mercoledì 30 giugno 2010
martedì 29 giugno 2010
Internet Kill Switch/ Il "bottone" che blocca la Rete? Tranquilli: Obama non lo userà mai
In Italia la notizia e' passata quasi in sordina, solo nelle ultime giornate alcuni media nazionali hanno riportato della recente approvazione da parte del Senato Usa di una legge che regola la risposta ad un'eventuale emergenza derivante da un attacco alle infrastrutture critiche americane proveniente da Internet.
E lo fa regalando al presidente Obama l' "Internet Kill Switch", un bottone che, una volta premuto, disattiva interi nodi di Internet, per garantire la sopravvivenza dei sistemi interni americani, con tutte le conseguenze del caso.
E lo fa regalando al presidente Obama l' "Internet Kill Switch", un bottone che, una volta premuto, disattiva interi nodi di Internet, per garantire la sopravvivenza dei sistemi interni americani, con tutte le conseguenze del caso.
Eh si, perche' non ci vuole un esperto di Internet per capire che, qualora i nodi Internet americani dovessero essere disconnessi, ne conseguirebbe la paralisi di Internet nella sua totalita'.
Non tanto per questioni elettroniche, perche' Internet nasce con la capacita' di effettuare la consegna dei pacchetti anche qualora alcuni nodi dovessero saltare, bensi' per il fatto che ci sarebbe un blocco totale delle attivita' di business come effetto secondario. I payment gateway per esempio, non potrebbero piu' processare i dati di pagamento, le banche non potrebbero piu' effettuare trasferimenti, niente vendite online, gran parte delle telecomunicazioni verrebbe interrotta (anche quelle nazionali, visto che oramai una telefonata Milano-Pavia avviene sempre piu' spesso su protocollo TCP/IP transitando su canali Internet che possono vedere all'insaputa dell'utente, la comunicazione transitare da Milano a New York, per poi passare da New York a Londra, per poi ritornare a Milano e finalmente arrivare a Pavia, e' il bello della rete)..................
Non tanto per questioni elettroniche, perche' Internet nasce con la capacita' di effettuare la consegna dei pacchetti anche qualora alcuni nodi dovessero saltare, bensi' per il fatto che ci sarebbe un blocco totale delle attivita' di business come effetto secondario. I payment gateway per esempio, non potrebbero piu' processare i dati di pagamento, le banche non potrebbero piu' effettuare trasferimenti, niente vendite online, gran parte delle telecomunicazioni verrebbe interrotta (anche quelle nazionali, visto che oramai una telefonata Milano-Pavia avviene sempre piu' spesso su protocollo TCP/IP transitando su canali Internet che possono vedere all'insaputa dell'utente, la comunicazione transitare da Milano a New York, per poi passare da New York a Londra, per poi ritornare a Milano e finalmente arrivare a Pavia, e' il bello della rete)..................
Cosa c'è dietro lo strano "gioco" della Bce sulle monete stampate (e non)?
di Giovanni Passali
Nell'estate del 2007, in una delle tante polemiche inutili che scoppiano ad agosto, l'allora Presidente del Consiglio Prodi ipotizzò la vendita di parte dell'oro di Bankitalia per ripianare una seppur minima parte del debito pubblico. La cosa fu accantonata per la sprezzante risposta del Governatore della Bce. La cosa che più mi colpì di quella piccola polemica estiva è il fatto che a rispondere alla discutibile uscita di Prodi non fu il Governatore della Banca d'Italia, ma quello della Bce: come se l'oro depositato presso Bankitalia fosse di proprietà della Bce. Ma quell'oro, a dirla tutta, non è nemmeno di proprietà di Bankitalia, ma dello Stato Italiano.
E mi colpì moltissimo anche il fatto che nessun media, televisione o quotidiano che fosse, avesse notato questo aspetto della polemica. Un altro esempio del tono sprezzante con cui i funzionari della Bce sono adusi a trattare i politici lo abbiamo avuto quando, qualche anno fa, il ministro Tremonti ipotizzò la possibilità di stampare come banconote i valori da 1 e 2 euro, per aiutare i consumatori a comprendere il valore degli euro posseduti......................
domenica 27 giugno 2010
Crisi, Bertone: «Il G8 ha fallito»
Il segretario di Stato vaticano ha accennato alle difficoltà «specialmente dei più deboli» ed ha citato tra gli altri i problemi dei giovani «che non hanno retribuzioni eque» e «delle persone che perdono il lavoro e non riescono a trovarne un altro»
sabato 26 giugno 2010
La Glass-Steagall alla Camera dei Deputati
25 giugno 2010 (MoviSol) - L'on Catia Polidori (Pdl) ha presentato una mozione con cui chiede la separazione tra banche commerciali e banche d'affari in Italia, per proteggere "le attività finanziarie ordinarie dai pericoli delle attività speculative". La battaglia per garantire che l'economia reale non possa mai più essere sacrificata per salvare chi ha speculato è iniziata negli Stati Uniti negli ultimi mesi, portando all'emendamento dei Senatori Maria Cantwell e John McCain a favore del ripristino della legge Glass-Steagall varata sotto Franklin Delano Roosevelt nel 1933. Il movimento di LaRouche si batte in tutto il mondo per questa misura come uno dei punti fondamentali della riorganizzazione dell'intero sistema finanziario internazionale.
La mozione della Polidori (membro della Commissione Attività Produttive) fa riferimento proprio alla battaglia negli Stati Uniti, dove la "riforma finanziaria" al vaglio del Congresso federale rischia di essere unflop totale grazie ai tentativi ripetuti di rimuovere ogni misura che vada in questa direzione. Della mozione hanno dato notizia diverse agenzie, tra le quali AGI e Il Sole 24 Ore Radiocor. Ci si aspetta che ne parlino altri organi di stampa nei prossimi giorni, e che gli altri gruppi parlamentari presentino una propria mozione per dichiarare da che parte stiano in merito a questa riforma fondamentale, piuttosto che continuare a perdersi nel gioco al massacro di decidere come meglio ridurre gli investimenti statali e le protezioni sociali.
ALITALIA/ Colaninno sotto assedio chiede aiuto a Berlusconi
................Ai primi di giugno Colaninno ha approfittato del festival dell’economia di Trento per lanciare l’allarme: “Speravamo in certi risultati nel 2010. Non ci sono stati. La partita vera è nel 2011: se raggiungeremo certi risultati (il pareggio operativo, ndr) Alitalia si salva, altrimenti bisognerà trovare soluzioni di finanziamento, perché la compagnia avrà bisogno di soldi” e in cassa ci sono solo quelli per far fronte alle perdite del 2010.
Il problema è che i soldi di cui “ha bisogno” l’Alitalia non arriveranno dagli azionisti. Con fare poco patriottico, i soci Cai, hanno già fatto sapere da tempo che non tireranno fuori un solo euro per sottoscrivere aumenti di capitale. Non a caso, Colaninno, ex “capitano coraggioso dalemiano”, parla di “soluzioni di finanziamento”.
