giovedì 31 dicembre 2009

Prima dell' Anno nuovo


Oggi è il 31 dicembre 2009, mancano poche ore ed anche qui da noi, come nelle zone del mondo più a est, arriverà il 2010. Dopo più di cinquant’anni, non dovrei quasi farci più caso, un anno va e uno viene, e così passata una certa età, per potercene accorgere, si fanno dei gran botti, si brinda si fa baldoria e così via. Ma c’è da chiedersi se vale la pena fare tutto questo baccano per salutare l’anno vecchio e dare il benvenuto al nuovo. E’ come tante altre feste, diventata anche questa, soprattutto una maniera per favorire i consumi e le spese. Cenoni, viaggi, mutande rosse, champagne, aragoste, caviale e tutto il resto. Chissà se tutti a mezzanotte avranno la possibilità di brindare? Ma a queste cose è meglio non pensarci proprio adesso. Oppure è bene farlo? Forse è anche il caso di ringraziare di un altro anno andato, anche questo l’abbiamo attraversato nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Quello che deve venire nessuno lo conosce, il Sig. Duemiladieci, a parte qualche mago e i creduloni che gli vanno dietro non sappiamo nemmeno che mestiere fa, se è intelligente, se sarà capace di salvare il clima, l’economia, se saprà affrontare adeguatamente e realmente il terrorismo, oppure lascerà tutto così com’è, nell’incertezza più totale facendo slittare al 2011 tutte queste responsabilità. Per quanto mi riguarda, preferirei che si assumesse al più presto il carico di questi impegni e cercasse di risolverli, ma se guardiamo al Sig. Duemilanove, non è che questi abbia fatto granché, ha solo aspettato di andarsene lasciando tutto come prima, forse peggio. E così a pagarne le spese son sempre gli stessi, gli stessi che sempre hanno pagato da che mondo è mondo. Cambiare per lasciare tutto com’era prima, ce l’ha insegnato un mio conterraneo, il Principe di Salina, meglio conosciuto come Il Gattopardo, così i poteri di oggi continuano a fare seppur con strumenti sempre più affinati di controllo.
Come scrisse Montale, direi che Prima del Nuovo Anno, come Prima del viaggio, “ l’imprevisto è la sola speranza”. Buon Anno a tutti.


Prima del viaggio

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valigie e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.
. . . . . . . . . . . . . . . . .
E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

domenica 27 dicembre 2009

Cazzola: «Nel bilancio dell'istituto non tutto va bene»

Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione lavoro della Camera invita alla cautela. «Andiamo a vedere i conti dell'Inps e apparirà chiaro che la situazione non è così rosea». Eppure il calo delle pensioni di anzianità è un vantaggio per il bilancio dell'Inps. «Il calo è dovuto all'entrata in vigore della riforma delle anzianità che ha corretto lo scalone e ha previsto requisiti più severi. Da luglio 2009 ogni 18 mesi l'età minima cresce di un anno». Questo dovrebbe voler dire conti migliori, o no? «È evidente che c'è un calo della spesa pensionistica. Il presidente dell'Inps dice che ha un bilancio in attivo ma non dice quali sono le gestioni che determinano questo attivo. Sono essenzialmente due: i parasubordinati che sono in gestioni separate istituite nel 1996 e in attivo perchè a fronte di molti iscritti, ci sono poche pensioni pagate. L'altra gestione in attivo è quella delle prestazioni temporanee cioè gli assegni familiari, la cig, la disoccupazione, le indennità di maternità e malattia. Le gestioni pensionistiche invece hanno un affanno consistente. Quelle del lavoro autonomo hanno un disavanzo di 10 miliardi di euro. Non si può dire che le cose vanno bene. Il deficit pensionistico è coperto dagli avanzi di altre prestazioni». Che fare? un'altra riforma? «Passata la crisi occorre rimettere in agenda il tema delle pensioni. Io e Treu abbiamo presentato un progetto di legge che prevede l'istituzione per i nuovi occupati di una pensione di base pagata dal fisco che faccia da zoccolo per una pensione contributiva finanziata con un'aliquota unica per tutte le tipolgie di lavoro».

http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/12/27/1108513-cazzola_bilancio_dell_istituto_tutto_bene.shtml

sabato 26 dicembre 2009

I Tunnel sono almeno due !!!........ di R. Alabiso

Mi piacerebbe iniziare a raccontare com’è che siamo riusciti a superare questa crisi, almeno come si stia cominciando a vedere la luce in fondo al tunnel. Sarò forse un po’ “cecato”, ma io questa luce non la riesco a vedere. Probabilmente i tunnel sono almeno di due tipi, quelli corti e quelli lunghi anche se escludo comunque che ce ne siano senza uscita, sarebbe ammettere che non c’è speranza, cosa che contraddice il senso della vita, non appena dell’ economia. La questione quindi si riduce a un fatto semplicissimo. Alcuni, il tunnel, non l’hanno mai imboccato, altri ne hanno infilato uno corto e il resto, quello lungo. Se fossi nel corto o non ne avessi imboccato, continuerei a dire che la crisi è ormai alle mie spalle, evitando di usare “alle nostre” per rispetto nei confronti di chi vive in situazioni che dire disagevoli è poco. Oggi però sembra debba per forza prevalere una sorta di ottimismo obbligatorio che causa malessere a chi ottimista gli vien difficile esserlo. Perdere il lavoro e salire sui tetti per salvarlo, fa dubitare di vivere in un paese che sino a qualche tempo fa era annoverato tra le potenze mondiali ai primi posti e dove era ancora possibile credere nel futuro. Per tornare ai livelli precedenti la crisi ci vorranno decenni, è pubblicato oggi su Il Sole 24Ore un paper della Banca d’Italia che valuta così il livello della produzione industriale italiana: «misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e i 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell'Italia», e conclude «la ripresa dipenderà crucialmente dal recupero di efficienza e competitività nel nostro sistema produttivo». Volendo fare qualche considerazione circa le mosse che il nostro Governo ha fatto sinora, per salvare le piccole e medie imprese, o aiutare le famiglie che è lo stesso, c’è da prevedere con pochi margini d’errore, che molte di queste, non riuscendo neanche a ottenere più credito dalle banche, difficilmente riusciranno a diventare più produttive e competitive di quanto già non siano, quindi sono destinate a soccombere come già succede senza troppo rumore. A questa ipotesi si contrappongono alcuni imprenditori, che a Milano l’ 11 ed il 12 Dicembre hanno stilato un documento con la < Richiesta di misure urgenti per fronteggiare la crisi >, mettendo insieme esperienze e competenze, per far comprendere a istituzioni e politici, che la perdita di realtà produttive da anni presenti su tutto il territorio nazionale, spina dorsale economica del paese con circa cinque milioni di partite iva, porterebbe ad una situazione di impoverimento progressivo del paese, con conseguenze inimmaginabili sull’occupazione e non solo.

TG2 NONSOLOSOLDI 22/12/2009

Oggi si parla della proposta di istituire un albo per i restauratori, una misura contestata da chi non ha frequentato le scuole indicate dalla legge. Ma si parla anche delle piccole imprese del Nord IMPRESECHERESISTONO che chiedono una moratoria per i prestiti, e poi le storie dei muratori raccolti dalla Cgil di Bergamo



http://www.tg2.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-76d80301-df95-433d-a34f-82e6afe60e85-tg2.html?p=0

Precari ISPRA::Occupazione sul tetto

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http://it.justin.tv/precariispra#r=060cImM

giovedì 24 dicembre 2009

BUON NATALE

NATALE/ Julian Carron: quella nostalgia verso l'infinito

Pensiamo a Zaccheo e alla Maddalena: non ha chiesto loro di cambiare, li ha abbracciati così com’erano, nella loro umanità ferita, sanguinante, bisognosa in tutto. E la loro vita, abbracciata, si ridestava in quel momento in tutta la sua profondità originale.

Chi non desidererebbe essere raggiunto da un simile sguardo ora? Infatti «non si può rimanere nell’amore a se stessi senza che Cristo sia una presenza come è una presenza una madre per il bambino. Senza che Cristo sia presenza ora - ora! -, io non posso amarmi ora e non posso amare te ora» (don Giussani). Sarebbe l’unica modalità per rispondere da uomini del nostro tempo, ragionevolmente e criticamente, alla domanda di Dostoevskij.

Ma come sappiamo che Cristo è vivo ora? Perché il Suo sguardo non è un fatto del passato. Continua nel mondo tale e quale: dal giorno della Sua resurrezione la Chiesa esiste solo per rendere esperienza......

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2009/12/24/NATALE-Julian-Carron-quella-nostalgia-verso-l-infinito/2/57584/

mercoledì 23 dicembre 2009

Come si fa a esaltare lo scudo con una pressione fiscale alle stelle?

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A giochi fatti, che bilancio si può trarre dallo scudo fiscale? In un certo senso, se ne può parlare solo bene, dato che le norme sul rientro agevolato dei capitali trasferiti all’estero hanno permesso a molti concittadini – con un onere assai moderato – di portare entro i confini nazionali risorse di loro proprietà che aveva trasferito in Svizzera o in qualche altra piazza finanziaria, e che ora possono essere utili in azienda o comunque essere impiegate nella Penisola. In fondo, lo scudo ha dato a tanti imprenditori che avevano trasferito all’estero una parte dei loro capitali una possibilità: sfruttabile oppure no.

Da parte governativa, invece, la misura viene esaltata essenzialmente per un altro motivo. Non già perché abbia offerto questa opzione, ma perché ha reso possibile un rilevante introito erariale. Il provvedimento è difeso, insomma, più per le tasse che ha generato che non per lo spazio di libertà che ha aperto.

http://www.loccidentale.it/articolo/sul+successo+dello+scudo+fiscale+pesano

lunedì 21 dicembre 2009

Alle pmi servono esperti di futuro------di Laura Costato

Piccola industria e il credito:
Basilea 2 è rigida “Con questi criteri Microsoft non esisterebbe”
Di cosa hanno bisogno le Pmi italiane?
«I temi generali li conosciamo tutti. Condizioni migliori di competitività, accesso al credito, politiche fiscali favorevoli, una giustizia più snella. Poi ci sono altre esigenze: per questo ci proponiamo anche un ruolo di ascolto. Sentiamo questi imprenditori, facciamoci dire da loro di cosa hanno bisogno».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200912articoli/50551girata.asp
Nell’industria italiana le Pmi sono otto aziende su dieci. Quante sopravviveranno al momentaccio?
«In un paese come il nostro, che non dispone di materie prime, la ricchezza sono le imprese. Il valore che aggiungono a materiali importati. Sopravviveranno quelle forti. Negli anni ‘70 abbiamo vissuto un passaggio: buona parte della capacità industriale è passata dalla grande alla piccola impresa. Oggi passa da quelle deboli a quelle forti».
grazie dei tanti consigli, peccato che quello che si dice è sempre aria fritta…le forti, quelle che sopravvivono sono tra le meritorie anche quelle che godono da sempre di politiche economiche di favore, cosa che alle piccole non è concesso. Fosse un fatto di puro merito, molte delle cosidette grandi e forti sarebbero crollate da tempo. Questo è un altro esempio di blabla per fare il compitino, peccato che tutte queste belle note vengano sempre da Confindustria che vive anche con i contributi delle piccole medie aziende di cui di sicuro con articoli come quello sopra non fanno l’interesse.
Con i dipendenti di quelle 8 su dieci che rimarranno a casa, e sottolineo che se quei dipendenti fossero stati dipendenti della grande industria sarebbero già a casa da mesi, siamo curiosi di vedere se le grandi e forti aziende del territorio pagheranno abbastanza tra contributi e tasse per mantenere tutto il sistema, cosa che da anni è delegato sempre ai piccoli.
Vedremo nei prossimi mesi carissimi dottori… il tempo non è lontano.
Inoltre per quanto riguarda Di cosa hanno bisogno le Pmi italiane?
non dobbiamo dirlo …. sono mesi e mesi che lo diciamo a destra e manca…voi che siete come dite disposti ad ascoltare dove eravate??? Caro Dott. Boccia, presidente della piccola industria??? Ma quale? Di sicuro noi della piccola industria non ci riconosciamo certo nelle sue parole…esattamente come prima. Io direi che alle pmi servono esperti di correttezza.

