venerdì 30 luglio 2010
mercoledì 28 luglio 2010
Presentazione della Proposta di Legge "Disposizioni per l'equità e la modernizzazione dell'economia mediante la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali"
Interviene Pino Scalenghe in rappresentanza
di Impresecheresistono (video seguente)
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di Impresecheresistono (video seguente)
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Legge contro i ritardi di pagamento.
Pino Scalenghe e Osvaldo Melon di Impresecheresistono sono partiti poco fa da Milano con destinazione Roma, Camera dei Deputati, per assistere alla presentazione della proposta di legge denominata: “Disposizioni per l’equità e la modernizzazione dell’economia mediante la lotta contro il ritardo dei pagamenti delle transazioni commerciali”.
La proposta di legge, presentata da Beltrandi (Radicali-PD) e Misiani (PD), si preoccupa di ridurre i termini di pagamento sia tra privati, sia delle amministrazioni pubbliche.
Vi terremo aggiornati… il prossimo appuntamento è per le ore 11.15.
lunedì 26 luglio 2010
Fallimenti, destinate 11 mila aziende
La crisi internazionale ha mietuto vittime illustri anche in Italia, portando il numero di fallimenti aziendali su livelli record. L'ultimo caso eclatante è quello della bancarotta del secondq tour operator italiano, i Viaggi del Ventaglio, che ha chiuso i battenti lasciando alle spalle un buco di 200 milioni di euro, aprendo un fronte di 70 mila creditori. Ma nei mesi scorsi era stata la volta di altri nomi illustri dell'economia come Mariella Burani, Eutelia e Moto Morini. Tre aziende molto diverse, operanti in settori diametralmente opposti, ma colpite allo stesso modo dalle turbolenze dei mercati. Campanello d'allarme, questo, delle difficoltà a tutto tondo del sistema produttivo italiano a far fronte ai venti di crisi provenienti da Oltreoceano. Il miglior posizionamento della penisola rispetto al resto del mondo, non sembra dunque essere stato sufficiente a sterilizzare il sistema produttivo italiano dal crollo del giro d'affari che tra il 2008 e il 2009 si è abbattuto sulla congiuntura internazionale. E i dati elaborati da Euler ermes all'interno del Barometro delle insolvenze parlano chiaro. Nel corso del 2009 l'Italia ha registrato ben 9.644 casi di insolvenze aziendali, in rialzo del 29% rispetto se confrontato con un anno prima. Numeri davvero allarmanti che non lasciano spazio a una qualche forma di ottimismo. Nemmeno per i mesi a venire. Le previsioni degli esperti di EH a parlano infatti di una nuova tornata di fallimenti anche per tutto il 2010 che dovrebbe arrivare a esaurimento nel corso del 2011..........
Cosa c'entrano la Bibbia e la Chiesa con l’economia?
Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo un capitolo dell’ultimo libro di David Schindler, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita il Italia. La prima, la seconda e la terza parte sono già state pubblicate dal sussidiario.
[…] Passo immediatamente a una terza obiezione: anche se il mercato libero ha portato questo impoverimento di significato e una paradossale riduzione della libertà, la responsabilità di questi problemi risiede principalmente nel fallimento delle istituzioni culturali, e cioè la Chiesa, la famiglia, l’educazione.
L’economia, in altri termini, riflette le abitudini della cultura, secondo questa obiezione; non è il loro agente primario. Certamente il mercato ha bisogno di un ambiente morale, ma questo effettivamente viene da fuori il mercato. Il mercato come tale né sopravanza la virtù umana né corregge il vizio umano. Quello è un compito delle istituzioni culturali. Inoltre, in quest’ottica, la Chiesa, la Bibbia, mentre sono responsabili per lo sviluppo della virtù umana, non appoggiano alcun sistema particolare di economia................
Accidenti alle macchie di leopardo e a quelle di petrolio
E’ passato poco più di un anno da quando mi sono reso conto personalmente della crisi economica, trovandomi immerso sino al collo in una di quelle macchie di leopardo dove più forte è l’ effetto di ciò che il ministro Tremonti ha definito cambiamento epocale.
Per non farvi pensare sin da subito allo sfogo solitario del solito artigiano sfigato o decotto che si lamenta del governo, dei politici, dei cinesi e delle globalizzazione, vi anticipo che vorrei dire cosa ho scoperto di positivo in questo periodo, non essendo troppo oberato di lavoro. Ho potuto ad esempio constatare un interesse crescente da parte dei media, anche se non ancora sufficiente, per il mondo della PMI e finalmente anche alcuni economisti e politici cominciano a vedere l’eccessiva burocratizzazione cui sono sottoposte, il difficile rapporto con le banche, i pagamenti troppo lunghi dagli enti pubblici e dalle grandi aziende alle piccole, il pagamento dell’ iva prima di averla incassata, l’eccessivo peso delle tasse, la mancanza di infrastrutture per la crescita, sopratutto al Sud, ecc. ecc.
Un grande lavoro di informazione e di denuncia dei pesi che gravano da sempre le PMI italiane viene infatti portato avanti con grande entusiasmo da Impresecheresistono, un gruppo di piccoli e medi imprenditori che si avvale della collaborazione fattiva di professionisti quali avvocati, commercialisti, giornalisti che hanno preso a cuore l’iniziativa. Nato originariamente in Piemonte, è oggi estesa ad altre regioni, libera e indipendente, porta avanti una serie di richieste a governo ed enti locali, come la riduzione al 2% dell' lrap e il pagamento delle fatture entro 45 giorni, che sono due dei nove punti che fanno parte del programma, e come si legge dall’ Home-page del sito ufficiale, ICR è una mescola di “ECCELLENZE”: Imprese che RESISTONO, che REAGISCONO e che INNOVANO!
Altra iniziativa, anche se di natura diversa, riguarda i lavoratori della Vinyls, fabbrica chimica in Sardegna, che hanno occupato l’ex carcere nell’isola dell’Asinara e facendo eco a un famoso reality, l’hanno ribattezzata l’ Isola dei Cassintegrati, aprendo anche un blog che aggiornano quotidianamente, efficace per far conoscere la loro storia al resto del paese e per fare pressione sulla multinazionale e sul governo, vivendo una sorta di comunità che non li fa sentire soli nell’affrontare le questioni che la vita pone innanzi.
Se dovessi scrivere per un giornale tipo Sole 24ore, con la missione di far brillare tutto ciò che segue la logica liberista, senza chiedermi se oggi si può usare tale termine per definire un sistema economico che da sempre è stato disequamente sostenuto da stati e governi e dopo aver visto le nostre banche superare venerdì questi cosiddetti “stress test”, possiamo affermare con sicurezza che siamo al riparo da nuove ricadute borsistiche, i mercati, da oggi in poi, saranno sempre positivi per la fiducia nuovamente ritornata.
Che bello! Potremo rifinanziare il debito pubblico e non pagare interessi più esosi di quanto abbiamo rischiato di fare. Voi ci credete? Ma anche così fosse, ci sono ugualmente da fare pesanti tagli alla spesa pubblica, nel sociale, agli stipendi ( blocco degli scatti che è lo stesso), al precariato e alla ricerca già fortemente penalizzata, con conseguente aumento di disoccupati non solo tra i giovani, coloro che pagano il prezzo maggiore con l’ incertezza del futuro, ma anche tra gli ultracinquantenni che non rientreranno mai più nel mondo del lavoro. Inoltre non si escludono altre manovre finanziarie a cominciare dai primi mesi del 2011.
Tutto naturalmente accade senza creare giustamente, eccessivo allarmismo o panico da recessione, ma nell’ indifferenza totale di tanti cittadini, sempre più pressati da notizie inutili che scopo non hanno se non distogliere l’attenzione da ciò che tra non molto sarà impossibile nascondere, e tanti ottimisti ad oltranza, dietro al pifferaio magico di turno, vorrebbero cancellare dal vocabolario tutte quelle parole che non si confanno ad una performance costretta ad essere sempre e comunque sulla cresta dell’onda, tra veline, billionaire e panfili di lusso, vestendo i marchi più costosi di un modo di vivere che si nutre d’ effimera apparenza, e che rende sempre più insoddisfatti e succubi di droghe alcol e vizi privati, come sempre più spesso si vede in tv. Tutto ciò, nel sistema del capitale è indispensabile per non fare cadere la fiducia dei consumatori, che devono rimanere disponibili anche a indebitarsi per avere il superfluo necessario. Finanziarie che prestano soldi anche a novantenni negli ultimi anni si sono moltiplicate come i conigli. Non c’è mattina che sotto il tergicristallo non si trovi un volantino che le reclamizzi, e che giorno dopo giorno non spuntino nuovi gratta e vinci, centri scommesse slot machine e superenalotti vari.
L’ incremento degli ordinativi dell’industria del 26,5 % a Maggio, detta così fa credere anche ai pessimisti più incalliti, che siamo usciti dal tunnel. Ma voi ci credete? Se pensate che le grandi imprese industriali rappresentano solo una piccola percentuale di tutta il prodotto interno lordo (PIL) del paese, subito si vede che si tratta di notizia a effetto, come così lo sono la maggior parte sui giornali.
