lunedì 31 agosto 2009

I MEDIA DEVONO STARE ZITTI – Non possiamo certo permetterci di affrontare le sfide che l’autunno riserva sul terreno dell’occupazione rincorrendo lavoratori che si arrampicano sui monumenti cittadini e che minacciano di buttarsi – replica Giuliano Cazzola, vice presidente della commissione lavoro della Camera e responsabile Lavoro del Pdl In un paese ordinato e civile le vertenze individuali e collettive le affrontano le parti sociali, il governo e la magistratura, non certo Bertolaso, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile. Purtroppo c’è un solo modo per far cessare questa spirale ingovernabile: spegnere le telecamere”. Ed è difficile dargli torto, se non altro perché è vero che l’effetto-emulazione funge da moltiplicatore. Ma rimane che chiudere gli occhi non risolve in alcun modo il problema. Che congiunturalmente viene evidenziato dalla crisi, ma strutturalmente esisteva da anni, in aziende in molti casi decotte, che stavano in piedi solo grazie ai finanziamenti pubblici. Il problema è invece il dopo-Cigs, una volta che questa sarà arrivata. Per queste aree non c’è uno straccio di piano di sviluppo industriale pubblico, l’iniziativa privata è quella che è. La cassa integrazione è un ottimo anestetico sociale, ma ha un difetto: non è eterna. Quando i soldi fatalmente finiranno, che succederà?

Leggi tutto l'articolo qui
Lavoro, il Sud brucia di Anna Esposito

Lettera ad un' amica artigiana di Roberto Alabiso





Quanto mi hai inviato esprime bene quelle che sono le nostre difficoltà. Il punto fondamentale è che noi tutti facciamo parte di un sistema economico, voluto negli anni sopratutto dai "forti" . Multinazionali, grandi imprese, poteri forti. La Moda italiana per esempio, ha sempre usufruito di finanziamento e grande risalto gratuito su tutti i media pubblici, come fosse l'unica degna di essere portavoce del Made in Italy. Poi non bisogna dimenticare politici e amministratori, tu fai, infatti, l'esempio dei direttori della CCIAA. Chi ha acquisito i privilegi che detiene, difficilmente vi rinuncerà. Le imprese per loro natura, sono invece sempre costrette a rinnovare, diventare sempre più produttive, gli autonomi spesso, per andare dietro alle richieste sempre più pressanti da parte degli stati e di questi sistemi economici che ormai hanno ben poco a misura dell'uomo, lavorano anche 10 12 ore al giorno. Quanto tu chiedi vorrebbe cambiare questo sistema che si è talmente consolidato che a un certo punto ha fatto sì che pochi fortissimi e avidi, vedi Lehman Brothers ecc., tramite l'inganno hanno succhiato, con il sistema piramidale, talmente tanto da ridurre la finanza globale in ginocchio e chi ne ha fatto le spese, sono naturalmente i più deboli. La nostra rabbia mista alla tristezza per la sordità di chi dovrebbe fare qualcosa, se non sarà organizzata e convogliata in ragionevole maniera, come anche Luca sta portando avanti, risulterà inutile se non saremo veramente un gran numero di imprese a mettere in vista le proprie difficoltà. Come ho detto c'è sempre pudore a far vedere la propria azienda in crisi oppure molti ancora sperano in una ripresa, che quasi tutti i media non fanno altro che comunicare dando voce sopratutto al potere di turno. Le tasse e tutto il resto, come anche oggi, il Sole 24ore mette in prima pagina, aumenteranno per tutti gli stati, tranne che in Russia. Questo è quanto si prospetta. Spero che dalle vostre parti e al Nord, gli imprenditori abbiano più coraggio a portare avanti una forma di richiesta utile allo scopo. Da me in Sicilia, se le persone non sono dietro confederazioni o altro non mettono mai, o perlomeno sono pochi a farlo, la loro faccia in gioco. Per me sarà complicato trovare altri disposti a giocarsi e spero solo che alla fine la necessità o la " fame" cominci a smuovere qualcuno. Se un numero non eccessivo di imprese saranno costrette a chiudere, sarà giustificato, nei prossimi mesi, come naturale scomparsa dei meno competitivi, questo è ciò che vedo io.
Personalmente ritengo di resistere sino a dicembre, se non succederà qualcosa di nuovo. Vorrà dire che cambierò mestiere. L'artigianato, in questo sistema già soffriva prima, con questa crisi sarà costretto a farsi da parte per un pò di tempo sino al rinascimento del "pensiero economico e sociale", auspicato da Benedetto XVI nella Sua enciclica caritas in Veritate ed ormai da molti.
Ciao e scusami se sembro un po’ pessimista. Roberto

