mercoledì 31 marzo 2010

Inflazione sale all'1,4% a marzo Record disoccupati in Europa

.............................Intanto Eurostat ha diffuso i dati sulla disoccupazione nell'area euro, che registra un aumento record nel mese di febbraio: i senza lavoro hanno infatti raggiunto quota 10% dal 9,9% di gennaio. Il dato è in linea con le previsioni degli analisti. Per quanto riguarda l'area euro si tratta del livello di disoccupazione più alto da quasi 12 anni. A febbraio l'economia dell'Eurozona ha infatti perso altri 61 mila posti di lavoro, seppur in frenata rispetto al mese precedente, quando sono andati in fumo oltre 100 mila posti. Nel mese di febbraio, quindi, il totale dei disoccupati nell'area euro ha superato quota 15,7 milioni, con un incremento di 1,84 milioni rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.

Della serie ossimori economici. L'inflazione sale per l' aumento delle domanda. Se la disoccupazione è in aumento c'è qualcosa che non torna. A meno che in così breve tempo ci sia stato un incremento rapido della produttività, ma questo è semplicemente assurdo.

Borsa: dati occupazione Usa deprimono piazze europee, Ftse Mib -0,68%

Milano, 31 mar. (Adnkronos) - I dati deludenti sull'occupazione negli Stati Uniti deprimono le borse europee. Le piazze finanziarie del Vecchio Continente, nonostante un'apertura positiva, hanno scambiato per quasi tutta la seduta in territorio negativo, per poi chiudere contrastate. Secondo l'Adp National Employment Report, l'occupazione privata non agricola negli Usa e' calata di 23 mila unita' da febbraio a marzo, mentre le previsioni indicavano un aumento di 40 mila unita'. La piazza di Londra segna in chiusura un rialzo dello 0,13% e quella di Francoforte dello 0,18%. In territorio negativo hanno chiuso Parigi, in flessione dello 0,34%, e Milano, con il Ftse Mib in calo dello 0,68%.............

no comment


Adiconsum: dati Istat confermano perpetuarsi crisi

....................Il Governo, a giudizio di Adiconsum, con norme di urgenza deve far ripartire e cantierizzare velocemente opere infrastrutturali medie e grandi che fungano da reale volano dell'economia e quindi dell'occupazione, con conseguente rilancio dei consumi.

Le Banche, che continuano a produrre dividendi per i propri azionisti, anche in periodi di crisi economica, recuperino la loro funzione sociale primaria e investano una parte dei loro introiti sul credito alle famiglie ed alle imprese, anziché continuare ad investire unicamente su prodotti finanziari, con rischi di ulteriori bolle speculative.

DOPO L'ELEZIONI - Prato e Sassuolo: i distretti assediati dalla Cina e la Lega

.........................Ma nella capitale della ceramica cifre da record le ha fatte, prima della Lega, la crisi. 8 mila addetti su 22 mila, più di uno su tre, in cassa integrazione.

Tra i fatti emblematici, la chiusura di Iris, terzo gruppo italiano del settore, che sta proprio a Sassuolo. A inizio 2009 sono usciti di scena 700 dipendenti di un azienda che fatturava mezzo miliardo. Le vendite globali di Iris erano calate del 50% da quando le porcellane cinesi avevano invaso i mercati di tutto il mondo. Nelle cronache locali più recenti, certo, non mancano polemiche sulla moschea di Formigine, comune confinante, o su uno sgombero anti-clandestini fortemente voluto dal vicesindaco leghista di Sassuolo Menani che, tuttavia, non è comunque stato eletto in consiglio regionale.

Perché la crisi del distretto economico pesa comunque di più, in una terra dal retroterra così chiaramente rosso. E la chiave forse più originale la fornisce un blog sassolese di Centro destra, Marko’s. Che giusto sei mesi fa, biasimando Tremonti per la Banca del Sud voluta e istituita proprio con la crisi ai massimi, annunciava, per protesta: “D’ora in poi voto Lega Nord”.....................