Articoli di oggi 21 Dicembre

Il mondo artigiano vuole il rilancio degli istituti tecnici e professionali
Gli istituti tecnici e professionali sono da sempre il luogo dove tradizionalmente artigianato e piccola impresa hanno attinto preziose risorse umane.
E’ invece fenomeno degli ultimi anni la loro progressiva svalutazione rispetto alle scuole ritenute “qualificanti” e la loro trasformazione in una sorta di purgatorio per i giovani studenti ritenuti poco portati per gli studi.
Si è creata, in sostanza, un’assurda discriminazione tra lavoro e cultura, dove solo quest’ultima ha ricevuto la necessaria considerazione.
Quale antidoto contro la crisi, se si vorrà veramente tenere conto della lezione che ha impartito a un certo modo di fare graduatorie nella società e nell’economia, sarà opportuno voltare pagina e rivalutare gli istituti tecnici e professionali, restituendo pari dignità didattica e formativa al lavoro e alla cultura.
Le scuole tecniche e professionali devono riprendere a svolgere la funzione, sebbene in chiave attuale e moderna, di “serbatoio” delle competenze e di “luoghi” del sapere pratico, attraverso i quali sia possibile per i giovani dotarsi di professionalità moderne e immediatamente spendibili sul mercato del lavoro.

http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=159670

domenica 20 dicembre 2009

Articoli di Domenica 20 Dicembre

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FINANZA E IMPRESA - Dieci anni di Private Equity, più macerie che sviluppo di Dario Di Vico

In quasi tutti i casi le aziende, nel vano tentativo di azzerare il debito, hanno sacrificato gli investimenti,
hanno inaridito il marketing, tagliato la pubblicità e spostato in avanti i pagamenti ai fornitori. Decisioni
che si sono rivelate controproducenti perché hanno indebolito azienda e prospettive di sviluppo.«La verità è che non si può operare sul corpo di un`impresa con un`ottica di 3-4 anni, natura non facit saltus.
E necessario almeno un ciclo decennale per costruire una redditività significativa» sostiene Tamburi.
Un banchiere d`affari navigato come Guido Roberto Vitale arriva addirittura a parlare di una «finanza
asociale», di un club di businessmen «ai quali non interessa minimamente il contesto, preferiscono
guadagnare cento milioni di dollari e pagarsi due bodyguard che intascarne invece magari 25 e vivere sicuri».

http://generazionepropro.corriere.it/2009/12/finanza_e_impresa_dieci_anni_d.html


Case, è boom per i pignoramenti
A rischio 350 mila famiglie


ROMA - Saltano le rate e salta anche la casa: onorare i debiti, per le famiglie italiane, è diventato sempre più difficile e nonostante un anno a tassi bassissimi e a mutui meno cari rispetto al passato, sono sempre più frequenti i casi di pignoramento ed esecuzione immobiliare. Lo denunciano Adusbef e Federconsumatori che, in base a dati raccolti presso i tribunali, segnalano un aumento record dei "sequestri" di immobili: nel corso del 2009 pignoramenti e vendite all'asta hanno fatto un balzo avanti del 15,2 per cento rispetto al 2008. Se poi si prendono in considerazione i dati dell'ultimo triennio i pignoramenti risultano aumentati del 60,5 per cento e le abitazioni battute all'asta superano il tetto delle 130 mila.Senza interventi di sostegno, denunciano le associazioni, "la frattura sociale si allargherà, con pesanti ricadute sull'economia". "Il governo, dopo il decreto salva-banche e le provvidenze per le imprese - chiedono Adusbef e Federconsumatori - deve emanare un decreto salva-famiglie con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro per redditi sotto i 25 mila euro a favore di lavoratori a reddito fisso e pensionati". Quanto fatto fino ad oggi - sostengono - è insufficiente: a partire proprio dalla sospensione del pagamento delle rate per 12 mesi previsto dall'Abi per le famiglie in difficoltà (le banche che aderiranno all'iniziativa faranno partire lo stop dal prossimo febbraio). Lannutti e Trefiletti, leader delle due associazioni, non hanno firmato il protocollo d'intesa invitando semmai le famiglie a "tirare la cinghia, ove possibile, e pagare la rata per non avvantaggiare ulteriormente le stesse banche con una moratoria onerosa".

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-44/aumento-pignoramenti/aumento-pignoramenti.html


Casa: e' boom pignoramenti, +15,2% in un anno


http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/19/Casa-e-boom-pignoramenti-15-2-in-un-anno/56986/

Campiglio: la rivoluzione fiscale di Tremonti premia famiglia e lavoro

Il Ministro Tremonti ha formulato la proposta di un’autentica rivoluzione fiscale, nel corso di un incontro con i sindacati, che è rimasta sottotraccia nei media, ma che merita invece di essere rilanciata e valorizzata, oltre che discussa criticamente. Nel suo intervento Tremonti ha riproposto un tema della sua riflessione passata e cioè l’opportunità di rovesciare la struttura delle entrate fiscali, aumentando la quota dell’imposizione sulle “cose” e diminuendo quella sulle “persone”.


http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/18/FINANZA-Campiglio-la-rivoluzione-fiscale-di-Tremonti-premia-famiglia-e-lavoro/56670/

giovedì 17 dicembre 2009

ANALISI E PROPOSTE C.N.- ICR - risultati dall' Incontro Nazionale di Milano

La presentazione in formato FLASH (leggibile da qualunque Computer), dell’analisi Macroeconomica REALE della nostra situazione, nonché il riassunto delle proposte: vi invitiamo a diffonderla il più possibile, in quanto si tratta di REALE CONTROINFORMAZIONE su Verità nascoste dalla Comunicazione “Istituzionale”.

ANALISI E PROPOSTE ICR

Adesione alle Proposte

mercoledì 16 dicembre 2009

La vergogna dell’auto in Italia: 38 bn di acquisti, 65 bn di tasse

di OSCAR GIANNINO

Oggi farò un’eccezione allo status deontologico del giornalista, che deve mantenersi indipendente dalle diverse lobbies in campo in ogni segmento della produzione, al fine di salvaguardare la propria indipendenza di giudizio verso qualunque punto di vista “costituito” secondo interessi dichiaratamente di parte. Interverrò alla conferenza stampa di fine anno dell’Unrae, l’associazione dei produttori esteri di autoveicoli che operano sul mercato italiano. Non sposerò la loro richiesta di incentivi pubblici all’acquisto di veicoli a minori emissioni anche per il 2010. Ma testimonierò contro quello che considero un vero scandalo antieconomico: che senso ha dare incentivi al settore a spese dei contribuenti, quando su 38 miliardi di euro spesi in acquisti di auto dalle famiglie italiane nel 2009, lo Stato ricava la bellezza di 65 miliardi di euro in tasse? Quel che serve è ribaltare il punto di vista. Non aiuti discrezionali pubblici alla vendita, ma meno rapina di Stato sull’acquisto e la proprietà. Avrebbe effetti sicuramente maggiori e migliori, meno distorsivi.

La stima del mercato è di 2,1 mio di unità vendute a fine 2009, grazie agli incentivi assunti da fine febbraio in avanti che hanno potentemente – come in tre quarti della UE – sostenuto il mercato, con 795 mila nuovi veicoli incentivati entro fine ottobre, e saranno un milione o più entro fine anno. Per i produttori – quelli esteri sul mercato italiano pesano per il 69% del venduto, e hanno diminuito la quota di meno dell’1% nel 2009 malgrado i più che poporzionali incentivi riservati dal governo alla sola propulsione a metano, che è esclusivamente FIAT - occorre naturalmente estendere e ampliare l’incentivo anche nel 2010, comprendendovi tutta la classe Euro2 se vogliamo che anche nel 2010 si vendano in Italia almeno 2,1 milioni di unità, stante la perdurante crisi dei veicoli commerciali e industriali che non sono stati compresi nella Tremonti ter...............


http://www.chicago-blog.it/2009/12/16/la-vergogna-dellauto-in-italia-38-bn-di-acquisti-65-bn-di-tasse/

martedì 15 dicembre 2009

Lo "Scossone Necessario"...Impresecheresistono Day ... di R. Alabiso

Alcune riflessioni sulle due giornate a Milano, dove imprenditori provenienti da tutta Italia hanno approvato all'unanimità una serie di misure immediate richieste con il Pacchetto “ICR” collegato alla Finanziaria 2010