domenica 30 agosto 2009

Draghi, Tremonti al Meeting di Rimini di R. Alabiso


Al Meeting di Rimini ho avuto modo di assistere alle relazione di Draghi e Tremonti di cui sicuramente avete sentito da tutti i giornali o Tg. Riconosco, nella mia pur non esagerata preparazione in campo economico, che sia il governatore della Banca d’Italia, sia il Ministro dell’economia, sono persone che sanno quello che dicono ed hanno ben chiara la situazione attuale. E’ certo che in economia non sarà più come prima, cambiamenti saranno necessari e i due relatori vedono una seppur leggera ripresa in atto che nel 2010 dovrebbe accentuarsi. Purtroppo ci credo poco. La mia impressione è che abbiano entrambi rinunciato a sottolineare le grosse difficoltà che tante piccole e medie imprese produttive dovranno affrontare, senza escludere le grandi e che molte non ce la faranno. Che alcune imprese siano costrette a chiudere succede, i motivi sono diversi, ma di solito sono rimpiazzate da altre oppure le stesse si riconvertono. Stavolta questo processo sarà accelerato ed ingigantito da un crollo della domanda generalizzato di cui già si vedono le conseguenze in molti settori, ma ciò non sembra preoccupare più di tanto come se la chiusura di numerose aziende e quanto ne consegue, possa essere in qualche maniera assorbito dal sistema. C’è da capire quanto numerose, cioè sino a mille o diecimila o trentamila o di più? Al sud quante ne chiuderanno in percentuale? Può avere importanza la distribuzione sul territorio? Penso che la moratoria sui debiti verso le Banche sia stato il massimo che il Governo in questo momento possa o voglia concederci. Del resto altri provvedimenti potrebbero creare scompensi verso la grande industria che è e rimane sempre privilegiata in situazioni economiche normali, figuriamoci in uno stato di crisi così profonda. Nel 1999 per una crisi della mia azienda, che era una società e dovette cambiare in ditta individuale, fui costretto a saltare per due/tre anni le rate di INPS, INAIL e TARSU e anche allora avevo mutui da pagare. Non mancavano però gli ordini, la situazione economica generale era buona e la mia ditta superò quel momento difficile. Mi costò moltissimo in more ed interessi saltare le scadenze previste ed ancora pago alcune di queste rate. Infatti ogni ritardo è una mazzata, peggio dell’usura ma a questi alti introiti nessun Governo vuole rinunciare. E' giusto, tu autonomo che non paghi alle scadenze previste e sei un potenziale evasore, quale momento migliore per toglierti quel poco che ti resta e la crisi è soltanto una scusa ! Quindi per continuare a tenere aperto, bisogna farsi bene i conti, magari chiedere un prestito per pagare le tasse, l’Imps ecc. E’ questo che banche e governo vogliono che facciamo? Se fosse una commedia verrebbe da ridere.

Il governatore Draghi a conclusione del suo intervento ha citato una frase che suo padre, egli era ancora un ragazzo, disse di aver letto ai piedi di un monumento e che ricordava ancora: - Se perdi il denaro non disperare, puoi fare un buon affare e recuperarlo. Se perdi l’onore non ti affliggere, con un gesto eroico puoi recuperarlo, ma se perdi il coraggio hai perso tutto.

Sono d’accordo, direi oggi all’autore di quella scritta ma aggiungerei che in una impresa economica al coraggio va affiancato il “buon senso”.

Per ascoltare:Pubblica post

“Una strada per l’Italia”

Mario Draghi www.meetingrimini. tv del 26 agosto

“Oltre la crisi”

Giulio Tremonti ed Enrico Letta www.meetingrimini. tv del 28 agosto

Molto interessante anche questo


di Giampietro Garioni

martedì 25 agosto 2009

Intervento su Prima Pagina Radio 3 di Roberto Alabiso

Stamattina come di consueto, ho ascoltato Prima Pagina, trasmissione su Radio 3 dalle 7,15 alle 8,30. La prima parte sino alle otto è dedicata alla lettura dei titoli, appunto, sulle prime pagine dei quotidiani, nella seconda parte il giornalista che conduce in studio, diverso ogni settimana dal Lunedì, risponde alle domande degli ascoltatori. Mai, prima di quest’anno, avevo provato ad intervenire in diretta, non credevo opportuno farlo, mi accontentavo delle domande degli altri ascoltatori. Da quando vivo sulla mia pelle la crisi economica che anche il nostro paese sta attraversando, ho iniziato questo blog cercando in tutti i modi di far sentire la mia voce di “piccolo imprenditore” che da 26 anni lavora con passione, nel settore dell’artigianato artistico.

Stamattina intervenendo a Prima Pagina ho chiesto a Errico Novi, vicedirettore di Liberal ma è ovvio che le domande sono poste per farle ascoltare sopratutto a chi sta alla “manovra”, perché non ridurre l’IVA al 4% o addirittura azzerarla, per tutti quei prodotti che non essendo “strettamente necessari”, come le opere degli argentieri palermitani o i lavori degli artigiani orafi o le ceramiche artistiche, le vetrate artistiche, i mosaici, i lavori di intarsio degli ebanisti, gli intarsi dei marmisti ecc. hanno subito un crollo pressoché totale della domanda. Negli altri paesi europei, chi acquista direttamente da un artista beneficia di Iva ridotta ed in Francia questa imposta, per la ristorazione, è passata da poco tempo, dal 19,6 per cento al 5,5.

