domenica 31 gennaio 2010

Papa: appello per l'occupazione

Esplicito riferimento di Bendetto XVI a Fiat e Alcoa

Perde lavoro, si da' fuoco e muore

E' deceduto al Centro ustionati di Verona, aveva 35 anni

Cgil: un milione di cassintegrati per colpa della crisi

...............«L'alto ricorso alla Cig - fa notare ancora la Camusso - ha rappresentato nello stesso tempo una difesa dagli effetti della crisi produttiva ma anche il risultato di una crisi profonda che ha investito il nostro apparato produttivo». Una crisi che per la dirigente sindacale «non è affatto superata, anche se siamo in presenza di una ripresa minima degli ordinativi almeno sulle esportazioni, mentre permane un forte segnale negativo dettato dall'assenza di investimenti in macchine utensili e strumenti, da parte delle imprese». Camusso conclude ricordando che «ciò che noi stiamo registrando in queste settimane è un aumento delle richieste di licenziamenti: un nuovo fronte della crisi che si sta aprendo in molte aziende».
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sabato 30 gennaio 2010

Licenziati via fax dalla sera alla mattina

Senza più stipendio settanta operai che lavoravano per una cooperativa appaltatrice del corriere espresso Dhl


MILANO - Una settantina di operai con famiglia, quasi tutti extracomunitari, lasciati a casa da un giorno all'altro con un semplice fax, senza cassa integrazione né liquidazione, e senza spiegazioni. Questa la denuncia dei lavoratori, che da giorni organizzano presidi davanti alla sede Dhl di San Giuliano Milanese: si tratta di dipendenti della cooperativa Padana Servizi, che per anni hanno lavorato esclusivamente per il corriere internazionale.


LICENZIATI IN TRONCO - Il 18 gennaio Dhl, dalla sera alla mattina, ha comunicato che di loro.............prosegui

venerdì 29 gennaio 2010

Omsa, che crisi: a Faenza lavoratrici in rivolta

di Rinaldo Gianola



Lo stabilimento Omsa costeggia l’autostrada, un lungo cubo basso e grigio profilato di giallo. Al casello di Faenza si esce, si svolta a destra, poche centinaia di metri ed ecco i cancelli. Sono presidiati. Un tendone, un prefabbricato. Le bandiere di tutti i sindacati. Si gela ed è tornata pure la neve. Un paio di stufe fai-da-te attutiscono il freddo, un uomo taglia i bancali per far legna, una giovane lavoratrice col cappellino di lana targato Dolce & Gabbana organizza i turni del presidio: quattro ore a testa per ventiquattr'ore, senza mollare. Si raccolgono le disponibilità per l’intero mese di febbraio, si fa l’elenco dei numeri di telefono, ci si organizza per il cibo e il caffè. In caso di emergenza la “rete” mobilita tutti i lavoratori in pochi minuti.

«Da qui non entra e non esce più niente, non vogliamo che si portino via i macchinari e i prodotti. Questo è il nostro posto di lavoro, non ce ne andremo così facilmente» avverte Valentina Drei, 35 anni, dipendente del «re del collant», il gruppo Golden Lady di Castiglione delle Stiviere, di proprietà di Nerino Grassi leader mondiale delle calze per donne. Questa non è solo una vertenza sindacale, è una battaglia civile e politica. C’è dentro tutto, è un caso esemplare di quest’Italia malmessa e sfilacciata. I dipendenti dello stabilimento sono 350, di cui 320 donne. E sono loro a guidare la lotta. Le parole che si sentono sono sagge, nessuno alza la voce. Sono persone abituate a faticare per andare avanti, a trainare la famiglia e i figli, a distinguere tra diritti e privilegi, a mostrare coi fatti la solidarietà e a fare politica, quella vera, partendo dalle cose concrete come ha insegnato la cultura di queste parti.....prosegui

Mission: impossible

di R. Alabiso



Una crisi economica che è la peggiore dal ’29. Questa frase non so più quante volte l’ho letta, l’ho sentita e talvolta l’ho anche scritta. Ho iniziato la mia piccolissima microimpresa nel 1983, sono nato nel ’56, e anche a me pare di non avere mai visto qualcosa di simile, come lo stesso per ciò che è successo a Port au Prince. Un terremoto è imprevedibile, tutti abbiamo visto e continuiamo a vedere cosa è successo ad Haiti, una catastrofe che nessuno avrebbe mai potuto predire. Tutte le organizzazioni umanitarie hanno difficoltà enormi nel fare fronte a un’emergenza che non ha precedenti per dimensioni e gravità.
La crisi economica, non è un terremoto, avremmo potuto prevederla ed attrezzarci di conseguenza. Le cause che l’hanno provocata sono note ormai a tutti e non si è fatto mai nulla per evitarla. Chi ha potuto arricchirsi a dismisura l’ha fatto sempre e sulle spalle dei più deboli, creando un sistema perfetto allo scopo. Oggi le fabbriche che chiudono sono la risposta del sistema che non vuole soccombere e si delocalizza, trasferendo le produzioni e lasciando per strada coloro che per anni hanno costruito la ricchezza di alcuni, non servono più, si possono gettare via come le macchine obsolete che rottamiamo. Non credo che la colpa vada addossata interamente agli imprenditori che preferiscono produrre all’estero,( li ritengo comunque eticamente ingiustificabili) del resto è questo un fenomeno che avviene già da molti anni, di fatto è impossibile competere con paesi come la Cina, dove la mano d’opera e i diritti umani seguono regole completamente diverse dalle nostre. Un’azienda deve fare utili, corrispondere agli studi di settore, lavorare sodo, innovare, insomma essere sempre più produttiva, quindi la logica presuppone che le scarpe che respirano, anche se a Pechino l’aria è irrespirabile, vadano prodotte in quelle zone, per competere nel mercato globale. In Italia non è possibile crescere quando il fisco pretende performance eccezionali in condizioni straordinariamente difficili. Quindi chi può se ne và altrove e aziende come la Fiat pur avendo avuto leggi e regole che l’hanno sempre favorita, è costretta a chiudere Termini Imerese per andare in Brasile. Sarebbe ora il caso di fare entrare nelle teste di chi ci governa un problemino: se la Fiat con tutti gli incentivi che riceve, de localizza la produzione, ed è di oggi la notizia che la Omsa vuol andare in Romania dove gli stipendi costano un terzo che da noi, come le piccole e medie imprese potranno riuscire, non a sopravvivere per qualche altro mese, ma crescere e portare avanti la loro “Mission impossibile”, restando in Italia?

