mercoledì 29 settembre 2010

Arriva la superstangata Ue. Italia come la Grecia?

Il Blog di Marcello Foa Blog Archive


Come capita di sovente, le notizie più importanti sono quelle che sfuggono al radar dei grandi media. E infatti questa notizia non la trovate sulla home page dei principali quotidiani nazionali (tranne quella delGiornale.it), ma solo su quelli economici come il Sole 24 Ore, ma con tono anodino, tranquillizzante. E invece è una bomba, che annuncia una superstangata europea per l’Italia, che rischia di dover adottare misure simili a quelle imposte alla Grecia...........


da leggere assolutamente

mercoledì 22 settembre 2010

Così l’Italia può finire nel mirino delle agenzie di rating Mauro Bottarelli

......................Non a caso, mentre qualcuno semina il panico, qualcun’altro ammette che il peggio è passato e che i piani di austerity saranno sufficienti: Goldman Sachs, Hsbc e Societe Generale, infatti, invitano a comprare securities greche. Il problema è che l’eurozona ha creato un mostro, un Leviatano che se permetterà a Grecia, Portogallo e Irlanda di ristrutturare il loro debito, rischia di contagiare la Spagna e da qui l’Italia. Qualcosa in Europa si sta rompendo ed è esattamente ciò che vogliono gli strati intermedi dell’amministrazione Usa, precisamente la componente più conservatrice del Dipartimento di Stato. Non è un caso, infatti, che nel silenzio totale l’ex ministro delle Finanze britannico, Alistair Darling, abbia lanciato un attacco senza precedenti contro la Germania, colpevole a suo dire «di aver salvato la Germania creando così un danno permanente all’euro».

Parlando alla Konigswinter Conference, Darling ha chiaramente detto al ministro Rainer Bruederle che «la Germania ha completamente fallito nella sua missione di responsabilità come leader dell’eurozona. La riluttanza verso un intervento rapido avrà conseguenze per il futuro del blocco politico europeo». E non depone a favore di una partnership felice nemmeno il duro monito della Fsa, l’ente regolatore della City, verso l’Ue: non pensiate di poter mettere il becco su quanto accade a Londra attraverso la nuova legislazione sui derivati. Insomma, la capitale britannica ci tiene alle proprie dark pools e visto che, calcoli alla mano, Basilea 3 faciliterà la vita alle grandi banche, potete ben capire quale futuro ci attende: con gli istituti mondiali ancora strapieni di carta straccia, c’è poco da parlare di aumento della ratio di core tier 1, dilazionata com’è nel tempo, poi.............

...........Altra opzione molto gradita, quest’ultima, al Dipartimento di Stato, impegnato alacremente in questa opzione in stile 1992 per garantire al Belpaese un governo tecnocratico gradito alle elites conservatrici d’Oltremanica. La centrale operativa di questa operazione è sempre la stessa, ragionate bene su nomi e mosse dei protagonisti di questa estate torrida e capirete da soli quale sia (non pensate a Gianfranco Fini, la sua è stata soltanto la dinamo di un meccanismo più grande).

Non sarebbe la prima volta, potrebbe essere l’ultima. Le società di rating, emanazione finanziaria del governo parallelo Usa, sono pronte al nostro downgrade quando la crisi debito sovrano Ue entrerà nella sua fase più critica il mese prossimo: per fermarlo, c’è un prezzo politico da pagare. Ora.