Così si potrebbe, riducendo i prezzi, aiutare la domanda in un settore dove siamo ancora in tanti a lavorare, che fa si che l’Italia si distingua per l’originalità dei suoi prodotti realizzati interamente a mano. C’è da capire se questo tessuto costruito in secoli, va mantenuto oppure va abbandonato a se stesso lasciando che venga stritolato, oltre che da tasse e tutto il resto, definitivamente da una crisi ad hoc che spazzerà via i più deboli, coloro che divisi, non hanno mai avuto polmoni sufficientemente adeguati a competere con le richieste subito accolte della CONFINDUSTRIA ,capace di ottenere sempre ciò che vuole. Sino a che noi PMI non avremo coscienza del nostro ruolo economico e culturale e non saremo ben rappresentate, rimarremo sempre al palo e tutte le decisioni, di qualsiasi Governo, ci passeranno sopra le testa e le subiremo passivamente.

Pertanto invito chi legge a sostenere le nostre richieste e visitare anche il blog IMPRESECHERESISTONO di Luca Peotta recatosi il 21 Luglio a Roma da Torino con altri imprenditori per rendere più visibile il nostro disagio a chi dovrebbe capire che i provvedimenti sino ad ora messi in campo sono ben poca cosa di fronte ad una situazione tanto disastrosa.

La prossima volta a Roma, spero saremo in tantissimi ,da tutte le Regioni d'Italia.

lunedì 24 agosto 2009

Da Luca Peotta IMPRESECHERESISTONO

Sono passate quasi tre settimane dall'inizio di quest'agosto 2009.Ci sono i primi rientri dalle vacanze,arrivano le prime mail più o meno contengono la stesse domande?Si è mosso qualche cosa? Oggi mi sento di rispondere che l'unica cosa che si doveva muovere non si è ancora mossa:L'INTELLIGENZA DELL'UOMO. I concetti sono pochi e non difficili da capire...1°)la crisi economica c'è.2°)la crisi economica attuale non è come altre crisi passate,è una crisi piu profonda e sta durando da molto tempo.3°)resistere è l'unico modo per camminare al fianco della crisi facendo attenzione a non farci travolgere.4°)per non farci travolgere sono necessarie delle misure eccezionali,detto in altro modo e in parole povere quando le cose andavano bene si riusciva a sopportare un certo "carico" o "peso". Sono 4 mesi che "impresecheresistono"tenta di denunciare che questo "carico"non è più sopportabile;le aziende italiane,le PMI italiane definte "tessuto economico" o "spina dorsale" non riescono più a creare sufficientemente denaro e donarlo,in parte,al sistema.Dunque,il sistema va rivisto,questa non è strategia ma è una mera cosiderazione. Cosa ci raccontano i giornali oggi sulla crisi economica italiana? Emma Marcegaglia presidente Confindustria "La Stampa","Il Corriere della Sera"...sollecita il Governo a varare nuove misure,a settembre bisogna fare cose indispensabili se vogliamo evitare un autunno difficile.Bisogna rifinanziare gli ammortizzatori sociali a sostegno di chi perde il posto di lavoro,bisogna abbassare le tasse e contributi sui salari aziendali per dare più soldi in tasca ai lavoratori e più efficenza alle imprese e rendere le stesse più forti. Al TG1 ieri sera si sente la seguente notizia(by Marcegaglia):l'Italia sta peggio di Francia e Germania.Quest'anno perderemo il 5% del PIL e ci sono tante aziende che chiuderanno l'anno con cali di fatturato del 30/40/50% con conseguenze gravi sull'occupazione.Servono:MOLTA SERIETA' e un GRANDE SENSO DI RESPONSABILITA'DA PARTE DI TUTTI!!.Osserva una fonte di Viale dell'astronomia che:"bisogna considerare che in molte fabbriche piccole e medie c'è un rapporto molto stretto tra lavoratori e padroni.Gli imprenditori non se la sentono di dire che chiudono,si VERGOGNANO!!!Il rischio è che preferiscono più semplicemente non riaprire ,dopo la pausa estiva...La Cgil(in fondo all'articolo )continua a temere una "grave ondata di disoccupati per settembre - ottobre". Altro simpatico articolo sul giornale "il Riformista" dal titolo CRISI/POLVERINI IN AUTUNNO LE FABBRICHE SONO A RISCHIO CHIUSURA.In sintesi Renata Polverini(segretario generale dell'UGL)dice..."Io penso che dobbiamo interpretare I BISOGNI DELLA GENTE"..."Innanzi tutto dobbiamo capire se tutte le fabbriche resteranno aperte.Siamo preoccupati perchè molti imprenditori ci dicono che non potranno continuare la loro attività dopo l'autunno"...altro articolo "CASSA ITEGRAZIONE:RISCHIO CHIUSURA PER MIGLIAIA DI IMPRESE".Circa a meta'articolo si legge(Emma Marcegaglia)..."occorre capire cosa succederà nei prossimi mesi"il timore degli imprenditori"che alcuneimprese possono non riaprire a settembre,permane"...Il vicepresidente dell'associazione degli industriali ,Andrea Maltrasio,ha sottolineato che la stima è di una disoccupazione dell'8-10%gia nei mesi di settembre-ottobre.Maltrasioha anche messo in guardia che la crisi si prolungherà ancora per molto,la cassa itegrazione potrebbe non bastare"...questo strumento funziona solo se la crisi è transitoria"altrimenti ne serviranno altri aggiuntivi.Coclude dicendo:"..Sul rischio,rievocato dalla Marcegaglia,che a settembre molte aziende non riapriranno girano voci molto pesanti,in Confindustria si parla di MIGLIAIA di imprese.Allinizio ho parlato di intelligenza...saluti cordiali a tutti.