Raccontare quanto è accaduto venerdì e sabato 11 Dicembre a Milano, non è facile, non appena perché scrivere non è il mio mestiere, ma perché essere io stesso coinvolto come artigiano-imprenditore in un momento storico, che qualcuno ha definito di cambiamento epocale, mi costringe, probabilmente, ad avere un punto di vista limitato e non di grande respiro. Cercherò comunque, sforzandomi di essere il più sintetico possibile di dirvi quali, secondo me, sono i maggiori punti di forza di una realtà nuova come Impresecheresistono, che aggrega oggi “soltanto” mille imprenditori da Nord a Sud tra le PMI.
La prima fra tutte è la grande intesa immediatamente percepita tra coloro costretti a vivere problemi simili, la crisi economica è stata per molti di noi, che negli ultimi anni hanno visto aumentare sempre più le difficoltà nel condurre le proprie imprese, lo “scossone necessario”, per fare i primi passi utili a non affrontarli più in modo individuale. Devo dire, infatti, che il solo mettere in comune l’esperienza porta a intravedere anche possibilità di nuove soluzioni, come mi è successo, ad esempio, facendo colazione insieme a Maurizio, titolare della Esox, azienda che produce software per le imprese. Compiere la fatica di tirar fuori la testa dalle proprie aziende e partecipare a un dibattito che ha visto coinvolgersi, non solo giornalisti, politici e professionisti, ma tanti che hanno interesse a riportare l'Italia ad avere il ruolo di nazione che crede a una Repubblica fondata sul lavoro e non sullo sfruttamento di chi lavora, come da alcuni anni avviene, (questo, scusate non sono riuscito a trattenermi da dirlo) deve diventare un modo “ normale” di fare impresa, anche se micro come la mia.
Che ICR sia nata dal basso la pone fuori da schemi e posizioni precostituite, è questo il secondo punto, lascia aperta a tutti la possibilità di aderirvi prescindendo da colori politici, bandiere e settori di produzione; questa sua trasversalità la diversifica dalle varie confederazioni che seppur necessarie per alcuni aspetti, hanno causato solo la divisione sul territorio di cinque milioni di partite iva, spartendosi una ricca torta, ma curando poco e niente le vere esigenze dei loro iscritti, mai impedendo che i vari governi degli ultimi vent’anni, mettessero in campo una tale mole tra leggi, normative e provvedimenti burocratici e fiscali, da rendere oramai quasi impossibile fare impresa in Italia.
Questa “indipendenza” non può fare vedere di buon occhio Impresecheresistono a chi ha ed ha sempre avuto interesse a boicottare la possibilità di essere consapevoli del ruolo non secondario rispetto a Confindustria, che potenzialmente ci spetterebbe come forza economico-politica. Forse, sarebbe talmente enorme da costituire pericolo per tutti quei poteri, spesso sotterranei, che cercano da sempre di ridurre l’uomo a macchina, schiavo o semplicemente a numero come in alcuni paesi, e anche nel nostro come talvolta viene alla luce, succede “tranquillamente”.
Per imprese come la Fiat invece non è mai stato così, coscienti del loro ruolo economico e della loro forza ricattatoria, hanno sempre ottenuto dallo stato condizioni privilegiate. Sino al 2002, all’azienda torinese sono state erogate per la sola cassa integrazione, escludendo finanziamenti di altro genere, ben 250.000 MLD di vecchie lire, cioè circa 125 MLD di Euro, e tutto ciò in periodi non di crisi come questa, in condizioni definite normali.
Cinque milioni di imprese non riescono invece ad ottenere né una riduzione dell’Irap, né la revisione o l’eliminazione degli studi di settore e tantomeno il pagamento dell’Iva per cassa e altri provvedimenti utili a rendere un’azienda degna di tale nome e non un fondo da cui sempre e comunque attingere a prescindere da condizioni economiche oggettive di questi mesi, anche a costo di vederle scomparire ( Finalmente però qualcuno ha capito che la cassa integrazione era opportuno erogarla anche alle PMI, anche se solo in via straordinaria, non sono la Fiat).
Per ciò che riguarda gli aspetti più tecnici e le proposte venute fuori al primo Impresecheresistono Day nazionale, rimando a quanto è già o verrà comunicato sul blog ICRLombardia.
Aggiungo inoltre, soprattutto per coloro che non hanno potuto partecipare fisicamente a questa prima “due giorni nazionale” di essere tornato da Milano ancora più convinto che un cambiamento o una vera ripresa economica non saranno possibili senza che ognuno ne divenga in qualche modo parte attiva, non aspettiamo o demandiamo ad altri,la soluzione di problemi che neanche riescono o vogliono vedere.
L’ultima riflessione riguarda il sostegno che è stato deciso per una nostra amica imprenditrice di Prato in grosse difficoltà economiche a causa del rifiuto della banca ad erogarle un prestito di trentamila euro, che le consentirebbe di non chiudere. E’ovvio che Impresecheresistono, pur essendo formato da un grande numero di imprenditori non tutti in difficoltà, molti di essi soffrono soltanto di un modesto calo di fatturato e non hanno aziende per nulla “decotte”, come qualcuno ha interesse a far credere, non ha come scopo il salvataggio di aziende in crisi, ma ha voluto, oltre a condividere il drammatico bisogno di una famiglia che viveva della sua impresa e oggi ci testimonia che per il pranzo si reca alla Caritas, dare un segnale a quelle banche che non guardano alle potenzialità dell’impresa o alla persona che la conduce, ma esclusivamente ai parametri di Basilea2, preferendo investire in titoli e lavarsi le mani, in un momento così “complesso”, di fronte ai piccoli imprenditori, colpevoli soltanto di non aver capito in tempo i danni provocati principalmente da un sistema finanziario sempre più avido oltre che malato.
Ringrazio nuovamente, tutti coloro che hanno compreso per tempo l’importanza che oggi può avere il mettersi insieme di fronte alla crisi, dialogare con le istituzioni in maniera costruttiva e mettendo sotto gli occhi di tutti la reale situazione economica del paese, che ormai sempre più spesso non coincide con quanto i media ufficiali, vogliono farci credere con la complicità di quei giornalisti che in ogni caso, la crisi continuano a vederla dalla finestra o come occasione per scrivere qualche articolo da aggiungere ai loro “curriculum”.
Non è mai troppo tardi, insieme possiamo uscire da questa crisi di cui non siamo responsabili, iscriviti anche tu ad Impresecheresistono per non sentirci sempre e soltanto rispondere che abbiamo il debito pubblico a 1800 MLD di euro, che per noi non c’è nemmeno un centesimo e se non si cambia qualcosa, mai ci sarà.

giovedì 10 dicembre 2009

La rana bollita ...di G. Morstabilini

Dall’allegoria della Caverna di Platone a Matrix, passando per le favole di La Fontaine, il linguaggio simbolico è un mezzo privilegiato per indurre alla riflessione e trasmettere delle idee. Olivier Clerc, scrittore e filosofo, in questo breve racconto, attraverso la metafora, mette in evidenza le funeste conseguenze della non coscienza del cambiamento, che infetta la nostra salute, le nostre relazioni, l’evoluzione sociale e l’ambiente. Un condensato di vita e di saggezza che ciascuno potrà piantare nel proprio giardino per goderne i frutti. La ranocchia che non sapeva di essere cotta Immaginate una pentola piena di acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia. L’acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare. La temperatura dell’acqua continua a salire. Ora l’acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po’ affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa. Ora l’acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita, allora sopporta e non fa nulla. La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire. Se la ranocchia fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola. Ciò dimostra che, quando il cambiamento avviene in modo lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando. Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura indifferente la maggior parte delle persone. Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche. Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono in grado di distinguere le cose … Quando ho parlato di queste cose per la prima volta era per un domani. Ora è per oggi!!! Coscienza o cottura, bisogna scegliere! Allora se non siete, come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi. Forza: tutti a Milano. Giovanni Morstabilini

mercoledì 9 dicembre 2009

Articoli di oggi 9 Dicembre

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S&P abbassa outlook Spagna, Milano accelera al ribasso

Dopo l'alert sulla Grecia, Standard & Poor's ha rivisto l'outlook della Spagna a negativo da stabile, confermando nello stesso tempo il rating AA+ a lungo termine e quello A-1+ a breve. Rispetto al quadro di inizio 2009, quando è stato ridotto il rating del Paese, "crediamo che la Spagna vivrà un deterioramento più pronunciato e persistente delle sue finanze pubbliche e un periodo più prolungato rispetto ai suoi pari di debolezza economica", sottolinea la società di rating.

L'agenzia di rating non ha, tra l'altro, escluso un eventuale rischio di abbassamento del rating nei prossimi due anni. La Commissione europea per la Spagna stima un deficit a 10,1% l'anno prossimo e a 9,3% nel 2011. A novembre Bruxelles ha chiesto alla Spagna un taglio del disavanzo pari all'1,75% del Pil entro il 2013 a partire già dal 2010.


http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200912091534444021&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=S&P%20abbassa%20outlook%20Spagna,%20Milano%20accelera%20al%20ribasso

ALTA VELOCITA’/ Ma quanto ci costano i treni veloci?
Presto si andrà in tre ore da Milano a Roma. Benissimo per gli utenti: la linea è la “spina dorsale del paese”, e comunque si è finita un’opera di cui un pezzo era già fatto, la tratta Bologna-Roma. Il traffico non mancherà certo (anche se probabilmente meno di quanto si possa credere: l’alta velocità per una buona parte di quell’utenza, cioè quella che ha molta fretta, c’era già, e si chiamava aereo, senza costar nulla allo stato).

I costi di costruzione però sono stati astronomici, tre volte quelli di linee analoghe negli altri paesi europei. Bastava per esempio ridurre un po’ il diametro delle gallerie sulla Bologna-Firenze (previste per merci che non ci passeranno mai), per ridurne nettamente i costi. Ma si sono sempre e comunque fatte le scelte più costose, tanto lo stato paga tutto, e non tutti hanno pianto per questi extracosti (si ricorda che i costi dell’opera non verranno pagati dagli utenti, ma da tutti i cittadini attraverso le tasse). Che poi la mano pubblica debba pagare i costi all’utenza che ha fretta (i redditi medio-alti che potevano pagarsi l’aereo), non è del tutto convincente sul piano distributivo.

Come si è detto, le merci non viaggeranno mai sulle linee AV, sia perché le merci che viaggiano in ferrovia non hanno fretta (in Francia, patria dell’AV, le linee non ne consentono neppure il passaggio), sia perché il transito costa più caro, sia perché la capacità sulle linee storiche è esuberante.


http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/9/ALTA-VELOCITA-Ma-quanto-ci-costano-i-treni-veloci-/54165/

Top-Ten Default
http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2009/12/top-ten-default.html

Piccoli, brutti, sporchi, cattivi e pure evasori ( lettera al Ministro Tremonti).......di R. Alabiso


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Egr. Ministro Tremonti, non avrei mai voluto trovarmi a scrivere quanto sto per dirLe e forse preferirei dare un titolo diverso a questa lettera, ma mi pare di essere considerato alla stessa stregua di quel lavoratore che da 25 anni, ma specialmente negli ultimi, cerca non senza fatica, di far quadrare i conti, tra tasse, contributi e impegni burocratici sempre crescenti, il cui enorme carico non si spiegherebbe senza un fisco che considera da sempre chi lavora autonomamente, un evasore per definizione. Sono ancora oggi un artigiano e vivo a Palermo, città a vocazione prevalentemente amministrativa e impiegatizia, dove apparentemente la crisi economica sembra non essere arrivata, tranne volere accorgersi della chiusura giorno per giorno, di negozi o piccoli laboratori artigiani. Da queste parti le crisi sono sempre state di casa, per la verità molte microimprese "artistiche" come la mia, una situazione economica difficile l'hanno sempre vissuta e solo per brevità non gliene elenco i motivi; questi del resto, sono ampiamente descritti e sviluppati in migliaia di saggi interventi e pubblicazioni che si susseguono ininterrottamente sin dal dopo guerra sulla famosa questione meridionale.

