sabato 31 ottobre 2009

Imprenditori e lavoratori insieme per la protesta



Al movimento delle Pmi «impresecheresistono» ora aderiscono anche i dipendenti
Imprenditori e lavoratori insieme per la protesta
Intanto la Regione Piemonte ha concesso una moratoria sui debiti verso i finanziamenti pubblici

CUNEO - Moretta è un paese di 4500 abitanti in provincia di Cuneo. Rischia di diventare il simbolo di una crisi che sta provocando danni irreparabili nella piccola e media impresa italiana. A Moretta ormai ci sono più cassaintegrati che operai: sono 470, più del 10 per cento della popolazione, compresi vecchi e bambini. Per 180 di loro è in vista la cassa integrazione a zero ore, che vuol dire non avere più un soldo per tirare avanti. Di fronte a questa debacle del lavoro


http://www.diariodelweb.it/Articolo/?d=20091031&id=110925

Ue, disoccupazione record. Fmi: salirà ancora per un anno

Strauss-Kahn: "Pericolo di una ripresa senza posti di lavoro"
BRUXELLES - La disoccupazione in Europa miete un record negativo dopo l'altro. A settembre nei sedici Paesi che hanno adottato l'euro è salita al 9,7%, mai così alta da dieci anni. E la corsa, secondo tutte le previsioni, è destinata a proseguire. "Abbiamo ancora davanti 12 mesi di crescita", ha avvertito il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, invitando a evitare facili ottimismi sulla fine della crisi, visto "il pericolo di una ripresa senza posti di lavoro".

"Non possiamo dichiarare vittoria, prima di avere una riduzione dei disoccupati", ha scandito ancora il direttore dell'Fmi. Sulla stessa lunghezza d'onda, il messaggio arr

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2009/10/30/visualizza_new.html_992384493.html

IRAP: CGIA, DA ABOLIZIONE RISCHI PER PICCOLE IMRPESE

Il 78% del gettito Irap e' in capo alle societa' di capitali (che include pero' anche le banche e le assicurazioni), un altro 12% circa grava sulle persone fisiche e il rimanente 10% circa sulle societa' di persone. Il dato e' calcolato dalla Cgia di Mestre e testimonia, afferma una nota dell'associazione, "che la maggior parte del gettito proveniente da questa imposta e' sulle spalle delle grandi imprese"


http://economia.repubblica.it/news/IRAP:-CGIA-DA-ABOLIZIONE-RISCHI-PER-PICCOLE-IMRPESE/3731001

Da Impresecheresistono

Segnaliamo sul “Corriere della sera”(edizione di oggi) l’articolo di Dario Di Vico a pagina 30 “Operai e piccoli padroni,alleanza anticrisi”. Su “La stampa” Cuneo e provincia a pagina 52 l’articolo di Andrea Garassino l’articolo “Una banca autogestita da industriali”. Entrambi riassumono la serata di Moretta. Vi propongo anche di leggere l’articolo su www.diariodelweb.it (gli editoriali di Claudio Pavoni) “La Regione Piemonte concede una moratoria sui prestiti pubblici”. A presto.

http://blog.libero.it/pmicheresistono/commenti.php?msgid=7864448#commento_29359948

venerdì 30 ottobre 2009

giovedì 29 ottobre 2009

La Regione Piemonte concede una moratoria sui prestiti pubblici

Una vittoria del movimento spontaneo delle Pmi: «Imprese che resistono»
Questa sera 300 piccoli industriali annunceranno a Moretta (Cuneo) nuove iniziative di lotta

http://www.diariodelweb.it/Articolo/?d=20091029&id=110688

FINANZA/ Le Borse perdono? Aspettate di vedere la “follia di marzo”…

Cominciamo con una bella carrellata di dati macroeconomici. Il sentiment dei consumatori tedeschi probabilmente subirà una lieve flessione a novembre, appesantito da aspettative più basse sui redditi e da una diminuita propensione agli acquisti. L'indice GfK, basato su un sondaggio rivolto a circa 2mila tedeschi, per novembre è sceso a 4,0 da 4,2 di ottobre: si tratta della prima flessione da settembre 2008. La previsione degli economisti indicava per novembre una lettura di 4,5.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=45593

Crisi/ Micheli: "Siamo alle soglie dell'esplosione di una nuova bolla finanziaria"

Il peggio non è ancora alle spalle e sta per arrivare una nuova crisi dovuta allo scoppio di un'altra bolla finanziaria. Ad annunciarlo è il finanziere milanese, Francesco Micheli, che in occasione della presentazione a Milano dell'ultimo libro di Francesco Rutelli, "La svolta. Lettera a un partito mai nato", dà una nuova interpretazione delle cause della recessione che ha travolto il mondo intero. Nessuna crisi, finanziaria, assicura il manager, questa è stata in tutto e per tutto una crisi economica.

http://www.affaritaliani.it/economia/micheli_intesa_nuova_bolla_finanziaria281009.html

GOVERNO/ La mia finanziaria alternativa a Tremonti Di M. Baldassarri

L’ultima riunione di Arcore tra Berlusconi e Tremonti si è conclusa con un armistizio e con un attestato di stima reciproca, dopo le forti tensioni degli ultimi giorni. Un comitato ad hoc dovrebbe ora decidere in modo più collegiale la politica economica, bilanciando l’intransigenza di Tremonti. Si tratta ora di vedere


http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=45622

Imprese siciliane in crisi, economia sorretta dagli extracomunitari di Michele Giuliano

PALERMO - Crisi anche per le imprese individuali, da sempre un cavallo di battaglia che caratterizza il tessuto economico siciliano. Ma non per tutti: gli immigrati infatti si confermano una risorsa per l’Isola.
E’ l’impresa dalle due facce quella siciliana: il 2009 ha senza dubbio incoronato definitivamente lo “straniero” imprenditore e bocciato invece quello siciliano che, come dimostrano le statistiche diffuse da diversi istituti di ricerca, al primo “soffio” di crisi cade giù come un castello di carta.


http://www.qds.it/index.php?id=1924

Superstipendi nelle nove Province di Riccardo Bedogni

PALERMO - Un terzo delle Province regionali siciliane non ha adempiuto agli obblighi di legge sulla trasparenza amministrativa e non ha pubblicato nel proprio sito internet i dati relativi alla dirigenza. Peggio di noi solo la Puglia. Retribuzioni lorde dell’anno precedente, curricula vitae, tassi di presenza/assenza del personale negli uffici di livello dirigenziale, per le amministrazioni provinciali di Palermo, Messina e Siracusa sono, infatti, informazioni la cui pubblicazione può ancora aspettare. Nonostante nelle rispettive home page sia evidenziata la voce “Trasparenza amministrativa”, all’interno............

http://www.qds.it/index.php?id=1946

mercoledì 28 ottobre 2009

Crisi: il Pil siciliano cala (-1,1%)

Ciò nonostante, nelle tavole regionali che riportano i dati, facendo un excursus dal 1995 al 2008, si conferma che il Prodotto interno lordo della Sicilia rimane ancorato al 5,6 per cento dell’Italia, la stessa situazione non solo rispetto al 1995, ma anche rispetto a quarant’anni fa. Lo abbiamo descritto nell’inchiesta a firma di Gaetano Cusimano pubblicata dal “Quotidiano di Sicilia” il 6 giugno 2009.

http://www.qds.it/index.php?id=1929

Dare un taglio alla burocrazia per le Pmi varrebbe 5,3 miliardi

Il taglio alla burocrazia farebbe risparmiare alle piccole e medie aziende 5,3 miliardi l'anno. Praticamente, un terzo (il 33%) degli oneri amministrativi sostenuti annualmente dalle imprese, pari, complessivamente, a 16, 2 miliardi. Dall'effettiva eliminazione dell'obbligo di tenuta del libro paga e del libro matricola, per esempio, si potrebbero ottenere sforbiciate nei costi per oltre 3,5 miliardi.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/10/burocrazia-taglio-oneri-pmi-relazione-brunetta.shtml?uuid=3f2c7de6-c2ec-11de-9d4a-3d859f78759c&DocRulesView=Libero

martedì 27 ottobre 2009

PMI/ Meglio soli o mal accompagnati?..... di Paolo Preti

Di aggregazioni, ma di tutt’altro tipo, dovrà occuparsi anche il suo successore. Imprese che resistono, contadini del tessile e via di questo passo sono aggregazioni spontanee, probabilmente temporanee, che si realizzano al di fuori delle associazioni imprenditoriali e, di fatto, pongono loro un problema di rappresentanza.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=45068&pageid=2

lunedì 26 ottobre 2009

Marco Pagano e Francesco Giavazzi su Debito pubblico a Report, Rai3 - 25 ottobre 2009

