domenica 26 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

IN ONDA - 20/02/2012 : UN PAESE SENZA 'CREDITO' - LA7.it

IN ONDA - 20/02/2012 : UN PAESE SENZA 'CREDITO' - LA7.it: "L'Italia è un paese senza credito, lo dice il Governatore della Banca d'Italia. Mentre si cantano le lodi di un esecutivo straordinario, il paese continua a perdere terreno
20/02/2012"

Laura Costato di Impresecheresistono

giovedì 16 febbraio 2012

Laura Costato ad Iceberg

ICEBERG TELELOMBARDIA 13/02/2012 « IMPRESECHERESISTONO
:
La  testimonianza di Laura Costato, imprenditrice che resiste sia alla crisi ,che  alla burocrazia del sistema italiano e ad una pressione fiscale tra le più alte al mondo.

mercoledì 15 febbraio 2012

Tornate alle vostre cabine, c'è Sanremo


Spesso non trovando altra spiegazione a una data questione o a un fatto e al  perché e come alcune cose possano accadere, siamo ragionevolmente indotti a pensare che una causa debba pur esserci, e non raramente, se ne abbiamo interesse, ovvero siamo provocati ad approfondire i fatti, possiamo arrivare alle vere cause. Questo succede solo se ci interessa, altrimenti non siamo disposti a sprecare le nostre energie e quel poco tempo che abbiamo. Così se qualcosa non entra in rapporto con il nostro essere, appunto inter- essere, o meglio ancora non ci ferisce, di quel qualcosa, anche se ne veniamo a conoscenza, vi restiamo alla superficie. Oggi ho letto  l'ennesima notizia del  suicidio di un imprenditore di Catania, un uomo di 57 anni, che produceva macchinari per l'agricoltura.
Un' altra notizia, apparentemente meno tragica, decisamente meno tragica ma grave, è la chiusura a Palermo e Trapani dei negozi Migliore,  tra i primi grandi centri commerciali della Sicilia, circa 260 dipendenti.
Non ho detto a mio padre che la settimana scorsa ha chiuso De Magistris, la più storica cartoleria palermitana, è molto anziano ed è sempre stato per lui il negozio in cui si recava più volentieri da sempre, prendendo anche due autobus, sinchè ce l'ha fatta, solo per acquistare una matita.
Ciò che mi interroga è che sono notizie, cui non dovremmo abituarci come invece facciamo, ma  è sempre stato così, a prescindere dalla loro gravità.
 Importante è che non ci tocchino, non ci feriscano direttamente, e così rimangono fatti lontani da noi e che non  cambiano di una virgola le nostre giornate.
In Grecia, di cui non si parla molto nei media volutamente, ci sono famiglie che lasciano i loro figli a scuola perché possano avere  da mangiare, non potendo fare più la spesa per tutti.
Eppure si sprecano fiumi di parole per Sanremo e Celentano e la Rai.  La nostra tv di Stato ci costa 110 euro l'anno, e non siamo disposti a restare inerti di fronte a ciò che non condividiamo e magari potremmo anche creare pagine su Facebook o gruppi che stiano a discutere di queste cose. Se negli altri canali privati, si trasmette popò, non fa niente, queste non le paghiamo e quindi, va bene tutto.
Questa crisi economica, detta così per convenzione, perché è ben altro da quanto molti pensano, sta cambiando le abitudini di molti e tante, tantissime  parole si utilizzano per farci credere che è così che deve andare, anzi le crisi ben vengano, sono occasione di cambiamento in meglio. Anch'io ho detto queste cose, ma sono trascorsi due anni e allora ci speravo, ma camminando in bici, tra casa mia e il laboratorio dove lavoro, mi accorgo del moltiplicarsi vendesi e affittasi che prendono il posto di altrettanti negozi che chiudono ogni giorno.


Lo spread, però,  per fortuna è sceso, le borse e i mercati sono in risalita, e a Palermo tra qualche giorno apre il “centesimo” altro grande centro commerciale di Zamparini, quindi tutto è okay, perché porsi altre domande, tornate nelle vostre cabine che il peggio ormai è passato!

