sabato 3 ottobre 2009

Disoccupazione, imprese e crisi 2008/2016? di Roberto Alabiso

Non ce l’ho in particolare con l’automobile, credo però che l’economia di un paese o del mondo intero non possa essere legata così eccessivamente a questo prodotto. Disconosco come ed in che percentuale il calo delle vendita dell'auto incide o inciderebbe senza sostegno governativo, nella crisi in America, visto l’aumento della disoccupazione a settembre di 90.000 persone in più rispetto alle previsioni. Sarebbe opportuno provare a ragionare diversamente sui nuovi incentivi alla nostra azienda nazionale. Un nuovo criterio potrebbe dirottare l’interesse, oltre che i soldi veri, verso le piccole e medie imprese riducendo il prelievo fiscale, causa prima di un mancato rinnovamento del sistema produttivo, insieme a burocrazia, costo del lavoro ecc. e puntare all’alleggerimento del carico sulle famiglie. Dico cose ripetute ormai da tutti quelli che hanno a cuore il nostro modo di lavorare e produrre, niente di nuovo se non fosse che il maggiore ostacolo al mantenimento in vita di imprese e posti di lavoro è determinato presumibilmente da una precisa volontà- politico- economica che già da tempo persegue tenacemente questo obbiettivo. Non è casuale che le banche proprio adesso hanno stretto i cordoni della borsa come non mai, che Tremonti non perda occasione per ribadire che la crisi verrà aggravata da questo atteggiamento verso le imprese in crisi di liquidità ma è anche vero e risaputo, che le banche non hanno mai prestato denaro quando c’è una possibilità di non rientro, anche non elevato. In un frangente come questo, il rischio più che elevato, risulta quasi certo, almeno per molte piccole e medie imprese. Se i capitali che sono a disposizione delle banche venissero dopo il bene comune, tutto sarebbe diverso. Il bene comune sono le persone, le famiglie con i loro figli ed il mutuo da pagare, chi ha un solo stipendio o anche due e lavora in una ditta privata. Il bene comune dovrebbe valere a conti fatti, rischiare di perdere un po’ di soldi, alcune imprese potrebbero farcela, si ridurrebbe la disoccupazione si rimetterebbe in moto il mercato nell’economia reale. I dati sulle borse sono divulgati più di una volta al giorno, le azioni salgono e scendono, la borsa perde e poi recupera in un’infinita sequenza che alla fine lascia il mondo reale, nella migliore delle ipotesi, come l’ha trovato. Spesso le borse guadagnano per movimenti che nulla hanno a che vedere con l’"economia della gente" e, infatti, negli Usa le banche fanno utili come non mai, ma il lavoro diminuisce inesorabilmente. E’ una contraddizione, ma sembra che i governi non se ne preoccupino neanche un po’. Ho due idee alternative sulla situazione delle piccole e medie imprese, entrambe scoraggianti e mi auguro di non avere preso in considerazione tutti i dati:

1)Gli amministratori delle banche, che non sono necessariamente sempre i cattivi della storia, non vedono una ripresa a breve. C’è chi sostiene infatti, che la crisi continuerà sino al 2014/16. Così aspetteranno per allentare i lacci, che le aziende “ in soprannumero” chiudano o ristrutturando,riducano i dipendenti. L’offerta diminuisce e si riadegua alla domanda. Un anno o poco più povrebbe essere sufficiente, almeno in Italia. Sulle stime temporali la mia è un’ipotesi intuitiva, ma di certo qualcuno sta facendo calcoli più precisi. In tutto questo rimane la grande incognita disoccupazione con possibilità di scontro sociale e ulteriore crollo irreversibile della domanda e del sistema economico.( vedi Argentina con qualche differenza)

2) Le multinazionali e il grande capitale hanno deciso ed è caratteristica connaturale al sistema in sé, di fare piazza pulita d’imprese a gestione indipendente considerate un ostacolo per il modo alternativo di visione dello sviluppo globale, oltre che per la dignità del lavoro e il valore della persona. ( vedi Caritas in Veritate di Benedetto XVI) Ciò consentirebbe l’ accaparramento di tutto il mercato disponibile, con conseguenze facilmente immaginabili in un nuovo ordine mondiale.
Pensate, ai 24 suicidi negli ultimi due anni, alla France Telecom, o anche al caso di una catena multinazionale di ipermercati, che riesce a vendere la benzina a minor prezzo, acquistando da chi vuole, contrariamente a singoli distributori legati al marchio.

L’unica cosa che rimane da fare è sempre la stessa. Costituirci in gruppo spontaneo e chiedere al governo provvedimenti urgenti a farci attraversare questa crisi.
I nove punti d’impresecheresistono, cui aggiungo i due sull’iva azzerata sui manufatti artistici e la contribuzione inps ecc. proporzionati agli utili sono ormai inderogabili, se non vogliamo gettare ai pesci tutto il lavoro degli ultimi 60 anni.

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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