mercoledì 31 marzo 2010
Inflazione sale all'1,4% a marzo Record disoccupati in Europa
Borsa: dati occupazione Usa deprimono piazze europee, Ftse Mib -0,68%
Adiconsum: dati Istat confermano perpetuarsi crisi
Le Banche, che continuano a produrre dividendi per i propri azionisti, anche in periodi di crisi economica, recuperino la loro funzione sociale primaria e investano una parte dei loro introiti sul credito alle famiglie ed alle imprese, anziché continuare ad investire unicamente su prodotti finanziari, con rischi di ulteriori bolle speculative.
DOPO L'ELEZIONI - Prato e Sassuolo: i distretti assediati dalla Cina e la Lega
Tra i fatti emblematici, la chiusura di Iris, terzo gruppo italiano del settore, che sta proprio a Sassuolo. A inizio 2009 sono usciti di scena 700 dipendenti di un azienda che fatturava mezzo miliardo. Le vendite globali di Iris erano calate del 50% da quando le porcellane cinesi avevano invaso i mercati di tutto il mondo. Nelle cronache locali più recenti, certo, non mancano polemiche sulla moschea di Formigine, comune confinante, o su uno sgombero anti-clandestini fortemente voluto dal vicesindaco leghista di Sassuolo Menani che, tuttavia, non è comunque stato eletto in consiglio regionale.
Perché la crisi del distretto economico pesa comunque di più, in una terra dal retroterra così chiaramente rosso. E la chiave forse più originale la fornisce un blog sassolese di Centro destra, Marko’s. Che giusto sei mesi fa, biasimando Tremonti per la Banca del Sud voluta e istituita proprio con la crisi ai massimi, annunciava, per protesta: “D’ora in poi voto Lega Nord”.....................
Il fare, deve sempre seguire il pensare
di R. Alabiso
Da un paio di giorni soffro con la schiena, ho un leggero schiacciamento tra la quarta e la quinta vertebra, almeno questo mi dicono le lastre di qualche anno fa, e così di tanto in tanto a causa di qualche movimento inopportuno e involontario, mi ritrovo quasi completamente bloccato e inabilitato al mio lavoro consueto. Ho pensato allora di approfittarne per scrivere “quattro cose” , che poi sono tre, su argomenti diversi.
1) Vorrei iniziare, già che siamo vicini alla Pasqua, col dire di un fatto, che accade quando Gesù nell’orto degli ulivi è preso dalle guardie dei giudei per essere giudicato successivamente, su quello che faceva o meglio su chi fosse, durante le giornate in mezzo alla gente che veniva a trovarlo da tutte le parti. A un certo punto, uno dei suoi discepoli, nel difenderlo, stacca con la spada un orecchio al servo del sommo sacerdote. Gesù immediatamente interviene e sfiorandolo con la mano, glielo risana. Quell’uomo evidentemente non si rende conto, nel parapiglia, di cosa gli sia accaduto, tant’è che il vangelo non si sofferma su questo fatto. Riflettendoci sopra, non possiamo fare a meno di chiederci almeno cosa avrà provato. Possiamo immaginare cosa succede per chi è stato guarito miracolosamente da un grave difetto fisico, da una malattia incurabile, molte sono, infatti, le testimonianze di chi ha ricevuto una così grande grazia. Però a volerci pensare, anche a noi chissà quante volte è accaduto di essere stati feriti, penso ad esempio ai tradimenti delle persone cui abbiamo dato il nostro affetto, ai soprusi che succedono nei luoghi di lavoro, quando per farla breve l’uomo e lupo all’altro uomo, homo homini lupus. Cosicché è subitaneo l’ istinto alla difesa, vorremmo vedere l’altro a terra ferito a sua volta, se non morto. Ma Gesù, che pur sta andando ad essere umiliato, tradito e crocifisso, non prima di essere frustato a sangue e sputato nonché deriso da tutti, si frappone con un gesto al male che gli uomini ancora, con Lui lì tra loro, continuano a compiere, non dimentichiamo che ad usare la spada era stato uno dei suoi. Credo che anche noi, spesso confusi nel parapiglia nella vita di ogni giorno, non ci rendiamo conto di come veniamo sfiorati e guariti da una mano che non riusciamo immediatamente a scorgere. Non può che essere così, questa mano deve necessariamente operare nella nostra come nella vita di ognuno.