La crisi non è finita, ma è stata ben occultata

Io credo che l'Italia stia dando fondo ai risparmi , almeno buona parte di essa e mi riferisco sopratutto alle imprese e di conseguenza anche alle famiglie. Personalmente, se oggi dovessi acquistare un nuovo macchinario, come facevo negli anni precedenti, non saprei come pagarlo, sempre ne avessi bisogno. A metà del 2009 ero pessimista sulla ripresa che molti economisti e politici prevedevano certa e imminente, e pensavo che di li a poco la crisi non sarebbe stato più possibile  nasconderla, credevo che molte più aziende avrebbero chiuso contemporaneamente, che i disoccupati sarebbero scesi per strada ,che in tanti sarebbero saliti sui tetti ecc. Oggi dopo 15 mesi mi rendo conto che il lavoro di occultamento dei problemi reali, è stato fatto direi scientificamente, non mi stupirei che ci abbiano lavorato anche psicologi e professionisti della comunicazione. Politici come Cota o Ravetto, cito questi per averli visti ieri sera a Ballarò, ma tutti nel governo hanno lo stesso atteggiamento di salvatori della nave nella tempesta, sembra seguano le indicazioni dei professionisti di cui sopra. Mi dispiace non poter smentire nessuno di voi che siete preoccupati per i mesi a venire, a Palermo è da anni che i cantieri navali sono in difficoltà serie, e in qualche modo ce l'hanno fatta sin ora, compreso l'indotto, ma siamo giunti al capolinea ed oggi si sono viste 500 persone bloccare la circonvallazione. E' soltanto l'inizio, ma nessuno sembra preoccupato più di tanto. Così succede un pò qui e un pò la, penso ai cassintegrati dell'isola, alle dipendenti Omsa e a tante altre storie simili. Sino a che il sistema  in cui viviamo non ci batterà forte la testa, poco o nulla sarà fatto e si continueranno ad aprire le prime pagine dei giornali con titoli che poco hanno a che vedere con questi fatti, del resto questi sono sempre proprietà di qualcuno che li finanzia e li controlla, e così i giornalisti misurano l'effetto delle notizie. Finchè  sparano cannonate come Montecarlo o altre ca....te  hanno effetto limitato e in più  distrattivo sul reale. E' la storia del Titanic , i primi a capire il danno sono i marinai alle macchine,  chi è al ballo e all'asciutto  sino all'ultimo penserà che tutto va per il meglio, e questo gli si deve far credere sennò non balla più, non spende più , e non si indebita più, come se per avere un frigorifero nuovo, è normale pagare la prima rata dopo un anno e le altre in cinque anni, lo butti perché è vecchio e non funziona più e ancora paghi le rate. 

Fincantieri: operai bloccano tratto autostrada Palermo - Economia - ANSA.it

Fincantieri: operai bloccano tratto autostrada Palermo - Economia - ANSA.it

PALERMO - Gli operai della Fincantieri di Palermo hanno bloccato un tratto dell'autostrada in direzione di Trapani, all'altezza del Motel Agip in viale Regione siciliana, asse viario di snodo della citta'. Polizia e carabinieri stanno convincendo i manifestanti a rimuovere il blocco che non era previsto. . Il corteo di operai, oltre 500, e' partito dai cancelli della fabbrica invece di proseguire per piazza Indipendenza come da accordi con le forze dell'ordine ha modificato il percorso.

Fim, Fiom e Uilm chiedono a Fincantieri di rispettare il Protocollo di intesa, firmato qualche settimana fa, con la regione siciliana che prevede investimenti nelle infrastrutture.
I sindacati sono preoccupati per le ricadute occupazionali del piano industriale - ancora in fase di definizione - che per Palermo prevede il ridimensionamento dell'attivita' produttiva; intanto Fincantieri ha avviato la procedura di cassa integrazione, contestata dai sindacati, per 470 operai su un organico di 500 unita', per un totale 52 settimane.
Secondo Fim, Fiom e Uilm l'impatto maggiore si avra' per i lavoratori dell'indotto, circa 1.000 persone, senza paracadute sociale.