Il messaggio è chiaramente rivolto a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio è avvertito: se vuole che Alitalia “si salvi”, evitando che finisca ad Air France (già primo azionista con il 25%) dovrà cominciare a darsi da fare per trovare i soldi di cui “Alitalia ha bisogno”.
In caso contrario, rischia di perdere faccia e voti. Perché è stato lui, alla vigilia delle politiche del 2008, a lanciare il grido “Non passi lo straniero” e a giocarsi le elezioni sull’italianità della compagnia di bandierina chiedendo ai patrioti Cai di mettere sul tavolo “solo una fiche”.
Vittadini: privato in nome della pubblica utilità
Perché concezioni quali “più società meno stato” o welfare sussidiario sono diventate oggi di attualità, come mostra l’interessante dibattito che ha trovato spazio sulle pagine del Corriere? Un primo punto fermo appare l’esigenza di difendere quella tradizione europea che, a partire dalla centralità della persona umana, “unica e irripetibile”, ha costruito un sistema di welfare universalistico mirato all’offerta di un’ampia gamma di servizi pubblici disponibili per tutti i cittadini. Tenendo fermo l’obiettivo di non retrocedere da questa importante conquista civile, e avendo presenti le nuove esigenze di un mondo in rapido cambiamento, occorre far fronte alle due opposte concezioni di welfare presenti oggi.
In Italia, da più di due secoli, ha prevalso l’idea che un sistema di welfare universalistico potesse essere gestito solo da amministrazioni e aziende pubbliche, attraverso una forte programmazione dello Stato centrale. Tuttavia, negli ultimi decenni, a causa della crescente quantità e qualità dei bisogni della popolazione e per l’esplodere del debito pubblico degli Stati, tale concezione è andata in crisi, portando molti a ritenere che, anche nel welfare, debbano valere le regole di un mercato “selvaggio” guidato dalla sola logica del massimo profitto. E’ evidente che se questo sistema si affermasse, le società europee assumerebbero in pochi anni gli aspetti deteriori del mondo americano, con una inaccettabile e crescente contrapposizione tra ricchi e poveri...................
venerdì 25 giugno 2010
Con la mia torpedo blu
..............25 giugno. Oggi è sciopero. Volevo andare al mare con la mia torpedo blu, made in Pomigliano. Poi mi sono informato meglio, e mi hanno detto che la torpedo è diventata gialla. La fanno in Cina.
Due cifre, giusto per intenderci: nel 2009 nel mondo si sono prodotte circa 10 milioni di auto in meno che nel 2008. -32% in Giappone, -34% negli USA, -18% in Italia e così via. E in Cina? Beh, siamo a +48%, 5 milioni di macchine in più........................
Due cifre, giusto per intenderci: nel 2009 nel mondo si sono prodotte circa 10 milioni di auto in meno che nel 2008. -32% in Giappone, -34% negli USA, -18% in Italia e così via. E in Cina? Beh, siamo a +48%, 5 milioni di macchine in più........................
La Germania tiene ancora in scacco Europa e Italia di Mauro Bottarelli
.............Insomma, un cane che si morde la coda. O, meglio ancora, un cortocircuito. Per Soros, «la crisi dell’eurozona ha una componente fiscale e una bancaria e quest’ultima sta per toccare il suo climax. La Germania, con il suo mega-piano da 80 miliardi in quattro anni, sta gettando i suoi partner nella deflazione, un qualcosa che può essere l’anticamera, anzi il prodromo di un lungo periodo di stagnazione. E questo mix, la storia ce lo insegna, rischia di portare con sé nazionalismo, xenofobia, tensione sociale. Il concetto stesso di democrazia, a mio modo di vedere, potrebbe essere a rischio. La Germania è isolata a livello globale... Perché non permettono ai loro salari di crescere? Questo aiuterebbe la ripresa anche degli altri Stati europei»..........
Non serve certo un genio per capire che la situazione è seria: uno studio di RBS Marketplace, pubblicato ieri, ha reso noto che le banche di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna hanno drenato oltre i due terzi delle iniezioni di liquidità cominciate a metà del 2008. Su un totale di 332 miliardi di euro, gli istituti di questi quattro paesi hanno beneficiato di qualcosa come 225 miliardi: qualcosa di mostruoso, a livello di cifre, eppure la situazione in cui siamo dimostra che non è servito a nulla.........
Non serve certo un genio per capire che la situazione è seria: uno studio di RBS Marketplace, pubblicato ieri, ha reso noto che le banche di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna hanno drenato oltre i due terzi delle iniezioni di liquidità cominciate a metà del 2008. Su un totale di 332 miliardi di euro, gli istituti di questi quattro paesi hanno beneficiato di qualcosa come 225 miliardi: qualcosa di mostruoso, a livello di cifre, eppure la situazione in cui siamo dimostra che non è servito a nulla.........
giovedì 24 giugno 2010
Le Regioni inaspriscono lo scontro "Pronte a restituire le competenze allo Stato"
ROMA - Le Regioni sulle barricate contro la manovra, pronte a restituire le loro competenze allo Stato. Il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani, in una conferenza stampa ha annunciato che la decisione è stata assunta all'unanimità e che verrà subito chiesta la convocazione straordinaria della conferenza Stato-Regioni per valutare le spese di funzionamento, i costi gestionali e gli sprechi. Ma al primo punto dell'ordine del giorno ci sarà proprio l'accordo per la restituzione delle competenze. "Chiederemo anche un incontro al premier Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato per illustrare la nostra posizione - ha aggiunto, spiegando che il confronto serve per valutare le ricadute della manovra sui servizi a cittadini e imprese - e poi informeremo il presidente della Repubblica".
Fiat, operai ai cancelli di Termini Imerese durante la partita disastro dell'Italia
Protesta per il lavoro davanti ai cancelli di Termini Imerese in coincidenza con la partita della nazionale. Una protesta che risponde anche alle dichiarazioni che hanno indicato gli operai siciliani in sciopero durante le partite. ''Gioca l'Italia. Noi vorremmo lavorare, ma c'e' Cassa integrazione''. Questa la scritta che campeggia su uno striscione inalberato dai lavoratori. ''Gruppi di lavoratori - e' scritto in una nota della Fiom - si sono raccolti davanti allo stabilimento Fiat auto di Termini Imerese (Palermo). I dipendenti Fiat, da oggi nuovamente posti in Cassa integrazione, hanno raggiunto la loro fabbrica in coincidenza con l'inizio della partita, chiedendo all'Azienda di poter lavorare''. Il presidio e' stato organizzato dai sindacati dei metalmeccanici, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil.
mercoledì 23 giugno 2010
La Svizzera vs. la Banca d’Italia: chi ci fa guadagnare di più?
di Giovanni Passali
............Ecco la conseguenza della perdita della sovranità monetaria: non un mero sentimento di orgoglio nazionalistico, ma tremilasettecento euro a persona. Ma, proprio come diceva Roth, ancora più seriamente, la perdita dell’autonomia monetaria comporta la perdita della possibilità di creare liquidità in caso di necessità. Proprio quello che sarebbe servito alla Grecia e che avrebbe evitato l’assalto speculativo.