Scusate dimenticavo: siamo in recessione, recessione così detta tecnica che forse vuol dire che non è teorica cioè che è pratica, realmente effettiva, vera lo ha detto l’Istat,  il pil è in calo dello 0,7%. Caspita non me n’ero accorto.
E per chi non vuole tornare alle cabine, poco male, c’è sempre musica nella grande sala dei vip.

martedì 14 febbraio 2012

INTUIZIONE E APPLICAZIONE: L'ETICA DEL LAVORO ARTIGIANO | Quaderni di ricerca sull' artigianato

INTUIZIONE E APPLICAZIONE: L'ETICA DEL LAVORO ARTIGIANO | Quaderni di ricerca sull' artigianato:

INTUIZIONE E APPLICAZIONE: L’ETICA DEL LAVORO ARTIGIANO

14/02/2012 L’artista come artigiano potenziato: o meglio, artista e artigiano come due facce di una stessa medaglia, dal cui dialogo e dal cui confronto nasce quell’eccellenza che si traduce in differenza, in unicità, invantaggio competitivo. Ma una riflessione sull’eccellenza artigianale dell’Italia contemporanea, che restituisca una visione significativa di quelsaper-fare che rappresenta un vero giacimento culturale per il nostro paese[1], deve necessariamente porsi in relazione con le matriciintellettuali, culturali, tecniche e artistiche che ne costituiscono la base. E deve partire da una riflessione in merito alla rilevanza economica di questo mondo: “quattro milioni di piccole aziende, otto milioni di partite IVA rappresentano per il Paese un patrimonio di imprenditorialità. Ma se questi signori, da quando aprono bottega fino a sera, hanno la sensazione di lavorare ‘contro’, c’è qualcosa che non va”[2].
Benché la crisi non le abbia risparmiate, e nonostante la grave crisi di rappresentatività che ormai da anni accompagna il lavoro dei maestri d’arte in Italia[3], le imprese artigiane costituiscono tuttora una rete capillare e interconnessa, su cui di fatto si basa il successo diun’economia incentrata su intuizione, impegno, sperimentazione e tradizione. Ma il problema del ricambio generazionale si fa sentire: pur in assenza di dati disaggregati si può dire che solo un 5% degli artigiani siano attualmente sotto la soglia dei 35 anni, mentre la presenza delle donne si attesta ancora intorno al 20%..............................

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lunedì 13 febbraio 2012

GRECIA: LA GRANDE DEPRESSIONE DEL 2012!icebergfinanza | icebergfinanza

GRECIA: LA GRANDE DEPRESSIONE DEL 2012!icebergfinanza | icebergfinanza:

.......Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna, interviene con parole dure, in un’intervista a Il Messaggero, sulla questione del debito della Grecia.

ROMA – Per Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna, l’Europa sta commettendo l’errore gravissimo di «ragionare con la testa dei tecnocrati, che non conoscono la Storia e la matrice culturale di ciascun paese».

I sacrifici imposti alla Grecia saranno controproducenti?
«La Storia ce lo insegna: se a un popolo si impongono sanzioni troppo pesanti poi le cose vanno a finire male. Oltretutto a Bruxelles dovrebbero ricordarsi che la Grecia è un Paese diverso dagli altri».

Diverso in che senso?
«La Grecia ha dato più di ogni altro paese alla cultura occidentale, a cominciare dal concetto di democrazia, ma non è mai riuscita a tradurre e ad applicare nel suo Paese quei concetti e quei principi. La Grecia è un paradosso, e anche questa è una parola che hanno inventato i greci»................


mercoledì 8 febbraio 2012

la Bellezza come sorpresa



La polemica sorta intorno allo spettacolo di Castellucci di qualche giorno  fa, mette in  risalto la questione di un linguaggio sempre più incomprensibile di  tanta espressione artistica di questo periodo. Penso alla mano di Catelan,  per rimanere a Milano ma a tante installazioni, cui questo ditone medio rimanda anche se  stabilmente collocato in Piazza della Borsa. Le istallazioni sono effimere per natura, costruite per durare poco e con l’unico solo scopo di farne conoscere l'autore a più gente possibile, pertanto più sono provocatorie e meglio è. Di queste manifestazioni, spesso banali e prive di senso,  (è raro, ma  ci sono artisti che fanno anche cose interessanti) , non rimane traccia, se non qualche strascico di polemica o nei rendiconti di Comuni Provincie o Regioni,  finanziatori a nostre spese. Oggi accade meno, c' è la crisi, e a volte sono anche sponsorizzate da compagnie telefoniche e multinazionali.
Quando in questi eventi artistici ci si mette di mezzo il sacro, diventa pressoché impossibile leggere l'opera, sempre lo sia, per le contraddizioni evidenti che  risultano, volenti o meno uno degli ingredienti principali, spesso ampiamente citati da tutti i media proprio ed esclusivamente per il carattere ambiguo e anticattolico.

