì 18 maggio 2010

Carla Fracci danza contro i tagli - Video

Non solo noi artigiani stiamo chiudendo, la crisi investe tutti i settori che fanno la cultura del ns paese. Siamo agli sgoccioli, grazie sempre ad una classe politica dx e sx molto ma molto lungimirante
.

Il "sistema Anemone" costa al Paese 60 miliardi

....Quanto vale l’evasione in Italia? 120 miliardi dicono sindacati e forze dell’opposizione. Forse qualcosa di più. Secondo la KRLS Network of Business Ethics, che lo ha calcolato per conto della Contribuenti.it, «siamo nell’ordine dei 156 miliardi di euro l’anno». In crescita, tra l’altro: del 6,7 per cento nei primi quattro mesi dell’anno. Ma chi? Una larga fetta dell’evasione riguarda le società di capitali. Escluse le grandi imprese, è emerso che l’81% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (53%) o meno di 10mila euro (28%). In pratica su 800mila società di capitali l’81% non versa le imposte. Una perdita per l’erario di 18 miliardi l’anno. Per le big company, invece, una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. In totale 31 miliardi in meno. 10 miliardi poi è quello che riguarda i lavoratori autonomi e le piccole imprese. Il resto è da ripartire tra economia criminale e lavoro sommerso. Il conto finale, come detto, è 160 miliardi. Ovvero 10 punti percentuali del prodotto interno lordo. Sei volte quanto la manovra di Tremonti. Sommati ai 60 della corruzione fanno 220 miliardi. Il valore dei furbi italiani. Incalcolabile..................

lunedì 17 maggio 2010

Non basta aggiustare i conti pubblici. Occorre ‘fare politica’ per la crescita

di Mario Seminerio

Le fortissime turbolenze a cui è sottoposta la moneta unica europea sono destinate a rilanciare il dibattito, mai realmente sopito nel nostro paese, sulla utilità della partecipazione all’euro. I nostalgici delle svalutazioni competitive hanno trovato nuovo fiato nel dramma della Grecia, impossibilitata a rilanciare la propria crescita attraverso la leva del cambio e condannata a passare attraverso una “svalutazione interna” che altro non è che una durissima deflazione di prezzi e salari. Sappiamo che quella dell’euro non è un’area valutaria ottimale, ossia non possiede i meccanismi di stabilizzazione che consentono di assorbire gli shock asimmetrici che colpiscono propri membri.

Di fatto, Eurolandia appare in questi mesi sempre più simile ad una “semplice” unione valutaria: un accordo di cambio irrevocabilmente fisso entro il quale si accumulano squilibri macroeconomici destinati a deflagrare, senza alcun coordinamento fiscale ma al contrario con un geloso nazionalismo delle politiche di bilancio. L’ingresso nell’euro ha abbattuto e livellato i tassi d’interesse nominali, stimolando la crescita. Ma il tasso d’interesse unico, in presenza di tassi d’inflazione differenziati e di insufficiente grado di apertura alla competizione (soprattutto nel settore dei beni non esposti alla concorrenza internazionale), ha prodotto nei singoli paesi tassi reali fortemente differenziati. Emblematico è il caso di Spagna, Portogallo e Grecia, che hanno visto tassi reali negativi che hanno stimolato i settori dell’economia ad essi più sensibili, quali costruzioni e credito al consumo. La bassa concorrenza ha poi impedito lo sviluppo della produttività, e le dinamiche retributive del settore pubblico hanno fatto il resto. Il risultato: costi del lavoro per unità di prodotto in forte aumento e marcata divergenza rispetto al paese-guida dell’euro, la Germania. Oggi, quegli squilibri macroeconomici sono al punto di rottura del sistema. Come uscirne, e quale è la posizione del nostro paese in questo contesto?

Formidabile, a questo riguardo, è stata l’eco prodotta dalla presa di posizione del ministro per la Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli, che ha annunciato tagli del 5 per cento agli emolumenti di parlamentari ed assimilati. In un paese che è ormai del tutto privo di memoria di breve termine, nessuno andrà a ricordare a Calderoli che lui ed il suo partito sono stati in prima fila quando il governo ha deciso, lo scorso gennaio, di rinviare al 2011 (in realtà al 2015, avendo appena votato in gran parte d’Italia per le amministrative) il taglio alle poltrone degli enti locali; che oggi Calderoli si appunta al petto, dicendo che però “è stato predisposto“, nell’abituale gioco delle riforme ritardate di una legislatura, e quindi destinate a non diventare realtà. E’ poi nota l’avversione della Lega al taglio delle province, che ha trovato copertura “contabile” nel ministro dell’Economia, che ha dichiarato (senza fornire cifre) che i risparmi di spesa sarebbero risibili. E ancora, in quanti ricordano che fu lo stesso premier, esattamente un anno fa, a minacciare (ma contro chi, esattamente?) una legge di iniziativa popolare per disboscare il parlamento, finita regolarmente nel dimenticatoio di un paese psicolabile? Questo solo per restare negli ambiti dei costi “ufficiali” della politica, quelli visibili, che già ci pongono all’avanguardia nel mondo occidentale. Stendiamo un pietoso velo sulla dinamica degli acquisti intermedi della pubblica amministrazione: stiamo solo ora cominciando ad avere uno spaccato di quel mondo, nel racconto dei suoi appaltatori...............prosegui

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Un pallone per sognare

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Capisco che una notizia come questa nel mio blog dedicato soprattutto a questioni economiche che riguardano in special modo la Piccola eMedia Impresa nonchè gli artigiani come me, potrebbe sembrare quantomeno fuori posto; ma oggi è Lunedì, cioè il primo giorno di una nuova settimana e scorrendo tra le molteplici notizie che spaziano dall' economia, con previsione di tagli al welfare e nuove e più dure difficoltà da affrontare, alla politica nostrana e le varie liste Anemone, agli avvenimenti di guerra civile che si susseguono a Bangkok, ai nostri due soldati uccisi stamattina in Afghanistan alla marea nera nel Golfo del Messico e tutto il resto, mi sembra che guardare anche a ciò che accade di buono nel mondo, anche se non fa notizia nei media che ci circondano, può essere un segnale di speranza, l'unica alternativa della riduzione al nulla della nostra voglia di vivere e costruire un mondo ( e un'economia e una politica, che poi sono la stessa cosa, veramente a favore dell'uomo e del suo desiderio di senso e di felicità) . R. Alabiso

di Anna Pozzi
Lui, quel Christian Caulker, non ricordava neppure chi fosse. «A quei tempi me ne saranno passati tra le mani tremila di Christian Caulker!». Senonché, quel Christian Caulker, da qualche mese, è portiere di riserva del Manchester United. Padre Bepi Berton, missionario saveriano da quarant’anni in Sierra Leone, prova a ricordare quel ragazzino ferito e pieno di droga, ma con l’arma ben stretta in mano, che gli hanno portato una sera di dieci anni fa, quando la guerra trasformava, con perversa alchimia, i bambini in soldati.

Padre Bepi ne ha salvati molti come Christian, che presso la Family Home ha ritrovato se stesso e Dio. Anche grazie a un campetto sassoso dove tirare quattro calci a un pallone, e intanto imparare a stare insieme e a rispettare qualche regola. «Anche questo è un bel sogno - dice padre Bepi - potere mettere a posto quel campetto, dargli una dignità, non foss’altro perché ha il merito di avere partecipato alla cura terapeutica di tanti ragazzi, che sfogavano la loro aggressività nella competizione»...................continua

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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