La Germania sogna un nuova e pericolosa Europa

di Mauro Bottarelli

........E il caso greco insegna che quando si vuole affossare uno Stato, non servono carri armati e cannoni: bastano le agenzie di rating e i cds. Geofinanza, ancora una volta. Non è complottismo, né pessimismo a oltranza: è il realismo del saper leggere gli avvenimenti tra le righe, sotto traccia, quando sono in gestazione. È il realismo di Niall Ferguson, professore di storia all'università di Harvard, presente ieri a Davos: «Penso che la situazione della Grecia vedrà seguire altri paesi in breve tempo».

Il debito greco è a quota 120% sul Pil quest'anno, fate due conti, guardatevi in casa e pensate a chi potrebbe essere già in fila in attesa del trattamento Ludovico di Bce, agenzie di rating e finanza internazionale. Sono tempi bui e giorni pericolosi. E non stiamo parlando di disoccupazione o Borsa, paradossalmente questo è molto ma molto più serio. E la grande stampa, al solito, tace.

giovedì 28 gennaio 2010

Crescono i fallimenti e i protesti segno inequivocabile della crisi

Lo rivela uno studio del settore Programmazione del Comune di Bologna

La crisi economica che sta affliggendo anche Bologna si tocca con mano guardando ai dati di fallimenti, protesti e sofferenze bancarie, tutte cifre in aumento. I fallimenti dichiarati a carico di imprese che hanno la sede principale a Bologna, 70 nell'anno passato, hanno segnato un +55,6% rispetto al 2008 e questo dato e' risultato in costante aumento nel corso dell'anno. Continuano a crescere anche i protesti (cambiali, tratte, assegni bancari) levati a carico di ditte e persone residenti nel Comune, +2,1% rispetto al 2008, per un ammontare complessivo di quasi 37,2 milioni di euro. I dati
sono contenuti in uno studio del dipartimento Programmazione del Comune di Bologna, pubblicato sul sito internet dell'amministrazione.

Le difficolta' delle imprese bolognesi si percepiscono anche guardando il grafico sull'andamento delle sofferenze bancarie, basato su dati della Banca d'Italia. I crediti la cui riscossione non e' certa (poiche', per esempio, i soggetti debitori si trovano in stato di insolvenza) hanno registrato un'impennata. Le sofferenze bancarie, infatti, in costante aumento dal novembre 2008, nell'ottobre 2009 sono arrivate a sfiorare la cifra di 1,1 miliardi di euro, che equivale ad un aumento, rispetto all'ottobre dell'anno precedente, del 31% (28% su base annua).

Il “golpe” della Bce minaccia i cittadini d’Europa

di Mauro Bottarelli

Mentre a Davos i banchieri del mondo si uniscono per contrastare l’attacco contro i propri privilegi - ovvero utilizzare denaro pubblico per fare profitti salvo poi scaricare su governi e cittadini le perdite, una sorta di modello Fiat globale che le prossime trimestrali ci sveleranno in tutta la sua portata - a Francoforte stanno attrezzandosi per quello che ilsussidiario.net sta dicendo ormai da settimane. Ovviamente nel silenzio più totale, degli euro-burocrati ma anche dei media.

A Londra, invece, è circolato con molto interesse in ambienti finanziari l’ultimo pamphlet-outlook della Bce, intitolato “Ritiro ed espulsione dall’Ue e dall’unione monetaria europea: alcune riflessioni”. Il titolo, già di per sé, lascia poco all’immaginazione. Le prime parole con cui viene presentato, poi, tolgono ogni dubbio: «I recente avvenimenti, forse, hanno aumentato il rischio di una secessione - pur restando sempre modesti - così come la necessità di far fronte a questo possibile scenario».

Insomma, siamo alle soglie del rischio di estromissione di un paese dell’Ue dall’area euro: chi possa essere non è difficile capirlo, basta vedere dove i tassi di interesse reali stanno salendo: Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia. Insomma, saremmo alle soglie di un peg, ovvero un agganciamento fisso all’euro da parte di chi non è in grado di sottostare alle regole della casa in tempo di crisi? Non proprio....prosegui

mercoledì 27 gennaio 2010

Il bivio degli aiuti

Effetti della crisi Lavoro sempre più intermittente

Dati statistici impietosi: crollano anche i contratti a tempo determinato, mentre crescono le collaborazioni a partita Iva. La disoccupazione è dilagante. Le certificazioni delle aziende mostrano un calo degli occupati in quasi tutte le regioni italiane

..........Dal novembre 2008 al novembre 2009 sono stati infatti bruciati quasi 400 mila posti di lavoro. In termini statistici – ci spiega ancora l’Istat – la flessione è stata pari all’1,7%. Sempre dalle tabelle e dalle statistiche dell’Istat sappiamo che il tasso di occupazione (pari al 57,1%) risulta costantemente in diminuzione, mentre risulta in crescita sostenuta il numero delle persone in cerca di occupazione: 2 milioni e 79 mila unità. Molto preoccupati i dati che riguardano poi il tasso di disoccupazione, che neppure la versione propagandistica del ministro Sacconi riesce a camuffare.

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto ormai quota 8,3% con un aumento di 1,3 punti rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Indicativo dell’andamento generale del mercato del lavoro italiano è anche il dato relativo al tasso di disoccupazione giovanile. Ci sono segnali contraddittori, ma egualmente inquietanti. Il tasso di disoccupazione giovanile risulta infatti in leggera diminuzione tra l’ottobre e il novembre del 2009, mentre risulta in forte crescita se si mettono a confronto i dati relativi al novembre 2009 con quelli relativi allo stesso mese dell’anno precedente. In un anno la disoccupazione giovanile è aumentata di ben 2,9 punti, mentre alla fine dell’anno che si è appena concluso l’occupazione giovanile ha fatto registrare una leggera ripresa, dovuta quasi interamente a quelle tre fattispecie contrattuali di cui abbiamo parlato (partite Iva, collaborazioni, lavoro intermittente).