2) Adesso, mi viene un po’ difficile continuare, forse avrei dovuto iniziare con la crisi economica, argomento a me tutto sommato, più “congeniale”. Mi rendo conto che se fosse ormai superata come molti dicono, avrei ben altro da fare seppur con il dolore alla schiena. Qualche anno fa, infatti, non ci lavoravo da solo nel laboratorio in cui mi trovo, ma con dipendenti e collaboratori, non avrei avuto tempo per scrivere. Sino a due, tre anni fa, la condizione economica dei miei potenziali clienti era di gran lunga migliore, si potevano permettere di abbellire le case con le vetrate artistiche che a Palermo fanno parte di quell’ artigianato tradizionale che ha avuto il suo culmine, raggiungendo qualità eccellenti, nei primi anni del ‘900, nella Sicilia dei Florio, conosciuta in tutta Europa per la bellezza dei suoi monumenti, del paesaggio e per la cultura straordinaria, eredità dei popoli che vi erano sbarcati. Oggi questa bellezza è scarsamente valorizzata, non c’è nessuna strategia per approfittare di una così immensa ricchezza, e se pensiamo come potrebbe cambiare l’assetto economico mondiale, con paesi come la Cina in fortissima crescita, c’è da chiedersi se non è il caso di cominciare sin d’ora a pensare alla Sicilia come centro della cultura Mediterranea vista la sua naturale posizione geografica. Se ci lasceremo sfuggire quest’occasione, difficilmente i nostri giovani vi potranno rimanere, qui la disoccupazione si attesta al 20%, e come sappiamo, negli ultimi anni migliaia di ragazzi sono andati a cercar fortuna in altri luoghi. Ho sentito dire dal Sig. Berlusconi che saranno stanziati 250 MLD di euro per Il Sud, il punto rimane, sempre sia vero, come verrano spesi e a che fine tutti questi soldi.
3) Devo dire che da quest’estate, da quando gli “affari” per me sono crollati drasticamente e ho cominciato a chiedermi come mai non venisse quasi più nessuno a commissionarmi un lavoro, qualcosa sta cambiando. Non che la crisi sia passata, questo non credo potrà accadere in breve e in ogni caso nei prossimi anni, ma finalmente qualcuno se ne è accorto. Non è una crisi solita, e l’ affermarsi, ormai rapido e irrefrenabile di un nuovo assetto economico globale con cui siamo costretti, volenti o no a fare i conti. Il mondo finanziario, le grandi multinazionali, le banche, questi si stanno organizzando e in qualche maniera dovrebbero venirne fuori; anche i Governi e gli Stati cercheranno di difendersi e presumo o almeno lo spero, che si stiano preparando ai nuovi scenari economici. Ma noi artigiani, piccole medie imprese, quindi le famiglie in genere avremo forti difficoltà, molte imprese hanno chiuso e molte chiuderanno. Dobbiamo quindi capire che strade occorre prendere, quali i prodotti che si possono ancora vendere e inventare ancora, cosa che comunque gli imprenditori italiani, hanno sempre fatto. Se la politica ci desse una mano e capisse che anche le piccole o le micro imprese possono creare occupazione e posti di lavoro sarebbe la vera novità, la giusta innovazione che occorre. Non solo le imprese sono chiamate a innovare, la politica deve fare altrettanto, soprattutto innovare nel modo di pensare, perché - il fare, deve sempre seguire il pensare-.
Fino a quando Marchionne riuscirà a produrre auto in Italia?
Ma allora cosa farà la Fiat, tra due o tre anni? Smobiliterà dall’Italia? Trasferirà armi e bagagli tutta la sua produzione all’estero, nei Paesi a basso costo del lavoro come il Brasile, la Turchia o la Polonia, dove già opera?
Una risposta “di cronaca” a questo interrogativo inquietante che ha seminato lo sconcerto sia negli ambienti sindacali che in quelli politici italiani c’è già, a volerla prendere per buona, ed è la smentita ufficiale opposta dalla Fiat alle voci che, appunto, ipotizzavano il disimpegno. Ma è stata chiaramente una smentita di facciata, di quelle inevitabili, che non convincono chiunque abbia un minimo di conoscenza delle dinamiche e delle logiche che agitano i grandi gruppi automobilistici....................