Senza titolo


...........ho detto tutto..........

martedì 21 settembre 2010

Viaggio nel Sud


Realtà e pregiudizi: un viaggio tra i problemi e le difficoltà del Meridione d'Italia, ma anche nel suo immenso patrimonio e attraverso le grandi potenzialità che ne fanno una terra di contraddizioni, e in fondo un enigma

SCENARIO/ Pelanda: siamo la prossima Grecia, alcune prove | Pagina 1

SCENARIO/ Pelanda: siamo la prossima Grecia, alcune prove | Pagina 1:


"Mi sembra sia un buon momento per una riflessione di fondo che appare sempre più necessaria. In generale, ormai è evidente che il modello economico italiano deprime a tal punto la crescita da rendere probabile l’avvio di una tendenza di declino industriale e di impoverimento della nazione.

Negli ultimi due decenni analisti e commentatori hanno dibattuto sull’esistenza o meno del declino, le due parti ciascuna con qualche argomento, gli antideclinisti con più prove a favore pur registrando il difetto di crescita. Ora tale difetto è diventato così depressivo da rendere certo il declino nel futuro se l’Italia non cambierà modello economico al più presto..................

sabato 18 settembre 2010

Annaffiando le micce accese

Il circo del nonsense dei mercati finanziari diventa ogni giorno più incomprensibile e sorprendente. E' normale che sia così. Il pianificatore centrale, eufemisticamente denominato Banca Centrale, che gestisce il denaro creato dal nulla e i tassi di interesse, e a cascata quel complessissimo processo che è il sistema economico, ha distorto ogni sorta di prezzo del mercato dei capitali.

I prezzi trasmettono informazione, e prezzi distorti trasmettono informazione distorta. Prezzi e informazione distorta creano quella gran confusione che regna sovrana su tutti i mercati finanziari. L'economia reale invece ristagna, cercando di riaggiustare e riassorbire gli scompensi. Un lavoro mastodontico oramai ridotto a una impossibile lotta contro il tempo.

Il tempo è quasi scaduto. I banchieri centrali sono in trappola. Hanno trasformato i mercati finanziari in un casinò, e il casinò è diventato un casino totale che crea sempre nuovi e maggiori scompensi....................

 DA FRANCESCO CARBONE  


Siate ambiziosi, sparatele più grosse

Ebbene sì, il Divo Giulio ha cambiato idea per l’ennesima volta. Non dobbiamo accontentarci di dire che “il Pil italiano è sottostimato”, o “che la nostra economia è l’officina di secondo livello della Germania e se parte la Germania partiamo anche noi”, dice il ministro dell’Economia. Giusto.
Soprattutto quando chi pronuncia questo ambizioso programma è lo stesso personaggio che, mesi addietro, ci informava che la realtà “non è completamente catturata dalle statistiche sul Pil”, e non solo e non tanto per l’incidenza indecente del sommerso e dell’economia informale (che al padre del Legal Standard dovrebbe pur creare qualche imbarazzo), ma anche e soprattutto perché
“Se fossero calcolati e acquisiti come rilevanti dati come la bellezza, l’ambiente, la storia, il clima, l’Italia avrebbe un’imbarazzante prima posizione, seguita a molte distanze da altre lande”.
Prendiamo atto che oggi pare non essere più così, anche se abbiamo un enorme handicap (almeno secondo Tremonti), l’assenza del nucleare..............

I costi dell'energia


Secondo dati riferiti al gennaio 2007, in Italia la corrente elettrica per uso domestico ha il costo medio, al netto della tassazione, più alto di tutta l'Unione Europea (165,8 €/MWh); il costo medio europeo si attesta infatti attorno ai 117-120 €/MWh con un minimo in Bulgaria pari a 54,7. Includendo la tassazione, l'Italia passa - sempre in media - al secondo posto, preceduta solo dalla Danimarca e seguita da Paesi Bassi, Germania e Svezia[31].
Il reale costo ai consumatori finali dell'elettricità è tuttavia un valore che non è quantificabile in un unico numero: infatti esso dipende fortemente dal consumo annuale per contratto: ad esempio, per consumi fino a 1800 KWh l'Italia risulta uno dei paesi più economici, mentre le tariffe più elevate si riscontrano per consumi oltre i 3540 kWh, allo scopo di disincentivare gli elevati consumi.......