Devo però ammettere in tutto questo, che ho più tempo per scrivere, per dipingere per fare tutto con più calma. Riesco a lavorare con tempi umanamente sostenibili, nessuno m’incalza più sulle consegne e non sono più stressato. La mattina leggo le notizie su internet, se mi va compro anche un quotidiano, a volte resto dieci minuti seduto al tavolino del bar con cornetto e caffè, se incontro un amico mi fermo tranquillamente a parlare con lui, faccio con calma la fila alle poste insieme ai pensionati, beati loro, per pagare il bollettino della multa, insomma mi sembra d’essere uno di quei famosi regionali che un tempo (oggi non so e mi auguro non sia più come prima) almeno così correva voce, non facessero nulla, tranne a bere un caffè dietro l’altro al bar dietro l’angolo, leggere il giornale, andare a comprare e fumare sigarette e se il caso, fare la spesa o rimanere direttamente a casa, risultando presenti in ufficio, eventualmente coprendosi a turno con colleghi e capiufficio. La differenza, anche se come battuta può essere noiosa e scontata, è che se io non lavoro nessuno mi da una lira; anzi per me lavorare è ormai un lusso, così che per continuare a farlo, pago tutto compreso circa millesettecento euro al mese contribuendo alle spese per Inps, Inail, Ici, Tarsu, consulenti, quote sindacali, studi di settore esclusi, sostenendo lo stato in questo difficile frangente. Mi sa che qualcosa non funziona e che non può durare a lungo.
Il vero problema a questo punto, dopo un anno dove non si vedono miglioramenti e specialmente in Sicilia, la macchia del leopardo si è fatta ancora più scura, è come dichiarare una resa, magari solo temporanea e riordinare le idee. Ho compreso infatti, e finalmente accettato personalmente, quanto forse ad altri era già stato chiaro prima; produrre artigianalmente senza aiuti, contributi e agevolazioni da parte dello stato risulta impossibile come lo è o lo era per la Fiat, che senza più incentivi e agevolazioni costringe Marchionne a fare i bagagli per produrre automobili in Polonia, Romania e Brasile.
Tirando quindi le somme, posso affermare senza timore di smentita, che il mondo è realmente in una fase di cambiamento che Tremonti non esagera definendolo epocale. Non so, e non mi chiedo cosa ci aspetta, spero che qualcuno si assumerà l’onere per capire verso dove andare e come mantenere in piedi la possibilità di una vita civile e dignitosa per come in tanti l’abbiamo conosciuta, specie in occidente. Mi auguro solo non si continui a credere che, se tanti perderanno il lavoro nelle fabbriche, nella scuola e nel commercio e nella ricerca, la causa sia addebitabile a un fato imprevedibile come fosse un terremoto o uno tsunami e non a precise scelte di uomini in carne ed ossa. Le conseguenze delle politiche economiche di gente senza scrupoli come chi muove i giganteschi interessi delle multinazionali del petrolio in tutto il globo, pensate ad esempio ai danni nel Golfo del Messico, sono inimmaginabili per estensione e influenza nella vita quotidiana, immediatamente per gli abitanti nelle coste della California ma sempre e comunque per l’economia e l’ecologia nel resto del mondo. L’avessi provocato io un simile danno, ovviamente in proporzione, secondo voi, domani potrei andare a perforare ancora più in profondità sotto le coste della mia bellissima e contraddittoria Sicilia, non mi avrebbero messo in galera a vita o reso in ogni modo inoffensivo? A me si, un minuto dopo, ma vuoi mettere la British Petroleum, già il nome suona di potenza, mi ricorda King Kong, loro possono tutto e domani stesso la benzina potrebbe schizzare a tre euro; meglio fare buchi ovunque c’è odore di petrolio di soldi e di potere, che poi si distrugga tutto ciò che vive intorno è questione secondaria. Ai pellicani morti soffocati dalla schifosa morchia nera e puzzolente, ci abbiamo fatto l’abitudine, così come a tante altre schifezze mondiali e ad un certo potere politico-economico di casa nostra.
Da questa svolta epocale o tornante della storia, per citare sempre chi dovrebbe tirarci fuori da quest’ impasse, cerchiamo di trarre per noi stessi, quanto meno una coscienza più profonda della realtà tutta, così da poter esprimere in tranquillità, qualora ne avessimo occasione, un giudizio più vero.
domenica 25 luglio 2010
Osservatore Romano: insostenibile delocalizzazione
La delocalizzazione può funzionare, ma non se è mirata a produrre dove il lavoro costa meno e vendere e investire in aree diverse, perchè in una economia sana devono essere presenti tutte e tre queste dimensioni. È quanto sostiene il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, in un editoriale di prima pagina dell'Osservatore Romano, in cui non si parla mai esplicitamente della Fiat, ma facilmente riconducibile alle vicende di questi giorni.
Il banchiere cattolico cita una storiella di Henry Ford, il quale, «dopo avere sopportato un lungo periodo di conflittualità sindacale, fece progettare e costruire una fabbrica di automobili totalmente automatizzata. Mostrò poi l'impianto senza operai al potente capo dei sindacati e gli disse con scherno: 'La fermi ora, se ne è capace'. Ma il sindacalista replicò: 'Adesso venda lei le auto prodotte, se ne è capacè. Sottintendendo che, se non si produce potere di acquisto, non è nemmeno possibile vendere».
«L'uomo economico - insiste Gotti Tedeschi - è infatti produttore, compratore, investitore», e «il mondo intero ha sotto gli occhi gli effetti della delocalizzazione, soprattutto in Asia, degli ultimi anni, fenomeno che ha prodotto trasferimenti di capitali e tecnologie, orientati soprattutto a ottenere produzioni a basso costo, ma senza basarsi su vere scelte strategiche. Ciò ha generato un nuovo modello economico difficilmente sostenibile, perchè ha creato Paesi produttori, ma temporaneamente non consumatori, e Paesi consumatori, ma non più produttori. I primi sono entrati nel ciclo economico della crescita, i secondi ne sono quasi usciti».
Se una simile filosofia prendesse piede in Occidente - avverte Gotti Tedeschi - «si rischia di poter quotare in Borsa solo l'Empire State Building, la Tour Eiffel o il Colosseo».
Il banchiere cattolico cita una storiella di Henry Ford, il quale, «dopo avere sopportato un lungo periodo di conflittualità sindacale, fece progettare e costruire una fabbrica di automobili totalmente automatizzata. Mostrò poi l'impianto senza operai al potente capo dei sindacati e gli disse con scherno: 'La fermi ora, se ne è capace'. Ma il sindacalista replicò: 'Adesso venda lei le auto prodotte, se ne è capacè. Sottintendendo che, se non si produce potere di acquisto, non è nemmeno possibile vendere».
«L'uomo economico - insiste Gotti Tedeschi - è infatti produttore, compratore, investitore», e «il mondo intero ha sotto gli occhi gli effetti della delocalizzazione, soprattutto in Asia, degli ultimi anni, fenomeno che ha prodotto trasferimenti di capitali e tecnologie, orientati soprattutto a ottenere produzioni a basso costo, ma senza basarsi su vere scelte strategiche. Ciò ha generato un nuovo modello economico difficilmente sostenibile, perchè ha creato Paesi produttori, ma temporaneamente non consumatori, e Paesi consumatori, ma non più produttori. I primi sono entrati nel ciclo economico della crescita, i secondi ne sono quasi usciti».
Se una simile filosofia prendesse piede in Occidente - avverte Gotti Tedeschi - «si rischia di poter quotare in Borsa solo l'Empire State Building, la Tour Eiffel o il Colosseo».
venerdì 23 luglio 2010
Qualcosa su cui riflettere
di Luca Matteja
A TUTTI GLI AMICI DI I.C.R.
Sono presidente di A.R.C.A. e aderente ad I.C.R., nell’augurare buon sospirato e sudato mese di ferie (chi ha ancora la fortuna di poterle fare!) vorrei estenderVi alcune riflessioni che ho mandato a tutti i miei contatti.
Egregi imprenditori, consulenti, rappresentanti di
- ImpreseCheResistono
- A.R.C.A.
- SOS UTENTI
- A.R.C.A.
- SOS UTENTI
Un articolo apparso su Repubblica nei giorni scorsi ha fornito un quadro molto chiaro sullo smembramento e spolpamento in atto del Ministero dell’Economia e della Finanze. Ha chiarito in oltre la immense risorse finanziarie (fondi europei e altro) che l’Italia perde per l’inefficenza, il disinteresse, l’incompetenza e la disonestà che regna in funzionari, burocrati, politici che ci governano.
Importante esserne consapevoli per capire il senso dell battaglie conduciamo in difesa dell’economia, del lavoro e delle piccole e medie imprese!!
L’articolo è stato inoltre importante perchè può aiutare ognuno di noi per le riflessioni che io stesso, durante le vacanze di agosto, intendo fare per rispondermi alla domanda se ne vale ancora la pena darsi tanto da fare per provare a far funzionare qualcosa in questo paese.
Nell’articolo viene chiarito una volta per tutte ciò che da oltre 7 anni, prima con A.R.C.A. e poi al fianco di ImpreseCheResistono e SOS UTENTI, vado sostenendo con convizione: “NON E’ VERO CHE I SOLDI NELLE CASSE DELLO STATO NON CI SONO!!”
Basta saper leggere i bilanci dello Stato e delle Regioni, capire con esattezza come la burocrazia gestisce le risorse, avere un pò di competenza tecnica……per farsi un’idea molto precisa e disarmante!!
In questi anni poi ho avuto la fortuna e il privilegio grazie alla mia professione di imparare a scrivere le leggi, regolamentarne tutti gli aspetti amministrativi e burocratici, indicare dove trovare i soldi per attuarle, determinare quanto serviva per renderle efficaci, vederle condivise da un larghissimo numero di imprese e cittadini, riuscire spesso ad aggregare esponenti politici anche di entrambi gli schieramenti e farle approvare.