Il numero degli inattivi continua a risultare comunque molto alto, visto che tra i 15 e i 64 anni il numero di persone che non ha nessun tipo di lavoro è pari ormai a 14 milioni e 863 mila unità, con un aumento di circa 11 mila unità in un anno. Anche il tasso di inattività risulta così in forte crescita negli ultimi anni. La scomposizione e la debolezza del mercato del lavoro italiano non sono state certo contrastate dalla legislazione del governo Berlusconi, che anzi sta cercando di portare alla esasperazione le linee di tendenza avviate.....prosegui

Un commento dal Blog di Impresecheresistono

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Vogliamo svegliarci? Cari ICIERRINI... diciamo così, leggo il nostro blog lombardo, il nostro blog piemontese e ciò che vedo sono lacrime amare, delusione, sfinimento e svilimento. Credere che le cose possano cambiare in un paese alla deriva come è l'Italia, con un governo che da sinistra a destra è invischiato con i poteri forti che rimarrano forti nell'interesse dei pochi, a cui non frega niente della cosiddetta classe media, ossia noi imprenditori, anzi che a parere di molti economisti è diventata un peso di cui disfarsi. Certo, è nostro dovere provare a cambiare le cose in questo nostro paese, e lo stiamo facendo, navigando contro corrente da molto tempo. Ma mi chiedo solo una cosa, ossia se sia ancora lecito incaponirsi a voler produrre ricchezza e contribuire al mantenimento di questa classe politica così vergognosa che ci sta facendo fallire oltre che come paese come popolo. Si sente a destra e a manca di multinazionali o gruppi industriali stranieri che stanno mollando, anzi stanno scappando da questo paese che non riesce nemmeno più a garantire una democrazia pratica.

Un paese dove si fanno leggi garantiste e ad personam, dove si discute di censurare internet ed oscurare i blog, dove si vuole vietare la diffusione di video, dove non esiste la libertà di stampa. Insomma un paese del terzo mondo, nulla di più, e a farne le spese siamo tutti noi cittadini italiani. Perchè incaponirsi ancora ad arricchire questo sistema? A milano ci hanno fatto un'offerta, qualcuno ci vuole, è pronto ad investire sulla nostra capacità comprovata e stimata ovunque eccetto qui. In Italia sembra che ora il problema siamo noi, la nostra piccola mentalità, parere che proviene da quelle stesse menti geniali che hanno alla fine causato questa crisi. Noi che pensiamo a lavorare siamo il problema, non siamo imprenditori veri. Mi piacerebbe davvero che tutti noi ci si spostasse in Svizzera, in un cantone piccolo, tutti insieme simultaneamente. Provate a fare un business plan con i vostri bilanci, secondo i criteri di fiscalità italiana e provata ad utilizzare gli stessi numeri proiettati sulla fiscalità svizzera. Altro che crisi signori..

Basta piangersi addosso, continuiamo a lavorare ai fianchi per portare avanti le richieste di giustizia fiscale, amministrativa, penale, civile, sociale, ma cominciamo anche a proiettare le menti verso un futuro differente, prepariamoci al salto in modo che se tra qualche mese l'Italia si trovasse nelle stesse condizioni della Grecia, provi a cavarsela senza di noi. Scusate lo sfogo, ma sono stanca di raccogliere lacrime di gente onesta che viene distrutta da un sistema schifosamente disonesto che si permette di salire in cattedra a dirci quanto "inutili e colpevoli siamo"!. Che crollino sotto il peso delle loro bugie.

Ittica Mediterranea Servizio AGRI 3 del 27/01/2010

CONFESERCENTI: "MAFIA SPA" FATTURA OLTRE 135 MLD, BOOM USURA.

Il traffico di droga, da solo, fattura 60 miliardi (il 45% del totale), ma il settore maggiormente in crescita appare, in tempi di crisi economica e di difficolta' di accesso al credito, l'usura che nel 2009 ha toccato "un vero e proprio boom: oltre 200mila i commercianti colpiti con un giro di affari intorno ai 20 miliardi di euro (ma le posizioni debitorie ammontano a circa 600mila, indice di indebitamenti con piu' strozzini)". Con una differenza: l'usuraio isolato punta ai soldi della vittima, la criminalita' organizzata ai beni e alle aziende e alle opportunita' di riciclaggio di "denaro sporco". Esplode l'usura di giornata, "con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera, mentre capita che l'usuraio si presenti anche davanti ai cancelli di una fabbrica in attesa di clienti".....prosegui

Sopravvivere a Dachau

UN URLO DALLA STORIA: DEBT!

.....Come la produzione di massa deve essere accompagnata da consumi di massa, i consumi di massa a loro volta implicano una distribuzione della ricchezza, non di ricchezza esistente, ma di ricchezza prodotta attualmente per fornire agli uomini il potere d'acquisto di importo pari a quello di beni e servizi offerti dal circuito economico nazionale. Invece di realizzare questo tipo di distribuzione, una pompa di aspirazione gigante aveva attirato nel 1929-30 in poche mani una crescente quota di ricchezza.(...)Di conseguenza, come in un gioco di poker dove i chips sono concentrati in poche mani, gli altri giocatori possono rimanere in gioco solo mediante assunzione di prestiti.(...) Questo debito, contratto a tassi di interesse elevati, in gran parte ha assunto la forma di debito ipotecario sulla casa, ufficio, hotel , credito al consumo, prestiti da parte di brokers e il debito estero.Lo stimolo al consumo offerto dalla creazione del debito è stato di breve durata e non può essere fatto affidamento per sostenere elevati livelli di occupazione per lunghi periodi di tempo.(...) Lo stimolo al consumo offerto dalla creazione del debito è stato di breve durata e non può essere fatto affidamento per sostenere elevati livelli di occupazione per lunghi periodi di tempo.
Non sono mie parole, ma semplicemente la traduzione delle memorie di MARRINER.S.ECCLES, governatore della Federal Reserve tra il 1934 e il 1948, uomo che condivise accanto a Franklin Delano Roosevelt gli anni della Grande Depressione, il suo punto di vista su quello che causò la depressione è un libro aperto, che probabilmente il signor Bernanke, attuale presidente della Federal Reserve, non ha mai avuto occasione di leggere, come non ha mai avuto occasione di leggere le teorie di Hyman Minsky, che abbiamo conosciuto in Minsky Moment la stella polare......prosegui

Riforma finanza mondiale al centro del Forum di Davos

Davos, il Gotha della finanza mondiale. Si apre oggi all’insegna delle polemiche sulla riforma delle finanze il Forum Economico Mondiale.

Una trentina di capi di Stato e di governo sono attesi nella località svizzera in cui fino a domenica si terrà il vertice.

La necessità di riforme sarà in vetta all’agenda a una settimana dall’annuncio del Presidente statunitense Barack Obama sui limiti da imporre alla speculazione delle banche per evitare nuove crisi.........