E’ certo superfluo ricordarLe che nella nostra regione la disoccupazione supera di gran lunga la media nazionale ed i giovani, appena possono se ne vanno; anche mio padre lo fece cinquanta anni fa, così che mi viene da credere che nulla da allora sia cambiato, e non sarà un ponte o la promessa di una sua realizzazione in un momento così sbagliato a farmi cambiare idea. In più, come anche Lei in diversi interventi degli ultimi mesi ha avuto modo di ribadire, dobbiamo riconoscere che questa è una crisi globale, diversa dalle precedenti, la peggiore dopo quella del ‘29 e di cui ancora non si prevedono le conseguenze. E’ certo però, che difficilmente il mondo potrà ritornare ad essere come prima, l’asse economico negli ultimi decenni si è spostato a causa di uno sviluppo inarrestabile dei paesi asiatici e forse a causa del non adeguato sistema politico-industriale dell’occidente, Stati Uniti in testa. Poi, o prima, la finanza globalizzata ha fatto e sta continuando a fare il resto. L’ho ascoltata su questi temi anche al Meeting di Rimini, dove fu invitato anche il Governatore Draghi, devo confessarLe che sin d’allora mi è stato chiaro che imprese come la mia non avrebbero ricevuto alcun sostegno concreto, e purtroppo per me, questo si è avverato puntualmente. Riconosco comunque che il Governo si è mosso nella direzione di attenuare, per un certo periodo, le gravi difficoltà cui si sono venuti a trovarsi centinaia di migliaia di lavoratori, da cui per conformazione rimango escluso, con ammortizzatori sociali ed altri interventi per le piccole e medie imprese, come moratoria sui debiti con le banche, o i bond che dal Suo traggono il nome, che non hanno però, per quanto mi risulta, raggiunto nemmeno sufficientemente gli scopi prefissati.

Almeno, per le aziende che ne avrebbero avuto più bisogno e di queste molte non riescono a ottenere più credito, così che è stato previsto uno sgravio fiscale per le banche che erogheranno prestiti alle imprese, come se ciò fosse un’eccezione da premiare e non il compito per cui esistono. Ma il segno peggiore dell’accanimento nei confronti di queste, è che l'Agenzia delle Entrate, prevedendo o meglio, costatando la riduzione del gettito fiscale, abbia deciso recentemente, come si legge in un documento reso noto con comunicato stampa, come reagire circa gli “Omessi o insufficienti versamenti d’imposta, mettendo in pista, riporto dal titolo del provvedimento, una nuova campagna di controlli”, che sembra una sorta di guerra preventiva a quelle piccole aziende manifatturiere rimaste numerose sul territorio nazionale, che già per conto loro si trovano in grave disagio dopo un anno di fatturato ai minimi storici. Mi viene sinceramente difficile accettare, avendo da sempre sostenuto questo governo, illuso che avesse interesse e a cuore la PMI in Italia, non aver capito per tempo, come ogni sforzo sia sempre stato proteso a sostenere soltanto grande industria, capitali, multinazionali e interessi di soliti noti o ignoti. In Sicilia è in ginocchio anche l'agricoltura, produrre il grano o l’uva costa più del prezzo di vendita e per il piccolo commercio, basti sapere che a Palermo saranno costruiti nei prossimi mesi, oltre ai tanti che già ci sono e all'ultimo ipermercato inaugurato la scorsa settimana con 125 negozi all’interno, oltre bar, sale cinematografiche e quant’ altro, tre nuovi grandissimi centri commerciali che daranno il colpo di grazia alle ultime botteghe rimaste non solo in città, ma anche in provincia, considerato che il mercato soffre del costante e progressivo ridursi della domanda. Una delle cause della mia difficile situazione è stata, infatti, l'impoverimento delle famiglie cioè la gran parte dei miei potenziali clienti, il cui reddito negli ultimi anni è stato rosicchiato man mano da una serie di aumenti riguardanti beni primari, utenze domestiche e imposte. Sino a qualche anno fa, era possibile risparmiare qualcosa dallo stipendio e investirlo per abbellire la propria abitazione con prodotti artigianali, quali vetrate artistiche, mobili fatti su misura, armadi a muro, lavori di ferro battuto, intarsi in legno nonché oggetti d'arredamento realizzati a mano ecc., oggi qualsiasi spesa del genere viene considerata “superflua” e rimandata a data da decidere.

Altri committenti erano i parroci, ma oggi impiegano giustamente le offerte dei fedeli per aiutare famiglie più disagiate; Le garantisco che in Sicilia sono in forte aumento (vedi ultimo resoconto del Banco Alimentare). Pertanto Le chiedo, qualora avesse l'opportunità ed il tempo di leggermi, di valutare un’ipotesi di riduzione dell’ Iva, prima sia troppo tardi per tante piccole aziende, sui manufatti artistici, per tentare di mantenere una tradizione e una cultura del lavoro che ha resistito in Italia sino ad ora. Potrebbe essere questo un segno di riconoscenza a quanti “soffrono” per mantenere aperti in questa crisi, che non è per nulla alle spalle, laboratori ormai storici, di cui molti già sostituiti da negozi cinesi che ci invadono con prodotti, che dire scadenti, è un complimento. Inoltre una moratoria o meglio ancora una contribuzione Inps, Inail Tarsu ecc. parametrata agli utili se questi ci saranno nei prossimi anni. Solo così potremo evitare la chiusura di altre piccole realtà artigiane nei prossimi mesi, e le stesse seppur in modo ridotto, potranno continuare a contribuire al fabbisogno della spesa statale senza incrementare ulteriormente la disoccupazione. Non vedo altre soluzioni valide, almeno dalla posizione in cui mi trovo.
Sono rimasto molto contrariato inoltre, perché agli inizi di quest’anno ho ricevuto da parte di Inps, attraverso la Serit Sicilia e dall’Agenzia delle Entrate, l’ingiunzione al pagamento di somme non versate che tra more spese e interessi si sono incrementati del 200%. Ci sono, ovviamente, norme che regolano le sanzioni e gli interessi per gli omessi o tardivi versamenti a prescindere dalle cause, ma ciò che veramente mi fa innervosire, per usare un eufemismo, è che per recuperare 3,7 MLD di euro, siano state previste sanzioni del 5% ai grandi evasori per somme che io non guadagnerei in tutta una vita o forse più. Vorrei spiegata, ove fosse possibile, qual’è la morale o la logica di un provvedimento simile, considerando ogni mese, da gennaio 2009, l’incremento del debito pubblico per una cifra maggiore di quella recuperata con lo scudo fiscale. Io invece sono costretto ogni mese e per altri due anni, a pagare in condizioni di estrema difficoltà, circa 250 euro soltanto per sanzioni e interessi; di contro chi ha evaso milioni di euro è premiato con una penale del 5%. Ritengo, di avere diritto a una risposta chiara e plausibile da un Ministro della Repubblica che ha voluto lo scudo per questi egregi signori, non piccoli, brutti, sporchi, cattivi e pure evasori che non hanno potuto versare per tempo tasse o contributi.

Ciò detto, mi auguro che possiamo essere in tanti all'incontro nazionale di Milano nei giorni 11 e 12 Dicembre, promosso da un gruppo d’imprenditori provenienti dalle diverse regioni italiane che ha come titolo ben esplicito IMPRESECHERESISTONO DAY.

martedì 8 dicembre 2009

Articoli di oggi 8 Dicembre festa dell'Immacolata

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A NOVEMBRE L'AMERICA HA PERSO 255.000 POSTI, NON 11.000. QUALCUNO MENTE?
Dati del governo sballati? La tendenza a stravolgere le letture preliminari ha visto un picco a settembre e ottobre, con una revisione al ribasso di 203.000 posti di lavoro. Si tratta di un peggioramento del 45% rispetto ai risultati preliminari.
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=828316

lunedì 7 dicembre 2009

Articoli di oggi 7 dicembre

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A rischio oltre 40 milioni di posti di lavoro nel mondo

Oltre 40 milioni di persone potrebbero uscire dal mercato del lavoro, nel mondo, se non saranno adottate e, in alcuni casi prolungate, le misure adeguate. È quanto sostiene il Rapporto dell'Ilo, l'organizzazione Internazionale del Lavoro, 'World of Work Report 2009: The Global Jobs Crisis and Beyond (Mondo del lavoro 2009: la crisi globale dell'occupazione e oltre).

Secondo il rapporto una sospensione prematura delle misure di stimolo, adottate in risposta alla crisi economica globale, potrebbe ritardare di anni la ripresa dell'occupazione e rendere la fase iniziale della ripresa economica «fragile e incompleta».

Prosegui la lettura

domenica 6 dicembre 2009

OTTIMISTIMISSIMI.....di R.Alabiso

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In questi giorni farsi prendere dallo scoraggiamento è piuttosto facile. Sta finendo un altro anno ed è il momento di tirare le somme. Come possiamo vedere, non siamo completamente in bancarotta, l’Italia ha retto bene alla crisi, non siamo tutti sul lastrico. Anche le borse hanno tenuto l’impatto con l’ultimo “tsunamino” Dubai, 50 0 100 mld di dollari sono quisquilie confronto a ciò che è accaduto un anno fa; la Fiat ha venduto il 27,7 % in più di autovetture e le moto, anch’esse incentivate, hanno fatto l’exploit. La ripresa industriale, ha detto la Marcegaglia, si è consolidata e per aggiungere rose e fiori a radio Sole 24ore in una trasmissione dedicata alle spese natalizie, si affermava che le previsioni di spesa a famiglia per Natale sarebbero state maggiori rispetto lo scorso anno cioè, circa 1250 euro. Ieri inoltre è stata inaugurata la tratta Milano Torino e Berlusconi ci ha rassicurato: "il peggio della crisi economica e' alle nostre spalle, stiamo vedendo la ripresa ma la velocita' di questa dipende anche da come si vedono le cose e l'ottimismo e' importante". Si dice che saranno stanziati, 1,5 mld per il Ponte sullo stretto, , le banche reggono bene e se daranno credito alle Pmi otterranno anche degli sgravi fiscali, la disoccupazione cresce, ma meno che negli altri paesi europei, gli ammortizzatori sociali hanno funzionato, il Governo ha tratto ulteriore forza dalle dissennate sparate di Spatuzza, il BDay è passato, come tante altre manifestazioni pacifiche di lavoratori che rischiano di perdere il posto. Insomma tutto va bene. Va bene per il 72% della popolazione, che non è poco. Il restante 28% circa venti milioni di persone hanno qualche problemino, che volete che sia quando c’è un’ aria di ottimismo che domina su tutto. E’ la stessa cosa che vedere i negozi addobbati con le luminarie ,danno quel senso di festosità che fa dimenticare tutte le preoccupazioni, e ti inducono a spendere e comprare così da agevolare la ripresa.
E così, tra una notizia e un'altra, leggo che anche negli Stati Uniti a Novembre i disoccupati sono soltanto 11.000 in più, mentre le stime erano 15 volte tanto cosicchè anche le borse europee sono trainate da questi dati positivi, cioè i senza lavoro non sono il 10,2 ma il 10%. Porca miseria !! Soltanto quindicimilionitrecentosettantacinquemila, così pochi che Wall Street e le borse europee, come dicevo hanno brindato all’evento. In Italia invece sono ormai circa duemilioni e solo nel 2009 sono venuti a mancare 760.000 posti di lavoro. C’è da esser, non ottimisti ma di più, ottimistimissimi, altrimenti sarà proprio un bel tonfo!!

Scusatemi, mi sembra che siamo tutti un pò impazziti.

sabato 5 dicembre 2009

Articoli di oggi 5 Dicembre

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Dopo un anno di crisi, artigiani nel guado
VARESE - Nell'ultima settimana di novembre, la Cna di Varese ha nuovamente acquisito, per la sesta volta nel 2009, le sensazioni delle imprese associate in merito alla loro percezione della crisi.