Vedere che nulla viene fatto, neppure le cose più semplici e logiche trasmette una gran frustazione e un senso di impotenza che ti porta a dire che “non c’è più niente da fare”!!! …Specialmente quando vediamo che, allo stesso modo della gran massa dei cittadini, anche milioni di imprenditori non si indignano più e continuano a subire da bravi sudditi!!
In Italia:
- è ormai chiaro che siamo governati da un gruppo di potere che non ha più niente di politico e riduce il tutto a mera gestione dei “propri” affari personali;
- vi è un disinteresse dichiarato per tutto ciò che in questi anni è stato detto da tutti a proposito della crisi e di cosa fare per aiutare le imprese;
- non si intravede una possibile guida alternativa all’attuale, in grado di offrire garanzie di capacità di intervento a favore dei cittadini.
- è ormai chiaro che siamo governati da un gruppo di potere che non ha più niente di politico e riduce il tutto a mera gestione dei “propri” affari personali;
- vi è un disinteresse dichiarato per tutto ciò che in questi anni è stato detto da tutti a proposito della crisi e di cosa fare per aiutare le imprese;
- non si intravede una possibile guida alternativa all’attuale, in grado di offrire garanzie di capacità di intervento a favore dei cittadini.
A fronte del fatto che si è sempre detto che servirebbero 10 miliardi di Euro (nelle varie forme di sostegno) per contribuire a risollevare dalla crisi l’economia italiana nulla è avvenuto:
- nella primavera del 2009 il Ministero dell’Economia e Finanze ha stanziato 8 miliardi di Euro alla Cassa Depositi e Prestiti da erogare alle imprese
- nella primavera del 2010 i dati diffusi dalla Cassa Depositi e Prestiti informavano che vi erano 5,2 miliardi inutilizzati e disponibili
- in un anno di battaglie “tribali” sostenute dialogando in modo equilibrato sia con il centrosinistra che con il centrodestra (come ad esempio in Piemonte) non si è ottenuto nulla
- il cambio di guida politica della Regione, con il quale si auspicava un cambio di linea più aperto verso le imprese, non lascia intravedere sbocchi concreti
- il rischio di paralisi del Piemonte per un ulteriore anno, per possibili ma non volute o mal calcolate nuove elezioni, non consente di intravedere orizzonti certi.
- nella primavera del 2009 il Ministero dell’Economia e Finanze ha stanziato 8 miliardi di Euro alla Cassa Depositi e Prestiti da erogare alle imprese
- nella primavera del 2010 i dati diffusi dalla Cassa Depositi e Prestiti informavano che vi erano 5,2 miliardi inutilizzati e disponibili
- in un anno di battaglie “tribali” sostenute dialogando in modo equilibrato sia con il centrosinistra che con il centrodestra (come ad esempio in Piemonte) non si è ottenuto nulla
- il cambio di guida politica della Regione, con il quale si auspicava un cambio di linea più aperto verso le imprese, non lascia intravedere sbocchi concreti
- il rischio di paralisi del Piemonte per un ulteriore anno, per possibili ma non volute o mal calcolate nuove elezioni, non consente di intravedere orizzonti certi.
Tutto ciò, unito appunto al fatto che non ci sono i milioni di imprenditori e di cittadini pronti a condividere le nostre battaglie e le nostre istanze, lascia pensare che l’unica prospettiva nella quale ci abbiano cacciati si chiami “SI SALVI CHI PUO’”. Il resto, se ancora c’è un resto, sono solo le solite futuribili e irraggiungibili …”prospettive”…
Non è uno sfogo ma un commento: bisogna veramente riflettere.
mercoledì 21 luglio 2010
Attenti ai numeri che ingannano
di Mario Deaglio
È a Kabul: “Dal 2014 tutti a casa” un facile e pericoloso gioco estivo quello di chiudere gli occhi sulle ali di una buona notizia, e immaginare che la crisi se ne sia andata via, che i tre anni che ormai ci separano dall’estate 2007 - quando iniziarono le cadute delle Borse mondiali - siano stati un brutto sogno. Non è forse vero che il fatturato dell’industria è in straordinaria ripresa? Che gli ordini totali dell’industria in maggio hanno superato del 26,6 per cento quelli del maggio 2009 e che, all’interno di questi ordini, la componente estera è salita di quasi il 50 per cento? E che, se invece di prendere il solo maggio, si estende l’analisi ai primi cinque mesi del 2010 si trovano gratificanti aumenti a due cifre per il totale degli ordini?La realtà è più complessa e per rendersene conto basta andare oltre il solito intervallo di dodici mesi e considerare fatturato e ordini sull’arco di due anni. Nel maggio 2008, ossia poco prima che il virus della crisi, dopo aver devastato l’economia finanziaria, si abbattesse sull’economia reale, entrambi gli indici avevano superato quota 120. Ora sono risaliti rispettivamente a 101 (fatturato) e a 104 (ordinativi). Entrambi hanno toccato il loro minimo attorno a quota 85-90 nella primavera- estate 2009. Il che significa che l’attuale risalita sembra vertiginosa proprio perché l’industria italiana (come quella di quasi tutti i Paesi ricchi) era caduta incredibilmente in basso.
.........
.................La disoccupazione cresce più al Sud che al Centro-Nord, la produzione più al Centro-Nord che al Sud; il divario economico tra le due parti dell’Italia, già a livelli altissimi prima della crisi, rischia di aumentare ancora in questa faticosa risalita industriale. Al punto che è ormai del tutto lecito domandarsi non tanto se si possa ancora parlare di un unico Paese - la risposta è certamente sì - quanto se si possa ancora parlare di un unico sistema economico. Di certo, il meccanismo di pesi e contrappesi che ha consentito per oltre un secolo la convivenza con mutuo vantaggio di strutture produttive e strutture sociali profondamente diverse si presenta consunto e sfilacciato e dovrebbe essere profondamente rivisto. Sono finiti i tempi in cui - tanto per fare un esempio- l’evasione fiscale del Sud si traduceva in acquisti di beni prodotti dalle industrie del Nord; oggi tali acquisti riguardano in largami surabeni prodotti in Asia. Non sono interrogativi da pausa estiva. I leader politici che decidono che non andranno in ferie e che dedicheranno questo tempo a riorganizzare i loro partiti dovrebbero riflettere sul fatto che tale riorganizzazione servirà a poco se l’Italia, andando a passi più lenti degli altri, perderà ancora di importanza nell’economia mondiale. L’economia mondiale non va in ferie e neppure i problemi strutturali dell’Italia e degli altri Paesi ricchi.
È a Kabul: “Dal 2014 tutti a casa” un facile e pericoloso gioco estivo quello di chiudere gli occhi sulle ali di una buona notizia, e immaginare che la crisi se ne sia andata via, che i tre anni che ormai ci separano dall’estate 2007 - quando iniziarono le cadute delle Borse mondiali - siano stati un brutto sogno. Non è forse vero che il fatturato dell’industria è in straordinaria ripresa? Che gli ordini totali dell’industria in maggio hanno superato del 26,6 per cento quelli del maggio 2009 e che, all’interno di questi ordini, la componente estera è salita di quasi il 50 per cento? E che, se invece di prendere il solo maggio, si estende l’analisi ai primi cinque mesi del 2010 si trovano gratificanti aumenti a due cifre per il totale degli ordini?La realtà è più complessa e per rendersene conto basta andare oltre il solito intervallo di dodici mesi e considerare fatturato e ordini sull’arco di due anni. Nel maggio 2008, ossia poco prima che il virus della crisi, dopo aver devastato l’economia finanziaria, si abbattesse sull’economia reale, entrambi gli indici avevano superato quota 120. Ora sono risaliti rispettivamente a 101 (fatturato) e a 104 (ordinativi). Entrambi hanno toccato il loro minimo attorno a quota 85-90 nella primavera- estate 2009. Il che significa che l’attuale risalita sembra vertiginosa proprio perché l’industria italiana (come quella di quasi tutti i Paesi ricchi) era caduta incredibilmente in basso.
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.................La disoccupazione cresce più al Sud che al Centro-Nord, la produzione più al Centro-Nord che al Sud; il divario economico tra le due parti dell’Italia, già a livelli altissimi prima della crisi, rischia di aumentare ancora in questa faticosa risalita industriale. Al punto che è ormai del tutto lecito domandarsi non tanto se si possa ancora parlare di un unico Paese - la risposta è certamente sì - quanto se si possa ancora parlare di un unico sistema economico. Di certo, il meccanismo di pesi e contrappesi che ha consentito per oltre un secolo la convivenza con mutuo vantaggio di strutture produttive e strutture sociali profondamente diverse si presenta consunto e sfilacciato e dovrebbe essere profondamente rivisto. Sono finiti i tempi in cui - tanto per fare un esempio- l’evasione fiscale del Sud si traduceva in acquisti di beni prodotti dalle industrie del Nord; oggi tali acquisti riguardano in largami surabeni prodotti in Asia. Non sono interrogativi da pausa estiva. I leader politici che decidono che non andranno in ferie e che dedicheranno questo tempo a riorganizzare i loro partiti dovrebbero riflettere sul fatto che tale riorganizzazione servirà a poco se l’Italia, andando a passi più lenti degli altri, perderà ancora di importanza nell’economia mondiale. L’economia mondiale non va in ferie e neppure i problemi strutturali dell’Italia e degli altri Paesi ricchi.
È il tempo della vera politica
di Mario Deaglio
È una questione politica, non tecnica. Per amore della realtà, l'economista Mario Deaglio, docente all'Università di Torino, non ha paura di far spazio a considerazioni che sembrerebbero estranee al corpus della sua disciplina. E nel dibattito sulla scelta tra stimolo e austerità apre giustamente la porta ad argomenti che non riguardano solo l'efficienza delle decisioni.