LUCA PEOTTA
Crisi: autunno caldo, chiuderanno molte fabbriche

giovedì 20 agosto 2009

Italia e crisi Dossier

L'Avvenire Dossier Italia e crisi

Occhio che non vede, cuore che non duole. di Roberto Alabiso

In questi giorni d’Agosto mi sono immerso nella lettura quotidiana di notizie che riguardano l’ economia mondiale, soffermandomi sulla situazione delle PM imprese italiane. Devo dire che ho la sensazione che non tutti ce la faremo ad attraversare questa crisi. Una buona percentuale sarà costretta a chiudere, qui in Sicilia già molti commercianti hanno gettato la spugna, a Catania 450 di loro l’hanno già fatto nel 2008 e a Palermo molte sono le saracinesche chiuse con scritto, affittasi.

Molti di questi negozi tra l’altro sono ormai gestiti dai Cinesi che pagano le mensilità puntualmente e in contanti, cosa diventata rara in genere e molti proprietari preferiscono affittare a loro (non si sa come facciano poiché sono sempre “vuoti”). Buona parte della città antica di Palermo è caratterizzata dalle tipiche lanterne rosse che si susseguono sopra le vetrine anche per diverse decine di metri; un mio amico che aveva una Cappelleria storica nel centro, per non perdere tutto ha preferito chiudere già da un pezzo. Dunque dobbiamo essere ottimisti, soprattutto per chi riuscirà a farcela, questo mi sembra di leggere tra le righe o a chiare lettere nella maggior parte dei media ogni giorno. Del resto le imprese che non hanno rinnovato o non sono state capaci di trovare altri mercati è naturale, nel senso più stretto del termine, che soccombano e così abbiamo trovato una logica giustificazione. Poi in Sicilia dove i ritardi strutturali sono storici e comunque non siamo una regione a vocazione industriale ma tutto ruota intorno alla pubblica amministrazione, che qualche impresa sparisca non sarà un danno tanto grave e comunque occhio che non vede, cuore che non duole.

La stessa cosa dovrebbe accadere per la grande industria automobilistica e non solo, abbiamo raggiunto una capacità produttiva surdimensionata e qualcuno andrà sacrificato. Anche qui grandi osservatori dell’economia reale dicono che la crisi di queste potrebbe finire se si inventasse la macchina ad acqua! A cinque km. da dove sto scrivendo c’è Termini Imerese , chi ha orecchi intenda.

Altre ipotesi è l’aumento della disoccupazione, alcuni dicono arriverà al 12%, i più pessimisti non stiamo ad ascoltarli. Ma ci avete pensato quante famiglie sono il 12%? Chi è abituato a ragionare con i numeri, con le teorie o con i discorsi vede solo questi, soprattutto se continua ad avere una sedia comoda sotto il sedere, sia a destra sia a sinistra del tavolino.

Questo blog e non solo vuole dare voce a quanti artigiani o piccoli e medi imprenditori credono che far sentire la loro voce possa essere utile a far riflettere chi assume ruoli decisionali e può intervenire con provvedimenti opportuni e concreti per la tutela di tanti posti di lavoro e di un settore tradizionalmente significativo e trainante nella crescita di questo paese ma oggi necessario, per uscire da questa crisi.

lunedì 17 agosto 2009

IL PIEMONTE E L’ITALIA DI FRONTE ALLA CRISI: QUALE SOSTEGNO ALLA PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA?

http://www.mariolovelli.it/images/stories/documenti/pd-pmi-documento.pdf

In Italia vi sono 4,2 milioni di piccole e medie imprese fino a 250 addetti (99,8% del
totale delle imprese italiane); assorbono l’81,7% del totale degli addetti, generano il
58,5% del valore delle esportazioni e realizzano il 70,8% del Prodotto interno lordo. Nel
solo comparto manifatturiero, dove sono occupati 4,8 milioni di addetti, l’attività delle
530 mila piccole e medie industrie vale 230 miliardi di euro all’anno, equivalente al 13%
del PIL italiano, con una quota del 53,6% sul totale delle esportazioni di «made in Italy».

