sabato 28 novembre 2009

PMI/ Perché lo Stato non paga i suoi debiti e dà una mano alla crisi?

All’interno della grande crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, è compresente una moltitudine di “microcrisi”, anzi sarebbe più opportuno dire che la grande crisi genera microcrisi che hanno la forza di distruggere ricchezza, di interrompere attività produttive, di creare disoccupazione, di rallentare lo sviluppo e soprattutto di creare condizioni di aeticità nell’economia di tutti i giorni. La grande crisi ha preso origine da scelte profondamente aetiche o meglio, da scelte che si ispirano a quei principi (ontologicamente non etici) per cui «gli affari sono affari» e «i soldi non hanno odore».
Sono queste due locuzioni banalmente comuni,.................


http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/28/PMI-Perch-lo-Stato-non-paga-i-suoi-debiti-e-d-una-mano-alla-crisi-/52199/

“Noi dipendenti in cassa integrazione faremo la Colletta”

Che questo sia un periodo difficile e critico per molti lavoratori lo vediamo tutti. Ce lo dicono i dati sulla disoccupazione, sull’aumento del ricorso alla cassa integrazione e lo osserviamo nelle immagini di manifestazioni di dipendenti che a volte arrivano ad atti dimostrativi come, per esempio, salire sul tetto della propria azienda. Ma tra questi volti c’è anche una storia particolare. È quella che ci racconta Valeriano Sottura, delegato della Rsu della Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, provincia di Milano.

Fino a marzo di quest’anno l’azienda, che produceva semilavorati in leghe preziose, impiegava 123 lavoratori poi è arrivato il fallimento. Ma per capire meglio la situazione bisogna partire esattamente da un anno fa: novembre 2008. «Allora, il proprietario - racconta Sottura - ci ha chiesto di slittare il pagamento dello stipendio di qualche giorno. A dicembre, non avevamo visto ancora niente in busta paga, nemmeno la tredicesima. Siamo andati avanti così fino alla terza settimana di marzo, perché da gennaio c’era stato detto che esisteva un concordato preventivo con un’azienda slovena».

Purtroppo però si rivela tutta una farsa. «Ci siamo informati e abbiamo scoperto che questa azienda aveva un capitale sociale versato di 8.000 euro e un solo dipendente. Come poteva salvarci?». Un grosso abbaglio anche per il giudice che aveva autorizzato la procedura. «Lo abbiamo avvisato e così ha dovuto dichiarare il fallimento dell’azienda. Ma proprio il giorno prima il proprietario ha portato i libri in Tribunale e quindì è rimasto impunito».

Così terminano 20 anni di lavoro nella stessa azienda, di cui 13 in fonderia......


http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2009/11/27/LA-STORIA-Noi-dipendenti-in-cassa-integrazione-faremo-la-Colletta-/51987/

venerdì 27 novembre 2009

Articoli di oggi 27 novembre


Colletta alimentare in 7.600 supermercati
Secondo la Fondazione per la Sussidiarietà sono più di tre milioni in Italia le persone che faticano a fare la spesa



http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_27/colletta-alimentare_9ec03baa-db2c-11de-abc5-00144f02aabc.shtml


La nuova crisi è arrivata e parla arabo: ecco le prove

Signore e signori, la terza fase di crisi è servita. E per viverne e patirne tutti gli effetti non ci toccherà nemmeno attendere l’esplosione della prima bolla di liquidità all’inizio del prossimo anno: sta per innescarsi un domino di dimensioni spaventose come certificato, per una volta in maniera realistica, dal crollo borsistico di ieri in tutto il mondo - Usa esclusi poiché il Thanksgiving Day ha comportato anche la chiusura di Wall Street.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/27/FINANZA-La-nuova-crisi-e-arrivata-e-parla-arabo-ecco-le-prove/51963/

giovedì 26 novembre 2009

IMPRESECHERESISTONO DAY.....Milano 11/12 Dic.2009

http://icrl.wordpress.com/2009/11/24/impresecheresistono-day/

STRATEGIE E RIPRESA / Orgoglio da Pmi

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-novembre-2009/orgoglio-pmi.shtml

Articoli di oggi 26 Novembre

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Debiti pubblici record,
una bomba sui mercati


Uno spettro si aggira per il mercati (e questa volta spaventerebbe anche Marx ed Engles): lo spettro del debito pubblico. Per contrastare la più grande recessione globale del Dopoguerra c’è chi ha deciso di tagliare le tasse (Germania), chi ha scucito 35 miliardi di «grande prestito per l’avvenire» (Francia) e chi ha dovuto incerottare il suo sistema finanziario statalizzando le banche (Gran Bretagna). Ma il conto da pagare, alla fine, potrebbe risultare molto salato: per salvare l’economia gli Stati hanno dovuto gonfiare a dismisura il debito pubblico.

Secondo le stime dell’Fmi, nei Paesi del G20 salirà nel 2009 al 76,1% del Pil per poi passare all’82,1% nel 2010, fino a toccare l’86,6% nel 2014. Nel 2007, prima della crisi, il debito dei Paesi del G20 risultava pari al 62,4%. Per le economie avanzate del G20 il Fondo stima un debito del 100,6% nel 2009, del 109,7% nel 2010 e del 119,7% nel 2014.



http://www.avvenire.it/Economia/Debiti+pubblici+record+una+bomba+sui+mercati_200911260758595100000.htm




Super-bond miliardari «Né falsi, né autentici»


Una stangata così non s’è mai vista neanche a Hollywood. A oltre sei mesi dal sequestro dei di 134,5 miliardi di dollari, in tagli da 500 milioni e da un miliardo, l’inchiesta della procura di Como sui bond Usa sequestrati a Chiasso non è ancora chiusa. Gli Stati Uniti hanno dichiarato "strumenti fittizi" i titoli chiusi in una cassaforte del palazzo di giustizia. Documentazione bancaria ingannevole, che in comune con l’originale avrebbe però troppi dettagli.

Dalla carta, pressoché identica a quella usata dalla zecca statunitense, alla tecnica di stampa. Perciò le autorità italiane non hanno mai ordinato la distruzione dell’intero incartamento. I titoli o una parte di essi potrebbero davvero essere autentici. Forse stampati da funzionari infedeli della zecca americana. Sarebbe, per intenderci, come se alla Banca d’Italia qualche addetto alla produzione degli euro riuscisse a stamparne per sé alcune mazzette: valuta autentica, ma messa in circolazione senza autorizzazione.......

http://www.avvenire.it/Economia/Superbond+miliardari+N+falsi+n+autentici_200911260805132600000.htm



FINANZA/ L'allarme del Financial Times: l'economia è troppo drogata


Mentre in Italia i giornali sono costretti a dare conto delle baruffe chiozzotte tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta - come se il paese non avesse necessità più impellenti che assistere a uno scontro di ego al governo - finalmente all'estero si comincia a guardare in faccia la realtà di questa nuova fase della crisi e ci si comincia a porre delle domande.......

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/26/FINANZA-L-allarme-del-Financial-Times-l-economia-e-troppo-drogata/3/51694/


L’imprenditore di Padova: per l’azienda ho rinunciato al mio stipendio

A proposito, le banche. Sono il tema più controverso del momento. Lei cosa può dire?

Da imprenditore ne ho un’opinione sempre più negativa. Dicono di voler aiutar gli imprenditori ma non lo fanno, sono invece brave a chiedere firme per impegnare i beni o per fideiussioni personali. Dispiace dirlo, ma se molte società falliscono è proprio per merito loro, perché se uno nel momento di difficoltà cerca aiuto e non lo trova, chi ha i soldi sono proprio le banche.

Le rispondono: non possiamo dare credito a tutti.

D’accordo. Ma se sono già esposto e non so rientrare, o la banca ci rimette tutti i soldi che mi ha prestato, oppure, se ci sono buone garanzie anche fondate, perché no, su una conoscenza personale, perché non può aver fiducia nell’operazione e aiutarmi a rientrare?

Secondo lei è una situazione comune a molti imprenditori?

Per quello che ho modo di vedere nel territorio e tra le persone con cui ho rapporto, tra gli imprenditori sono odiate. Per fare certe operazioni di credito occorrerebbe un ragionamento di lungo periodo, ma è proprio quello che non fanno. Noi stessi abbiamo crediti consistenti che non ci vengono saldati. La risposta delle banche? Sono problemi vostri.



http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/26/LA-STORIA-L-imprenditore-di-Padova-per-l-azienda-ho-rinunciato-al-mio-stipendio/3/51754/


“Ho visto a Jerago come sta nascendo la rivolta dei piccoli imprenditori”


La Grande crisi, come giustamente la chiama in questa intervista a Economy Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, giornalista economico tra i più attenti e sensibili ai temi del cambiamento della società italiana e del suo apparato produttivo (e gioca in questo anche la sua formazione culturale all’ufficio studi della Uil di Torino negli anni Settanta); la Grande crisi, dicevamo, ha fatto riemergere uno degli elementi chiave del nostro sistema industriale: la massiccia presenza di piccole e piccolissime aziende e di un autentico esercito di professionisti (il cosiddetto popolo delle partite Iva) che oggi davvero non ce la fanno più e sollecitano con forza una «nuova rappresentanza» nei confronti della politica che sembra averli dimenticati. Di Vico li ha ribattezzati gli «invisibili». E li racconta quasi quotidianamente sul suo giornale.
Invisibili, ma con una gran voglia di farsi vedere.
E si capisce. Se le piccole e medie imprese chiudono,...........

http://www.blogonomy.it/2009/11/25/ho-visto-a-jerago-come-sta-nascendo-la-rivolta-dei-piccoli-imprenditori/

mercoledì 25 novembre 2009

CRISI ECONOMICA: BERSANI, TREMONTI SBAGLIA SERVE SFORZO NAZIONALE

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/CRISI-ECONOMICA-BERSANI-TREMONTI-SBAGLIA-SERVE-SFORZO-NAZIONALE_4039091422.html

Intervista: Mario Deaglio, "FMI e Banca Mondiale? Sono a fine corsa"

Professor Deaglio, quali possono essere a medio e lungo termine le conseguenze di questa crisi?