«È pericoloso - spiega Deaglio - dividere così brutalmente il campo tra fautori della restrizione e fautori delle politiche di stimolo. Il nostro paese, peraltro, non può permettersi di scegliere perché abbiamo un debito pubblico troppo alto: siamo più o meno costretti dalle circostanze a muoverci come ci stiamo muovendo. In Europa invece la scelta era possibile» e ha prevalso il partito del rigore.
È una decisione che ha un presupposto preciso e importante.
«Tutto questo - aggiunge Deaglio - fa ricadere la crisi più sul lavoro che sul capitale, se vogliamo usare vecchie categorie: c'è la fiducia, da parte dei politici che il lavoro "sopporti". Se traduciamo in italiano il solito, ossessivo richiamo a fare le riforme, sostanzialmente esse riducono le prerogative favorevoli ai lavoratori».
Deaglio non vuole giudicare se questi diritti siano o no eccessivi o se sia invece più giusto difenderli. «Il mio interrogativo principale non è se questa manovra sia economicamente sostenibile: lo è. Ma lo sarà politicamente e socialmente? Ho qualche dubbio».
Il panorama europeo alimenta le perplessità dell'economista: i governi, ricorda, sono spesso incapaci di azioni incisive, le loro maggioranze tendono a sfaldarsi di fronte alle decisioni difficili, a volte sono spazzati via come è capitato ai laburisti (o anche ai liberaldemocratici giapponesi).
«Il malcontento popolare comincia a farsi sentire», aggiunge Deaglio, riferendo sondaggi, anche italiani, che danno sempre più consenso alle forze politiche estreme, di destra e di sinistra. E ancora: Olanda e Belgio sono senza governo mentre in Francia e Germania i governi sono stati puniti dal voto locale. «Se la gente percepisce (le riforme, ndr) come "macelleria sociale", per usare un linguaggio colorito per una realtà magari non così forte, come facciamo a fargli cambiare opinione e dirgli: la ricetta è questa? Le scelte saranno allora dettate dalla politica, la politica vera».................
...........Occorrebbe dunque riflettere bene su cosa fare, dar vita a una politica alta, vera. L'Italia è in grado di creare qualcosa del genere? «In questo momento direi assolutamente no.
La politica si gioca su un orizzonte che quando va bene è di sei mesi, non è attenta a come è fatta la società, si limita a guardare i sondaggi d'opinione. Occorrerebbe un cambiamento d'atteggiamento». Non impossibile, peraltro.
«Negli anni 50 si era molto coscienti di vivere dei boom di tipo storico, c'era tutto un lavorio intellettuale. Tutte le parti politiche avevano riviste, intellettuali di riferimento, centri che lavoravano su leggi destinate a cambiare per un quarto di secolo questo o quell'aspetto del paese». Tutto questo è quasi scomparso, e quel poco che si produce, conclude Deaglio, non è ascoltato dai politici. «È da qui che occorre ripartire: se non riprendiamo in mano i discorsi di lungo periodo, saremo sempre una navicella sbattuta qua e là che non sa andare avanti».
È una questione politica, non tecnica. Per amore della realtà, l'economista Mario Deaglio, docente all'Università di Torino, non ha paura di far spazio a considerazioni che sembrerebbero estranee al corpus della sua disciplina. E nel dibattito sulla scelta tra stimolo e austerità apre giustamente la porta ad argomenti che non riguardano solo l'efficienza delle decisioni.
«È pericoloso - spiega Deaglio - dividere così brutalmente il campo tra fautori della restrizione e fautori delle politiche di stimolo. Il nostro paese, peraltro, non può permettersi di scegliere perché abbiamo un debito pubblico troppo alto: siamo più o meno costretti dalle circostanze a muoverci come ci stiamo muovendo. In Europa invece la scelta era possibile» e ha prevalso il partito del rigore.
È una decisione che ha un presupposto preciso e importante.
«Tutto questo - aggiunge Deaglio - fa ricadere la crisi più sul lavoro che sul capitale, se vogliamo usare vecchie categorie: c'è la fiducia, da parte dei politici che il lavoro "sopporti". Se traduciamo in italiano il solito, ossessivo richiamo a fare le riforme, sostanzialmente esse riducono le prerogative favorevoli ai lavoratori».
Deaglio non vuole giudicare se questi diritti siano o no eccessivi o se sia invece più giusto difenderli. «Il mio interrogativo principale non è se questa manovra sia economicamente sostenibile: lo è. Ma lo sarà politicamente e socialmente? Ho qualche dubbio».
Il panorama europeo alimenta le perplessità dell'economista: i governi, ricorda, sono spesso incapaci di azioni incisive, le loro maggioranze tendono a sfaldarsi di fronte alle decisioni difficili, a volte sono spazzati via come è capitato ai laburisti (o anche ai liberaldemocratici giapponesi).
«Il malcontento popolare comincia a farsi sentire», aggiunge Deaglio, riferendo sondaggi, anche italiani, che danno sempre più consenso alle forze politiche estreme, di destra e di sinistra. E ancora: Olanda e Belgio sono senza governo mentre in Francia e Germania i governi sono stati puniti dal voto locale. «Se la gente percepisce (le riforme, ndr) come "macelleria sociale", per usare un linguaggio colorito per una realtà magari non così forte, come facciamo a fargli cambiare opinione e dirgli: la ricetta è questa? Le scelte saranno allora dettate dalla politica, la politica vera».................
...........Occorrebbe dunque riflettere bene su cosa fare, dar vita a una politica alta, vera. L'Italia è in grado di creare qualcosa del genere? «In questo momento direi assolutamente no.
La politica si gioca su un orizzonte che quando va bene è di sei mesi, non è attenta a come è fatta la società, si limita a guardare i sondaggi d'opinione. Occorrerebbe un cambiamento d'atteggiamento». Non impossibile, peraltro.
«Negli anni 50 si era molto coscienti di vivere dei boom di tipo storico, c'era tutto un lavorio intellettuale. Tutte le parti politiche avevano riviste, intellettuali di riferimento, centri che lavoravano su leggi destinate a cambiare per un quarto di secolo questo o quell'aspetto del paese». Tutto questo è quasi scomparso, e quel poco che si produce, conclude Deaglio, non è ascoltato dai politici. «È da qui che occorre ripartire: se non riprendiamo in mano i discorsi di lungo periodo, saremo sempre una navicella sbattuta qua e là che non sa andare avanti».
martedì 20 luglio 2010
Scadenze a Go Go e Banchieri dal “Tocco d’oro”
Un report di Standard & Poor citato dal Sole24ore mette in evidenza i problemi relativi al rifinanziamento dei debiti corporate nei prossimi anni. Stando alle stime della società, da qui al 2013, dovranno essere rimborsati più di 3.000 miliardi di dollari, con un picco di 903 miliardi previsto per il prossimo anno. In un precedente report, S&P analizzava il fabbisogno finanziario legato alle operazioni di Leverage Buyout. La maggior parte di queste sono state poste in essere tra il 2006 ed il 2007, con mercati monetari e finanziari in condizioni particolarmente favorevoli sotto il profilo dei tassi e della liquidità. La duration media di queste operazioni oscilla tra i 7 e i 9 anni e le necessità di rifinanziamento dovrebbero raggiungere il loro apice tra il 2014 ed il 2015 per importi noti di circa 40 – 45 miliardi di euro (molte operazioni di finanziamento di LBO non sono pubblicizzate e quindi la stima è ovviamente al ribasso). In questo scenario vanno aggiunte poi le necessità di cassa degli Stati sovrani, i quali nel solo 2011 dovranno chiedere ai mercati circa 870 miliardi di dollari a titolo di rifinanziamento, più gli oneri derivanti dal servizio del debito, nonché il finanziamento dei rispettivi deficit..................
Fatturato in crescita, il più alto dal 2008
ed ecco la notizia positiva della settimana, basta preoccuparvi, noi stiamo meglio di altri, la crisi è alle nostre spalle, ne siamo usciti meglio di altri paesei, ci vuole ottimismo… la crisi è solo una percezione sbagliata.
Ma come non vi siete accorti di quanto stiamo meglio? Colpa vostra che non date retta alle televisioni ed ai giornali di stato, agli istituti di statistica nazionali, ma volete cercare false verità per criticare sempre tutto e tutti…
Ecco allora una notizia per chi vuole ancora credere alla solita aria fritta e si ostina a comprare giornali che danno da due anni le stesse notizie.
Ma quanti segnali di ripresa abbiamo avuto? Eppure oramai i poveri in Italia sono il 13%… come mai? Sarà che questi non credono alle fantanotizie e non si nutrono con l’aria fritta che questo governo ci propina da un paio di anni… mah… chi lo sa! Sarà sicuramente colpa nostra e non non lo capiamo ancora. Certo è che la colpa vera che ci dobbiamo dare è quella di continuare a permettere a questa gente di prenderci per il sedere….