Da 30 mila a 100 euro, subito. di Roberto Alabiso


http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/artigianauta/da_30_mila_a_100_mila_euro_subito

sabato 15 agosto 2009

Così la crisi uccide le imprese di Stefano Feltri

IL CASO IDROBENNE. A febbraio i clienti di Paolo Piccinelli smettono di pagare, lo Stato non eroga gli incentivi alla ricerca ma pretende l'Irap. Ora l'estate: ad agosto l'economia si ferma e a settembre - forse - dovrà licenziare. Ma i dipendenti sono amici e parent

http://www.ilriformista.it/stories/Economia/69971/

venerdì 14 agosto 2009

Vespa 50 rossa di Roberto Alabiso

http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/artigianauta/vespa_50_rossa

Impresecheresistono-SICILIA

Cari amici, i prossimi mesi saranno per le piccole medie imprese molto difficili. Ho avuto modo in questi ultimi giorni, anche parlando con imprenditori di altre regioni, di farmi un’idea non proprio ottimista su questa paventata ripresa che ci dovrebbe essere già a partire dai primi mesi del 2010. I segnali, e parlo di dati certi, di ordinativi in forte decremento o addirittura pressoché azzerati che non ci fanno vedere niente di buono all’orizzonte, sono volutamente censurati dai media e da chi dovrebbe prendere reali provvedimenti. Non sono sufficienti ne moratoria o altri interventi apparentemente significativi, presi prima d’Agosto dal nostro Governo. Sono aiuti di tipo psicologico ma che non terranno alla verifica dei fatti, passato settembre.

Ho pensato quindi di aderire e sostenere l’iniziativa di Luca Peotta, imprenditore di Torino, che ha dato vita ad un movimento spontaneo denominato ad hoc IMPRESECHERESISTONO per la tutela delle piccole medie imprese che mai potrebbero farcele da sole senza adeguati provvedimenti. Si tratta di nove richieste, che io porterei a dieci con la proposta di riduzione dell’iva al 5% per i manufatti di artigianato artistico, che in questo periodo è in fortissima sofferenza e non serve un economista per capirne le ragioni; inoltre inserirei una eventuale proroga ai 12 mesi , eventualmente sino a crisi superata.

Questi nove punti sono contenuti in un documento di proposta presentato alle istituzioni regionali e nazionali per l’adozione immediata.

IRAP: per gli anni 2009-2010, riduzione dell’aliquota al 2% e contestuale deducibilità (valutandola quindi come un costo aziendale) a bilancio;

- ACCESSO AL CREDITO: utilizzo a basso costo di Consorzi di garanzia per l’accesso al credito;

- SCADENZE BANCARIE: spostamento in avanti di 12 mesi, senza oneri e interessi, delle scadenze di mutui e leasing;

- SCADENZE PREVIDENZIALI: posticipo di 12 mesi del pagamento di tutti gli oneri previdenziali;

- SCADENZE FISCALI :abolizione dell’anticipo delle imposte;

- CREDITI DI IMPOSTA: adozione di una nuova “legge Tremonti”, a valere sugli utili dei bilanci 2008, sotto forma di bonus fiscale, questa volta non per costruire capannoni ma per resistere alla crisi;

- IVA: meccanismo di “IVA per cassa” esteso a tutte le aziende, per il periodo 2009-2010,

indipendentemente dal fatturato;

- AMMORTIZZATORI SOCIALI: trasformare la disciplina dell’utilizzo della Cassa integrazione guadagni ordinaria, sostituendo il vincolo delle 52 settimane per biennio con un monte giorni complessivo (pari a 260 gg su due anni) da moltiplicare per il numero medio annuo di dipendenti;

- CERTEZZA DEI PAGAMENTI: introduzione, sul modello della legge francese, di termini di pagamento, obbligatori e inderogabili, non superiori ai 45 gg. dalla fine del mese di emissione della fattura.

Pertanto, al gruppo “Artigiani …ma anche artisti” su Facebook ne costituisco un altro, dopo averne parlato con Luca, denominato “ Impresecheresistono-Sicilia” che si affiancherà ai gruppi simili già nati nelle altre Regioni. Vi chiedo quindi di iscrivervi anche a questo, partecipando al dibattito e sostenendoci anche soltanto “condividendo” quanto stiamo provando a fare, oltre che con interventi, suggerimenti o altro.