Già: fino a quando? E a questa domanda si può dare una risposta confortante. Fino a quando i Paesi a bassi costi di produzione non vedranno finalmente alzarsi anche i loro costi. Come sta accadendo, ad esempio, nell’Est Europa e soprattutto in quegli Stati come Romania e Bulgaria già entrati nell’euro o quelli come la Croazia destinati a entrarvi presto. Il benessere, per fortuna, è una dimensione contagiosa, e perfino in Cina - dove ancora cinque o dieci anni fa si produceva in condizioni di neoschiavismo - si sta rafforzando nelle aree metropolitane un movimento sindacale in grado di difendere i diritti degli sfruttati, generando però l’effetto indotto di far salire i costi di produzione.
Insomma, i grandi gruppi industriali occidentali dell’auto che riusciranno a “tener duro” e non delocalizzare le produzioni “di casa” per un’altra decina d’anni ce l’avranno fatta. Perché nel 2020 produrre un’utilitaria a Mirafiori o a Canton costerà uguale. Per fortuna dei cantonesi.
Crisi occupazione In Lombardia il 6,4 per cento senza lavoro «È allarme»
Con Volvo a Geely, Ford fa sgambetto a VW
martedì 30 marzo 2010
La Grecia affonda e l’Italia finisce nel mirino di Goldman Sachs
di Mauro Bottarelli
A lanciare l’allarme ci ha pensato un osservatore molto speciale, ovvero il più grande detentore del mondo del debito europeo: per il vice-governatore della Banca centrale cinese, infatti, «la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ora la più grande preoccupazione è ovviamente rappresentata da Spagna e Italia». Eccoci, qualcuno comincia a prendere la mira.
Il vertice europeo dei capi di Stato e di governo, nei fatti, non ha sortito alcun effetto: la risposta alla crisi greca è stata ovviamente quella più semplice e scontata, ovvero un intervento misto di Fmi ed Europa, con quest’ultima che si limita a prestiti bilaterali di ultima istanza al fine di evitare l’infrazione dell’articolo 125 dei Trattati comunitari...............
Giuseppina Virgili imprenditrice
lunedì 29 marzo 2010
Tariffe, in arrivo stangata da oltre 700 euro all'anno per le famiglie
I principali aumenti riguardano autostrade, benzina, aeroporti, bollette di gas, acqua e rifiuti
MILANO - Dall'aggiornamento delle tariffe in programma ad aprile si prevede una «stangata» pari a maggiori spese annuali per 761 euro a famiglia. È la stima di Adusbef e Federconsumatori, che prevedono «una ulteriore contrazione dei consumi che influirà negativamente sulle produzioni e sul mercato». Responsabili principali degli aumenti sono «i rincari autostradali, il continuo aumento del prezzo della benzina nonché - indica una nota - l'aumento stimato dal primo di aprile per la bolletta del gas del 3% pari ad un aumento di 34 euro annui dopo quello avvenuto precedentemente di 28 euro». «Dopo i drammatici dati relativi alle ore di Cig, sopra il miliardo, ed il continuo aumento del tasso di disoccupazione all' 8,5 % che, oltre i drammi sociali ed individuali, comporteranno una caduta del potere di acquisto delle famiglie italiane di 565 euro annui, si aggiunge ora una vera e propria stangata alle famiglie», commentano le due organizzazioni presiedute da Elio Lannutti e Rosario Trefiletti..................
Artigianato e informazione (due proposte anticrisi)
.....1) É indispensabile, oltre che più giusto, pagare Inps, Irpef, Tarsu ecc. in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Inoltre gli utili dovranno avere una tassazione e contribuzione complessiva tale che rimangano per vivere nelle tasche dell’artigiano almeno 15 mila euro. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.
2) Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’Iva o addirittura abolirla, per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.
Mi sembrano richieste sensate, come tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa, anche se lenta e difficile, aiutando nell’immediato a fare fronte a questa situazione di crisi eccezionale. Tra l’altro incoraggerebbero i giovani, i più esposti nei prossimi anni alla bassa o inesistente disponibilità di posti di lavoro, a intraprendere nuove attività senza l’aggravio insopportabile di una serie di oneri che, se non pagati subito, arriveranno dopo tre quattro anni tutti assieme a mo’ di scure. Si potrebbero così mantenere aperti, anche se a minimo regime, laboratori artigiani poco disposti a indebitarsi ulteriormente senza vedere la luce in fondo al tunnel. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare, i segnali non sono incoraggianti, la disoccupazione in Europa è al raddoppio; nei prossimi uno, due anni, sono previsti sino a 57 milioni di disoccupati, una intera nazione come l’Italia esclusi i familiari...........