Dai risultati, comparati con quelli pervenuti nell'arco dell'anno emerge la conferma della pesantezza e della persistenza della crisi anche se le risposte pervenute sembrerebbero lasciar intravvedere lo spiraglio di un lievissimo miglioramento, per altro da collocare in un quadro generale ancora fragile e insicuro.

2009 POSITIVO PER 1 SU 20

Secondo l'ultima rilevazione quasi un terzo delle imprese ha classificato l'anno che volge al termine un periodo di profonda crisi, mentre la metà l'ha vissuto come una fase di difficile transizione; solo il 16% ha mantenuto i livelli di operatività dell'esercizio precedente e solo una su venti potrà archiviare il 2009 con un segno positivo. Il confronto con la rilevazione precedente, effettuata a fine settembre, registra un 54% di imprese rimaste sui livelli produttivi di allora, un 36% che lamenta un'ulteriore contrazione e poco più di un'impresa su dieci che segnala incrementi.

BOCCIATE LE MISURE ANTICRISI

Continua a rimanere estremamente negativo il giudizio delle imprese sulle misure anticrisi assunte dalle Istituzioni: quasi tre su quattro (il 72,11%) le ritengono inadeguate ed inefficaci, a fronte del 4% di chi invece le ha valutate, se non efficaci, quanto meno tempestive e utili.

Alla domanda sulla percezione delle priorità di intervento ......

http://www.varesenotizie.it/economia/economia/45230-artigiani-in-crisi.html

venerdì 4 dicembre 2009

Da ICRLOMBARDIA

Siete preparati ad affrontare la nuova ondata di controlli che verrà scatenata nei riguardi dei piccoli imprenditori in crisi di liquidità da un anno? Verso piccole aziende che lottano per mantenere i propri dipendenti e contro la chiusura forzata che i numeri imporrebbero. Beati quelli che scudano al 5%, avranno un mare di liquidità a costo zero da sbatterci in faccia … e noi avremo i controlli…Fantastico questo fisco.
Non vi sembra di avere qualche cosa da obiettare? Restate pure nelle vostre aziende aspettando la luce… una luce certo arriverà anche per Voi.
Questo è l’aiuto che il nostro governo ci offre…. ma a quanto pare, a molti va bene così. Fortunati Voi…
W L’ITALIA


leggi qui sotto dall' Agenzia delle Entrate
http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/ebc2c244652f19e/269_Com%20%20st%20Controlli%20versamenti%2030%2011%2009.pdf

Articoli di oggi 5 Dicembre

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Rapporto Censis
Crisi, bruciati oltre 760mila posti


Per l’84% sono lavoratori dipendenti. Male soprattutto edilizia e industria. "Il sistema italiano ha retto meglio di altri paesi Ue, ma ci sono preoccupanti segnali di affanno". Soffrono Nord e Sud, tiene il Centro

Sono oltre 760mila i posti di lavoro persi in un anno a causa della crisi tra licenziati, messi in mobilità, contratti interrotti o chiusure di aziende. Dipendente (83,9 per cento), uomo (56,4 per cento) e residente al Nord o al Sud, questo l’identikit di chi soffre di più. Circa il 42 per cento di chi oggi è senza impiego lavorava nell’industria della trasformazione (27,1 per cento) e nell’edilizia (15,1), il 14,5 per cento nel commercio e il 9,1 nei servizi alle imprese. È quanto emerge dal 43esimo Rapporto Censis sulla situazione del paese. A questa platea “già numerosa - sottolinea il rapporto - si aggiungono quanti, pur occupati, lavorano a regime ridotto”: sono risultate infatti circa 310mila le persone che nella settimana in cui sono state intervistate non hanno lavorato, mentre circa 415mila l’hanno fatto ma per meno ore del solito. Si tratta per lo più di lavoratori dipendenti, in cassa integrazione o mobilità (quasi 350 mila) e sono concentrati soprattutto al Nord (65 per cento), segno di come in quest’area del Paese “il sistema, che pure ha tenuto - viene sottolineato - stia però registrando preoccupanti segnali di affanno”.

“IL SISTEMA TIENE”. Fino a oggi “il mercato del lavoro in Italia ha tendenzialmente retto, o almeno .....
http://www.rassegna.it/articoli/2009/12/4/55802/crisi-bruciati-oltre-760mila-posti


Roma/ Gli usurai avvoltoi ad EquitaliaGerit
Gli avvoltoi non si accontentano di aleggiare sulla preda. Ora la cercano prima ancora che sia morta. Ecco gli usurai a Roma, stanati dal cronista di Affaritaliani, direttamente nel salone della società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate, la EquitaliaGerit.
Sono le 9 del mattino di martedì 17 novembre; la cabala non aiuta. Il cronista, pressato da una cartella e dalla minaccia di dover pagare salata una dimenticanza, entra nel grande salone di via Cristoforo Colombo, al civico 271. È l’ora di punta e la fila è lunga. Volti scuri, denti digrignati: questo è il girone infernale dove si paga e basta. E a nulla valgono le scuse. Troppo tardi, quando Equitalia chiama non resta che la resa.
Il salone è da oltre 600 persone. Molti seduti, tanti in piedi ad aspettare una fila che è veloce sole alle casse. Qui si “versa il sangue” e quindi si fa presto. Invece quando si chiede di capire chi e cosa hanno causato la notifica c’è da aspettare. Non molto, in verità. A dispetto della giovane età, il manipolo di ragazzi agli sportelli la sa lunga e sa anche bene come difendersi dagli insulti che volano e prendere le distanze dalla disperazione delle persone alle quali la macchina è stata bloccata dal fermo amministrativo, oppure hanno aperto la porta all’ufficiale giudiziario.

Senza liquidi in tasca, magari disoccupati, le prede sono lì ad attendere. In fila. Alle 10 una donna bionda, sulla cinquantina, in tuta da ginnastica un po’ trasandata, si avvicina ai più disperati che in genere sono donne sole. E’ il primo avvoltoio che studia la preda, la ascolta facendo finta di leggere il giornale e alla fine chiede: “Ma cosa è successo”. E giù il diluvio......

http://www.affaritaliani.it/cronache/roma_usurai_avvoltoi_all_agenzia_delle_entrate031209.html


Censis, 30% famiglie stenta a fine mese

Oltre un milione in povertà alimentare, 760 mila posti persi per la crisi
ROMA - Più di una famiglia su quattro arriva a stento a fine mese. E per coprire le necessità quotidiane è costretta ad ingegnarsi attingendo così ai risparmi accumulati nel tempo, dilazionando i pagamenti o chiedendo un prestito. A guidarle, una comune strategia: tagliare su tutto, mettendo al bando gli sprechi e ridefinendo i propri consumi. In una corsa sempre più alla ricerca delle offerte e dei prezzi più convenienti, in cui anche il carrello della spesa e la casa diventano low cost. Mentre si dice addio ai vizi che costano troppo, sigarette in testa. A fotografare "la stressata resistenza" delle famiglie italiane ma anche le nuove abitudini su cui la crisi le ha instradate è il rapporto 2009 del Censis dedicato alla situazione sociale del Paese. Dall'indagine .......
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2009/12/04/visualizza_new.html_1623925019.html

Senza manovra sul debito pubblico, crisi peggiore
............ le conseguenze della crisi sull’economia reale sono ancor più protratte nel tempo, quanto più i paesi evitano ristrutturazioni forzate del debito pubblico, passando per default pilotati dai quali si esce con operazioni straordinarie. E’ una conclusione che vale molto per l’Italia, che ha un debito pubblico elevato precrisi e che sta spendendo assai meno dei paesi concorrenti, ma che cresceva già troppo poco rispetto a tutti i Paesi avanzati. Politici seri, oggi, metterebbero in conto seri sgravi fiscali in concomitanza di una manovra straordinaria sul debito pubblico. Non si vede né l’una né l’altra cosa, all’orizzonte italiano. A tempi straordinari, risposte straordinarie. Non il mero gallegiamento, spacciato per virtuosa prudenza.
Leggi l'articolo al link
http://www.chicago-blog.it/2009/12/04/senza-manovra-sul-debito-pubblico-crisi-peggiore/#more-4135

NON E' GIUSTO (aggiungi anche il tuo Non è giusto)


INVITO A SCRIVERE I VOSTRI "NON E' GIUSTO": postateli nei commenti, li aggiungerò in coda a questi già scritti.

Non è giusto che in carcere un ragazzo muoia perché non è curato o perché viene bastonato.
Non è giusto non riescendo a pagare le tasse per tempo, sia tartassato con more e sanzioni che raggiungono il 200%.
Non è giusto lo scudo fiscale che perdona i grossi evasori.
Non è giusto che dopo tanti anni di lavoro, mi trovo in crisi a causa di errori di altri
Non è giusto aiutare sempre e solo la Fiat.
Non è giusto che giocando a pallone si guadagnano miliardi.
Non è giusto che i modelli che diamo ai nostri ragazzi da seguire, siano quelli dettati dai “ Grande fratello”
Non è giusto…….

giovedì 3 dicembre 2009

Da Mercato Libero

MERCATO LIBERO HA CONOSCIUTO LUCA PEOTTA IDEATORE DEL MOVIMENTO IMPRESE CHE RESISTONO POCHE SETTIMANE FA.
Il movimento raccoglie moltissimi medi o piccoli imprenditori che resistono tutti i giorni davanti a questa crisi senza precedenti. Ma erano soli, nessuno li aiutava.

-LE BANCHE HANNO CHIUSO LE PORTE IN FACCIA
-IL GOVERNO PREFERISCE ASCOLTARE I LAMENTI DELLA FIAT
-LE REGIONI HANNO ALTRO A CUI PENSARE ECC ECC.
Non parliamo poi di altre organizzazioni simil politiche.

IMPRESE CHE RESISTONO cerca di creare un gruppo numeroso che porti avanti delle iniziative concrete.
MERCATO LIBERO HA DECISO DI APPOGGIARLI.