Segnali di ripresa per l’industria italiana: a maggio l’incremento è stato dell’8,9% rispetto all’anno prima
ROMA – Il fatturato dell’industria italiana ha registrato a maggio un aumento dell’8,9% rispetto allo stesso mese del 2009 e dello 0,8% rispetto ad aprile. Per quanto riguarda il dato tendenziale, si tratta del più alto dal febbraio del 2008. Lo comunica l’Istat precisando che l’indice grezzo ha segnato un rialzo del 12,5% su base annua. (Fonte: Ansa)
lseguono i commenti delle Impresecheresistono
Vieni a produrre in Svizzera, ti conviene
Pino Scalenghe è un imprenditorie meccanico. È partito di prima mattina dalla sua azienda torinese per partecipare all’assemblea dei “Contadini del tessile” a Busto Arsizio e fare il punto sulla legge sul made in Italy. Secondo lui, nonostante aderisca al movimento "Imprese che resistono", la partita con Cina e India è persa da tempo. L’unica alternativa alla chiusura èrilanciare la palla in Europa. «Io la guerra con i cinesi non la inizio nemmeno – dice Scalenghe -. La mia preoccupazione è che non reggiamo più il confronto con la produzione tedesca e francese. Quindi è nei confronti degli altri paesi europei che dobbiamo essere più competitivi»................
lunedì 19 luglio 2010
La politica alla prova della realtà economica
di Mario Seminerio
...................In questo quadro di marcate “anomalie” storiche, anche gli orientamenti dell’elettorato sono destinati a mutare. La scomparsa del welfare o il suo forte ridimensionamento a pressione fiscale invariata o crescente, (a causa dalla crisi fiscale dello stato occidentale), rischia di minare dalle fondamenta il contratto sociale formatosi nel Novecento. Mentre l’invariabile prosperità di banche ed imprese globali rischia di innescare movimenti di opinione populistici, ove non propriamente anti-capitalistici. In alcune realtà, come quella italiana, in cui la corporativizzazione dei rapporti economici tocca da sempre livelli patologici, frenando crescita e produzione di risorse fiscali, questo processo anti-politico e anti-sistema potrebbe affiorare prima che altrove. Con una classe politica (e più in generale, una classe dirigente) così oligarchizzata ed incapace di comprendere ciò che accade fuori dal proprio ristrettissimo orizzonte, ci sono motivi di acuta inquietudine.
...................In questo quadro di marcate “anomalie” storiche, anche gli orientamenti dell’elettorato sono destinati a mutare. La scomparsa del welfare o il suo forte ridimensionamento a pressione fiscale invariata o crescente, (a causa dalla crisi fiscale dello stato occidentale), rischia di minare dalle fondamenta il contratto sociale formatosi nel Novecento. Mentre l’invariabile prosperità di banche ed imprese globali rischia di innescare movimenti di opinione populistici, ove non propriamente anti-capitalistici. In alcune realtà, come quella italiana, in cui la corporativizzazione dei rapporti economici tocca da sempre livelli patologici, frenando crescita e produzione di risorse fiscali, questo processo anti-politico e anti-sistema potrebbe affiorare prima che altrove. Con una classe politica (e più in generale, una classe dirigente) così oligarchizzata ed incapace di comprendere ciò che accade fuori dal proprio ristrettissimo orizzonte, ci sono motivi di acuta inquietudine.
Tra ricchezza e indifferenza
......Esiste insomma oggi, in Italia, un grande problema politico della ricchezza, della gestione e della rappresentanza politica dei ceti abbienti, tra l’altro cresciuti quantitativamente negli ultimi anni a spese del lavoro dipendente. Tale problema riguarda principalmente la destra. La quale si è accontentata finora di seguirne pedissequamente i desiderata, senza neppure cercare di dare loro una prospettiva diversa da quella egoistica da essi naturalmente espressa. Con ciò però condannandosi ad una funzione politicamente subalterna e troppo spesso, se è permesso dirlo, eticamente alquanto penosa.
Economia: il mondo sommerso da un debito di 1 quadrilione di dollari
WSI) – Il sistema economico-finanziario mondiale e' ormai inondato dal debito. E' un fenomeno storico di cui noi, in questa generazione, siamo testimoni, qui ed ora. E' la piu' grande bolla debitoria di sempre, pari in totale a un quadrilione di dollari. Esatto, questo neologismo lo coniamo in Italia qui su WSI per dare l'idea di quale sia l'ammontare di carta a buffo che ci sommerge. In cifre $1.000.000.000.000.000, cioe' 10 alla 15esima. Fate finta che un secondo sia come un dollaro. Un milione di secondi equivale a dodici giorni. Un miliardo di secondi sono 32 anni e cinque trilioni di secondi oltre 158 mila anni. A quanti anni luce corrisponde un quadrilione? Rigiriamo la domanda ai nostri lettori matematici o ingegneri.
Come faremo a ripagare questa enorme massa di carta stampata dalle banche centrali, che davvero non ha precedenti nella storia economica dell'umanita'? Una soluzione radicale sarebbe fare un colossale default planetario, azzerare tutto, e ripartire dal "via". Ovviamente non e' possibile (a meno di ipotesi intermedie di ristrutturazione) pena il crack di sistemi politici basati quasi tutti su ordinamenti "law & order" e sul rispetto di leggi e contratti; torneremmo a scambiarci conchiglie, ossa di tibia e per gli amanti dell'economia jurassica, lingotti d'oro (e' una provocazione: aspettiamo le reazioni dei molti fan del metallo giallo).
Invece, l'enorme massa di debito puo' essere solo "servita" da ulteriore crescita dell'economia mondiale. E questo e' il punto. Perche' sembra proprio che il motore dello sviluppo economico nel mondo si sia imballato in conseguenza della devastante crisi finanziaria del 2008-2009 esplosa in America e diffusasi come in virus aggressivo in ogni angolo della Terra. Il capitalismo sta vivendo una di quelle crisi devastanti di cui nemmeno Carl Marx nel piu' idilliaco dei suoi sogni si sarebbe immaginato. Il risultato e' che vediamo in atto enormi pressioni deflazionistiche nel mondo occidentale sviluppato. L'ulteriore conseguenza potrebbe essere una depressione deflazionaria globale con successive dislocazioni geopolitiche molto pesanti (lasciamo alla fantasia di ciascun lettore immaginarle per varie zone geografiche)
La maggior parte dei titoli sui media piu' seri e non al servizio delle propagande politiche locali, negli ultimi mesi si e' incentrata nella descrizione della questione "debito" parlando dei problemi concreti di Grecia, Portogallo e Italia (il nostro paese ha il record rapporto debito/pil in Europa al 118%, con 1.827 trilioni di euro, ed il terzo del mondo). Eppure gli Stati Uniti quest'anno hanno un debito pari a $8 trilioni di dollari e il debito sovrano in Giappone e' a livello di rischio ancora piu' alto (n.1 nel mondo) con un rapporto debito/pil del 219%. Il Giappone in questi mesi sta onorando il debito a un tasso dell'1.50%. Se i tassi dovessero per qualche motivo risalire al 3.50%, Tokyo non sarebbe nemmeno in grado di pagare gli interessi...........
.........La lezione che abbiamo imparato - dopo la recente gravissima crisi finanziaria, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929 - e' che i banchieri, la maggior parte dei quali non sono ne' lungimiranti ne' colti, ancora guidano i destini del mondo. In Italia si parla di cricche, caste e P3: si tratta di realta' inconfutabili e non di "montature" o "polveroni", come afferma il nostro premier Silvio Berlusconi. Eppure cricche, caste e P3 fanno tutte ineluttabilmente capo a una super-lobby: quella dei banchieri.........
Come faremo a ripagare questa enorme massa di carta stampata dalle banche centrali, che davvero non ha precedenti nella storia economica dell'umanita'? Una soluzione radicale sarebbe fare un colossale default planetario, azzerare tutto, e ripartire dal "via". Ovviamente non e' possibile (a meno di ipotesi intermedie di ristrutturazione) pena il crack di sistemi politici basati quasi tutti su ordinamenti "law & order" e sul rispetto di leggi e contratti; torneremmo a scambiarci conchiglie, ossa di tibia e per gli amanti dell'economia jurassica, lingotti d'oro (e' una provocazione: aspettiamo le reazioni dei molti fan del metallo giallo).
Invece, l'enorme massa di debito puo' essere solo "servita" da ulteriore crescita dell'economia mondiale. E questo e' il punto. Perche' sembra proprio che il motore dello sviluppo economico nel mondo si sia imballato in conseguenza della devastante crisi finanziaria del 2008-2009 esplosa in America e diffusasi come in virus aggressivo in ogni angolo della Terra. Il capitalismo sta vivendo una di quelle crisi devastanti di cui nemmeno Carl Marx nel piu' idilliaco dei suoi sogni si sarebbe immaginato. Il risultato e' che vediamo in atto enormi pressioni deflazionistiche nel mondo occidentale sviluppato. L'ulteriore conseguenza potrebbe essere una depressione deflazionaria globale con successive dislocazioni geopolitiche molto pesanti (lasciamo alla fantasia di ciascun lettore immaginarle per varie zone geografiche)
La maggior parte dei titoli sui media piu' seri e non al servizio delle propagande politiche locali, negli ultimi mesi si e' incentrata nella descrizione della questione "debito" parlando dei problemi concreti di Grecia, Portogallo e Italia (il nostro paese ha il record rapporto debito/pil in Europa al 118%, con 1.827 trilioni di euro, ed il terzo del mondo). Eppure gli Stati Uniti quest'anno hanno un debito pari a $8 trilioni di dollari e il debito sovrano in Giappone e' a livello di rischio ancora piu' alto (n.1 nel mondo) con un rapporto debito/pil del 219%. Il Giappone in questi mesi sta onorando il debito a un tasso dell'1.50%. Se i tassi dovessero per qualche motivo risalire al 3.50%, Tokyo non sarebbe nemmeno in grado di pagare gli interessi...........