http://www.youtube.com/watch?v=nKitR3q6tHk&feature=player_embedded#

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI...... di Roberto Alabiso


Sono circa quattro mesi, cioè da Luglio, che cerco di capire sempre meglio, quanto sta accadendo dopo il 15 settembre 2008, cioè dal fallimento di una delle più grosse e storiche banche americane, la Lehman Brothers, che ha causato la crisi economica peggiore dal ‘29 a oggi. Mio malgrado, devo osservare che poco o nulla è stato fatto per salvaguardare il più possibile posti di lavoro, agevolando in qualche maniera, la piccola media impresa in un momento così difficile. Sono ancora vive le testimonianze degli imprenditori e operai ad Exit, Annozero e su Report di ieri sera. E’ ovvio, che dove ormai si ragiona con il pregiudizio, si può anche evidenziare che si tratta di reti televisive, che vogliono puntare i riflettori soltanto su quanto si potrebbe ascrivere ad una parte soltanto dei nostri politici, cioè alla maggioranza che per adesso ci governa. Credo, sinceramente, che anche ci fosse stata la sinistra, non sarebbe andata meglio, quest’ultima, infatti si è impattata, con questi problemi solo adesso, o quanto meno durante la campagna per le primarie. Pertanto non è mio interesse né scopo ultimo, accusare una o l’altra parte, ma è d’obbligo ricordare che negli ultimi venti anni siamo andati sempre più verso una direzione di sviluppo, che ha sempre tenuto in scarsa considerazione alcuni dei settori produttivi, soprattutto le Pmi, l’artigianato e per quanto mi riguarda, quello artistico. Da tempo, sino a Maggio scorso, pur lavorando tutto il giorno a pieno ritmo, difficilmente si riusciva a guadagnare qualcosa per se, oberati sempre più da tasse di tutte le specie.
Molte persone che lavorano in settori artistici, restauratori, scultori, pittori, vetratisti, intarsiatori ecc. sono dipendenti statali o di enti pubblici, lavorano senza partita iva e senza essere obbligati a pagare contributi, assicurazione, irpef e altro. Alcune ditte, danno l’appalto di alcuni lavori ad alto contenuto professionale artistico a chi è sconosciuto al fisco e svolge questi lavori nei posti più improbabili, laboratori attrezzati ma difficilmente rintracciabili con una ricerca normale. Solo così, c’è la convenienza a fare determinati mestieri, diversamente non è oramai più possibile. Anch’io, avrei fatto meglio a seguire questa strada, percepirei uno stipendio mensile, potrei contare su una pensione decente(forse) e non mi troverei oggi ad avere migliaia di euro di debiti con la Serit Sicilia e con l’Agenzia delle Entrate per non aver potuto pagare Inps ed Irpef. Questa è l’Italia dei furbi, degli scudi fiscali, delle baby pensioni, delle liquidazioni da favola ad amministratori imbelli, degli stipendi esagerati degli assessori, amministratori, direttori di enti vari e di tante altre figure squallide che occupano posti e poltrone di lusso che non hanno mai fatto nulla di buono per il nostro paese, se non arricchirsi alla faccia di tanti cittadini onesti o lavoratori. Quando si vedono fabbriche chiuse, operai che perdono il lavoro, cioè persone che hanno famiglia, il mutuo sulla casa, le bollette da pagare ecc. non si può liquidare il problema dicendo che abbiamo il terzo debito pubblico più alto del mondo, perché credo che proprio quella gente di soldi ne abbia visti sempre ben pochi! E nemmeno si può più considerare un problema solo numerico quello della disoccupazione, perché la mancanza di lavoro è una questione che va affrontata da parte di tutta una società. Chi la crisi non la vive sulla pelle, non la capisce nemmeno, pensa che sia esagerato chi intravvede il deteriorarsi della struttura sociale che se finora ha retto con gli ammortizzatori sociali, non potrà farlo ancora a lungo.
Prima che sia troppo tardi, occorre muoversi nella direzione che salvi le imprese, con interventi mirati, la loro scomparsa progressiva dal territorio, com’è facile intuire, accadrà nei prossimi mesi ed il fenomeno potrebbe essere accelerato dai provvedimenti mirati a stimolare al ripresa di paesi come Francia e oggi la Germania. In Italia non si fatto ancora nulla per affrontare questa estremo e gravissimo crollo della domanda che ha bloccato tutta l’economia, con un calo del fatturato complessivo nella PMI del 50/60% e sinceramente vorrei capire qual è la strategia dei nostri ministri in merito ma più che capire né vorrei vedere almeno una.
Ribadisco nuovamente le due proposte anticrisi artigianato, che potrebbero evitare la chiusura di tanti laboratori e nello stesso tempo stimolare i giovani ad aprire botteghe e laboratori e adottare i “Nove punti” che Impresecheresistono porta avanti già da tempo, con un numero di imprenditori sempre maggiore.

Bertone: le non-riforme di Bossi e Tremonti ci costano sette mesi di Pil

Certo, pesano i mancati investimenti dei privati, le dimensioni modeste delle imprese o la scarsa sensibilità verso la politica dei brevetti e della ricerca. Ma, più di tutto, pesa l’inefficienza dello Stato sia quando incassa che quando spende. O quando interviene nell’economia distorcendo l’uso delle risorse o vietando la concorrenza nelle utilities locali. Uno Stato che potrebbe, secondo la Banca d’Italia, dare una spinta al Pil del 30 per cento con riforme strutturali nell’ambito della burocrazia, delle infrastrutture, del capitale umano e delle liberalizzazioni.
È qui che si gioca la partita del futuro: o lo Stato, come ogni azienda che si rispetti, avvia la sua riforma tagliando i suoi costi (senza ricorrere a nuovi deficit) oppure l’Italia non ce la fa.


http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=44909

sabato 24 ottobre 2009

Accordo di governo: 24 bn di meno tasse…in Germania

http://www.chicago-blog.it/2009/10/24/accordo-di-governo-24-bn-di-meno-tasse-in-germania/

T-Holding "Una Proposta Indecente" di Roberto Alabiso


“Grazie a questo schema operativo, aziende traballanti si uniscono e possono superare in scioltezza un passaggio molto duro”. Questo il succo della proposta di G. Morandini.
Io lo chiamerei con parole più espressive, salvataggio in extremis delle piccole medie imprese e successiva scomparsa come tali e delle loro peculiarietà. Non è per essere sempre scontento o pessimista, come il mio amico Piero di Vergiate mi fa sempre notare, ma che dopo trent’anni di lavoro, debba cedere la proprietà della mia azienda a una Holding, diventandone socio per evitarne la chiusura, mi sembra quantomeno offensivo, oltre che improbabile e irreale. Le società di solito si creano per convenienza, non per disperazione. Che si volesse cambiare la struttura economica del nostro paese e che ci fosse già pronto un progetto in merito, è ora nitido e alla luce del sole. Certo c’è la crisi ed è facile vederlo come ciambella di salvataggio, eventualmente offerta a chi annega, mi ricorda un po’ la mia amica “ Serit Sicilia” quando mi propose, quattro mesi fa, al costo complessivo, tra spese e interessi, del 25% in 24 mesi, la possibilità di rateizzare un debito Inps di € 3900,00 che avrei dovuto pagare sennò in solo 20 giorni, pena fermo amministrativo e successivi oneri, accessori, pignoramenti ed altre spese legali. Molto umani ! Lo Stato del resto siamo noi cittadini, quindi è ovvio che in un momento così critico ci venga incontro….con il colpo definito per evitarci altre inutili sofferenze. La proposta, così ad occhio e croce, mi sembra l’inizio dello smantellamento del sistema delle Pmi e questo perché chi abbiamo messo alla guida del nostro paese, non solo adesso, soffre solo per alcuni aspetti, la diversità con gli altri paesi europei come la Francia che ha soltanto 40 grandi multinazionali e si guarda bene dall’abbandonarle a se stesse. Sino a prima della crisi finanziaria, le Pmi, aziende italiane che hanno tirato egregiamente la carrozza, sempre pronte ad essere vessate, sia da destra sia da sinistra, erano il grande vanto solo a parole della maniera italiana di fare impresa, mai hanno avuto riconoscimenti reali, accusate di evasione fiscale e sottoposte ad ogni forma di pregiudizio e spremitura. Oggi con un colpo di spugna ed evitando qualsiasi forma reale di sostegno, anche momentaneo, tipo moratoria dell’Inps, dell’Inail, dei debiti con enti di riscossione ecc., dell’Irap, ai “maledetti” studi di settore e chi più ne ha più ne metta, si vuole dare l’ultima spallata ad una maniera ancora umana di lavorare, altro che aiuti o sostegno! Mi piacerebbe capire meglio, chi è questa T-Holding, così disinteressata, poiché nei prossimi anni, utili ce ne saranno ben pochi e di più perdite. Cos’è un ente di beneficienza ? O com’è più probabile, il primo passo verso l’acquisizione di quel che in tanti anni, imprenditori, come alcuni straordinari ne abbiamo visti ad Annozero, gente sana, che si alza presto al mattino per lavorare veramente, realmente, con mani, testa e cuore, insieme ai propri collaboratori, padri e madri di famiglia, hanno saputo e voluto costruire pensando al bene del loro territorio e al tessuto sociale unico, che non si trova in nessun’altra parte del mondo. E’ vero, purtroppo, che negli ultimi anni, anche un certo modo di guardare al lavoro è cambiato, ai nostri figli è stato sempre più sbandierato il guadagno facile e senza fatica dei Grandi Fratelli in Tv e delle veline o velini, minando alla base la nostra cultura e il modo di vivere conseguente. L’ideale della vita è vincere al Superenalotto per non fare più nulla, la fatica da rifiutare per principio, mentre è anche il sudore della fronte a renderla degna di essere vissuta di fronte agli uomini e a Dio. Solo così si diventa sempre più uomini e si vedono, possibilmente, i bisogni degli altri, cosa che restituisce alla vita il suo più profondo significato. Adesso però la scomparsa di un milione di PMI pone anche un problema di natura economico sociale, perché avere altri 4 milioni e anche di più, di persone da “sfamare” potrebbe causare il dissesto totale delle finanze statali, si creerebbe un effetto a catena con danni imprevedibili. Se questo vogliamo, abbandoniamo queste imprese a se stesse o proponiamo loro T-Holding e cose improbabili. Ma chi si vuol prendere per i fondelli? E’ una “proposta indecente”, come quella di R. Redford nell’omonimo film di Adrian Lyne. Il modo vero di lasciare in vita le Pmi, è consentirgli di attraversare, limitando i danni, questa gravissima carenza di ordinativi di cui nessuno vuol prendere ancora coscienza, continuando nella messa in scena mediatica e continuata, di una prossima uscita dal tunnel, senza fare niente di effettivamente concreto ed efficace, non fra due anni, ma subito, anzi prima.
Non sono le T-Holding che potranno salvaguardare il mondo delle piccole medie imprese,figuriamoci le microimprese, forse alcune più grandi per dimensione o in particolari settori di attività, potranno approfittare di una strategia simile, per ottenere credito dalle banche e defiscalizzazioni, come succede per la grande industria, ma la stragrande maggioranza di esse, richiede d’essere sgravata definitivamente da tutti i pesi che da sempre si trascina appresso, che sono soltanto ed esclusivamente di natura burocratica e fiscale. Vedi i nove punti di Impresecheresistono e le due Proposte anticrisi artigianato.

P.S andatevi a rileggere

SCENARIO/ Fortis: saranno le Pmi “piccole e brutte” a tirarci fuori dalla crisi
La risposta secondo me non può essere nazionale.