Grazie Roberto Alabiso

domenica 9 agosto 2009

artigiani a Lucca

Salve, siamo capitati sul suo blog e poi sul sito. Complimenti.
Noi siamo artigiani orafi di Lucca http://thealchemistsblog.blogspot.com
facciamo parte anche di un comitato cittadino http://soscommerciolucca.blogspot.com
Caro Roberto, oggi mi sento un pò scoraggiata. Gli altri artigiani a Lucca, ma anche molti commercianti, baristi ecc stanno smettendo di pagare inps, studi di settore ecc e ognuno tira avanti aspettando.............
Intanto gli enti locali sono stati costretti a mettere on-line i stipendi dei loro dirigenti. Un'esempio per tutti: Il direttore della camera di commercio di Lucca guadagna 175.000 Euro all'anno. Di più di Hillary Clinton, segretario di stato U.S.A e leggermente meno di Gordon Brown, primo ministro Inglese. E noi, secondo loro dovremo continuare a pagare.........
Ma oramai la misura è colma. Prevedo un'autunno "movimentato".
Buon giorno e buon lavoro, Anna Lord

sabato 8 agosto 2009

Crisi, aiutaci tu! di Roberto Alabiso

Io credo, che in più persone dovremmo finalmente renderci conto di un fatto fondamentale. La qualità delle vita non è o non dovrebbe essere così esageratamente connessa al fatto che più si produce, più si consuma e meglio si vive, perchè tutti, in fondo, sappiamo benissimo che non è vero. Da questa crisi dovremmo imparare a valorizzare ciò che ci è peculiare. Noi, Italiani abbiamo tradizioni e cultura che i cinesi ci invidiano, ma di più vorrebbero conoscere l'origine da cui ci proviene la capacità di rapportarsi al reale con quella creatività che loro si sognano. Allora è necessario che di questo iniziamo a prendere coscienza. Miglioriamo poi la qualità dei servizi, le scuole, gli ospedali e tutto il resto, perchè è vivere meglio se torno da un ufficio pubblico dove sono stato trattato bene, lo stesso se ho una adeguata assistenza sanitaria, e se vado al mare e lo trovo pulito, se i nostri figli hanno buoni insegnanti contenti del proprio lavoro e i ragazzi comincino a capire che lavorare è anche faticare, non solo veline, grandi fratelli e superenalotti. Se in auto, che prendo raramente e di cui farei volentieri a meno, non mi arrabbio troppo con chi mi frega il posteggio, e magari non gli sparo, torno a casa più contento, non commetto un omicidio e forse chi si è preso il posto la prossima volta me lo lascerà. Bisogna ripensare tutto da capo, lo ha detto chiaro Benedetto XVI in -Caritas in veritate-, ma sono cose che anche il più sfegatato dei mangiapreti toscani, tra i quali ho vissuto un di tempo, "i miei primi venti anni" tra bestemmie ed altro, che avesse un di buon senso, se ne renderebbe conto. La difficoltà a cambiare sta solo in piccolo particolare non trascurabile e cioè che chi crede avendo molte cose, e che purtroppo di solito è al potere, e non mi riferisco a Berlusconi, anche se subito tutti lo farebbero, ma ai potentati economici, grandi banche , multinazionali, petrolieri ecc., vive sforzandosi di credere che stare bene o essere felice sta nel possedere molto; questi sono purtroppo coloro che fanno bello e cattivo tempo economico e culturale. In questi giorni il governo ha chiesto di contenere il prezzo della benzina senza ottenere molto. Ma se tutti fermassimo la macchina ad oltranza, credo che otterremmo di più. Quandero ragazzo il governo di allora decise per l' austerity, perchè oggi non è possibile fare lo stesso? Chiediamocelo. Siamo così schiavi di ciò che abbiamo? E' questo il benessere economico ? Meglio allora che la crisi continui, così avremo più tempo per riflettere parlando di cose vere, di problemi reali, della persona, di quello che è e non di ciò che possiede, di ciò che e bene e di ciò che è male. Che non bisogna avere cocaina in tasca per "tirare" avanti la giornata, ne che bisogna stare a sentire alla radio o lla tv tutte le c....te su corona e la sua amica dell'isola dei “famosi stolti”, ma è possibile che ci siano giornali che consumano fiumi di inchiostro, cervello e carta riciclata che si appassionano alla vita sessuale del premier ? E peggio ancora chi li compra e li legge. Qualcuno dovrebbe pensare a ricostruire, l'Abruzzo tutti lo abbiamo visto, ma il terremoto che quotidianamente investe la nostra società, qualcuno lo vede? Crisi, aiutaci tu.

Cordiali saluti

giovedì 6 agosto 2009

Sondaggio.: < l'artigiano è un'anomalia ? >


Vorrei aprire un dibattito su questo argomento :
Pensate che l'artigiano, con la maniera di lavorare che gli è peculiare, sia una anomalia del sistema economico produttivo fiscale ?
Qual'è la vostra esperienza degli ultimi anni e in particolare
degli ultimi mesi ?
Pensate che la moratoria possa risolvere qualcosa?
Il governo vede le difficoltà o se ne disinteressa ?
Scrivete opinioni commenti e suggerimenti.

martedì 4 agosto 2009

A chi serve la moratoria? di R. Alabiso

A proposito di moratoria , dovete avere la pazienza di seguirmi. Non credo infatti che la maggior parte delle piccole imprese usufruiranno dei 40 MLD che si dice saranno spostati come debito ai 12 mesi successivi, a partire non si sa da quando. Comunque entro Giugno 2009.

