Queste persone rischiano di non entrare mai nel mercato del lavoro in modo sicuro, o di uscirne definitivamente e comunque non saranno mai salvati da un sistema lasciato senza regole. Se si vuole continuare a pensare anche a loro, invece di concentrarsi sulla difesa dei privilegi dei lavoratori di serie A - non giustificati dalla loro produttività o da cause sociali - occorre flessibilità, immaginazione, volontà di graduare interventi diversi per situazione diverse: tutto ciò che gli economisti di certi talk show chiamano “precariato” semplicemente perché ignorano quella realtà che vive fuori dai salotti radical chick dove vivono. Mentre loro discutono, chi può continui a lavorare possibilmente ignorandoli.
lunedì 4 ottobre 2010
Vittadini: il clientelismo nel lavoro si batte con più sussidiarietà
....Anche perché le capacità taumaturgiche del mercato di assorbire tutta la disoccupazione, semplicemente non esistono, come dimostra il fatto che ormai esistono due mercati del lavoro anche nelle Regioni più sviluppate: il primo, quello delle persone per cui vale lo slogan “dal posto al percorso”, in grado di muoversi autonomamente tra diverse possibilità di lavoro; l'altro, quello delle persone più “deboli”, tra cui molti giovani, coloro che vengono espulsi dal mercato del lavoro a 50 anni, coloro che hanno un handicap fisico o mentale, coloro che non hanno una sufficiente istruzione o formazione professionale, coloro che vivono in Regioni in difficili condizioni economiche, coloro che hanno condizioni familiari particolarmente impegnative che li penalizza sul lavoro.
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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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