Intanto la crisi presenta diversi aspetti a seconda dell’ambito su cui concentriamo l’attenzione. A livello globale la situazione degli USA è abbastanza critica. Non ci sono uscite facili: si ha davanti sicuramente qualcosa che assomiglia a una recessione. Poi è difficile su questo dare dei termini esatti, ma, comunque la si voglia mettere, si tratta sicuramente di un momento di debolezza e instabilità dell’economia cui è probabile che segua qualche mutamento nella struttura dell’economia.

http://www.polisblog.it/post/2633/intervista-mario-deaglio-fmi-e-banca-mondiale-sono-a-fine-corsa


Mario Deaglio conferenza "Capire l'attuale crisi globale" Torino


http://www.fainotizia.it/video/mario-deaglio-conferenza-capire-lattuale-crisi-globale-torino

martedì 24 novembre 2009

IMPRESE CHE RESISTONO DAY

Devi Esserci Anche Tu!!!!
venerdi 11 e sabato 12 dicembre
Caro Imprenditore/ice,
Vuoi cambiare la prospettiva della tua impresa?
Vuoi confrontarti con Imprenditori provenienti da tutta Italia ?
1.000 aderenti hanno già scelto questo movimento.
Partnership e informazione sono i nostri obiettivi, vuoi dire anche tu cosa ne pensi?
LEGGI ATTENTAMENTE QUESTO INVITO AL LINK SOTTOSTANTE

http://icrl.wordpress.com/2009/11/24/impresecheresistono-day/

lunedì 23 novembre 2009

VIDEO/ Assemblea CdO 2009: La tua opera è un bene per tutti

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=50903

Ossimori economici del 23 Novembre

Ocse, Italia meglio dei Paesi Ue

Nel 3° trimestre nostro Pil a +0,6%
La ripresa è iniziata e i dati Ocse ne danno prova: l'economia di tutto l'insieme dell'area dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel terzo trimestre ha segnato una svolta con un incremento del Pil dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, in cui aveva segnato crescita a zero, dopo quattro trimestri consecutivi di contrazione. E l'Italia alla crisi sta reagendo meglio degli altri Paesi Ue con un Pil a +0,6%, contro una media europea dello 0,2%.

http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo466709.shtml

Naturalmente la disoccupazione è in aumento e oggi altri articoli denunciano il rallentamento dei consumi già alla terza settimana. Inoltre, seppur gli Stati Uniti non fanno parte dell' area Ocse, ma vi influiscono in ogni caso pesantemente, questi dovranno disporre di 500 miliardi di dollari nei prossimi mesi per interessi sul debito (di 12 trilioni) titoli a scadenza e quant'altro, come riportato da Radio Tre Mondo stamattina.

Articoli di oggi 23 Novembre

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ASSET PRICE INFLATION: UNA LEGGENDA DI CARTA!


Il 65 % degli investitori ritiene che vi sia un'enorme bolla nei titoli governativi ed in particolare nei treasuries americani. Se vi posso fare una confidenza, molti di coloro che sussurrano la bolla oggligazionaria governativa, sono gli stessi che urlavano la solidità della dinamica immobiliare. Non so perchè, ma più si stramba controvento, più le vele si gonfiano e gli orizzonti si fanno nitidi. Sarebbe interessante domandare al mercato per quale motivo le obbligazioni corporate sono meno pericolose di quelle governative.
In fondo, sussurra qualcuno, basta cosi poco, si sottoscrivono i credit default swap, un'assicurazione sul fallimento degli Stati Uniti e si continua ad acquistare bond decennali. Elementare Watson, solo che assicurare la propria abitazione contro il rischio di essere colpita da un meteorite, equivale a non comprendere che il fallimento degli Stati Uniti, sarebbe come un sisma in grado di annientare l'economia mondiale. Ormai gli investitori sono tutti sbilanciati sullo stesso lato del veliero, quello che scommette su un crollo del dollaro.
http://icebergfinanza.splinder.com/post/21744703/ASSET+PRICE+INFLATION:+UNA+LEG



"Intelligenza creativa per uscire dalla crisi"


Nella chiesa vi era anche una rappresentanza delle maestranze dell'azienda. "Partecipo intensamente - ha sottolineato Bertone - alle vostre sofferenze e a quelle di tutti i lavoratori prostrati dalla crisi".

Bertone ha ricordato di essere stato vescovo italiano e radicato nella realtà del Paese. "Seguo le ansie del nord e del sud e partecipo alle richieste di aiuto che ci vengono da tanti vescovi, interpreti delle realtà locali".

http://www.lasicilia.it/index.php?id=30983&template=lasiciliait

sabato 21 novembre 2009

ASSET INFLATION....VERSO LA FINE? dal BLOG MERCATO LIBERO

Mi è sembrato interessane questo articolo che propongo anche a voi. Certo forse è del genere catastrofico, ma è solo un'ipotesi, anche se suffragata da una logica, che tutto sommato non sembrerebbe eccessivamente squinternata. Qui sotto c'è un pezzo particolarmente allarmante, però non vi preoccupate troppo, non fa parte dell'"informazione ufficiale".

Quindi assisteremmo a: discesa dei profitti aziendali, ulteriore riduzione dei consumi e ulteriore crollo dei mercati.

Il tutto in un contesto di prezzi al rialzo e quindi inflattivo: ASSISTEREMMO AL MALE DI TUTTI I MALI:

CRESCITA NEGATIVA E PREZZI AL RIALZO.....

Probabilmente i tassi d'interesse dovrebbero salire peggiorando ancor di più i bilanci pubblici e avvicinado sempre piu' il sistema verso la bancarotta.

A quel punto, i governi e le banche centrali potrebbero cercare nuovi stimoli (sempre più difficili in quanto le armi in mano a loro man mano si riducono)

QUESTO PER DIRVI CHE LA SOLUZIONE INFLATTIVA SCELTA DALLE BANCHE CENTRALI A MARZO....SE VERRA' PERSEGUITA ANCHE NEI MESI PROSSIMI FARA' SI SALIRE GLI ASETS ULTERIORMENTE MA GETTERA' LE BASI PER LA DISTRUZIONE DEL SISTEMA OCCIDENTALE CHE OGGI CONOSCIAMO.

http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/11/asset-inflationverso-la-fine.html

Una Risposta a “La globalizzazione? E’ una fregatura…”


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Egr. Dott. Foa, sono positivamente sorpreso nel leggere pubblicata una opinione così fuori dal coro “ufficiale intellettuale”, di solito formato da chi per mestiere studia i fenomeni economici dall’alto, e riesce sempre a fare funzionare i discorsi teorici e le ipotesi in maniera perfetta. E’ ovvio, che i punti di vista di chi vive sul campo ogni giorno la lotta per far quadrare i conti, non può essere generalizzato, del resto in Italia le PMI sono tantissime e così differenti tra loro, quasi fossero persone con il loro carattere, oserei dire uniche e che inoltre si muovono in zone territoriali anche molto diverse tra loro. Sono sempre più convinto, e credo di non essere più il solo, che tutto quanto determina il funzionamento del sistema economico del paese, sia stato sempre deciso a prescindere dalle esigenze reali dei soggetti destinatari, o quanto meno a misura pochi privilegiati. C’è da dire, che oggi anche la maggior parte di questi, a eccezione di chi produce macchine da Caffè o attrezzature per bar, come ci ha raccontato nel blog qualche tempo fa e di altri rari settori produttivi, vive condizioni a dir poco difficili. Che la globalizzazione, sia stata vista come naturale conseguenza dei rapporti internazionali, della comunicazione, come irrefrenabile ricerca di nuovi mercati o per delocalizzare impianti industriali è stato un errore a cui difficilmente potremo rimediare. Le città sono invase da negozi cinesi, con prodotti cinesi e anche i negozi italiani vendono prodotti asiatici. Non è solo il tessile, l’abbigliamento o gli oggetti per la casa e l’arredamento a provenire dall’est, ma anche macchinari per falegnamerie, pezzi meccanici da assemblare ecc. Naturalmente non consideriamo l’elettronica ed i computer. A noi rimangono alcuni prodotti di nicchia per ricchi, o i più difficili e innovativi, che comunque prima o poi verranno copiati e rivenduti a meno della metà, sino al completo abbattimento del ns sistema produttivo. Dopo di ciò, i prezzi torneranno ad essere imposti dalla domanda. Che si faccia un marchio a tutela del made in Italy è indispensabile, ma non credo potrà essere sufficiente. Dovremmo essere più realisti, ma soprattutto ascoltare la voce degli imprenditori, che anche se ogni tanto qualcuno non rilascia lo scontrino per la pulizia della giacca per comprare una Ferrari,( per importi un po’ maggiori di 5, 10 € c’è comunque lo scudo fiscale) è sempre meglio che in prospettiva dovere uscire solo da negozi non italiani, sempre avremo ancora la capacità di acquistare.
La mia speranza è che finalmente si cominci a vedere qual è il problema, poi si provi a capirlo e si inizi a cercarne le soluzioni. Sino a che si continuerà a testardamente affermare che la crisi è finita, perché il Pil è salito dello 0,6% senza voler guardare alle fabbriche che chiudono o e alla disoccupazione che sale, sarà difficile non trovarsi purtroppo in una situazione peggiore di questa.
Ridico di nuovo, speriamo di partire dalla verità della situazione in cui ci troviamo e non dalla menzogna conclamata come verità.
Cordiali saluti

http://blog.ilgiornale.it/foa/2009/11/21/la-globalizzazione-e-una-fregatura/#comment-18703

Made in Italy, 400 piccoli imprenditori in rivolta
http://www.ilgiornale.it/economia/made_italy_400_piccoli_imprenditori_rivolta/21-11-2009/articolo-id=400693-page=0-comments=1#1

venerdì 20 novembre 2009

Ma il cielo è sempre più blu....di R. Alabiso


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In quest’ultima settimana, è ancora più evidente come gli ossimori economici, siano in forte aumento. I dati comunicati dall’Ocse, quindici giorni fa, davano certa e più veloce in Europa la ripresa nel nostro paese, ieri l’allarme sul debito pubblico ha raggelato momentaneamente gli animi. Solo per poco, sicuramente tra qualche giorno, come per magia, ci verrà fornita una lettura diversa dei fenomeni, legata agli stessi dati, ma interpretati in modo diverso. Ciò che non cambia, anzi peggiora, è la condizione reale di famiglie e PMI, che molto spesso in Italia, coincidono.
Alcune di queste non potranno più sostenere i costi eccessivi del fisco, del lavoro, dei mutui, dei debiti con l’erario, con l’Inps, della burocrazia ecc. che sono i veri problemi cui si è fatto fronte, anche se con estrema fatica negli ultimi anni, lavorando a pieno regime. Io ho molti dubbi che il problema possa essere risolto con quei finanziamenti o prestiti che le banche spesso non concedono più, perché questi servono a innovare, non a sostenere i costi in mancanza di ordinativi. Per incoraggiare a investire, la parola “ripresa” non può mai mancare a ogni comunicazione che tocca l’argomento economia, cosicché come dicevo precedentemente, nascono gli ossimori economici.
Penso che il lavoro per sostenere la ripartenza, debba essere fatto a monte della questione, le imprese hanno l’onere di produrre all’interno di un sistema funzionante, che prescinde dalla loro capacità di innovazione, cosa a cui comunque non potrebbero sottrarsi, come succede in alcuni settori non direttamente produttivi. Oggi, finalmente, anche molti giornalisti si degnano di occuparsi delle PMI, motore economico del nostro paese, pertanto è sempre più frequente leggere articoli, molto interessanti o per lo meno che denunciano all’opinione di tutti, situazioni difficili di aziende che licenziano e chiudono o di lavoratori che salgono sui tetti mediatici dell’informazione.

