domenica 31 ottobre 2010

IMPRESE: L'INDEBITAMENTO MEDIO HA TOCCATO I 176.000 EURO

IMPRESE: L'INDEBITAMENTO MEDIO HA TOCCATO I 176.000 EURO


Secondo la CGIA di Mestre, l’indebitamento medio di ciascuna impresa italiana ha toccato i 176.596 euro.

La realtà provinciale più “scoperta” è Milano, con un importo medio per azienda pari a 418.361 €. Segue Brescia (324.037 € per azienda) e Siena (con 296.787 €). In termini percentuali, invece, l’aumento più sostenuto registrato nell’ultimo decennio spetta alla provincia di Siena (+229,7%): al secondo posto si colloca Rimini (+191,8%) ed al terzo posto Grosseto (+156,9%).

Negli ultimi 10 anni la crescita dell’indebitamento è stata del +93,6%. Sempre nello stesso periodo, invece, l’aumento dell’inflazione è stato poco superiore al +23%. In termini assoluti l’esposizione con il sistema bancario ha raggiunto, a fine 2009, i 933 miliardi di euro................

'Partite iva, pensioni e politica dello struzzo' di Dario Di Vico. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera

'Partite iva, pensioni e politica dello struzzo' di Dario Di Vico. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera


Ci sono alcune verità che tra gli addetti ai lavori hanno ampia circolazione e costituiscono addirittura la base di discussioni e contraddittori nei convegni o nelle tavole rotonde. Quelle stesse verità alcune volte si ha paura o pudore di farle uscire dal perimetro delle élite,e raccontarle al grande pubblico. In qualche caso chi fa questa scelta agisce in perfetta buona fede, «per non creare allarmismo sociale» si giustifica.

Così facendo però la politica finisce per imitare il comportamento degli struzzi e viene meno ai suoi compiti. E allora proviamo a dirla una di queste verità: stiamo creando intere legioni di (futuri) pensionati poveri. I lavoratori parasubordinati e le partite Iva che oggi hanno tra i 35 e i 25 anni devolvono alla gestione separata dell'Inps circa il 27% dei loro introiti, ma alla fine andranno in pensione con un assegno che difficilmente permetterà loro di vivere degnamente.

La causa di questa drammatica contraddizione risiede nel combinato disposto tra effetti del sistema contributivo, basso tasso di crescita del Pil e carriere lavorative irregolari e discontinue. Domanda: vogliamo instaurare per tempo un dialogo trasparente con questi lavoratori e spiegare nel dettaglio cosa sta accadendo coni loro accantonamenti pensionistici o preferiamo trasferire cinicamente la patata bollente a quanti governeranno domani?..................

La Pa non paga e strozza l’economia - QdS - Regionale di Economia Istituzioni Ambiente No Profit e Consumo

La Pa non paga e strozza l’economia - QdS - Regionale di Economia Istituzioni Ambiente No Profit e Consumo

Pa e debiti. I ritardi nei pagamenti affossano le imprese.
Direttiva Ue. Il Parlamento europeo ha dato il via libera a nuove norme per limitare i ritardi di pagamento delle Pa verso i fornitori. Gli enti pubblici saranno tenuti a pagare entro 30 giorni i servizi o i beni acquistati.
400 giorni. I ritardi delle Pa subiscono gravissime accelerazioni in Sicilia dove ci sono punte di due anni e che in media si aggirano sui 400 giorni, quindi 370 giorni in più rispetto a quanto dice la direttiva Ue.

Nel 2009 gli indebitamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese siciliane sono saliti ancora. “Arrivano ai quattro miliardi e mezzo di euro” rivela una ricerca di Astrid, fondazione per le ricerche nelle pubbliche amministrazioni. La Sicilia è una di quelle regioni che sta peggio: in proporzione ha uno dei debiti più alti in Italia ed ha in assoluto i ritardi più sostanziosi che arrivano a toccare, anche i due anni come punta massima. Complessivamente, nei confronti della P.A. le aziende private devono ancora riscuotere una somma che si aggira tra i 60 e i 70 miliardi. Quasi un quarto dei 300 miliardi d’insoluti in tutta Europa.
In tutto questo ne subiscono le conseguenze le imprese, letteralemente messe in ginocchio dalla Pa.

venerdì 22 ottobre 2010

LA LETTERA - 'Forse é low cost, sicuramente non è Made in Italy'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera

LA LETTERA - 'Forse è low cost, sicuramente non è Made in Italy'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera

Vivere alla grande

di R. Alabiso

Stamattina sul marciapiede sono stato attratto dal luccichio argentato di un biglietto lasciato a terra da qualcuno che aveva tentato la fortuna. Era un gratta e vinci della serie Vivere alla grande nuova lotteria che è stata presentata così : "'Vivere alla grande” è stato ideato e pensato a seguito del grande successo di “Turista per sempre'", dichiara l' ad di Lotterie nazionali, Marzia Mastrogiacomo, e aggiunge: "Gli italiani non vogliono dover scegliere tra la rendita e il grande premio ma amano l'idea di poter ottenere entrambe con un solo biglietto. Si tratta di una tendenza cui intendiamo rispondere con un'offerta ancora più premiante".
E’ passato circa un anno da una delle prime riflessioni sul mio lavoro < Essere artigiani oggi, la passione per la bellezza >, che aveva sostanzialmente lo scopo di richiamare l’attenzione su quei mestieri che da sempre nel nostro paese, hanno dato occupazione, creato ricchezza e ci hanno distinto nel mondo per le nostre capacità creative legate a grandi tradizioni come la ceramica, l’ebanisteria, il ferro battuto, l’argenteria, l’oreficeria, la lavorazione artistica del marmo, del vetro, le fonderie ecc. Il nostro è sempre stato un paese d’imprenditori, che specialmente nel dopoguerra hanno avviato e sostenuto la ripresa, non soltanto costruendo strade ponti e ferrovie, ma facendo riemergere e dando speranza, dopo la tragedia bellica, al desiderio di ognuno di mettere su famiglia, di giocarsi con la vita e cercarne il senso più vero, di restituire alle città quella bellezza violentemente sottratta a case chiese strade e piazze ricche di storia.
Oggi questa crisi economica mondiale che tutti giudichiamo la più grave dopo quella del 1929, con una violenza ovviamente diversa, sta causando danni per certi versi paragonabili a quelli di una guerra, la distruzione della speranza e della dignità di chi non trova lavoro o lo perde, di chi chiude l’impresa dopo anni di sacrifici, dei giovani che non trovano lavoro e non mettono su famiglia, ai pastori ormai stremati in Sardegna, ai ricercatori e insegnanti senza contratto ecc. a cui buona parte della popolazione e della politica assiste inerme e anche indifferente, più o meno come pochi giorni fa nella metropolitana di Roma, dove solo dopo lunghissimi minuti qualcuno si è fermato a chiamare soccorso per una giovane madre stesa a terra da un pugno che l’ha uccisa. 
C’è da ricordare che la seconda guerra mondiale ha avuto origine dalla crisi economica della Germania, che poi nell’indifferenza del mondo ha sterminato per sottrarne le ricchezze, sei milioni di ebrei e non solo. E’ l’economia a sostenere qualsiasi forma di organizzazione sociale e di potere evoluto, anche fosse la Democrazia più perfetta. Oggi  tutto si muove infatti in funzione di finanza e mercati, ma i capitali anonimi, che Benedetto  XVI ha indicato come uno dei mali del nostro tempo, stanno mettendo l’economia reale in ginocchio, anzi alcuni settori produttivi, sono già stati schiacciati senza suscitare reazioni né di classe politica né tanto meno dell’opinione pubblica;  molti economisti che scrivono nei giornali più blasonati e che vediamo sempre più frequentemente negli schermi piatti al plasma o in internet, si ostinano ancora a giudicare come processo naturale nonché opportuno, la selezione darwiniana delle PMI e di tanti antichi mestieri non comprendendo o evitando di farlo, quali sono di le ripercussioni sociali ed umane ed economiche di una così rapida “deforestazione” del territorio. Le nostre industrie manifatturiere di un tempo, abbigliamento, calzaturiero, elettrodomestici ecc. ma anche alimentare, hanno lasciato vuoti i capannoni, che nelle regioni più vocate alla produzione industriale si vedono abbandonati come monito silenzioso agli errori di tutti i governi sia di destra che di sinistra. Chi ha potuto si è trasferito insieme ai macchinari in Asia oppure nei paesi dell’Est, dove mano d’opera e tassazione sono un quarto rispetto all’italia, ma nessuna istituzione si è mossa per invogliarle a restare. C’è la globalizzazione, non ci sono soldi come dice ad ogni occasione il ministro Tremonti, così dobbiamo adeguarci o soccombere. Io non credo riusciremo ad allinearci agli standard di lavoro degli operai cinesi o della Romania, sarebbe logico fossero loro ad adeguarsi ai nostri, ma siamo ormai inermi di fronte ad un meccanismo globale ormai in corsa che nessuno può né sa fermare senza rischiare la catastrofe definitiva immediata. Così assistiamo passivamente nei paesi occidentali alla distruzione della classe media legata alla produzione e di quelle eccellenze produttive che citavo sopra, anche perché culturalmente non hanno alcun sostegno da istituzioni e nemmeno nei grandi canali dell’in-formazione. Avete mai visto la pubblicità di una ceramica di Caltagirone come invece accade per un cellulare di ultima generazione, di una nuova tariffa telefonica o dell'ultimo modello d'auto a sei cilindri turbo decappottabile?  
