domenica 17 gennaio 2010

LA CRISI NON FA NOTIZIA...... di R. Alabiso

Oramai l’idea di cui anch’io dovrei convincermi, è quella che siamo usciti dalla crisi o almeno l’abbiamo alle nostre spalle. Lasciare qualcosa dietro, vuol dire non doverci tornare, dimenticarsene e andare avanti, come dopo un fatto spiacevole da cui vorremmo a tutti i costi distrarci, pensando o facendo altro. Così è oramai nel modo comune di vivere e di ragionare, tant’è che si è persa anche l’usanza di vestire a lutto dopo la morte di un congiunto. Di crisi e disoccupazione non vogliamo più sentirne parlare; basta! sono sempre le stesse cose, imprese che chiudono e licenziati non fanno notizia e nel caso, un telecomando ci porta subito su canali che meno parlano di fatti reali, ma mostrano ballerine sorridenti, partite di calcio o dibattiti politici sempre uguali. Nella comunicazione giornaliera sono sempre di più i servizi che cercano di rassicurarci sulla ripresa economica ormai avviata, sui grandi successi della Fiat a Detroit, sulle grandi firme della moda italiana con le loro collezioni straordinarie fatte di tessuti e materiali irriproducibili, sul commercio che dopo i saldi è ripartito alla grande, e così via nel dispensare ottimismo a destra e a manca. Che qualcuno abbia perso il lavoro o sia in procinto di farlo e allora si accampa nelle fabbriche o sui tetti di queste, non cambia di una virgola la scaletta di alcun telegiornale, sono soltanto qualche migliaia di sfigati che non faranno sicuramente crollare un sistema economico talmente solido e collaudato che registra ormai da mesi chiusure al rialzo su quasi tutte le borse mondiali, con banche e grandi gruppi che fanno utili a palate. Verrebbe a questo punto da chiedersi se di crisi si parla solo e immediatamente dopo l’ipotesi di eliminare l’Irap o di ridurre le tasse, e poi l’argomento non è più menzionato. Sembra che poco o nulla si stia facendo di concreto per salvaguardare i posti di lavoro, tranne intervenire massicciamente con cassa integrazione chissà per quanto ancora e con quali risorse inesauribili per evitare che altre centinaia di migliaia di questi possano essere persi. Altra questione di cui spesso e volentieri si vantano i nostri politici appena possono, se intervistati pubblicamente, non è quanto si stia facendo per rimettere in moto l’economia, ma quanti di meno siano i disoccupati in Italia anziché negli altri paesi europei e di come sia stata mantenuta la pace sociale, come fosse merito loro e non di un tessuto industriale composto di micro piccole imprese che non licenziano i propri collaboratori come si venderebbero invece azioni o titoli qualora questi non fossero più convenienti o perché produrre auto a Termini Imerese non è produttivo come nel Messico o in Brasile, dove la mano d’opera costa dieci volte meno.

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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