...........A tal proposito, uno studio del Massachusetts Institute of Technology[34] ha evidenziato che gas e carbone hanno costi piuttosto simili ed inferiori a quelli della fonte nucleare, a meno che quest'ultima fonte non venga favorita con prestiti agevolati e tassando gas e carbone, situazione in cui i costi delle tre modalità produttive si avvicinano.
.....

giovedì 16 settembre 2010

FINANZA/ I 30 milioni di posti in meno "interrogano" i grandi players? Mauro Bottarelli

Mauro Bottarelli

«Il mercato del lavoro è in una fase di grave crisi. La grande recessione ci ha lasciato alle spalle una terra persa di disoccupazione». A dirlo non è il sottoscritto, purtroppo, ma Dominque Strauss-Kahn, capo del Fondo Monetario Internazionale, nel corso di summit a Oslo organizzato dalla International Labour Federation (ILO). Strauss-Kahn ha aggiunto che l'ipotesi di una recessione double-dip resta improbabile ma ha sottolineato come il mondo non sia ancora uscito da una più profonda crisi sociale e che è stato un grosso errore da parte dell'Occidente pensare di essere scampato all'abisso che abbiamo intravisto lo scorso anno: «Non siamo salvi». Un report congiunto di FMI-ILO ha evidenziato come dall'inizio della crisi siano stati persi oltre 30 milioni di posti di lavoro, tre quarti dei quali nelle economie più ricche: la disoccupazione globale ha raggiunto i 210 milioni di unità.

«La grande recessione ci ha lasciato in eredità ferite ancora aperte, un alto tasso di disoccupazione di lungo periodo rappresenta un rischio per la stabilità stessa delle democrazie esistenti», mette in guardia il documento. Lo studio sottolinea, inoltre, che le vittime ventenni della recessione patiranno danni per tutta la vita, oltre a perdere fiducia nelle istituzioni pubbliche: anche perché per andare in pari con l'emorragia occupazionale il mondo dovrà creare 45 milioni di posti di lavoro all'anno per un decennio intero, la presunta ripresa in atto e a breve, infatti, non potrà mai riassorbire tutti gli espulsi dal ciclo produttivo. Per Olivier Blanchard, capo economista dell'FMI, «il tasso di disoccupazione di lungo termine questa volta è allarmante, soprattutto negli Usa, dove metà dei disoccupati sono fuori dal mercato da oltre sei mesi, un qualcosa che non si vedeva dalla Grande Depressione» (vedi grafici allegati, cliccaqui e qui)...................

Quella grande piccola impresa | Tempi

Quella grande piccola impresa | Tempi

Il bocconiano Paolo Preti contro il luogo comune che costringe (anche il “simpatizzante” Tremonti) a stigmatizzare le dimensioni ridotte delle aziende italiane come un handicap. E se invece il nostro fosse «un modello di sviluppo del tutto originale»?


Quello del ministro dell’Economia Giulio Tremonti al Meeting di Rimini è stato un discorso che ha saputo convincere con poche righe per ciascuno la maggior parte dei suoi interlocutori: Europa, sinistra, sindacati, cattolici (dando per scontato che il centrodestra fosse già dalla sua parte dopo un luglio-agosto manovriero fatto di silenzi in risposta alle richieste di alcuni, e di precisi interventi a sostegno di altri). Anche la parte riservata a Confindustria e al mondo delle imprese non poteva dunque che partire da un tema caro all’attuale presidenza di quell’associazione: «La competizione oggi si fa tra giganti, mentre gran parte del Pil italiano è generato da piccole imprese sotto i quindici dipendenti», con la risaputa conseguenza per cui si dovrà legiferare per facilitare l’aggregazione tra imprese. Ma, subito dopo, ecco il riconoscimento che laddove opera l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – appunto nelle imprese con meno di quindici collaboratori – la conflittualità capitale-lavoro è pressoché assente. Qui emerge, in questa apparente contraddizione per cui le piccole imprese vanno bene quanto a rapporto tra imprenditori e lavoratori ma non sono adatte a competere nell’economia globalizzata, un punto che necessita approfondimenti. Sembrerebbe che queste benedette – in senso letterale – piccole e medie imprese (Pmi) non siano ancora riuscite a conquistarsi agli occhi del superministro, che peraltro ha più volte manifestato verso di esse la propria simpatia, una definitiva consacrazione, anche internazionale. Tra di noi possiamo difenderle riconoscendone i pregi, ma quando si tratta di volare alto, allora no, è più politically correct vederne i limiti e proporre una via di uscita...................