E’ ovvio che no, il meccanismo economico del massimo profitto non lo potrà mai permettere e così il danno all’economia di piccole aziende artigianali sarà irreversibile, nessun giovane oggi aspira a essere un bravo ceramista o un fabbro del ferro battuto, l’ideale è fare carriera in televisione o nella moda, nel migliore dei casi cercare un lavoro all’estero oppure laurearsi e tentare di svolgere professioni più socialmente ed economicamente riconosciute; sinceramente non so dar loro torto.
Fino a pochi decenni fa la bottega di un sarto o di un falegname era anche il luogo dove i ragazzi che decidevano di non studiare erano educati alla vita e a rapportarsi con il mondo fuori dalla famiglia, era anche una maniera per tenerli lontani, specialmente al Sud, dalla manovalanza che mafia e camorra vanno sempre cercando. Trasformare la materia e vederne nascere un oggetto era un avvenimento, aveva un valore riconosciuto, c’era piena soddisfazione, dopo la fatica compiuta a completare un mobile, una vetrata o una giacca, dov’ era rintracciabile la mano di chi ci aveva lavorato, e si era ricompensati anche dalla gratitudine visibile sul volto del committente cui non avevi tradito la fiducia.
 Si comprendeva immediatamente e più a fondo il senso vero della fatica e del lavoro, che è per l’uomo e non viceversa. E’ proprio questo che dà tanto fastidio al capitalismo di oggi, perché in un sistema così congegnato l’uomo è a servizio del lavoro, e non il contrario com’è giusto che sia. Nella ricerca del profitto smodato si cela e si manifesta la sopraffazione sui più deboli, che contribuisce al deterioramento dei rapporti sociali e umani con la perdita del vero significato che li alimenta.  Prevale il -do ut des-, anzi meno ti posso dare e più pretendo che tu renda. 
Che un dirigente guadagni quattrocento e più volte lo stipendio di un lavoratore, deve farci riflettere, così come il calciatore che in un mese guadagna quanto un insegnante in dieci anni, e non è possibile ancora sentirci dire che un giocatore muove quarantamila tifosi che pagando il biglietto o abbonandosi ai servizi televisivi satellitari genera ricchezza, perché quei costi in più sulle scatole di pomodori o sula telefonata li paghiamo noi, insegnanti o artigiani e lavoratori in genere che siamo. Una società dove questo accade ed è possibile, è sostanzialmente scompensata e ingiusta, tant’è che per far provare a tutti la possibilità di una ricchezza esagerata si moltiplicano lotterie e gratta e vinci che servono soprattutto a sostenere le ormai super- indebitate casse statali.
 Per manager di grandi aziende e multinazionali che sempre meno in questa crisi riescono ad ottenere aiuti di stato, anche se non ne sarei tanto sicuro, ma sicuramente non sono abbandonati dalle banche come invece accade ai piccoli, lo scopo dell’agire quotidiano è vincolato all’ottenimento del massimo profitto con il minor impiego e costo del personale, e con operazioni di  borsa, così che si sente sempre più spesso dire che c’è la ripresa, anche se debole, ma senza occupazione, e non si dice che i posti di lavoro persi non saranno più recuperati.
 Si cercano come mai prima d’ora, mercati nei paesi in via di sviluppo, Brasile, Cina e Russia come fossero l’ultima spiaggia dove vendere prodotti che i nostri mercati non è sono più in grado di assorbire, fabbricati sempre più massicciamente fuori dall’Italia.  Non ho nessuna “invidia” di dirigenti di grandi industrie o di politici costretti a viaggiare sotto scorta, con enorme dispendio di mezzi e senza la libertà di un caffè in compagnia al bar, non credo sia questo il cosiddetto massimo della vita, ma occorre tutelare gli artigiani, le imprese piccole e medie e quelle a conduzione familiare, con agevolazioni e riduzione di tasse e burocrazia subito, ma soprattutto con il sostegno culturale che manca totalmente in una società spinta costantemente al consumo di beni superflui e all’indebitamento.
Se non si cambia direzione, l’unica via d’uscita sarà anche per le Pmi o la resa o la delocalizzazione, con la conseguente la perdita di quei settori in cui ci siamo contraddistinti, la mano d’opera non sarà più la nostra e della creatività italiana rimarrà solo un bel ricordo.  Non ditemi che è il percorso obbligato della storia, perché così si distruggerà definitivamente quanto di buono con sacrifici e dedizione i nostri padri ci hanno lasciato in eredità, e non è detto che la catastrofe di cui sopra non sarà  soltanto rimandata.
Questa storia va cambiata e dobbiamo essere noi a farlo, noi che abbiamo creduto in un paese amico, che aveva a cuore le sue imprese e i suoi artigiani, che credeva nei suoi insegnanti e operai, nei suoi giovani e soprattutto negli uomini e nelle donne di buona volontà. Questo dovrebbe significare vivere alla grande, non tentare di cambiare la propria condizione di vita, adeguandola a quella di grandi star, finanzieri o potenti uomini politici e non di questo mondo, con un gratta e vinci.