Mentre scrivo queste righe e ho finito di ascoltare Prima Pagina, una pubblicità ha come fondo musicale la famosa canzone di Rino Gaetano, “Ma il cielo è sempre più blu”, riproposta da Giusy Ferreri che promuove un importante gruppo bancario nazionale. Secondo me l’hanno proprio azzeccata. Se ricordate, in questa canzone Gaetano comincia con la frase “ chi vive in baracche, chi suda un salario…..chi sogna i milioni…chi fa il contadino ecc.”, ma naturalmente lo slogan si ferma alle parole, Il cielo è sempre più blu. Il senso della comunicazione, rivolta soltanto a chi pensa che la crisi sia di natura psicologica o legata ad una interpretazione della realtà catastrofista e non si capisce il perchè, comunista, è quello solitamente che permea tutta l’informazione pubblica ufficiale, le cose andranno sempre come sono andate anzi meglio, perché le banche, le multinazionali, la grande finanza, e non ultimi i governi, troveranno le soluzioni, oppure convinciamoci che tutto va bene e non dobbiamo affaticarci a trovare soluzioni a problemi inesistenti o che non ci riguardano, in ogni caso, qualcuno lo farà per noi.
La stessa pubblicità, ascoltata da chi si trova in cassa integrazione, o ha già perso il lavoro e ha già chiuso bottega, probabilmente farà un po’ innervosire, per usare un eufemismo, così come quando si blatera che la crisi sarà a breve un ricordo del passato o che addirittura è finita.
Una cosa rimane da fare, cioè capire sino in fondo le cause vere di questa crisi senza fermarsi prima e dire che c’è la ripresa, perché è una menzogna e non bastano solo interventi di maquillage o annunci di sgravi fiscali e provvedimenti superficiali da adottare chissà quando.
Rino Gaetano, era un cantante che ironicamente e con intelligenza raccontava già allora le contraddizioni della nostra società, e che tutto continui allo stesso modo di prima non è possibile né tanto meno auspicabile.
Gli articoli che seguono, di cui uno interessante sulla prima del Foglio di oggi, e uno di Giannino sul Sussidiario, esprimono ovviamente meglio taluni concetti, anche se per tutti, me compreso, c’è come il rischio della resa dovuta alla stanchezza ed alla sfiducia, non riuscendo ancora a vedere l’inizio di un vero e radicale cambiamento ed inoltre si rafforza sempre più, l’ostinazione a mantenere uno status quo che privilegia soltanto poteri consolidati nei più svariati settori dell’economia.

Sarà interessante inoltre seguire l’

Assemblea Generale di Compagnia delle Opere - Domenica 22 novembre 2009 - Ore 10.00 Forum di Assago (MI) - Ingresso libero
oppure in diretta web all’indirizzo: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=50513

Articoli di oggi .....20 Novembre

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OPERE/ 1. Giannino: alla ripresa non servono soldi, ma uomini

....Prendetela se volete come una manifestazione di stanchezza, dopo che ogni giorno da un anno e mezzo tento di difendere ciò che mi sta a cuore dall'accusa di aver provocato la crisi. No. Noi che crediamo nella persona e non nello Stato come attore essenziale dell'economia, del lavoro e dello scambio, noi non siamo responsabili né delle scelte errate del regolatore monetario americano, né della cattura del regolatore finanziario americano da parte del big business. Noi non siamo responsabili di ciò da cui è derivata la crisi che ci colpisce tanto duramente. Ed è invece a noi che tocca, coi fatti e non solo con la filosofia, dimostrare che un'altra economia è possibile.
Non statalista, e contemporanemante in nulla simile al persistere dell'asimmetria informativa e del sostegno unilaterale alle grandi banche in cui sembra risolversi per molti la grande paura del 2008-2009.


http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=50506



Da dove viene e dove va l'allarme debito pubblico

...............Nel lungo termine, poi, i paesi industriali rischiano di dover alzare le tasse, ostacolando ulteriormente la ripresa”. Intanto però, in Germania come in Italia, si torna a parlare di abbassamento delle tasse, magari senza copertura: “La Germania, vista soprattutto la sua situazione demografica, avrebbe bisogno piuttosto di tagliare alcune spese. Finora Angela Merkel ha gestito la crisi con saggezza, è difficile comprendere come possa incrinare ora i conti pubblici”. E l’Italia? “Finora ha potuto giovarsi di tassi di interesse contenuti sul debito. Non è detto sia sempre così, e se il paese intende migliorare la situazione delle finanze pubbliche ha una lunga strada davanti a sé. Alzare le tasse non è l’unica via: far emergere il sommerso e razionalizzare le spese potrebbe aiutare”.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/3875

giovedì 19 novembre 2009

Imprese che resistono Luca Peotta a Radio Radicale

Speciale congresso Radicali italiani. Interviste all'amminstratore delegato di Novamont e al coordinatore di "Imprese che resistono" Luca Peotta, intervenuti al congresso in qualità di ospiti.

http://www.radioradicale.it/scheda/291343?format=32

Fisco: commercialisti, pressione reale e' al 50,6%

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Credo che sia anche di più. Pensate che Inps, Inail,Ici, Tarsu, CCIAA, sono a prescindere dagli utili, che potrebbero anche essere inesistenti. Con questa pressione è impossibile che abbia più senso continuare a fare determinate attività, vedi artigiani , agricoltori e Pmi in genere. Però i ns uomini politici, compreso intellettuali ed economisti e giornalisti di quella zona, son sempre sorridenti e brindano ad ogni minimo miglioramento ipotetico del Pil, un termine che non corrisponde alla vita reale di una famiglia e delle sue effettive necessità, cui non riesce più a fare fronte. Oggi , dopo soltanto 2 settimane dall'annuncio del nostro premier, che enfatizzava le previsioni dell'Ocse definendo l'Italia al top dell'Europa per capacità e velocità di ripresa economica, con un dietro front, la stessa organizzazione economica per la cooperazione e lo sviluppo si è detta preoccupata per il ns debito pubblico, previsto al 120% nel 2010. La disoccupazione è naturalmente in aumento, ma Sacconi dice tranquillamente che era già nel conto. Certo possiamo stare veramente allegri e tranquilli, del resto, come ho sempre sostenuto e sospettato, che un 30, 40% di imprese possa scomparire, è da tempo calcolato, la causa sarebbe stata eventualmente accollata alla globalizzazione, ai cinesi o alla incapacità a competere sui mercati, non al peso fiscale e burocratico a cui le imprese sono state sempre più sottoposte per farle soccombere. I segni , anche se non così evidenti prima della crisi, si erano già intravisti. Che chiudano tutte in breve tempo, sei mesi un anno al massimo , probabilmente non era nel conto, non so se ritenere questo dato negativo o positivo( in così breve tempo si notano, nei tempi lunghi fa meno rumore e le aziende sarebbero scomparse, magari lo stesso, ma ignorate da tutti ), è chiaro che ci troveremo addosso tutti insieme problemi mai affrontati, perchè considerati non indispensabili politicamente, come potrebbero essere questioni di altra natura, che hanno a che vedere sempre e soltanto con gli interessi di pochi. Cittadini e lavoratori, da tempo non sono più il fine di politica ed economia, ma solo il mezzo necessario per ottenere privilegi e raggiungere obbiettivi personali e di potere.
Roberto Alabiso
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2009/11/19/visualizza_new.html_1618626096.html

martedì 17 novembre 2009

Articoli di oggi 17 Novembre

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In nove mesi calo del 3,5% delle entrate rispetto allo stesso periodo del 2008. Il debito a quota 1.786,8 miliardi

http://icrl.wordpress.com/2009/11/17/bankitalia-entrate-fiscali-in-calo-nuovo-record-del-debito-pubblico/



CRISI/ Bertone: i conti di Tremonti “brillano” ma le Pmi chiudono


Certo, l’Italia si avvia ad uscire dalla recessione, come titola il Corriere della Sera. Ma non ha torto Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, a sostenere che il peggio deve ancora venire. La contraddizione è solo apparente: il calabrone italiano, negli ultimi 15 mesi, ha sostenuto uno sforzo enorme, quasi innaturale, per non precipitare al suolo. Il risultato non è stato disprezzabile. Tra il luglio del 2008 e il giugno del 2009 la bilancia commerciale italiana ha fatto registrare un passivo di 8 miliardi di euro, assai di meno di quanto accusato dal Regno Unito (102 miliardi) ma anche dalla Francia (65 miliardi).
A tenere in piedi la baracca, al solito, è stata l’industria manifatturiera che, nonostante la crisi violenta, ha generato un surplus di 45 miliardi. Questa capacità di resistenza sui mercati, però, non deve far dimenticare che, rispetto all’aprile del 2008,

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49755


FINANZA/ Ottimisti vs. pessimisti: chi ha ragione in questa “età dell’incertezza”?

Ufficialmente l'Italia è uscita dalla recessione con gli ultimi dati sul Pil. Un'inversione di tendenza che fissa finalmente un dato di crescita. Gli indicatori e i segnali che si colgono un po' ovunque, nonostante la doverosa prudenza, descrivono la “coda” della Grande Crisi. Eppure si tira più un sospiro di sollievo, che aria di grande ottimismo. Alcuni grandi imprenditori, come Giorgio Squinzi per esempio, sembrano più prudenti in questo momento che nei momenti peggiori della crisi.

L'impressione è che si è superato quello che, ancora all'inizio di marzo, sembrava un autentico collasso del sistema finanziario mondiale e la prospettiva di un periodo di recessione mondiale che sarebbe durata diversi anni. Questo è stato scongiurato.


http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49532

Stop credito, industrie e famiglie in affanno

CATANIA - Nel divario tra le economie delle regioni italiane - secondo i dati diffusi da Bankitalia nel Rapporto sulle economie regionali nel 2008 - emerge che l’economia siciliana è stata colpita dalla crisi in una fase particolarmente delicata anche per il settore del credito.

I risultati dell’indagine della Banca d’Italia presso le principali banche con sede in Sicilia mostrano che sulla decelerazione del credito alle famiglie hanno inciso sia la contrazione della domanda sia l’irrigidimento dei criteri applicati dalle banche per la valutazione del merito creditizio della clientela.