Solo per curiosità vi invito a guardare quanto si paga in caso di omessi versamenti INPS o IRPEF. Pensando che molti non ci avrebbero creduto, ho pubblicato le copie di quanto ho ricevuto i primi mesi di quest’anno. Quattro versamenti omessi, e non è importante il motivo, del 1998/99 che sommano in tutto € 1800,00 circa diventano oggi € 4873,00 e guai a saltare una rata, ti pignorano anche la casa!

Mentre € 1480,00 cioè la quinta rata di IRPEF da versare nel 2007 lievita a 2480,00 in soltanto 2 anni, 1000,00 € in più. ECCEZIONALE, ALTRO CHE TITOLI TOSSICI!!! Chi avrà difficoltà a pagare inps ,irpef, inail, tarsu, ici, ecc. farà bene a cercare un usuraio da cui forse sarà trattato meglio.!!! Questo è il nostro sistema fiscale, altro che moratoria!!!! Questo è il link per vedere con i propri occhi.

P.S. Naturalmente i crediti nei confronti della pubblica amministrazione rimangono inalterati anche per dieci anni. Ma questo è un altro capitolo.

lunedì 3 agosto 2009

Gotti Tedeschi: Obama ascolti bene la lezione dell’“economista” Benedetto XVI

Il Sussidiario.net :: SCENARIO/ Gotti Tedeschi: Obama ascolti bene la lezione dell' economista Benedetto XVI

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CRISI ECONOMICA : UNA OCCASIONE DA NON PERDERE di R. Alabiso


Questa che stiamo attraversando è una crisi economica, che avremmo dovuto aspettarci. Probabilmente alcuni l’avevano intravista, ma fino a che non è stata davanti agli occhi di ognuno, difficilmente sarebbero stati creduti. Eppure questo tipo di sviluppo che è costretto a produrre sempre di più e paradossalmente a consumare più di quanto prodotto,sopratutto il superfluo, per potersi sostenere non è che, anche non essendo economisti da premio Nobel, non si facesse vedere come l’oramai noto cane che si morde la coda. Le risorse non sono inesauribili, l’ambiente non può contenere tutti i rifiuti, scorie , anidride carbonica ecc. Se ho già due automobili perché ne devo comprare un’altra oppure sostituirne se ancora funzionano. Ci sarebbe da scrivere per giorni sull’argomento e magari avere opinioni diverse e con migliaia di sfumature, ma sono cose che già sappiamo, anche se siamo portati a non averne coscienza, come fossero problemi che non ci riguardano in prima persona. Quindi vorrei suggerire a coloro che leggeranno una o due riflessioni:


la prima che è questa una occasione d’oro che non dobbiamo lasciarci sfuggire, forse per noi l'ultima, per cambiare ciò che non funziona, subito. Partire dall’analisi di ciò che è il sistema produttivo, non quello mondiale, se no ci perdiamo, magari dall’Italia. Anzi partirei proprio da vicinissimo, cioè dalla mia impresa, microimpresa in Sicilia a Palermo. Guardando gli anni passati, devo dire che già dal 1994, la famosa estate del crollo della lira nei confronti del marco, mi sono accorto man mano che anche lavorando tutto il giorno, è chiaro che sono un artigiano, nel settore artistico, alla fine dell’anno riuscivo a malapena a pagare il mutuo per il laboratorio, per qualche macchinario, le tasse l’inps ma non mi restava molto per vivere. La mia fortuna è avere una moglie che lavora come dipendente statale, la casa ce l’avevamo dai nostri genitori, e quindi mi sono potuto permettere questo lusso, cioè lavorare come autonomo. Credetemi che oggi ma da un po’ di tempo, è proprio un lusso, costa moltissimo in termini economici ma anche di stress, pensieri, consulenti, studi di settore, arrabbiature, responsabilità, rischi, bollette da pagare, sorprese di cose che non sapevamo dover pagare e che arrivano a mo di colpi d’ariete per farti crollare ecc. ecc. ecc.. Diversamente non sarebbe stato possibile un mestiere iniziato con entusiasmo nel 1983 e che nel 1988 ho scelto definitivamente, abbandonando l’insegnamento di ruolo nella scuola statale, che mi avrebbe consentito un vivere “ tranquillo, senza contraccolpi ” (economicamente parlando); forse con una pensione più a misura di lavoratore oltre che malattie pagate, ferie pagate, con nessuno che dice che faccio parte della categoria degli evasori fiscali che sono causa della crisi del nostro paese con 250 di mld. insieme alla malavita organizzata che ha un giro d’affari, sentivo alla radio, di oltre 400 miliardi di euro l’anno ecc.”. Insomma solo vent’anni fa intraprendere in Sicilia era una cosa ragionevole, anche con tutte le differenze nei confronti del resto dell’Italia, di regioni che ha nno sempre avuto geograficamente una posizione privilegiata. ( Io il ponte sullo stretto lo farei solo per vedere cosa cambierebbe.Nulla serve solo a spendere soldi che non abbiamo o che converrebbe utilizzare diversamente sul territorio siciliano) . E si che da noi c’è stata e c’è anche la mafia che ha inciso non poco, nel degrado del territorio e nello sviluppo economico-politico-sociale della nostra bellissima isola. Ultimamente alle piccole imprese è venuto a mancare il sostegno economico Regionale o Provinciale, c’era il fondo perduto del 30% per l’acquisto di automezzi, macchinari per l’innovazione tecnologica, contributi per l’apprendistato ecc. Solo adesso mi rendo conto che la piccola impresa artigiana è una anomalia del settore economico produttivo fiscale del nostro paese, tant’è che senza aiuti da parte degli Enti o dello Stato questa non ha possibilità d’esistere ;( ma è così anche per la grande industria, anzi per questa le agevolazione sono maggiori e sono aumentate) da sola non ce la può mai fare, troppi sono gli adempimenti, i consulenti, gli oneri, le tasse sempre nuove ed infinite che soffocano la piccola impresa, soprattutto quella che produce manufatti artistici in pezzi unici o in piccolissima serie. Non è impresa che può farcela, tant’è che molte qui a Palermo o sono in forte sofferenza o hanno già chiuso. Spesso, discutendo con altri artigiani, quanto scrivo è condiviso e mi rendo conto che c’è come un pudore a parlare delle cose quando non vanno bene. E’ come un senso di colpa che ci impedisce di raccontare che le nostre imprese hanno poco lavoro e anche avendone è impossibile andare avanti e crescere. L’artigiano è qualcuno che sente la dignità di essersi costruito l’impresa, la sua azienda cioè essersi inventato in qualche modo, il proprio lavoro. Non è facile dichiarare che le cose non vanno bene, nemmeno per me. Per molto tempo sono stato restio a mettere in comune gli aspetti della mia attività, che non fossero la qualità dei miei prodotti, la bellezza del mio lavoro, la possibilità che quanto un artigiano realizza sia la risposta al bisogno di un altro con cui rapportarsi, avere un dialogo, incontrarsi. Tutte cose dell’altro mondo, dove i rapporti umani sono privilegiati rispetto alla distanza che si frappone tra produttore industriale e fruitore di un prodotto. Così poi sono nati gli investimenti in borsa, l’alta finanza i giochetti sui bond i titoli tossici ecc. dove ha prevalso e prevale tutt'ora il guadagnare senza la fatica del costruire, nessuno mi venga a dire oggi, che sono esagerato e che non capisco di economia.
Allora chiedo a voi artigiani, che magari per “pudore” o per mancanza di tempo, prima di due mesi fa lavoravo sino a tardi ed ho sempre avuto poco tempo per scrivere o leggere , di fare sentire la vostra voce, e mettere in comune la vostra esperienza, qui in questo blog appena nato ma che può crescere e aiutarci a capire cosa dobbiamo fare e come possiamo contribuire a che l’artigianato italiano torni ad essere un punto di forza, come forse non lo è mai stato sino adesso. Oggi le condizioni, sono paradossalmente favorevoli, la specificità della nostra attività non può farci subire la concorrenza ne della Cina ne di altri paesi dove la mano d’opera non costa nulla, la creatività di cui siamo consapevoli non deve essere mortificata dai nostri governi ne di destra ne di sinistra, ma deve essere esaltata.


La seconda riflessione è quindi una richiesta: come ho già avuto modo di dire, dovrebbe essere ridotta l’iva per i settori artistici dell’artigianato, al 5%, ma anche a zero, che siano sospesi temporaneamente, per chi lo volesse versamenti inps ed inail per darci modo di respirare sino a crisi esaurita( potremmo pagarli a rate senza more o interessi inappropriati dopo) così da non farci sobbarcare more e spese infinite su ritardi di pagamento che spesso, sui debiti inferiori a più milioni di euro, sono paragonabili a tassi da usura, perché oltre il milione c’è lo spalma debiti o la sanatoria o il patteggiamento. ( Vedi tanti milionari e personaggi illustri)L’iva più contenuta potrebbe ridurre i prezzi e sostenere un po’ la domanda, come si fa con la Fiat per la rottamazione ecc.
Qualcuno che legge e che è più prossimo ai tavoli decisionali, non lasci passare inascoltate queste richieste.
Agli artigiani, ma non solo, di intervenire con commenti o proposte ed anche racconti di cose belle, dobbiamo far vedere che anche noi siamo tante famiglie come giustamente lo sono le tante famiglie degli operai delle Fiat o dei lavoratori dell’Alitalia, rendiamo visibile i nostri numeri.
Grazie Roberto Alabiso

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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