Anche gli speculatori, infatti, non avrebbero avuto un margine tanto ampio, di fronte ad un potere statale capace di intervenire e di svalutare la moneta, rendendo così più appetibile gli investimenti in valuta locale. Visto che invece a pagare il conto è la Bce, che emette fiumi di denaro solo a debito, gli speculatori hanno dato l’assalto alla diligenza. Tanto tutta la moneta stampata è a debito, cioè alla fine pagheremo noi, attraverso lo stato, cioè attraverso maggiori tagli o maggiori tasse.
Il recupero della sovranità monetaria è solo il primo tassello. Il secondo è quello di generare moneta non più a debito, in modo da rendere sostenibile la possibilità di pagare i debiti. Una moneta a favore delle necessità fondamentali della popolazione, cioè utilizzata dallo stato quanto meno per i servizi sociali e sanitari di base e per l’istruzione obbligatoria.
Questo dovrebbe essere l’argomento di discussione di tutti i giorni: il valore della moneta, la definizione della moneta. E di questo problema ciascuno di noi deve farsi portavoce con tutti quelli che conosciamo. Dobbiamo segnare veramente un punto di svolta per la società del futuro, italiana ed europea.
lunedì 21 giugno 2010
Arrivano notizie disastrose, ma le Borse volano…
Trovo interessante questo commento che ho letto sul Blog di Marcello Foa a cui di tanto in tanto do una sbirciata. Anche io come il giornalista autore del blog, mi sto chiedendo come mai, mentre i dati e le notizie macroeconomiche non sembrano tra le migliori e logico sarebbe vedere le borse non così allineate tutte su indici positivi, queste appunto corrano al rialzo ogni giorno, come fosse stato deciso da qualcuno che ha il potere di farlo.
Le Verità Nascoste Scrive: June 17th, 2010 at 3:41 pm
Le Verità Nascoste Scrive: June 17th, 2010 at 3:41 pm
Carissimo Foa,
è la prima volta che scrivo ad un giornalista, ma nell’ ultimo periodo più che mai vedo e sento troppe informazioni distorte.
In questo caso non mi riferisco a Lei, anzi Lei è riuscito a stimolare la mia voglia di urlare al mondo la verità, anche se questa è sempre scomoda.
La sua domanda finale è ovviamente una “provocazione voluta” data la sua esperienza internazionale e i fatti che conosce, sopratutto sulla riunione segreta tenutasi dal 3 al 6 di giugno in quel di Bielderberg.
Se le fa cosa gradita, una visione indipendente la può trovare a questo link :
“BILDERBERG: LA COSPIRAZIONE PUBBLICA”http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7115
Sono un Private Banker e da 12 anni mi occupo di finanza, tutto quello che ho imparato su questo mondo l’ ho appreso a mie spese, sopratutto di tasca mia.
Il sistema bancario italiano come il sistema dell’istruzione, fanno parte di un macro sistema chiamato “POTERE”; per molto tempo ci hanno tenuto e ci terranno nell’ ombra solo che a differenza di qualche tempo fa oggi quel buio, in questa crisi, sta per diventare luce.
Gli “illuminati” prima o poi dovranno rilevare al mondo il loro piano segreto e allora si salvi chi può.
Ecco perchè non dobbiamo meravigliarci dei rialzi di mercato di questi giorni!
Caro Foa le banche centrali continuano ad immettere liquidità i Market Maker ricoprono le loro “Belle Posizioni” 3-4 giorni, una settimna di rialzo, il Mondo sembra cambiare in positivo e cancellare tutte le notizie negative delle settimane precedenti.
Il piccolo investitore che non più tardi di un mese fa era uscito dal mercato per paura di essere inghiottito riprende appetito e comincia a rientrare, fine del gioco.
Quando tutti i piccoli saranno rientrati gli “SQUALI VENDERANNO” E ABBASSERRANO I PREZZI COME FARA’ più comodo a loro.
Le borse in questi ultimi giorni sembrano ignorare qualsiasi notizia, l’ €uro si stà rafforzando 1,24 c.a. mentre le scrivo, l’Oro è sui massimi, opportunità nel mercato obbligazionario veramente poche e allora provocazione mia:
” Come mai le banche, sopratutto, in questo mese stanno stampando carta (collocano bond) a man bassa con condizioni che offendono l’ intelligenza di ogni essere umano??? ”
Ritorni per il cliente al di sotto del free- risk con percentuali di collocamento dal 3,50 % al 5% se in trasparenza espressi da tutti i Brand nei loro fogli informativi?
Dove stanno i controlli allora? E ci meravigliamo ancora dei movimenti incongruenti di queste Borse?
Questo penso caro Foa
domenica 20 giugno 2010
Globalizzazione e civiltà: una lezione italo-polacca
....In un mercato davvero libero, l’esigenza di acquisire credibilità induce a comportamenti corretti e, nel corso del tempo, tutto questo diventa un qualcosa di naturale. Come già nella Venezia che nei secoli scorsi ha reinventato il commercio internazionale, l’imprenditoria e la civiltà procedono assieme, poiché non ci può essere sviluppo se taluni principi non sono saldi e se talune virtù non vengono custodite e valorizzate.
Mentre ascoltavo tali formidabili imprenditori (per lo più piccoli e medi) sempre pronti a lanciarsi in nuove iniziative – che si tratti della Bosnia come di Dubai, della Cina come dell’India, e così via – non potevo non pensare però a quegli universi politico-burocratici che le risorse non le costruiscono, ma invece le distruggono; a quegli apparati che non aprono le distinte società alla cooperazione e alla reciproca comprensione, ma invece alzano barriere; a quei poteri che costantemente progettano banche, imprese e infrastrutture non rischiando un solo euro di tasca loro, ma quasi sempre dilapidando la ricchezza prodotta da altri.......
Sempre in questa logica, mi ha fatto un certo effetto il contrasto (tanto evidente) tra il vero spirito europeo che questa compagnia di amici con radici variamente polacche e italiane sta costruendo quotidianamente grazie al proprio lavoro, e il carattere totalmente artificioso degli apparati burocratici che, a Bruxelles, sembrano costantemente in guerra con il buon senso e la libertà d’impresa.
Sempre in questa logica, mi ha fatto un certo effetto il contrasto (tanto evidente) tra il vero spirito europeo che questa compagnia di amici con radici variamente polacche e italiane sta costruendo quotidianamente grazie al proprio lavoro, e il carattere totalmente artificioso degli apparati burocratici che, a Bruxelles, sembrano costantemente in guerra con il buon senso e la libertà d’impresa.
Le mani sul (nostro) salvadanaio
di M.Seminerio
............La presenza di un settore privato poco indebitato è condizione necessaria ma assolutamente insufficiente per preservare la sostenibilità del debito pubblico, che dipende invece interamente dalla crescita economica. Proviamo a riflettere: che accade in assenza di crescita? Il debito pubblico si autoalimenta ogni volta che il suo costo eccede la crescita economica. Se ciò dovesse accadere, a che servirà avere un rilevante risparmio familiare privato, forse ad applicare una patrimoniale notturna sui conti correnti e sugli immobili, come feceGiuliano Amato nel 1992? E ancora, qualcuno si chiede perché, malgrado un settore privato risparmioso e dai saldi finanziari “ricchi”, i mercati applicano al debito pubblico italiano livelli di premio al rischio inequivocabilmente elevati? Forse il mercato attendeva di essere illuminato dall’iniziativa italiana per colmare una propria lacuna informativa? Difficile crederlo................