È diminuita soprattutto la domanda di mutui ipotecari, mentre i giudizi sul credito al consumo sono più diversificati, con un saldo delle risposte lievemente negativo; i criteri adottati per l’approvazione dei finanziamenti sono stati giudicati dalle banche più rigidi che in passato sia per i mutui sia per il credito al consumo.


http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?sez=articolo&skip_interstitial=true&id=2161

lunedì 16 novembre 2009

La crisi si sta trasformando in sistema di R. Alabiso

Oggi, tutte le borse hanno segnato indici positivi, si dice che la ripresa è in atto, nessuno sembra sia preoccupato di quanto succede nel’economia reale. Secondo me, più ci saranno reali condizioni di disagio nelle imprese e nel commercio e in agricoltura, maggiori saranno le voci che proclamano che la crisi è ormai alle nostre spalle. E’ la logica del sistema che protegge le classi più forti. Non è un caso che tutte le banche, tranne alcune negli Stati Uniti, 120 circa fallite da settembre 2008, e qualche altra in Europa, facciano utili alla faccia di una disoccupazione crescente. Le case automobilistiche, sostenute dai governi, riescono a vendere anche nella crisi, mentre in alcuni settori la produzione si è più che dimezzata e alcuni prodotti rimangono invenduti. Non ci vuole molto a prevedere che i prossimi anni, se non decenni saranno molto diversi da quelli passati. Questo processo di arricchimento spropositato di alcuni a discapito di molti, è come giustificato e protetto dal fatto che pensare che le grandi banche e multinazionali possano fallire, creerebbe uno scompiglio totale nell’economia mondiale, per cui too big to fail, ( troppo grandi per fallire) sta diventando la logica che prevale su tutto e la crisi, si sta trasformando in sistema.
Questa stessa logica a prevale anche sul progetto di abbattimento dei gas serra, figuriamoci se il fallimento di alcune piccole imprese, decine o centinaia di migliaia e milioni di lavoratori, o l’opinione dei cittadini, possono essere di impedimento ad un comodo e sempre più consolidato modello economico dei soli forti e grandi, che sfruttano tutto ciò che gli capita a tiro, crisi compresa.

Articoli di oggi 16 novembre

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J'ACCUSE/ L'imprenditore di Rescaldina: sono più povero per colpa di Cina e Italia

Se gli si chiede quali sono le cause della quasi asfissia cui sembra condannato anche questo settore delle macchine utensili (strategico perché ha un eccellente contenuto tecnologico) incomincia raccontando che cosa è successo durante l’ultima edizione dell’Emo, la rassegna del settore che si è tenuta a Milano agli inizi di ottobre. Tira fuori da una cartella il catalogo degli espositori e aggiunge: «Almeno il 50% di tutti questi non sono produttori, ma commercianti, importatori, persone che fanno un po’ di maquillage alle macchine prodotte da altri e le mettono sul mercato con il loro nome, il loro marchio. E sa come e perché succede?».

No, non lo so. Allora Cerini spiega raccontando quello che è capitato proprio a lui durante questa Emo dell’ottobre scorso. È arrivato al suo stand un cinese che si è messo a studiare le sue macchine, guardandole da tutte le parti: un esame accurato. Alla fine ha preso il listino prezzi e si è presentato a Cerini: «Sono nel suo stesso settore. Nella mia fabbrica in Cina posso realizzare presse come le sue e consegnargliele nel porto di Genova a un prezzo del 60% più basso del suo. Mi dia i suoi disegni e io le faccio. Lei le prende, le modifica un po’ per renderle più simili ai suoi modelli tradizionali, più Made in Italy, ci mette il suo marchio che è affermato in Italia e in Europa e le vende ai suoi clienti abituali. E magari ne conquista anche dei nuovi. La differenza che riesce a spuntare, è sua».


http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49119

sabato 14 novembre 2009

E ora?......... di Laura Costato ICRLombardia

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Premetto che questo è uno sfogo personale, dettato da tutto il tempo che passo sul blog, pubblicando e di conseguenza leggendo le notizie di politica economica, ( mi fa ridere anche il termine ) che tutti i giorni parlano di ricette anti crisi salva imprese, e poi vedo arrivare le adesioni al movimento di gente disperata, distrutta e avvilita.
Lo stillicidio giornaliero di aziende di qualsiasi dimensione che chiudono fa rabbrividire, fa rabbrividire la sottoscritta che vive e conosce profondamente le tensioni e le angosce che gli imprenditori oggi vivono giornalmente nel profondo, lottando spasmodicamente contro tutto e tutti alla ricerca di una soluzione per non “fallire”. Purtroppo mi rendo conto che questo stillicidio di morti non ha alcun impatto mediatico, e quindi in un paese come il nostro, nessun impatto socialmente intuibile, e pertanto le dimensioni reali del problema chiusure-licenziamenti-povertà, non viene avvertito nel pieno della drammaticità.
Come Imprese che Resistono, abbiamo cercato per mesi e mesi, di dialogare intelligentemente con tutti, con il mondo della politica, che dovrebbe essere quello preposto a risolvere i problemi del paese, alle banche, che dovrebbero essere interessati a sostenere una economia per non trovarsi miliardi di future insolvenze, fino anche alle associazioni sindacali, che dovrebbero leggere nel nostro impegno una salvaguardia dei posti di lavoro dei loro associati. Risultati ad oggi? Un bel finto taglio dell’Irpef, una bella Moratoria sui debiti poco percorribile, una bella iva per cassa per il fruttarolo sotto casa forse, un bello scudo fiscale che purtroppo a noi non reca alcun beneficio….se non quello di capire quanto l’onestà oggi sia un valore totalmente svalutato fin anche controproducente.
Mi chiedo, personalmente e non come delegato di Imprese che resistono, questo lo sottolineo, se valga ancora la pena di dialogare con chi non vuole troppo evidentemente ascoltare. Non solo mi sono stancata di percepire che la considerazione che il mio fare impresa ha nella sensibilità di chi governa è pari a quella di un portafoglio da cui attingere per ogni più inutile esigenza, ma mi sono anche stancata di dover lottare mettendo a rischio tutto quanto ottenuto lavorando seriamente e duramente ( al contrario di chi oggi più di ogni altro imprenditore dovrebbe fare), per non riuscire nemmeno a percepire uno stipendio minimo, a non riuscire nemmeno a programmare un giorno in cui potrò avere il denaro per poter pagare l’affitto, il mutuo o la scuola dei miei figli.
Sono esasperata dalla lotta giornaliera con la banca, con l’erario e con qualsiasi altro interlocutore che chiama solo per sapere quando avrò i soldi per pagarlo. Oggi lavoro solo per pagare i debiti arretrati, i presenti ed i futuri, senza uno spiraglio di luce, senza una gratificazione che sarebbe cosa normale per un imprenditore, senza una prospettiva, ma solo con l’ansia che deriva dal non saper più cosa fare per uscire da questo tunnel, abbandonata a me stessa e alla violenza di una crisi di cui non sono responsabile.
Sono stanca di sentire che in tutto il mondo, l’opinione sul mio paese sia Sell…, che in tutto il mondo si sconsigli gli investimenti in Italia, perchè è un paese con la stessa reputazione che ha l’Argentina, ove non ci siano regole, e quello che vale oggi, domani può essere cambiato. Di sentire che (a ragione) questo è un paese ove il governo, come quello di Chavez, può cambiare a proprio piacere leggi (fatte ad personam), e che questa realtà crei danno a tutti gli Italiani, senza che a nessuno importi un fico secco. Sono amareggiata nel sentire gli economisti esteri parlare di aspettativa di vita del paese tra i 5 e 10 anni…poi il crollo, come l’Argentina, il crack….e sono stanca di tutto ciò perchè capisco che se non cambiamo strada subito, questo è il destino che ci attende.
Penso che lasciarsi andare alle onde dell’uragano in questo momento potrebbe darmi finalmente la calma. Alzarmi domani, portare i libri in tribunale, e chiudere in questo momento sarebbe l’unica cosa che potrebbe alleviare il peso con cui oramai si fa impresa.
Poi, ragionando da essere umano e non da imprenditore, blocco questa idea, perchè non voglio arrendermi all’inefficenza, alla negligenza, alla pochezza, alla disonestà e cupidigia con cui questo paese viene amministrato. Forse non sarò più una imprenditrice, ma non possono levarmi la dignità di essere umano, non senza lottare.
Mi chiedo solo se ci sarà qualcuno che intende lottare, davvero lottare, che sarà finalmente disposto a ribellarsi a questo non sistema. Io, sempre personalmente, credo che il tempo del dialogo sia finito. Se 10 imprese al giorno che chiudono non fanno rumore, forse 500 aziende che chiudono tutte allo stesso giorno, o 1.000 aziende, o magari 10.000, faranno traballare questo sistema silente, farà da sveglia, e farà forse capire che siamo stanchi, stufi marci, di resistere da soli, e da soli non resisteremo più.
Come gestiranno la valanga di chiusure e licenziamenti? Una valanga non si gestisce come si gestisce un fiocco di neve, che scompare sciogliendosi in un minuto.
Ma questa voce forse è solo una voce stanca, di una imprenditrice che è arrivata ad un altro venerdì sera, senza che nulla sia cambiato all’orizzonte.
Buon week end a tutti.
Laura

venerdì 13 novembre 2009

Gli articoli di oggi 13 Novembre

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Statuto imprese La discussione in Parlamento dal 2 dicembre (La Provincia ed. Lecco, 2009-11-13)

http://www.raffaellovignali.it/web/wp-content/uploads/2009/11/2009-11-13-provincia.pdf

http://www.raffaellovignali.it/web/wp-content/uploads/2009/11/2009-11-18-economy1.pdf




Il Pil torna a crescere. Debito pubblico record
Bankitalia, male a settembre il gettito fiscale

ROMA - Il prodotto interno lordo dell'Italia é tornato a crescere: nel terzo trimestre 2009 è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l'Istat, precisando che si tratta delle prima variazione congiunturale positiva dopo 5 trimestri negativi consecutivi. Rispetto al terzo trimestre 2008, comunica ancora l'Istat, il Pil è diminuito del 4,6%.
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Ue: settembre, +6 mln disoccupati Nonostante la situazione economica stia migliorando


(ANSA) - BRUXELLES, 13 NOV - Nell'Ue a settembre perduti 285 mila posti di lavoro; il numero dei disoccupati e' salito a 22,1 milioni; 5 in piu' su settembre 2008. E 6,1 milioni in piu' su marzo 2008. Lo rivela il rapporto mensile dell' Osservatorio occupazione della Commissione europea.

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Testimonianza di un imprenditore da Impresecheresistono

Amministro una piccola impresa di 15 dipendenti che lavora per conto terzi ( commesse dall’industria dei macchinari) a Novate Milanese. Da ottobre 2008 a ottobre 2009 il fatturato è diminuito del 70%(settanta%). I ns. maggiori clienti sono in crisi e licenziano.Abbiamo resistito con la CIGO,pur riconoscendo la maturazione di tutti gli istituti ai dipendenti, senza licenziare, ma i costi sono troppo alti e a fine settembre il ns. bilancio era in perdita secca e di notevole importo.Dobbiamo pagare l’Irap anche se in perdita. Poi se gli iniqui studi di settore non riconosceranno la crisi, probabilmente si chiuderà. Si stanno distruggendo le piccole imprese, niente è stato fatto per noi, solo enorme burocrazia , adempimenti molteplici e costosi per conto di questo stato vorace e iniquo. Sicuramented le piccole imprese si faranno sentire alle prossime elezioni, se ne vedranno delle belle.

