GEOFINANZA/ La bomba dei derivati continua a "ticchettare":
giovedì 27 dicembre 2012
mercoledì 26 dicembre 2012
AGENDA MONTI … UN’ARCA DI NOE’!
AGENDA MONTI … UN’ARCA DI NOE’!
L’arca di Noè che il professore sta allestendo con i legni della sua agenda non mancherà di riempirsi nelle prossime settimane delle peggiori coppie della speculazione politica italiana, un concentrato di animali politici che cambiano opinioni e ideali a seconda della convenienza personale.
Ma andiamo oltre e diamo un’occhiata ad alcuni passaggi dell’agenda Monti senza dimenticare che …
New York, 25 settembre 2012 - “Non correrò alle elezioni. Sono senatore a vita: penso che sia importante che la vita politica riprenda in Italia, mi auguro con maggiore responsabilità e maturità.
Milano, 2 ottobre 2012 - “ Monti: lascerò governo ad altri nei prossimi mesi ” Lasceremo il governo ad altri nei prossimi mesi e con esso un Paese meno rassegnato e un po’ più sereno”. (RaiTG3)
ROMA, 23 dicembre (Reuters) – ” Pronto a premiership con chi sostiene mia agenda ” “Non sarò candidato in un collegio, anche perché sono senatore a vita”, ha detto il Professore rispondendo ai giornalisti.
”Se una o più forze politiche credibili volessero candidarmi, valuterei la cosa”. “Se una o più forze politiche credibili volessero candidarmi, valuterei la cosa”. “Se una o più forze politiche credibili volessero candidarmi, valuterei la cosa”…
” Non mi candido ma…”
Non contiamo più nulla – il Blog di Marcello Foa
Non contiamo più nulla – il Blog di Marcello Foa:
E’ Natale e bisogna essere buoni ma dopo aver ascoltato il discorso di Mario Monti non si puô non essere arrabbiati, molto arrabbiati. Tutta l’arroganza e la vacuità intellettuale dell’uomo è emersa con chiarezza. Al nostro premier la democrazia dà evidentemente fastidio, come peraltro sospettiamo da tempo e va aggirata sistematicamente. Di solito, però è più scaltro mentre ieri ha gettato la maschera con un discorso molto chiaro nelle finalità, ma sconclusionato nelle argomentazioni, al punto che persino un giornale a lui molto amico come il Corriere della Sera ha dovuto riconoscerlo.
Negli ultimi tempi ha lasciato intendere di volersi candidare, poi di voler restare ai margini, ora lascia aperta una finestra per entrare in gioco in extremis, intanto si erge a giudice dei politici e soprattutto si autocandida a premier, con la supponenza di chi sa di poter contare sull’appoggio di lobbies internazionali e ha una sconsiderata stima di sè.
Gli italiani, per fortuna, proprio sprovveduti non sono e la pattuglia dei suoi ammiratori, si è verosimilmente già ristretta. Eppure la loro disapprovazione non basta, perché nell’Europa di oggi la sovranità popolare non conta più nulla. E’ questo l’epilogo più amaro di questa crisi: siamo diventati una democrazia nominale, che mantiene la forma ma viene svuotata nella sostanza di meccanismo di governo e di equilibrio tra i poteri magari imperfetti ma preferibili a qualunque forma di autoritarismo, quelle che, invece, senza dichiarare i propri intendimenti, vengono promosse da certi ambienti e da certi leader.
Grazie di cuore, presidente Monti. Lei sì è un grande uomo.
E’ Natale e bisogna essere buoni ma dopo aver ascoltato il discorso di Mario Monti non si puô non essere arrabbiati, molto arrabbiati. Tutta l’arroganza e la vacuità intellettuale dell’uomo è emersa con chiarezza. Al nostro premier la democrazia dà evidentemente fastidio, come peraltro sospettiamo da tempo e va aggirata sistematicamente. Di solito, però è più scaltro mentre ieri ha gettato la maschera con un discorso molto chiaro nelle finalità, ma sconclusionato nelle argomentazioni, al punto che persino un giornale a lui molto amico come il Corriere della Sera ha dovuto riconoscerlo.
Negli ultimi tempi ha lasciato intendere di volersi candidare, poi di voler restare ai margini, ora lascia aperta una finestra per entrare in gioco in extremis, intanto si erge a giudice dei politici e soprattutto si autocandida a premier, con la supponenza di chi sa di poter contare sull’appoggio di lobbies internazionali e ha una sconsiderata stima di sè.
Gli italiani, per fortuna, proprio sprovveduti non sono e la pattuglia dei suoi ammiratori, si è verosimilmente già ristretta. Eppure la loro disapprovazione non basta, perché nell’Europa di oggi la sovranità popolare non conta più nulla. E’ questo l’epilogo più amaro di questa crisi: siamo diventati una democrazia nominale, che mantiene la forma ma viene svuotata nella sostanza di meccanismo di governo e di equilibrio tra i poteri magari imperfetti ma preferibili a qualunque forma di autoritarismo, quelle che, invece, senza dichiarare i propri intendimenti, vengono promosse da certi ambienti e da certi leader.
Grazie di cuore, presidente Monti. Lei sì è un grande uomo.
lunedì 17 dicembre 2012
GEOFINANZA/ Così la Super-Bce "copre" ancora i guai della Germania
GEOFINANZA/ Così la Super-Bce "copre" ancora i guai della Germania:
guai della Germania
Giovanni Passali
lunedì 1 7 dicembre 201 2
Un altro pezzo di sov ranità italiana se ne sta per andare. Infatti, settimana scorsa l’Ecofin (cioè il
consesso dei ministri dell’Economia dei paesi europei) ha raggiunto un accordo per attiv are un
meccanismo di sorv eglianza sulle banche europee. Tale meccanismo istituirà un ente che è stato
chiamato Single Superv isory Mechanism (SSM).
Sarà la Banca centrale europea a v igilare dall’inizio del 201 4 sull’ente, che sarà composto anche dai
membri delle autorità nazionali competenti. L’Eurotower av rà così la responsabilità diretta su duecento
istituti di credito dell’Eurozona, quelli con oltre trenta miliardi di euro in asset o che in ogni caso
rappresentano più di un quinto dell’output statale. Una clausola, inoltre, permette alla Bce di prendere
il diretto controllo di un istituto in caso di richiesta diretta dell’interv ento del Fondo salv a-stati ESM. La
Bce potrà addirittura chiudere una banca, in caso lo ritenga opportuno. Questo, ov v iamente, senza
tenere minimamente conto della legislazione locale. Soddisfatti ov v iamente Gran Bretagna, Sv ezia e
altri paesi al di fuori dell’euro, che manterranno inv ece l’influenza statale sul proprio sistema di credito.
L’ente SSM non è ancora nato e già iniziano le prime critiche trancianti. E non sono critiche di poco
conto, si tratta nientedimeno che del capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, il quale si dice
scettico sull’opportunità di affidare questo compito alla Bce, e rilancia l’ipotesi di un regime transitorio,
al termine del quale bisognerebbe creare una autorità ad hoc. “Non sono conv into che il Consiglio
direttiv o della Bce sia l’organo migliore per decidere se una banca debba esser chiusa o meno”, ha
affermato Weidmann in un’interv ista a un giornale tedesco.
Infatti, tanta autorità è stata affidata al Consiglio direttiv o della Bce, che div enta così una sorta di corpo
dittatoriale autonomo, priv o di qualsiasi controllo. E chi ha concepito questa situazione, ha pensato bene
di prev enire pure questa critica. Perché l’Ecofin ha sì affidato il ruolo di coordinatore della v igilanza
sulle banche alla Bce, ma ha anche stabilito che v i sia una netta separazione tra le decisioni di politica
monetaria, che appartengono al Consiglio direttiv o, e quelle su questa nuov a area di v igilanza sulle
banche battezzata Ssm. Separazione le cui modalità operativ e dov ranno essere stabilite dalla stessa Bce.
La Bce che controlla l’attiv ità del nuov o ente Ssm, composto da membri del Consiglio direttiv o della Bce:
siamo al delirio dell’autoreferenzialità.
Ov v iamente da tale meccanismo di controllo diretto è stata esclusa una certa categoria di banche,
casualmente proprio quelle che corrispondono al profilo delle Landesbanken, cioè delle banche regionali
tedesche, quelle più colpite dal deprezzamento di titoli spazzatura e di bond greci. Allora perché
l’opposizione di Weidmann?
Il perché è presto detto. Infatti, la Bce, agendo come superv isore unico, potrà decidere in qualunque
momento di esercitare direttamente i propri poteri nei riguardi di qualunque altra banca, di qualunque
dimensione (e quindi anche le casse di risparmio, le Landesbanken o gli istituti di credito cooperativ i
tedeschi), se lo reputerà....
guai della Germania
Giovanni Passali
lunedì 1 7 dicembre 201 2
Un altro pezzo di sov ranità italiana se ne sta per andare. Infatti, settimana scorsa l’Ecofin (cioè il
consesso dei ministri dell’Economia dei paesi europei) ha raggiunto un accordo per attiv are un
meccanismo di sorv eglianza sulle banche europee. Tale meccanismo istituirà un ente che è stato
chiamato Single Superv isory Mechanism (SSM).
Sarà la Banca centrale europea a v igilare dall’inizio del 201 4 sull’ente, che sarà composto anche dai
membri delle autorità nazionali competenti. L’Eurotower av rà così la responsabilità diretta su duecento
istituti di credito dell’Eurozona, quelli con oltre trenta miliardi di euro in asset o che in ogni caso
rappresentano più di un quinto dell’output statale. Una clausola, inoltre, permette alla Bce di prendere
il diretto controllo di un istituto in caso di richiesta diretta dell’interv ento del Fondo salv a-stati ESM. La
Bce potrà addirittura chiudere una banca, in caso lo ritenga opportuno. Questo, ov v iamente, senza
tenere minimamente conto della legislazione locale. Soddisfatti ov v iamente Gran Bretagna, Sv ezia e
altri paesi al di fuori dell’euro, che manterranno inv ece l’influenza statale sul proprio sistema di credito.
L’ente SSM non è ancora nato e già iniziano le prime critiche trancianti. E non sono critiche di poco
conto, si tratta nientedimeno che del capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, il quale si dice
scettico sull’opportunità di affidare questo compito alla Bce, e rilancia l’ipotesi di un regime transitorio,
al termine del quale bisognerebbe creare una autorità ad hoc. “Non sono conv into che il Consiglio
direttiv o della Bce sia l’organo migliore per decidere se una banca debba esser chiusa o meno”, ha
affermato Weidmann in un’interv ista a un giornale tedesco.