...È il momento, invece, di riconoscere pienamente questo fenomeno, di pensare che si possa trattare di un modello di sviluppo del tutto originale da difendere e sostenere. A chi denuncia i limiti, più o meno strutturali, del nostro fare impresa, occorre opporre, con la forza dei numeri ma anche come ipotesi culturale, una posizione diametralmente opposta: non debolezze da superare, ma peculiarità da difendere impegnandosi, evidentemente, a ridurne gli aspetti negativi e a migliorarne l’efficacia. Non si tratta di valorizzare solo la dimensione media tipica delle nostre imprese, ma di estendere il riconoscimento ad altre caratteristiche peculiari, al pari della dimensione, della struttura e del modo di operare della maggioranza delle nostre aziende. ..................

Wall Street Italia

Wall Street Italia

E negli ultimi sei mesi di quest'anno sono a rischio 30mila lavoratori. Il quadro dell'Italia presentato dal centro studi, che afferma che la ripresa rallenta e che iniziano a soffiare "venti contrari".

Finanza&Potere - Credito Cooperativo Fiorentino, l'ispezione di Bankitalia/1: impieghi concentrati al 60% nel settore immobiliare

Finanza&Potere - Credito Cooperativo Fiorentino, l'ispezione di Bankitalia/1: impieghi concentrati al 60% nel settore immobiliare

Leggiamo insieme il rapporto ispettivo di Bankitalia sul Credito Cooperativo Fiorentino, dalla cui presidenza si è di recente dimesso il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, travolto dallo scandalo sulla cosiddetta loggia P3.


Scrivono gli ispettori della Vigilanza
"La banca non ha perseguito un progetto imprenditoriale coerente con gli obiettiti delineati nel piano strategico...che prevedeva in particolare una diversificazione degli impieghi e una crescita nel comparto delle famiglie. Le politiche creditizie in concreto adottate - focalizzate su clientela di grandi dimensioni- sono maturate all'interno di un assetto di governo incentrato sul presidente del consiglio d'amministrazione, privo di contraddittorio e di contrappesi, anche da parte dell'esecutivo, nonché di sostanziali controlli del collegio sindacale e delle strutture interne a ciò deputate".
Avete capito? Verdini era il padre-padrone della banca; altro che governo societario. E il suo potere era privo di contrappesi: non contavano niente né il consiglio né i sindaci né le altre strutture di controllo interno. Andiamo avanti.
"Dette politiche hanno comportato:
a) una forte concentrazione dell'erogato per settore economico e per singolo prenditore, ben oltre i limiti consentiti;
b) un sensibile deterioramento della qualità del portafoglio creditizio, nel cui ambito sono state rilevate diffuse anomalie;
c) la ricorrente presenza di operazioni in potenziale conflitto d'interessi, non sempre correttamente comunicato;
d) lacune nei processi organizzativi e di controllo, non adeguati alle dimesnioni e all'operatività aziendali;
e) il mancato esercizio, su numerose transazioni, dei prescritti controlli antiriciclaggio"...........................................