Impresecheresistono

giovedì 12 novembre 2009

Gli articoli di oggi 12 Novembre

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Spariscono mille partite Iva
E crollano gli investimenti

Boom negativo di commercio e artigianato. Le paure dei «piccoli»

VENEZIA — E’ impietoso il risultato dell’ela borazione della Cgia di Mestre (su dati Infocame re) dell’andamento delle iscrizioni e cessazioni delle imprese nei primi 9 mesi del 2009 in Vene to: 24.206 partite iva (imprese e ditte individua li) hanno chiuso i battenti. Tenuto conto che si sono registrate 23.214 nuove iscrizioni, il saldo resta ampiamente negativo: -992. I settori econo mici che hanno registrato le maggiori defezioni sono il commercio (5.523 chiusure con un saldo negativo pari a –815), l’edilizia (4.739 cessazioni con un saldo negativo pari a –1.121), l’agricoltu ra (3.929 chiusure con un saldo pari a –2.141) e i servizi alle imprese (3.167 cancellazioni e un sal do pari a –184).
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FINANZA/ Il futuro della ripresa si gioca a Pechino

Nei primi nove mesi del 2009 più di 50mila esercizi al dettaglio hanno chiuso i battenti a causa della crisi e a fine anno «si prevede un saldo negativo tra aperture e chiusure di circa 20 mila unità». È il calcolo fatto da Confcommercio in uno studio presentato ieri.
Tra i motivi della crisi vi è l'aumento dei costi a carico delle imprese e la «debolezza di lungo periodo dei consumi»: Confcommercio segnala poi come tra il 2000 e il 2008 i consumi pro-capite siano cresciuti di appena lo 0,5% all'anno, mentre le “spese obbligate” (affitti, luce, gas, ecc.) assorbono quasi il 40% della spesa complessiva.
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Record del prezzo dell'oro:
«il rialzo durerà a lungo»


Uno dei punti cruciali è che l'oro non è più, o almeno non solo, considerato una commodity ad uso e consumo dell'industria e delle gioellerie. Tutt'altro: è una vera e propria asset class. «La forza della domanda nell'ultimo anno - afferma al Sole24Ore.com Rozanna Wozniak, investment research manager di World Gold Council -, è stata la crescita di acquisti da parte della "categoria" degli investitori.
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Arte (sacra) Finanza Artigianato

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Oggi nelle realizzazioni artistiche si adoperano materiali poveri e di breve durata, vanno di gran moda le installazioni, performance temporanee e inutili, ma spesso finanziate a “grandi artisti” con spreco di denaro pubblico, che vengono consumate come qualsiasi altro prodotto, nell’arco di qualche tempo.

Negli ultimi mesi, come molti artigiani e titolari di piccole imprese, ho più tempo a disposizione, il drastico taglio dalle spese familiari soprattutto di alcuni beni non strettamente necessari, ha generato, infatti, un forte crollo della domanda in alcuni settori come il mio. Perché non sembri sempre il tipico sfogo emotivo e solitario di un “povero artigiano” in crisi per la sua scarsa imprenditorialità, restio all’ innovazione e romanticamente legato a una maniera obsoleta di lavorare, in un mondo che corre frenetico e inarrestabile verso la globalizzazione, vorrei dimostrare come, alta finanza, arte e architettura in voga, siano ben calibrate a mettere fuori gioco chi crede ancora a un modo vero e umano di guadagnarsi da vivere.
Certo, non è facile, occorrono armi affinate soprattutto dialettiche, sapere di storia e critica d’arte, di leggi e teorie sull’ economia e la finanza, senza tralasciarne le implicazioni politiche e sociali. Devo ammettere sinceramente, che ho forse scarse probabilità di riuscirvi, ma almeno ci voglio provare.
Sono stato provocato dalla lettura di un articolo di Giuseppe Frangi, “Ma è la Chiesa che ha abbandonato l’arte…. o è l’arte contemporanea che si è distaccata dalla Chiesa e dalla fede”, sulla rivista Tracce di questo mese, pubblicato in occasione del prossimo incontro con il Papa, al quale hanno risposto positivamente poco più della metà dei 500 artisti invitati il 21 Novembre nella Cappella Sistina. L’evento molto atteso e che ha suscitato polemiche per l’apertura a protagonisti dell’arte contemporanea dai linguaggi spesso contraddittori o addirittura blasfemi, è stato preparato con molta cura e attenzione dal Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, Mons. Gianfranco Ravasi. Egli replica in un’intervista:
< La Chiesa si è accontentata del ricalco dei tempi passati senza interrogarsi su uno stile che potrebbe essere l'espressione del nostro tempo. D'altra parte l'arte ha tentato sperimentazioni, provocazioni, ha dato le dimissioni nei confronti della sua sorgiva aspirazione di rappresentare l'infinito. L'arte è estetica - ha concluso - ma ha sempre avuto anche una funzione etica >

Naturalmente, la questione è molto più complessa e ovviamente argomentata, chi è interessato può approfondire un tema che ha visto negli ultimi anni, il susseguirsi d’incontri e dibattiti appassionati sull’architettura delle nuove chiese, vedi cubo di Fucksas, o su opere d’arte “insolite” al posto di pale d’altare ecc.
Sempre più numerosi sono i blog che trattano questi temi, non ultimo Fides et Forma, Appello al Papa per l’Arte Sacra oltre ad associazioni di artisti e architetti come l’associazione Il Baglio, che difendono a spada tratta un modus operandi che non vuole rinunciare alla propria cultura e tradizione.
Sempre da G. Frangi < L’importante da parte cattolica è non accontentarsi di scorciatoie, che si traducono in pura oleografia (ndr cioè banali e prive di originalità), ma accettare la sfida che nulla di ciò che la realtà offre è aprioristicamente nemico >.

Personalmente credo che alcune opere evidenziate nell’articolo come non nemiche, non possano essere viste come innocue. Viene accettata di fatto l’arte come “visione” dell’artista eroe solitario che, completamente libero da “vincoli” iconografici, può realizzare con del fil di ferro e due bottiglie vuote, un’opera talmente cristiana, il paradigmatico Crocifisso di Joseph Beuys, da poterla mettere persino nella mia parrocchia.
Sfido chiunque a capire come due bottiglie, un pezzo di legno e del fil di ferro possano rappresentare una Crocefissione.
E sì, che di questi tempi, avremmo meno problemi nelle aule scolastiche, sopratutto dalle parti di Strasburgo e dintorni. Forse a questo miriamo.

Prosegue Ravasi : < Sarebbe stato un grande segnale, questa Crocifissione dovrebbe stare in una chiesa, non in un museo >. Benissimo, a questo punto non c’è più bisogno di artigiani o artisti “tradizionali”, le vetrate istoriate, gli affreschi o le sculture che finora nelle chiese hanno narrato i vangeli, non potranno comunicare domani il Mistero dell’Incarnazione, l’arte sacra non può essere oleografia di una maniera passata di raffigurare Cristo, Sua Madre o gli Apostoli.

Così, l’opera d’arte non parlando più con un linguaggio universale e non potendo più vivere autonomamente senza un critico o l’autore che ce la spiegano, morirà con loro e magari anche prima. Oggi del resto nelle realizzazioni artistiche si adoperano materiali poveri e di breve durata, vanno di gran moda le installazioni, performance temporanee e inutili, ma spesso finanziate a “grandi artisti” con spreco di denaro pubblico, che vengono consumate come qualsiasi altro prodotto, nell’arco di qualche tempo.
Domani non sarà più di moda ciò che lo era appena ieri.

La vetrata di Richter, nel Duomo di Colonia, è espressiva del nostro tempo così da essere anche questa indicata come opera d’arte contemporanea. Per la sua grande fatica Richter, l’artista che Frangi definisce a sei zeri, non ha preteso alcun compenso, se avessero dovuto riconoscergli economicamente
l’enorme sforzo creativo per partorire tale capolavoro, , chissà quanto la Chiesa di Colonia avrebbe dovuto sborsare. Così si è evitato di narrare, come avrebbe voluto il Vescovo per la Sua Cattedrale ricostruita dopo i bombardamenti, la vita di Edith Stein, martire nei campi di sterminio ad Auschwitz.
L’arte contemporanea, quella da Biennale a sei zeri non può ripetere l’arte del passato e direi la storia tutta, si cadrebbe nel banale ripetitivo modo espressivo e comprensibile da tutti. E Dio oggi, avrebbe potuto evitare la croce a Suo Figlio, sarebbe sufficiente sacrificare appena l’idea di Gesù, non anche il Suo Corpo, l’ immagine del volto del Padre non è più di moda, forse è anch’ Egli oleografico.
Potremmo scrivere centinaia di pagina sull’arte sacra, cosa è bene per la Chiesa, gli artisti e l’uomo, mi limito a fare l’ultima osservazione, prima di passare all’alta finanza nel mondo globalizzato, altra nemica dell’artigianato: La Chiesa, o meglio, una sua frangia, ha aperto una porta a ciò che indurrà sempre più dubbi sull’origine della bellezza.
Quest’ultima, dovrà essere subito riconosciuta e compresa oppure ci vorrà il suggerimento del solito potere-culturale-mediatico-consolidato che indica ciò che è bello, vero e giusto a prescindere dai valori ultimi e fondamentali per l’educazione alla vita.
L’arte, come la finanza che preme un tasto del terminale, non avrà più bisogno di una sapienza del fare, di come si preparano le tele e i colori, di conoscere i modi dell’affresco o dell’incisione, ma sarà sufficiente buttare per terra scarpe e vestiti alla rinfusa, dietro una croce di ferro inclinata, per inscenare una Via Crucis, così come nella chiesetta di San Lupo a Bergamo, ha fatto J. Kounellis, uno degli artisti invitati anche alla Biennale di Venezia, nello spazio espositivo del Vaticano dedicato all’Arte Sacra.
Tanto di cappello, vuoi mettere saper distribuire artisticamente degli abiti per terra?

Ci siamo forse già dimenticati della scena famosa del film con Alberto Sordi, dove la moglie si siede stanca su un’opera d’arte che scambia per una sedia? Oppure quando in una casa arredata modernamente, ribatte: < Albè, me pare a BBiennale ! >. Beh, ma se un critico autorevole, supportato dal giudizio del Presidente Mons. Ravasi, dice che quella è un’opera d’arte che può entrare in Chiesa, perché a me dovrebbero continuare a commissionare vetrate “oleografiche”?