Il fare, deve sempre seguire il pensare

di R. Alabiso

Da un paio di giorni soffro con la schiena, ho un leggero schiacciamento tra la quarta e la quinta vertebra, almeno questo mi dicono le lastre di qualche anno fa, e così di tanto in tanto a causa di qualche movimento inopportuno e involontario, mi ritrovo quasi completamente bloccato e inabilitato al mio lavoro consueto. Ho pensato allora di approfittarne per scrivere “quattro cose” , che poi sono tre, su argomenti diversi.

1) Vorrei iniziare, già che siamo vicini alla Pasqua, col dire di un fatto, che accade quando Gesù nell’orto degli ulivi è preso dalle guardie dei giudei per essere giudicato successivamente, su quello che faceva o meglio su chi fosse, durante le giornate in mezzo alla gente che veniva a trovarlo da tutte le parti. A un certo punto, uno dei suoi discepoli, nel difenderlo, stacca con la spada un orecchio al servo del sommo sacerdote. Gesù immediatamente interviene e sfiorandolo con la mano, glielo risana. Quell’uomo evidentemente non si rende conto, nel parapiglia, di cosa gli sia accaduto, tant’è che il vangelo non si sofferma su questo fatto. Riflettendoci sopra, non possiamo fare a meno di chiederci almeno cosa avrà provato. Possiamo immaginare cosa succede per chi è stato guarito miracolosamente da un grave difetto fisico, da una malattia incurabile, molte sono, infatti, le testimonianze di chi ha ricevuto una così grande grazia. Però a volerci pensare, anche a noi chissà quante volte è accaduto di essere stati feriti, penso ad esempio ai tradimenti delle persone cui abbiamo dato il nostro affetto, ai soprusi che succedono nei luoghi di lavoro, quando per farla breve l’uomo e lupo all’altro uomo, homo homini lupus. Cosicché è subitaneo l’ istinto alla difesa, vorremmo vedere l’altro a terra ferito a sua volta, se non morto. Ma Gesù, che pur sta andando ad essere umiliato, tradito e crocifisso, non prima di essere frustato a sangue e sputato nonché deriso da tutti, si frappone con un gesto al male che gli uomini ancora, con Lui lì tra loro, continuano a compiere, non dimentichiamo che ad usare la spada era stato uno dei suoi. Credo che anche noi, spesso confusi nel parapiglia nella vita di ogni giorno, non ci rendiamo conto di come veniamo sfiorati e guariti da una mano che non riusciamo immediatamente a scorgere. Non può che essere così, questa mano deve necessariamente operare nella nostra come nella vita di ognuno.

2) Adesso, mi viene un po’ difficile continuare, forse avrei dovuto iniziare con la crisi economica, argomento a me tutto sommato, più “congeniale”. Mi rendo conto che se fosse ormai superata come molti dicono, avrei ben altro da fare seppur con il dolore alla schiena. Qualche anno fa, infatti, non ci lavoravo da solo nel laboratorio in cui mi trovo, ma con dipendenti e collaboratori, non avrei avuto tempo per scrivere. Sino a due, tre anni fa, la condizione economica dei miei potenziali clienti era di gran lunga migliore, si potevano permettere di abbellire le case con le vetrate artistiche che a Palermo fanno parte di quell’ artigianato tradizionale che ha avuto il suo culmine, raggiungendo qualità eccellenti, nei primi anni del ‘900, nella Sicilia dei Florio, conosciuta in tutta Europa per la bellezza dei suoi monumenti, del paesaggio e per la cultura straordinaria, eredità dei popoli che vi erano sbarcati. Oggi questa bellezza è scarsamente valorizzata, non c’è nessuna strategia per approfittare di una così immensa ricchezza, e se pensiamo come potrebbe cambiare l’assetto economico mondiale, con paesi come la Cina in fortissima crescita, c’è da chiedersi se non è il caso di cominciare sin d’ora a pensare alla Sicilia come centro della cultura Mediterranea vista la sua naturale posizione geografica. Se ci lasceremo sfuggire quest’occasione, difficilmente i nostri giovani vi potranno rimanere, qui la disoccupazione si attesta al 20%, e come sappiamo, negli ultimi anni migliaia di ragazzi sono andati a cercar fortuna in altri luoghi. Ho sentito dire dal Sig. Berlusconi che saranno stanziati 250 MLD di euro per Il Sud, il punto rimane, sempre sia vero, come verrano spesi e a che fine tutti questi soldi.