Davos, quando l'economia guarda al futuro e non vede il presente

........Klaus Schwab,
fondatore e presidente del World Economic Forum sembra convinto che la mancanza d’etica nel ricco occidente sia la radice di tutti i nostri mali economici ed infatti quest’anno si sentirà la presenza massiccia delle economie emergenti, tra le quali in primo piano il Sud Africa. «Il sistema attuale non ha adempiuto agli obblighi nei confronti di tre miliardi di persone. La nostra cultura civica, politica ed economica deve essere trasformata per porre fine a questa discriminazione». Naturalmente con questa frase Schwab si riferisce a quella fetta di popolazione che non conosce neppure il significato della parola neo-liberista e che non è a conoscenza dell’esistenza del Forum di Davos, che questa dottrina, per almeno dieci anni, l’ha celebrata ostentatamente con i super ricchi e super famosi personaggi del villaggio globale.

Gli fa eco l’arcivescovo di Canterbury,
da sempre critico nei confronti dei neo-liberisti, una figura imponente nella lotta contro la celebrazione del mercato. Rowan Williams giustamente si domanda «che tipo di economia è quella al servizio della famiglia e della società, un’economia che offre sicurezza ai cittadini, inclusi coloro che non possono contribuirvi in termini di profitti accumulati o produzione industriale». Ma è difficile che la risposta provenga da Davos. L’esperienza degli anni passati, l’ostentazione della ricchezza dei capitani d’industria, la celebrazione del credo liberista e l’appoggio che questa classe di nuovi ricchi ha dato alla follia di Bush non sono certamente le premesse giuste...........prosegui

lunedì 25 gennaio 2010

Crisi economica: Sacconi, ripresa sara' selettiva e discontinua

Milano, 25 gen. (Adnkronos) - ''La ripresa ci sara', ma sara' selettiva e probabilmente anche discontinua''. E' l'opinione del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi a margine dell'incontro 'Il lavoro a Milano', tenutosi questa mattina, nella sede di Assolombarda. Il ministro sottolinea come ''il 2010 e' ancora un anno impegnativo per l'occupazione'', dove ci saranno ''ristrutturazioni, trasformazioni e un prolungamento dei periodi di inattivita' per molte persone''.

L'eccedenza della fede, antidoto alla crisi

...........Se così stanno le cose, infatti, non c’è ragione per sostenere alcuno sforzo al di là di una ragionevole concessione a ciò che è strettamente necessario per evitare il peggio. La vita sulla terra è solo uno scontro di potere e il baricentro della questione non può che essere il proprio tornaconto, al più civilizzato - come afferma Carron all’inizio del suo intervento - da “buone regole”. Magari - e sarebbe già un enorme passo in avanti - arrivando a variare l’arco di tempo da considerare, superando l’urgenza del breve termine a vantaggio del medio-lungo termine.....Se si sta dentro tale cornice, la soluzione della crisi consisterà nel tornare a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi anni: il massimo che possiamo sperare è rimettere in piedi un modello che ha già mostrato i suoi limiti. Nel discorso di Carron, invece, la crisi è vista come un’opportunità per riaprire i giochi, per rimettere in moto un processo di trasformazione che sia capace di andare nella direzione di una maggiore umanizzazione, attraverso la rinnovata attenzione alla persona umana. Per poter far questo, l’indicazione - che io condivido pienamente - è chiara: occorre rimettere in gioco l’eccedenza della fede.............prosegui

domenica 24 gennaio 2010

Crisi economica: Calearo (Api), al Governo serve un oculista

PAlermo, 23 gen. - (Adnkronos) - "Politicamente credo che al Governo Berlusconi sia necessario velocemente un oculista, perche' prima non si vedeva la crisi, anzi non c'era, poi improvvisamente era superata, adesso forse ne stiamo uscendo". A dirlo all' ADNKRONOS e' il coordinatore regionale del Veneto di Api, Massimo Calearo, a Palermo per partecipare ad un convegno sulle prospettive di sviluppo dell'economia siciliana e sul valore dell'esperienza del Veneto.

"Da imprenditore -continua Calearo- dico che siamo perfettamente dentro la crisi fino al collo.Anzi la parte peggiore della crisi avverra' nel 2010". Per il leader di Api il vero problema che "mettera' profondamente in crisi questo Governo" sara' la disoccupazione, che se non risolta "in maniera seria e con aiuti concreti a chi perde il lavoro potra' creare problemi di ordine pubblico".

venerdì 22 gennaio 2010

Appuntamento 30/01/2010

Caro sostenitore di Impresecheresistono, ti invitiamo all’incontro del 30 gennaio p.v., come da locandina allegata).

La mattinata sarà esclusivamente dedicata alla legge europea sulla certezza dei pagamenti a 60 gg., la legge c’è ma non viene applicata. Alla domanda perché non funziona? Risponderanno gli esperti, ma soprattutto i politici, per noi questa legge è importante, perché le PMI si rivolgerebbero meno alle banche, ricomincerebbero a reinvestire e sbloccare la crisi economica.
Pertanto ti chiediamo di partecipare. Se intendi partecipare rispondi a questa mail indicando il numero dei partecipanti.

Luca Peotta
Portavoce Impreseche resistono

LOCANDINA 30-01-2010

giovedì 21 gennaio 2010

Altri 64 milioni di poveri

La Banca mondiale lancia l'allarme per il 2010: "I prezzi che pagano i più poveri saranno tangibili'. Oltre 60 milioni di persone in più rispetto a prima della crisi vivranno con meno di 1,25 dollari al giorno

Libertà economica: ci hanno superato perfino Madagascar e Polonia

Troppe tasse, molta corruzione

Di strada da fare ce n’è. Di montagne da scalare, pure. L'Italia recupera due posizioni nella classifica sulla libertà economica stilata da Wall Street Journal ed Heritage Foundation ma resta molto indietro rispetto alle altre grandi economie, superata addirittura da Madagascar, Polonia e Armenia. Un miglioramento, come dicono gli insegnati ai genitori dei ragazzi a scuola, c’è stato e infatti siamo passati al 74esimo posto.