L’Europa deve pensare ad un grande piano comune a sostegno della produzione dei beni di investimento e di consumo, in modo da rimettere in moto il meccanismo positivo della crescita. E oggi per avere più investimenti c’è un unico modo: finanziarli e incentivarli con vantaggi fiscali. La strada maestra, e più realistica, è un’intesa sull’emissione di titoli di debito pubblico europeo. Oggi l’unica area del mondo che può ancora indebitarsi senza determinare uno sconquasso nelle finanze internazionali, soprattutto nelle proprie, è l’Europa.
di Marco Fortis

su
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=43926

venerdì 23 ottobre 2009

Brescia, la resistenza della leonessa operaia contro la crisi

La fabbrica chiude » spiega Luigi Gazzoni, 46 anni, «la speranza rimasta è che ci sia un lavoro, nel centro logistico. Oggi siamo 119 dipendenti più 11 interinali, siamo rimasti uniti e la città ha dimostrato una grande solidarietà. La gente si ferma per portarci da mangiare, pensionati e lavoratori di altre fabbriche hanno raccolto fondi, il comune ci ha mandato la cena... Ma la chiusura della fabbrica è una perdita, un grave errore».....
ABrescia la Ideal Standard veniva definita la caa de l’or, la cava dell’oro, perchè gli operai riuscivano a percepire un salario di gran lunga superiore alle media dei loro colleghi. Ora siamo all’epilogo. Giovanni, operaio di 57 anni, di cui 36 passati in fabbrica, ammette: «Siamo alla fine, è un peccato perchè qui c’è un bel gruppo, siamo sempre stati bene insieme».

di Rinaldo Gianola

http://www.unita.it/news/lavoro/90171/brescia_la_resistenza_della_leonessa_operaia_contro_la_crisi

Crisi, Confindustria: A rischio 1 milione di Pmi

Cgil:4 milioni disoccupati in più;Confindustria a rischio 700mila
Mantova, 23 ott. (Apcom) - La crisi sta mettendo a rischio oltre un milione di piccole imprese che sono quelle che "soffrono più delle altre". E' l'allarme lanciato dal presidente della Piccola industria di Confindustria, Giuseppe Morandini

http://www.apcom.net/newseconomia/20091023_203701_1b62e32_74114.html

Annozero sugli Imprenditori (da rivedere)

La puntata di Annozero del 22 ottobre 2009. Testimonianze drammatiche di imprenditori e dipendenti di aziende a rischi chiusura o chiuse.
Ospiti in studio on. Maurizio Lupi e on. Ignazio Marino

http://www.annozero.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067115,00.html#

Draghi sugli scenari della crisi: «Quattro le sfide all'orizzonte»

Lo scenario della crisi presenta «nuovi problemi all'orizzonte: come uscire dalle misure eccezionali di sostegno all'economia di molti paesi; come rientrare da tendenze alla lunga insostenibili dei debiti pubblici; come disegnare nuove regole per il settore finanziario e contenere il problema dell'azzardo morale;
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/Draghi-economisti-crisi.shtml?uuid=80fe49ba-bf1e-11de-bf6d-34181a1ff9a8&DocRulesView=Libero

FINANZA/ Attenzione, nel 2010 ci sarà più crisi di adesso

Le accuse che mi vengono mosse più di frequente sono quelle di essere pessimista e cinico. In tempi come questo, le accetto di buon grado entrambe. Per questo, dopo aver messo in guardia ieri dal fatto che l’Abi - con la sua scelta di moratoria per un anno sui mutui casa per i soggetti più bisognosi - non sta facendo un atto per cui meritare un inchino ma soltanto il suo dovere, oggi vi metto una pulce nell’orecchio in più.
di Mauro Bottarelli

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=44298

giovedì 22 ottobre 2009

Ridurre l'Irap è necessario ma non sufficiente di R. Alabiso

La notizia che questo pomeriggio domina sulle altre, riguarda il messaggio inviato dal Premier Berlusconi all'assemblea nazionale della Cna, che conferma interventi per la riduzione progressiva dell’Irap, già chiesta da Impresecheresistono in uno.....

http://rassegna.it/articoli/2009/10/22/53672/ridurre-lirap-e-necessario-ma-non-sufficiente

Draghi, Tremonti al Meeting di Rimini di R. Alabiso


Rileggendo l'articolo scritto quest’estate, subito dopo aver ascoltato al Meeting di Rimini le relazioni di Draghi e Tremonti che facevano il punto sulla situazione economica dopo il fallimento della Lemhan Brothers, (per chi volesse i due video, sono disponibili nel sito Meeting Rimini Tv) devo constatare che quanto accade oggi nel mondo produttivo, conferma le mie impressioni di allora. Nulla sino adesso è stato fatto di significativo, nel senso di un cambiamento di metodo nell'approccio ai problemi che si fanno sempre più pressanti per molte aziende italiane, piccole e medie, di fatto siamo ancora in un tunnel e non se ne vede l'uscita. La risposta di Castelli a Exit, “non c'è un euro”, è stata alquanto esplicita della situazione in cui sono le casse statali e nessun provvedimento o decreto può essere approvato dal parlamento, qualora non ci fosse adeguata copertura finanziaria; non vale, infatti, neanche la pena di presentarli. Pertanto gli interventi che sono stati presi e gli altri che lo fossero in agenda, saranno di maquillage o a fini mediatici. Personalmente non vedo altra soluzione senza intervenire sul debito pubblico e ciò va preso seriamente in considerazione, non saremmo i primi a farlo. Le banche non potranno finanziare tutti, se non ci sarà un flusso di soldi veri, come Bersani, anch’egli al Meeting di Rimini, ebbe a dire, andremo incontro alla chiusura di così tante imprese che sarà difficile rimpiazzarle, i danni economici sarebbero incalcolabili. Nessun imprenditore di buon senso vorrà ulteriormente indebitarsi o rischiare di perdere, se già non gli fosse accaduto, quanto ha costruito in una vita di lavoro. Le scadenze fiscali, previdenziali, assicurative ecc. non lasciano scampo, così che saltarne una, significa pagare, dopo poco, il 50% in più tra more e interessi, poi intervengono enti come Serit ed Equitalia che appaiono sempre più come gli avvoltoi dei classici film western. Se a questi costi, si aggiungono tutti gli altri necessari a una qualsiasi attività, (per lavorare bisogna pagare sempre e a prescindere dagli incassi), chi sarà disposto ancora a farlo? Il buon senso mi suggerisce, di limitare i danni, tranne che anche lo stato mi venga incontro nel rischio. Dopo tanti anni, quasi trenta, di contributi versati, irpef, Irap, ici, tarsu ecc.ecc.ecc. mi pare di aver sostenuto, senza avere mai avuto riconosciuto un giorno di malattia e nessuna proroga ad alcun pagamento, come tantissime PMI, buona parte dell’economia e forse tutti, avremmo diritto a un governo che si “sporcasse le mani rischiando rapidamente, con intelligenza e senza escludere a priori la possibilità di poter attingere ad ogni risorsa, fosse anche l’incremento del debito pubblico.
Avrebbe, un’azione del genere effetti meno dannosi che stare a guardare, aspettando che moratorie e piccole correzioni di rotta, possano rimettere in moto l’economia del nostro paese, facendo ripartire i consumi. Oltre alle imprese, vanno aiutate le famiglie, tutte, non solo chi ha mutuo casa, o ha perso il lavoro o che è cassintegrato, si potrebbe defiscalizzare la tredicesima, consentendo una boccata d’ossigeno non soltanto, al commercio.

http://www.artigianauti.com/2009/08/draghi-tremonti-al-meeting-di-rimini.html

Crisi finita? Il peggio deve ancora arrivare

Cassa integrazione ordinaria in aumento del 600% e aumento dei fallimenti del 50%. Dopo il tavolo di concertazione che si è tenuto lunedì in provincia tra tutte le parti sociali abbiamo fatto il punto sulla crisi con Antonio Ciriaci, della segreteria provinciale Cgil.
"Siamo al punto più basso della crisi,

http://www.varesenotizie.it/economia/economia/43233-ciraci-cgil-crisi-finita-il-peggio-deve-ancora-arrivare.html

mercoledì 21 ottobre 2009

La storia della "Camicie Castello" ad Annozero


Domani sera nella trasmissione Annozero, come mi è ha comunicato il Sig. Giuseppe Pizzino, sarà mandato in onda un servizio che la troupe giornalistica ha girato nell’azienda, raccogliendo anche le drammatiche testimonianze di alcuni dipendenti. Saranno raccontate le vicissitudini di cui è stata protagonista negli ultimi mesi, la Camicie Castello, azienda che in Sicilia, a Brolo nel messinese, da lavoro a trecento dipendenti. Il fatto è venuto alla luce per la caparbietà del titolare che si è recato in auto, con i suoi figli, a Milano e di fronte la direzione generale dell’Unicredit ha iniziato lo sciopero della fame per essersi visto negato dalla banca , un finanziamento che gli avrebbe consentito di rinnovare alcuni impianti, così da competere in un mercato, oramai invaso da prodotti di concorrenza cinese. Sarà presente nella trasmissione la figlia di Pizzino.