.................Criterio più incisivo per verificare la vulnerabilità di un paese alle crisi finanziarie sarebbe stato, ad esempio, il monitoraggio dell’incidenza sul Pil del saldo delle partite correnti. Un eventuale deficit eccessivo, cioè storicamente elevato, rappresenterebbe un campanello d’allarme, perché indicativo di un deficit di competitività del paese interessato, oltre che di politiche di credito piuttosto lasche, come successo negli ultimi anni; circostanza che è alla base della crisi che stiamo vivendo. Nei giorni scorsi alcuni esponenti della maggioranza hanno osservato che occorre enfatizzare la capacità dei risparmiatori italiani di sottoscrivere titoli del debito pubblico. Osservazione fallace: circa metà del debito pubblico italiano è collocato presso investitori non residenti, non esiste alcuna autosufficienza domestica nella sottoscrizione di Bot e Btp a differenza del Giappone, dove il 95 per cento del debito pubblico è collocato presso investitori residenti................
............La presenza di un settore privato poco indebitato è condizione necessaria ma assolutamente insufficiente per preservare la sostenibilità del debito pubblico, che dipende invece interamente dalla crescita economica. Proviamo a riflettere: che accade in assenza di crescita? Il debito pubblico si autoalimenta ogni volta che il suo costo eccede la crescita economica. Se ciò dovesse accadere, a che servirà avere un rilevante risparmio familiare privato, forse ad applicare una patrimoniale notturna sui conti correnti e sugli immobili, come feceGiuliano Amato nel 1992? E ancora, qualcuno si chiede perché, malgrado un settore privato risparmioso e dai saldi finanziari “ricchi”, i mercati applicano al debito pubblico italiano livelli di premio al rischio inequivocabilmente elevati? Forse il mercato attendeva di essere illuminato dall’iniziativa italiana per colmare una propria lacuna informativa? Difficile crederlo................
.................Criterio più incisivo per verificare la vulnerabilità di un paese alle crisi finanziarie sarebbe stato, ad esempio, il monitoraggio dell’incidenza sul Pil del saldo delle partite correnti. Un eventuale deficit eccessivo, cioè storicamente elevato, rappresenterebbe un campanello d’allarme, perché indicativo di un deficit di competitività del paese interessato, oltre che di politiche di credito piuttosto lasche, come successo negli ultimi anni; circostanza che è alla base della crisi che stiamo vivendo. Nei giorni scorsi alcuni esponenti della maggioranza hanno osservato che occorre enfatizzare la capacità dei risparmiatori italiani di sottoscrivere titoli del debito pubblico. Osservazione fallace: circa metà del debito pubblico italiano è collocato presso investitori non residenti, non esiste alcuna autosufficienza domestica nella sottoscrizione di Bot e Btp a differenza del Giappone, dove il 95 per cento del debito pubblico è collocato presso investitori residenti................
Berlusconi: Siamo il paese più ricco d'Europa
Se così fosse, ma così purtroppo non è, significherebbe che i nostri amici europei sono veramente messi male, molto, ma molto male!!!
MANOVRA, IL PD VA IN PIAZZA: "PAGHINO ANCHE PETROLIERI"
.............PAGHINO I FURBETTI I sacrifici per rimettere a posto i conti pubblici non li devono fare coloro che lo hanno sempre fatto: i bidelli, gli insegnanti, i lavoratori dipendenti; ora facciano la loro parte quelli che non hanno mai fatto sacrifici, i "furbetti" delle rendite finanziarie, e dei capitali 'scudati', quelli "che guadagnano come Berlusconi e che in questa manovra metteranno zero euro". Questo il messaggio che oggi lancerà Pier Luigi Bersani alla manifestazione del Pd contro la manovra che si svolgerà al Palalottomatica a Roma. All'evento Bersani tornerà a parlare anche dell'accordo tra Fiat e sindacati a Pomigliano, criticando la "latitanza" strumentale del governo e respingendo le critiche della sinistra radicale e di Idv che dimostrano una "cultura minoritaria".
INSEGNANTE COME EROE MODERNO «Come si fa a chiamare riforma i tagli alla scuola e all'istruzione?». Se lo chiede il segretario del Pd Pier Luigi Bersani alla manifestazione all'Eur sulla manovra economica e parla di «botta micidiale» verso il mondo della scuola al punto da affermare che «oggi l'eroe dei tempi moderni è l'insegnante nelle periferie delle città ».
«GOVERNO PROPONE EMENDAMENTI SENZA IDEE» «Non abbiamo mai avuto una discussione sul che fare per la crisi, abbiamo avuto dieci mini manovre, dieci decreti, pilloline. Per chi passava il suo tempo a misurare le pagine del programma di Prodi, il record di Prodi lo ha battuto: 2.380 commi senza uno straccio di idee, senza direzione di marcia». Lo ha detto Pierluigi Bersani, alla manifestazione del Pd contro la manovra, parlando degli interventi del governo per la crisi economica
«CON DDL INTERCETTAZIONI, CRICCA MAI SCOPERTA» «Noi non ci stiamo», dice Pierluigi Bersani a proposito del ddl intercettazioni. «Con quelle norme la 'criccà non si sarebbe scoperta ma non si sarebbero nemmeno presi quelli della banda delle rapine del Brenta». Il segretario del Pd aggiunge: «Dice che ci stanno riflettendo. Se ci riflettono forse hanno capito che vanno sul duro. Noi saremo vigili perchè magari alla fine mettono un'altra volta la fiducia». .............
INSEGNANTE COME EROE MODERNO «Come si fa a chiamare riforma i tagli alla scuola e all'istruzione?». Se lo chiede il segretario del Pd Pier Luigi Bersani alla manifestazione all'Eur sulla manovra economica e parla di «botta micidiale» verso il mondo della scuola al punto da affermare che «oggi l'eroe dei tempi moderni è l'insegnante nelle periferie delle città ».
«GOVERNO PROPONE EMENDAMENTI SENZA IDEE» «Non abbiamo mai avuto una discussione sul che fare per la crisi, abbiamo avuto dieci mini manovre, dieci decreti, pilloline. Per chi passava il suo tempo a misurare le pagine del programma di Prodi, il record di Prodi lo ha battuto: 2.380 commi senza uno straccio di idee, senza direzione di marcia». Lo ha detto Pierluigi Bersani, alla manifestazione del Pd contro la manovra, parlando degli interventi del governo per la crisi economica
«CON DDL INTERCETTAZIONI, CRICCA MAI SCOPERTA» «Noi non ci stiamo», dice Pierluigi Bersani a proposito del ddl intercettazioni. «Con quelle norme la 'criccà non si sarebbe scoperta ma non si sarebbero nemmeno presi quelli della banda delle rapine del Brenta». Il segretario del Pd aggiunge: «Dice che ci stanno riflettendo. Se ci riflettono forse hanno capito che vanno sul duro. Noi saremo vigili perchè magari alla fine mettono un'altra volta la fiducia». .............
sabato 19 giugno 2010
Un Altro che Aveva Capito Tutto
- ...........La spinta per imporre in di tutto il mondo una valuta internazionale su cui basare i prestiti internazionali agli stati è una concezione moderna e ha avuto origine con un gruppo di banchieri e finanziaeri internazionali che, in larga misura, ora controllano la moneta e il credito del mondo. Questo gruppo ha una politica costante e tutto ciò che sta accadendo ed è successo negli ultimi anni in tutto il mondo avviene secondo un piano definito, vale a dire la conquista economica del mondo.