3) Devo dire che da quest’estate, da quando gli “affari” per me sono crollati drasticamente e ho cominciato a chiedermi come mai non venisse quasi più nessuno a commissionarmi un lavoro, qualcosa sta cambiando. Non che la crisi sia passata, questo non credo potrà accadere in breve e in ogni caso nei prossimi anni, ma finalmente qualcuno se ne è accorto. Non è una crisi solita, e l’ affermarsi, ormai rapido e irrefrenabile di un nuovo assetto economico globale con cui siamo costretti, volenti o no a fare i conti. Il mondo finanziario, le grandi multinazionali, le banche, questi si stanno organizzando e in qualche maniera dovrebbero venirne fuori; anche i Governi e gli Stati cercheranno di difendersi e presumo o almeno lo spero, che si stiano preparando ai nuovi scenari economici. Ma noi artigiani, piccole medie imprese, quindi le famiglie in genere avremo forti difficoltà, molte imprese hanno chiuso e molte chiuderanno. Dobbiamo quindi capire che strade occorre prendere, quali i prodotti che si possono ancora vendere e inventare ancora, cosa che comunque gli imprenditori italiani, hanno sempre fatto. Se la politica ci desse una mano e capisse che anche le piccole o le micro imprese possono creare occupazione e posti di lavoro sarebbe la vera novità, la giusta innovazione che occorre. Non solo le imprese sono chiamate a innovare, la politica deve fare altrettanto, soprattutto innovare nel modo di pensare, perché - il fare, deve sempre seguire il pensare-.

Fino a quando Marchionne riuscirà a produrre auto in Italia?

Ma allora cosa farà la Fiat, tra due o tre anni? Smobiliterà dall’Italia? Trasferirà armi e bagagli tutta la sua produzione all’estero, nei Paesi a basso costo del lavoro come il Brasile, la Turchia o la Polonia, dove già opera?

Una risposta “di cronaca” a questo interrogativo inquietante che ha seminato lo sconcerto sia negli ambienti sindacali che in quelli politici italiani c’è già, a volerla prendere per buona, ed è la smentita ufficiale opposta dalla Fiat alle voci che, appunto, ipotizzavano il disimpegno. Ma è stata chiaramente una smentita di facciata, di quelle inevitabili, che non convincono chiunque abbia un minimo di conoscenza delle dinamiche e delle logiche che agitano i grandi gruppi automobilistici....................

Già: fino a quando? E a questa domanda si può dare una risposta confortante. Fino a quando i Paesi a bassi costi di produzione non vedranno finalmente alzarsi anche i loro costi. Come sta accadendo, ad esempio, nell’Est Europa e soprattutto in quegli Stati come Romania e Bulgaria già entrati nell’euro o quelli come la Croazia destinati a entrarvi presto. Il benessere, per fortuna, è una dimensione contagiosa, e perfino in Cina - dove ancora cinque o dieci anni fa si produceva in condizioni di neoschiavismo - si sta rafforzando nelle aree metropolitane un movimento sindacale in grado di difendere i diritti degli sfruttati, generando però l’effetto indotto di far salire i costi di produzione.

Insomma, i grandi gruppi industriali occidentali dell’auto che riusciranno a “tener duro” e non delocalizzare le produzioni “di casa” per un’altra decina d’anni ce l’avranno fatta. Perché nel 2020 produrre un’utilitaria a Mirafiori o a Canton costerà uguale. Per fortuna dei cantonesi.