mercoledì 15 settembre 2010

Sintesi osservatorio economico della CCIAA di Palermo

III La dinamica congiunturale del 2009 e le previsioni per il 2010









La flessione dell’attività nel 2009





Gli investimenti testimoniano un atteggiamento all’insegna della caparbietà


L’inversione di tendenza nel 2010

..................................Entrando nello specifico delle performance congiunturali della provincia, dall’analisi dei dati relativi alle variazioni quantitative del fatturato delle imprese per il 2009 si evince un calo del -17,2% per l’economia palermitana nel suo complesso. Tra i settori, quello delle costruzioni registra la peggiore variazione (-21,3%), a conferma delle dinamiche già in atto nel 2008 sia a livello locale che a livello nazionale. Variazioni negative del fatturato si riscontrano anche nel manifatturiero (-19,6%). Anche il settore dell’agricoltura ed il settore dei servizi presentano dei risultati negativi, ma l’intensità del peggioramento è minore. Il commercio      (-18,3%), il turismo (-15,2%) ed il terziario avanzato (-17,1%) sono i comparti il cui volume d’affari risente maggiormente della riduzione dei consumi, mentre sembrano reggere in modo migliore i trasporti (-10,9%) e gli altri servizi (-7,8%) che registrano le performance migliori tra tutti i settori dell’economia.
A fronte di un quadro certamente non favorevole, la dinamica degli investimenti nel 2009 testimonia un atteggiamento non arrendevole. Il risultato risulta influenzato dalla dinamica particolarmente sostenuta degli investimenti nel settore dei servizi (+14,6%), con risultati interessanti per i trasporti (+19,5%), per il turismo (+14,7%) e per gli “altri servizi” (+14,2%). In generale, comunque, la dinamica degli investimenti sembra suggerire una vitalità nel portare avanti processi di ristrutturazione produttiva.
Analizzando le indicazioni degli imprenditori per il 2010, emerge un quadro incerto ma in miglioramento (volume di affari -1,9%). Per quanto concerne gli investimenti, solo le imprese dell’agricoltura, delle costruzioni e del turismo ne stimano una flessione............................

FINANZA/ Si chiama Hindenburg Omen la prova che la recessione �alle porte | Pagina 1

FINANZA/ Si chiama Hindenburg Omen la prova che la recessione �alle porte | Pagina 1


I recenti articoli di Mauro Bottarelli ci hanno informato sul verificarsi dell'indicatore chiamato Hindenburg Omen. Bottarelli non si offenderà se faccio le pulci a quanto da lui scritto (sempre di grande interesse e molto preciso), ma oltre alle condizioni da lui descritte per la verifica dell'Hindenburg Omen ve ne deve essere un'altra decisiva: le condizioni descritte devono verificarsi almeno due volte, nel giro di 36 giorni.

Ebbene, a confermare la fibrillazione degli operatori dei mercati finanziari, il 22 agosto scorso è arrivato un nuovo segnale Hindenburg Omen, che rende completato il segnale di un possibile crollo dei mercati finanziari. Ricordiamo solo che non tutte le volte che si è completato questo indicatore, si è verificato un crollo dei mercati; ma negli ultimi 25 anni, ogni crollo è stato preceduto da un Hindenburg Omen verificato.

Ma qui non si tratta solo di indicatori più o meno affidabili o esotici: qui si tratta di una economia che, nonostante stimoli fiscali o monetari di tutti i tipi, non ne vuol sapere di riprendersi. Ed il motivo fondamentale, ma taciuto da tutti, è proprio quello che da queste pagine abbiamo tanto spesso ripetuto: se tutta la moneta è a debito, tentare di risolvere i problemi finanziari con sempre maggiore creazione di liquidità equivale a iniettare in un corpo malaticcio lo stesso sangue infetto che ha reso malaticcio quel corpo...........................