Allora l’alta finanza potrà anche decidere di drenare risorse, come già accade per i grandi gruppi bancari e le multinazionali, anche attraverso investimenti in opere d’ arte sacra, così da aumentarne il valore a dismisura tramite case d’asta mondiali, come già succede e additare al mondo globalizzato cosa guardare e cosa no, quale artista vale e quale no, formando una nuova coscienza estetica non più basata sulla verità, (bellezza e verità coincidono), ma sul mercato, come fossero titoli, l'arte è estetica ma ha sempre avuto anche una funzione etica , e su questo sono assolutamente d’accordo con Ravasi. La bellezza, non più cercata attraverso la fatica del vivere, del lavorare, nei rapporti umani, nelle vittorie e nelle sconfitte, ma pronta e confezionata per l’uso di chi sempre più facilmente e senza resistenza alcuna, potrà essere convinto che un imbuto appeso a un muro sporco di fango, esprime l’idea dell’evangelica “Porta stretta” da cui passare, e il fango sei tu come lo eri in origine. Poi, col tempo resterà solo il “concetto” d’imbuto e il gioco è fatto. Man mano gli uomini dimenticheranno se stessi, la loro coscienza e la loro speranza, conseguenze dell’incapacità a riconoscere la bellezza che salverà il mondo, come dice Dostoevskij.
Mi chiedo: ma gli uomini sapranno ancora riconoscerla?

In finanza, tra l’altro, le banche americane “too big to fail”, che hanno avuto miliardi di dollari di utili, pur in una situazione di crisi economica grave, e dopo essere state salvate dallo stato, possono distribuire milioni di dollari di bonus ai loro brokers, mentre la disoccupazione cresce inarrestabile e le famiglie vivono nelle tende e nelle roulotte.
Per finire, se il linguaggio dell’arte, in particolare quella destinata alla Chiesa, non terrà conto di una questione semplicissima, cioè che il cammino dell’uomo è avvenuto in migliaia di anni di storia e la comunicazione, la cultura e le forme artistiche in genere si sono sviluppate gradualmente, assimilate e comprese nel tempo, l’uomo resterà confuso su tutto, come già purtroppo accade e un taglio così netto con la tradizione iconografica delle immagini che hanno sempre, in modo chiaro e inequivocabile raffigurato la storia della Redenzione, causerà altri danni nella Chiesa e nelle chiese.
Così, come al solito, qualcosa non mi torna!


Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. .... Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti.

Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto

Charles Peguy L'argent, 1914

mercoledì 11 novembre 2009

Gli articoli di oggi 11 novembre

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Partiti e banchieri, le condizioni
degli artigiani ribelli
Le voci e le storie degli indipendenti

(da leggere assolutamente)

Gli artigiani ribelli del Varesotto non smobi­litano né i loro comitati né i loro blog. L'Ocse ci invita tutti all'ottimismo ma per leggere l'evoluzione della crisi i piccoli imprenditori terzisti non hanno bisogno di modelli econo metrici e super-indicatori. E così, come ormai fanno periodicamente da cinque mesi, anche lunedì sera in 250 hanno riempito il teatro par rocchiale di Besnate per discutere (animata mente) con politici e banchieri. Stavolta però rispetto a cinque mesi fa è come se avessero preso coscienza del proprio ruolo, per la prima volta hanno l'impressione di poter dire la loro e nessuno può zittirli. Luisa Cazzaro ha una pic cola azienda metalmeccanica di dieci dipenden ti, è tra le animatrici di Imprese che resistono Lombardia.


http://www.corriere.it/economia/09_novembre_11/artigiani_divico_c2f65408-ce86-11de-9c90-00144f02aabc.shtml



J'ACCUSE/ Sapelli: il mito della crescita e i cattivi "maestri" uccidono le Pmi

Ferruccio de Bortoli, nel suo editoriale sul Corriere della Sera di ieri dedicato a Le buone ragioni degli indipendenti, ha preso le difese degli «invisibili»: i professionisti, le micro e piccole imprese che formano l’«architrave di passioni e competenze che regge alla base il sistema economico» del nostro paese. Una “generazione di produttori» che si trovano a dover affrontare da soli una crisi economica grave e spiazzante. «Nel Paese della concertazione - scrive nella sua inchiesta Dario Di Vico - oggi soffriamo di un clamoroso deficit di rappresentanza». Ilsussidiario.net ne ha parlato con l’economista Giulio Sapelli.
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=48500


CRISI: CONFESERCENTI, IN 2009 CHIUSE 100.000 AZIENDE COMMERCIO


E' di oggi l'allarme di Confesercenti secondo cui nei primi nove mesi di quest'anno hanno chiuso i battenti 100 mila imprese, a causa della crisi economica che ha investito anche il nostro paese.
"E' un dato pesantissimo che purtroppo conferma le nostre più nere previsioni - afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi....

http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=117260

martedì 10 novembre 2009

Gli articoli di oggi

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Epifani: “In piazza i volti della crisi”

Parla il leader della Cgil. Sulla manifestazione di sabato 14 novembre: “Il paese deve capire il dramma di disoccupati, licenziati, cassintegrati e precari". E al governo dice: “Continua a nascondere la crisi, faccia subito qualcosa di concreto”


Le imprese che resistono sono ancora in "trincea"

La crisi che ha investito le piccole e medie imprese del Varesotto è ancora al centro del dibattito politico. A Besnate va in scena il confronto tra imprenditori, politici e istituzioni

Volete sapere se gli imprenditori delle piccole imprese del Varesotto credono che questa crisi sia finita? Con una metafora che ne interpreta alla perfezione il pensiero, lo spiega un piccolo produttore di organi di trasmissione accorso alla serata organizzata dalle ormai famose “imprese che resistono” a Besnate: «Immaginate un subacqueo che fa un immersione con le bombole dell’ossigeno piene, come noi l’abbiamo fatta nella crisi con una buona situazione economica. Ora immaginate che questo sub arrivi sul fondo del mare, proprio come noi siamo arrivati al fondo della crisi, e si accorga di aver esaurito l’ossigeno. Posto che adesso può incominciare la risalita, secondo voi riuscirà a tornare a galla con le bombole vuote?»
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FINANZA/ Gli analisti concordi: gli Usa rischiano una nuova recessione

«L'economia mondiale ha evitato un depressione estremamente minacciosa ma deve comunque affrontare una situazione molto complessa». Parole e musica di Jean-Claude Trichet, presidente della Bce e del G10, il gruppo che raccoglie i governatori delle maggiori banche centrali.prosegui la lettura


Ecco i piccoli senza Welfare che resistono
Professionisti, partite Iva e imprese: i numeri e le storie di un’Italia invisibile

In questi mesi ho partecipato a numero se assemblee di piccoli imprenditori e arti giani che vogliono continuare a tenere aperte le aziende. Nei cinema parrocchiali di Jerago, nei capannoni industriali di Bu sto Arsizio, nei teatri comunali di Besnate, in una ex cascina di Moretta a cavallo tra le province di Torino e Cuneo e poi a Vare se, nelle associazioni industriali del Nord est, nei distretti del made in Italy.
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Il Mondo all'incontrario


Ad agosto il "mini-boom" della produzione industriale italiana venne strombazzato da tutti i gossip-tiggì e dai fiction-giornali, censurando rigorosamente il dato anno su anno che rimaneva ampiamente negativo ed evidenziando il +7% mese su mese.
E noi "banda di pessimisti" come sempre ad eccepire con i nostri disfattisti "se e ma": dicevamo che era un'aberrazione statistica ferragostana...e lo diceva in verità anche l'Istat senza che nessuno o quasi lo riportasse.
Ma si sa, le bugie hanno le gambe corte...
Scommetto che questa news tinta di rosso troverà molto meno spazio nei mass-media tinti di rosa....prosegui la lettura

lunedì 9 novembre 2009

LE CATTIVE NOTIZIE NEI DATI OCSE di Francesco Giavazz

I dati pubblicati dall'Ocse dipingono un'immagine apparentemente molto positiva dello stato dell'economia italiana a questo punto della crisi. Ma l'indicatore mostra i punti di svolta del ciclo stimati con riferimento all'output gap, cioè alla deviazione del livello dell'attività economica dal livello consistente con il pieno impiego. Dunque, può migliorare semplicemente perché è peggiorata la stima degli effetti della crisi sulla crescita di medio periodo. E per l'Italia la caduta del tasso di crescita potenziale nel 2010 è più ampia rispetto ad altri paesi
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001380.html

guarda la puntata: Il Governo e letasse: sfida a Tremonti con Giavazzi e Di Vico

Metalmeccanici: cig aumenta, perdono 2 mld in un anno

La crescita complessiva dei volumi nei meccanici in un anno è aumentata del 613%, sottolinea il sindacato, secondo cui se si guarda poi all'andamento della sola cassa ordinaria, l'incremento raggiunge l'817% rispetto ad un anno fa. Trasformando tali cifre in posti di lavoro, nel settore metalmeccanico tra ottobre 2008 e ottobre 2009 riguarderebbero 250mila unità di lavoro in più in cassa a zero ore, arrivando ad oggi alla cifra di circa 300mila unità. Tuttavia, conclude la nota, stimiamo che le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nei processi di crisi dei comparti metallurgici e meccanici siano ad oggi almeno il doppio, per effetto della rotazione della cassa e dei contratti di solidarietà.
http://rassegna.it/articoli/2009/11/09/54475/metalmeccanici-cig-aumenta-perdono-2-mld-in-un-anno

Agricoltura: Cia, allarme crollo prezzi su campi di cereali e frutta

(Teleborsa) - Roma, 9 nov - Nonostante la frenata (leggera) della corsa al ribasso dello scorso mese di ottobre, per i prezzi sui campi è sempre "allarme rosso". E' ancora crollo rispetto allo scorso anno (un calo tra il 13 e il 15 per cento). Particolarmente grave è la situazione per la frutta e per i cereali che segnano, rispettivamente, una flessione di circa il 23 per cento e del 20 per cento, con punte del 35-40 per cento per il grano duro. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, sulla base delle ultime rilevazioni dell'Ismea, prevede a fine d'anno una flessione tra il 15 e il 18 per cento.