VENERDI' 11 DICEMBRE SAREMO PRESENTI ALL'INCONTRO A MILANO "IMPRESE CHE RESISTONO DAY"

Venerdi 11 e Sabato 12 Dicembre
Caro Imprenditore/ice,
Vuoi cambiare la prospettiva della tua impresa?
Vuoi confrontarti con Imprenditori provenienti da tutta Italia ?
1.000 aderenti hanno già scelto questo movimento.
Partnership ed Informazione sono i nostri obiettivi: vuoi dire anche tu cosa ne pensi?
PARTECIPA ANCHE TU ALL’EVENTO E CERTAMENTE TROVERAI ALTRI IMPRENDITORI CHE LA PENSANO COME TE !!
Presso il Centro Congressi “Leonardo da Vinci”
Via Senigallia 6- 20161- Milano
www. leonardohotel.com


PER SAPERNE DI PIU':
IMPRESE CHE RESISTONO !



http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/12/imprese-che-resistono.html

Anch'io parteciperò ad IMPRESECHERESISTONODAY

Ciao a tutti, per chi non lo sapesse ancora, confermo la mia partecipazione ad Impresecheresistono Day. E', credo l'appuntamento più importante che riguarda le Pmi e le microimprese come la mia, promosso da un gruppo di imprenditori liberi nell'animo, ma incatenati da una politica economica che dire sorda è un complimento. Io vengo da Palermo, dalla Sicilia dove un gruppo come quello che è nato nell'Italia, dove c'è la maggior concentrazione di PMimprese, non mi può che interrogare sopratutto sul perchè qui nella mia regione, si è sempre preferito il lavoro impiegatizio, statale e regionale o comunale. Però anche qui ci sono imprese che soffrono, e nessuno ne parla. Forse questa è un'occasione per farlo ed anche se dalla Sicilia non verremo moltissimi, io ci sarò. Mi aspetto che gli imprenditori che non sono così distanti geograficamente come me, non mancheranno e saranno numerosi.Ci vediamo a Milano l11 ed il 12 Dicembre p.v.
per informazioni segui il link IMPRESECHERESISTONODAY

mercoledì 2 dicembre 2009

Lavorare è diritto di tutti, anche degli artigiani...di R. Alabiso


Non so in quanti avete il tempo o la voglia di leggere ciò che scrivo, anche se qualcuno di tanto in tanto, mi dice che gli è utile anche il mio punto di vista. Per chi non lo sapesse e legge il blog per la prima volta, sappia che sono un artigiano del vetro, i miei lavori sono per il 99% realizzati con procedimento manuale, le uniche macchine di cui faccio uso sono dei forni per la fusione, un computer e una stampante che uso per riprodurre copia dei bozzetti, disegnati con le matite, per ingrandirli con un proiettore di lucidi.
Lavoravo anche più di nove ore al giorno, compreso sabato mattina e già da più di due anni penso che potendolo fare cambierei mestiere, continuando questo, che mi sono scelto 30 anni fa per vivere, come hobby. Negli ultimi decenni c’è stata, oltre alla crescita della pressione fiscale e degli adempimenti burocratici, una svalutazione del potere d’acquisto delle famiglie, che erano una parte cospicua dei miei clienti, dopo la Chiesa e talvolta gli Enti Pubblici. L’artigianato artistico di qualità è stato fortemente penalizzato, si spendono anche 100.000 euro o anche più per un’auto, e in giro se ne vedono moltissime, oppure per un televisore ultimo modello ultrapiatto, si arrivano a spendere 2 o 3 mila euro, per un cellulare anche 800 ma alcuni prodotti fatti a mano, potrebbero scomparire e nessuno se ne accorgerebbe. Allora è bene capire dove il nodo che va sciolto, cosa va ripristinato perché il lavoro artigianale artistico e fatto a mano, possa continuare ad esistere e far vivere con dignità chi lo svolge, sempre questo interessi ancora chi è sempre più preso da problemi di macro-economia, di rapporti tra stati, dalla globalizzazione ecc. Devo aggiungere, che se una attività come la mia, così piccola, non ce la può fare in un’economia globalizzata perché ancora legata obbligatoriamente ad un modo di produrre, ancora molto simile o addirittura uguale a quello di epoca medievale, non così dovrebbe essere per molte aziende fortemente automatizzate e all’avanguardia che però in questi mesi, rischiano come me la chiusura per mancanza di ordinativi. Sino a qualche anno fa, era per me motivo di vanto e d’orgoglio, eseguire i miei lavori come avrebbe fatto un contemporaneo di San Francesco, Giotto o Michelangelo, senza fare rumore, riflettendo, o ascoltando buona musica; lavorare era bello e qualcosa in tasca rimaneva anche per vivere.
La mia microinpresa si trova in Sicilia, dove dice Marchionne, produrre un'auto costa 1000 euro in più e non posso dargli torto. Pensate che il vetro lo pago circa il 20% in più per il costo del trasporto, e non ho mai ricevuto nessun incentivo o aiuto statale per questo. La ditta Averna ha annunciato oggi di trasferire la produzione in provincia di Modena, e anche se ciò non può che lasciare l'amaro in bocca, sono certo sia stata una scelta obbligata, del resto se accade per la Fiat avere costi maggiori dovuti alla mancanza d’infrastrutture, l'Amaro Averna per la sua posizione geografica, al centro della Sicilia, si trova ulteriormente svantaggiata. Di queste aziende, nei giornali si parla, sono grandi, fanno rumore, ma di tante altre piccole realtà, che davano lavoro a tante famiglie, non ultimo in agricoltura, nessuno ne parla.
Non so cosa potrà cambiare realmente in questo paese, e se riusciremo a indurre chi ha gli strumenti idonei, a far sì che le PMI siano finalmente valorizzate per ciò che sono, detassandole e levando loro di dosso il carico enorme di cui sono gravate già da anni, ma che con la crisi risulta insostenibile sino a schiattarle come già succede.
Per chiudere, aggiungo che questa settimana a Palermo, a Brancaccio, per saperlo il quartiere dove fu assassinato Padre Puglisi, ha aperto il più grande Ipermercato della Sicilia, 125 negozi oltre a sale cinematografiche bar ecc.; il giorno dell’inaugurazione, la folla era tale che ci sono state zuffe tra coloro che non potevano mancare a un evento così straordinario. Che oggi ancora mi chieda il perchè sarò probabilmente costretto a chiudere bottega è come minimo una domanda ingenua.

La crisi economica per me non è per nulla alla spalle, anzi ci si continua ad indebitare per tenere in piedi l’attività. Invito tutti gli imprenditori, anche gli artigiani a partecipare all’IMPRESECHERESISTONO DAY che si terrà nei giorni 11 e 12 Dicembre prossimi a Milano.

Articoli di oggi 2 Dicembre

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AVERNA: L'AZIENDA NON LASCIA CALTANISSETTA,"L'AMARO PRODOTTO QUI"


Palermo, 2 dic. - La famiglia Averna continuera' la produzione dello storico amaro nello stabilimento di Caltanissetta. La precisazione arriva dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla presunta chiusura dello stabilimento nisseno. In realta', non e' intenzione del gruppo trasferire la produzione. "Negli oltre 140 anni di attivita' l'azienda ha sempre voluto mantenere saldi i suoi legami con il territorio ed il suo luogo di origine, mantenendo la direzione strategica dell'azienda a Caltanissetta", si legge in una nota. Pertanto tutto il processo produttivo del suo prodotto leader, l'Amaro Averna, continuera' a svolgersi nella sede di Caltanissetta, mentre la sola fase di imbottigliamento verra' concentrata nel moderno impianto che il gruppo possiede a Finale Emilia (Modena)


http://www.agi.it/food/notizie/200912021632-eco-rt10102-averna_l_azienda_non_lascia_caltanissetta_l_amaro_prodotto_qui

MIOPIA GLOBALE: 2010 ANNO DELLA VERITA'!

Nella miopia, gli oggetti tendono ad apparire sfocati e solo quando essi sono vicini, la visione migliora e diventa più nitida. Ci vorrà del tempo ma piano, piano, lentamente, la realtà fondamentale assumerà contorni sempre più definiti.
Un indice ISM manifacturing che stupisce negativamente, anche il sottoscritto, con una occupazione che torna ad arretrarere anticipando un dato occupazionale per venerdi non certo entusiasmante e una nuova e salutare ondata deflativa sulle illusioni di prezzi in continuo aumento. Purtroppo anche il settore manifatturiero conferma una anemica ripresa senza occupazione. Gli inventari nel frattempo continuano a raccontare la favola della ripresa economica americana.


http://icebergfinanza.splinder.com/post/21799822/MIOPIA+GLOBALE:+2010+ANNO+DELL




Gestione separata INPS: Pacifica occupazione di protesta alla Triennale a Milano


A questo è giunta oggi ACTA e un gruppo di lavoratori autonomi, freelance, professionisti indipendenti che hanno voluto dimostrare il proprio dissenso in merito alla sistematica mancanza di attenzione da parte delle Istutuzioni e del Governo che ha ipotizzato nella costruzione della manovra Finanziaria un innalzamento delle aliquote contributive (di +1,2% oltre all’aumento già previsto dal Governo Prodi per il 2010) per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS.


http://www.humanitech.it/?p=2294&cpage=1#comment-238874

Cresce il sostegno alle partite Iva
«Colonna portante del Veneto»


PADOVA — Rischiava di es sere dimenticato dalla crisi. Spazzato via, come una foglia secca in autunno. E’ il popolo delle Partite Iva, quello che il direttore del Corriere della Se ra, Ferruccio de Bortoli, ha ri battezzato «generazione pro pro», ovvero produttori e pro fessionisti. Anche grazie alla campagna avviata a livello nazionale dal «Corriere», poi proseguita a Padova con un talk-show al Pedrocchi organizzato dal «Corriere del Veneto» (in col laborazione con «Antenna Tre»), il popolo delle partite Iva è tornato a far parlare di sè. E’ arrivato il sindacato (Fel sa- Cisl) con 5 mila iscritti, ci sono state adesioni inaspetta te e chiacchierate come quella di Luca Casarini, leader dei no global. Restava da capire la percezione dei nordestini sui «pro pro» ed è per questo che il «Corriere del Veneto» ha commissionato a Panel Data un sondaggi.....

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2009/1-dicembre-2009/cresce-sostegno-partite-iva-colonna-portante-veneto-1602087534288.shtml

martedì 1 dicembre 2009

LAVORARE E' UN'IMPRESA

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=cosistannolecose&video=33616

Articoli di oggi 1 Dicembre

Fisco: parte la campagna anti-furbi

Verifiche a tappeto sui furbetti del fisco, cioè sui contribuenti che dichiarano il giusto ma poi non versano l’importo dovuto scommettendo sui tempi lunghi dei controlli. L’Agenzia delle Entrate ha messo in pista una nuova serie di verifiche contro gli omessi o insufficienti versamenti d’imposta, in particolare contro le società che trattengono le imposte ai propri dipendenti ma poi non le versano o che smettono di pagare l’Iva.
http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo467407.shtml
ED ORA ATTENZIONE A QUANTO SOTTO:
Ora chi si vuole mettere in regola con pagamenti in ritardo puo’ versare entro la scadenza della dichiarazione successiva con una mini sanzione pari ad un decimo del minimo, in pratica il 3%. A questo deve aggiungere gli interessi legali. In momenti di crisi, invece di chiedere un prestito in banca, l’inghippo dei versamenti ritardati consente di mantenere liquidita’ con un inghippo che – se non scoperto – potrebbe apparire concorrenziale.
Questo è il succo di mesi di richieste e di solleciti da parte delle Pmi italiane al governo, richieste di riduzione del carico fiscale e richieste di iva per cassa, giustificate da cali impressionanti di fatturato, giustificate dal fatto che vogliamo continuare a mantenere l’occopazione, giustificate dal fatto che il credito bancario è divenuto oramai una chimera.
Come ha risposto il nostro governo alle nostre più che lecite ed onorevoli richieste? Con uno scudo fiscale per grandi grandissimi.............



http://icrl.wordpress.com/2009/12/01/riflettere-per-smettere-di-subire-ne-abbiamo-abbastanza/#respond




Spagna, Pmi novembre scende a 45,3 da 46,3 a ottobre

MADRID, 1 dicembre (Reuters) - Il settore manifatturiero spagnolo si è contratto a novembre più rapidamente dei mesi precedenti, secondo l'indice Pmi che è sceso sul livello minimo dallo scorso giugno.