Infatti, tanta autorità è stata affidata al Consiglio direttiv o della Bce, che div enta così una sorta di corpo
dittatoriale autonomo, priv o di qualsiasi controllo. E chi ha concepito questa situazione, ha pensato bene
di prev enire pure questa critica. Perché l’Ecofin ha sì affidato il ruolo di coordinatore della v igilanza
sulle banche alla Bce, ma ha anche stabilito che v i sia una netta separazione tra le decisioni di politica
monetaria, che appartengono al Consiglio direttiv o, e quelle su questa nuov a area di v igilanza sulle
banche battezzata Ssm. Separazione le cui modalità operativ e dov ranno essere stabilite dalla stessa Bce.
La Bce che controlla l’attiv ità del nuov o ente Ssm, composto da membri del Consiglio direttiv o della Bce:
siamo al delirio dell’autoreferenzialità.
Ov v iamente da tale meccanismo di controllo diretto è stata esclusa una certa categoria di banche,
casualmente proprio quelle che corrispondono al profilo delle Landesbanken, cioè delle banche regionali
tedesche, quelle più colpite dal deprezzamento di titoli spazzatura e di bond greci. Allora perché
l’opposizione di Weidmann?
Il perché è presto detto. Infatti, la Bce, agendo come superv isore unico, potrà decidere in qualunque
momento di esercitare direttamente i propri poteri nei riguardi di qualunque altra banca, di qualunque
dimensione (e quindi anche le casse di risparmio, le Landesbanken o gli istituti di credito cooperativ i
tedeschi), se lo reputerà....
giovedì 13 dicembre 2012
GEOFINANZA/ Nell'ombra si prepara un attacco all'Italia
GEOFINANZA/ Nell'ombra si prepara un attacco all'Italia:
Mauro Bottarelli
giov edì 1 3 dicembre 201 2
L’Italia, in termini pro capite, è più ricca della Germania, forte di 9 triliardi di euro di ricchezza
priv ata. Ha il surplus di budget primario più grande del blocco del G7 , ha un debito pubblico priv ato e
pubblico combinato con ratio 265% sul Pil, più basso di quelli di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati
Uniti e Giappone. È al top dell’indice per la sostenibilità di lungo termine del debito del Fmi tra le nazioni
più industrializzate e questo grazie alla riforma delle pensioni fatta durante l’ultimo gov erno di Silv io
Berlusconi. Sono fatti, non mie opinioni.
Per Andrew Roberts di Rbs, «l’Italia ha un v ibrante settore delle esportazioni e un av anzo primario. Se
c’è una nazione che trarrebbe beneficio dall’abbandono dell’euro, anche per restaurare la competitiv ità,
questa è indubbiamente l’Italia. I numeri sono ev identi. Noi pensiamo che la storia, l’argomento cardine
del 201 3 non sarà quello di nazioni che saranno costrette a lasciare l’euro, ma come queste sceglieranno
di andarsene». Di più, uno studio di “game theory ” fatto da Bank of America giungev a alla conclusione
che l’Italia beneficerebbe più di tutti gli altri paesi dell’eurozona dall’abbandono dell’euro e dalla
restaurazione di un controllo sov rano sulle lev e politiche..........
Mauro Bottarelli
giov edì 1 3 dicembre 201 2
L’Italia, in termini pro capite, è più ricca della Germania, forte di 9 triliardi di euro di ricchezza
priv ata. Ha il surplus di budget primario più grande del blocco del G7 , ha un debito pubblico priv ato e
pubblico combinato con ratio 265% sul Pil, più basso di quelli di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati
Uniti e Giappone. È al top dell’indice per la sostenibilità di lungo termine del debito del Fmi tra le nazioni
più industrializzate e questo grazie alla riforma delle pensioni fatta durante l’ultimo gov erno di Silv io
Berlusconi. Sono fatti, non mie opinioni.
Per Andrew Roberts di Rbs, «l’Italia ha un v ibrante settore delle esportazioni e un av anzo primario. Se
c’è una nazione che trarrebbe beneficio dall’abbandono dell’euro, anche per restaurare la competitiv ità,
questa è indubbiamente l’Italia. I numeri sono ev identi. Noi pensiamo che la storia, l’argomento cardine
del 201 3 non sarà quello di nazioni che saranno costrette a lasciare l’euro, ma come queste sceglieranno
di andarsene». Di più, uno studio di “game theory ” fatto da Bank of America giungev a alla conclusione
che l’Italia beneficerebbe più di tutti gli altri paesi dell’eurozona dall’abbandono dell’euro e dalla
restaurazione di un controllo sov rano sulle lev e politiche..........
martedì 11 dicembre 2012
BORSA & SPREAD/ Le 10 prove che smascherano gli "altarini" dei mercati
BORSA & SPREAD/ Le 10 prove che smascherano gli "altarini" dei mercati:
Mauro Bottarelli
martedì 1 1 dicembre 201 2
L’età gioca brutti scherzi, cari lettori. Pensate che ancora fino a domenica scorsa io ero conv into che la
legislatura sarebbe terminata naturalmente nel marzo prossimo e poi si sarebbe andati al v oto. Mica mi
ero accorto che, con la sua ennesima discesa in campo, Silv io Berlusconi av esse interrotto un esercizio di
gov erno destinato a concludersi alla fine del 201 6. L’ho capito ieri guardando i dati dello spread sul
decennale a 360 punti base e i tonfi del comparto bancario in Borsa, spiegabili soltanto dalla prematura
scomparsa di un gov erno con dav anti ancora tanto da fare, tanto tempo e una maggioranza bulgara per
farlo, non certo per l’addio con tre mesi di anticipo di un esecutiv o meramente tecnico, emergenziale e a
tempo e con le elezioni prev iste per marzo 201 3 che ora, con tutta probabilità, v erranno anticipate -
pensate, pensate - al 1 0 febbraio.
Non me lo spiegav o, non mi spiegav o come i mercati potessero essere interessati da un “pre”
ampiamente scontato, ov v ero contrattualizzato già all’atto di nascita del gov erno Monti, e non piuttosto
dal “post” elezioni, la v era sfida per questo Paese. Forse, direte v oi, da qui a marzo il gov erno av rebbe
potuto fare chissà quali straordinarie riforme e i mercati sono delusi? Da qui a marzo? Con le v acanze
natalizie in mezzo, la riforma elettorale andata in cantina e il Pd che scalpita per v otare domani per
sfruttare l’onda lunga delle primarie, a v ostro giudizio si sarebbe potuto fare qualcosa? Certo, un altro
paio di fiducie sarebbero riuscite a piazzarle, magari sulla delega fiscale facendo qualche altro danno
accessorio al Paese e alle sue imprese ma non molto, niente comunque da giustificare 30 punti base di
spread in una mattina. A mio modesto modo di v edere, almeno. Uso l’ironia perché se non ci fosse da
piangere, di questa telenov ela parlamentare ci sarebbe dav v ero da ridere. E tanto, di gusto.
Ora prov o a mettere in fila qualche ragionamento, tanto per farv i capire che - nonostante quanto
dicano tutti i media del mondo - del ritorno in campo di Berlusconi ai mercati non frega un fico secco. E
non lo faccio perché abbia debiti di riconoscenza v erso il Cav aliere - a parte per le quattro Coppe
Campioni che mi ha fatto v incere e la gioia di av er v isto giocare Marco Van Basten -, ma perché, come
dicev a Orwell, «nel tempo dell’inganno univ ersale, dire la v erità è un atto riv oluzionario». E quello che
stiamo v iv endo è un enorme inganno. Partiamo. Sui giornali di ieri, prima che le facili prev isioni degli
anti-berlusconiani militanti si av v erassero, campeggiav a la frase del presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano: «Vediamo i mercati alla riapertura». Cosaaa?? Ebbene sì, cari lettori, il nostro capo
dello Stato, tra l’altro un ex comunista migliorista, ammette di farsi guidare dai mercati nella sua
azione politica. Ne prendiamo atto, le consultazioni si terranno nel quartier generale di Goldman Sachs
e il giuramento del prossimo gov erno in quella di Morgan Stanley (Merrill Ly nch punta a ospitare le
Commissioni bilancio e finanze).
Secondo, «i dubbi sull’instabilità politica di paesi come l’Italia hanno un contagio immediato sulla
Spagna». A contendersi il premio idiozia dell’anno con questa perla è stato ieri mattina il ministro
dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, alla radio Rne, commentando l’annuncio delle dimissioni di
Monti. «Quando sorgono dubbi sulla stabilità di un Paese v icino come l’Italia, a sua v olta percepito come
v ulnerabile, ci contagiano subito», ha concluso, tronfio per l’idiozia che era riuscito a pronunciare,
senza nemmeno impappinarsi. Ripeto, ma secondo v oi i mercati si agitano perché Monti si dimette due
mesi prima di quanto si sapev a essere la scadenza naturale da oltre un anno? O perché l’Italia andrà con
ogni probabilità al v oto un mese prima? Siamo noi a contagiare la Spagna, non la Spagna che rischia di
impestare mezza Europa, v isto che al netto dei 37 miliardi già sborsati dall’Ue per mantenere in v ita le
sue banche-zombie, l’anno prossimo il signor de Guindos dov rà emettere 1 24 miliardi di euro di titoli di
Stato, record assoluto di ammontare e senza di fatto potenziali compratori interni sul mercato, v isto che
le banche spagnole non penso av ranno molta liquidità per comprare Bonos. Siamo al delirio.....
Mauro Bottarelli
martedì 1 1 dicembre 201 2
L’età gioca brutti scherzi, cari lettori. Pensate che ancora fino a domenica scorsa io ero conv into che la
legislatura sarebbe terminata naturalmente nel marzo prossimo e poi si sarebbe andati al v oto. Mica mi
ero accorto che, con la sua ennesima discesa in campo, Silv io Berlusconi av esse interrotto un esercizio di
gov erno destinato a concludersi alla fine del 201 6. L’ho capito ieri guardando i dati dello spread sul
decennale a 360 punti base e i tonfi del comparto bancario in Borsa, spiegabili soltanto dalla prematura
scomparsa di un gov erno con dav anti ancora tanto da fare, tanto tempo e una maggioranza bulgara per
farlo, non certo per l’addio con tre mesi di anticipo di un esecutiv o meramente tecnico, emergenziale e a
tempo e con le elezioni prev iste per marzo 201 3 che ora, con tutta probabilità, v erranno anticipate -
pensate, pensate - al 1 0 febbraio.