Crisi occupazione In Lombardia il 6,4 per cento senza lavoro «È allarme»

Occupazione Allarmanti i dati, «Costretti al nero ier sopravivere>. Penalizzate le donne: 6 mila posti in meno Crescono i senzalavoro. «L'emergenza è qui» In Lombardia salgono al 6,4% i disoccupati. Gli artigiaiii. «tasse e poche commesse, si e/nude» Galoppa il tasso di disoccupazione in Lombardia. Nel quarto trimestre del 2009 ha toccato quota 6,4%. Pi 1,2% in soli tre mesi. Da fine 2007 a fine 2009, nel giro di due anni, il tasso di disoccupazione è addirittura raddoppiato (nel mese di ottobre 2007 si fermava a quota 3,2%). Due i fenomeni che si stanno affermando in contemporanea. Da una parte aumentano le persone che si mettono sul mercato (pi 58 mila). Dall'altra si perdono posti di lavoro (tremila in meno). Ancora pi in dettaglio, sono le donne a restare a casa (6.ooo in tre mesi) mentre per gli uomini nello stesso periodo hanno conquistato 3.000 assunzioni. Altro distinguo fondamentale: a perdere è l'occupazione autonoma. In tre mesi sono andate in fumo 22 mila posizioni lavorative indipendenti................

Ora servono politiche di sviluppo che tengano conto anche di questa fascia di popolazione». Se i lavoratori dipendenti non vogliono vivere di cassa, la microimpresa non vuole vivere di nero. «I piccoli artigiani che non riescono a stare sul mercato sono spinti dalle circostanze a chiudere l'attività per andare avanti in nero. Parliamo di famiglie che in qual che modo devono pur campare», allarga le braccia Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato in Lombardia. «Mi risulta che tra coloro che non sono andati a votare in questa ultima tornata elettorale ci siano stati anche tanti piccoli imprenditori conclude Merletti . La nuova giunta vada oltre le parole. Per fare fatti. E sviluppo».


Commento personale
In Lombardia è allarme perchè la disoccupazione è al 6,4%. In Sicilia è al 20% e nessuno ci fa caso da sempre.
Sì, ma noi ci siamo abituati, tant'è che neanche noi ne parliamo.


Con Volvo a Geely, Ford fa sgambetto a VW

Insomma, la Cina cresce nel 2010 del 15% sull’anno precedente che ha segnato un pazzesco più 52%, gli USA del 15% dopo il meno 21 e il meno 15 del biennio precedente. E’ l’Europa occidentale che rischia grosso nel 2010, con un meno 8% che si somma al meno 9 del 2008 e al meno uno del 2009, contenuto grazie agli incentivi. Ma c’è anche chi si è spinto a immaginare un 2010 per l’Europa occidentale sino a un meno 12%, e Marchionne l’altro ieri ha detto addirittura meno 15%.

martedì 30 marzo 2010

La Grecia affonda e l’Italia finisce nel mirino di Goldman Sachs

di Mauro Bottarelli


A lanciare l’allarme ci ha pensato un osservatore molto speciale, ovvero il più grande detentore del mondo del debito europeo: per il vice-governatore della Banca centrale cinese, infatti, «la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ora la più grande preoccupazione è ovviamente rappresentata da Spagna e Italia». Eccoci, qualcuno comincia a prendere la mira.

Il vertice europeo dei capi di Stato e di governo, nei fatti, non ha sortito alcun effetto: la risposta alla crisi greca è stata ovviamente quella più semplice e scontata, ovvero un intervento misto di Fmi ed Europa, con quest’ultima che si limita a prestiti bilaterali di ultima istanza al fine di evitare l’infrazione dell’articolo 125 dei Trattati comunitari...............

Giuseppina Virgili imprenditrice

Giuseppina Virgili, imprenditrice, ad Uno mattina il 30 marzo 2010.