R.Alabiso     Impresecheresistono.org  http://icrl.wordpress.com/

mercoledì 20 ottobre 2010

Cose che succedono in Italia, ma solo ai comuni mortali

Ho appena parlato con la mia consulente fiscale riguardo ad una cartella esattoriale che si riferiva ad una rata irpef 2006 non versata nel 2007, importo in € 1.580,00. Nel 2008 mi arrivano da pagare subito 2400,00 e così decido di chiedere la rateazione della somma che mi viene concessa in n. 6 rate trimestrali di circa 430, 00 euro ciascuna. Le pago tutte , ma una in ritardo , per dimendicanza, di una settimana.Adesso sono costretto a versare una ulteriore somma di € 360,00 circa, perchè decade il beneficio della sanzione che passa così dal 10 al 20%. Ragazzi, mi sembra di essere derubato , le regole sono regole solo per me, e per chi lavora. Mi sono rotto le scatole, fare l’imprenditore,  è una continua vessazione, mi sembra di vivere in un paese che premia solo i furbi, vedi scudo fiscale, leggi retroattive solo per alcuni, anzi uno, ecc. Vorrei anch’io andare  in un altro paese, qui stiamo soffocando, pian piano senza che quasi ce ne accorgiamo.

Non fate incazzare i pastori!!! � L'isola dei cassintegrati

Non fate incazzare i pastori!!! � L'isola dei cassintegrati

"Mi impediscono di crescere Allora vado in Romania" - LASTAMPA.it

"Mi impediscono di crescere Allora vado in Romania" - LASTAMPA.it

Il report dell'Inps sull'Isola È boom di cassa integrazione


Le ore di cassa integrazione ordinaria nel 2009 sono aumentate in Sicilia del 139%. Lo rivela l'Istituto di previdenza che denuncia: i lavoratori irregolari sono risultati nelle aziende siciliane 23.992, dei quali 5.073 totalmente in nero. I contributi evasi accertati ammontano a 73 milioni di euro


"Le ore di cassa integrazione ordinaria nel 2009 sono aumentate in Sicilia del 139% rispetto all'anno precedente: il dato indica un aumento degli effetti della crisi, ma l'Inps dimostra di aver saputo far fronte alla domanda". Così Sandra Petrotta, direttore regionale Inps Sicilia, intervenendo a Palazzo dei Normanni, alla presentazione del bilancio sociale 2009 dell'istituto.

"Le ore di cassa integrazione straordinaria  -  ha aggiunto Petrotta  -  sono aumentate del 18%, mentre quella in deroga sono diminuite del 2%: l'aumento medio è dunque del 79%". Dal bilancio sociale emerge che nel 2009 sono state effettuate in Sicilia 9.029 ispezioni che hanno permesso di individuare 7.845 imprese irregolari, delle quali 2.453 in nero. I lavoratori irregolari sono risultati 23.992, dei quali 5.073 totalmente in nero. I contributi evasi accertati ammontano a 73 mln di euro................

martedì 19 ottobre 2010

Guerriglia urbana in centro di Cagliari - Cronaca - ANSA.it

Guerriglia urbana in centro di Cagliari - Cronaca - ANSA.it

La svolta drammatica della manifestazione organizzata dal Movimento dei pastori sardi si è avuta quando le forze di polizia hanno reagito al lancio di bottiglie di vetro, prima con i lacrimogeni e poi con una serie di cariche condotte con i cellulari che hanno letteralmente invaso via Roma a sirene spiegate. Tutte le vie di fuga dei manifestanti sono state chiuse ed è cominciato un rastrellamento. Sono già alcune decine i manifestanti caricati sui cellulari di polizia e carabinieri mentre continua il lancio di lacrimogeni il cui fumo ha invaso via Roma e le zone vicine, penetrando anche all'interno del palazzo del Consiglio. Nel garage del palazzo sono stati portati cinque manifestanti ammanettati e fatti distendere per terra. Altre persone bloccate dalle forze dell'ordine erano coperte di sangue non si sa se perché colpiti con i manganelli durante le cariche o feriti dai frammenti di vetro che ora cospargono le strade intorno alla sede del Consiglio regionale.

Francia, scioperanti e manifestanti sfidano Sarkozy | Prima Pagina | Reuters

Francia, scioperanti e manifestanti sfidano Sarkozy | Prima Pagina | Reuters

AGI News On - PROTESTA PASTORI: TRATTATIVA IN CONSIGLIO E TENSIONE IN PIAZZA

AGI News On - PROTESTA PASTORI: TRATTATIVA IN CONSIGLIO E TENSIONE IN PIAZZA

venerdì 15 ottobre 2010

Cosa succede?

Per chi non l'avesse ancora capito, i miei commenti, come quelli di tanti che scrivono sui blog dei quotidiani e telefonano o vanno nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, sono per manifestare e mettere in comune, un disagio sempre crescente per una sorta d’impotenza che sembra prevalere su quanto sta accadendo e su quanto si prevede possa accadere di peggio. E non mi riferisco solo alla mia d'impotenza, ma anche a quella di chi in questo frangente, definendolo epocale, si trova a governare. Che Galan , dopo la finanziaria di Tremonti, se ne esca con - è una tragedia - conoscendo quali che sono le questioni di agricoltori e allevatori, vedi le capre negli aeroporti sardi, o di fronte  ai Palazzi del Governo a Roma, non è che dia un segnale del tipo, va beh, poi tutto passa, importante è mantenere la calma e la pace sociale, ma introduce un aspetto inquietante cui si contrappongono ancora elementi di distrazione di massa, come ad esempio, stiamo meglio di altri, il governo ha tenuto i conti in ordine, abbiamo la disoccupazione più bassa di altri e come contorno case a Montecarlo, ministri che appaiono sempre sorridenti , chi racconta barzellette, telenovelas che rincoglioniscono la gente, campionati di calcio, formule uno e chi più ne ha più ne metta. Se poi agli strumenti di distrazione si oppongono, per un verso la Presidente di Confindustria, e per un altro Presa Diretta o Annozero con le telecamere a riprendere aspetti reali e drammatici del paese dove la  gente  perde il lavoro, e gli imprenditori sono costretti a chiudere le fabbriche fondate dalle generazioni precedenti, e questi ultimi vengono anche sospesi come succede alla trasmissione di Santoro, mentre per i primi si prova ad adottare il metodo Boffo, si comincia a capire e vedere cosa veramente sta succedendo. Chi non vuol vedere, può anche girarsi dall’altra parte e continuare a dormire, svegliandosi solo per la partita di Champions e per il Quiz a premi, o ridere alle pessime barzellette di chi ancora crede di avere grandi consensi, però forse finalmente i giornalisti del Titanic, di cui parlavo esattamente un anno fa, si sono accorti dell’acqua che entra dalle falle, è quindi arrivato il momento di far sentire la nostra voce, la voce di artigiani, come lo sono io, la voce delle piccole medie imprese, insomma di tutti i lavoratori che non vogliono essere sacrificati ad un globalizzazione del potere finanziario che sta distruggendo tutto ciò che gli fa da impedimento, compreso l’ambiente in cui viviamo, la democrazia e quel benessere che lavorando da mattina a sera avevamo costruito.
Detto questo invito artigiani e piccole e medie imprese a conoscere un gruppo nato liberamente e spontaneamente di imprenditori come Impresecheresistono, di cui sono referente per la Regione Sicilia, e che anche grazie ai giornalisti di cui sopra, va crescendo e diffondendosi, da un piccolo comune del Piemonte a tutta l’ Italia.