Il nostro paese soffre sempre dei soliti mali: una scarsa libertà fiscale (55,2 per cento, in discesa), una pervasiva corruzione (48 per cento, in discesa), una spesa pubblica disastrosa (31,2 per cento, in salita), e un’insufficiente tutela dei diritti di proprietà (55 per cento, in salita). Il rapporto mette in luce anche il permanere di “disparità regionali nello sviluppo economico, con il Nord che registra una ormai ben avviata tradizione imprenditoriale nel settore privato, mentre il Meridione resta più dipendente dall'agricoltura e dallo Stato sociale”. Inoltre, “una parte considerevole dell'attività economica resta al di fuori dall'economia 'formale’, ovvero quella legale.
Ma, seppur lievemente, siamo migliorati e questo miglioramento.......prosegui

L’incredibile storia di Bennardo Mario Raimondi, artigiano palermitano, messo sul lastrico dagli usurai, e abbandonato dalle nostre istituzioni.

Non vorremmo mai scrivere e portare alla ribalta fatti come questo che stiamo per affrontare, in un paese che si definisce democratico e civile come in teoria dovrebbe essere il nostro. Una storia che ha dell’incredibile, ma che incredibile non è. Bennardo Mario Raimondi è un piccolo artigiano palermitano e lavora, sarebbe meglio dire lavorava, nel settore della ceramica. Nel 2000, per una serie di motivi, la sua piccola realtà artigianale, entra in crisi. Raimondi ha un figlio disabile che necessità di cure, un padre anziano che soffre di varie patologie e necessità anch’egli di assistenza, inoltre ha contratto un mutuo per pagare la casa dove vive.
A quel punto Raimondi, dopo aver bussato a varie porte per accedere alla possibilità di avere altro credito, da quelli che dovrebbero elargire prestiti e fidi legali, le banche, ma che regolarmente oggi risultano i primi a praticare tassi da usura nei crediti che raramente concedono a chi «santi in paradiso non ha», si vede costretto a dover scegliere la strada più breve e finisce nelle mani di abili strozzini, di cui il capoluogo palermitano di certo abbonda. Chiede in prestito la cifra di 40 milioni di vecchie lire (20.000 euro di adesso). Mentre svolge la sua attività, per cercare di riportare alla normalità la sua vita, il destino si accanisce contro di lui: nel giro di pochi mesi gli muore un fratello e un figlio di appena due mesi. La sua vita è sconvolta da questi eventi ed è costretto per alcuni periodi a occuparsi di altri problemi e non può svolgere il proprio lavoro. Ovviamente da quel momento inizia un vero e proprio calvario, da cui Raimondi non riuscirà più ad emergere: la cifra per il rientro, nel giro di poco tempo, si triplica; l’artigiano ovviamente non riesce a far fronte a questa mole di interessi e non potendo “onorare” il debito, iniziano le forti pressioni e le minacce. In casi come questi, ................

martedì 19 gennaio 2010

Appuntamento con Giuseppina Virgili domani su Rai Tre

La Sig.ra Virgili, imprenditrice tessile di Prato, presente al meeting di ICR di Milano, domani mattina 20.01.2010 sarà ospite della trasmissione di F.Frizzi,
“Cominciamo Bene”
in onda su Rai 3 alle ore 10.30, per parlare delle difficoltà che insieme a lei il mondo della micro e piccola impresa Italiana sta attraversando da più di un anno, alle prese tra stretta credizia, concorrenza sleale, cali di fatturato, che hanno portato moltissimi piccoli imprenditori al suicidio. Ricordiamo che il caso della Sig.ra Virgili è stato in precedenza trattato dai media della carta stampata, radiofonici e televisivi.


http://icrl.wordpress.com/2010/01/19/appuntamento-con-giuseppina-virgili/

Pelanda: così la Bce mette a rischio i nostri risparmi

Il nervosismo nelle stanze della Bce e delle istituzioni e governi europei in relazione alle sorti dell’euro, negli ultimi giorni, è stato molto maggiore di quanto riportato dai media. Vogliono nascondere un grosso problema, ma qui non glielo lasciamo fare.

Il problema nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia. Il punto è: se una nazione che adotta l’euro non ripaga il debito, cosa succederà alla moneta unica?

I dubbi del mercato sulla Grecia sono stati un primo test. Il valore di cambio dell’euro è sceso pur in una tendenza di dollaro debole, segno di un rischio percepito che all’insolvenza dei debiti potrebbe corrispondere un rischio di dissoluzione dell’euro stesso. Ora tale rischio è in effetti un'esagerazione. Ma se si osservano le difficoltà prospettiche di molte euronazioni di tenere in equilibrio i bilanci pubblici, tra cui Francia e Germania, il rischio non può più essere escluso.

Ciò è un enorme problema perché, alla fine, si traduce in un costo maggiore sia per rifinanziare i debiti sia per pagarne gli interessi (che all’Italia costano già 5 punti di Pil all’anno, circa 75 miliardi). Tale insostenibilità potrebbe costringere le nazioni più inguaiate a uscire dall’euro, risolvendo il problema del debito con l’opzione catastrofica - ma pur sempre una soluzione - di svalutazione della moneta e insolvenza delle obbligazioni debitorie, eventualità che porterebbe alla dissoluzione della moneta unica e dell’Europa.............
prosegui la lettura



http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/1/19/SCENARIO-Se-Kiev-si-avvicina-a-Mosca-l-Europa-contera-sempre-meno/2/62156/

lunedì 18 gennaio 2010

Crisi: “L'emergenza non è finita”

Secondo Paolo Guerrieri, dagli Usa arriva un’indicazione molto netta: "O riusciremo a mettere in campo delle strategie efficaci in termini occupazionali o andremo incontro a situazioni che avranno riflessi preoccupanti sul fronte economico e sociale"...............

http://rassegna.it/articoli/2010/01/18/57084/crisi-lemergenza-non-e-finita

Cgil: «Oltre 1,7 milioni di domande di disoccupazione in 11 mesi del 2009»

MILANO - Oltre 1,7 milioni solo di domande di disoccupazione: a tanto ammonta, secondo le stime della Cgil, lo stato delle richieste di indennità a fine 2009. Più in particolare, calcola la Cgil, le domande di disoccupazione nei primi undici mesi del 2009 sono state 1.765.922.


http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_16/cgil-disoccupati-calcono-domande_166011be-02b8-11df-8bfd-00144f02aabe.shtml

Passera: l’Italia a crescita zero è a rischio tenuta sociale

«Non possiamo permetterci un 2010 a crescita zero o poco sopra. Non basterebbe a farci recuperare la crescita perduta nell’economia ma, soprattutto, potrebbe allargare la fascia del disagio nella società. Con effetti negativi di ogni genere». A dirlo è Corrado Passera, Ceo di Intesa Sanpaolo, che in questa lunga intervista affronta i temi della crisi, dell’impresa, delle riforme, della coesione sociale e del bene comune. Sullo sfondo, la lezione di Julián Carrón La tua opera è un bene per tutti.