.........La lezione che abbiamo imparato - dopo la recente gravissima crisi finanziaria, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929 - e' che i banchieri, la maggior parte dei quali non sono ne' lungimiranti ne' colti, ancora guidano i destini del mondo. In Italia si parla di cricche, caste e P3: si tratta di realta' inconfutabili e non di "montature" o "polveroni", come afferma il nostro premier Silvio Berlusconi. Eppure cricche, caste e P3 fanno tutte ineluttabilmente capo a una super-lobby: quella dei banchieri.........
domenica 18 luglio 2010
Il mercato dice: probabilità di default Italia a 5 anni 15,5%!
..........A quanto ammontano i debiti pubblici mondiali? A fine 2009, l’astronomica cifra era di 34 mila miliardi di dollari, qui i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, con i 23 Paesi oltre i 100 miliardi di $ di debito, e l’aumento relativo 2007-09. Attenti che il debito USA di fine 2009 a 7,8 triliardi (1 triliardo uguale mille miliardi) di dollari è di molto sottostimato: nel debito federale ufficiale non rientra infatti, per norme contabili USA, il debito di 8,1 triliardi a fine 09 relativo a Freddie Mae e Fannie Mac integralmente pubblici, né i 4,1 triliardi relativi al debito sanitario e previdenziale pubblico. In parole povere, il debito pubblico “vero” USA batte tutti glia ltri, con oltre 20mila miliardi di dollari ed è già dunque al 115% del GDP USA, come quello italiano a fine 09. Aggiungo che nel primo trimestre 010 il debito pubblico tedesco, qui quinto dopo Giappone, USA, Italia e Francia, ci ha superato ed è a oggi il terzo al mopndo per consistenza, poi Italia quarta e segue Francia. In ogni caso, il debito pubblico totale è aumentato di oltre il 30% in due anni. Non sono pazzi, i mercati, a diffidarne. A fine anno scorso, prima dell’esplosione dell’eurocrisi, il debito pubblico era già diventato la voce di debioto più pesante al mondo, rispetto ai bonds privati.......
sabato 17 luglio 2010
Crisi: Cgil, a giugno 660mila in cig
Sono oltre 660mila i lavoratori coinvolti nei processi di cassa integrazione da inizio anno con pesanti riflessi in busta paga, pari a una decurtazione del reddito per una cifra di oltre 2,4 miliardi di euro. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil Nazionale nel rapporto di giugno. Un’analisi, inoltre, che alla luce degli oltre 660mila lavoratori stabilmente in Cig ricalcola il tasso di disoccupazione, contemplando anche gli inattivi, che passa così dal 9,1% (certificato dall’Istat per il primo trimestre) al 12,1%.
Dall’analisi della Cgil, il ricorso alle ore di Cassa integrazione conferma il trend al ribasso per quella ordinaria e per quella straordinaria ma vede un poderoso aumento della cassa integrazione in deroga (Cigd), ovvero lo strumento che estende gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che finora non erano tutelati. Le ore di Cigd a giugno, infatti, aumentano su maggio del +7,30%, attestandosi così al valore più alto degli ultimi 18 mesi, mentre per quanto riguarda il primo semestre 2010 l’aumento tendenziale è del 637,51%, per un totale di 155.497.686 ore di Cigd. Quanto al tiraggio, il rapporto precisa che le ore effettive registrate nei primi quattro mesi (215.635.882) - pari a 336.931 lavoratori a zero ore - hanno già raggiunto il valore delle ore utilizzate nei primi sei mesi dello scorso anno segnando così un peggioramento di circa il 30% sul consumo effettivo di Cig sul 2009..............
.....TASSO DISOCCUPAZIONE - Il numero dei lavoratori in Cig, se sommato al numero degli inattivi (290.846 unità) e al totale dei disoccupati (2.273.318 unità), porta il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat per il primo semestre dell’anno dal 9,1% al 12,1%. “Queste cifre potevano e potrebbero essere ridotte da azioni preventive contro la disoccupazione ma - conclude Scudiere - con la manovra del Governo invece questi dati sono destinati al peggioramento in assenza di politiche adeguate a fronteggiare la crisi per il lavoro e lo sviluppo”.
Dall’analisi della Cgil, il ricorso alle ore di Cassa integrazione conferma il trend al ribasso per quella ordinaria e per quella straordinaria ma vede un poderoso aumento della cassa integrazione in deroga (Cigd), ovvero lo strumento che estende gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che finora non erano tutelati. Le ore di Cigd a giugno, infatti, aumentano su maggio del +7,30%, attestandosi così al valore più alto degli ultimi 18 mesi, mentre per quanto riguarda il primo semestre 2010 l’aumento tendenziale è del 637,51%, per un totale di 155.497.686 ore di Cigd. Quanto al tiraggio, il rapporto precisa che le ore effettive registrate nei primi quattro mesi (215.635.882) - pari a 336.931 lavoratori a zero ore - hanno già raggiunto il valore delle ore utilizzate nei primi sei mesi dello scorso anno segnando così un peggioramento di circa il 30% sul consumo effettivo di Cig sul 2009..............
.....TASSO DISOCCUPAZIONE - Il numero dei lavoratori in Cig, se sommato al numero degli inattivi (290.846 unità) e al totale dei disoccupati (2.273.318 unità), porta il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat per il primo semestre dell’anno dal 9,1% al 12,1%. “Queste cifre potevano e potrebbero essere ridotte da azioni preventive contro la disoccupazione ma - conclude Scudiere - con la manovra del Governo invece questi dati sono destinati al peggioramento in assenza di politiche adeguate a fronteggiare la crisi per il lavoro e lo sviluppo”.
È cominciata la partita finale: Scendiamo in tempo!
di Lyndon H. LaRouche, Jr.
12 luglio 2010
...........Già nel 1984, al tempo in cui il futuro presidente del Federal Reserve System Alan Greenspan stava ancora complottando per distruggere le protezioni assicurate all'economia americana dalla legge Glass-Steagall, quando il miserabile era funzionario della banca JP Morgan per conto dei mercati londinesi, il processo di bancarotta del mondo attraverso l'abrogazione di Glass-Steagall era già in corso.
La successiva abrogazione di Glass-Steagall, nel 1999, compiuta da infestazioni verminose come il complice di Greenspan Larry Summers, ha scatenato negli ultimi due decenni la più grande iperinflazione globale della storia mondiale.
Ora ci troviamo in un momento in cui l'economia della sezione transatlantica dell'economia mondiale sta inclinandosi in una crisi peggiore persino di quella iperinflazionistica di Weimar nell'autunno 1923, più modesta di quella odierna.
La forma di questa crisi è iperinflazionistica nello stesso senso della fase che la crisi di Weimar raggiunse dalla primavera all'autunno 1923; ma l'attuale caso è già, immediatamente, molto peggiore di quanto si conosca nella storia moderna dalla Pace di Westfalia del 1648. Infatti, l'intenzione britannica nel ruolo di punta che essa svolge come fattrice del collasso imminente, eseguita col concorso di rilevanti creduloni in Germania e altrove, è quella di "porre fine al sistema di Westfalia".
L'aspetto più critico degli sviluppi post-2001 incentrati sui mercati finanziari transatlantici è un collasso dell'economia reale allo stesso tempo che l'espansione di titoli puramente fittizi, nominali, come quelli associati ai mercati finanziari derivati, si è impennata oltre tutte le stime possibili fino a raggiungere la dimensione di oltre un quadrilione (un milione di miliardi, ndt.) di dollari USA nominali, in ciò che sono gli attuali titoli finanziari senza valore che inquinano i conti dei mercati di Wall Street e del Commonwealth britannico. Il tasso di aumento del rapporto tra il capitale finanziario puramente fittizio e il capitale produttivo definito da un metro Glass-Steagall per l'attivitá bancaria commerciale, è ora pienamente iperbolico.......................
LA FDIC NE FA FALLIRE ALTRE 5 ! ITALIA NEL MEDIOEVO
............................invece che ridurre le tasse per alleviare la sofferenza dei cittadini e aiutarli...ASSUMEVA NUOVI ESATTORI CHE OBBLIGAVANO IL POPOLO A PAGARE E RIDURLO COSI' ALLA FAME E ALLA MISERIA
I Tronchetti Provera, i Caltagirone, i Berlusconi, i Geronzi, i Benetton, i Bazoli, Passera, Profumo, i Moratti, Della Valle, i Geronzi, i Colannino, i Gavio, i Ligresti.....
e la lista si allunga includendo, politici di destra e sinistra oggi al potere (e VOLUTAMENTE SENZA IDEE INNOVATIVE) e tutti quegli imprenditori di palazzo, CHE VIVONO A RIDOSSO DELLE MURA ROMANE IN CERCA DI UN APPALTO, UNA SOCIETA' DA GESTIRE CON TARIFFE PUBBLICHE INDEROGABILI.......UN AIUTO POLITICO PER SOPPERIRE ALLE LORO DEFICIENZE IMPRENDITORIALI E PER SOPPORTARE IL PESO DEI DEBITI SEMPRE MAGGIORI..
UN MANIPOLO DI CENTURIONI CHE DIFENDERANNO LO STATUS QUO POLITICO IMPRENDITORIALE FINO ALLA FINE...USANDO TUTTI I MEZZI (Televisione, giornali, leggi ad hoc, magistratura, corruzione....ed esercito)....................
I Tronchetti Provera, i Caltagirone, i Berlusconi, i Geronzi, i Benetton, i Bazoli, Passera, Profumo, i Moratti, Della Valle, i Geronzi, i Colannino, i Gavio, i Ligresti.....
e la lista si allunga includendo, politici di destra e sinistra oggi al potere (e VOLUTAMENTE SENZA IDEE INNOVATIVE) e tutti quegli imprenditori di palazzo, CHE VIVONO A RIDOSSO DELLE MURA ROMANE IN CERCA DI UN APPALTO, UNA SOCIETA' DA GESTIRE CON TARIFFE PUBBLICHE INDEROGABILI.......UN AIUTO POLITICO PER SOPPERIRE ALLE LORO DEFICIENZE IMPRENDITORIALI E PER SOPPORTARE IL PESO DEI DEBITI SEMPRE MAGGIORI..