Roberto Alabiso

giovedì 14 ottobre 2010

FINANZA/ 2. Attenzione al "mercato manipolato" che minaccia le Borse | Pagina 1

FINANZA/ 2. Attenzione al "mercato manipolato" che minaccia le Borse | Pagina 1


.......In questo mercato manipolato gli ordini istituzionali (gli stessi fondi pensione e altro di cui abbiamo parlato in precedenza) sono costantemente fregati a beneficio di poche banche d’investimento internazionali che si basano sull’HFT. Nei fatti, i traders ad alta frequenza potrebbero invece rimuovere, drenare liquidità dai mercati. La pensa così, ad esempio, Thomas Caldwell, amministratore delegato della Caldwell Securities Limited di Londra, secondo cui «i grandi investitori istituzionali sanno che se cominciano a gettarsi a capofitto verso un blocco di azioni a un certo prezzo - anche se il pacchetto è spezzettato in piccole contrattazioni su diverasi ATS (sistemi alternativi di trading) e mercati - gli operatori high-frequency sanno di poter innescare un flusso di ordini ad alta frequenza che immediatamente fanno muovere i prezzi di mercato a danno delle istituzioni»...............




mercoledì 13 ottobre 2010

Il dietrofront di Giavazzi smaschera i danni della Bce

di Giovanni Passali.........Esempio due. “La debolezza del dollaro è il riflesso dell’impotenza di Obama che non riesce a convincere le famiglie americane a spendere”. Ma come, sono tre anni (se non più) che ci ripetono in tutte le salse che la colpa della crisi è tutta delle famiglie americane, che hanno speso oltre le loro possibilità, e ora, dopo un simile bombardamento mediatico, questi incontentabili liberisti si lamentano del fatto che le famiglie americane non spendono più?

Ma un modesto ragionamento sul fatto che le famiglie non spendono perché non hanno moneta e le banche hanno smesso di fare credito, lo vogliamo spendere? E sulla disoccupazione in continuo aumento, abbiamo qualche considerazione da fare? Senza lavoro e senza credito: a qualcuno viene in mente un qualche motivo per cui le famiglie americane hanno ridotto le spese?

In realtà, il dollaro debole è figlio della debolezza dell’economia e di un crisi mai risolta, che ha segnato l’economia Usa in misura maggiore rispetto all’economia europea. Una crisi che dipende strettamente dalla crescente disoccupazione. E il fallimento del governo Obama sul problema della disoccupazione è dipeso anche da una precisa scelta: fiumi di denaro (a spese dei contribuenti, non bisogna dimenticarlo) per salvare il sistema bancario, mentre chi è disoccupato se la deve cavare col libero mercato...................

Imprese e politica | RadioRadicale.it

Imprese e politica | RadioRadicale.it:

"Laura Costato, coordinatrice di 'Imprese che resistono', sulle reazioni dopo la messa in onda della trasmissione 'Presa diretta' che raccontava del viaggio degli imprenditori di trasferire l'azienda in Svizzera"

Rainews24.it

Rainews24.it


Una impresa su due chiude in passivo


Meno del 40% delle aziende italiane con un fatturato compreso fra i 500mila e i 50 milioni di euro ha chiuso il 2009 con un bilancio in attivo. E' quanto emerge da uno studio condotto da Iperion corporate finance sui bilanci di circa 325mila Pmi italiane.