Ci siamo lasciati alle spalle un anno cruciale. Quali sono le sue aspettative per il 2010?

Credo che nel 2009 tutti - autorità monetarie governi, istituti di credito - abbiano fatto la loro parte, e che il sistema abbia reagito con successo nell’affrontare una crisi finanziaria senza precedenti. Ora si tratta di far di tutto per rafforzare la ripresa economica, che nel dopo-emergenza tende ad essere molto, troppo fiacca. Non possiamo permetterci un 2010 a crescita “zero-virgola”.

Segnali di crescita però ci sono.

Ma con lo zero-virgola non recuperiamo né l’occupazione né la crescita persa. La crescita dell’Asia non è ancora in grado di compensare la crescita non sufficiente di Usa ed Europa. D’accordo, abbiamo affrontato piuttosto bene l’emergenza, ma non possiamo permetterci in alcun modo di rimanere fermi. La sindrome dello zero virgola non basterebbe a farci recuperare il nostro ritardo di crescita nell’economia, ma soprattutto allargherebbe la fascia del disagio, nella società. Con effetti negativi di ogni genere.................I conti pubblici sono un’assoluta priorità ma si possono mettere in campo grandi opere anche senza mettere a rischio i conti pubblici: mobilitando soldi privati, soldi europei, soldi già stanziati e non spesi. Le soluzioni in molti casi ci sono. Ci sono, per esempio, molte opere in grandi città che possono essere finanziate da dismissioni di patrimonio pubblico. Spingere in questa direzione può compensare la mancanza grave di altri tipi di domanda e dare ossigeno all’economia. Se non ci inventiamo qualcosa potremmo trovarci con un 2010 molto complicato, perché ci sono tante imprese che stanno finendo le riserve.prosegui la lettura

domenica 17 gennaio 2010

LA CRISI NON FA NOTIZIA...... di R. Alabiso

Oramai l’idea di cui anch’io dovrei convincermi, è quella che siamo usciti dalla crisi o almeno l’abbiamo alle nostre spalle. Lasciare qualcosa dietro, vuol dire non doverci tornare, dimenticarsene e andare avanti, come dopo un fatto spiacevole da cui vorremmo a tutti i costi distrarci, pensando o facendo altro. Così è oramai nel modo comune di vivere e di ragionare, tant’è che si è persa anche l’usanza di vestire a lutto dopo la morte di un congiunto. Di crisi e disoccupazione non vogliamo più sentirne parlare; basta! sono sempre le stesse cose, imprese che chiudono e licenziati non fanno notizia e nel caso, un telecomando ci porta subito su canali che meno parlano di fatti reali, ma mostrano ballerine sorridenti, partite di calcio o dibattiti politici sempre uguali. Nella comunicazione giornaliera sono sempre di più i servizi che cercano di rassicurarci sulla ripresa economica ormai avviata, sui grandi successi della Fiat a Detroit, sulle grandi firme della moda italiana con le loro collezioni straordinarie fatte di tessuti e materiali irriproducibili, sul commercio che dopo i saldi è ripartito alla grande, e così via nel dispensare ottimismo a destra e a manca. Che qualcuno abbia perso il lavoro o sia in procinto di farlo e allora si accampa nelle fabbriche o sui tetti di queste, non cambia di una virgola la scaletta di alcun telegiornale, sono soltanto qualche migliaia di sfigati che non faranno sicuramente crollare un sistema economico talmente solido e collaudato che registra ormai da mesi chiusure al rialzo su quasi tutte le borse mondiali, con banche e grandi gruppi che fanno utili a palate. Verrebbe a questo punto da chiedersi se di crisi si parla solo e immediatamente dopo l’ipotesi di eliminare l’Irap o di ridurre le tasse, e poi l’argomento non è più menzionato. Sembra che poco o nulla si stia facendo di concreto per salvaguardare i posti di lavoro, tranne intervenire massicciamente con cassa integrazione chissà per quanto ancora e con quali risorse inesauribili per evitare che altre centinaia di migliaia di questi possano essere persi. Altra questione di cui spesso e volentieri si vantano i nostri politici appena possono, se intervistati pubblicamente, non è quanto si stia facendo per rimettere in moto l’economia, ma quanti di meno siano i disoccupati in Italia anziché negli altri paesi europei e di come sia stata mantenuta la pace sociale, come fosse merito loro e non di un tessuto industriale composto di micro piccole imprese che non licenziano i propri collaboratori come si venderebbero invece azioni o titoli qualora questi non fossero più convenienti o perché produrre auto a Termini Imerese non è produttivo come nel Messico o in Brasile, dove la mano d’opera costa dieci volte meno.

I disoccupati ci sono ma non si vedono

Esistono problemi visibili e altri invisibili. A prescindere - direbbe Totò - non solo dalla realtà ma anche dalla percezione. La disoccupazione, ad esempio, esiste: nella realtà e nella percezione. Ma parlarne è da irresponsabili e mostrarla anche peggio.

Basta pensare alla reazione del governo di fronte alle stime fornite dalla Banca d'Italia, che considera il tasso di disoccupazione "reale" superiore al 10%: 2.600.000 persone. Un calcolo scorretto e fantasioso, secondo il ministro Sacconi. Perché associa ai disoccupati anche i cassintegrati cronici e i "lavoratori scoraggiati". Quelli, cioè, che rinunciano a cercare occupazione perché ritengono la situazione sfavorevole. Un'operazione scorretta, quella praticata dalla coppia Epifani-Draghi. Entrambi disfattisti e, implicitamente, comunisti. Imprenditori delle fabbriche che producono pessimismo, come li ha definiti il premier Berlusconi. Seminano sfiducia e rischiano, in questo modo, di alimentare una crisi che ormai è alle spalle. Anche se i cittadini non sembrano accorgersene. Afflitti da una "percezione" diversa - e distorta. La disoccupazione, infatti, preoccupa il 37% degli italiani, secondo la recente indagine di Demos per Unipolis sulla (in)sicurezza. Il 2,5% più dell'anno scorso, ma il 7% più di due anni fa. È motivo di angoscia, non solo in Italia, anche nel resto d'Europa. Il 51% dei cittadini della UE (dati Eurobarometro) la indica fra le due principali emergenze da affrontare. E il 40% aggiunge anche la crisi economica. Tuttavia, nel nostro paese, questa percezione è anti-italiana. In contrasto con gli interessi nazionali e con la rappresentazione mediale della realtà.