UN MANIPOLO DI CENTURIONI CHE DIFENDERANNO LO STATUS QUO POLITICO IMPRENDITORIALE FINO ALLA FINE...USANDO TUTTI I MEZZI (Televisione, giornali, leggi ad hoc, magistratura, corruzione....ed esercito)....................
venerdì 16 luglio 2010
«Ho scritto io il romanzo delle Pmi in affanno»
di Edoardo Nesi
........Nel frattempo il mio piccolo, coraggioso libro diventa protezionista solo perché racconto la verità, e cioè che l'intera industria manifatturiera italiana, au contraire, è stata invece lasciata in balia dell'invasione dei prodotti cinesi dalla negligenza e dall'incuria dei nostri politici, impegnati ormai da 15 anni solo ad accapigliarsi intorno alle titaniche questioni penali e personali di Berlusconi.
Tutto ciò nella pressoché generale acquiescenza degli economisti, quasi tutti impegnati a recitare di continuo alla radio, alla televisione, nei convegni e nelle orecchie dei ministri d'ogni credo politico il loro mantra ottimistico secondo il quale la globalizzazione non poteva portare che bene, a tutti; che le tasse erano bellissime; che i nostri ragazzi senza lavoro costretti a vivere nelle case dei loro genitori non erano che bamboccioni......
........Però io vivo immerso in una città che sta diventando uno dei simboli della situazione disastrosa in cui si trova gran parte della piccola e media e grande industria italiana, schiacciata nella morsa tra mercati sempre più recalcitranti a comprare i nostri prodotti e un sistema bancario che sembra divertirsi a inventarsi sempre nuove regole per restringere il credito alle imprese, e mi chiedo quanto potrà durare, questo stato di cose. Quante aziende dovranno chiudere, quante persone dovranno perdere i loro posti di lavoro, quanti giovani dovranno sentirsi inadeguati prima che qualcuno chieda scusa e ammetta che l'intera politica industriale italiana degli ultimi 15 anni è stata ciecamente condotta nei paraggi del baratro dall'osservanza cieca ai principi astratti dei liberisti, importati d'oltreoceano e imparati a pappagallo, ammantati d'un sudario di cinismo che si stende su una serie di argomenti vuoti, vieti e spietati, il più comico dei quali mi fa prudere le mani ogni volta che lo sento, e recita che il gioco della globalizzazione è a somma positiva - come se la globalizzazione potesse essere definita un gioco............................
........Nel frattempo il mio piccolo, coraggioso libro diventa protezionista solo perché racconto la verità, e cioè che l'intera industria manifatturiera italiana, au contraire, è stata invece lasciata in balia dell'invasione dei prodotti cinesi dalla negligenza e dall'incuria dei nostri politici, impegnati ormai da 15 anni solo ad accapigliarsi intorno alle titaniche questioni penali e personali di Berlusconi.
Tutto ciò nella pressoché generale acquiescenza degli economisti, quasi tutti impegnati a recitare di continuo alla radio, alla televisione, nei convegni e nelle orecchie dei ministri d'ogni credo politico il loro mantra ottimistico secondo il quale la globalizzazione non poteva portare che bene, a tutti; che le tasse erano bellissime; che i nostri ragazzi senza lavoro costretti a vivere nelle case dei loro genitori non erano che bamboccioni......
........Però io vivo immerso in una città che sta diventando uno dei simboli della situazione disastrosa in cui si trova gran parte della piccola e media e grande industria italiana, schiacciata nella morsa tra mercati sempre più recalcitranti a comprare i nostri prodotti e un sistema bancario che sembra divertirsi a inventarsi sempre nuove regole per restringere il credito alle imprese, e mi chiedo quanto potrà durare, questo stato di cose. Quante aziende dovranno chiudere, quante persone dovranno perdere i loro posti di lavoro, quanti giovani dovranno sentirsi inadeguati prima che qualcuno chieda scusa e ammetta che l'intera politica industriale italiana degli ultimi 15 anni è stata ciecamente condotta nei paraggi del baratro dall'osservanza cieca ai principi astratti dei liberisti, importati d'oltreoceano e imparati a pappagallo, ammantati d'un sudario di cinismo che si stende su una serie di argomenti vuoti, vieti e spietati, il più comico dei quali mi fa prudere le mani ogni volta che lo sento, e recita che il gioco della globalizzazione è a somma positiva - come se la globalizzazione potesse essere definita un gioco............................
IDEA/ Basta il gioco del Monopoli per scoprire i segreti della crisi
di Giovanni Passali
Riprendendo la definizione del Premio Nobel Paul Krugman, il signoraggio corrisponde “alle risorse reali che il governo guadagna stampando moneta che spende in beni e servizi”. La perdita economica di un governo che rinuncia alla propria autorità monetaria, a favore di una banca centrale che genera moneta a debito, corrisponde quindi al 200% del valore facciale della moneta, cioè ai beni e servizi che non può acquistare, più il debito che lo stato deve accendere per approvvigionarsi della stessa quantità di moneta...........
giovedì 15 luglio 2010
Le radici di una rara malattia
di Gabriele Grecchi
In poche altre occasioni sentirete un convinto assertore dei free markets sostenere - contrariamente a quanto si sta leggendo sui giornali nelle ultime settimane, quando si sente parlare di austerità fiscale - che questa volta “lo Stato deve intervenire tornando a spendere”.
In poche altre occasioni sentirete un convinto assertore dei free markets sostenere - contrariamente a quanto si sta leggendo sui giornali nelle ultime settimane, quando si sente parlare di austerità fiscale - che questa volta “lo Stato deve intervenire tornando a spendere”.
Sì, avete compreso bene: un fermo sostenitore del libero mercato vi sta dicendo che abbiamo bisogno di più spesa pubblica. È un’ammissione di sconfitta? Si tratta forse di una paradossale eresia?
No di certo. Più semplicemente è la presa di coscienza di una “malattia” dell’economia sinora mai veramente compresa, passata spesso in sordina - soprattutto a causa dello schiacciamento dell’informazione su un’agenda banale e limitata - e la cui medicina è da prendere certamente tappandosi il naso.
Ma cerchiamo innanzitutto di comprendere quale sia questa malattia, e poi vedremo di capire perché la soluzione - come sostiene anche il premio Nobel Paul Krugman- potrebbe essere maggiore spesa pubblica...............
mercoledì 14 luglio 2010
Sento anche io la necessità di condividere con voi qualche riflessione
Di Maurizio Anselmi
Carissimi, sento anche io la necessità di condividere con voi qualche riflessione.
Con grande determinazione sono venuto a Torino insieme a Michael (grande Amico ed insostituibile Collaboratore) partendo da Bologna, alzandomi presto al mattino con una grande gioia nel cuore al pensiero di una giornata insieme; pensando ad una giornata condivisa, pensando alla possibilità di far sentire la voce di ICR. LA NOSTRA VOCE.
Con grande determinazione sono venuto a Torino insieme a Michael (grande Amico ed insostituibile Collaboratore) partendo da Bologna, alzandomi presto al mattino con una grande gioia nel cuore al pensiero di una giornata insieme; pensando ad una giornata condivisa, pensando alla possibilità di far sentire la voce di ICR. LA NOSTRA VOCE.
Appena giunto in Piazza Vittorio ho visto dei volantini di ICR e con grande gioia ho iniziato a distribuirli insieme a Michael.
Vi posso garantire che ogni persona che passava di lì “cadeva nella Rete” … mi sentivo un giovane ragazzo impegnato nella sua “lotta” per “diffondere il verbo”.
Vi posso garantire che ogni persona che passava di lì “cadeva nella Rete” … mi sentivo un giovane ragazzo impegnato nella sua “lotta” per “diffondere il verbo”.
La cosa più bella ragazzi, a parte pochi inevitabili rifiuti, distribuendo le due comunicazione a tutte le persone di tutte le razze e di tutti i colori che passavano di lì, ho notato che anche i più giovani (come i più maturi) prestavano molta attenzione a quanto avevamo scritto sulla globalizzazione e sui nostri punti di lotta che stiamo portando avanti.
Erano tutti interessati!!!
Ritengo questo sia un importante segnale: la voglia di capire, la necessità di essere “alimentati di un ‘informazione giusta e vera”, da “una informazione di strada”. Una informazione diretta, che parte dalle significative esperienze di tutti noi. E’ vero, non eravamo in molti, ed è giusto “cazziare” coloro che non sono scesi in Piazza. Sono assolutamente d’accordo con voi ma, vorrei guardare oltre…
Vorrei pensare a cosa è per me ICR; e qui la mia fantasia comincia a prendere il volo…
Abbiamo creato grazie a Luca inizialmente ma subito a seguire grazie anche a Laura , a Massimo, a Pino, a Fausto e a tutti gli altri che erano con noi Lunedì (ed anche a coloro che per diversi e magari ingiustificati motivi non erano presenti) “un laboratorio di Idee”, di esperienze di vita, di testimonianze, un insieme di PERSONE VERE che vogliono con estrema fermezza provare ad andare avanti. Come ho detto altre volte è grazie ad ICR che ho trovato la forza di affrontare le banche e vederle unicamente “come semplici fornitori” facendo sentire loro chi è veramente Maurizio; le sue competenze, i sui piani industriali, i suoi progetti. E loro hanno abbassato le orecchie. Mi hanno ascoltato e due di loro mi hanno aiutato senza prendermi per il collo.