Non me lo spiegav o, non mi spiegav o come i mercati potessero essere interessati da un “pre”
ampiamente scontato, ov v ero contrattualizzato già all’atto di nascita del gov erno Monti, e non piuttosto
dal “post” elezioni, la v era sfida per questo Paese. Forse, direte v oi, da qui a marzo il gov erno av rebbe
potuto fare chissà quali straordinarie riforme e i mercati sono delusi? Da qui a marzo? Con le v acanze
natalizie in mezzo, la riforma elettorale andata in cantina e il Pd che scalpita per v otare domani per
sfruttare l’onda lunga delle primarie, a v ostro giudizio si sarebbe potuto fare qualcosa? Certo, un altro
paio di fiducie sarebbero riuscite a piazzarle, magari sulla delega fiscale facendo qualche altro danno
accessorio al Paese e alle sue imprese ma non molto, niente comunque da giustificare 30 punti base di
spread in una mattina. A mio modesto modo di v edere, almeno. Uso l’ironia perché se non ci fosse da
piangere, di questa telenov ela parlamentare ci sarebbe dav v ero da ridere. E tanto, di gusto.
Ora prov o a mettere in fila qualche ragionamento, tanto per farv i capire che - nonostante quanto
dicano tutti i media del mondo - del ritorno in campo di Berlusconi ai mercati non frega un fico secco. E
non lo faccio perché abbia debiti di riconoscenza v erso il Cav aliere - a parte per le quattro Coppe
Campioni che mi ha fatto v incere e la gioia di av er v isto giocare Marco Van Basten -, ma perché, come
dicev a Orwell, «nel tempo dell’inganno univ ersale, dire la v erità è un atto riv oluzionario». E quello che
stiamo v iv endo è un enorme inganno. Partiamo. Sui giornali di ieri, prima che le facili prev isioni degli
anti-berlusconiani militanti si av v erassero, campeggiav a la frase del presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano: «Vediamo i mercati alla riapertura». Cosaaa?? Ebbene sì, cari lettori, il nostro capo
dello Stato, tra l’altro un ex comunista migliorista, ammette di farsi guidare dai mercati nella sua
azione politica. Ne prendiamo atto, le consultazioni si terranno nel quartier generale di Goldman Sachs
e il giuramento del prossimo gov erno in quella di Morgan Stanley (Merrill Ly nch punta a ospitare le
Commissioni bilancio e finanze).
Secondo, «i dubbi sull’instabilità politica di paesi come l’Italia hanno un contagio immediato sulla
Spagna». A contendersi il premio idiozia dell’anno con questa perla è stato ieri mattina il ministro
dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, alla radio Rne, commentando l’annuncio delle dimissioni di
Monti. «Quando sorgono dubbi sulla stabilità di un Paese v icino come l’Italia, a sua v olta percepito come
v ulnerabile, ci contagiano subito», ha concluso, tronfio per l’idiozia che era riuscito a pronunciare,
senza nemmeno impappinarsi. Ripeto, ma secondo v oi i mercati si agitano perché Monti si dimette due
mesi prima di quanto si sapev a essere la scadenza naturale da oltre un anno? O perché l’Italia andrà con
ogni probabilità al v oto un mese prima? Siamo noi a contagiare la Spagna, non la Spagna che rischia di
impestare mezza Europa, v isto che al netto dei 37 miliardi già sborsati dall’Ue per mantenere in v ita le
sue banche-zombie, l’anno prossimo il signor de Guindos dov rà emettere 1 24 miliardi di euro di titoli di
Stato, record assoluto di ammontare e senza di fatto potenziali compratori interni sul mercato, v isto che
le banche spagnole non penso av ranno molta liquidità per comprare Bonos. Siamo al delirio.....
FINANZA/ Sapelli: i mercati "festeggiano" l'addio dei tecnici
FINANZA/ Sapelli: i mercati "festeggiano" l'addio dei tecnici:
FINANZA/ Sapelli: i mercati "festeggiano" l'addiodei tecniciGiulio Sapellimartedì 1 1 dicembre 201 2Tuoni, fulmini e saette! Chi l’av rebbe mai detto che l’articolo più pertinente al mio pov ero pensiero sulFinis Monti l’av rei trov ato sul Financial Times, che puntuale, nonostante le poste italiche, mi giunge acasa ogni mattina? “Politics have burst through a Mario Monti bubble” titolav a Wolfgang Munchau apagina 9, quella importante della giornata. Eppure era v ero: l’ho ancora dinanzi a me.Mario Monti, secondo il mio caro articolista, av ev a sbagliato - udite udite! - quasi tutto, in primis conl’austerità e poi non av ev a v alutato la necessità di aprire un negoziato non subalterno con la Merkel,che si av v ia a v enir glorificata dal suo partito, ma nel contempo a dar v ita a una terribile crisi inEuropa per la proterv ia e la cocciutaggine di chi rifiuta ogni passo innanzi v erso una coordinata politicaeuropea di salv ataggio delle banche tutte dell’Eurozona, comprese quelle tedesche che emergono come lepiù inquinate da assets tossici e comprese le terribili risposte di non recevoir inv iate a ogni tentav o tipoEurobond. Perché questo v orrebbe dire condiv idere il destino di paesi con deficit commerciali e paesi consurplus commerciali. E questo non si v uol fare: muoia Sansone con tutti filistei. Ciò che Berlusconi fa inItalia, la Merkel con altri mezzi fa in Europa…Non c’è che dire: av rei potuto scriv erlo io quell’articolo che nessuno in Italia, salv o pochi specialisti,leggerà e buona parte di coloro che lo leggeranno faranno di tutto per occultarlo ai più. Mario Monti,come affermav a bene La Stampa, giornale subalpino per eccellenza, “ha compiuto uno strappo”. Che tipodi strappo? Ma costituzionale of course. Appena si è elev ata una v oce di contrarietà v erso il suo Gov ernoe si è annunciata una forte opposizione pur rimanendo in aula e facendo non mancare il numero legale,cosicché il percorso di fiducia si è inv erato, appena Alfano ha pronunciato un v iolento ma fermo ecorretto discorso non contro la persona ma contro la politica montiana - la stessa criticata da Munchau -,il Premier ha infilato le scale del Quirinale e qui, senza un v oto di sfiducia, ha annunciato cherinunciav a all’incarico e il Presidente ha accettato tali dimissioni. O meglio ha affermato che lo faràuna v olta che si sia consumato il rito importantissimo del v oto sulla Legge di stabilità e sulla leggesull’Ilv a. Una procedura inconsueta, come inconsueta fu quella delle dimissioni senza sfiducia diBerlusconi…Siamo fuori ormai da qualsiv oglia Costituzione; siamo tutti immersi in una mortatiana ............
FINANZA/ Sapelli: i mercati "festeggiano" l'addiodei tecniciGiulio Sapellimartedì 1 1 dicembre 201 2Tuoni, fulmini e saette! Chi l’av rebbe mai detto che l’articolo più pertinente al mio pov ero pensiero sulFinis Monti l’av rei trov ato sul Financial Times, che puntuale, nonostante le poste italiche, mi giunge acasa ogni mattina? “Politics have burst through a Mario Monti bubble” titolav a Wolfgang Munchau apagina 9, quella importante della giornata. Eppure era v ero: l’ho ancora dinanzi a me.Mario Monti, secondo il mio caro articolista, av ev a sbagliato - udite udite! - quasi tutto, in primis conl’austerità e poi non av ev a v alutato la necessità di aprire un negoziato non subalterno con la Merkel,che si av v ia a v enir glorificata dal suo partito, ma nel contempo a dar v ita a una terribile crisi inEuropa per la proterv ia e la cocciutaggine di chi rifiuta ogni passo innanzi v erso una coordinata politicaeuropea di salv ataggio delle banche tutte dell’Eurozona, comprese quelle tedesche che emergono come lepiù inquinate da assets tossici e comprese le terribili risposte di non recevoir inv iate a ogni tentav o tipoEurobond. Perché questo v orrebbe dire condiv idere il destino di paesi con deficit commerciali e paesi consurplus commerciali. E questo non si v uol fare: muoia Sansone con tutti filistei. Ciò che Berlusconi fa inItalia, la Merkel con altri mezzi fa in Europa…Non c’è che dire: av rei potuto scriv erlo io quell’articolo che nessuno in Italia, salv o pochi specialisti,leggerà e buona parte di coloro che lo leggeranno faranno di tutto per occultarlo ai più. Mario Monti,come affermav a bene La Stampa, giornale subalpino per eccellenza, “ha compiuto uno strappo”. Che tipodi strappo? Ma costituzionale of course. Appena si è elev ata una v oce di contrarietà v erso il suo Gov ernoe si è annunciata una forte opposizione pur rimanendo in aula e facendo non mancare il numero legale,cosicché il percorso di fiducia si è inv erato, appena Alfano ha pronunciato un v iolento ma fermo ecorretto discorso non contro la persona ma contro la politica montiana - la stessa criticata da Munchau -,il Premier ha infilato le scale del Quirinale e qui, senza un v oto di sfiducia, ha annunciato cherinunciav a all’incarico e il Presidente ha accettato tali dimissioni. O meglio ha affermato che lo faràuna v olta che si sia consumato il rito importantissimo del v oto sulla Legge di stabilità e sulla leggesull’Ilv a. Una procedura inconsueta, come inconsueta fu quella delle dimissioni senza sfiducia diBerlusconi…Siamo fuori ormai da qualsiv oglia Costituzione; siamo tutti immersi in una mortatiana ............
domenica 9 dicembre 2012
http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/12/9/FINANZA-Debito-una-somma-illude-l-Italia/344660/
Che il debito privato sia elevato o meno, non conta di per sé granché quando il problema è che il debitore Stato pare incapace di controllare la propria spesa; quel che rileva, casomai, è la ricchezza netta privata (appunto al netto dell'indebitamento privato) in quanto rappresenta un potenziale fondo che lo Stato può “depredare” con tasse e imposte per garantire la solvibilità del proprio debito. Sinceramente non trovo niente di rassicurante nel fatto che, in quanto privatamente meno indebitati, i cittadini italiani rappresentino un ottimo gregge da offrire in olocausto sull'altare del debito statale.http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/12/9/FINANZA-Debito-una-somma-illude-l-Italia/344660/
giovedì 6 dicembre 2012
FINANZA/ Le banche centrali preparano una nuova bolla
FINANZA/ Le banche centrali preparano una nuova bolla:
Ma
rtedì Il Sole 24 Ore si lanciava un’intemerata in difesa della moneta unica, attaccandone i
critici con questo tono: «L’euro ha sette vite. Finora tutte le Cassandre, da Roubini a Greenspan,
da Soros a Lagarde, hanno fatto cilecca. Ecco le loro frasi celebri... tutte sbagliate. Roubini:
“L’euro ha sei mesi di vita”. Soros: “L’Europa è un morto che cammina”. Feldstein: “L’euro?