Essere artigiani oggi: la passione per la bellezza
domenica 28 marzo 2010
Il corporativismo duale e la solitudine del ceto medio
........................La crisi economica è sovrana nel libro di Di Vico. Ma il problema di fondo ne trascende i contenuti e i confini. Le domande centrali riguardano i “grandi contro i piccoli”, “il popolo della partita IVA”, “la crisi delle professioni”, cioè i segmenti della società che politicamente non esistono pur essendo decisivi per il funzionamento dell’insieme, nel senso del notissimo apologo di Menenio Agrippa.
Emerge da questo libro un’esigenza sostanziale: stimolare l’emersione dei veri ceti produttivi, risvegliare quelle forze sociali che sopportano il pesante ruolo di tenere in piedi il paese, con lo scopo di portare quest’ultimo al livello delle potenze più avanzate. È un contributo non dimenticabile a un evento rivoluzionario, il riscatto che speriamo prossimo dei ceti ingiustamente negletti e abbandonati.
Gian Paolo Prandstraller
Sos dal made in Italy: servono nuove generazioni di artigiani
“Io lo cerco, ma il lavoro non c’è”
Una delle tante storie di lavoratori alle prese con la crisi e le sue ricadute sul territorio. “Ho seguito corsi di formazione, ho ottenuto la qualifica professionale per fare la cuoca. Il lavoro però non c’è. Punto e basta”
di Martina Toti
sabato 27 marzo 2010
Crisi: Confindustria, nel 2010 mercato lavoro peggiorerà
Regione, ricchi incarichi ai soliti noti
Falso in bilancio e signoraggio: conferma dalla London School of Economics
Nel documento si dice testualmente: “The solvency constraint of the Central Bank only requires that the present discounted value of its net non-monetary liabilities be non-positive in the long run. Its monetary liabilities are liabilities only in name, as they are irredeemable: the holder of base money cannot insist at any time on the redemption of a given amount of base money into anything else other than the same amount of itself (base money).”
Ovvero, che è pretestuoso mettere al passivo (falso passivo) la massa monetaria perché la banca non la restituirà MAI: Nessuna polizia, contabile o meno, nessuna magistratura (a parte due giudici di pace in USA e in Italia) hanno condannato questa megatruffa…
«Ho finito tutti i miei risparmi. Mi sono rimaste solo le promesse. La situazione? Tragica emergenza»
Ripresa a passo ridotto
venerdì 26 marzo 2010
IL VERTICE EUROPEO UN INSUCCESSO MASCHERATO
LETTERA DI UN IMPRENDITORE - 'Industriali e potere hanno abbandonato i piccoli'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico.
Mi permetto alcune considerazioni:
- Il segreto perché una P.I. debba sopravvivere è l’innovazione continua. Tanti miei colleghi non l’hanno capito, ed hanno subito pesanti diminuzioni di fatturato nel 2009. Noi modestamente, avendo creato ed innovato da sempre i nostri articoli, abbiamo avuto nello stesso anno soltanto un modesto calo del 2% e siamo già in forte ripresa nel 2010. Non smetta mai di scrivere che “solo l’innovazione ci salverà dalla crisi economica”.
- In tutto questo discorso rientra prepotentementeil discorso del marchio Made in Italy. Ho combattuto per oltre dieci anni, in collaborazione con A.N.I.M.A. (Ass. Naz. Industrie Meccaniche e Affini) una battaglia per l’obbligatorietà di questo marchio, al fine di contrastare l’invasione dei prodotti cinesi e orientali che ci hanno creato notevoli problemi dal 2001. Niente da fare, i governi di sinistra e di destra non hanno mai capito che dobbiamo fare come gli USA, che dal 1930 hanno in vigore questo obbligo per tutte le merci che provengono da fuori del loro stato. Perché da noi non si fa lo stesso?
La risposta è arrivata lo scorso anno. Nel luglio 2009 questo governo stava per varare un decreto legge che sanciva questa obbligatorietà. Emma Marcegaglia ha bloccato tutto, e il D.L. giace ancora in qualche cassetto. Il motivo è semplice: alla grande industria che ha dislocato le fabbriche in Cina o altrove (e ha creato disoccupazione in Italia) va di traverso il fatto di reimportare i prodotti fabbricati laggiù col marchio Made in China, avrebbero grosse difficoltà a venderli in Italia e in Europa. E allora chi se ne frega della Piccola industria, lascia che sbraiti: e così l’obbligatorietà del Made in… si allontana sempre di più.