Infatti, se si prendono in considerazione i telegiornali di prima serata delle reti Rai e Mediaset (rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Unipolis, dicembre 2009), alla disoccupazione e alle difficoltà economiche delle famiglie, nel periodo fra il 18 ottobre e il 7 novembre 2009, viene dedicato il 7% delle notizie "ansiogene". Quelle, cioè, che raccontano fatti e contesti critici. L'anno prima, nello stesso periodo, lo spazio delle notizie riferite ai problemi economici e dell'occupazione sui telegiornali delle reti pubbliche e private era oltre 4 volte superiore: 27%. Due anni prima, nell'autunno 2007, intorno al 16%. Per cui la disoccupazione c'è, si sente e fa paura. Ma non si deve dire troppo forte. E comunque non si vede. Una analisi condotta dall'Osservatorio di Pavia (per Unipolis) in alcune settimane del 2008-9 sui telegiornali delle reti pubbliche di alcuni paesi europei, sottolinea come il numero delle notizie dedicato dal Tg1 al problema della disoccupazione sia circa un terzo rispetto ad Ard (Germania), un quarto rispetto alla Bbc (Gran Bretagna), un quarto a Tve (Spagna) e, infine, sei volte meno rispetto a France 2. Inutile rammentare il diverso trattamento riservato alla criminalità comune. Di gran lunga l'argomento "ansiogeno" più trattato dalla tivù italiana. In misura nettamente più ampia rispetto al resto d'Europa........

http://www.repubblica.it/politica/2010/01/16/news/mappe_17_genn-1978072/

sabato 16 gennaio 2010

Bankitalia: «Aumentano i disoccupati» Ma il ministro Sacconi contesta i dati

MILANO - Un quadro fosco dell'economia italiana tracciato da Bankitalia nel suo ultimo bollettino, quello di gennaio. Che fa arrabbiare il ministro del Lavoro Sacconi. La crisi, secondo Bankitalia, colpisce pesantemente il mercato del lavoro, in cui circa 2,6 milioni di persone sono «non impiegate», tra disoccupati, lavoratori in cassa integrazione (Cig) e «scoraggiati». Per via Nazionale nel secondo trimestre del 2009, «sommando i lavoratori in Cig e gli scoraggiati ai disoccupati, il numero di persone non impiegate, ma potenzialmente impiegabili, nel processo produttivo» raggiunge quota 2,6 milioni circa. E solo nel secondo trimestre 2008, subito prima del crack di Lehman Brothers, questa cifra era pari a 2 milioni. A novembre, spiega Via Nazionale, «il tasso di disoccupazione è salito all’8,3%, 2,4 punti in più rispetto al minimo dell’aprile del 2007». Ma «per valutare compiutamente il grado di utilizzo della forza lavoro disponibile, ai disoccupati vanno aggiunti i lavoratori in cassa integrazione guadagni e le persone scoraggiate, ovvero coloro che non cercano attivamente un impiego e sono quindi esclusi dal conteggio ufficiale dei disoccupati, pur avendo una probabilità di trovarlo analoga a quella di questi ultimi. Stimiamo - sottolineano i ricercatori di Bankitalia - che, in questo concetto ampio, nel secondo trimestre del 2009 la quota di forza lavoro inutilizzata sia risultata superiore al 10% (10,2%), quasi 3 punti percentuali in più del tasso di disoccupazione (7,4%)»......

http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_15/bankitalia-situazione-economica_448c3cae-01df-11df-866a-00144f02aabe.shtml

Dagli Usa al Giappone, ecco i nuovi fronti della crisi

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/1/15/FINANZA-Dagli-Usa-al-Giappone-ecco-i-nuovi-fronti-della-crisi/61264/

mercoledì 13 gennaio 2010

TERREMOTO HAITI/ Fiammetta (Avsi): la mia notte con 4 bimbi sotto le macerie

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/1/13/TERREMOTO-HAITI-Fiammetta-Avsi-la-mia-notte-con-4-bimbi-sotto-le-macerie/61054/

USA/ La spinta del Tea Party

Dichiarazione della missione dei Tea Party Patriots e dei loro valori fondamentali:

La spinta al Tea Party Movement viene dalla eccessiva spesa e tassazione governativa. La nostra missione è di attirare, educare e mobilitare i nostri concittadini per assicurare una politica coerente con i nostri tre valori fondamentali: la responsabilità fiscale, un governo che deve essere limitato dalla Costituzione e liberi mercati (…). La responsabilità fiscale del governo rispetta la libertà della persona nello spendere il denaro che è il frutto del suo lavoro. Un governo limitato costituzionalmente, progettato per proteggere i doni della libertà, deve essere responsabile fiscalmente, altrimenti i suoi cittadini finirebbero per essere sottoposti a livelli elevati di tassazione che restringerebbero ingiustamente la libertà, per proteggere la quale, la nostra Costituzione è stata ideata. La spesa in deficit fuori controllo che ora vediamo a Washington D.C. ci costringe ad agire, perché il crescente debito nazionale rappresenta una grave minaccia alla nostra sovranità nazionale e alla libertà personale ed economica delle future generazioni


http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2010/1/13/La-Florida-e-il-Tea-Party-Patriots-repubblicani-democratici/1/60960/

Serve uno statuto delle imprese?


Video chat con Raffaello Vignali commissione attività produttive

http://video.corriere.it/?vxChannel=Incontri%20digitali&vxClipId=2524_28604d9e-fecf-11de-a5d5-00144f02aabe

martedì 12 gennaio 2010

Le reti d'Italia che salvano i piccoli di Dario Di Vico

.....................Ma i puristi delle reti non si stanno forse illudendo? Davvero è possibile uscire dalla crisi più competitivi
di prima? Vedremo cosa sarà capace di produrre il «movimento delle reti», per ora vale la pena segnalare
come i Piccoli ci -credano. Persino «Imprese che resistono Piemonte», l`ala più spontaneista degli artigiani
ha deciso di percorrere questa strada e userà il suo blog per i primi contatti.