L'indice è calato a 45,3 a novembre da 46,3 in ottobre, il che significa che il Pmi, indicatore che misura l'andamento della manifattura, è sotto il livello di 50 (sopra il quale c'è espansione economica) da due anni......
( chissà noi come siamo messi?)
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITGEE5B00GC20091201




Le bolle speculative? Le ha inventate Enrico VIII



Questo anno ricorre il cinquecentesimo anniversario dell’ascesa di Enrico VIII al trono di Inghilterra. Secondo l’opinione di alcuni, il turbolento governo esercitato da Enrico spogliò il cattolicesimo corrotto del potere e delle ricchezze a vantaggio della Chiesa d’Inghilterra (della quale si era proclamato capo supremo) e dei suoi uomini liberi.

In realtà, l’interruzione dei rapporti con Roma e la soppressione dei monasteri nel Paese tolsero di mezzo i pilastri chiave che resistevano al potere del nazionalismo, dell’assolutismo e del capitalismo. Questo momento-chiave della storia ha in serbo lezioni di grande interesse per la religione, la politica e l’economia di oggi.

L’Inghilterra cessò di far parte di un impero medievale immenso, che si estendeva nell’Europa al di qua e al di là della Manica, e diventò invece uno Stato nazionale indipendente, sovrano, libero dalla “autorità di qualsiasi potentato straniero” - soprattutto dal Papa. Se mai si fosse perplessi circa le origini dell’euroscetticismo inglese, la risposta andrebbe cercata nella Riforma Protestante.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/1/FINANZA-1-Le-bolle-speculative-Le-ha-inventate-Enrico-VIII/52793/


I “fondi avvoltoi” fanno festa a Dubai

George Orwell diceva che «nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E aveva ragione. Da vendere. Pensiamo alla crisi finanziaria di Dubai World, la holding finanziaria dell'emirato del Dubai che ancora ieri ha fatto sentire i suoi strascichi sui mercati e fatto tremare le vene ai polsi a molti.

Anche il sottoscritto, giovedì scorso, si era spaventato: i tempi sono quello che sono e cosa ci sia dentro le scatole cinesi dei fondi arabi è davvero impossibile saperlo. Temevo, lo ammetto, un effetto domino devastante e quasi immediato...............

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/1/FINANZA-2-I-fondi-avvoltoi-fanno-festa-a-Dubai/52748/

sabato 28 novembre 2009

PMI/ Perché lo Stato non paga i suoi debiti e dà una mano alla crisi?

All’interno della grande crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, è compresente una moltitudine di “microcrisi”, anzi sarebbe più opportuno dire che la grande crisi genera microcrisi che hanno la forza di distruggere ricchezza, di interrompere attività produttive, di creare disoccupazione, di rallentare lo sviluppo e soprattutto di creare condizioni di aeticità nell’economia di tutti i giorni. La grande crisi ha preso origine da scelte profondamente aetiche o meglio, da scelte che si ispirano a quei principi (ontologicamente non etici) per cui «gli affari sono affari» e «i soldi non hanno odore».
Sono queste due locuzioni banalmente comuni,.................


http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/28/PMI-Perch-lo-Stato-non-paga-i-suoi-debiti-e-d-una-mano-alla-crisi-/52199/

“Noi dipendenti in cassa integrazione faremo la Colletta”

Che questo sia un periodo difficile e critico per molti lavoratori lo vediamo tutti. Ce lo dicono i dati sulla disoccupazione, sull’aumento del ricorso alla cassa integrazione e lo osserviamo nelle immagini di manifestazioni di dipendenti che a volte arrivano ad atti dimostrativi come, per esempio, salire sul tetto della propria azienda. Ma tra questi volti c’è anche una storia particolare. È quella che ci racconta Valeriano Sottura, delegato della Rsu della Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, provincia di Milano.

Fino a marzo di quest’anno l’azienda, che produceva semilavorati in leghe preziose, impiegava 123 lavoratori poi è arrivato il fallimento. Ma per capire meglio la situazione bisogna partire esattamente da un anno fa: novembre 2008. «Allora, il proprietario - racconta Sottura - ci ha chiesto di slittare il pagamento dello stipendio di qualche giorno. A dicembre, non avevamo visto ancora niente in busta paga, nemmeno la tredicesima. Siamo andati avanti così fino alla terza settimana di marzo, perché da gennaio c’era stato detto che esisteva un concordato preventivo con un’azienda slovena».

Purtroppo però si rivela tutta una farsa. «Ci siamo informati e abbiamo scoperto che questa azienda aveva un capitale sociale versato di 8.000 euro e un solo dipendente. Come poteva salvarci?». Un grosso abbaglio anche per il giudice che aveva autorizzato la procedura. «Lo abbiamo avvisato e così ha dovuto dichiarare il fallimento dell’azienda. Ma proprio il giorno prima il proprietario ha portato i libri in Tribunale e quindì è rimasto impunito».

Così terminano 20 anni di lavoro nella stessa azienda, di cui 13 in fonderia......


http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2009/11/27/LA-STORIA-Noi-dipendenti-in-cassa-integrazione-faremo-la-Colletta-/51987/

venerdì 27 novembre 2009

Articoli di oggi 27 novembre


Colletta alimentare in 7.600 supermercati
Secondo la Fondazione per la Sussidiarietà sono più di tre milioni in Italia le persone che faticano a fare la spesa



http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_27/colletta-alimentare_9ec03baa-db2c-11de-abc5-00144f02aabc.shtml


La nuova crisi è arrivata e parla arabo: ecco le prove

Signore e signori, la terza fase di crisi è servita. E per viverne e patirne tutti gli effetti non ci toccherà nemmeno attendere l’esplosione della prima bolla di liquidità all’inizio del prossimo anno: sta per innescarsi un domino di dimensioni spaventose come certificato, per una volta in maniera realistica, dal crollo borsistico di ieri in tutto il mondo - Usa esclusi poiché il Thanksgiving Day ha comportato anche la chiusura di Wall Street.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/27/FINANZA-La-nuova-crisi-e-arrivata-e-parla-arabo-ecco-le-prove/51963/

giovedì 26 novembre 2009

IMPRESECHERESISTONO DAY.....Milano 11/12 Dic.2009

http://icrl.wordpress.com/2009/11/24/impresecheresistono-day/

STRATEGIE E RIPRESA / Orgoglio da Pmi

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-novembre-2009/orgoglio-pmi.shtml

Articoli di oggi 26 Novembre

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Debiti pubblici record,
una bomba sui mercati


Uno spettro si aggira per il mercati (e questa volta spaventerebbe anche Marx ed Engles): lo spettro del debito pubblico. Per contrastare la più grande recessione globale del Dopoguerra c’è chi ha deciso di tagliare le tasse (Germania), chi ha scucito 35 miliardi di «grande prestito per l’avvenire» (Francia) e chi ha dovuto incerottare il suo sistema finanziario statalizzando le banche (Gran Bretagna). Ma il conto da pagare, alla fine, potrebbe risultare molto salato: per salvare l’economia gli Stati hanno dovuto gonfiare a dismisura il debito pubblico.

Secondo le stime dell’Fmi, nei Paesi del G20 salirà nel 2009 al 76,1% del Pil per poi passare all’82,1% nel 2010, fino a toccare l’86,6% nel 2014. Nel 2007, prima della crisi, il debito dei Paesi del G20 risultava pari al 62,4%. Per le economie avanzate del G20 il Fondo stima un debito del 100,6% nel 2009, del 109,7% nel 2010 e del 119,7% nel 2014.



http://www.avvenire.it/Economia/Debiti+pubblici+record+una+bomba+sui+mercati_200911260758595100000.htm




Super-bond miliardari «Né falsi, né autentici»


Una stangata così non s’è mai vista neanche a Hollywood. A oltre sei mesi dal sequestro dei di 134,5 miliardi di dollari, in tagli da 500 milioni e da un miliardo, l’inchiesta della procura di Como sui bond Usa sequestrati a Chiasso non è ancora chiusa. Gli Stati Uniti hanno dichiarato "strumenti fittizi" i titoli chiusi in una cassaforte del palazzo di giustizia. Documentazione bancaria ingannevole, che in comune con l’originale avrebbe però troppi dettagli.

Dalla carta, pressoché identica a quella usata dalla zecca statunitense, alla tecnica di stampa. Perciò le autorità italiane non hanno mai ordinato la distruzione dell’intero incartamento. I titoli o una parte di essi potrebbero davvero essere autentici. Forse stampati da funzionari infedeli della zecca americana. Sarebbe, per intenderci, come se alla Banca d’Italia qualche addetto alla produzione degli euro riuscisse a stamparne per sé alcune mazzette: valuta autentica, ma messa in circolazione senza autorizzazione.......

http://www.avvenire.it/Economia/Superbond+miliardari+N+falsi+n+autentici_200911260805132600000.htm



FINANZA/ L'allarme del Financial Times: l'economia è troppo drogata


Mentre in Italia i giornali sono costretti a dare conto delle baruffe chiozzotte tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta - come se il paese non avesse necessità più impellenti che assistere a uno scontro di ego al governo - finalmente all'estero si comincia a guardare in faccia la realtà di questa nuova fase della crisi e ci si comincia a porre delle domande.......

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/26/FINANZA-L-allarme-del-Financial-Times-l-economia-e-troppo-drogata/3/51694/


L’imprenditore di Padova: per l’azienda ho rinunciato al mio stipendio

A proposito, le banche. Sono il tema più controverso del momento. Lei cosa può dire?

Da imprenditore ne ho un’opinione sempre più negativa. Dicono di voler aiutar gli imprenditori ma non lo fanno, sono invece brave a chiedere firme per impegnare i beni o per fideiussioni personali. Dispiace dirlo, ma se molte società falliscono è proprio per merito loro, perché se uno nel momento di difficoltà cerca aiuto e non lo trova, chi ha i soldi sono proprio le banche.

Le rispondono: non possiamo dare credito a tutti.

D’accordo. Ma se sono già esposto e non so rientrare, o la banca ci rimette tutti i soldi che mi ha prestato, oppure, se ci sono buone garanzie anche fondate, perché no, su una conoscenza personale, perché non può aver fiducia nell’operazione e aiutarmi a rientrare?

Secondo lei è una situazione comune a molti imprenditori?