Riporterà la guerra in Europa”. E ora chi paga per le previsioni sbagliate e i danni fatti agli Stati
sovrani?».
Ora, ho troppo rispetto per i colleghi de Il Sole 24 Ore per pensare che credano veramente a
tutto quanto scritto sul loro giornale e, soprattutto, non vedano nelle politiche finora messe in
campo per salvare artificialmente l’euro il rischio di una gigantesca bolla obbligazionaria già in
creazione da almeno tre anni, qualcosa che potrebbe tramutare il botto delle dot.com in un mero
e innocuo innesco di stop loss.
Parliamoci chiaro, in questo momento lo spread basso fa comodo a tutti ed è frutto della
garanzia implicita della Bce, stante il quadro macro da Paese sub-equatoriale dell’Italia (a meno
che l’Ocse non sia diventata un’organizzazione di pericolosi sovversivi). Spread basso vuol dire sì
minori interessi da pagare sul debito che emetteremo, ma anche - e soprattutto - aumento del
valore dei titoli che le banche italiane hanno acquistato a rendimenti stellari con i soldi all’1%
della Bce, insomma si imbellettano per un po’ i bilanci. Tanto, non so se l’avete capito, a questo
governo interessano solo le banche - vedi Mps, tra i cui capolavori va annoverato, oltre
l’acquisto di AntonVeneta a prezzi folli, anche l’errore nella copertura dal rischio tassi sul suo
enorme portafoglio di titoli di Stato tramite derivati, con il risultato che 25 miliardi di titoli
rendono solo 65 milioni, lo 0,26% -, non altro.
Io ho la quasi certezza che l’asta di Btp a 5 e 10 anni della scorsa settimana sia stata “edulcorata”
dall’intervento della Bce, attraverso il back-door funding, tanto per mandare un segnale chiaro ai
mercati, spedendo lo yield ai minimi quasi pre-crisi e preparando il calo elettorale dello spread in
favore di telecamere di lunedì, con Monti gigioneggiante a Lione. Cosa sia questa strategia è
presto detto. Il “backdoor funding scheme” è un schema di finanziamento che passa dall’ingresso
secondario e viaggia dalla Bce verso le banche operanti sul mercato primario della aste,
sottoforma di garanzie di riacquisto affinché comprino occultamente per suo conto titoli,
aumentando artificialmente la domanda e quindi abbassando il rendimento da garantire. Ovvero,
le banche comprano anche ciò che in condizioni normali di mercato non acquisterebbero -
almeno non a quel rendimento - su garanzia della Bce, la quale ricompra gli stessi titoli subito
dopo sul mercato secondario.
Ma
rtedì Il Sole 24 Ore si lanciava un’intemerata in difesa della moneta unica, attaccandone i
critici con questo tono: «L’euro ha sette vite. Finora tutte le Cassandre, da Roubini a Greenspan,
da Soros a Lagarde, hanno fatto cilecca. Ecco le loro frasi celebri... tutte sbagliate. Roubini:
“L’euro ha sei mesi di vita”. Soros: “L’Europa è un morto che cammina”. Feldstein: “L’euro?
Riporterà la guerra in Europa”. E ora chi paga per le previsioni sbagliate e i danni fatti agli Stati
sovrani?».
Ora, ho troppo rispetto per i colleghi de Il Sole 24 Ore per pensare che credano veramente a
tutto quanto scritto sul loro giornale e, soprattutto, non vedano nelle politiche finora messe in
campo per salvare artificialmente l’euro il rischio di una gigantesca bolla obbligazionaria già in
creazione da almeno tre anni, qualcosa che potrebbe tramutare il botto delle dot.com in un mero
e innocuo innesco di stop loss.
Parliamoci chiaro, in questo momento lo spread basso fa comodo a tutti ed è frutto della
garanzia implicita della Bce, stante il quadro macro da Paese sub-equatoriale dell’Italia (a meno
che l’Ocse non sia diventata un’organizzazione di pericolosi sovversivi). Spread basso vuol dire sì
minori interessi da pagare sul debito che emetteremo, ma anche - e soprattutto - aumento del
valore dei titoli che le banche italiane hanno acquistato a rendimenti stellari con i soldi all’1%
della Bce, insomma si imbellettano per un po’ i bilanci. Tanto, non so se l’avete capito, a questo
governo interessano solo le banche - vedi Mps, tra i cui capolavori va annoverato, oltre
l’acquisto di AntonVeneta a prezzi folli, anche l’errore nella copertura dal rischio tassi sul suo
enorme portafoglio di titoli di Stato tramite derivati, con il risultato che 25 miliardi di titoli
rendono solo 65 milioni, lo 0,26% -, non altro.
Io ho la quasi certezza che l’asta di Btp a 5 e 10 anni della scorsa settimana sia stata “edulcorata”
dall’intervento della Bce, attraverso il back-door funding, tanto per mandare un segnale chiaro ai
mercati, spedendo lo yield ai minimi quasi pre-crisi e preparando il calo elettorale dello spread in
favore di telecamere di lunedì, con Monti gigioneggiante a Lione. Cosa sia questa strategia è
presto detto. Il “backdoor funding scheme” è un schema di finanziamento che passa dall’ingresso
secondario e viaggia dalla Bce verso le banche operanti sul mercato primario della aste,
sottoforma di garanzie di riacquisto affinché comprino occultamente per suo conto titoli,
aumentando artificialmente la domanda e quindi abbassando il rendimento da garantire. Ovvero,
le banche comprano anche ciò che in condizioni normali di mercato non acquisterebbero -
almeno non a quel rendimento - su garanzia della Bce, la quale ricompra gli stessi titoli subito
dopo sul mercato secondario.
venerdì 30 novembre 2012
Caro Monti e ministri del governo, l'Italia è disperata. Leggete qui
Caro Monti e ministri del governo, l'Italia è disperata. Leggete qui:
2) inviato da roberspierre il 30/11/2012 alle 11.11
Per Monti chiudere attivitá e perdere posti di lavoro è del tutto normale in un periodo recessivo. Non si rende minimamente conto che per creare un posto di lavoro costa decine di migliaia di euro. Io stavo in commercio con soddisfazione, ora vedo solo macerie. Vogliamo parlare delle attivitá aperte? A parte il Food che arranca, i soliti quattro marchi famosi, Farmacia e simili, per il resto è solo rimissione, tristezza e drammi consumati dal singolo, che non se lo fila nessuno, e ha anche il senso di colpa di non saperci fare. Monti, ma che ne sa della vita ! Nulla.
2) inviato da roberspierre il 30/11/2012 alle 11.11
Per Monti chiudere attivitá e perdere posti di lavoro è del tutto normale in un periodo recessivo. Non si rende minimamente conto che per creare un posto di lavoro costa decine di migliaia di euro. Io stavo in commercio con soddisfazione, ora vedo solo macerie. Vogliamo parlare delle attivitá aperte? A parte il Food che arranca, i soliti quattro marchi famosi, Farmacia e simili, per il resto è solo rimissione, tristezza e drammi consumati dal singolo, che non se lo fila nessuno, e ha anche il senso di colpa di non saperci fare. Monti, ma che ne sa della vita ! Nulla.
mercoledì 21 novembre 2012
“No ai negozi aperti la domenica”. La battaglia di Bregantini: raccolta di firme davanti alle chiese « IMPRESECHERESISTONO
“No ai negozi aperti la domenica”. La battaglia di Bregantini: raccolta di firme davanti alle chiese « IMPRESECHERESISTONO:
“No ai negozi aperti la domenica”. La battaglia di Bregantini: raccolta di firme davanti alle chiese
Pubblicato da ICR su novembre 20, 2012
Impresecheresistono, da tempo, appoggia Commercio Attivo e la nostra amica Giulia D’Ambrosio , nella lotta che i piccoli commercianti hanno intrapreso per la loro sopravvivenza.
Potete trovare gli indirizzi per la raccolta firme ed appoggiare insieme a noi una lotta per il diritto di lavorare e contro l’abuso di fatto di potere dominante.
Una mobilitazione nazionale contro l’apertura domenicale dei negozi. E’ quella lanciata stamattina, con una conferenza stampa, dal presidente della Commissione Cei Lavoro, Giustizia e Pace, monsignor Giancarlo Bregantini. L’arcivescovo di Campobasso, insieme ad alcune associazioni di commercianti, ha presentato l’iniziativa «Libera la domenica», iniziativa che mira all’abrogazione, con una mobilitazione popolare, della legge che lo scorso anno ha liberalizzato gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Per questo domenica prossima davanti a tutte le chiese italiane saranno raccolte le firme per sostenere la richiesta. «Puntiamo a superare le 50mila adesioni», hanno spiegato i promotori.
«L’apertura domenicale deve essere l’eccezione e non la regola», ha sostenuto Bregantini, che allo stesso tempo ha sottolineato anche che «questa non è una battaglia per la messa». Poi ha evidenziato che in molti altri paesi europei «a differenza dell’Italia, i negozi la domenica restano chiusi».
«L’apertura domenicale deve essere l’eccezione e non la regola», ha sostenuto Bregantini, che allo stesso tempo ha sottolineato anche che «questa non è una battaglia per la messa». Poi ha evidenziato che in molti altri paesi europei «a differenza dell’Italia, i negozi la domenica restano chiusi».
L’arcivescovo ha poi fornito tre motivi che sono alla base di questa campagna: «Il primo motivo è antropologico, perché le persone hanno bisogno di riposo; il secondo è la famiglia perché una mamma che deve andare al lavoro non può stare con i figli nell’unico giorno della settimana in cui i bambini sono a casa; infine c’è un motivo economico, perché ci si è accorti che non è vero che questo provvedimento di liberalizzazione delle apertura abbia dato beneficio e i negozi sono sempre in difficoltà».
