
Probabilmente a un certo punto della mia vita, non necessariamente in un momento determinato, in un tempo non necessariamente breve né lungo, nella consapevolezza crescente tra alti e bassi di comprensione o coscienza nei fatti accaduti, che continuano ad accadere e si susseguono, nella realtà, quindi nel più fondante senso di questa parola, nella sua vera origine, in una parola nell’ esperienza di essa, posso affermare con certezza, che politica, economia, lavoro ecc., insomma ogni tipo di attività umana e dei rapporti che essa genera, hanno valore soltanto se finalizzati al bene della persona, alla sua dignità, ai suoi bisogni primari, ai suoi desideri di bellezza giustizia e verità e a ciò che ne consegue come bene o ricchezza per tutti. Ciò che non persegue, anche se fra tutte le grandi difficoltà del pensare e dell’agire, questo grande ideale, la persona in se, non è da ritenere utile e nessun agire, sia anche per la causa più conclamata e condivisa del mondo, ha il valore per cui valga la pena muoversi. Non c’è, infatti , niente che possa avere una forza più dirompente della novità, che fa dell’uomo, dei suoi bisogni delle sue attese, e non ultimo del suo lavoro, il centro di ogni intervento politico, economico, filosofico o religioso in qualsiasi posizione ideale ci si possa trovare.
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