Per giudicare la bellezza e la qualità di uno spettacolo teatrale , di un dipinto o di un film, forse dovremmo chiedere ad un fornaio, a un idraulico, a un pescatore, a un venditore di frutta e verdura oppure a un pastore e ad una casalinga e così, forse, soltanto ciò che è evidentemente bellezza potrebbe essere riconosciuta. Non tutti oggi sono in grado di comprender i linguaggi dell’arte attuale, anche se ci sono pescatori e fornai laureati, abbiamo bisogno di un critico, di qualcuno “studiato nella critica", che ha una buona capacita dialettica e sa interpretare, valutare, distinguere e sottolineare.
Ma la bellezza o la bontà  come diceva una pubblicità del salmone in scatola, é semplice e quindi tutti dovrebbero essere in condizione di riconoscerla, anche se oramai, come per la dichiarazione dei redditi, per pagare infatti (o eludere), le tasse, serve un commercialista, per capire un’opera  occorre chi  la spieghi completamente da cima a fondo, essa non è sufficiente da sola di farsi comprendere né tanto meno di stupire, nel senso più compiuto del termine, cioè di suscitare stupore, come accade a un bambino quando dice, facendo commuovere mamma e papà :  - che belloooo!!! - ;

Un certo mondo dell’arte è diventato anch’esso privilegio, se così possiamo dire, di una  casta di intellettuali, di banchieri e finanzieri, che usano le opere come fossero titoli e obbligazioni, ma molte di queste,  non ha nessun vero valore d’arte, cioè non sono segno di nulla, non rimandano a nulla, non stupiscono. Un’opera d’arte  è tale perche in ciò che immediatamente si vede manca l’oggetto cui questa rimanda, che in un dato istante appare, ma è dello spettatore e soltanto suo, fosse anche lo stesso autore in questa veste. Un’opera è come un indicazione, dice, guarda oltre, ciò cui anche l’autore nel momento creativo tenta di guardare. C’è sempre un "più in là", come nella poesia di Montale, e l’artista è colui che lo pre-sente e prova a svelarlo, ma è egli stesso, nel suo fare, destinatario di un dono inaspettato.  Se chi dipinge, scrive o scolpisce non guarda oltre se, anche lo spettatore farà lo stesso, o almeno così succede quasi sempre,  ma se  un pittore o un regista vede più lontano, anche chi guarda l’opera è trasportato più lontano, a cercare più in profondità il significato della realtà; quindi  al  bello e al vero, pensiamo a Mozart o a Michelangelo. Nell’arte non ci sono regole e la tecnica é sempre a servizio di una maggiore libertà, non  è  vincolo ma uno tra gli elementi che fanno riconoscere i maestri.
Per tornare a Castellucci, io non l’ho visto e non lo farò, penso abbia sfruttato come tanti artisti o pseudo artisti oggi, il tam tam mediatico che si eccita in situazioni di questo tipo, e così, dopo questa ennesima polemica ricorderemo soltanto il Salvator Mundi, dipinto da un vero maestro, e riguardarLo sarà una sorpresa. Sempre e ogni volta.



venerdì 3 febbraio 2012

Caro Monti, io non sono per il posto fisso, ma….



Ho avuto, quando mi sono laureato, una certa possibilità di scelta del mio lavoro. Avevo infatti un “posto fisso”, ma ho scelto un “posto libero”, che credo diverso da come Lei lo immagina per i giovani, oggi. Una breve premessa, qual’ora non se ne ricordasse, di cosa è l’ Italia,  da dove proviene la nostra cultura e quali sono i nostri tesori. Ciò che abbiamo quotidianamente sotto i ns occhi , facendo parte del paesaggio, cui siamo abituati, non lo vediamo. Io dico che molto lo dobbiamo anche alla presenza cristiana in Italia e in Europa , non ci sarebbe stata la Cappella Sistina e nemmeno la Cupola del Brunelleschi a Firenze, ma anche opere minori, o il territorio stesso, che dove salvaguardato, svela la sapienza a e l’affezione di chi ci ha vissuto, e non direi in maniera monotona. Io sono siciliano e si sa, noi terroni del Sud amiamo a dismisura il nostro mare e il nostro cielo, i nostri cibi e desideriamo avere vicino le persone care; quando emigravamo in America, per fame, non mi pare in fondo fossimo così soddisfatti. Non credo sia il massimo fare sempre l’operaio alla Fiat di Termini Imerese a vita , tant’è che da li Marchionne ha deciso di andar via, ma nemmeno dover vivere in Cina o In Lussemburgo o anche  Manhattan, tranne fosse per realizzare la propria vita li, come molti giovani italiani hanno già fatto, portandosi via i loro cervelli migliori in tempi non sospetti. Quindi direi che molta della bellezza del paese dove siamo nati, è il risultato di lavoro stabile, i contadini o i pastori si sono spostati pochissimo dalle loro terre e anche gli artigiani, e gli insegnanti e gli ingegneri. Quindi il posto fisso che Lei intende con accezioni negative, la monotonia del lavoro sempre uguale, penso sia rivolto esclusivamente al pubblico impiego, e anche a un mestiere come il Suo di professore universitario lo è. Ma è stato proprio così noioso il suo lavoro? Non credo. Come non credo sia bene cambiare mestiere a ogni chiaro di luna, e nemmeno cambiare luogo di lavoro, stare più tempo  nello stesso posto anche tutta la vita lo ritengo un valore, così come fare lo stesso mestiere se si ha la fortuna di mettere a frutto i propri talenti e costruire li, dove si è una società migliore, costruendo rapporti umani di reciproca stima, non di prevaricazione o sfruttamento della posizione del bisogno altrui.
Così avviene invece, quasi sempre, dove il lavoro risulta precario e temporaneo. 