Bregantini ha quindi concluso: «Per questi tre motivi chiediamo un ripensamento della legge. Non chiediamo che i negozi siano sempre chiusi, ma che vengano regolamentati. La competenza dunque torni a livello locale, in modo tale che la decisione sulle aperture venga presa solo di fronte a necessità concrete». Le associazioni presenti, Federstrade, Commercio Attivo e Confesercenti, hanno anche annunciato la pubblicazione imminente di un libro con centinaia di testimonianze di persone, commercianti e commesse, e la prefazione dello stesso Bregantini. (el)
–
lunedì 19 novembre 2012
Luca Peotta: Tra fango e crisi...
Luca Peotta: Tra fango e crisi...:
Faccio fatica a mettere in ordine il tavolo della cena, sono basito. Sto guardando le immagini dei Tg della mezzanotte... una sola domanda: ma dove stiamo andando! Il titolo che mi stravolge di più è: manganelli tecnici. Fermatevi! Fermiamoci! La natura s'impone, piove 10 ore di fila e l'Italia è sotto il fango, morti e distruzione. Non basta questo per farci ragionare? No,non basta!
Quando sento che in 4 ore sono caduti 450 millimetri di pioggia, è come quando sento dire che i disoccupati in Italia sono 2,7 milioni. Macro numeri, se così si può definire il dato, che non è alla portata della gente che vive tutti i giorni calcolando perfettamente ogni 12 ore come arrivare alla fine del mese, mentre il solito politico di turno si fotte un milione di euro (soldi nostri, soldi pubblici) e pensa bene di giocarsi la decima parte in una sala giochi!
2,7 milioni di persone che non hanno un lavoro in questo momento, dicono le statistiche... ma sono praticamente 45 stadi di calcio da 60.000 persone completi... suddivise equamente per regione (20 per l'esattezza) sono 133.333 persone! Un vero e proprio esercito capace di tutto, un vecchio detto piemontese dice "la guera as sfa cun la pansa voida" (la guerra si fa con la pancia vuota). Ma quanto siamo distanti dalla realtà da questo detto?...............
sabato 10 novembre 2012
FINANZA/ Forte: è ora di "ricattare" la Germania sull’euro
FINANZA/ Forte: è ora di "ricattare" la Germania sull’euro:
Ormai si contano solo i numeri della recessione in atto e le prev isioni div entano sempre più cupe. Dopo il
Fmi, dopo l’Ocse, dopo l’Istat, dopo le prev isioni fatte dallo stesso nostro gov erno (che ad aprile av ev a
sbagliato tutti i cal
coli) nell’ultimo aggiornamento di settembre, che cosa resta da dire? L’impressione è
che il famoso “fantasma della pov ertà” sia ormai a portata di mano. Guardiamo per un attimo la
giornata di ieri. I mercati infilano il terzo giorno di ribasso (questa v olta limitato), ma intanto lo spread,
che era una battaglia che dov ev a essere conclusa dopo gli interv enti della Bce di Mario Draghi,
ricomincia a risalire, ritornando sopra la quota dei 360 punti.
Ormai si contano solo i numeri della recessione in atto e le prev isioni div entano sempre più cupe. Dopo il
Fmi, dopo l’Ocse, dopo l’Istat, dopo le prev isioni fatte dallo stesso nostro gov erno (che ad aprile av ev a
sbagliato tutti i cal
coli) nell’ultimo aggiornamento di settembre, che cosa resta da dire? L’impressione è
che il famoso “fantasma della pov ertà” sia ormai a portata di mano. Guardiamo per un attimo la
giornata di ieri. I mercati infilano il terzo giorno di ribasso (questa v olta limitato), ma intanto lo spread,
che era una battaglia che dov ev a essere conclusa dopo gli interv enti della Bce di Mario Draghi,
ricomincia a risalire, ritornando sopra la quota dei 360 punti.
lunedì 5 novembre 2012
CHI HA PAURA DEL GRILLO PARLANTE ?icebergfinanza | icebergfinanza
CHI HA PAURA DEL GRILLO PARLANTE ?icebergfinanza | icebergfinanza: "Rivitalizzare e reindirizzare la struttura economica italiana ad una dimensione glocal più familiare e consona al tessuto sociale domestico,. significa essere contro il libero mercato, il dogma di un manipolo di psicopatici falliti che in questi anni ha contribuito a delocalizzare la sicurezza, importando la precarietà!
Non solo, oggi lo scopo è dichiaratamente quello di deflazionare i salari, svalutazione interna e precarietà per tutti, ma questo non si può dirlo, non è politicamente corretto!
Bene significa che la rotta è quella giusta!"...................
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Non solo, oggi lo scopo è dichiaratamente quello di deflazionare i salari, svalutazione interna e precarietà per tutti, ma questo non si può dirlo, non è politicamente corretto!
Bene significa che la rotta è quella giusta!"...................
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Cara Italia, morirai schiava…
Cara Italia, morirai schiava… – il Blog di Marcello Foa:
Com’è strana Milano nell’era di Monti. Non la riconosco più e il fatto che ora viva all’estero me la rende ancor più strana. Sembra appassita, ingrigita, improvvisamente invecchiata. Esci la sera e il brusio dei locali non è gioioso, guardi i passanti negli occhi, al ristorante afferri scampoli di discussioni dei commensali e percepisci preoccupazione, inquietudine, ansia. E provi una sensazione insolita, un disagio che prima coglievi solo in realtà lontane dalle nostre. Poi d’un tratto capisci: Milano inizia ad assomigliare alle vecchie città dell’Est, quella intorpidite comunismo, che comunicavano un’infinita, malinconica rassegnazione.
Ecco: Milano è triste e smarrita. L’altro giorno sono andato dl mio gelataio in zona San Siro, tipica microimpresa a consolidata conduzione familiare. All’entrata un cartello annuncia imminenti lavori di ristrutturazione. Strano, penso, il locale è stato appena rinnovato… Chiedo spiegazioni e il figlio del proprietario, con le lacrime agli occhi, annuncia che devono smettere di fare gelati, perché in tre anni i fatturato si è ridotto del 70%. Per risparmiare la gente rinuncia al gelato artigianale.
Gli amici che lavorano in banca, sussurrano, tra mille cautele, che anche la piccola e media borghesia inizia a soffrire, che molti dei loro clienti iniziano ad intaccare i risparmi di una vita non per comprare una casa o un’automobile ma per continuare a vivere dignitosamente.
E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori..................................
E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori..................................
Cara Italia, morirai schiava…
Cara Italia, morirai schiava… – il Blog di Marcello Foa:
Com’è strana Milano nell’era di Monti. Non la riconosco più e il fatto che ora viva all’estero me la rende ancor più strana. Sembra appassita, ingrigita, improvvisamente invecchiata. Esci la sera e il brusio dei locali non è gioioso, guardi i passanti negli occhi, al ristorante afferri scampoli di discussioni dei commensali e percepisci preoccupazione, inquietudine, ansia. E provi una sensazione insolita, un disagio che prima coglievi solo in realtà lontane dalle nostre. Poi d’un tratto capisci: Milano inizia ad assomigliare alle vecchie città dell’Est, quella intorpidite comunismo, che comunicavano un’infinita, malinconica rassegnazione.
Ecco: Milano è triste e smarrita. L’altro giorno sono andato dl mio gelataio in zona San Siro, tipica microimpresa a consolidata conduzione familiare. All’entrata un cartello annuncia imminenti lavori di ristrutturazione. Strano, penso, il locale è stato appena rinnovato… Chiedo spiegazioni e il figlio del proprietario, con le lacrime agli occhi, annuncia che devono smettere di fare gelati, perché in tre anni i fatturato si è ridotto del 70%. Per risparmiare la gente rinuncia al gelato artigianale.
Gli amici che lavorano in banca, sussurrano, tra mille cautele, che anche la piccola e media borghesia inizia a soffrire, che molti dei loro clienti iniziano ad intaccare i risparmi di una vita non per comprare una casa o un’automobile ma per continuare a vivere dignitosamente.
E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori..................................
E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori..................................
venerdì 2 novembre 2012
Atene, Corte Conti boccia piano pensioni: ‘Incostituzionale’ - Il Fatto Quotidiano
Atene, Corte Conti boccia piano pensioni: ‘Incostituzionale’ - Il Fatto Quotidiano:
"I magistrati dell’Alta Corte hanno infatti giudicato fuori dal dettato costituzionale il taglio delle pensioni (il quinto dall’inizio della crisi) e l’innalzamento di due anni dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, in quanto la misura chiesta dai creditori internazionali si pone in palese contrasto con “l’obbligo costituzionale di rispettare e proteggere la dignità umana nell’osservanza dei principi di uguaglianza e proporzionalità professionale”."
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"I magistrati dell’Alta Corte hanno infatti giudicato fuori dal dettato costituzionale il taglio delle pensioni (il quinto dall’inizio della crisi) e l’innalzamento di due anni dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, in quanto la misura chiesta dai creditori internazionali si pone in palese contrasto con “l’obbligo costituzionale di rispettare e proteggere la dignità umana nell’osservanza dei principi di uguaglianza e proporzionalità professionale”."
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mercoledì 31 ottobre 2012
giovedì 11 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Ecco i provvedimenti e cosa si è deciso: aumento IVA, tagli alla sanità e all'assistenza
CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Ecco i provvedimenti e cosa si è deciso: aumento IVA, tagli alla sanità e all'assistenza:
CONSIGLIO DEI MINISTRI: ECCO COSA SI E' DECISO - È stato un lungo Consiglio dei ministri
quello di ieri. Conv ocato per le 1 6.30 è cominciato dopo le 1 8:00 e si è concluso a notte fonda alle 2:1 5.
Parecchie le misure prese, alcune un po’ a sorpresa. Tasse, Irpef, Iv a, detrazioni, Titolo V della
Costituzione e persino controllo dell’illuminazione dei palazzi pubblici sono stati oggetto dei
prov v edimenti. Già ieri sera era stato comunque reso noto che il Gov erno av ev a deliberato lo
scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria per “contiguità” con la mafia. Per i
prossimi 1 8 mesi l’Ente v errà affidato a una Commissione straordinaria composta da tre membri.
