Alcune riflessioni sulle due giornate a Milano, dove imprenditori provenienti da tutta Italia hanno approvato all'unanimità una serie di misure immediate richieste con il Pacchetto “ICR” collegato alla Finanziaria 2010
Raccontare quanto è accaduto venerdì e sabato 11 Dicembre a Milano, non è facile, non appena perché scrivere non è il mio mestiere, ma perché essere io stesso coinvolto come artigiano-imprenditore in un momento storico, che qualcuno ha definito di cambiamento epocale, mi costringe, probabilmente, ad avere un punto di vista limitato e non di grande respiro. Cercherò comunque, sforzandomi di essere il più sintetico possibile di dirvi quali, secondo me, sono i maggiori punti di forza di una realtà nuova come Impresecheresistono, che aggrega oggi “soltanto” mille imprenditori da Nord a Sud tra le PMI.
La prima fra tutte è la grande intesa immediatamente percepita tra coloro costretti a vivere problemi simili, la crisi economica è stata per molti di noi, che negli ultimi anni hanno visto aumentare sempre più le difficoltà nel condurre le proprie imprese, lo “scossone necessario”, per fare i primi passi utili a non affrontarli più in modo individuale. Devo dire, infatti, che il solo mettere in comune l’esperienza porta a intravedere anche possibilità di nuove soluzioni, come mi è successo, ad esempio, facendo colazione insieme a Maurizio, titolare della Esox, azienda che produce software per le imprese. Compiere la fatica di tirar fuori la testa dalle proprie aziende e partecipare a un dibattito che ha visto coinvolgersi, non solo giornalisti, politici e professionisti, ma tanti che hanno interesse a riportare l'Italia ad avere il ruolo di nazione che crede a una Repubblica fondata sul lavoro e non sullo sfruttamento di chi lavora, come da alcuni anni avviene, (questo, scusate non sono riuscito a trattenermi da dirlo) deve diventare un modo “ normale” di fare impresa, anche se micro come la mia.
Che ICR sia nata dal basso la pone fuori da schemi e posizioni precostituite, è questo il secondo punto, lascia aperta a tutti la possibilità di aderirvi prescindendo da colori politici, bandiere e settori di produzione; questa sua trasversalità la diversifica dalle varie confederazioni che seppur necessarie per alcuni aspetti, hanno causato solo la divisione sul territorio di cinque milioni di partite iva, spartendosi una ricca torta, ma curando poco e niente le vere esigenze dei loro iscritti, mai impedendo che i vari governi degli ultimi vent’anni, mettessero in campo una tale mole tra leggi, normative e provvedimenti burocratici e fiscali, da rendere oramai quasi impossibile fare impresa in Italia.
Questa “indipendenza” non può fare vedere di buon occhio Impresecheresistono a chi ha ed ha sempre avuto interesse a boicottare la possibilità di essere consapevoli del ruolo non secondario rispetto a Confindustria, che potenzialmente ci spetterebbe come forza economico-politica. Forse, sarebbe talmente enorme da costituire pericolo per tutti quei poteri, spesso sotterranei, che cercano da sempre di ridurre l’uomo a macchina, schiavo o semplicemente a numero come in alcuni paesi, e anche nel nostro come talvolta viene alla luce, succede “tranquillamente”.
Per imprese come la Fiat invece non è mai stato così, coscienti del loro ruolo economico e della loro forza ricattatoria, hanno sempre ottenuto dallo stato condizioni privilegiate. Sino al 2002, all’azienda torinese sono state erogate per la sola cassa integrazione, escludendo finanziamenti di altro genere, ben 250.000 MLD di vecchie lire, cioè circa 125 MLD di Euro, e tutto ciò in periodi non di crisi come questa, in condizioni definite normali.
Cinque milioni di imprese non riescono invece ad ottenere né una riduzione dell’Irap, né la revisione o l’eliminazione degli studi di settore e tantomeno il pagamento dell’Iva per cassa e altri provvedimenti utili a rendere un’azienda degna di tale nome e non un fondo da cui sempre e comunque attingere a prescindere da condizioni economiche oggettive di questi mesi, anche a costo di vederle scomparire ( Finalmente però qualcuno ha capito che la cassa integrazione era opportuno erogarla anche alle PMI, anche se solo in via straordinaria, non sono la Fiat).
Per ciò che riguarda gli aspetti più tecnici e le proposte venute fuori al primo Impresecheresistono Day nazionale, rimando a quanto è già o verrà comunicato sul blog ICRLombardia.
Aggiungo inoltre, soprattutto per coloro che non hanno potuto partecipare fisicamente a questa prima “due giorni nazionale” di essere tornato da Milano ancora più convinto che un cambiamento o una vera ripresa economica non saranno possibili senza che ognuno ne divenga in qualche modo parte attiva, non aspettiamo o demandiamo ad altri,la soluzione di problemi che neanche riescono o vogliono vedere.
L’ultima riflessione riguarda il sostegno che è stato deciso per una nostra amica imprenditrice di Prato in grosse difficoltà economiche a causa del rifiuto della banca ad erogarle un prestito di trentamila euro, che le consentirebbe di non chiudere. E’ovvio che Impresecheresistono, pur essendo formato da un grande numero di imprenditori non tutti in difficoltà, molti di essi soffrono soltanto di un modesto calo di fatturato e non hanno aziende per nulla “decotte”, come qualcuno ha interesse a far credere, non ha come scopo il salvataggio di aziende in crisi, ma ha voluto, oltre a condividere il drammatico bisogno di una famiglia che viveva della sua impresa e oggi ci testimonia che per il pranzo si reca alla Caritas, dare un segnale a quelle banche che non guardano alle potenzialità dell’impresa o alla persona che la conduce, ma esclusivamente ai parametri di Basilea2, preferendo investire in titoli e lavarsi le mani, in un momento così “complesso”, di fronte ai piccoli imprenditori, colpevoli soltanto di non aver capito in tempo i danni provocati principalmente da un sistema finanziario sempre più avido oltre che malato.
Ringrazio nuovamente, tutti coloro che hanno compreso per tempo l’importanza che oggi può avere il mettersi insieme di fronte alla crisi, dialogare con le istituzioni in maniera costruttiva e mettendo sotto gli occhi di tutti la reale situazione economica del paese, che ormai sempre più spesso non coincide con quanto i media ufficiali, vogliono farci credere con la complicità di quei giornalisti che in ogni caso, la crisi continuano a vederla dalla finestra o come occasione per scrivere qualche articolo da aggiungere ai loro “curriculum”.
Non è mai troppo tardi, insieme possiamo uscire da questa crisi di cui non siamo responsabili, iscriviti anche tu ad Impresecheresistono per non sentirci sempre e soltanto rispondere che abbiamo il debito pubblico a 1800 MLD di euro, che per noi non c’è nemmeno un centesimo e se non si cambia qualcosa, mai ci sarà.
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