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091109&fonte=TLB&codnews=709

Il Ponte di Penelope di R. Alaimo

Dopo tanto discutere sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto, un’anima ingenua deve leggere sul giornale che i soldi per il progetto di fattibilità sono stati stanziati solo ora. Cioè, in teoria, adesso si potrebbe improvvisamente scoprire che una campata lunga tremilatrecento metri non c’è verso di farla stare in piedi. Nel qual caso, come non detto: finora abbiamo scherzato.
http://www.unita.it/news/roberto_alajmo/90955/il_ponte_di_penelope


leggi anche IL PONTE CAMPATO IN ARIA
http://www.unita.it/news/roberto_alajmo/90666/il_ponte_campato_in_aria

Intervista ad Alberto Goffi Avvocato

L'intervista mette in luce le condizioni di disagio in cui si trovano moltissime piccole imprese e contribuenti in genere, che non riuscendo a pagare Inps , Inail Tarsu ecc. anche a causa della crisi economica, si vedono arrivare cartelle esattoriali, avvisi di pignoramento e quant'altro con somme più che raddoppiate da more, interessi e spese esagerati e al limite dell'usura.

http://www.youtube.com/watch?v=34zJp3PtBWw

Potete anche leggere sullo stesso argomento

http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/32946

Inps, Serit, Entrate e Artigianato/2....di R. Alabiso





Prima Parte


Oggi la crisi è sotto gli occhi di tutti, in particolare di chi ha un’impresa da cui lo Stato si attende entrate fiscali, suffragate da studi di settore ad hoc, che difficilmente potranno essere sostenute nel quadro complessivo che ha visto calare in media, negli ultimi mesi, gli ordinativi del 40/50% e in alcuni casi, anche di più. Per quanto mi riguarda, come dirò successivamente nella seconda parte, anche se faticosamente, sono riuscito a superare una crisi limitata alla mia azienda negli anni 98/2001; questa è però globale, la peggiore dopo il ‘29 anche se i dati teorici di previsione, (che andrebbero meglio interpretati) dell’ Ocse, la stessa Organizzazione che prevede nei prossimi anni 57 milioni di disoccupati in Europa, indicano proprio in questi giorni, addirittura una ripresa più forte in Italia che nel resto dei paesi europei.
A meno di fatti nuovi, questa crisi in cui sono ancora immerso, mi costringerà alla bandiera bianca per non indebitarmi ulteriormente con Inps, Inail, Tarsu, Ici ecc., perchè come vedremo più sotto e nelle comunicazioni che seguiranno, i mancati versamenti sono causa di infinite richieste per somme aggiuntive, more, interessi oltre a spese varie che moltiplicano i debiti quasi subito, per due o tre volte, provocando, secondo i casi, stress psicofisico, depressione o incavolatura da ingiustizia ed a prescindere inutili perdite di tempo nei meandri degli Uffici delegati al recupero crediti.
Come a dire, tu non paghi e noi, sempre a prescindere, ti perseguitiamo sino allo sfinimento, con dispendio di avvocati, raccomandate, ingiunzioni, avvisi di pignoramento con avvertimento di apertura di porte con aiuto di forza pubblica, entro cinque o massimo venti giorni.
Naturalmente, entro i termini, è possibile un ricorso, solo se in possesso di documenti, che dopo dieci anni, difficilmente si trovano e così può anche succedere che pagamenti regolarmente eseguiti vengano richiesti nuovamente. Non si può mai sapere se le ricevute siano andate perse.

Certo, tra cittadini e istituzioni, negli ultimi due o trecento anni, progressi se ne sono fatti; in quei tempi, rendere note disavventure di questo genere con gli esattori, o non pagare per tempo tasse, sia giuste che ingiuste, magari avrebbero previsto torture in piazza o direttamente la ghigliottina; oggi, grazie a Dio, non è più così,è stata abolita anche la tassa sul macinato, non si ammazza né si frusta più nessuno ma si procede a colpi di sanzioni pecuniarie, pignoramenti, sequestro dei beni, case ecc., tutto a norma di legge, compreso apertura di porte con l’aiuto di forza pubblica.

Trovando i soldi si può comunque evitare il peggio ed è come niente fosse successo, o almeno così dovrebbe essere, tranne che negli Enti ci lavorano le persone, mi hanno risposto alla Serit, e per loro, non per te, “errare umanum est”, così, a volte, si deve ricominciare daccapo. “Trovando i soldi,…… i soldi, questo bene estremo sui quali tanti fondano la loro esistenza!
Non si spiegherebbero altrimenti il proliferare dei giochi dei Monopoli di Stato, di gratta e vinci ce ne sono centinaia di specie e in Sicilia ci siamo giocati in un anno quattro miliardi, quasi la stessa cifra che a Luglio il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha sbloccato per i Fondi da destinare alle aree sotto-utilizzate (Fas), “restituendoli” al Presidente Lombardo.

Ci sono, però, dei casi molto particolari, sempre consentiti per legge, ove è possibile anche dopo 10, 20 o più anni dopo, far rientrare capitali esportati illecitamente all’estero, con la modica sovrattassa del 5%, in cinque anni. Naturalmente, con l’Inps e Serit il discorso è diverso, come artigiani ci tocca una pensione addirittura di ben 800 euro mensili, una pacchia per gli ultimi anni dopo una vita di lavoro. Lo Scudo Fiscale con tutto questo non c’entra nulla, con la Serit si tratta di debiti, non di guadagni sottratti al fisco, cioè sono stati omessi versamenti che di solito ammontano a poche migliaia di euro, e se per i comuni mortali, sono tanti soldi, rispetto alle centinaia di milioni depositati in banche svizzere o in giro per il mondo, significano solamente pochi spiccioli che nessuno ci farebbe caso, non fosse che tantissimi contribuenti, chissà perché, non riuscendo sempre a pagare, somma su somma, diventano un mucchio di soldi.
Oggi che il Tur è all'1%, investire nei debiti e nelle difficoltà economiche è più conveniente, lo sanno benissimo gli usurai, che riescono a moltiplicare le somme date i prestito, infinite volte, senza dover rischiare di investire in titoli o nel mattone, che poi “ci devono pagare anche l’ici”. Investire nella produzione creando posti di lavoro è escluso, ben sappiamo che oramai si è giudicati pazzi e rinchiusi in manicomio; tra l’altro lavorare da operai stanca, per queste cose ci sono i Cinesi o gli extracomunitari, che si sa, costano meno e rendono dieci volte di più.
Vedo però, che queste mie affermazioni, potrebbero apparire demagogiche e faziose, quindi pagherò il mio giusto debito se pur le sanzioni non sono il 5% dello scudo, ma il 100% e più.

Fra l’altro questo condono, per grandi capitali, cioè per i ricchi, farà rientrare in Italia, si dice, una somma prevista di circa cinque miliardi di euro così da sostenere micro-imprese come la mia e le famiglie,( spesso sono la stessa cosa) che a Natale con la tredicesime (non detassate) proveranno a rimettere in moto l’economia dei negozietti, oltre, dimenticavo la nostra grande Fiat.
Per di più si darà inizio ai lavori per il Ponte sullo Stretto, a prescindere da terremoti e faglie continentali, ma noi abbiamo Ministri super, supportati da tecnici altrettanto geniali; qui però, mi fermo e non voglio, per educazione, esprimere le mie opinioni in merito, mi limito a lasciarle alla vostra immaginazione.
Però, pensavo, se il ponte non fosse costruito sul mare, sarebbe un ottimo posto per chi, perdendo prima il lavoro e poi la casa, potrebbe dormirci sotto, pensate, sarà lungo quasi quattro chilometri.

Seconda Parte

Vengo ora allo scopo reale di questa, mi rendo conto, lunga lettera. Gli anni 1998/99/2000 sono stati per me, particolarmente difficili. Nel gennaio 2001 infatti, la mia ditta, una Snc artigiana di cui ero titolare, per motivi economici e di incompatibilità tra soci, venne chiusa e messa in liquidazione.
A quel tempo che la crisi era circoscritta alla mia ditta, non senza difficoltà, ce l’ho fatta. Ci vollero un bel po’ di soldi per nuovi depliants, per l’accollo del mutuo, per spese legali, per nuovi impianti, per sanare debiti con la banca e fornitori ecc., ma ricominciai, aiutato da parenti e amici, come ditta individuale. In quegli anni e precedentemente in più, soffrivo spesso di fibrillazione atriale, una patologia cardiaca non grave, ma che limitava e a volte comprometteva completamente, per 15/20 giorni, la mia capacità lavorativa. (naturalmente di questa esiste tutta la documentazione medica, con tracciati cardiaci, ricoveri ospedalieri ecc.) Come sappiamo, pur pagando il SSN, (Servizio Sanitario Nazionale) gli autonomi non hanno alcun diritto a rimborsi per malattia, ma non è questo il punto nè il momento opportuno e leggi e i regolamenti in merito, sono ben chiari.

Credo, però, andrebbero rivisti e ho voluto testimoniare questi fatti personali allo scopo di evidenziare alcuni aspetti poco noti delle attività autonome, delle imprese piccole e medie, negli ultimi anni sempre più gravate da una serie di oneri che tralascio di elencare per brevità, ma che nella crisi in atto, stanno finalmente emergendo all’attenzione di opinione pubblica e istituzioni.
In Italia le Partite Iva sono circa otto milioni e con un numero del genere si potrebbe chiedere di prendere in considerazione questioni da sempre irrisolte.
Quanto detto per contestualizzare gli anni 1998/99 relativo ai mancati versamenti in questione, che causarono un debito verso l’Inps di circa cinque milioni di Lire e di questi, circa due milioni pagati nel 2000.
A marzo di quest’anno, nei conteggi Serit Sicilia è risultato un debito di circa cinque mila Euro. Sebbene siano diversi i punti da chiarire in merito, nel resoconto che segue, supportato dai documenti in mio possesso, cercherò, nei limiti della complessità tipica delle pratiche di Enti come Inps e Serit,
dove i numeri a 40 cifre e le pratiche si incrociano e si confondono tra loro, di rendere il tutto in modo chiaro ed esplicito anche ai non addetti ai lavori.
(SERIT SICILIA S.p.A è la Società - soggetta all'attività di direzione e coordinamento di Riscossione Sicilia S.p.A. - incaricata di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate nella Regione Sicilia. Servizio Riscossione Tributi)
Aggiungo, che è mia intenzione come contribuente, pagare quanto le leggi dello Stato Italiano prevedono in caso di somme che mi siano state regolarmente notificate, per omissione o ritardati versamenti, con more ed interessi a decorrere dalla data di avvenuta notifica della cartella esattoriale e nel caso, richiedere rimborso di somme aggiuntive eventualmente versate più volte o per errore indotto.
(Notifica della cartella di pagamento: atto con cui l’Agente della riscossione
consegna al contribuente la cartella di pagamento. La cartella è notificata dal personale dell’Agente della riscossione o da altri soggetti abilitati dallo stesso Agente. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento.)