Vediamo comunque quali sono i principali prov v edimenti presi. Innanzitutto è stato approv ato il
disegno di legge contenente le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato: la cosiddetta Legge di stabilità, che a regime dov rà essere presentata al Parlamento entro il 1 5
ottobre di ogni anno. Al suo interno è stata istituita la figura di un Commissario anticorruzione che
presiederà la Commissione per la v alutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni
pubbliche. Il Gov erno ha quindi presentato il disegno di legge per la Legge di stabilità 201 3-1 5. Uno
degli obiettiv i iniziali del Gov erno era ev itare l’aumento di due punti percentuali dell’Iv a. La missione è
compiuta a metà: dal 1 ° luglio 201 3 scatterà l’aumento dell’Iva, ma solo di un punto. Passerà quindi
dal 1 0% all’1 1% e dal 21% al 22%. In compenso è prev ista una riduzione di un punto percentuale
dell’Irpef sui primi due scaglioni di reddito: passerà dal 23
CONSIGLIO DEI MINISTRI: ECCO COSA SI E' DECISO - È stato un lungo Consiglio dei ministri
quello di ieri. Conv ocato per le 1 6.30 è cominciato dopo le 1 8:00 e si è concluso a notte fonda alle 2:1 5.
Parecchie le misure prese, alcune un po’ a sorpresa. Tasse, Irpef, Iv a, detrazioni, Titolo V della
Costituzione e persino controllo dell’illuminazione dei palazzi pubblici sono stati oggetto dei
prov v edimenti. Già ieri sera era stato comunque reso noto che il Gov erno av ev a deliberato lo
scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria per “contiguità” con la mafia. Per i
prossimi 1 8 mesi l’Ente v errà affidato a una Commissione straordinaria composta da tre membri.
Vediamo comunque quali sono i principali prov v edimenti presi. Innanzitutto è stato approv ato il
disegno di legge contenente le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato: la cosiddetta Legge di stabilità, che a regime dov rà essere presentata al Parlamento entro il 1 5
ottobre di ogni anno. Al suo interno è stata istituita la figura di un Commissario anticorruzione che
presiederà la Commissione per la v alutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni
pubbliche. Il Gov erno ha quindi presentato il disegno di legge per la Legge di stabilità 201 3-1 5. Uno
degli obiettiv i iniziali del Gov erno era ev itare l’aumento di due punti percentuali dell’Iv a. La missione è
compiuta a metà: dal 1 ° luglio 201 3 scatterà l’aumento dell’Iva, ma solo di un punto. Passerà quindi
dal 1 0% all’1 1% e dal 21% al 22%. In compenso è prev ista una riduzione di un punto percentuale
dell’Irpef sui primi due scaglioni di reddito: passerà dal 23
mercoledì 3 ottobre 2012
IL CASO/ Quel "ricatto" che ha portato Monti al governo
IL CASO/ Quel "ricatto" che ha portato Monti al governo:
Un ulteriore tassello delle v icende che hanno portato al gov erno Monti circa undici mesi fa, è andato a
posto. Oggi abbiamo la dichiarazione di prima mano di un testimone diretto di quegli av v enimenti. Si
tratta del senatore della Lega Nord Massimo Garav aglia. Un v ideo, disponibile su internet, e relativ o a
un suo interv ento in un conv egno il 21 settembre scorso, contiene dei passaggi molto interessanti. Ma
cerchiamo di mettere le cose in ordine, ricapitolando gli av v enimenti.
Un anno fa il gov erno Berlusconi era in fibrillazione. Si parlav a di una lettera della Bce che in qualche
modo "prescriv ev a" i contenuti della finanziaria, che era in fase di approv azione. Nonostante questo lo
spread intorno ai primi di nov embre era tornato altissimo. Berlusconi quindi decidev a di fare un passo
indietro e annunciav a le proprie dimissioni non appena il parlamento av esse approv ato la finanziaria.
Le v oci sulle dimissioni di Berlusconi e sul prossimo incarico a Mario Monti girav ano da qualche tempo.
E qualcuno ipotizzav a un ricatto nei confronti delle istituzioni italiane. Sembrav a la solita ipotesi
complottista, non suffragata da elementi concreti. La testimonianza diretta di questo v ero e proprio
ricatto v iene da una conferenza pubblica del senatore Massimo Garav aglia, uno dei componenti della
Commissione Bilancio del Senato.
Questo il racconto del senatore: “Monti v iene fatto senatore a v ita il 9 nov embre. Il 1 0 siamo in
commissione Bilancio a chiudere la finanziaria (la manov ra dopo l'approv azione della quale Berlusconi
av ev a già annunciato le sue dimissioni); in quello stesso giorno siamo interrogati dagli ispettori della
Bce e di Bruxelles, perché erav amo sotto inchiesta. Ci fanno tutto un bel interrogatorio e alla fine
l'ultima domanda è: ma v oi sosterrete il gov erno Monti? Risposta: mah, v edremo, c'è un gov erno in
carica, se cade, v edremo chi v errà nominato e decideremo. No, no, v errà fatto il gov erno Monti, v oi lo
sosterrete? Al che ti girano un po' i santissimi, gli dico no, non funziona così, noi siamo stati eletti con
una maggioranza, se la maggioranza non sta più in piedi, si v a e si v ota e il popolo decide chi gov erna.
No, no, non ci siamo capiti. Se v oi non sostenete il gov erno Monti, noi non compriamo i v ostri titoli per
due mesi e v oi andate in fallimento. Questo è giov edì 1 0 nov embre, noi v enerdì chiudiamo la
finanziaria al Senato, poi v a alla Camera. Lunedì v iene incaricato Monti, martedì è premier. Questo
discorsetto è stato fatto a noi, ma ev identemente è stato fatto anche ai leader politici. Tant'è che all'inizio
anche Di Pietro era di sostegno a Monti perché c'av ev a creduto anche lui a questo ricatto dello spread”.
Lo stesso senatore ricorda come in quei giorni nessuno comprav a i titoli italiani e lo spread era alle stelle,
poi nominato Monti ripresero gli acquisti e lo spread iniziò a scendere.
Tanto per mettere a posto tutti i tasselli della questione, occorre ricordare che l'Italia partecipa al fondo
salv astati denominato Mes, detto anche Esm (European stability mechanism), insieme al Fiscal
compact, approv ato dal Parlamento italiano il 1 9 luglio. Con tale approv azione ha dato forma giuridica
alla sua adesione a quel meccanismo anti-spread fortemente v oluto dal presidente del Consiglio Mario
Monti.
Il fondo ov v iamente si sostiene con i contributi degli stati. L.............................
Un ulteriore tassello delle v icende che hanno portato al gov erno Monti circa undici mesi fa, è andato a
posto. Oggi abbiamo la dichiarazione di prima mano di un testimone diretto di quegli av v enimenti. Si
tratta del senatore della Lega Nord Massimo Garav aglia. Un v ideo, disponibile su internet, e relativ o a
un suo interv ento in un conv egno il 21 settembre scorso, contiene dei passaggi molto interessanti. Ma
cerchiamo di mettere le cose in ordine, ricapitolando gli av v enimenti.
Un anno fa il gov erno Berlusconi era in fibrillazione. Si parlav a di una lettera della Bce che in qualche
modo "prescriv ev a" i contenuti della finanziaria, che era in fase di approv azione. Nonostante questo lo
spread intorno ai primi di nov embre era tornato altissimo. Berlusconi quindi decidev a di fare un passo
indietro e annunciav a le proprie dimissioni non appena il parlamento av esse approv ato la finanziaria.
Le v oci sulle dimissioni di Berlusconi e sul prossimo incarico a Mario Monti girav ano da qualche tempo.
E qualcuno ipotizzav a un ricatto nei confronti delle istituzioni italiane. Sembrav a la solita ipotesi
complottista, non suffragata da elementi concreti. La testimonianza diretta di questo v ero e proprio
ricatto v iene da una conferenza pubblica del senatore Massimo Garav aglia, uno dei componenti della
Commissione Bilancio del Senato.
Questo il racconto del senatore: “Monti v iene fatto senatore a v ita il 9 nov embre. Il 1 0 siamo in
commissione Bilancio a chiudere la finanziaria (la manov ra dopo l'approv azione della quale Berlusconi
av ev a già annunciato le sue dimissioni); in quello stesso giorno siamo interrogati dagli ispettori della
Bce e di Bruxelles, perché erav amo sotto inchiesta. Ci fanno tutto un bel interrogatorio e alla fine
l'ultima domanda è: ma v oi sosterrete il gov erno Monti? Risposta: mah, v edremo, c'è un gov erno in
carica, se cade, v edremo chi v errà nominato e decideremo. No, no, v errà fatto il gov erno Monti, v oi lo
sosterrete? Al che ti girano un po' i santissimi, gli dico no, non funziona così, noi siamo stati eletti con
una maggioranza, se la maggioranza non sta più in piedi, si v a e si v ota e il popolo decide chi gov erna.
No, no, non ci siamo capiti. Se v oi non sostenete il gov erno Monti, noi non compriamo i v ostri titoli per
due mesi e v oi andate in fallimento. Questo è giov edì 1 0 nov embre, noi v enerdì chiudiamo la
finanziaria al Senato, poi v a alla Camera. Lunedì v iene incaricato Monti, martedì è premier. Questo
discorsetto è stato fatto a noi, ma ev identemente è stato fatto anche ai leader politici. Tant'è che all'inizio
anche Di Pietro era di sostegno a Monti perché c'av ev a creduto anche lui a questo ricatto dello spread”.
Lo stesso senatore ricorda come in quei giorni nessuno comprav a i titoli italiani e lo spread era alle stelle,
poi nominato Monti ripresero gli acquisti e lo spread iniziò a scendere.
Tanto per mettere a posto tutti i tasselli della questione, occorre ricordare che l'Italia partecipa al fondo
salv astati denominato Mes, detto anche Esm (European stability mechanism), insieme al Fiscal
compact, approv ato dal Parlamento italiano il 1 9 luglio. Con tale approv azione ha dato forma giuridica
alla sua adesione a quel meccanismo anti-spread fortemente v oluto dal presidente del Consiglio Mario
Monti.