C'è anche questo articolo su Il Giornale di oggi

lunedì 29 marzo 2010

Nazionalizziamo le banche intervista a E. Benettazzo

Tariffe, in arrivo stangata da oltre 700 euro all'anno per le famiglie

I principali aumenti riguardano autostrade, benzina, aeroporti, bollette di gas, acqua e rifiuti

MILANO - Dall'aggiornamento delle tariffe in programma ad aprile si prevede una «stangata» pari a maggiori spese annuali per 761 euro a famiglia. È la stima di Adusbef e Federconsumatori, che prevedono «una ulteriore contrazione dei consumi che influirà negativamente sulle produzioni e sul mercato». Responsabili principali degli aumenti sono «i rincari autostradali, il continuo aumento del prezzo della benzina nonché - indica una nota - l'aumento stimato dal primo di aprile per la bolletta del gas del 3% pari ad un aumento di 34 euro annui dopo quello avvenuto precedentemente di 28 euro». «Dopo i drammatici dati relativi alle ore di Cig, sopra il miliardo, ed il continuo aumento del tasso di disoccupazione all' 8,5 % che, oltre i drammi sociali ed individuali, comporteranno una caduta del potere di acquisto delle famiglie italiane di 565 euro annui, si aggiunge ora una vera e propria stangata alle famiglie», commentano le due organizzazioni presiedute da Elio Lannutti e Rosario Trefiletti..................

Artigianato e informazione (due proposte anticrisi)

.....1) É indispensabile, oltre che più giusto, pagare Inps, Irpef, Tarsu ecc. in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Inoltre gli utili dovranno avere una tassazione e contribuzione complessiva tale che rimangano per vivere nelle tasche dell’artigiano almeno 15 mila euro. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.

2) Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’Iva o addirittura abolirla, per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.

Mi sembrano richieste sensate, come tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa, anche se lenta e difficile, aiutando nell’immediato a fare fronte a questa situazione di crisi eccezionale. Tra l’altro incoraggerebbero i giovani, i più esposti nei prossimi anni alla bassa o inesistente disponibilità di posti di lavoro, a intraprendere nuove attività senza l’aggravio insopportabile di una serie di oneri che, se non pagati subito, arriveranno dopo tre quattro anni tutti assieme a mo’ di scure. Si potrebbero così mantenere aperti, anche se a minimo regime, laboratori artigiani poco disposti a indebitarsi ulteriormente senza vedere la luce in fondo al tunnel. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare, i segnali non sono incoraggianti, la disoccupazione in Europa è al raddoppio; nei prossimi uno, due anni, sono previsti sino a 57 milioni di disoccupati, una intera nazione come l’Italia esclusi i familiari...........

Essere artigiani oggi: la passione per la bellezza

.....I nostri governi, sia di destra che di sinistra, hanno sempre voluto credere che bastasse solo la passione a tenere in piedi un'impresa artigiana di fronte alla mole sempre crescente di adempimenti, balzelli e tasse, cresciuti a dismisura negli ultimi anni. Un artigiano per poter aprire bottega ha bisogno di due consulenti, uno fiscale e uno del lavoro, se sta poco bene o si ammala non ha diritto a nulla pur pagando Inps ed Inail, non ha diritto a cassa integrazione se ha dipendenti, con i quali spesso il rapporto è di amicizia oltre che aziendale e professionale; se non ce la fa a pagare in tempo tasse ed altro, tra more, diritti di riscossione interessi e spese varie per chi incassa (Serit, Agenzia delle entrate, ecc.), ogni ritardo si trasforma in un investimento ad alto reddito e infatti, tempo fa, ho preferito chiedere un mutuo per poterle pagare. Se mia moglie non lavorasse difficilmente potrei ancora fare l'artigiano e se mi chiedessero perché ancora faccio questo mestiere a 53 anni forse non saprei dare al "mondo", che chiede sempre risultati valutabili soltanto economicamente e a brevissima scadenza, ragioni adeguate e convincenti......
s