FINANZA/ C’è una "mano" più pericolosa dei derivati

FINANZA/ C’è una "mano" più pericolosa dei derivati:

di Mauro Bottarelli

...........Prendiamo in considerazione, per volumi e cifre, la sola Cina. Lo Stato è il principale azionista delle 150 industrie più grandi del Paese e ha, di fatto, il controllo di altre centinaia: di queste, la sola China Mobile, gestore telefonico statale, è un gigante con 600 milioni di utenti. Di più, le aziende a controllo statale - le cosiddette Soes (State-owned enterprises) - pesano per l’80% del valore del mercato azionario cinese e tre di loro compaiono nella classifica mondiale delle dieci imprese a maggior redditività, contro solo due europee. E l’ultima decade ha visto esplodere questi numeri: le 121 principali Soes cinesi hanno visto crescere i loro assets totali da 360 miliardi di dollari nel 2002 e 2,9 triliardi nel 2010 e, addirittura, durante il biennio 2007-2008 hanno goduto di un extra-boost, visto che in quel periodo l’85% degli 1,4 triliardi di dollari di prestiti bancari sono andati ad aziende a controllo statale.
Inoltre, anche aziende cinesi apparentemente private come la Lenovo godono in realtà di enormi finanziamenti da parte di organismi statali e di veri e propri favori, come l’acquisto da parte del governo di Pechino della divisione personal computer della Ibm per 1,25 miliardi di dollari nel 2004. Ci sono poi gli attivissimi e rapaci fondi sovrani, come la Safe Investment Company, che a dicembre 2011 controllava qualcosa come 568 miliardi di dollari, o la China Investment Corporation, con i suoi 410 miliardi. Insomma, una forza devastante contro cui nessuna azienda privata può concorrere, vista anche la capacità manipolatoria del governo cinese verso lo yuan e il suo potere di interdizione e ricatto politico. Un vero oligopolio, una dittatura che può “creare” interi settori, mentre i concorrenti privati possono solo sperare di poter “operare” negli stessi. Ecco chi sono i nuovi padroni, i masters del mercato, i motori della crescita in un mondo in perenne recessione.....................

P.S.2: Agenzia France Press: «Si allungano le mani della Cina sul settore energetico portoghese. Lisbona ha infatti annunciato di apprestarsi a cedere per 592 milioni di euro il 40% della Rete elettrica nazionale a una società cinese e a un’altra dell’Oman. In particolare, ha spiegato il ministro del Tesoro, Maria Albuquerque, la China State Grid pagherà 387 milioni di euro per il 25% di Ren mentre la Omani Oil verserà 205 milioni di euro per un altro 15%.  Lo scorso dicembre il governo portoghese aveva già venduto per 2,7 miliardi di euro il 21,35% della società energetica nazionale Energias de Portugal al gruppo China Three Gorges nell’ambito del programma di dismissioni cui era stato condizionato il piano di aiuti da 78 miliardi di Fmi e Ue». A proposito.

mercoledì 1 febbraio 2012

Le aziende e i prestiti dell banche di Raffaello Vignali


...........Non mi ascrivo tra quelli che vedono nelle banche il nemico contro il quale scagliarsi; il nemico semmai è la crisi, le banche sono strumenti essenziali per lo sviluppo e la crescita. Lo sono a tal punto che quando non danno credito l’economia rallenta. In questi mesi, soprattutto a partire dall’autunno scorso, chi vive a contatto con le imprese non ha potuto non registrare una forte restrizione del credito, fino ad arrivare ad una immobilità assoluta. Le imprese del manifatturiero devono pagare a vista i fornitori di materie prime, il cui costo è peraltro aumentato fortemente; i clienti non pagano (pubblica amministrazione in testa); le banche non riconoscono le fatture e non fanno credito. Stanno “saltando” moltissime imprese sane, e l’assurdo è che oggi falliscono per crediti e non per debiti. L’edilizia è ferma anche perché le banche da mesi non erogano nuovi mutui. Sono fondate le critiche delle banche italiane all’introduzione anticipata di Basilea 3, così come quelle relative alle decisioni suicide dell’Eba: non serve essere economisti per comprendere come si tratti di misure procicliche che contribuiscono a creare un credit crunch peggiore di quello registrato nei mesi a cavallo tra 2008 e 2009. .............................

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html