Il fondo ov v iamente si sostiene con i contributi degli stati. L.............................
sabato 29 settembre 2012
FINANZA/ 2. Euro e debito, un “imbroglio” che risale al 1981
FINANZA/ 2. Euro e debito, un “imbroglio” che risale al 1981:
Giovanni Passali
sabato 29 settembre 201 2
“Il grande imbroglio non è il governo tecnico. Il grande imbroglio è l’euro. La moneta unica dietro cui non è
stata messa una banca centrale vera. Il fiscal compact esprime in sé le idee di una politica imposta dalla
Germania, Paese egemone, che dovrebbe essere Paese solidale e che invece ha rifiutato questa solidarietà. E
se ad andare via dalla zona euro fosse la Germania non sarebbe una tragedia”. Queste le parole di Silv io
Berlusconi, durante la presentazione dell'ultimo libro di Renato Brunetta. Mi pare che il grande
imbroglio si consumi di nuov o. E si tratta dell'imbroglio della menzogna. Ov v iamente la menzogna
prende piede dov e alberga la smemoratezza. La memoria è la grande nemica della menzogna. E allora
prov iamo noi a ricordare quanto è successo, come siamo arriv ati a questa crisi, com'è scoppiata questa
crisi. Magari v iene pure qualche idea sul perché questa crisi non passa, e cosa fare per superarla
dav v ero.
La crisi per l'Italia nasce come conseguenza del div orzio tra ministero del Tesoro e Banca d'Italia nel
1 981 . Di fatto, la Banca d'Italia smise di comprare i titoli di stato italiani, lasciando che l'acquisto, e
quindi il prezzo e il v alore dell'interesse, fossero determinati dal “libero mercato”. Ma tale mercato non
era e non è tanto libero, essendo di fatto riserv ato a pochi utenti qualificati; a tali pochi utenti è
sufficiente mettersi d'accordo per spuntare un prezzo sempre più conv eniente per loro. E sconv eniente
per lo Stato. Tale passaggio storico è spiegato molto bene nel v olume di Nino Galloni Chi ha tradito
l'economia italiana?, edito da Editori Riuniti. Riassumo con un grafico (riportato a fondo pagine) i dati
presentati in quel libro, poiché tutti sappiamo bene che un'immagine rende più di mille parole.
Il grafico di cui v oglio parlare v alorizza a 1 00 il debito nel 1 950, e su questo calcola il tasso di interesse
netto, cioè il tasso di interesse meno l'inflazione. Come si può v edere, la v ariazione del debito, cioè la
v elocità di crescita del debito dov uta al tasso di interesse reale (e non a nuov i debiti) è stata sotto
controllo fino al 1 980. Addirittura, tra il 1 97 0 e il 1 980 il debito dov uto agli interessi è diminuito,
poiché l'inflazione era superiore al tasso di interesse. Come è ov v io, l'inflazione fav orisce chi è
indebitato. Da allora, il peso del debito dov uto alla crescita incontrollata degli interessi è sempre
aumentato. Il v ero problema dopo il 1 980, ev idenziato dal grafico, è che si è perso il controllo sulla
dinamica di crescita del debito nel tempo. Sembra che ci sia dimenticati di una regoletta molto semplice
ma essenziale: il debito cresce nel tempo.
Ormai non serv e più ev itare di fare nuov i debiti, poiché sono gli interessi a rendere insostenibile il
debito. Modestamente, lo av ev o detto e scritto due anni e mezzo fa, quando si iniziò a parlare di
soccorrere la Grecia: dicev o che è inutile tentare di salv are la Grecia, poiché l'unico destino inev itabile è
il default, se non si cambia sistema monetario. Alla Grecia finora abbiamo prestato oltre 1 30 miliardi,
ma i problemi non sono passati, mentre la condizione sociale dei greci è peggiorata decisamente e si
parla di nuov i prestiti per ev itare il default.
Nel frattempo, l'Italia ha messo al gov erno un professore che giusto un anno fa andav a in telev isione a
dire che “dobbiamo celebrare il grande successo dell'euro, e qual'è la più grande manifestazione del più
grande successo dell'euro? La Grecia!”. Questo è il professore che il centrodestra ha sostenuto fino ad oggi.
E questo è il professore che, a quanto pare, il centrodestra si prepara a sostenere, dopo av er perso le
elezioni, insieme al centrosinistra, che, pur v incente alle elezioni, si scoprirà troppo debole per
mantenere un gov erno con un sufficiente margine di sicurezza.
Ora ci accorgiamo che “la Germania non è stata solidale”? Va bene, ma questa è l'Europa dell'euro e delle
banche centrali, non l'Europa dei popoli. Hanno v oluto fare l'Europa unita solo per la moneta, con
decisioni politiche e passando sopra la testa dei popoli. Quando si sono accorti che i popoli non av rebbero
mai approv ato questo tipo di Europa, allora hanno smesso di chiedere il consenso dei popoli tramite i
referendum. E ora ci si lamenta che “la Germania non è stata solidale”?29/09/12 FINANZA/ 2. Euro e debito, un “imbroglio” che risale al 1......................
Giovanni Passali
sabato 29 settembre 201 2
“Il grande imbroglio non è il governo tecnico. Il grande imbroglio è l’euro. La moneta unica dietro cui non è
stata messa una banca centrale vera. Il fiscal compact esprime in sé le idee di una politica imposta dalla
Germania, Paese egemone, che dovrebbe essere Paese solidale e che invece ha rifiutato questa solidarietà. E
se ad andare via dalla zona euro fosse la Germania non sarebbe una tragedia”. Queste le parole di Silv io
Berlusconi, durante la presentazione dell'ultimo libro di Renato Brunetta. Mi pare che il grande
imbroglio si consumi di nuov o. E si tratta dell'imbroglio della menzogna. Ov v iamente la menzogna
prende piede dov e alberga la smemoratezza. La memoria è la grande nemica della menzogna. E allora
prov iamo noi a ricordare quanto è successo, come siamo arriv ati a questa crisi, com'è scoppiata questa
crisi. Magari v iene pure qualche idea sul perché questa crisi non passa, e cosa fare per superarla
dav v ero.
La crisi per l'Italia nasce come conseguenza del div orzio tra ministero del Tesoro e Banca d'Italia nel
1 981 . Di fatto, la Banca d'Italia smise di comprare i titoli di stato italiani, lasciando che l'acquisto, e
quindi il prezzo e il v alore dell'interesse, fossero determinati dal “libero mercato”. Ma tale mercato non
era e non è tanto libero, essendo di fatto riserv ato a pochi utenti qualificati; a tali pochi utenti è
sufficiente mettersi d'accordo per spuntare un prezzo sempre più conv eniente per loro. E sconv eniente
per lo Stato. Tale passaggio storico è spiegato molto bene nel v olume di Nino Galloni Chi ha tradito
l'economia italiana?, edito da Editori Riuniti. Riassumo con un grafico (riportato a fondo pagine) i dati
presentati in quel libro, poiché tutti sappiamo bene che un'immagine rende più di mille parole.
Il grafico di cui v oglio parlare v alorizza a 1 00 il debito nel 1 950, e su questo calcola il tasso di interesse
netto, cioè il tasso di interesse meno l'inflazione. Come si può v edere, la v ariazione del debito, cioè la
v elocità di crescita del debito dov uta al tasso di interesse reale (e non a nuov i debiti) è stata sotto
controllo fino al 1 980. Addirittura, tra il 1 97 0 e il 1 980 il debito dov uto agli interessi è diminuito,
poiché l'inflazione era superiore al tasso di interesse. Come è ov v io, l'inflazione fav orisce chi è
indebitato. Da allora, il peso del debito dov uto alla crescita incontrollata degli interessi è sempre
aumentato. Il v ero problema dopo il 1 980, ev idenziato dal grafico, è che si è perso il controllo sulla
dinamica di crescita del debito nel tempo. Sembra che ci sia dimenticati di una regoletta molto semplice
ma essenziale: il debito cresce nel tempo.
Ormai non serv e più ev itare di fare nuov i debiti, poiché sono gli interessi a rendere insostenibile il
debito. Modestamente, lo av ev o detto e scritto due anni e mezzo fa, quando si iniziò a parlare di
soccorrere la Grecia: dicev o che è inutile tentare di salv are la Grecia, poiché l'unico destino inev itabile è
il default, se non si cambia sistema monetario. Alla Grecia finora abbiamo prestato oltre 1 30 miliardi,
ma i problemi non sono passati, mentre la condizione sociale dei greci è peggiorata decisamente e si
parla di nuov i prestiti per ev itare il default.
Nel frattempo, l'Italia ha messo al gov erno un professore che giusto un anno fa andav a in telev isione a
dire che “dobbiamo celebrare il grande successo dell'euro, e qual'è la più grande manifestazione del più
grande successo dell'euro? La Grecia!”. Questo è il professore che il centrodestra ha sostenuto fino ad oggi.
E questo è il professore che, a quanto pare, il centrodestra si prepara a sostenere, dopo av er perso le
elezioni, insieme al centrosinistra, che, pur v incente alle elezioni, si scoprirà troppo debole per
mantenere un gov erno con un sufficiente margine di sicurezza.
Ora ci accorgiamo che “la Germania non è stata solidale”? Va bene, ma questa è l'Europa dell'euro e delle
banche centrali, non l'Europa dei popoli. Hanno v oluto fare l'Europa unita solo per la moneta, con
decisioni politiche e passando sopra la testa dei popoli. Quando si sono accorti che i popoli non av rebbero
mai approv ato questo tipo di Europa, allora hanno smesso di chiedere il consenso dei popoli tramite i
referendum. E ora ci si lamenta che “la Germania non è stata solidale”?29/09/12 FINANZA/ 2. Euro e debito, un “imbroglio” che risale al 1......................
lunedì 24 settembre 2012
giovedì 13 settembre 2012
REDDITOMETRO/ Sapelli: dopo il "furto" di Amato un’altra beffa per gli italiani
REDDITOMETRO/ Sapelli: dopo il "furto" di Amato un’altra beffa per gli italiani:
Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, parla davanti alla Commissione finanze della Camera. E naturalmente parla di “guerra” all'evasione fiscale, pur avendo la sensazione di essere quasi messo sotto accusa per l'azione di Equitalia. Adesso spunta un altro congegno, che dovrebbe andare a regime entro fine mese, o al più tardi entro fine ottobre, il cosiddetto redditometro. A che cosa serve lo strumento che sta approntando il “guru” del fisco italiano? Servirà a scovare gli evasori confrontando il reddito dichiarato dal contribuente con il suo tenore di vita attraverso una serie di voci “spia”. Non si tratta solo di barche o macchine di lusso, ma anche le spese per la colf, per il cellulare, per l'asilo o per l'università dei figli, fino all'abbonamento in palestra, alla parcella del veterinario, alle donazioni alle onlus. Un'invasività dello Stato nella vita dei cittadini, di tutti i cittadini, neppure di una categoria sociale, che appare incredibile. Insomma, si creeranno sette grandi categorie che danno un'idea della capacità di spesa del contribuente e quindi stimano il suo reddito “presunto”. Ed è sul concetto di “reddito presunto” che si aprono una serie di interrogativi e anche di polemiche, che ormai mettono in discussione anche gli “studi di settore”, che hanno una quindicina d'anni di vita. E' Giulio Sapelli che ha il merito di chiarire la portata del nuovo marchingegno fiscale senza tanti giri di parole. Sapelli ha insegnato e lavorato in università e imprese italiane e straniere. E' un grande economista che attualmente insegna Storia economica all'Università statale di Milano e non è stato mai tenero con questo “governo dei tecnici”.