In_attesa_di_ICR_Day_2_SMAU

                                                      In_attesa_di_ICR_Day_2_SMAU



Slide 1
IMPRESECHERESISTONO 20-21 Novembre 2010 – Acqui Terme … in attesa dell’ … Gruppo spontaneo Nazionale di Piccole e Medie Imprese Anche il “mondo dell’IT” si domanda: siamo di fronte ad una “semplice” Crisi o piuttosto, ad un Cambiamento Epocale? Analisi della situazione attuale
Slide 2
IMPRESECHERESISTONO Gruppo spontaneo Nazionale di Piccole e Medie Imprese ICR si configura come un Comitato Nazionale di Imprenditori che si riconoscono nella micro, piccola e media Impresa Italiana. Apartitico, tende ad essere la "voce critica" all'interno delle Associazioni. Ritiene improrogabile il cambiamento radicale dei comportamenti di Banche, Istituzioni, Sindacati e Grande Impresa, senza escludere la necessità obbligata, nostro malgrado, di “seguire l’Economia”. Si tratta di un insieme di Imprenditori che mettono a disposizione le proprie eccellenze basate su Etica, Alta Professionalità e Rapporto Umano, incrociandole costruttivamente tra di loro, per creare opportunità di Rete effettiva in termini meritocratici. Aderenti in Rete (A.I.R.) è la prima, importante iniziativa concreta, che sta muovendo i primi difficili passi. www.impresecheresitono.org................................

lunedì 11 ottobre 2010

Papa: capitali anonimi e vita immorale divorano mondo

...............''Pensiamo alle grandi potenze della storia di oggi - ha aggiunto-. Pensiamo ai capitali anonimi che schiavizzano gli uomini, che non sono piu' cose degli uomini, ma un potere anonimo dal quale gli uomini sono asserviti, tormentati, anche trucidati. Sono un potere distruttivo che minaccia il mondo''. Un'altra falsa divinita', ha indicato il pontefice, e'il ''potere delle ideologie terroristiche che dicono di agire a nome di Dio; ma non e' Dio; sono false divinita' che devono essere smascherate perche' non sono Dio''........

sabato 9 ottobre 2010

La firma del Cavaliere

Scrive Confindustria: "Stiamo assistendo a un imbarbarimento del clima politico, che oltre a creare sentimenti di disaffezione e disistima nei cittadini, non incoraggia le imprese a continuare a lottare per difendere ed accrescere il benessere che abbiamo conquistato".

«Nessun dossier cambierà i miei giudizi sul governo»



Marcegaglia: ora si parla di scherzo, ma le parole hanno un peso


.......«C'è una questione di ordine generale, che attiene alla libertà e alla serietà delle opinioni espresse non da Emma Marcegaglia come cittadina ma come presidente di Confindustria. Nessun "dossier", nessun gossip, nessuna indiscrezione o minaccia può provocare come effetto che io modifichi, attenui o aggravi il mio giudizio sulla congiuntura, sul governo, sull'opposizione. Se qualcuno facesse queste pressioni, o se io ne avessi anche solo l'impressione, il mio dovere sarebbe reagire con fermezza, per rispetto del patto d'onore che ho stretto con i miei associati. E per rispetto del mio mandato, che vincola me, come i miei predecessori e i miei successori, ad agire senza altra valutazione che non sia rappresentare le idee degli imprenditori italiani sulla crescita e sul lavoro. Senza attenuazioni o modifiche»........

venerdì 8 ottobre 2010

Marcegaglia-Giornale, 'imbarbarimento politica' - Cronaca - ANSA.it

Marcegaglia-Giornale, 'imbarbarimento politica' - Cronaca - ANSA.it


ROMA - "Stiamo assistendo a un imbarbarimento del clima politico, che oltre a creare sentimenti di disaffezione e disistima nei cittadini, non incoraggia le imprese a continuare a lottare per difendere ed accrescere il benessere che abbiamo conquistato". Lo dice il Comitato di Presidenza di Confindustria, intervenendo sul caso dell'inchiesta sul presunto dossier de Il Giornale.

CONFINDUSTRIA, INDIPENDENZA E'NOSTRA FORZA - "L'indipendenza è da sempre la forza del sistema Confindustria. Emma Marcegaglia, nel suo ruolo di presidente degli imprenditori italiani, è simbolo di questa indipendenza, che non può in alcun modo essere attaccata o messa in discussione". E' quanto afferma il Comitato di Presidenza di Confindustria nella nota diffusa oggi per esprimere "la propria vicinanza e la piena solidarieta" alla presidente Emma Marcegaglia.

CONFINDUSTRIA,EMMA CORAGGIOSA...................................

Marcegaglia-Giornale, 'imbarbarimento politica' - Cronaca - ANSA.it

Marcegaglia-Giornale, 'imbarbarimento politica' - Cronaca - ANSA.it


ROMA - "Stiamo assistendo a un imbarbarimento del clima politico, che oltre a creare sentimenti di disaffezione e disistima nei cittadini, non incoraggia le imprese a continuare a lottare per difendere ed accrescere il benessere che abbiamo conquistato". Lo dice il Comitato di Presidenza di Confindustria, intervenendo sul caso dell'inchiesta sul presunto dossier de Il Giornale.

CONFINDUSTRIA, INDIPENDENZA E'NOSTRA FORZA - "L'indipendenza è da sempre la forza del sistema Confindustria. Emma Marcegaglia, nel suo ruolo di presidente degli imprenditori italiani, è simbolo di questa indipendenza, che non può in alcun modo essere attaccata o messa in discussione". E' quanto afferma il Comitato di Presidenza di Confindustria nella nota diffusa oggi per esprimere "la propria vicinanza e la piena solidarieta" alla presidente Emma Marcegaglia.

CONFINDUSTRIA,EMMA CORAGGIOSA...................................

