
Sono circa quattro mesi, cioè da Luglio, che cerco di capire sempre meglio, quanto sta accadendo dopo il 15 settembre 2008, cioè dal fallimento di una delle più grosse e storiche banche americane, la Lehman Brothers, che ha causato la crisi economica peggiore dal ‘29 a oggi. Mio malgrado, devo osservare che poco o nulla è stato fatto per salvaguardare il più possibile posti di lavoro, agevolando in qualche maniera, la piccola media impresa in un momento così difficile. Sono ancora vive le testimonianze degli imprenditori e operai ad Exit, Annozero e su Report di ieri sera. E’ ovvio, che dove ormai si ragiona con il pregiudizio, si può anche evidenziare che si tratta di reti televisive, che vogliono puntare i riflettori soltanto su quanto si potrebbe ascrivere ad una parte soltanto dei nostri politici, cioè alla maggioranza che per adesso ci governa. Credo, sinceramente, che anche ci fosse stata la sinistra, non sarebbe andata meglio, quest’ultima, infatti si è impattata, con questi problemi solo adesso, o quanto meno durante la campagna per le primarie. Pertanto non è mio interesse né scopo ultimo, accusare una o l’altra parte, ma è d’obbligo ricordare che negli ultimi venti anni siamo andati sempre più verso una direzione di sviluppo, che ha sempre tenuto in scarsa considerazione alcuni dei settori produttivi, soprattutto le Pmi, l’artigianato e per quanto mi riguarda, quello artistico. Da tempo, sino a Maggio scorso, pur lavorando tutto il giorno a pieno ritmo, difficilmente si riusciva a guadagnare qualcosa per se, oberati sempre più da tasse di tutte le specie.
Molte persone che lavorano in settori artistici, restauratori, scultori, pittori, vetratisti, intarsiatori ecc. sono dipendenti statali o di enti pubblici, lavorano senza partita iva e senza essere obbligati a pagare contributi, assicurazione, irpef e altro. Alcune ditte, danno l’appalto di alcuni lavori ad alto contenuto professionale artistico a chi è sconosciuto al fisco e svolge questi lavori nei posti più improbabili, laboratori attrezzati ma difficilmente rintracciabili con una ricerca normale. Solo così, c’è la convenienza a fare determinati mestieri, diversamente non è oramai più possibile. Anch’io, avrei fatto meglio a seguire questa strada, percepirei uno stipendio mensile, potrei contare su una pensione decente(forse) e non mi troverei oggi ad avere migliaia di euro di debiti con la Serit Sicilia e con l’Agenzia delle Entrate per non aver potuto pagare Inps ed Irpef. Questa è l’Italia dei furbi, degli scudi fiscali, delle baby pensioni, delle liquidazioni da favola ad amministratori imbelli, degli stipendi esagerati degli assessori, amministratori, direttori di enti vari e di tante altre figure squallide che occupano posti e poltrone di lusso che non hanno mai fatto nulla di buono per il nostro paese, se non arricchirsi alla faccia di tanti cittadini onesti o lavoratori. Quando si vedono fabbriche chiuse, operai che perdono il lavoro, cioè persone che hanno famiglia, il mutuo sulla casa, le bollette da pagare ecc. non si può liquidare il problema dicendo che abbiamo il terzo debito pubblico più alto del mondo, perché credo che proprio quella gente di soldi ne abbia visti sempre ben pochi! E nemmeno si può più considerare un problema solo numerico quello della disoccupazione, perché la mancanza di lavoro è una questione che va affrontata da parte di tutta una società. Chi la crisi non la vive sulla pelle, non la capisce nemmeno, pensa che sia esagerato chi intravvede il deteriorarsi della struttura sociale che se finora ha retto con gli ammortizzatori sociali, non potrà farlo ancora a lungo.
Prima che sia troppo tardi, occorre muoversi nella direzione che salvi le imprese, con interventi mirati, la loro scomparsa progressiva dal territorio, com’è facile intuire, accadrà nei prossimi mesi ed il fenomeno potrebbe essere accelerato dai provvedimenti mirati a stimolare al ripresa di paesi come Francia e oggi la Germania. In Italia non si fatto ancora nulla per affrontare questa estremo e gravissimo crollo della domanda che ha bloccato tutta l’economia, con un calo del fatturato complessivo nella PMI del 50/60% e sinceramente vorrei capire qual è la strategia dei nostri ministri in merito ma più che capire né vorrei vedere almeno una.
Ribadisco nuovamente le due proposte anticrisi artigianato, che potrebbero evitare la chiusura di tanti laboratori e nello stesso tempo stimolare i giovani ad aprire botteghe e laboratori e adottare i “Nove punti” che Impresecheresistono porta avanti già da tempo, con un numero di imprenditori sempre maggiore.
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