Fino aagli inizi del nostro secolo l'unico metodo conosciuto nella storia di conquistare il mondo è sempre stato un'invasione militare - una politica molto pericolosa, costosa e un sistema crudele. Ma durante l'ultimo mezzo secolo ci si rese conto che un sistema molto più semplice, più efficace e meno pericoloso era possibile mediante il controllo delle moneta e il credito. Con questo metodo non occorrono eserciti, flotte e artiglierie, non c'è spargimento di sangue e il pubblico non si rende conto del pericolo finché non risulta schiavo diventando un debitore............
Ioannes Paulus PP. II Centesimus annus
OLTRE LE IDEOLOGIE, NON RESTA CHE L'UOMO!
di A. Mazzalai
Come più volte sottolineato in questi tre lunghi anni la finanza ha sequestrato la democrazia, la finanza e talvolta l'economia o meglio alcune scuole economiche hanno sequestrato la vita sociale, l'esistenza dell' Umanità.
Oggi, in nome del rischio sistemico, la paura che il fallimento di questa o quella istituzione troppo grande per fallire possa trascinare il mondo in una depressione, la paura che il fallimento di questo o quello Stato sovrano possa travolgere il mondo intero, si trasferiscono immense risorse dagli Stati, dalla cultura, dall'istruzione, dalla sanità, dalla ricerca, dai contribuenti ipotecando il futuro delle Nazioni, congelandone la loro ricchezza.
Oltre sessanta milioni di disoccupati in tutto il mondo e una precarietà che si respira in ogni angolo del pianeta. Secondo l'ILO oggi 212 milioni di esseri umani sono senza lavoro, oltre 34 milioni rispetto al 2007, ma addirittura più di 10 milioni sono giovani.
Sono cifre provvisorie, che riflettono la limitatezza dei sistemi di rilevazione ufficiali, che non tengono conto dei cosidetti effetti collaterali, della schiavitù, del ricatto, dello sfruttamento, della precarietà, della flessibilità che origina insicurezza, delle ore lavorate, di stipendi che offendono la dignità dell'uomo a fronte di rendite e profitti che urlano vendetta.
In nome del profitto supremo, del capitalismo puro si rifiuta la soluzione agli squilibri mondiali, che viene dell' equità e dalla redistribuzione dei redditi, soluzione che ideologie sinistre ed interessate rendono più difficile di quello che in realtà è. Stiamo perdendo tempo ad ascoltare l'eco di ideologie accademiche che hanno riempito di sacerdoti i templi delle università mondiali, stiamo perdendo tempo ad ascoltare coloro che dimenticano che l'economia è una branca dell'etica e che Adam Smith, amava più la " Teoria dei sentimenti morali" che l'egoismo del panettiere e del macellaio.
E' pura illusione credere che si uscirà da questa trappola, senza avere riformato la politica, la finanza, l'economia ed aver accresciuto la responsabilità degli individui. E' da irresponsabili credere di uscire da questo medioevo proponendo sempre e solo dibattiti tra scuole di pensiero economico, sempre e solo ricette ormai obsolete che rifiutano il cambiamento o la responsabilità, urlando la genialità del capitalismo che qualche esaltato ancora oggi continua a proporre senza riforme.
Eppure Giovanni Paolo II, secondo considerato uno dei massimi artefici del crollo del comunismo e del muro di Berlino, nella " CentesimusAnnus " non risparmiò una sana critica costruttiva al capitalismo, attraverso la sua visione di una incrollabile fede nella persona umana come tale.
Greenspan torna a far sentire la sua voce: il costo dei prestiti Usa esploderà. Unica via è ridurre il deficit
...........Ma questo andamento è ciò che preoccupa Greenspan: «Bisogna rigettare l'idea che la riduzione del deficit possa interrompere la ripresa economica. Al contrario, la pressione sui mercati diminuirà solo se il governo americano ridurrà la vendita di bond governativi. Gli Usa si stanno caricando sulle spalle un peso che non saranno i grado di sopportare. L'idea dell'emissione americana come un porto sicuro, lontano dai problemi della Grecia, non potrà durare». Quando questo cesserà, è il monito dell'ex boss della Fed, i tassi di mercato si alzeranno e gli Stati Uniti non saranno in grado di sostenere l'aumento del costo dei prestiti. Quindi, «bisogna avviare una rigorosa riduzione del deficit», conclude l'ex Mr Fed. ...........
giovedì 17 giugno 2010
Lettera di 100 economisti contro la manovra e la linea (europea) dell'austerità
LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI,
La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.
Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.
Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.........
La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale........................
Gli operatori finanziari, che spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti ‘fondamentali’ della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.
ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO’ CONDURRE ALLA
DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA
SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE
UNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E
DELL’OCCUPAZIONE
DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA
SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE
UNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E
DELL’OCCUPAZIONE
Ai membri del Governo e del Parlamento
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica
La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.
Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.
Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.........
Gli operatori finanziari, che spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti ‘fondamentali’ della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.
IL CASO/ Wir, la moneta che ci servirebbe per battere la crisi
di Giovanni Passali
L’idea di fondo era quella di creare economia e circuito basato su una moneta alternativa, denominata Wir. Le imprese che partecipavano a questo circuito erano e sono tutte piccole e medie, e accettavano come pagamento una registrazione di credito. Proprio questa tipologia di imprese è quella che trova maggiori difficoltà a reperire liquidità da parte delle imprese finanziarie, soprattutto in situazioni di crisi.
Il credito viene riconosciuto alle imprese, da parte dell’ufficio centrale a fronte di una ricchezza reale, rappresentata dalla capacità produttiva dei soci, e non era gravato da interesse. Questo credito, veniva fatto circolare all’interno del circuito, e utilizzato come mezzo di pagamento. Si tratta di una rete di scambio dove tutte la transazioni vengono sia addebitate che accreditate dall’ufficio centrale, e non sono consentiti prelievi di liquidità dai depositi............