Palermo, la crisi c'è ma non si vede di Roberto Alabiso


Qualche settimana fa vi avevo raccontato di un piccolo negozio (Due saponette) di detersivi e prodotti per la casa, aperto da poco meno di un anno. Stamattina venendo al mio laboratorio ho visto che era vuoto e c’erano gli imbianchini. Probabilmente come tanti altri locali chiusi, che noto sempre più numerosi nel tragitto che mi porta da casa a dove lavoro, sarà messo in affitto oppure in vendita. In un altro momento non ci avrei fatto neanche caso, sempre i negozi si rinnovano, cambiano gestione insomma sono riutilizzati in altri modi. Diverse concessionarie di automobili, hanno lasciato liberi spazi commerciali enormi già da qualche tempo e sfitti sono rimasti. Le uniche attività che riuscirebbero a utilizzarli proficuamente, sono banche, finanziarie o al più negozi di abbigliamento gestiti da cinesi, immediatamente riconoscibili dalle tipiche lanterne rosse, ma anche queste non sono sufficienti a fare scomparire tutti i cartelli di affittasi o vendesi. Su QdS Quotidiano di Sicilia un’indagine di Tecnocasa, denuncia una contrazione del mercato, nella regione, dell’8,7% da inizio d’anno ma secondo me va oltre, perche non tutti i proprietari si rivolgono alle agenzie per affittare o vendere gli immobili.
Qui a Palermo, contrariamente a quanto si dice sulla crisi, in apparenza sembra tutto come prima del fatidico settembre 2008, la città è più trafficata che mai, i bar la mattina sono sempre affollati, almeno nelle zone del centro, così come pub, pizzerie, drinkerie ecc. I pub e le drinkerie vanno alla grande, l’età media dei clienti è tra 30 e 50 anni, normalmente single, con alta percentuale del gentil sesso, che soprattutto dopo il lavoro, trascorre la serata fuori di casa, non avendo nessuno ad aspettarli. Oggi, con l’aumento delle separazioni coniugali e con il fatto che ci si sposa sempre più in età avanzata, happy-hour e locali di questo genere, vivono un periodo di forte sviluppo. Anche la società cambia e forse non è più il caso di aprire negozi o locali destinati alle famiglie, prima perché ci si sposa sempre meno, ma anche così non fosse, molte arrivano stentate a fine mese. Qui a Palermo, come dicevo, la crisi recente, probabilmente, è meno sentita, siamo una città vocata all’amministrazione, infatti, tutto “funziona a meraviglia”, e non si sente parlare mai di crisi, se non in privato. La maggior parte del lavoro è pubblico e quelle poche aziende esistenti, anche se in forte sofferenza, che stanno per chiudere o l’hanno già fatto, non si vedono, tranne chi, come il Sig. Pizzino della Ditta Castello di Messina, che dà lavoro a trecento persone, è venuto alla ribalta andando a fare lo sciopero della fame, incatenato di fronte la direzione generale dell’Unicredit a Milano, per avere concesso un credito. Ma altri imprenditori siciliani, di cui la maggior parte lavora con pochissimi dipendenti e molti anche a nero, non vedono la convenienza a venire allo scoperto ed esprimere pubblicamente il loro disagio; c’è una specie di diffidenza a interloquire con le istituzioni, tranne si tratti di farlo in privato per ottenere vantaggi personali in cambio di altro. La nostra amata Sicilia vive ancora in buona parte del territorio, dopo Falcone e Borsellino e anni di lotte antimafia, una sorta di omertà fatalista che determina, non a torto, nell’opinione del resto del paese, una visione che difficilmente, con fatica e con ogni buona volontà, saremo in grado di modificare. Una sorta di mentalità atavica che ci portiamo dietro per la nostra storia, recente e passata, è di forte impedimento alla rinascita del pensiero, indispensabile fattore di cambiamento reale di società ed istituzioni. Tanti uomini di cultura, penso ad esempio ad un regista come Tornatore e al suo ultimo “Baaria”, sono costretti ad andare via dalla propria terra, com’è sempre stato, per motivi economici ma di più per ciò cui accennavo prima.
Spero almeno, paradossalmente, che la crisi possa costringere a dare il via al processo di necessario cambiamento e di vero sviluppo, dopo anni di malgoverno dell’isola.
La settimana passata ho spedito diverse mail, circa 50 a persone che conosco, per informarle della situazione difficile in cui mi trovo per la crisi economica e per avere un loro parere. In quattro mi hanno risposto, solo una di queste, inviata a chi come me ha un’impresa, ha risposto con interesse, un’altra mi consigliava, probabilmente in maniera ironica o forse cinica, di cercare commesse e lavoro. Da tutte le altre, rivolte a dipendenti della pubblica amministrazione o statali, non è arrivato nessun cenno di risposta, cosa che mi fa pensare che molti, di questa crisi, non ne abbiano neanche sentito parlare, anzi forse ne hanno ottenuto anche benefici.
Non posso, oggi che esprimere apprezzamento per gli imprenditori, che soprattutto in Piemonte e in Lombardia, hanno messo in luce, anche attraverso il loro aggregarsi come Impresecheresistono, problemi e difficoltà legate alla piccola e media impresa ed auspico che un movimento come questo, nato spontaneamente , possa finalmente essere voce comune delle PMI da nord a sud, per una riduzione complessiva dei costi, ormai insostenibili del fare impresa in Italia.

SCENARIO/ Fortis: saranno le Pmi “piccole e brutte” a tirarci fuori dalla crisi di M. Fortis

La guerra dei dati continua. Crollo degli ordinativi dell’industria, ha detto ieri l’Istat. I dati positivi di Confindustria e dell’Ocse sulla nostra produzione industriale non dicevano invece che la ripresa c’è? «Il sistema italiano - dice l’economista Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison - ha dimostrato finora di saper produrre quello che gli serve per competere sul mercato internazionale».

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=43926

lunedì 19 ottobre 2009

EPIFANI: MOLTI ANNI PER RIPRESA OCCUPAZIONE

(AGI) - Milano, 19 ott. - L'economia da' lentamente segni di ripresa, ma affinche' l'occupazione torni ai livelli del 2007 ci vorranno "molti, molti anni". Lo ha affermato

http://www.agi.it/economia/notizie/200910191200-eco-rt11067-epifani_molti_anni_per_ripresa_occupazione

"...L'AVIDITA' E' GIUSTA!" di ANDREA MAZZALAI

" L'avidità, non trovo una parola migliore, è giusta."
Chi non ricorda Michael Douglas nel film "Wall Street", nella parte di Gordon Gekko, cinico e spregiudicato finanziere d'assalto, prototipo dell'esaltazione che ancora oggi pervade le sale della City, le sale di New YorK. Considerando quanto è stata in grado di originare la finanza in questi anni, Gordon Gekko era un puro e semplice dilettante allo sbaraglio.
Io non creo niente: io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte(...)


http://icebergfinanza.splinder.com/post/21525367/%22...L'AVIDITA'+E'+GIUSTA!%22

Probabilmente....di R. Alabiso


Probabilmente a un certo punto della mia vita, non necessariamente in un momento determinato, in un tempo non necessariamente breve né lungo, nella consapevolezza crescente tra alti e bassi di comprensione o coscienza nei fatti accaduti, che continuano ad accadere e si susseguono, nella realtà, quindi nel più fondante senso di questa parola, nella sua vera origine, in una parola nell’ esperienza di essa, posso affermare con certezza, che politica, economia, lavoro ecc., insomma ogni tipo di attività umana e dei rapporti che essa genera, hanno valore soltanto se finalizzati al bene della persona, alla sua dignità, ai suoi bisogni primari, ai suoi desideri di bellezza giustizia e verità e a ciò che ne consegue come bene o ricchezza per tutti. Ciò che non persegue, anche se fra tutte le grandi difficoltà del pensare e dell’agire, questo grande ideale, la persona in se, non è da ritenere utile e nessun agire, sia anche per la causa più conclamata e condivisa del mondo, ha il valore per cui valga la pena muoversi. Non c’è, infatti , niente che possa avere una forza più dirompente della novità, che fa dell’uomo, dei suoi bisogni delle sue attese, e non ultimo del suo lavoro, il centro di ogni intervento politico, economico, filosofico o religioso in qualsiasi posizione ideale ci si possa trovare.

sabato 17 ottobre 2009

Cha fare dell’ “Imposta RAPina”? di Piercamillo Falasca

L’intervista di Innocenzo Cipolletta al Corriere, pubblicata giovedì, spiega meglio di tante denunce urlate le ragioni per le quali l’Irap va superata. E lo fa inquadrando il problema da un punto di vista “storico” ed ideologico: a metà degli anni Novanta i sindacati lamentavano il progressivo spostamento delle risorse delle imprese dal lavoro al capitale (che era in realtà un necessario ammodernamento della struttura produttiva italiana) e, con esso, il rischio che i contributi sanitari a carico dei dipendenti non fossero più sufficienti a finanziare il sistema sanitario universale.

http://www.chicago-blog.it/2009/10/16/cha-fare-dell-imposta-rapina/

ATTENZIONE ALLA PREMIATA STAMPERIA DI MONETA di Alfonso Tuor

L’enorme quantità di capitali in circolazione a costi irrisori fornisce l’impressione che la crisi sia ormai superata. Peccato che solo un’esigua quota della liquidità creata dalle banche centrali è stata usata per rilanciare l’economia reale.

La realtà è ben diversa. Innanzitutto questi capitali sono stati in massima parte usati per rimettere in funzione i mercati finanziari. Una parte delle perdite delle banche sono state socializzate, ossia sono ora addebitate ai contribuenti. Solo un’esigua quota della liquidità creata dalle banche centrali è stata direttamente usata per rilanciare l’economia reale. Non sorprende quindi che non vi siano chiari segnali di ripresa e che molti economisti temano che, esaurito l’effetto di queste misure straordinarie, l’economia possa ricadere in recessione.

http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=800681

Ciao Maurizio ..............di R. Alabiso

Ciao Maurizio, ho letto con interesse il tuo intervento, come anche leggo sempre tutti i commenti e osservazioni. Ti chiamo Lunedì al telefono, anche se posso anticiparti che condivido la tua analisi e punto di vista sulla situazione, che come spesso rilevo e non sono l’unico a pensarlo, non lascia intravedere niente di "buono" a breve, tipo prossima bolla finanziaria peggiore nelle conseguenze causa esaurimento di riserve degli stati; ciò è temuto anche da tanti economisti. Oggi anche Confindustria, che è una voce cui non siamo mai riusciti ad affiancare la nostra e non possiamo darne la responsabilità ad altri, poneva l’accento che seppure una timida ripresa s’intravede nel mondo e anche in Italia( ma anche qui i dati andrebbero letti in maniera più approfondita), la titubanza o assenza di credito verso le imprese, può addirittura bloccare questa possibilità, già difficile di ripresa. Penso che le banche non hanno nessuna voglia di rischiare ed è sicuramente dovuto alla lettura dalla loro posizione, non esattamente di buona prospettiva nel prossimo immediato. Pertanto la difficoltà nel credito è reale. Siccome vivo a Palermo, vi posso dire che anche la Banca del Sud, non sarà la soluzione prossima dei problemi. Una novità del genere, avrebbe potuto generare un miglioramento se pensata prima, comunque staremo a vedere. In Sicilia le finanziarie (prestasoldi anche a novantenni non accompagnati dai genitori) si sprecano e secondo me saranno a tassi da usura perché prestano, almeno reclamizzano, anche a protestati e senza busta paga, oppure ad imprese talmente in difficoltà che garantendosi con quanto gli resta, è quasi certo che perderanno tutto. Noto in tutta la città sempre più negozi e un numero crescente di uffici liberi e appartamenti, in vendita o in affitto. Sono segnali negativi che si registrano negli ultimi mesi. Ho sentito, ad Ambiente Italia su Rai 3, un dato che sconoscevo: negli ultimi anni hanno chiuso 198.000 stalle e ne sono state aperte 34.000. Il settore dell’allevamento, potrebbe essere paradigmatico per la situazione prossima delle PMI. La soluzione dipende solo dalla capacità (e forse anche dalla fortuna) che avremo nel diventare tanti ma proprio tanti, per evitare quanto è accaduto tra gli allevatori. Sarebbe importantissimo riuscire a trovare il modo di monitorare le condizioni di quante più aziende possibili, con dati alla mano, forse ci vorrebbe un’inchiesta della Gabbanelli (Report). Anche se infatti, i riflettori sono puntati su alcuni di noi, l’opinione pubblica, rimane sempre scettica o impassibile e chi dovrebbe prendere provvedimenti, ritiene che il problema sia limitato in alcune zone del paese o solo in alcuni settori, oppure si chiude perché non all’avanguardia. Questo governo e probabilmente l’altro di prima, presume che la questione dell’arretramento strutturale del sistema produttivo sia da imputare soltanto all’elevato numero e ridotta dimensione delle imprese italiane. Alcuni studiosi del sistema economico italiano la pensano in senso esattamente contrario. Credo per concludere, che a noi tocca dimostrare e portare avanti un modo di lavorare e produrre che ci è proprio, per eredità di cultura e tradizione. E’ da incoscienti e peggio da delinquenti interessati, volere smantellare tutto con tale indifferenza, quindi ci dobbiamo difendere con intelligenza e ovviamente, nel rispetto di tutte le regole di civile convivenza.