....A conferma di ciò, c'è il numero dei disoccupati, che, nonostante l'ottimismo profuso a piene mani e alcuni conti aziendali tornati in positivo, purtroppo continua a crescere. E come ben sa ogni economista (e ben capisce ogni persona di buon senso), non vi può essere vera ripresa senza ripresa dell'occupazione. Se i conti migliorano e gli occupati non crescono, questo vuol dire solo che pochi ricchi stanno diventando sempre più ricchi.

Sia ben chiaro: senza uno sguardo positivo sul reale, è ben difficile costruire qualcosa di buono. Ma il reale occorre guardarlo sul serio, senza nascondersi nulla. E allora lo ribadiamo a chiare lettere: senza crescita dell'occupazione, ogni presunta ripresa è un trucco sui dati, magari aiutato da un massiccio intervento monetario. Si parla tanto di snellire la macchina statale, o di fusioni tra aziende per ottimizzarne la struttura produttiva; tutti bei paroloni che in concreto vogliono dire una cosa sola: gente da licenziare, minori stipendi in circolazione, calo del potere di spesa, calo dei consumi, calo dell'economia.

martedì 14 settembre 2010

Il Blog di Marcello Foa � Blog Archive � Il bluff delle nuove regole bancarie…

Il Blog di Marcello Foa � Blog Archive � Il bluff delle nuove regole bancarie…

Ci siamo: a Basilea stanno per varare le nuove regole bancarie ed è già partito lo spin per dare l’impressione all’opinione pubblica che la lezione della grande crisi è stata imparata. Grandi analisi, titoli rassicuranti. Ma è un passo nella giusta direzione? Sono perplesso per questi motivi:

1) La tempistica. In risposta a una crisi maturata negli anni 2000, ed esplosa nel bienno 2007-2008, le nuove norme entreranno in vigore il primo gennaio 2013 con un periodo di transizione destinato aconcludersi nel 2018. Dov’è l’urgenza?

2) Le regole. Saranno inasprite le norme per le attività di trading, verrà aumentato il patrimonio, saranno creati dei cuscinetti per assorbire eventuali perdite. Ma non è contemplata la norma fondamentale ovvero la separazione tra banche d’affari e banche commerciali; dunque l’ambiguità all’origine della crisi viene protratta.

3) I valori del capitalismo. Ovvero un sistema che offre l’opportunità di grandi profitti, ma contempla la possibilità del fallimento. Invece, con le nome di Basilea 3, come vengono chiamate in gergo, si sancisce, di fatto, il concetto di Too big to fail, ovvero Troppo grandi per fallire: il sistema non vuole che le grandi banche possano uscire di scena e questo implica un aumento di fatto del loro potere, reale sui mercati e di condizionamento della società........................

FINANZA/ 1. Ecco la vera strategia dei grandi player (ribassisti) di Long Island

Prima che leggiate questo articolo, è meglio premettere qualcosa: sono liberale, liberista e mercatista convinto. Ritengo la speculazione, nella maggior parte dei casi, utile al buon funzionamento dei mercati, una sorta di «pesce spazzino» degli acquari: evita la creazione sistematica di bolle (o ne facilita l'esplosione prima che le dimensioni divengano ingestibili), attacca azioni sopravvalutate riportandole a valori accettabili (o affossandole, Enron è il caso più eclatante), smaschera i bilanci allegri di aziende che capitalizzano come multinazionali pur basandosi su debiti e scatole cinesi. Detto questo, c'è speculazione e speculazione. Quando questa diventa non sistematica ma addirittura strategica per finalità non solo di lucro ma addirittura di re-indirizzamento dei sistemi, politici ed economici, allora si passa alla categoria delle consorterie, dei grand commis.