Questo è il link per leggere la raccomandata alla Serit Sicilia ed all’Inps di Palermo

http://docs.google.com/Doc?docid=0AfVb2QmBHpX4ZGhmcTZod21fNTU2ZnRwdmZmeA&hl=it

lo Stato ha ipotecato oltre 50.000 case a piccoli imprenditori, lavoratori dipendenti, artigiani ....di Alberto Goffi

Questa sarà una settimana calda, anzi caldissima!!!Comincerò in consiglio comunale a torino a richiedere le dimissioni della Presidente di Equitalia Nomos Torino, dott.ssa Panzeri, in pieno conflitto di interessi: la signora infatti ricopre contemporaneamente (per chi non lo sapesse!!!) la carica di Pres. di Equitalia (società di recupero crediti pubblica, con poteri analoghi alla Guardia di Finanza) e Pres. di NPL Spa, società privata di recupero crediti, di concessione di finanziamenti, di cessioni del credito pro soluto e pro solvendo, acquisto di immobili ipotecati...E il fenomeno a Torino è il seguente: lo Stato ha ipotecato oltre 50.000 case a piccoli imprenditori, lavoratori dipendenti, artigiani, insomma l'Italia che lavora!Lo stato, sempre tramite la dott.ssa Panzeri di Equitalia, ha messo oltre 70.000 ganasce fiscali..mentre i veri evasori portano i loro soldini indisturbati in Italia grazie allo scudo fiscale..Cari amici è ora di dare la SVEGLIA!!!Uccide più Equitalia che la crisi..AIUTATEMI A SOSTENERE LA GUERRA AD EQUITALIA::contattatemi al gruppo UDC Comune di Torino 0114423651..mi aiutate a non restare solo!!!

http://blog.libero.it/pmicheresistono/commenti.php?msgid=7948586#commento_29507948

domenica 8 novembre 2009

"Artigiani, ora tocca al governo aiutare chi ha stretto la cinghia"

Domani a Firenze sfileranno in piazza gli artigiani della Cna. Una di quelle categorie produttive che di rado in Toscana ricorre a forme di protesta clamorose, una di quelle realtà che nel mondo del lavoro fanno sentire la propria voce - di solito - nell´imminenza di una tornata elettorale o dopo l´approvazione di un provvedimento finanziario non condiviso. Stavolta è diverso, stavolta il corteo lancia un grido d´allarme: «Stiamo affogando, la crisi ci ha messo in ginocchio, Regione e Comuni facciano qualcosa per noi».

http://firenze.repubblica.it/dettaglio/artigiani-ora-tocca-al-governo-aiutare-chi-ha-stretto-la-cinghia/1772949

Lo strano successo dei fondi che puntano sul dollaro forte

La sensazione è che il ruolo del dollaro statunitense sia destinato progressivamente a ridimensionarsi. Più che sensazione parrebbe certezza, osservando come s'è svalutato negli ultimi mesi: del 18% sull'euro e dell'11% sullo yen. In ogni caso vi sono autorevoli pareri di economisti a suffragare la tesi di un lento ed inesorabile declino del biglietto verde. L'ha ripetuto in settimana Nouriel Roubini,

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/successo-fondi-puntano-dollaro-forte.shtml?uuid=38540154-cc76-11de-a628-f019027192d1&DocRulesView=Libero

I siciliani scommettono 4 miliardi di Maria Francesca Fisichella

UN TRISTE PRIMATO:::::::::::

PALERMO - Nel 2008 i siciliani hanno speso quasi 4 miliardi in giochi e scommesse. Questo settore offre innumerevoli chiavi di lettura ed è stato oggetto a livello nazionale del recente rapporto “Gioco ergo sum” a cura del Censis servizi per “Giochi e società”.
Non è ancora conosciuto però quanto lo Stato incassa, regione per regione, dalle giocate, in quanto l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sta ancora elaborando i dati di interesse e risponde che è loro intenzione pubblicarli sul sito appena saranno pronti. Da uno studio pubblicato dalla rivista “Il Mondo” a ottobre risulta che l’Erario statale ha incassato 7,7 miliardi nel 2008 da tutte le giocate in Italia. Se dividiamo per venti abbiamo la media di circa 400 mln di incasso dal giocato di ogni regione. Circa 24 volte di quanto è stato versato alla Regione Siciliana nel 2008 (18 mln €).


http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?sez=articolo&skip_interstitial=true&id=2070

sabato 7 novembre 2009

Ma la crisi..... a che ora è finita? di Roberto Alabiso


Oggi, come ormai da circa cinque mesi, non inizio più la mia giornata sul banco di lavoro che mi è consueto, ma a cercare informazioni in rete. Prima di questa crisi economica spaventosa, che molti ormai sostengono essere finita, riuscendo perfino a vedere segni di una ripresa straordinaria più forte che negli altri paesi europei, non mi interessava sapere cosa mi succedeva intorno nel mondo dell’economia e del lavoro e nemmeno cercare di capirci qualcosa, non ne avevo il tempo.
Ciò che vedo e non mi torna, è che sono considerate quasi prive d’interesse pubblico e sociale, fatti come la chiusura quotidiana di fabbriche e imprese, siano esse legate alla produzione o al commercio, per non parlare dei precari della scuola dei quali non sento più parlare: sono forse stati assunti nuovamente?
I media nazionali, Tg o Tgr Rai e non solo, comunque quelli che più hanno capacità di influenzare l’opinione pubblica, si guardano bene dal trasmettere “proporzionalmente” i fatti secondo la loro reale incidenza, ma le notizie sono calibrate così da ottenere l’effetto voluto; ci sono ad esempio, quelle che servono a schermare le situazioni di disagio reale vissute quotidianamente da noi cittadini, in qualsiasi campo. Che la crisi sia alle nostre spalle non dovrebbe essere detto prima di un ritorno ai livelli pre-crisi, che non erano comunque granchè. La disoccupazione è al 9,7% e continuerà a salire, è inevitabile e la ripresa ove fosse iniziata, è prevista lenta e molto fragile. Com’è dunque possibile trascurare un dato del genere e tutto il suo peso sociale, la cassa integrazione quanto potrà ancora durare? Se poi l’economia reale, che Dio ce ne scampi, dovesse subire il contraccolpo di un’ulteriore bolla finanziaria, come molti economisti non dilettanti prevedono, i nostri politici super ottimisti, potranno riuscire a sostenere lo sguardo di tutti quelli che si sentiranno ingannati e attenuare le conseguenze inevitabili di un impossibile intervento degli Stati? Non sarebbe utile maggiore prudenza da parte del Governo e considerare maggiormente le difficoltà di PMI a cui sono crollati gli ordinativi del 50/60%, ma devono continuare a sostenere il peso di una tassazione eccessiva, il costo di interessi passivi esagerati, i costi bancari più alti d’Europa, l’onere di una burocrazia elefantiaca e la latitanza di un sistema bancario che non ha più il coraggio di sostenere lo sviluppo economico del paese a meno di garanzie sino all’ultimo centesimo ? Oppure le banche, che in mezzo alle questioni economiche ci vivono immerse, hanno fiutato che la ripresa è solo fumo e niente arrosto?
Oggi tutti sappiamo delle abitudini di Marrazzo e conosciamo le escort di Berlusconi, ma solo gli addetti all’economia e alla finanza sono coscienti che ci sono ancora in circolazione tra Stati Uniti ed Europa almeno 2.400 miliardi di dollari, di titoli-carta straccia e che anche i Comuni italiani ne hanno fatto uso. Prima o poi verranno a galla e non sarà certamente indolore.
Qualcuno sa cosa significheranno in Europa 57 milioni di disoccupati, come previsto dall’Ocse per i prossimi anni? Oppure sono notizie tendenziose. Parlare di crisi economica del sistema produttivo è diventato argomento catastrofista, perché il governo vorrebbe indurci a pensare che sia stato fatto tutto il possibile e l’immaginabile e, infatti, la crisi in Italia, si è ripetuto oggi, è alle nostre spalle. Pertanto anche chi ha chiuso bottega o a breve sarà costretto a farlo dovrebbe credere che è stato tentato tutto per salvargli l’azienda e per di più senza utilizzare alcuna risorsa, neppure un euro, una specie di magia; per convincerlo però, ci vorrebbe l’ipnosi e forse arriveremo anche a questo. Naturalmente l’opinione pubblica e chi dalla crisi può avere paradossalmente effetti benefici, si schiera ideologicamente dalla parte di chi lo garantisce e l’ ha fatto sinora; ma è certo che sarà sempre così?
Spero di no, possa accadere il miracolo e la crisi che c’è ancora, ed è -sulle- spalle dei più deboli, come per tradizione, sia l’occasione buona, perché in Italia la politica non abbia più come scopo ultimo tutelare gli interessi di ricchi e potenti, ma si metta realmente al servizio del bene comune. La disoccupazione che aumenta, va in qualche modo fermata, non è lecito guardare altrove e non occuparsene. Tutto il lavorio di quest’estate messo in piedi per mettere in crisi il governo, con gli attacchi a Berlusconi, andava contro l’interesse di cittadini e lavoratori. Non ho simpatia né per il premier né per quelli che lo combattono con tutti i mezzi, non si delegittima così il voto del popolo. Chi è stato eletto andrebbe messo alle strette sui problemi veri e sono molti, lì dovremmo costringerlo a prendere decisioni e ora, occorrono misure eccezionali a favore di aziende e famiglie. Una sinistra così, chi non la voterebbe alla scadenza del mandato.
Spero molto in Bersani, è figlio di artigiani e non solo per questo mi fa simpatia. Spero che al più presto la politica torni a lavorare per il bene del paese e di chi lo abita. Vivo in Sicilia, una terra che è un capitale di bellezza, una ricchezza enorme come il resto del territorio italiano con la sua storia i suoi monumenti e la sua cultura e le sue tradizioni. Non abbandoniamo l’idea che la ricchezza è quella sotto i nostri occhi ogni giorno, siamo stati diseducati a riconoscerla, distolti da “cazzate” giornaliere. Troviamo chi ci può aiutare a valorizzare quanto già esiste, chi rende possibile il lavoro vero, quello che non esclude la fatica e chi cerca bellezza, giustizia e verità. A queste persone diamo il nostro consenso, non agli imbonitori di professione, perché o saremo con loro conniventi, oppure sin d’ora abbandoniamoli a se stessi.
A proposito, se la crisi è finita, non è che qualcuno mi può dire a che ora è successo, probabilmente in quel momento lì, ero talmente distratto che non me ne sono accorto.

venerdì 6 novembre 2009

LA CRISI E' FINITA !

Oggi da più parti ho sentito dire. Non è che qualcuno mi saprebbe dire a che ora è successo, probabilmente ero talmente distratto che non me ne sono accorto.
Gliene sarei grato.

Tasso disoccupazione al 10.2%...E chissenefrega!

Sono quasi due ore che sto studiando il rapporto occupazionale.
Mi sono letto il report ufficiale del BLS.
Mi sono letto 25 articoli in inglese di commenti provenienti dalle più disparate fonti.
Ho iniziato come sempre a tessere la mia tela di indizi, interpretazioni, analisi, considerazioni...


http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2009/11/tasso-disoccupazione-al-102e.html?showComment=1257533787724#c3756376093277867526

Orsi: "Meglio sospendere Basilea 2"

"La situazione è pesante, meglio sospendere per sei mesi Basilea 2. Nonostante i numerosi tentativi di farla sembrare altro, la crisi delle piccole imprese artigiane in Provincia di Varese è ancora forte ed è possibile che la previsione della chiusura di duemila imprese entro l'anno, avanzata dall'Associazione Artigiani, venga superata


http://www.varesenotizie.it/economia/economia/43905-orsi-qmeglio-sospendere-basilea-2q.html

Crisi economica, in Sicilia situazione si aggrava. Bankitalia: "Fase recessiva è peggiorata"

Tutti negativi gli indicatori economici in Sicilia nei primi sei mesi dell'anno. La fase recessiva, cominciata nel 2008, secondo la Banca d'Italia si è aggravata, con il settore industriale sempre più in crisi e le aziende alle prese con le difficoltà di accesso al credito.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/economia/69847/crsi-economica-sicilia-situazione-aggrava-bankitalia-fase-recessiva-peggiorata.htm

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html