venerdì 16 ottobre 2009

BERSANI: AIUTARE LE PMI A FRONTEGGIARE LA CRISI

“Le piccole e medie imprese sono state lasciate da sole di fronte alla peggiore recessione dal dopoguerra, con il risultato di un netto impoverimento del tessuto produttivo del Paese e della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Da tempo sosteniamo....
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COMUNICAZIONE AL 7° GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME

Da IMPRESECHERESISTONO
Ieri giovedì 15-10-2009 a Piobesi Torinese, presso la ditta Grande Sas, si è fatta chiarezza sia sull’appuntamento tenutosi in Regione mercoledì 14 sia sugli incontri di Roma dopo la puntata di Exit su LA7.
La decisione finale è stata la seguente:

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Meglio un ponte o la Via Lattea ? di Roberto Alabiso


Leggo e stento un po’ a crederlo, che Tremonti sia intervenuto un paio di giorni fa al congresso nazionale degli psichiatri e proprio li, in mezzo a gente che studia come funziona il cervello, ha affermato che i titoli usati per informare i cittadini sulla situazione economica attuale, sono troppo d’impatto e rischiano di avere un effetto negativo sull’immagine complessiva che ci facciamo della realtà nel nostro paese.
Nello stesso giorno, infatti, l’UE ha definito grave la situazione dei conti pubblici sul lungo termine per Italia, Ungheria, Polonia e Portogallo ma Tremonti ha affermato che nel nostro caso si tratta di un rischio medio. Se quindi la febbre tocca i 40° è bene dire che è solo a 37,5° sennò ci preoccupiamo e giacché siamo tutti psicologicamente sensibili, diciamo che è a 36,5° così evitiamo di prendere la tachipirina, che ora, comunque, è anche in compresse o sciroppo. Per chi ricorda esistevano solo le supposte.
Trovo questo comportamento irresponsabile, quanto lo sarebbe essere catastrofisti, ma significa minimizzare i problemi reali vissuti da imprese e famiglie, continuando a dare un’immagine distorta e falsa della situazione reale. L’informazione è eccessiva, aggiunge il ministro e noi, poveri deficienti potremmo non dormire la notte.
Sono questioni che i nostri cervelloni sapranno risolvere, a patto di non disturbare il manovratore e che chiudendo bottega continuiamo a fischiettare, come dicevo nel post precedente, così da non fare preoccupare troppo i nostri vicini di casa. Una domanda farei al ministro dell’economia: < Posso dire almeno a mia moglie che sono quasi sei mesi che non prendo nuove commissioni e sono veramente preoccupato?> Oppure c’è il rischio che ne possa parlare a scuola diffondendo il panico tra i suoi ignari colleghi (naturalmente precari non ce sono più o quasi.)
In questi giorni, abbiamo sentito dire che tra Dicembre e Gennaio si darà inizio al via per i lavori del ponte sullo stretto e altri grandi infrastrutture. Da siciliano dovrei essere contento, invece sono solo perplesso e sinceramente preferirei destinare queste risorse più direttamente a sostegno del sistema produttivo, vedi le nove proposte di ICR e le due anticrisi artigianato o anche detassando le tredicesime. Non credo comunque che i lavori inizieranno e se fossi uno scommettitore, lo slittamento a tempi da stabilire lo darei 10 a 1. Sono sicuro che ognuno di questi annunci è funzionale al sistema di informazione mediatica rivolta alla massa, per distogliere dalle reali condizioni economiche in cui versa il paese oltre ad evidenziare i muscoli di una certa classe dirigenziale. A rimettere in moto l’economia possono servire le infrastrutture, una volta era l’edilizia, ma secondo voi, conviene iniziarne di nuove, o completare la Salerno Reggio C., raddoppiare il binario Palermo-Messina, mettere in sicurezza le zone a rischio del nostro territorio, migliorare gli ospedali, costruire asili nido, riparare scuole i musei, restaurare l’enorme patrimonio di beni artistici, finanziare la ricerca, detassare le tredicesime, e chi più ne ha…. Certo, avere il ponte ad una sola campata più lungo del mondo, è di un certo effetto, una parte dell’opinione pubblica che non si affatica di certo, troppo a giudicare, potrebbe anche essere d’accordo a costruirlo. Anch’io tempo fa, non avevo un giudizio preciso su questa grande spesa ma oggi alla luce degli eventi epocali che attraversiamo, una economia da guerra è l’espressione usata anche da esponenti di governo come Castelli, non ho dubbi a dire che non è il momento opportuno. Sarebbe anche più corretto, non lasciare a casa tanti precari della scuola. Cito spesso questa categoria, perché anch’io ne faccio parte, oltre ad essere piccolo imprenditore, infatti, negli ultimi anni, causa il progressivo calo della domanda nel mio settore, avevo iniziato a fare supplenze; oggi mi trovo ad avere terra bruciata dall’una e dall’altra parte. Quando, una volta, trasportavo i miei lavori all’estero o in altre parti d’Italia, caricavo il furgone, alle 20,00 m’imbarcavo, alle 7 del mattino ero a Napoli, in tre ore a Roma e in otto a Firenze. Perché dovrei andare in auto a Messina, che dista da Palermo 230 KM, per Napoli altri 500 e pagare chissà quale pedaggio. Ma anche viaggiando in auto o tir e avere più mezz’ora di pausa dalla guida, salire sul traghetto, ammirare la costa siciliana e sentire l’odore del mare, non è che sia una tragedia. Certo, capisco che chi lavora a Reggio ma vive a Messina, Catania o Siracusa, probabilmente con il ponte risparmia dieci minuti. Ma varrebbe la pena attraversarlo con l’auto, quanto costerebbe? Se proprio questi soldi si devono investire in pubblicità mediatica, non è più utile costruire che so, il più grande osservatorio astronomico o il più grande parco pubblico del mondo attrezzato, senza inquinamento luminoso, così da poter ammirare la volta stellata? In un luogo come questo, i potenti e i nostri politici gasati potrebbero dedicare un po’ del loro tempo a stupirsi della grandezza della volta celeste, osservare la Via Lattea e le altre galassie e finalmente capire che c’è qualcosa di più delle loro poltrone da cui a malapena riescono a vedere le reali condizioni della gente comune’ che magari li ha anche votati.
Non guardare più le stelle, è una delle cause dello sconvolgimento dei riferimenti più veri nella nostra società. Siamo sempre più attratti dalla futilità e da ciò che è inutile alla nostra vita. Il lavoro, tra questi riferimenti, è un valore che non può essere disatteso, tutto si dovrebbe tentare per salvarlo, ne va della dignità di ogni persona. La Cassa integrazione, va bene, ma non è lo stesso che lavorare, anche potesse durare indeterminatamente.

CRISI/ Bertone: attenti, non è tutto oro il Pil che luccica ... di U. Bertone

Aiuto, arriva la ripresa. A confermarlo, dopo i segnali in arrivo dall'Isae, l'Istituto di studi e analisi economica, è lo stesso Bollettino della Banca d’Italia: «La recessione mondiale - si legge - si è arrestata e si sta ora profilando una ripresa, in larga parte grazie al sostegno delle politiche economiche espansive adottate nei principali Paesi».

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A che serve il lavoro? di Mario Mauro

Qualche tempo fa sulle pagine del Corriere della Sera, in un’analisi in cui si descrivevano molto bene le distorsioni che hanno portato il mondo nella gravissima depressione economica odierna, Giulio Sapelli coglieva perfettamente quali sono state le vere cause e quale deve essere l’antidoto giusto per un vero rilancio dell’economia mondiale, un rilancio che non coincida semplicemente nel miglioramento temporaneo delle condizioni economiche di cittadini e stati, ma che sia un drastico cambiamento di prospettiva nella concezione del “fare soldi”.

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giovedì 15 ottobre 2009

Artigiani: "La fase più buia è adesso"

Per ora nessuna tra le 2500 imprese associate alla Confartigianato ha chiuso i battenti e da questo punto di vista «l’abbiamo sfangata». Tutti gli indicatori economici......

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http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/economia/articolo/lstp/73081/