Per quello che ho modo di vedere nel territorio e tra le persone con cui ho rapporto, tra gli imprenditori sono odiate. Per fare certe operazioni di credito occorrerebbe un ragionamento di lungo periodo, ma è proprio quello che non fanno. Noi stessi abbiamo crediti consistenti che non ci vengono saldati. La risposta delle banche? Sono problemi vostri.



http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/11/26/LA-STORIA-L-imprenditore-di-Padova-per-l-azienda-ho-rinunciato-al-mio-stipendio/3/51754/


“Ho visto a Jerago come sta nascendo la rivolta dei piccoli imprenditori”


La Grande crisi, come giustamente la chiama in questa intervista a Economy Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, giornalista economico tra i più attenti e sensibili ai temi del cambiamento della società italiana e del suo apparato produttivo (e gioca in questo anche la sua formazione culturale all’ufficio studi della Uil di Torino negli anni Settanta); la Grande crisi, dicevamo, ha fatto riemergere uno degli elementi chiave del nostro sistema industriale: la massiccia presenza di piccole e piccolissime aziende e di un autentico esercito di professionisti (il cosiddetto popolo delle partite Iva) che oggi davvero non ce la fanno più e sollecitano con forza una «nuova rappresentanza» nei confronti della politica che sembra averli dimenticati. Di Vico li ha ribattezzati gli «invisibili». E li racconta quasi quotidianamente sul suo giornale.
Invisibili, ma con una gran voglia di farsi vedere.
E si capisce. Se le piccole e medie imprese chiudono,...........

http://www.blogonomy.it/2009/11/25/ho-visto-a-jerago-come-sta-nascendo-la-rivolta-dei-piccoli-imprenditori/

mercoledì 25 novembre 2009

CRISI ECONOMICA: BERSANI, TREMONTI SBAGLIA SERVE SFORZO NAZIONALE

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/CRISI-ECONOMICA-BERSANI-TREMONTI-SBAGLIA-SERVE-SFORZO-NAZIONALE_4039091422.html

Intervista: Mario Deaglio, "FMI e Banca Mondiale? Sono a fine corsa"

Professor Deaglio, quali possono essere a medio e lungo termine le conseguenze di questa crisi?

Intanto la crisi presenta diversi aspetti a seconda dell’ambito su cui concentriamo l’attenzione. A livello globale la situazione degli USA è abbastanza critica. Non ci sono uscite facili: si ha davanti sicuramente qualcosa che assomiglia a una recessione. Poi è difficile su questo dare dei termini esatti, ma, comunque la si voglia mettere, si tratta sicuramente di un momento di debolezza e instabilità dell’economia cui è probabile che segua qualche mutamento nella struttura dell’economia.

http://www.polisblog.it/post/2633/intervista-mario-deaglio-fmi-e-banca-mondiale-sono-a-fine-corsa


Mario Deaglio conferenza "Capire l'attuale crisi globale" Torino


http://www.fainotizia.it/video/mario-deaglio-conferenza-capire-lattuale-crisi-globale-torino

martedì 24 novembre 2009

IMPRESE CHE RESISTONO DAY

Devi Esserci Anche Tu!!!!
venerdi 11 e sabato 12 dicembre
Caro Imprenditore/ice,
Vuoi cambiare la prospettiva della tua impresa?
Vuoi confrontarti con Imprenditori provenienti da tutta Italia ?
1.000 aderenti hanno già scelto questo movimento.
Partnership e informazione sono i nostri obiettivi, vuoi dire anche tu cosa ne pensi?
LEGGI ATTENTAMENTE QUESTO INVITO AL LINK SOTTOSTANTE

http://icrl.wordpress.com/2009/11/24/impresecheresistono-day/

lunedì 23 novembre 2009

VIDEO/ Assemblea CdO 2009: La tua opera è un bene per tutti

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=50903

Ossimori economici del 23 Novembre

Ocse, Italia meglio dei Paesi Ue

Nel 3° trimestre nostro Pil a +0,6%
La ripresa è iniziata e i dati Ocse ne danno prova: l'economia di tutto l'insieme dell'area dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel terzo trimestre ha segnato una svolta con un incremento del Pil dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, in cui aveva segnato crescita a zero, dopo quattro trimestri consecutivi di contrazione. E l'Italia alla crisi sta reagendo meglio degli altri Paesi Ue con un Pil a +0,6%, contro una media europea dello 0,2%.

http://www.tgcom.mediaset.it/economia/articoli/articolo466709.shtml

Naturalmente la disoccupazione è in aumento e oggi altri articoli denunciano il rallentamento dei consumi già alla terza settimana. Inoltre, seppur gli Stati Uniti non fanno parte dell' area Ocse, ma vi influiscono in ogni caso pesantemente, questi dovranno disporre di 500 miliardi di dollari nei prossimi mesi per interessi sul debito (di 12 trilioni) titoli a scadenza e quant'altro, come riportato da Radio Tre Mondo stamattina.

Articoli di oggi 23 Novembre

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ASSET PRICE INFLATION: UNA LEGGENDA DI CARTA!


Il 65 % degli investitori ritiene che vi sia un'enorme bolla nei titoli governativi ed in particolare nei treasuries americani. Se vi posso fare una confidenza, molti di coloro che sussurrano la bolla oggligazionaria governativa, sono gli stessi che urlavano la solidità della dinamica immobiliare. Non so perchè, ma più si stramba controvento, più le vele si gonfiano e gli orizzonti si fanno nitidi. Sarebbe interessante domandare al mercato per quale motivo le obbligazioni corporate sono meno pericolose di quelle governative.
In fondo, sussurra qualcuno, basta cosi poco, si sottoscrivono i credit default swap, un'assicurazione sul fallimento degli Stati Uniti e si continua ad acquistare bond decennali. Elementare Watson, solo che assicurare la propria abitazione contro il rischio di essere colpita da un meteorite, equivale a non comprendere che il fallimento degli Stati Uniti, sarebbe come un sisma in grado di annientare l'economia mondiale. Ormai gli investitori sono tutti sbilanciati sullo stesso lato del veliero, quello che scommette su un crollo del dollaro.
http://icebergfinanza.splinder.com/post/21744703/ASSET+PRICE+INFLATION:+UNA+LEG



"Intelligenza creativa per uscire dalla crisi"


Nella chiesa vi era anche una rappresentanza delle maestranze dell'azienda. "Partecipo intensamente - ha sottolineato Bertone - alle vostre sofferenze e a quelle di tutti i lavoratori prostrati dalla crisi".

Bertone ha ricordato di essere stato vescovo italiano e radicato nella realtà del Paese. "Seguo le ansie del nord e del sud e partecipo alle richieste di aiuto che ci vengono da tanti vescovi, interpreti delle realtà locali".

http://www.lasicilia.it/index.php?id=30983&template=lasiciliait

sabato 21 novembre 2009

ASSET INFLATION....VERSO LA FINE? dal BLOG MERCATO LIBERO

Mi è sembrato interessane questo articolo che propongo anche a voi. Certo forse è del genere catastrofico, ma è solo un'ipotesi, anche se suffragata da una logica, che tutto sommato non sembrerebbe eccessivamente squinternata. Qui sotto c'è un pezzo particolarmente allarmante, però non vi preoccupate troppo, non fa parte dell'"informazione ufficiale".

Quindi assisteremmo a: discesa dei profitti aziendali, ulteriore riduzione dei consumi e ulteriore crollo dei mercati.

Il tutto in un contesto di prezzi al rialzo e quindi inflattivo: ASSISTEREMMO AL MALE DI TUTTI I MALI:

CRESCITA NEGATIVA E PREZZI AL RIALZO.....

Probabilmente i tassi d'interesse dovrebbero salire peggiorando ancor di più i bilanci pubblici e avvicinado sempre piu' il sistema verso la bancarotta.

A quel punto, i governi e le banche centrali potrebbero cercare nuovi stimoli (sempre più difficili in quanto le armi in mano a loro man mano si riducono)

QUESTO PER DIRVI CHE LA SOLUZIONE INFLATTIVA SCELTA DALLE BANCHE CENTRALI A MARZO....SE VERRA' PERSEGUITA ANCHE NEI MESI PROSSIMI FARA' SI SALIRE GLI ASETS ULTERIORMENTE MA GETTERA' LE BASI PER LA DISTRUZIONE DEL SISTEMA OCCIDENTALE CHE OGGI CONOSCIAMO.

http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2009/11/asset-inflationverso-la-fine.html

Una Risposta a “La globalizzazione? E’ una fregatura…”


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Egr. Dott. Foa, sono positivamente sorpreso nel leggere pubblicata una opinione così fuori dal coro “ufficiale intellettuale”, di solito formato da chi per mestiere studia i fenomeni economici dall’alto, e riesce sempre a fare funzionare i discorsi teorici e le ipotesi in maniera perfetta. E’ ovvio, che i punti di vista di chi vive sul campo ogni giorno la lotta per far quadrare i conti, non può essere generalizzato, del resto in Italia le PMI sono tantissime e così differenti tra loro, quasi fossero persone con il loro carattere, oserei dire uniche e che inoltre si muovono in zone territoriali anche molto diverse tra loro. Sono sempre più convinto, e credo di non essere più il solo, che tutto quanto determina il funzionamento del sistema economico del paese, sia stato sempre deciso a prescindere dalle esigenze reali dei soggetti destinatari, o quanto meno a misura pochi privilegiati. C’è da dire, che oggi anche la maggior parte di questi, a eccezione di chi produce macchine da Caffè o attrezzature per bar, come ci ha raccontato nel blog qualche tempo fa e di altri rari settori produttivi, vive condizioni a dir poco difficili. Che la globalizzazione, sia stata vista come naturale conseguenza dei rapporti internazionali, della comunicazione, come irrefrenabile ricerca di nuovi mercati o per delocalizzare impianti industriali è stato un errore a cui difficilmente potremo rimediare. Le città sono invase da negozi cinesi, con prodotti cinesi e anche i negozi italiani vendono prodotti asiatici. Non è solo il tessile, l’abbigliamento o gli oggetti per la casa e l’arredamento a provenire dall’est, ma anche macchinari per falegnamerie, pezzi meccanici da assemblare ecc. Naturalmente non consideriamo l’elettronica ed i computer. A noi rimangono alcuni prodotti di nicchia per ricchi, o i più difficili e innovativi, che comunque prima o poi verranno copiati e rivenduti a meno della metà, sino al completo abbattimento del ns sistema produttivo. Dopo di ciò, i prezzi torneranno ad essere imposti dalla domanda. Che si faccia un marchio a tutela del made in Italy è indispensabile, ma non credo potrà essere sufficiente. Dovremmo essere più realisti, ma soprattutto ascoltare la voce degli imprenditori, che anche se ogni tanto qualcuno non rilascia lo scontrino per la pulizia della giacca per comprare una Ferrari,( per importi un po’ maggiori di 5, 10 € c’è comunque lo scudo fiscale) è sempre meglio che in prospettiva dovere uscire solo da negozi non italiani, sempre avremo ancora la capacità di acquistare.
La mia speranza è che finalmente si cominci a vedere qual è il problema, poi si provi a capirlo e si inizi a cercarne le soluzioni. Sino a che si continuerà a testardamente affermare che la crisi è finita, perché il Pil è salito dello 0,6% senza voler guardare alle fabbriche che chiudono o e alla disoccupazione che sale, sarà difficile non trovarsi purtroppo in una situazione peggiore di questa.
Ridico di nuovo, speriamo di partire dalla verità della situazione in cui ci troviamo e non dalla menzogna conclamata come verità.
Cordiali saluti

http://blog.ilgiornale.it/foa/2009/11/21/la-globalizzazione-e-una-fregatura/#comment-18703

Made in Italy, 400 piccoli imprenditori in rivolta
http://www.ilgiornale.it/economia/made_italy_400_piccoli_imprenditori_rivolta/21-11-2009/articolo-id=400693-page=0-comments=1#1

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html