Dario Di Vico

http://generazionepropro.corriere.it/2010/01/le_reti_ditalia_che_salvano_i.html

lunedì 11 gennaio 2010

Samuel Gregg: Crisi finanziaria. Le lezioni che ancora dobbiamo imparare

......Probabilmente la più importante delle cinque lezioni rimaste ignorate riguarda il pericolo dell’azzardo morale. Il messaggio che le reazioni di numerosi Stati hanno trasmesso al mondo economico è questo: se siete abbastanza grossi (o se avete importanti relazioni con esponenti politici influenti) e vi comportate in modo irresponsabile, potete comunque attendervi che le autorità vi mettano al riparo dalle conseguenze delle vostre azioni................Molti dirigenti di aziende sono stati giustamente stigmatizzati per i loro fallimenti. Ma che dire allora dei consigli d’amministrazione che hanno presieduto al fallimento di Lehman Brothers, Fannie Mae, Freddie Mac e delle 147 banche che hanno dichiarato fallimento tra il gennaio 2008 e il novembre 2009?
Perché i componenti del consiglio d’amministrazione di queste società non hanno messo in discussione il fatto che i profitti della loro banca derivavano in buona parte dall’alchimia di prodotti finanziari che nessuno sembrava in grado di capire realmente, come la cartolarizzazione di mutui e ipoteche? Perché hanno voluto credere a relazioni che affermavano che quei modelli di investimento potevano fallire solo una volta in un milione di anni? Perché questi consigli d’amministrazione si sono mossi per sostituire i loro fund manager solo quando le loro società si trovavano sull’orlo del fallimento? E perché, infine, si sono voluti convincere che i profitti trimestrali della loro azienda bastassero a dimostrare di avere assolto alle loro responsabilità fiduciarie?.......................Una società è tanto più forte quanto più dimostra di saper imparare dai propri errori, modificando di conseguenza il proprio comportamento. Purtroppo, nel caso dell’America e della maggior parte dei paesi occidentali, la crisi del 2008 potrebbe essere ricordata come un esempio di quanto poco siamo disposti ad imparare...................

http://www.chicago-blog.it/2010/01/10/crisi-finanziaria-le-lezioni-che-ancora-dobbiamo-imparare/#more-4693

mercoledì 6 gennaio 2010

Papa: 'La scienza non può fare da sola'



CITTA' DEL VATICANO - La scienza da sola non basta a comprendere la realtà, che può essere letta solo attraverso una unità tra "intelligenza e fede, scienza e rivelazione": "le due luci che guidarono il cammino dei Magi", "sapienti" ma aperti al mistero di Dio. All'Angelus dell'Epifania papa Benedetto XVI riafferma la necessità di una scienza non "autosufficiente", aperta "ad ulteriori rivelazioni ed appelli divini"

Una umanità troppo sicura di se stessa, che pretende di "conoscere perfettamente la realtà, con "la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose" ha chiuso il cuore "alla novità di Dio. Lo ha affermato papa Benedetto XVI alla messa dell'Epifania, aggiungendo che "quello che manca è l'umiltà autentica, che sa sottomettersi a ciò che è veramente grande. "Molti - ha detto papa Ratzinger hanno visto la stella, ma solo pochi ne hanno capito il messaggio" e "anche se i pochi di Betlemme sono diventati molti, i credenti in Gesù Cristo sembrano sempre pochi".

Si è domandato, il Papa, in questo giorno di Epifania 2010, perché "alcuni vedono e trovano" la fede "e altri no". Troppe persone - ha osservato - sono sicure "dell'idea che si sono fatte del mondo e non si lasciano più sconvolgere nell'intimo dall'avventura di un Dio che li vuole incontrare. Ripongono la loro fiducia più in se stessi che in Lui e non ritengono possibile che Dio sia tanto grande da potersi fare piccolo, da potersi davvero avvicinare a noi". "Alla fine - ha concluso -quello che manca è l'umiltà autentica, che sa sottomettersi a ciò che è più grande, ma anche il coraggio autentico, che porta a credere a ciò che é veramente grande, anche se si manifesta in un Bambino inerme. Manca la capacità evangelica di essere bambini nel cuore, di stupirsi, e di uscire da sé per incamminarsi sulla strada che indica la stella, la strada di Dio. Il Signore però ha il potere di renderci capaci di vedere e di salvarci. Vogliamo, allora, chiedere a Lui - ha concluso - di darci un cuore saggio e innocente".................................

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/01/06/visualizza_new.html_1651718901.html

martedì 5 gennaio 2010

Negli Usa è crisi petrolifera, in Italia è finita la benzina del credito

Di Mauro Bottarelli da IlSussidiario.net


...............In Europa, invece, la crisi corre sul doppio binario. Politico, poiché nessun regolatore né governante sembra minimamente avere idea di come governare questa delicata fase di transizione. Ed economico, poiché interi settori stanno per essere polverizzati dalla crisi e della concorrenza.

L'Italia, non è da meno. Anzi. I prestiti bancari alle imprese, corretti per gli effetti delle operazioni di cartolarizzazione, al settembre 2009 sono diminuiti rispetto all'anno precedente (-1,2%); il calo è stato più intenso, guarda caso, al Centro Nord. Non lo dice il Sussidiario.net ma è ciò che si legge nell'Andamento del credito nelle regioni italiane nel terzo trimestre del 2009 diffuso da Bankitalia. La contrazione dei prestiti al settore produttivo ha riguardato larga parte delle regioni: la diminuzione è più accentuata in Molise, in Calabria e nel Lazio (rispettivamente -9,3%, -5,4% e -3,2%).

Nei dodici mesi terminanti a settembre 2009, i prestiti alle famiglie consumatrici sono aumentati del 2,9%, in rallentamento rispetto al trimestre precedente. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie meridionali è risultato, in linea con la dinamica dei precedenti trimestri, superiore a quello delle famiglie del Centro Nord. L'aumento dei prestiti ha riguardato tutte le regioni ed è stato più sostenuto in Puglia (6,5%) e Calabria (5,7%). Come nel precedente trimestre, l'Emilia Romagna e la Val d'Aosta hanno registrato i tassi di espansione dei prestiti più bassi tra le regioni italiane.........
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lunedì 4 gennaio 2010

Voglia di qualcosa di nuovo

...............Il vero, invece, è sempre nuovo, perché è ciò di cui ho bisogno; ed è sempre bello, anche se l’ho visto un milione di volte, perché è ciò che cerco............

http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2010/1/4/Voglia-di-qualcosa-di-nuovo/2/59177/

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html