Oggi volevo riflettere con chi avrà la pazienza di leggere, sulla questione degli studi di settore. A Giugno, la mia consulente mi ha consigliato di adeguare il reddito del 2008 e versare una somma di 800,00 euro per evitare di incappare in un possibile controllo fiscale da parte della Guardia di Finanza. Sappiamo che basta un errore anche minimo e le multe partono da 10.000 euro a salire. Tutti abbiamo una sorta di terrore, perché sono tante le normative da rispettare che è pressoché impossibile avere sempre tutto in ordine. Si ha sempre sulla testa la famosa spada di Damocle e si vive se pur lavorando onestamente, con una specie d’incertezza congenita che è propria del lavoratore autonomo. Questo è naturalmente soltanto per i piccoli o medi imprenditori, perché oltre una certa soglia dimensionale, non c’è più da temere nulla, la Fiat ad esempio che genere di parametri dovrebbe rispettare? E la Telecom o Sky? In questi giorni si è parlato tantissimo dello scudo fiscale, mi piacerebbe capire quanti sono i falegnami o i vetrai che hanno i conti in Svizzera, forse soltanto il famoso idraulico che lavora a Ferragosto, qualcosa è riuscito ad espatriare. Può darsi che la Guardia di Finanza è stata distolta per tanto tempo dal verificare solo i parametri di imprese non eccessivamente grandi e si è fatta sfuggire i pesci più grossi? Sentire che sono trecento i miliardi all’estero fa pensare proprio di sì. Nella mia regione, io vivo in Sicilia, tanti beni, negli ultimi anni sono stati confiscati alla mafia, ma io continuo a stupirmi quando, oggi anche in questa crisi, s’inaugurano ristoranti di lusso che se si contano i clienti e si fanno i conti in tasca al titolare, ci si rende conto che per recuperare soltanto le spese di ristrutturazione, occorrono almeno vent’anni, soprattutto se la ricevuta fiscale è fatta a ogni pasto. Un’altra cosa degli ultimi anni è il prolificare degli sportelli bancari che normalmente occupano il posto di negozi storici che c’erano prima, anche da 30 o 40 anni, oltre i punti Snai o locali per scommesse che si sostituiscono a ogni genere di attività.
Insomma negli ultimi anni sembra che i soldi da gestire, siano molti di più di quelli “prodotti”; è un discorso logico, aumentano le banche e diminuiscono i commercianti ed i lavoratori, ma aumentano le scommesse. Vorrei capire meglio com’è che può succedere. Certo ci sono i servizi che contribuiscono alla ricchezza prodotta, il Pil è formato anche da questa voce, ma se guardiamo almeno alla qualità di questi ultimi, c’è da essere veramente preoccupati oltre che allibiti. Oggi è su tutti i giornali che le strade di Palermo sono piene d’immondizia senza voler accennare alla sanità e a tutto il resto. La pioggia anche oggi, come nelle ultime settimane e caduta eccezionalmente abbondante, tant’è che molte strade si sono allagate con grande disagio alla circolazione. I tombini sono sempre insufficienti e spesso sono otturati, nessuno li svuota dopo l’estate e puntualmente si ripetono gli allagamenti. Certo è nulla in confronto a quanto è accaduto in provincia di Messina. A Scaletta Zanclea ci sono stato alcuni anni fa in primavera e non pioveva da tempo, era il periodo della grande siccità ma ricordo che ero stupito di come un centro abitato potesse essere costruito da un lato e dall’altro su un canalone che partiva dalle montagne retrostanti, costituite a valle di sabbia e terra friabile.
Tutti sapevano del rischio che si correva e non si sono mai presi adeguati provvedimenti. Chi ha il dovere di salvaguardare il territorio non l’ha fatto e adesso ci sono anche i morti.
Non vorrei concludere troppo banalmente, ma se non si riesce a salvaguardare la vita della gente, come possiamo credere che chi da sempre governa il nostro paese sia di destra sia di sinistra, possa avere qualche interesse a salvare il nostro lavoro?
La conclusione è che tocca farlo a noi, tutti insieme senza partiti o sindacati prestabiliti, chi ci vorrà aiutare sarà il benvenuto. Pertanto come sempre v’invito a salvare le vostre attività, sostenendoci insieme con impresecheresistono.
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