Europa e Germania temono lo sgambetto spagnolo
di Mauro Bottarelli
.............Il problema ulteriore è l'incapacità per le banche e le aziende spagnole di finanziarsi sul mercato: Madrid è tagliata fuori, può solo offrire tassi astronomici per collocare i propri bond e sperare nell'aiuto dell'Europa. Come già detto, è tecnicamente fallita. Per il resto, il silenzio regna sovrano sui reali problemi del sistema bancario europeo, tedesco in testa: ma si sa, loro regnano sovrani e quindi dettano le regole ai sudditi. Un memo riservato della Bafin, ente regolatore del mercato teutonico, parla di svalutazioni pari a 800 miliardi di euro per gli istituti tedeschi: i quali, quatti quatti e agendo sulla leva peggio di una investment bank anglosassone, hanno accumulato una doppia "razione" di perdite prima dalla crisi dei subprime Usa e poi dalla crisi del debito del Club Med.
Insomma, attaccano per difendersi, fanno la faccia da duri perché in realtà - come si dice a Milano - non sanno neanche quanti ne hanno in tasca. Come dar loro torto, d'altronde. Sia per la bomba ad orologeria su cui siedono i loro istituti di credito sia perché sicuramente, a Berlino come a Francoforte, avranno letto l'ultimo report di Axa Investment Managers, l'istituto francese che ha affidato al capo del centro analisi globale, Theodora Zemek, un compito tutt'altro che simpatico: capire quante possibilità ha l'euro di resistere a questa crisi del debito. Risultato? «I mercati sono molto, molto nervosi perché hanno prima intravisto e ora visto chiaramente una falla fatale nel sistema euro e non esiste, al momento, una via d'uscita chiara. Questa crisi è più grave e avrà implicazioni molto più pesanti di quella di due anni fa: peccato che i politici non lo abbiano ancora capito»............................
.............Il problema ulteriore è l'incapacità per le banche e le aziende spagnole di finanziarsi sul mercato: Madrid è tagliata fuori, può solo offrire tassi astronomici per collocare i propri bond e sperare nell'aiuto dell'Europa. Come già detto, è tecnicamente fallita. Per il resto, il silenzio regna sovrano sui reali problemi del sistema bancario europeo, tedesco in testa: ma si sa, loro regnano sovrani e quindi dettano le regole ai sudditi. Un memo riservato della Bafin, ente regolatore del mercato teutonico, parla di svalutazioni pari a 800 miliardi di euro per gli istituti tedeschi: i quali, quatti quatti e agendo sulla leva peggio di una investment bank anglosassone, hanno accumulato una doppia "razione" di perdite prima dalla crisi dei subprime Usa e poi dalla crisi del debito del Club Med.
Insomma, attaccano per difendersi, fanno la faccia da duri perché in realtà - come si dice a Milano - non sanno neanche quanti ne hanno in tasca. Come dar loro torto, d'altronde. Sia per la bomba ad orologeria su cui siedono i loro istituti di credito sia perché sicuramente, a Berlino come a Francoforte, avranno letto l'ultimo report di Axa Investment Managers, l'istituto francese che ha affidato al capo del centro analisi globale, Theodora Zemek, un compito tutt'altro che simpatico: capire quante possibilità ha l'euro di resistere a questa crisi del debito. Risultato? «I mercati sono molto, molto nervosi perché hanno prima intravisto e ora visto chiaramente una falla fatale nel sistema euro e non esiste, al momento, una via d'uscita chiara. Questa crisi è più grave e avrà implicazioni molto più pesanti di quella di due anni fa: peccato che i politici non lo abbiano ancora capito»............................
martedì 15 giugno 2010
Formigoni, manovra a rischio incostituzionalità. Va cambiata
«Questa manovra va cambiata. È possbile e doveroso farlo, rispettando i totali ma distribuendo il carico dei sacrifici su tutti. È come se si prendesse un figlio e si caricasse su quel figlio l'intero carico della manvora. Siamo in presenza di un padre sciammanato, che ha accumulato debito pibblico, metre il figlio virtuoso viene punito. Questa manovra va cambiata e penso che la ragione politica lo suggerirà». È quanto ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al termine della riunione della conferenza delle regioni sulla manovra economica..........
Libertà e mercati: meglio la legge sulla concorrenza oggi, che la riforma costituzionale domani
.........Ciò che va inserito nella legge annuale sulla concorrenza lo suggerisce Catricalà stesso. In primo luogo, occorre tutelare le piccole e medie imprese dallo strapotere delle grandi imprese e della pubblica amministrazione. Perché le PMI, osserva Catricalà, “sono esposte alle stesse scorrettezze che colpiscono i consumatori”, e sono “costrette a tollerare prassi illecite di grandi aziende e di pubbliche amministrazioni, come la mora nei pagamenti”. Certo, se in questo paese ci fosse una giustizia civile (in ogni senso), questo problema non sarebbe così drammatico. Invece,........
A Roma il 19 e 20 Giugno gli “Stati Generali dei Contribuenti Italiani”
Rassegna Stampa
Allarme liquidità in Spagna Moody's declassa la Grecia
( Appena pochi giorni fa la stessa Moody's valutava bene la banche europee)
Imprese in ginocchio e l'incubo-tasse Non abbiamo i soldi per ricominciare
( Appena pochi giorni fa la stessa Moody's valutava bene la banche europee)
Imprese in ginocchio e l'incubo-tasse Non abbiamo i soldi per ricominciare
L’Italia sommersa dal debito rischia la recessione?
di Mauro Bottarelli
.........Insomma, ci vorrà ben altro che la manovra da 24 miliardi varata: lo sa Berlusconi, lo sa Tremonti, conviene che lo sappiano tutti, dal primo all’ultimo cittadino su cui grava un debito spaventoso. Anche perché la situazione generale del debito sovrano europeo, rischia di portare con sé a breve una nuova crisi di finanziamento per le banche che saranno costrette a nuove svalutazioni: quindi, depressione degli utili, ulteriore flessione del prestito e rallentamento della ripresa...............
.............«Siamo appena entrati nel secondo atto della crisi», ha sentenziato domenica George Soros parlando della crisi innescata dalla situazione del debito sovrano in Europa. «I governi devono intervenire sui deficit di budget e questo, quasi certamente, ci riporterà in recessione», ha concluso lo speculatore tramutatosi in filantropo parlando a un convegno a Vienna. Patria, quest’ultima di una grande scuola di economisti liberisti e di quel gigante misconosciuto di Von Hayek: ascoltassimo un po’ di più le sue ragioni e non quelle fuori tempo massimo di Keynes, forse non saremmo ridotti così.
.........Insomma, ci vorrà ben altro che la manovra da 24 miliardi varata: lo sa Berlusconi, lo sa Tremonti, conviene che lo sappiano tutti, dal primo all’ultimo cittadino su cui grava un debito spaventoso. Anche perché la situazione generale del debito sovrano europeo, rischia di portare con sé a breve una nuova crisi di finanziamento per le banche che saranno costrette a nuove svalutazioni: quindi, depressione degli utili, ulteriore flessione del prestito e rallentamento della ripresa...............