Occorre un passo ulteriore .......di Roberto Alabiso


Carissima Faopat, anche se non ci conosciamo, mi permetto di iniziare così un commento a quanto tu esponi della drammaticità della situazione in cui ti trovi. Devi sapere che siamo in tantissimi oramai in condizioni come la tua, chi più chi meno vive problemi di tutti i tipi legati al lavoro e alla crisi. Vivo e lavoro a Palermo e credo che Impresecheresistono stia facendo, pur con tutti i limiti di una realtà appena nata, un lavoro grande, è infatti l'unica aggregazione libera e spontanea di imprenditori che non solo a causa di questa crisi, che comunque è l'apice della questione, vivono da tempo le conseguenze di una politica economica e fiscale condizionata da scelte che non hanno mai tenuto conto né delle differenze sul territorio nazionale, né della dimensione delle imprese e del loro reale ed effettivo ruolo nell’economia e nella società, ma sono sempre state utilizzate come serbatoio da cui sempre e comunque, attingere risorse. Lavorare da artigiani o piccoli commercianti è oramai pressoché impossibile, non ne varrebbe neanche la pena se non fosse per la passione o per l’inesistenza, al punto in cui ci troviamo, di alternative. Non è però, nemmeno auspicabile la resa e la scomparsa consequenziale di un modo umano di lavorare, dove com’è anche stato riconosciuto da Castelli l’altra sera a Exit, (tra tutte le cose che ha detto, l’unica che vale la pena riportare) nella piccola o media impresa imprenditori e collaboratori lavorano insieme in un modo che forse sino a qualche anno fa non era pensabile. Dire una cosa del genere a non so quanti milioni di persone è utile alla nostra causa. I rapporti, infatti, sono spesso oltre che professionali anche di amicizia, almeno così è stato per me sino a che ho avuto con me dei collaboratori. Pertanto, come sempre, invito chi capita per caso nel blog, navigando in rete, a sostenere un’iniziativa come questa aderendo a ICR, che, anche se è nata a 1500 km da casa mia, capisco essere una valida alternativa a un modo troppo spezzettato che è stato sino ad oggi, il porsi delle PMI. Occorre fare un ulteriore passo, per avere la stessa o anche maggiore “forza” della Confindustria. Del resto nelle nostre imprese lavorano l’80% dei lavoratori di tutto il paese, credo sia un numero sufficiente per dire la nostra. Dire la nostra, avere forza, significa porsi nella posizione corretta per contribuire assieme a sostenere la crisi che investe tutta l’Italia, continuando a mantenere in vita le imprese e non mandare a casa chi vi lavora. Non sono le aziende obsolete, sempre ne siano rimaste in piedi negli ultimi anni, le più in difficoltà, ma quelle che hanno investito per rinnovarsi e che si trovano a dovere fare fronte a mutui per finanziamenti pregressi o leasing. Credo tra l’altro, è il mio punto di vista, che il peggio deve ancora venire, è quanto mai necessario darsi da fare e sbrigarsi. Sono grato agli imprenditori di Piobesi Torinese che hanno fatto sì, con il loro sacrificio, che si cominciassero a smuovere finalmente i media, considerando i nostri problemi. Ho avuto modo anch’io di essere chiamato da una giornalista del settimanale Oggi cui ho raccontato la mia esperienza. Ciò non sarebbe mai accaduto se fossi rimasto solo e chiuso nel mio laboratorio. Mi dispiace che ancora, tra chi conosco e vive la crisi sulle sue spalle, non abbia aderito ancora a questa novità che siamo oggi in Italia. Abbiamo "intrapreso" la strada giusta, spero anch’io, di essere quanto più utile a un rinnovamento generale della maniera di pensare l’impresa in Italia. Grazie a tutti e coraggio a Faopat, è importante non restare soli, oggi che la situazione diventa dura per tutti. Impresecheresistono deve avere nel suo programma, il compito di non lasciare inascoltata la voce di nessuno, soprattutto di chi fino ad ora ha fatto parte degli “invisibili”.
Roberto Alabiso ImpresecheresistonoSicilia

mercoledì 14 ottobre 2009

Una delegazione ufficiale guidata dal Presidente Daniele Vaccarino si è confrontata questo pomeriggio con Ezio Raselli

CNA Torino incontra gli imprenditori che fanno lo sciopero della fame a Piobesi

Una delegazione ufficiale della CNA Torino guidata dal Presidente provinciale Daniele Vaccarino (presenti il Segretario provinciale Paolo Alberti e il vice Segretario Luigi Pizzimenti) ha incontrato oggi pomeriggio dalle 15 alle 17 e 30 i quattro imprenditori di Piobesi che stanno facendo lo scipero della fame per denunciare la grave difficoltà economica in cui si trovano le loro imprese. L'incontro è avvenuto presso la Grande Spa, società presieduta da Ezio Raselli.
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CRISI: BERSANI, STUDIARE IPOTESI RIDUZIONE IRAP

Bersani ha rilasciato queste dichiarazioni a margine di un incontro avuto con con una delegazione del gruppo spontaneo ‘Imprese che resistono’.
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La rivolta degli imprenditori Su EXIT del 13 ottobre 2009....di R. Alabiso


< Abbiamo fatto il massimo, nella crisi globale che ci ha investito, più di così non possiamo fare>. Questa è il succo di tutte le parole di Castelli che ha partecipato ieri sera alla puntata di Exit, “La rivolta degli imprenditori”,
dedicato alla piccola media impresa in Italia e a cui hanno partecipato il portavoce Luca Peotta e altri esponenti di Impresecheresistono. Quanto ha detto, esprime molto meno del suo atteggiamento, un sorriso larvatamente ironico è stato infatti espressione nel volto del ministro per tutta la puntata, lasciando trasparire una specie di cinismo indifferente nei riguardi di chi ha difficoltà gravi nelle proprie imprese; come dire, se dovranno chiudere lo faranno, evidentemente non sono pronte ad affrontare il futuro (questo credo pensasse) e non è poi così grave, tant’è, che la mia banca ha chiuso, rivolgendosi stizzito a Massimo Mucchetti vice direttore del Corriere della Sera, ma non è fallita, sono due cose diverse. Chiudere prima di fallire è, infatti paradossalmente, per una impresa la possibilità di non perdere tutto e magari ricominciare, sempre ne valga la pena, sopportando il costo morale del licenziamento di persone che ti hanno dato stima e fiducia. Ma il Ministro dimentica e credo non si ponga nemmeno la questione, che la disoccupazione crescerà a dismisura, del resto le previsioni Ocse lo hanno denunciato; < anche qui non possiamo intervenire in alcun modo e poi in Italia, da questo punto di vista, siamo messi meglio che nel resto dell’Europa > e comunque, penserà il ministro leghista aggiungo io, dobbiamo far vedere agli altri paesi i muscoli sennò, ci cala la borsa. Accipicchia ragionamento degno di un governo di apparenza, che rifà ogni giorno il maquillage al morto per dire che sta solo riposando; solo che anche questi, come l’ospite, dopo tre giorni puzza e prima o poi accadrà per il sistema paese. E così questo governo sembra stia facendo tanto, anzichè nulla, precisamente zero, di nuovo e di utile. Se oggi la situazione risulta ancora gestibile, è perché ci troviamo soltanto sulla soglia del baratro. Meno redditi meno consumi, meno consumi meno entrate fiscali, più ammortizzatori sociali più spesa pubblica,( debito pubblico 1800 miliardi) meno riforme e prossimo futuro collasso del sistema economico, che investirà nel settore reale, cioè quello degli operai dei dipendenti della gente comune, anche e stento a crederlo, dirigenti e quadri di grandi industrie e multinazionali. A quel punto si salvi chi può, le scialuppe non basteranno.

Certo detto in questi termini, capisco che sto rasentando una certa demagogia disfattista, ma in un sistema così organizzato, apparentemente indistruttibile, dove chi è costretto ad arrendersi all’evidente crollo della domanda di ordinativi, tranne pochissimi settori, non avverte alcun tipo di sostegno da parte dello stato, come fosse qualcosa di vecchio e da rottamare, non è che di mattina possa uscire di casa fischiettando con le mani in tasca. Chi da quelle aziende percepisce un reddito per vivere, una volta perso il lavoro, non potrà godere a lungo degli ammortizzatori ed il mondo produttivo non lo potrà riassorbire, ne tanto meno il settore pubblico, se ha un mutuo da pagare sulla casa la perderà, come già e successo ai precari licenziati nella scuola.
Io personalmente, come lavoratore autonomo, non avrò mai nessun sostegno, forse l’unica soluzione è chiudere bottega risparmiando dai dieci ai dodicimila euro mila euro l’anno, tra costi fissi e contributi, così da non gravarli sulle spese familiari. Nel prossimo futuro, con la fortuna di avere una moglie dipendente dello stato, mi dedicherò alla spesa, cercando i supermercati con le offerte speciali, alle faccende domestiche e ai lavoretti di manutenzione, tipo serrande rotte, rubinetti che perdono ecc. ecc., sono un artigiano e mi potrò arrangiare. E’ veramente uno scenario molto preoccupante ciò che si intravede e sono sempre più convinto della necessità del coraggio di tutti con la disponibilità a mettere in gioco il proprio volto. Governo, istituzioni e poteri forti se ne fanno un baffo dei problemi di quattro imprenditori, sino al 10, 15 % di imprese chiuse con l’incremento di 400 o 500 mila disoccupati il sistema è in grado di reggere, si dovrà toccare la soglia di almeno il 25 / 30% per cominciare ad essere un“ problema”.
A questo punto occorrerà in ogni caso, essere insieme visibilmente perché la resistenza ad un qualsiasi e opportuno cambiamento, potrebbe essere estrema.
A tutti coloro che hanno aderito ad ImpresecheResistono ripeto di andare avanti, non arrendiamoci nelle varie iniziative rendendo quanto più visibile, il nostro reale disagio. La realtà dei fatti alla fine verrà fuori in tutta la sua forza drammatica.
Qui c’è il link per chi volesse vedere o rivedere la puntata.

Dal blog di Impresecheresistono voglio farvi leggere il commento Patrizia Guglielmotto che sta facendo lo sciopero della fame a Piobesi Torenise con Ezio Raselli, Fausto Grosso e Aldo Molaro

Buona giornata, sono l'imprenditrice che sta facendo lo sciopero della fame ormai da 6 lunghi giorni, oltre a questo mi sto sorbendo le visite di autorità varie, penso si sappia, e nel contempo cerco di mandare avanti la mia azienda, ma mi rendo conto di una grande mancanza, al di là dei numerosi messaggi di resistere, e che ci ringraziate per il gesto, possibile che a nessuno venga in mente che serve la presenza di altri imprenditori, che serve il sostegno vero e non solo le parole o volete che il nostro gesto, che porterà forse un aiuto a tutti, si faccia solo sulla nostra pelle perchè è comodo darci solidarietà comodamente seduti nel proprio ufficio? vi aspetto numerosi, non fatemi credere che come al solito siamo bravi a lamentarci ma abbiamo paura di fare i fatti, saluti a tutti

martedì 13 ottobre 2009

Piobesi, prima vittoria dei quattro imprenditori

TORINO
Un tavolo tecnico in Regione composto da rappresentanti delle piccole e medie imprese per mettere a punto provvedimenti d'emergenza; disponibilità del gruppo parlamentare della Lega Nord a «sponsorizzare» emendamenti salva-aziende da inserire nei prossimi interventi legislativi.
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E sempre allegri bisogna stare.....(The Mission) ....di R.Alabiso