Marcegaglia-il Giornale, l’audio delle intercettazioni


Il 16 settembre Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), dopo la pubblicazione di un editoriale del direttore del Giornale Alessandro Sallusti dal titolo “Gli italiani vogliono la verità su Fini. Con buona pace della Marcegaglia…”, chiama il vicedirettore del Giornale Nicola Porro che poco prima aveva inviato allo stesso Arpisella il seguente sms: “Domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia”.

CRISI/ Ugo Bertone: il trucchetto di Tremonti mette a rischio l'Italia

Nei primi sei mesi del 2010 le uscite in conto capitale del Tesoro si sono ridotte del 20,2% in termini tendenziali. In particolare, gli investimenti fissi lordi sono calate del 18,3%. Insomma, Giulio Tremonti ha realizzato il miracolo di far calare, seppur di poco, il rapporto tra deficit e Pil (dal 6,3% al 6,1%) nonostante il calo delle entrate fiscali.
 
Ma l’arcano si spiega con il taglio agli investimenti, scelta che mette un’inquietante ipoteca sulle possibilità di ripresa dell’economia italiana, Paese in cui circa la metà del Pil dipende dalla mano pubblica. Anche per questo è difficile non condividere il pessimismo di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, che ha sottolineato “i segni di debolezza della ripresa”: sulla base delle proiezioni più recenti, ha detto nel corso dell’audizione parlamentare sulla Dfp (la Decisione di Finanza Pubblica), le proiezioni di crescite previste dal documento (l’1,2% per il 2011) “appaiono leggermente ottimistiche”.

I motivi per esser cauti non mancano di sicuro: la guerra tra le valute che, per ora, segnala un’innaturale forza dell’euro su dollaro, yen e yuan che non potrà non incidere sui flussi dell’export, a partire alla locomotiva tedesca che, al contrario dell’Italia, ha aumentato gli investimenti nel 2010; la situazione critica dei confini fragili dell’eurozona, Irlanda e Portogallo, che potrebbero non reggere alla pressione della speculazione, oggi troppo impegnata a far soldi sul carry trade consentito dalla Fed (mi indebito sul dollaro a tasso poco sopra lo zero e compro reals brasiliani con un rendimento reale superiore al 6-7%) per occuparsi delle miserie di Dublino o Lisbona; la riforma del patto di stabilità, che impone nuove misure di austerità, l’opposto dei sospirati sostegni invocati da imprese e sindacati. A tutto questo va aggiunto l’effetto, difficile da misurare ma comunque devastante, della paralisi dell’attività politica negli ultimi mesi, più concentrata sul mercato immobiliare di Montecarlo che sulle scelte per affrontare i mercati in maniera adeguata.

mercoledì 6 ottobre 2010

E' la guerra dei cambi Alta tensione Ue-Asia | Economia | www.avvenire.it

E' la guerra dei cambi Alta tensione Ue-Asia | Economia | www.avvenire.it

FINANZA/ E se per uscire dalla crisi servisse una guerra?



Il nesso tra guerra ed espansione economica è quindi accertato e assolutamente ricorrente, a partire dal secondo conflitto mondiale che fu la reale dinamo della ripresa Usa dopo la crisi del ‘29. Lo ha confermato un paio di anni fa, il premio Nobel per l’economia, Peter North: «Non siamo usciti dalla depressione grazie alla teoria economica, ne siamo venuti fuori grazie alla Seconda guerra mondiale». Durante il New Deal rooseveltiano la spesa pubblica civile era cresciuta dai 10,2 miliardi di dollari del 1929 ai 17,5 del 1939, peccato che nello stesso periodo, il Pil calasse da 104,4 a 91,1 miliardi di dollari e la disoccupazione salisse dal 3,2% al 17,2% della forza lavoro complessiva.

Dal 1939 lo scenario cambia: il sistema economico è dapprima tonificato dalla vendita di armi agli inglesi e ai francesi (ma anche ai nazisti) e poi definitivamente rimesso in carreggiata con l’ingresso diretto degli Usa in guerra, Pil in crescita e disoccupazione a zero. Stesso discorso per la guerra di Corea, panacea per combattere il ritorno in recessione degli Usa nel 1949. Nell’estate dell’anno dopo, l’esplosione del conflitto garantisce una fortissima spinta al riarmo: i Paesi della Nato triplicano in soli 3 anni le loro spese militari, che passano infatti dai 38 miliardi di dollari del 1949 ai 108 miliardi del 1952.

Ma la parte del leone la fanno gli Stati Uniti, le cui spese militari nel biennio 1952-1953 giungono al 15% del Pil. Altra crisi, altra guerra, altro regalo. Nel 1961, quando John F. Kennedy raggiunse la presidenza, gli Usa erano da tempo in piena crisi economica. La risposta fu quella dell’aumento della spesa pubblica, peccato che ci si dimentichi di aggiungere è che l’82% di questo incremento fu ascrivibile alle spese militari: il valore delle armi vendute dagli Usa aumentò in 6 anni di ben sei volte. Ma sarà in particolare la guerra del Vietnam - e le relative spese militari, tornate a superare il 10% del Pil - a ridare slancio all’economia americana. Che infatti, a partire dal 1964, conoscerà una delle più lunghe fasi espansive della sua storia (sfuggendo alle recessioni che in quegli stessi anni attanagliano l’Europa).