.............«Siamo appena entrati nel secondo atto della crisi», ha sentenziato domenica George Soros parlando della crisi innescata dalla situazione del debito sovrano in Europa. «I governi devono intervenire sui deficit di budget e questo, quasi certamente, ci riporterà in recessione», ha concluso lo speculatore tramutatosi in filantropo parlando a un convegno a Vienna. Patria, quest’ultima di una grande scuola di economisti liberisti e di quel gigante misconosciuto di Von Hayek: ascoltassimo un po’ di più le sue ragioni e non quelle fuori tempo massimo di Keynes, forse non saremmo ridotti così.
lunedì 14 giugno 2010
La Costituzione è una scusa: l’inferno di Berlusconi viene dai mercati
...................Sicché la strada non è quella di dire alle piccole e medie imprese "andate e moltiplicatevi" perché non c’è più l’art. 41. Il problema è un altro: ora che abbiamo capito tutti che le società europee non sono più destinate ad avere a che fare con recessioni che si lasciano governare, ma con vere e proprie crisi strutturali che mettono in dubbio la loro posizione nel mondo, ci si dovrebbe cominciare a chiedere se si è certi di potere sopportare i costi economici che vengono dalla tutela di queste esigenze. Questo sarà il vero tema politico dei prossimi anni la scelta sul quale spetterà ai governi europei e, in ultima battuta, ai cittadini.
Siccome so che non è vero, sto cominciando a dubitare che anche Berlusconi si senta davvero all’inferno.
domenica 13 giugno 2010
Meglio troppo tardi...... che mai?
di R. Alabiso
Ragazzi, si fa per dire, in questi giorni a Santa Margherita Ligure abbiamo assistito alla presa di coscienza del nostro ministro dell'economia, che l'impresa italiana è ostacolata, come fosse un' auto, da una trave che le si pone innanzi e le impedisce il cammino. Ma quanti anni sono che abbiamo questa trave davanti ? 10, 20, 30, 50, no è presto detto; gli anni esatti sono 62, data di Costituzione della Repubblica Italiana e del relativo art. 41. Insomma abbiamo trovato il responsabile delle difficoltà a crescere e ultimamente a esistere, in un mercato ormai globalizzato, di artigiani e imprenditori bloccati da travi, davanti, ma purtroppo anche dietro, e tutto per un articolo del 1948. Beh, io sinceramente credevo che motivi ce ne fossero tanti altri, non ultimo il peso delle tasse, l' irap, gli studi di settore, il costo del lavoro, in Sicilia, che so, la mafia e il pizzo che tante aziende e negozi sono costrette a subire, oppure che a Termini le auto, per cause logistiche costassero mille euro in più, come diceva Marchionne prima di lasciare la fabbrica ad altri, sempre che la Regione ci investirà i soldi della collettività ecc.; ma l'amministratore della Fiat, forse non aveva considerato il ponte sullo stretto, quest’opera megagalattica cambierà di certo le nostre vite, la Sicilia non aspetta altro, un bel ponte sotto il quale dormire. Peccato che è sull'acqua, ma vuoi mettere chi avrà la fortuna di inaugurarlo ripreso in diretta dai media di tutto il mondo, senza casco giallo di sicurezza?
Però adesso che si comincia a capire dov'è che sta il nodo, cioè dove si blocca lo sviluppo economico, che arresta il Pil e non dà o potrebbe far mancare a breve negli investitori, quella fiducia indispensabile a comprare titoli di stato per pagarci il debito, con altro debito, sono più tranquillo e contento, perché vedo che anche se ce n'è voluto di tempo e di intelligenza profusa a gran mani per rilanciare nel mondo intero la libera impresa, togliendole tutti i lacci e lacciuoli che la mortificavano, adesso sì, ora ci siamo, finalmente è stato detto, lo leggo su tutti i giornali, lo ascolto su tutti i Tg. Anche se la ripresa è fragile, incerta, a macchia di leopardo, poco visibile, alternata, con sorprese dietro l’angolo, legata alla volatilità dei mercati, insomma a parte i catastrofisti del caso, che vedono solo guai, il passo necessario è avvenuto, scardinandola dai vincoli che la opprimono l’impresa Italia riparte, sicuro, ce la si fa. Non è importante se agli statali blocchiamo gli stipendi, mentre per ministri ci vuole una legge apposita, che non è prioritaria come il ddl sulle intercettazioni, se i giovani non trovano lavoro, e direbbe qualcuno, che nemmeno lo cercano, se tagliamo la cultura, se qui a Palermo aumenteranno la Tarsu, se la tassa camerale, per citarne una tra le altre, è aumentata quest'anno del 20% ma nessuno lo dice, se i negozi chiudono ogni giorno per riaprire cinesi, se si vedono in giro sempre più poveri, compresi italiani, se la scuola va in malora, ( quella pubblica) se negli ospedali (quelli pubblici) i medici son sempre meno, se la disoccupazione è in crescita, se l’agricoltura costa produrla , più di quanto rende, ecc. ecc. ecc. , tutto ciò è una bazzecola se pensiamo che 24 MLD di manovra fiscale, è solo una piccola parte degli interessi che dovremo pagare sul ns debito, il quarto del mondo, e che potrebbero aumentare se i ns Btp o Cct per essere più appetibili, o anche solo vendibili, dovessero offrire un rendimento più alto, rispetto a poche settimane fa.
Adesso la colpa è dell'art. 41 e del peso burocratico sulle imprese, una novità, meno male che ce ne siamo accorti, il nostro neurone economico si è messo in funzione. Meglio troppo tardi che mai ?
Altro che debiti sovrani: la crisi si chiama euro
di Paul Krugman
..........................La risposta ufficiale dell'Unione Europea a questo problema è che gli Stati membri devono incrementare la flessibilità del mercato del lavoro. Ma gli economisti hanno valutato questa soluzione e sono giunti alla conclusione che nessun mercato del lavoro può essere flessibile fino a questo punto. Se l'euro non funziona senza un livello di flessibilità talmente elevato da essere irrealizzabile, allora semplicemente non funziona.
È deludente che la maggior parte dei dibattiti su come gestire la crisi dell'euro non affrontino questi problemi. Provo a dare una spiegazione psicanalitica alla buona: quando la gente si autoconvince che le crisi di debito pubblico sono legate, sempre e comunque, a una gestione allegra delle finanze pubbliche, il problema appare risolvibile: tutto quello che serve è più disciplina. Perché se questi commentatori e analisti si mettessero ad analizzare i problemi di fondo, comincerebbero a domandarsi se l'idea di imporre una moneta unica ha mai avuto un senso.
..........................La risposta ufficiale dell'Unione Europea a questo problema è che gli Stati membri devono incrementare la flessibilità del mercato del lavoro. Ma gli economisti hanno valutato questa soluzione e sono giunti alla conclusione che nessun mercato del lavoro può essere flessibile fino a questo punto. Se l'euro non funziona senza un livello di flessibilità talmente elevato da essere irrealizzabile, allora semplicemente non funziona.
È deludente che la maggior parte dei dibattiti su come gestire la crisi dell'euro non affrontino questi problemi. Provo a dare una spiegazione psicanalitica alla buona: quando la gente si autoconvince che le crisi di debito pubblico sono legate, sempre e comunque, a una gestione allegra delle finanze pubbliche, il problema appare risolvibile: tutto quello che serve è più disciplina. Perché se questi commentatori e analisti si mettessero ad analizzare i problemi di fondo, comincerebbero a domandarsi se l'idea di imporre una moneta unica ha mai avuto un senso.