Dalla Grecia al Portogallo, l’euro rischia di implodere
giovedì 25 marzo 2010
Marco Fortis: «Crisi non facile, la speranza è nelle medie imprese»
Bersani: la destra ha aumentato le tasse
“In due anni c’è stata una disattenzione totale sui problemi del lavoro. Hanno aumentato la pressione fiscale a livelli record. Gli italiani lavoreranno per lo Stato fino a giugno”. Berlusconi: “Noi governo del fare, loro la sinistra di tasse e sprechi”
mercoledì 24 marzo 2010
Bce, Bini Smaghi: dati macro esigono cautela su ripresa
...."Noi siamo sempre stati cauti sulla ripresa e i dati confermano la necessità di questa cautela, la crisi ha una componente strutturale profonda", ha detto Bini Smaghi.
Per uscire dalla crisi gli stimoli monetario e fiscale non bastano, ha spiegato il consigliere della Bce, è necessario intervenire con riforme profonde che consentano di competere con le nuove economie asiatiche.
L'aspetto strutturale della crisi "richiede molto più tempo per essere assorbito, in un contesto in cui la concorrenza internazionale è aumentata. L'Asia tira", ha aggiunto.............
Bruciati 380mila posti Il Sud soffre di più
Il calo dell'occupazione si concentra al sud (-3% pari a 194 mila unità in meno) ma è alto anche nel nord (-1,3% pari a 161mila unità in meno) mentre resta contenuto al centro (-0,5% pari a 25 mila unità in meno)..............................
Domani 25.03.2010 presumibilmente intorno alle 11.20, Luca Peotta sarà ospite a Rai News 24, trasmissione visionabile in diretta streaming sul web.
Link per il collegamento: rai news 24
Fiat: 5mila posti di lavoro in meno
Ecco il nuovo piano industriale di Marchionne anticipato da Repubblica: taglio del 15% agli operai in linea, compresa Mirafiori, i modelli scendono da 12 a 8. Cremaschi “Confermate previsioni peggiori”. No comment del gruppo torinese sulle indiscrezioni
APPUNTAMENTO CON LA STORIA! da Iceberfinanza
Marcello Foa, nel suo BLOG si chiede quanto tempo ancora manca per avere una nuova rivoluzione francese, riportando le parole del professor Barone Adesi Giovanni, uno dei massimi esperti europei e mondiali di prodotti derivati e gestione del rischio.
" La Federal Reserve ha annunciato che lascerà bassi i tassi di interesse ancora a lungo. Perché l’economia è ancora anemica. Giusto o forse no, perché si sta ripetendo lo scenario dei primi anni del Duemila, quando per rimediare allo scoppio della bolla del Nasdaq la Fed tenne i tassi bassi e questo pose le premesse per la creazione di una nuova bolla, scoppiata tra il 2007 e il 2008.
La Germania pronta ad abbandonare l'Europa che affonda
martedì 23 marzo 2010
Il Rapporto Cisf: l'Italia non è un Paese per figli
Così l’Ue può evitare di morire insieme alla Grecia
domenica 21 marzo 2010
«LA CRISI ECONOMICA? E’ APPENA COMINCIATA»
E proprio sulla recessione, Benetazzo anticipa: «Questa crisi è finita? Casomai è appena iniziata! Siamo entrati in una fase di emergenza senza precedenti che si manifesta con tre diversi evolventi: finanziaria, industriala e sociale. La mano invisibile di Adam Smith è ormai un ricordo del passato! Il modello di sviluppo economico promosso da Friedman negli Anni Novanta, così com'è stato sino ad oggi propagandato, è senza futuro: è un modello pienamente fallimentare. Non è possibile deindustrializzare e lasciare tutto allo spontaneismo del mercato. La vera preoccupazione per i mercati ora sono i destini di alcuni paesi europei che hanno un profondo ed insormontabile deficit strutturale: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda ed anche Regno Unito possono diventare i bubboni finanziari che faranno da detonatori per i prossimi periodi, proiettandoci in uno scenario pesantemente deflazionistico»............
Imprese che Resistono incontrano i candidati regionali
Il Movimento spontaneo è apartitico e composto da imprenditori della piccola e media impresa italiana. Peotta continua affermando: “Se la politica non porta il valore del manifatturiero in Italia, ci sarà una brutta fine”. E aggiunge: “Alla Cina paghiamo un prezzo altissimo che è quello di non esser più competitivi in Europa. Chiediamo alla politica attenzione verso le manovre di politica industriale”.