E poi la presidenza Carter con l’occasione offerta dall’invasione sovietica dell’Afghanistan (24 dicembre del 1979): già nel numero di Business Week del 21 gennaio 1980 si parlava esplicitamente di “New cold war economy” e si ipotizza una sensibile crescita della spesa per armamenti. Cosa che avvenne puntualmente. Ma l’accelerazione divenne frenetica con l’arrivo di Ronald Reagan e la creazione di un nuovo incubo bellico, le guerre stellari a cui opporre lo “scudo stellare”. Le spese per la difesa aumentano dal 1981 al 1985 del 7% all’anno, mentre la quota delle spese militari all’interno del bilancio federale cresce dal 23% al 27%: ancora una volta, le spese per gli armamenti vengono giocate in chiave recessiva.

Ma la fine dell’Urss e della contrapposizione tra i blocchi non ferma la logica del “warfare bettere than welfare”: il “grande satana” non è più il comunismo ma Saddam Hussein, ex grande alleato dell’Occidente nella guerra contro l’Iran, che nell’agosto del 1990 ha la geniale intuizione di invadere il Kuwait. La risposta è una guerra, dapprima attraverso bombardamenti, poi con un intervento terrestre diretto dell’esercito americano (16 gennaio-28 febbraio 1991). In questo caso, la guerra è un toccasana non solo per l’industria bellica, visto che attraverso la missione gli Usa consolidano la presa sulle risorse petrolifere del Golfo Persico.

Il politologo americano, Samuel Huntington, l’inventore dello “scontro di civiltà”, sintetizzò così la posta in gioco e i risultati della guerra: «Al termine del conflitto, il Golfo Persico era diventato un lago americano». Il mese successivo alla fine della guerra non solo si concluse l’ultima recessione americana (tolta quella attuale, ovviamente), ma per l’ultima volta gli straindebitati Stati Uniti poterono vantare un avanzo delle partite correnti, qualcosa come 3,7 miliardi di dollari. E poi, la prima grande guerra dell’epoca della lotta al terrore. Prosegui la lettura

lunedì 4 ottobre 2010

Presa diretta Impresecheresistono



Un gruppo di imprenditori aderenti ad IMPRESECHERESISTONO descrivono cosa è accaduto alle loro aziende nell'indifferenza più assoluta delle istituzioni e dello Stato. E' in atto già da diversi anni una sorta di osteggiamento nei confronti delle piccole e medie imprese che tra lunghezze burocratiche, alti costi bancari, tassazione a livelli di soffocamento ,tempi di pagamento lunghissimi da parte di grande industria, ed enti pubblici, fanno fronte in tutti i modi ad una crisi, che da parte del ns governo si continua a sostenere essere alle nostre spalle. La possibilità di delocalizzare in altri paesi, in questo caso nella vicina Svizzera è favorita da leggi a sostegno delle nuove imprese, da burocrazia pressochè inesistente e da tassazione che fa ritenere opportuno e indispensabile, al fine di non chiudere le proprie aziende, spesso di generazioni e con produzioni d'avanguardia, di trasferire impianti e conoscenze. Come conclude Maurizio alla fine del viaggio, i ns politici non hanno capito niente.

MERCATO LIBERO NEWS: ULTIME NOTIZIE !!! IN SEGUITO ALLA PARTECIPAZIONE DI ICR ALLA TRASMISSIONE DI IERI "PRESA DIRETTA"

MERCATO LIBERO NEWS: ULTIME NOTIZIE !!! IN SEGUITO ALLA PARTECIPAZIONE DI ICR ALLA TRASMISSIONE DI IERI "PRESA DIRETTA"

SENZA FABBRICHE Presa Diretta Rai3

Dal 38° minuto circa  IMPRESECHERESISTONO

Vittadini: il clientelismo nel lavoro si batte con più sussidiarietà

....Anche perché le capacità taumaturgiche del mercato di assorbire tutta la disoccupazione, semplicemente non esistono, come dimostra il fatto che ormai esistono due mercati del lavoro anche nelle Regioni più sviluppate: il primo, quello delle persone per cui vale lo slogan “dal posto al percorso”, in grado di muoversi autonomamente tra diverse possibilità di lavoro; l'altro, quello delle persone più “deboli”, tra cui molti giovani, coloro che vengono espulsi dal mercato del lavoro a 50 anni, coloro che hanno un handicap fisico o mentale, coloro che non hanno una sufficiente istruzione o formazione professionale, coloro che vivono in Regioni in difficili condizioni economiche, coloro che hanno condizioni familiari particolarmente impegnative che li penalizza sul lavoro.

Queste persone rischiano di non entrare mai nel mercato del lavoro in modo sicuro, o di uscirne definitivamente e comunque non saranno mai salvati da un sistema lasciato senza regole. Se si vuole continuare a pensare anche a loro, invece di concentrarsi sulla difesa dei privilegi dei lavoratori di serie A - non giustificati dalla loro produttività o da cause sociali - occorre flessibilità, immaginazione, volontà di graduare interventi diversi per situazione diverse: tutto ciò che gli economisti di certi talk show chiamano “precariato” semplicemente perché ignorano quella realtà che vive fuori dai salotti radical chick dove vivono. Mentre loro discutono, chi può continui a lavorare possibilmente ignorandoli.

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html