Come le sembra il temuto redditometro?
Sto pensando come possano ancora funzionare gli “studi di settore” in un momento come quello in cui stiamo vivendo. Nella crisi in cui ci troviamo come si fa a stabilire che un artigiano possa raggiungere un determinato o predeterminato reddito? Diciamo francamente che questi “studi di settore” non hanno più alcun senso di fronte a questa depressione dell'economia, a questa recessione. Lo stesso schema del redditometro, sulla base del momento economico in cui siamo, alla fine si configura come un altro atto di repressione fiscale.
C'è la sensazione che addirittura sia rovesciato l'onere della prova nel rapporto tra Stato e cittadini, tra Stato e contribuenti.
I grandi e vecchi professori di Scienza delle Finanze avrebbero detto che stiamo vivendo in un periodo di repressione fiscale. Un tempo questo avveniva dopo le guerre, con l'inflazione e altro. Ma in Italia siamo specialisti in questo genere di repressione. Basta pensare a quello che fece Giuliano Amato con il suo governo, prelevando dal conto corrente degli italiani una percentuale, di notte, e dichiarandolo il giorno dopo. Questo fatto resterà come un esempio irripetibile nella storia, perché nessuno ci è mai riuscito, nemmeno in Sud America. Guardando agli studi di settore e a questo redditometro ci si trova di fronte a calcoli statistici su cui si prevede il reddito delle persone. Incredibile.
Questo comporta una rapporto sempre più problematico tra Stato e cittadini.
Si è completamente rovesciato il vecchio schema su cui era fondata la “riforma Vanoni”, la dichiarazione, un rapporto in cui i cittadini non avevano paura e che alla fine si sistemava se c'era qualche cosa in più da aggiustare. Ci siamo immersi in una situazione completamente diversa, adesso la paura esiste in tutti. Personalmente posso testimoniare su una questione che sembra kafkiana per via di una tassa sull'immondizia. Poi ho saputo che i grandi ristoratori non pagano per dieci anni questa tassa e i primi cinque non devono essere pagati perché vanno in prescrizione. Ma è chiaro che quello che sta avvenendo, soprattutto con l'azione di Equitalia, non fa che allontanare i cittadini dallo Stato. C'è il recente esempio portoghese da studiare, dove emerge un insegnamento che è quasi elementare.
Quale esempio portoghese?
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mercoledì 5 settembre 2012
CHICAGO BLOG » Aritmetica di un salvataggio – di Gerardo Coco
CHICAGO BLOG » Aritmetica di un salvataggio – di Gerardo Coco
Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.
Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.
Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.
Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.
Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.
Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.
Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.
Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.
Continua............................
sabato 1 settembre 2012
ALLARME CGIA: SU BENZINA E GASOLIO ABBIAMO LE TASSE PIU ALTE D’EUROPA | CGIA MESTRE
ALLARME CGIA: SU BENZINA E GASOLIO ABBIAMO LE TASSE PIU ALTE D’EUROPA | CGIA MESTRE
Sulla benzina e anche sul gasolio abbiamo le tasse più alte d’Europa. L’allarme giunge dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha messo a confronto il prezzo alla pompa e il peso della tassazione della benzina e del gasolio per autotrazione dei Paesi appartenenti all’area dell’euro. Risultato ? Quando gli italiani si recano a fare il pieno alla propria auto pagano il prezzo più alto d’Europa ed a farci registrare questo insopportabile record è il peso delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto.
“E’ vero – esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – che abbiamo ancora un sistema distributivo troppo parcellizzato ed un numero di stazioni di servizio self service al di sotto della media europea, tuttavia è indubbio che registriamo il prezzo del carburante più caro d’Europa perché il peso delle tasse ha raggiunto in Italia un livello record non riscontrabile altrove. In buona sostanza, quando facciamo il pieno alla nostra autovettura a guadagnarci di più non sono le compagnie petrolifere o i gestori delle aree di servizio, bensì lo Stato”.
I dati emersi dalla comparazione effettuata dalla CGIA di Mestre, riferiti alla fine di luglio di quest’anno, sono incontrovertibili. Su ogni litro di benzina verde, il peso delle tasse raggiunto in Italia è di 1,033 euro, pari al 58,1% del prezzo alla pompa. In termini assoluti, vengono dopo l’Italia l’Olanda, con 1,016 euro di imposte su ogni litro, e la Grecia, con 1,008 euro/litro. Per quanto concerne il gasolio per autotrazione è sempre il nostro Paese a guidare la graduatoria, con 0,905 euro/litro di tasse, pari al 53,8% del prezzo alla pompa. Subito dopo segue l’Irlanda, con 0,791 euro/litro e sull’ultimo gradino del podio troviamo la Finlandia, dove su ogni litro di gasolio le tasse pesano per 0,749 euro.
“Tenuto conto che il 90% delle nostre merci viaggia su strada – prosegue Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – non è da escludere che nel prossimo autunno ci ritroveremo con un aumento significativo dei prezzi dei principali beni di consumo. Inoltre – conclude Bortolussi – l’ aumento del gasolio avvenuto in queste ultime settimane è un vero e proprio salasso che sta mettendo in ginocchio tantissimi autotrasportatori italiani. Se a questa situazione si aggiunge il rincaro delle polizze assicurative registrato in questi ultimi anni, la concorrenza sleale praticata dai vettori provenienti dall’Est Europa e il ritardo con cui vengono pagati i trasportatori italiani, con tempi medi che oscillano tra i 180 e i 240 giorni, lo scenario per i nostri camionisti si fa sempre più preoccupante”.
sabato 25 agosto 2012
FINANZA/ 1. Fortis: la crescita? Un sogno da dimenticare
FINANZA/ 1. Fortis: la crescita? Un sogno da dimenticare:
Nella riunione del Consiglio dei ministri di ieri, la prima dopo la breve pausa di ferragosto, alcune dichiarazioni hanno lasciato intravvedere un miglioramento, una sorta di “uscita dal tunnel” di questa crisi epocale, indubbiamente la più dura e la più lunga dopo quella del 1929. Il tema di questa riunione è rimasto sempre quello legato agli strumenti, ai mezzi da ricercare per favorire la crescita. Si è parlato delle “start-up” per i giovani imprenditori, di altri meccanismi di incentivazione, di abbattimento del debito e di liberalizzazioni. Ma qui è come andare a sbattere contro il muro, contro una scogliera che è rappresentata dalla situazione oggettiva dell'economia mondiale, che è molto più complessa e problematica di quella contenuta nelle dichiarazioni e dettata dalle speranze. Il vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis, ci richiama un po' alla realtà, facendo il punto sullo stato dell'economia mondiale. ...................................................
Nella riunione del Consiglio dei ministri di ieri, la prima dopo la breve pausa di ferragosto, alcune dichiarazioni hanno lasciato intravvedere un miglioramento, una sorta di “uscita dal tunnel” di questa crisi epocale, indubbiamente la più dura e la più lunga dopo quella del 1929. Il tema di questa riunione è rimasto sempre quello legato agli strumenti, ai mezzi da ricercare per favorire la crescita. Si è parlato delle “start-up” per i giovani imprenditori, di altri meccanismi di incentivazione, di abbattimento del debito e di liberalizzazioni. Ma qui è come andare a sbattere contro il muro, contro una scogliera che è rappresentata dalla situazione oggettiva dell'economia mondiale, che è molto più complessa e problematica di quella contenuta nelle dichiarazioni e dettata dalle speranze. Il vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis, ci richiama un po' alla realtà, facendo il punto sullo stato dell'economia mondiale. ...................................................
venerdì 17 agosto 2012
Ag.Entrate/ICR/Equitalia « IMPRESECHERESISTONO
Ag.Entrate/ICR/Equitalia « IMPRESECHERESISTONO:
EQUITALIA e AGENZIA DELLE ENTRATE
Cari Imprenditori,
Come ricorderete, lo scorso 24 maggio 2012 ICR ha incontrato i vertici dell’Agenzia delle Entrate nella persona del direttore Attilio Befera, con la finalità di poter instaurare un rapporto costruttivo finalizzato a poter fornire un supporto operativo soprattutto alle piccole aziende operanti nel nostro tessuto economico e pesantemente colpite dalla crisi che perdura ormai dal mese di settembre 2008.
All’incontro sono stato accompagnato da : Giorgia Frasacco, Antonella Lattuada, Danilo Marchetti e Marco Pomaro. Il risultato come sapete è stato estremamente positivo, in quanto è stata definita l’apertura presso le Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia degli sportelli dedicati, al fine di analizzare le situazioni più complesse.
Riteniamo, quindi, che quella offerta ad ICR sia una opportunità di assoluto rilievo che dobbiamo sfruttare e gestire in modo coordinato per ottenere il massimo dei risultati possibili. con lo sforzo di tutti.
A tal fine, ritengo che sia opportuno definire un referente a livello nazionale che possa interfacciarsi con i singoli responsabili locali per tutte la problematiche correlate a contenziosi e aspetti di rilievo, sia nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, sia verso Equitalia in modo da poter relazionarci mensilmente sulle problematiche riscontrate ma, ci auguriamo, soprattutto sui risultati raggiunti.
La persona designata e che riteniamo abbia le competenze e la professionalità corrette per coordinare in modo costruttivo tale rapporto è MARCO POMARO, che ha fin da ora da me la delega più ampia per operare su tutto il territorio nazionale identificando i referenti per le singole Regioni ove non ancora presenti, creando la “rete” indispensabile per massimizzare gli sforzi ti tutti.
Chiedo, quindi cortesemente, di contattarlo direttamente utilizzando i seguenti riferimenti:
e.mail: pomaromarco@email.it
cell:
+39335/323627
+39335/323627
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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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LA LETTERA - 'Il silenzio dei media sul Veneto alluvionato'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera
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