In primis, il Coordinatore propone di rivedere la legge sul ‘pagamento a 60 giorni’. In Italia non funziona perché all’interno della stessa c’è la postilla “Salvo accordi diversi”. E quindi molte aziende sono in difficoltà perché i pagamenti arrivano dopo 180, 250 giorni, sostiene Luca Peotta..................
Molise: imprese chiudono, ma apparato Regione è in salute
Aiuto! In Italia come in Usa il terziario non salva il lavoro
sabato 20 marzo 2010
di Giuseppina Virgili imprenditrice
La colpa non è dei cinesi ma degli imprenditori italiani senza scrupoli, di chi gli affitta i capannoni a nero dove all’interno si svolge la vita quotidiana oltre a lavorare. I capannoni hanno tutti delle doppie pareti ove all’ interno ci sono letti e cucine improvvisate che fungono anche come nascondiglio quando le vedette agli angoli della strada avvisano che ci sono auto delle autorità in arrivo e i non regolari vi si nscondono. Si potrebbero scrivere fiumi di parole su modo di operare. Prato inizia a lavorare alle 17,00 per finire la mattina alle 6,00. Mi sono fatta un giro fingendomi un acquirente beh, se ne vedono e sentono delle belle: QUELLO ERA TUTTO LAVORO NOSTRO.
Pensione da 1300 euro al giorno per un commissario siciliano
"La speranza ha due figli bellissimi, lo sdegno per le cose come sono e il coraggio per cambiarle".
Per la libertà del pensiero economico
a. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;
b. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.
c. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.
d. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale. Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale................................
giovedì 18 marzo 2010
Draghi e l’Italia sotto attacco di Europa e Gran Bretagna
.................Il “siluro” contro l’Italia lanciato dalle colonne del FT va inserito all’interno di questo braccio di ferro, che minaccia di inasprirsi nelle prossime settimane anche perché destinato a sovrapporsi con l’altra grande contesa (ancor più grande) che separa gli Usa dalla Cina, accusata di far dumping grazie a uno yuan artificialmente debole.
Perché prendersela con l’Italia, nonostante il giudizio positivo delle agenzie di rating? Perché, spiega Dicks, la fragilità finanziaria di un Paese è solo la risultante della situazione dell’economia reale. Se si va a misurare lo stato di salute dell’Azienda Italia si scopre che dal 1995, quando l’industria di casa nostra poteva contare sul propellente della lira debole, la competitività della Penisola è drammaticamente peggiorata rispetto alla Germania, il primo partner commerciale: 15 anni fa il costo del lavoro per unità di prodotto italiano era il 60% di quello tedesco; oggi, al contrario il clup italiano è superiore del 30% a quello della Repubblica Federale. Nello stesso periodo l’export da Monaco e Stoccarda verso l’Italia è cresciuto del 70%, quello italiano verso la Germania solo del 30%................................
mercoledì 17 marzo 2010
Draghi: "La ripresa è fragile ovunque"
Intervista a Dario Di Vico e Laura Costato
Così le banche usano la Grecia per affondare la Gran Bretagna
di Mauro Bottarelli
Le banche, dicevamo ieri nella prima parte di questa inchiesta. Che ruolo hanno e hanno avuto nel grosso, grasso imbroglio greco e quale continuano ad avere nell'operazione franco-tedesca di ridefinizione dei profili della nuova Europa? Vediamo.
I dati che vedete riportati nei grafici (nelle tabelle a destra delle curve) sono relativi ai cds degli istituti bancari dell’eurozona e una cosa dovrebbe subito balzare agli occhi. Anzi, due. Per quanto riguarda le banche tedesche e francesi - ma anche le nostre Unicredit e Intesa San Paolo - le brutte notizie in termini di punti base arrivano dalle sussidisarie, come scritto nella precedente puntata: ovvero, filiali estere particolarmente esposte su mercati a rischio. Eppure continuano a dirci che va tutto benissimo..........
Basilea 2, l'allarme degli artigiani
http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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LA LETTERA - 'Il silenzio dei media sul Veneto alluvionato'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera
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............................... Le aspettative delle imprese manifatturiere dicono che la riduzione di manodopera in Italia continuerà anch...
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(IRIS) - ROMA, 11 GIU - "Senza il rigore siamo un Paese spacciato. Ma senza crescita siamo un Paese morto". La presidente dei Giov...