E' quello che sta accadendo negli Usa. Non amo Barack Obama e ritengo le sue ultime scelte sbagliate o comunque tiepide rispetto alla difficoltà del momento ma qualcuno, molto potente, non si sta limitando ai giudizi e alle critiche: sta agendo per sabotare, attraverso i mercati, lo status quo. Al mondo, si sa, ci sono circoli molto influenti: l'Aspen Institute, il Council for Foreign Affairs, la Trilaterale, il gruppo Bildenberg. Ma ci sono altri simposi, altrettanto potenti, che non si danno né nomi né denominazioni: peccato che, a conti fatti, decidano per tutti noi. O quasi. Da venticinque anni a questa parte il leggendario stratega di Wall Street, Byron Wien, ora con il Blackstone Group, organizza un summit estivo con i principali player statunitensi per parlare di economia globale e investimenti....................

lunedì 13 settembre 2010

La lobby delle banche festeggia in tutto il mondo, la pacchia di bonus e scandali continua

Nessuna sorpresa che la reazione a Wall Street e in tutte le piazze mondiali sia euforica, nel settore finanziario, con i rialzi di tutte le banche: la pacchia continua, per i banchieri. Altri otto anni di bonus stellari garantiti, affari fatti con la mano destra e cancellati con la sinistra, con i soldi ovviamente della raccolta, cioe' di noi tutti. La farsa continua, e dal punto di vista tecnico basta dire che il 3.5% di rapporto minimo richiesto alle banche in capitale ordinario entro il 2013 corrisponde di fatto a un leverage appena sotto quota 30, cioe' abbastanza per ogni banca commerciale di discrete dimensioni per trasformarsi in un'altra Lehman Brothers, che salto' come un birillo esattamente 2 anni fa (il 14 settembre 2008) piu' o meno allo stesso livello di leverage. 

Imprese, la crisi a muso duro ‘Noi la Tia non la paghiamo’

Mauro Pelatti è il leader regionale di «Imprese che resistono», un network di piccole e medie aziende che affronta la crisia muso duro con la pubblica amministrazione e che adesso raccoglie sotto la propria insegna 115 imprese, principalmente metalmeccaniche e prevalentemente concentrate tra le province di Firenze e Prato, una massa critica capace di generare 80 milioni di fatturato e dare lavoro a 800 persone.

giovedì 9 settembre 2010

Svolta dirigista nella UE ma tutti tacciono

...........La mia impressione è che l’establishment europeo abbia adottato la dottrina Monti e, secondo i tenebrosi meccanismi che regolano il vertice euroepo, stia tentando di imporre una rivoluzione eurocentrica, nonimalmente liberale, in realtà dirigista e lobbistica. Una rivoluzione non con il popolo, ma, ancora una volta,  sopra il popolo...

giovedì 2 settembre 2010

FINANZA/ Se le borse sono euforiche perchè i capi di Goldman vendono tutto? Mauro Bottarelli


Prepariamoci, perché «settembre e ottobre porteranno con sé cattive notizie per il mercato azionario e le banche rimangono pesantemente esposte alla leva, dato ancor più allarmante visto che stiamo entrando nella seconda "gamba" della crisi finanziaria». Parole di Pedro De Noronha, managing partner della Noster Capital di Londra, secondo cui

stiamo assistendo ad anni che rappresentano una sfida senza precedenti per gli investitori. I grandi player, semplicemente, stanno fuggendo dal mercato. Ci sono seri problemi che arrivano dal settore della rinegoziazione dei mutui Usa e l'area euro resta una seria e costante preoccupazione. La Germania non ha la minima intenzione di salvare un'altra nazione europea, la Merkel ha già usato una larga parte di capitale politico per salvare la Grecia e il mercato ellenico dei bonds e questo semplicemente per tutelare il sistema bancario francese e tedesco da ulteriori, gravi perdite.

Ci sono quattro o cinque nazioni con grossi problemi strutturali che non dovrebbero nemmeno essere nell'euro. D'altronde, devo ancora vederlo un politico che si spara alla tempia in ossequio dell'austerity. I greci non hanno alternativa se non quella di tagliare, gli altri come la Spagna non stanno affatto facendo a sufficienza: io sono per la scuola austriaca, non accetto alternative keynesiane.

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html