Parlando per metafore. Ricordo il bellissimo film The Mission, quando il protagonista R. De Niro per espiare la sua colpa, l’aver ucciso suo fratello in duello, intraprende il viaggio verso la missione gesuitica, caricandosi di un pesante fardello. Ciò gli rende il tragitto più faticoso rispetto agli amici che vorrebbero aiutarlo, almeno nei passaggi più impervi, senza però riuscirvi causa la sua caparbietà a salvarsi da solo. Se al posto di De Niro ci mettiamo un imprenditore senza nessuna colpa da espiare tranne la passione per la sua azienda e il proprio lavoro, ma che qualcuno ha caricato di un peso insostenibile, notiamo che, nel momento più difficile della crisi economica, ancora tagliente e non alle spalle, come alcuni seduti comodamente alle scrivanie giudicano, si ritrovi gravato ulteriormente dalla latitanza di un sistema creditizio che si guarda dal rischiare un solo centesimo. Chi il rischio deve correrlo, è solo lui, l’imprenditore supereroe che dovrebbe avere l’azienda più sana d’Europa, non aver chiesto mai niente come in quel famoso spot pubblicitario, aver mantenuto tutti i posti di lavoro mentre il fatturato non smette di crescere, alla faccia della congiuntura. Così però succede solo per i monopoli di stato che hanno inventato il gratta e vinci ed il superenalotto, gli enti statali per il recupero crediti, Serit ed Equitalia o la Fiat che è oramai una specie di azienda statale (soltanto in caso di incentivi o cassintegrazione). La stessa azienda, in più, continua ad assumere investendo nella produzione, cosa che nessuno fa più oramai, preferendo i redditi da capitale tassati al 12% o l’esportarzione di denaro all’estero nell’attesa dello scudo fiscale.
Inoltre paga sempre per tempo iva a fronte di fatture non incassate, contributi e tutte le tasse lavorando sei giorni per il fisco, mentre notte e Domenica per se. L’Irap la pagherebbe anche se in perdita, ma non è il caso dell’azienda “marziana” che ha sempre e comunque utili.
Può darsi che sia corretto non intervenire cosicché la ristrutturazione, che vorremmo vedere in tempi brevissimi, tre o quattro mesi al massimo,
sarà in grado di riportare le imprese a essere competitive in Europa e produttive come non mai. Se ce la faranno da sole, significherà che si tratta d’imprenditori con le palle d’acciaio! Altro che banche, TreBondi o rottamazione! Saranno aziende da competizione, che non avranno più concorrenza, lasceranno sul campo tutti morti e senza prigionieri. Bellissimo uno scenario veramente interessante. Poi i prodotti, se li acquisteranno l’uno con l’altra.

Da qualche tempo la mattina faccio colazione in una pasticceria-rosticceria, gestita da palermitani, non da cinesi come ormai più spesso accade a Milano, che produce in proprio. Vi garantisco che il sapore dei cornetti è diverso da quelli industriali surgelati e scaldati al momento. Chi vi lavora sono tutti della stessa famiglia, fratelli, cognati ecc. aprono alle 5 e chiudono alle 21. Solo così possono farcela e a malapena. Però se i cornetti fossero surgelati, guadagnerebbero meglio. Io non ci andrei più e cercherei quelli freschi finché ci sono, ma l’industria e la multinazionale aspettano pazienti, o impazienti, che tutti i piccoli laboratori soccombano e noi ci abitueremo, come sempre facciamo per tutto, a mangiarli surgelati. Visione apocalittica delle pasticcerie, che non ce la faranno, perché troppo deboli in questo mondo!
Too big to fail, (troppo grandi perché falliscano, lo stato le sosterrà in eterno) si addice solo a grandi banche e multinazionali come quelle che stanno avendo negli Stati Uniti, utili come mai pur con un aumento della disoccupazione eccezionale.

Pertanto se gli imprenditori non usciranno dalle loro ditte e faranno sentire la propria voce, talvolta, anche disperata, come sta succedendo oggi a Piobesi Torinese, i fardelli da sopportare ci seppelliranno.
Non sono catastrofista, né contro questo governo che auspico continui a fare il proprio lavoro e nemmeno voglio evidenziare soltanto ciò che è negativo in questo nostro amato paese, come in politica accade quotidianamente per la gioia di alcuna stampa estera che così vende più copie, ma non è giusto lasciare inascoltata la voce dei piccolissimi imprenditori e commercianti degli articoli seguenti, che non ce la fanno più e sono costretti a chiudere. Se non ce la fanno, non si può addossarne solo a loro la responsabilità, perché continuare a gravare questi lavoratori autonomi alla stessa stregua delle aziende più grandi, è un crimine sociale.
Viviamo in sistema economico non commisurato alle piccole aziende, altro che “pluralismo e prosperità economica”, si dovrebbe parlare di sistema organizzato per far fuori la PMI, e soprattutto la microimpresa. Le due proposte anticrisi artigianato, estendibili ai piccoli commercianti, potrebbero sostenere e favorire anche la nuova occupazione dei giovani cui è impossibile fare impresa. Vivo al sud, dove vi garantisco che l’unica scelta per i ragazzi è andarsene oppure lavorare a nero e sottopagati, ma è così almeno da trent’anni, ora è solo un po’ peggio. Perché non fare qualcosa che possa ribaltare questa condizione? Che cosa frena le istituzioni? Forse la paura di perdere la capacità di controllare il sistema produttivo delle PMI oppure non poterne trarre il più possibile, per finanziare amministrazioni e grande industria, che poi gli stabilimenti li spostano altrove. A queste domande, chi è alla manovra si guarda bene dal rispondere e come la famosa canzone di Jannacci (da cui per motivi personali escluderei i cardinali) dovremmo cantare: < E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e all’industriale, diventan tristi se noi piangiam….>. solito suggerimento: aderiamo a Impresecheresistono

La crisi in Liguria: persi 19.000 posti di lavoro

Calo di 19.000 occupati, 11.000 lavoratori in cassa integrazione, 24.000 persone inattive, molte delle quali hanno rinunciato a cercare lavoro o si sono rifugiate nel lavoro nero: sono alcuni dei dati forniti dalla Cgil sulle tendenze dell’economia in Liguria nel 2009.

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Shopping in crisi, è la fine dei piccoli

Esercizi commerciali e vetrine storiche decimate da difficoltà economiche e accesso ai fidi bancari

«Lavoro 15 ore al giorno e la mia fortuna sono i bar e i ristoranti (oramai tre su quattro sono cinesi), che mi chiedono grandi quantità di pane. So fare solo questo da quando avevo 14 anni. Spero solo che quando scadrà il mio fido, fra due anni, questa crisi sarà passata».

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lunedì 12 ottobre 2009

Crisi a Torino: scioperi della fame e operai sui tetti

Non dà tregua la crisi economica. Aumentano le iniziative per segnalare le difficoltà produttive ed occupazionali. Da ieri quattro operai dell’AGC di Cuneo....
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Torino, quattro imprenditori in sciopero della fame

Accade alla Grande di Piobesi Torinese. Sono proprietari di pmi senza cibo da venerdì, per salvare le loro aziende e 200 dipendenti. Interviene il ministero delle Infrastrutture. Dalla nostra community: momento drammatico, serve l'attenzione dei media
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Quarto giorno di sciopero a Piobesi Torinese


Carissimi amici imprenditori e non solo, ho ascoltato stamattina alle 8,00 a Prima Pagina su Radio Tre,( al 53° minuto del 12 ottobre 2009) la drammatica testimonianza del dott. Enzo Raselli titolare della ditta Grande Sas di Piobesi Torinese, dove sono occupate 40 persone. A fare lo sciopero della fame sono in quattro, titolari di altrettante aziende piemontesi, che hanno ultimamente aderito al gruppo Impresecheresistono, nato spontaneamente, tra pochi piccoli e medi imprenditori, di cui è portavoce Luca Peotta ma cresciuto in pochi mesi sino a più di mille PMI diffondendosi anche in altre regioni italiane. Le motivazioni di questa protesta, per chi non lo sapesse, sono molto semplici, è paradossalmente strano, infatti, che Governo e istituzioni, non stiano prendendo nessuna misura straordinaria per arginare gli effetti disastrosi di una crisi, che dalla finanza è straripata sull’economia reale, investendo soprattutto le PMI. E’ necessario pertanto, per chi ha ancora a cuore le proprie aziende, sostenere l’iniziativa estrema di questi coraggiosi. Inizia oggi il quarto giorno di protesta e non c’è dato prevedere l’evolversi della situazione. Patrizia Guglielmotto, Aldo Molaro e Fausto Grosso insieme a Raselli, hanno dovuto prendere atto di un calo del fatturato nel 2009, del 50, 60/%, sono aziende metal meccaniche, che negli anni precedenti hanno investito in macchinari nuovi e ristrutturazioni, trovandosi oggi a non poter sostenere nemmeno mutui dei finanziamenti. Inoltre ogni mese tasse e contributi arrivano da pagare puntualmente, mentre non lo sono i pagamenti di fatture sulle quali, tra l’altro è stata versata l’iva. Ieri leggevo un articolo di Marcello Foa che inneggiava alle industrie sane delle Marche, veramente ne citava una soltanto che produce macchine per caffè espresso da bar e domestiche. Sono contento per quest’azienda ma credo sia una delle poche mosche bianche ancora rimaste. La cosa che dobbiamo capire, leggendo di solito tra le righe, ma si trova scritto qualche volta a anche a chiare lettere, è che il debito pubblico e la scarsa produttività delle imprese italiane in genere, sono questioni che ci portiamo appresso già da prima della crisi scoppiata a settembre 2008 e su questi problemi, ci dobbiamo confrontare. Il Debito sarà difficile contenerlo, figuriamoci ridurlo, ma per il sistema economico produttivo, come sappiamo costituito per la maggior parte da PMI, gli economisti sperano, insieme a Tremonti, Confindustria e molti politici e intellettuali, possa automaticamente ristrutturarsi, a qualsiasi costo anche sociale, ma tanto la colpa sarà della crisi globale e non del governo ecc., così da assomigliare sempre più al sistema di paesi europei come Francia o gli Stati Uniti che hanno poche aziende multinazionali gigantesche e poche PMI considerate ormai obsolete, non tanto per la capacità di realizzare prodotti d’avanguardia bensì per il loro numero troppo elevato, che non consente d’avere una forza maggiore di penetrazione nel mercato globale. A questo punto a me sorge il dubbio che chi guarda le cose troppo dall’alto si sia bevuto il cervello oppure sia nelle più grande malafede, perché in un momento come questo, è proprio la riduzione dei consumi che creerà nuove difficoltà innescando un procedimento a catena irreversibile. Se pensiamo inoltre che il FMI stima in altri 2400 miliardi l’impatto di una nuova possibile bolla a breve scadenza, è naturale che nessuno abbia intenzione di muovere nessuna pedina di tipo economico a breve termine. Assistiamo inoltre, a un’alternanza di previsioni e statistiche che però non cambiano di una virgola i problemi quotidiani della gente.
V’invito nuovamente a prendere contatto con Impresecheresistono e sostenerne le iniziative che hanno sempre e soltanto come unico scopo, la richiesta legittima di provvedimenti necessari a guadare una crisi eccezionale. La crisi, torno a dire non è psicologica e gli addetti ai lavori lo sanno, ma nessuno si muove. E’ opportuno e obbligatorio fare sentire la nostra voce e mettere in campo la nostra esperienza lavorativa, ci sarà qualcuno che intelligentemente capirà che se un cambiamento del sistema economico ci deve essere, questo non può far fuori così in breve tempo decine di migliaia di aziende nel nostro paese, solo perché in questo momento alcuni prodotti subiscono il tracollo della domanda sia, interna che principalmente dagli altri paesi. Puntare al sostegno economico delle famiglie limitando il prelievo fiscale, o sospendendo per il periodo necessario, contributi e versamenti a ditte come la mia, potrebbe essere il segno che va mantenuta in vita anche la parte più debole del paese, non solo Fiat o grandi multinazionali. La domanda rimane la stessa: < Vale di più il lavoro dell’uomo, delle sue mani e del suo cervello, o dobbiamo sostenere sempre e solo profitti di capitale e speculazioni di ogni genere ? >.