Palermo, il Comune conferma l'aumento della Tarsu
Il consiglio ha approvato un emendamento del Pdl che non solo conferma l'aumento del 75% voluto dal sindaco Diego Cammarata nel 2006, ma prevede adesso anche un ulteriore rincaro dell'8%.
(una impresa artigiana per 100 mq paga adesso circa 800 euro, crisi o non crisi.)
sabato 12 giugno 2010
FESTIVAL ECONOMIA TRENTO 2010: RIFLESSIONI, UNO SGUARDO ALL'ORIZZONTE!
di Andrea Mazzalai
.............Come ha giustamente sottolineato Roberto Saviano nel suo intervento conclusivo... «È smuovere le coscienze quello che fa paura, perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare, e sognare un Paese diverso.
.............Come ha giustamente sottolineato Roberto Saviano nel suo intervento conclusivo... «È smuovere le coscienze quello che fa paura, perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare, e sognare un Paese diverso.
Una rivoluzione silenziosa che si oppone ai " Grandi Fratelli " e alle "Isole dei Famosi " che stanno sequestrando le coscienze di questo Paese, del Mondo Occidentale. Come ho più volte sottolineato una rivoluzione nasce dal cambiamento, il nostro cambiamento, dalla testimonianza, la nostra testimonianza. Non abbiamo alcun diritto di pretendere nulla dagli altri se prima non siamo noi portatori di cambiamento, di novità, di speranza........
venerdì 11 giugno 2010
Montezemolo: «Basta fare gli spettatori, scendere in campo»
GENOVA - «Sento spesso i politici che chiedono di mettersi nei loro panni. Ma io dico a loro di mettersi nei panni dei cittadini». È duro l'attacco rivolto ai politici da parte di Luca Cordero di Montezemolo. L'occasione: il 40esimo convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure, ospite l'ambasciatore degli Usa in Italia David Thorne.
CLASSE DIRIGENTE - «Non si può sempre lamentarsi, bisogna dare anche un contributo perché le cose cambino veramente. Parlare dalla tribuna senza andare in campo è sempre facile» dice Montezemolo, strappando molti applausi dalla platea. Quindi fa riferimento alle parole della presidente Federica Guidi che, a conclusione della relazione, invita gli imprenditori «a salire sul ring, a smettere di accontentarsi di essere solo spettatori». «Abbiamo bisogno di una classe dirigente civile, che abbia la capacità di prendere posizioni» spiega Montezemolo...............
CRISI ECONOMICA: GUIDI, SENZA CRESCITA SIAMO UN PAESE MORTO
(IRIS) - ROMA, 11 GIU - "Senza il rigore siamo un Paese spacciato. Ma senza crescita siamo un Paese morto".
La presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Federica Guidi, nella sua relazione al 40esimo convegno dei giovani industriali, lancia l'allarme sulla situazione economica dell'Italia.
La "manovra che ci è stata presentata a maggio non lascia spazio a dubbi: sappiamo anche che i sacrifici non finiscono con la manovra" sottolinea Guidi.
"Anche in economia, la depressione è uno stato psicologico. Per questo siamo preoccupati, come imprenditori e come italiani: come giovani italiani. L'arte di arrangiarsi non basta più" conclude la presidente.
Quanto ci costa il signoraggio delle banche centrali?
di Giovanni Passali
Ringrazio vivamente i lettori che hanno commentato i miei ultimi interventi. Non mi resta che contraccambiare, rispondendo alle loro richieste e svolgendo gli approfondimenti sulla questione cruciale del signoraggio primario e secondario.
Il signoraggio è di fatto il profitto che ottiene chi crea moneta. Si distingue in primario e secondario a seconda che si tratti della creazione fisica di monete e banconote (operata dalla banca centrale) oppure della creazione elettronica di moneta (operata da una banca commerciale). Il signoraggio primario corrisponde, ovviamente, alla differenza tra il valore “facciale” della banconota e il costo per produrla (carta e inchiostro).
Ma non basta, poiché chi produce le banconote, cioè le Banche Centrali, di fatto le immette in circolazione acquistando titoli di stato, che hanno un loro rendimento. Quindi, in concreto, per produrre una banconota da 100 euro, la banca centrale spende circa 3 centesimi di euro. Con questa banconota viene acquistato un titolo di stato, dal rendimento (supponiamo) dell’1%. Il reddito da signoraggio primario è quindi pari 100+1%-0,03=101-0,03=100,97 euro.
Dove finisce questo lucrosissimo profitto? Per la maggior parte sparisce nei bilanci delle Banche Centrali, poiché esse, secondo un’antica consuetudine, mettono al passivo le “banconote in circolazione”, facendo risultare come reddito da signoraggio solo la parte di rendimento del titolo acquistato...........
giovedì 10 giugno 2010
L’euro resta un pastrocchio, la sfiducia frena le banche
di Oscar Giannino
.............Qualche cifra per capirlo meglio. I divari restano troppo accentuati, tra i diversi Paesi membri dell’euroarea. Se la BCE continua a rifinanziare il sistema – banche ma ormai anche governi, comprandone i titoli sul mercato secondario – a un tasso pari solo all’1% biennale, i tassi pagati dai titoli pubblici di eguale scadenza attualmente sono dello 0,48% se tedeschi, 3,2% se spagnoli, 3,37% se irlandesi, 7.9% se greci. John Taylor jr, chief investment officer di Market Insight Report, nelal sua nota odierna calcola che se il mercato dovesse calcolare il valore dell’euro perm pareggiare l’esposizione estera totaale della grecia, la moneta unica dovrebbe valere 0,34 dollari. Se il valore fosse calcolato sulla posizione spagnola, l’euro varebbe $ 0,34. Se invece lo clacolassimo sulla sola posizione tedesca, attiva sia per bilancia dei pagamenti che commerciale, allora l’euro dovrebbe valere $ 1,80........
.............Qualche cifra per capirlo meglio. I divari restano troppo accentuati, tra i diversi Paesi membri dell’euroarea. Se la BCE continua a rifinanziare il sistema – banche ma ormai anche governi, comprandone i titoli sul mercato secondario – a un tasso pari solo all’1% biennale, i tassi pagati dai titoli pubblici di eguale scadenza attualmente sono dello 0,48% se tedeschi, 3,2% se spagnoli, 3,37% se irlandesi, 7.9% se greci. John Taylor jr, chief investment officer di Market Insight Report, nelal sua nota odierna calcola che se il mercato dovesse calcolare il valore dell’euro perm pareggiare l’esposizione estera totaale della grecia, la moneta unica dovrebbe valere 0,34 dollari. Se il valore fosse calcolato sulla posizione spagnola, l’euro varebbe $ 0,34. Se invece lo clacolassimo sulla sola posizione tedesca, attiva sia per bilancia dei pagamenti che commerciale, allora l’euro dovrebbe valere $ 1,80........
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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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LA LETTERA - 'Il silenzio dei media sul Veneto alluvionato'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera
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