Ecco credo che ICR debba essere “un’officina” dove lavorare insieme per migliorare i nostri “strumenti”, dove crescere ed accrescere le nostre competenze, dove scambiarci le nostre esperienze per meglio affrontare la vita professionale e personale. Io in ICR ho trovato degli Amici: Laura, Fausto, Luca, Massimo, Pino, Paolo, Osvaldo, Elisa, Guido, Luisa, Mauro e tanti altri. Delle persone dalle quali ognuno di noi sta ricevendo qualcosa. Delle persone vere, delle persone che ti donano ciò che hanno di più importante: il loro modo di essere, la loro esperienza, la loro onestà, la loro umanità e le loro competenze. Esistono, sono veri e sono: ICIERRE. Di loro mi posso fidare; con loro posso fare.
Va bene, coinvolgiamo la politica, ma parliamo ai giovani, progettiamo insieme il nostro futuro e guardiamo avanti. Ricordiamocelo sempre dietro ogni grande crisi nascono “GRANDI OPPORTUNITA’!!!”
Questo è il mio sogno; questo è ciò che “respiro” e ciò che mi far star bene quando penso ad ICR.
Noi possiamo continuare su questa strada. E’ quella giusta!!!
Utilizziamo A.I.R. TUTTI!! E’ un importante strumento per scambiarci “meritocraticamente” delle opportunità. Miglioriamo insieme le nostre competenze, catturiamo nuove opportunità.
Questo è il vero volto di ICR; sta a noi divulgarlo e sono convinto che perseguendo con tenacia questi obiettivi il sole tornerà a splendere.
Questo è il vero volto di ICR; sta a noi divulgarlo e sono convinto che perseguendo con tenacia questi obiettivi il sole tornerà a splendere.
Abbiamo fatto un altro piccolo passo INSIEME. FORZA ICIERRE!!!
Un caro e sincero abbraccio a tutti voi,
Maurizio
ERAVAMO TANTI ? NO, NON BASTA … ASSOLUTAMENTE NON BASTA ! DOBBIAMO ESSERE MOLTI, MOLTI DI PIU’ PER CAMBIARE … IN CASO CONTRARIO …
Ieri sono stata alla manifestazione di ImpreseCheResistono a Torino.
In sostegno di ICR c’erano anche gli amici di STOP Equitalia, con in testa Alberto Goffi, Movisol con Andrew Spannaus, SOS Utenti che combatte l’usura bancaria, e tanti altri …
Ho girato un piccolo filmato amatoriale che presto provvederò a postarvi.
Per ora mi limito a condividere con voi alcuni pensieri a ruota libera:
SE TUTTO VA BENE SIAMO ROVINATI !
E non sono pessimista, tutt’altro! Infatti, se non è segno di speranza e ottimismo andare a Torino ieri, con il caldo che ti opprimeva, beh, sinceramente non so cosa sia !
Dico che siamo arrivati alla frutta perchè, parlando con le persone presenti, mi sono resa conto che la “sudamericanizzazione” ipotizzata dall’amico Stefano è già tra di noi e quello che è peggio é che ci stiamo rassegnando ad accettarla a braccia aperte.
Tra gli imprenditori presenti non c’è assolutamente una visione a lungo tempo: dicono che si è rivisto qualche ordine, ma poca roba che non permette loro assolutamente di pensare al domani. Molti stanno pensando seriamente ( molto seriamente ) di abbandonare l’Italia. E come dare loro torto? Sono scesi in piazza per la seconda volta in un anno e non hanno ottenuto assolutamente nulla o quasi, anzi, questo secondo atto è andato anche peggio del primo! Un anno fa ALMENO sono stati ricevuti dal presidente della Regione, ieri NO, Roberto Cota era a Roma.
Cos’è … secondo i nostri politici la situazione è migliorata? Un anno fa era “meglio” ascoltare, oggi neanche quello ?
Ma si rendono conto o no che non possono continuare a fare finta che il peggio sia veramente passato ?
Gli imprenditori avrebbero bisogno di segnali forti, di sentirsi PROTETTI E SOSTENUTI dalla classe politica, di qualsiasi colore essa sia. Ieri, il Cota della situazione, avrebbe dovuto non solo essere presente, ma “abbassarsi” e scendere in piazza, salire sul furgone allestito da ICR e parlare con i presenti! Non far salire una delegazione ai “piani alti” … ma essere uno di loro, uno fra di noi tutti !
“Il popolo delle partite iva“, in questi mesi tutti gli schieramenti politici si sono riempiti la bocca con questa frase e continuano a farlo !
Sono ben consapevoli che sono la spina dorsale della nostra economia, ma contemporaneamente non fanno NULLA per aiutarli.
PERCHE’ ?
Non hanno ancora capito ( o non vogliono ) che devono ascoltare, parlare e stabilire una strategia con questi piccoli che sono gli unici capaci di aiutare realmente a risollevare la situazione. Invece NO, si accomodano solo al tavolo con i soliti NOTI – di associazioni vecchie come il cucu - che fanno solo gli interessi dei pochi, a discapito dei molti.
ICR è un movimento pulito che nasce dalla pancia del nostro paese, un movimento SCOMODO a troppi perchè dice le cose come stanno veramente e se ne infiscia del politicamente correttoche ci ha portato a questo disastro.
ICR vede lontano, molto lontano e sta cercando di avvisare, lancia SOS, ma non è umanamente possibile che continui a fare don chisciotte!
Durante in percorso fatto per arrivare davanti alla Regione, mi guardavo intorno; sotto i portici negozi e bar con i proprietari sulla porta a guardare, anche perchè all’interno degli stessi locali pochissime persone …
Entro in un bar a prendere una bottiglietta d’acqua e sento la proprietaria dire: ” accidenti, hanno ragione, bla, bla, bla, … ”. Chino leggermente il capo, le faccio vedere il cappellino con la scritta “Imprese Che Resistono” e lei mi dice: ” Ah, è con loro? ” ed io “Certo, e forse ci dovrebbe essere anche lei. In alternativa mettiamoci in testa che i nostri figli dovranno accontentarsi di una ciotola di riso, perchè la prossima Cina è qui !” e me ne esco anche un pò incavolata.
Già, sono lì ad attendere il consumatore e non hanno l’istinto di alzarsi, chiamare i loro collaboratori e dire: ” ragazzi chiudiamo un’ora e andiamo con loro!”
Questi sono i veri FALLITI, falliti nell’animo, falliti nella capacità di gruppo, falliti nella voglia di reagire e non continuare a stare seduti ad aspettare.
Perchè, parliamoci chiaro, questa crisi morderà forte, molto forte, nei prossimi mesi, tutti gli esercizi commerciali.
Tutto è cominciato dalla finanza per trasferirsi alle imprese; queste ultime hanno licenziato e chi è rimasto a casa se prima “consumava” oggi non può più … e i licenziamenti continueranno, è inevitabile!
E’ un domino di proporzioni gigantesche!
Quindi si andrà sempre meno al bar, sempre meno al ristorante, sempre meno a fare shopping … molto meno di quanto non si stia facendo oggi!
Se fino a qualche mese fa c’era chi diceva: ” … ringraziando abbiamo i dipendenti statali che sono sicuri e continuano a spendere …”.
Bene, anche quelli, poco per volta, verranno tagliati, se non come posto di lavoro, sicuramente come stipendio … perchè se le aziende chiudono, se i commercianti chiudono, ecc …. senza entrate lo stato “chiude” … è inevitabile!
E allora mi chiedo, perchè ieri in piazza non c’erano migliaia e migliaia di persone? Come si fa a non vedere il pericolo che abbiamo davanti a noi? Come facciamo a starcene tranquilli nelle nostre case ad attendere che altri risolvano i problemi?
E mai possibile essere così ciechi?
Siamo rovinati per questo! Siamo rovinati perchè tutti i piccoli imprenditori alzeranno le suola da questa Italia e fanno solo bene a pensare solo più a se stessi ed alle loro famiglie!
Non possiamo “morire” tutti perchè la maggioranza degli italiani è completamente stupida !
Gli italiani sanno solo unirsi se la nazionale di calcio vince i mondiali!
La frase che ieri ho sentito più volte e da diverse persone è stata: ” ci meritiamo tutto quello che abbiamo, governo compreso “.
Sono d’accordo, sono pienamente d’accordo !
Forse non tutti i lettori condivideranno, forse verrò attaccata, ma la mia opinione è che siamo una
MANICA DI COGLIONI !
Non posso essere più educata, non renderebbe al meglio il mio pensiero.
Infine, vorrei ringraziare pubblicamente Luca Peotta, il papà di Imprese Che Resistono.
Finchè avrò forza ti sosterrò Luca, ma devo essere sincera, ieri il pensiero ” ma chi te lo fa fare” mi ha sfiorato più di una volta !
Non so se gli imprenditori, che ieri in piazza non sono venuti, ti MERITANO. Quelli, per esempio, che hanno paura di esporsi o quelli che ti dicono ” tanto non serve a nulla” … e mandano avanti te per poi raccogliere i frutti che la tua battaglia gratuita porterà ( mi auguro ) per il bene di tutti !
Finchè, gli italiani tutti, non capiranno che questa è come la partita di calcio della vita e che la dobbiamo assolutamente vincere … continuerò a dire:
SE TUTTO VA BENE SIAMO ROVINATI !
Tanti auguri a tutti i nostri figli, ne hanno veramente tanto bisogno!
Un caro abbraccio a tutti gli amici presenti alla manifestazione.
Ciao
Tata Elisa
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