sabato 10 ottobre 2009

Inviamo un fax di solidarietà a chi sta facendo lo sciopero della fame per salvare le aziende ........... da Impresecheresistono

Sicuramente molti di voi hanno appreso la notizia attraverso i mezzi stampa. Le condizioni fisiche delle quattro persone che fanno lo sciopero della fame al momento sono buone. Si è pensato che tra, un paio di giorni sarà necessaria la presenza di un presidio medico, considerato che gli imprenditori non intendono demordere dalla loro protesta. Non va dimenticato che coloro che stanno facendo lo sciopero della fame sono imprenditori , per tanto gestiscono comunque le loro attività. Coloro che hanno dato vita a questo “ gesto eclatante” sono affiancati nel loro presidio da ImpreseCheResistono e Arca. Volevamo sottolineare , in modo particolare, che sono giunte presso la ditta Grande Sas , via dell’Orba 2/a – Piobesi i messaggi telefonici di sostegno di: Pesidente della Provincia, dott. Saitta/ Presidente API dott. Cellino/ Il Vice Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte dott. Placido/ Capogruppo del PDL regionale Ing. Burzi/ Responsabile sindacale FISMIC Sig. Pascali. Nella giornata di venerdì 9/10 ICR e ARCA presenti alla riunione tenutasi in prefettura per il monitoraggio sul credito bancario alla presente del sig. prefetto Dott. Padoin il quale ha preannunciato un appuntamento per il 20/10 con ICR , Arca , Regione Piemonte, Provincia e Camera di Commercio di Torino. Questo verrà confermato lunedì 12/10 Nella giornata odierna la visita di alcuni imprenditori ha dato forma alla solidarietà vitale in questi momenti. Tale manifestazione è gradita e attesa anche nella giornata di domani. Ai colleghi imprenditori che sono impossibilitati a raggiungerci per motivi di lontananza chiediamo di inviare il loro messaggio di sostegno a mezzo fax 011/9655813, via mail raselli@grande.it, all’indirizzo mail ICR aderisco@impresecheresistono.org

"Le banche non ci aiutano. Non ci resta che fare lo sciopero della fame"

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/71511/

A noi ragazzi, funzionò .......... di Roberto Alabiso


Un po’ di anni fa, più o meno nel 1979/80 con alcuni amici del Kibutz Pub,
(si scriverebbe con due b ma ci fu un errore di stampa)), organizzammo uno straordinario bluff in un paese della provincia palermitana. Un set cinematografico completamente fasullo fu montato nella piazza principale. Tutto era finto, dal regista alle macchine da presa e agli attori, soltanto le comparse erano vere, o così credevano, assoldate a gratis tra i soggetti fisiognomicamente più efficaci che già dal primo mattino, si accalcavano tra la folla, in attesa dell’evento straordinario preannunciato da giorni. Alcuni dei finti attori, insieme al presunto produttore e al regista erano andati, infatti, nei giorni precedenti al Comune per avere il permesso di far chiudere la piazza al traffico e per il supporto logistico dei Vigili Urbani, così da poter girare le diverse scene del film, senza automobili circolanti ed altri inconvenienti. Tutti i maschi del paese si erano recati in piazza per ammirare le finte giovani attrici ma sopratutto, la protagonista, tra le nostre amiche la più bella e giovane bionda, che ancheggiava avvolta in una morbida pelliccia, con l’aria di chi ha vinto l’oscar al Festival di Venezia. Quasi tutti i negozi quel giorno non avevano alzato saracinesca e oggi a distanza di anni, penso che avessero scoperto la falsa messa in scena, avremmo potuto passare un brutto quarto d’ora. Fortunatamente andò tutto liscio, girammo, si fa per dire, la scena del bacio appassionato tra i due protagonisti, il classico scippo della borsa con la Vespa e relativa caduta della scippata, cosa frequentissima ai tempi, in tutta la Sicilia( Oggi fortunatamente accade meno spesso). Fu una mattinata memorabile si divertirono soprattutto gli abitanti del paese, gratificati per avere assistito alla recitazione convinta anche di alcuni dei loro concittadini.
Ho raccontato questo episodio della mia giovinezza, per dire che spesso alcune cose che ci possono sembrare vere o autentiche, sono invece artefatte, ma quella volta non è stato né a fini speculativi, politici di potere, fu soltanto una ragazzata ingenua e senza conseguenze.
Oramai, purtroppo, queste messe in scena avvengono soprattutto in economia, ma anche in politica soprattutto se ad organizzare l’inganno, ci si mettono i mass media, più o meno in buona fede e una sorta di potere sotterraneo che decide dove dobbiamo rivolgere il nostro sguardo. Oggi ad esempio, si sente dire che la ripresa è alle porte, anzi che l’Italia è in testa per l’aumento della produzione nell’ultimo trimestre, con ben il 7% in più. Anche negli altri paesi europei si registra lo stesso andamento e spero che sia veramente così. Una cosa che non mi torna, come altre volte, è che la disoccupazione tende ancora ad aumentare, la soglia della povertà investe tre milioni di persone, alcuni imprenditori che conosco, proprio ieri hanno iniziato uno sciopero della fame a Piobesi Torinese, nella mia bottega non entra ormai quasi nessuno e da circa cinque mesi mi sembra di aver cambiato mestiere, scrivendo su blog e quotidiani online. Insomma, sarà ma mi ritrovo intorno artigiani e commercianti in forte sofferenza, senza andare tra i precari della scuola, i senza lavoro dei “tempi andati” che non contano nulla, i giovani in cerca di prima occupazione, l’ascensore sociale in discesa da anni, il territorio devastato che frana sulle case e sulla gente ecc.ecc.ecc. Per evitare che si possa pensare a suggestione collettiva, un dato numerico che deriva dall’INPS, denuncia che a fronte di un presunto introito di circa 270 milioni, quelli incassati dall’ente sono stati in Sicilia soltanto 180, mancano 90 milioni dalle imprese che non ce la fanno più a pagare. Purtroppo, per queste si abbatterà la scure della Serit Sicilia ( che già si frega le mani, la rateizzazione dei debiti costa anche il 25% in due anni) che già purtroppo anch’io ho avuto modo di conoscere. Questa è la realtà, ma per chi vuole c’è ancora il ballo nel salone delle feste del Titanic.
La logica comunque mi porta ad un’ipotesi del genere, è ovvio che vanno mediaticamente sottolineati e diffusi capillarmente i segnali positivi, anche se de relativizzati, leggete a tal proposito l’articolo di M. Fortis Il - Balletto delle statistiche -, ma chiunque ha un po’ di sale in zucca, deve sapere che l’Europa si trova oramai stretta dalla tenaglia tra America e Cina. Non si possono mandare segnali troppo negativi, sarebbe il collasso. Le borse così saliranno, le azioni della Fiat, di conseguenza e così tutto il resto. La Cina e gli Stati Uniti devono avere l’impressione che in Europa tutto vada a gonfie vele. La messa in scena deve funzionare. A noi ragazzi, funzionò. Oggi non ci scommetterei.

P.S nella foto: riprese all'interno di un bar. Il giovane cameramen in tutta bianca è un bravissimo gastroenterelogo , ma si è traserito in Canada poco dopo la laurea.( tanto per la cronaca)

IL BALLETTO DELLE STATISTICHE di Marco Fortis

http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091010&ediz=20_CITTA&npag=1&file=FORTIS_23.xml&type=STANDARD

Per uscire dalla crisi, le proposte della Cgil. Le conclusioni di Guglielmo Epifani

http://www.radioarticolo1.com/audio/2009/10/08/3287/per-uscire-dalla-crisi-le-proposte-della-cgil-le-conclusioni-di-guglielmo-epifani

venerdì 9 ottobre 2009

Piobesi Torinese oggi inizia lo sciopero della fame

Stamattina a Piobesi Torinese alcuni imprenditori hanno iniziato lo sciopero della fame a oltranza. Viviamo un momento epocale, non c’è da stare tranquilli e le imprese non possono chiudere così, una dietro l’altra. Il nostro governo e le istituzioni devono capire, prima che sia troppo tardi e si superi la soglia del non ritorno, che la crisi è reale e molto tagliente.
Quando un’azienda chiude, scompare con essa anche la storia di uomini che con sacrificio e passione hanno arricchito le nostre regioni, sia nel più stretto senso economico del termine, sia per il tessuto sociale che vi si è creato intorno. La perdita di questa trama di rapporti umani, tra imprenditori, operai dipendenti e le loro famiglie è qualcosa che mina la società sin dalle sue fondamenta. Non è possibile continuare a guardare inerti quanto ogni giorno accade in ogni provincia d’Italia e soprattutto in quelle a maggiore vocazione industriale. La maggior parte delle PMI sono allo stremo delle forze, le banche fanno orecchie da mercante anche con imprese sane e ben piazzate sul mercato, incrinando sempre di più il rapporto di fiducia che ha sempre legato a filo doppio imprenditori e direttori di filiale.
Per motivi logistici il luogo della protesta è stato individuato presso la sede della Ditta Grande S.a.s. situata in Via dell’Orba 2/a nella zona industriale di Piobesi Torinese.
In questa località molte aziende sono fortemente segnate da una recessione progressiva e inarrestabile.
L’iniziativa vuole mettere sotto gli occhi dell’opinione pubblica, e della politica resa sorda dai problemi che invadono tutte le prime pagine dei principali quotidiani, nonché i Tg nazionali, l’inesistenza di provvedimenti idonei a limitare i danni all’occupazione che negli ultimi mesi è aumentata esponenzialmente senza contare tutti i lavoratori in cassa integrazione.
Roberto Alabiso

Per informazioni sull’iniziativa
Dott. Raselli Tel 011-9655814 mob. 3387307895 mail: Raselli@grande..it
http://www.impresecheresistono.org

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html