Stamattina ore 10.00 a “Mattino5″ su Canale5, servizio di Aldo Lombezzi girato presso azienda Unireforn Srl, intervista a Luca Peotta e i suoi dipende

domenica 28 marzo 2010

Il corporativismo duale e la solitudine del ceto medio

........................La crisi economica è sovrana nel libro di Di Vico. Ma il problema di fondo ne trascende i contenuti e i confini. Le domande centrali riguardano i “grandi contro i piccoli”, “il popolo della partita IVA”, “la crisi delle professioni”, cioè i segmenti della società che politicamente non esistono pur essendo decisivi per il funzionamento dell’insieme, nel senso del notissimo apologo di Menenio Agrippa.

Emerge da questo libro un’esigenza sostanziale: stimolare l’emersione dei veri ceti produttivi, risvegliare quelle forze sociali che sopportano il pesante ruolo di tenere in piedi il paese, con lo scopo di portare quest’ultimo al livello delle potenze più avanzate. È un contributo non dimenticabile a un evento rivoluzionario, il riscatto che speriamo prossimo dei ceti ingiustamente negletti e abbandonati.

Gian Paolo Prandstraller

Sos dal made in Italy: servono nuove generazioni di artigiani

Roma, 26 mar. (Labitalia) - Sarà la cultura del 'pezzo di carta', sarà la scuola che orienta a senso unico verso l'università e le professioni intellettuali, ma sta di fatto che i giovani italiani non sono più interessati ai mestieri artigiani. Lo scorso anno - come ricorda anche il 'Corriere della sera' - le aziende artigiane hanno infatti avuto difficoltà a reperire 23.470 professionisti su tutto il territorio nazionale. Dati che fanno riflettere, soprattutto a distanza di pochi giorni da quelli pubblicati dall'Istat che riguardano l'occupazione: nel 2009 l'Italia ha perso 380mila posti e il tasso di disoccupazione è salito al 7,8%.................

Finalmente ce ne siamo accorti. Ma servirà a qualcosa in un momento di recessione così forte?

“Io lo cerco, ma il lavoro non c’è”

Una delle tante storie di lavoratori alle prese con la crisi e le sue ricadute sul territorio. “Ho seguito corsi di formazione, ho ottenuto la qualifica professionale per fare la cuoca. Il lavoro però non c’è. Punto e basta”

di Martina Toti

Grandi aziende e multinazionali, ma anche imprese artigiane di dimensioni ridotte. Questo era il sistema produttivo ascolano fino all’arrivo della crisi economica e alle pesanti ricadute che essa ha avuto sul territorio. 6500 domande di disoccupazione, procedure di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e di mobilità per migliaia di lavoratori...................

sabato 27 marzo 2010

Crisi: Confindustria, nel 2010 mercato lavoro peggiorerà

...............................Le aspettative delle imprese manifatturiere dicono che la riduzione di manodopera in Italia continuerà anche nei prossimi mesi. Massicce riduzioni di orario durante la crisi hanno arginato il crollo dell’occupazione in Italia: meno 528mila persone tra il primo trimestre 2008 e il quarto 2009, contro un calo di un milione e 58mila unità di lavoro a tempo pieno. Nello stesso periodo, l’equivalente forza lavoro delle ore effettivamente utilizzate di cassa integrazione è cresciuto di 256mila unità (da 79mila a 335mila). A febbraio le ore autorizzate totali di cig hanno registrato il primo balzo dall’estate 2009 (+23,4 per cento su gennaio). L’aumento è concentrato sulla parte straordinaria.

Regione, ricchi incarichi ai soliti noti

La Regione Sicilia nel 2009 ha speso più di cinque milioni di euro per incarichi conferiti in collegi, consigli o comitati, circa 1,3 milioni in più rispetto al 2008. Il dato emerge dalla Gurs n. 13/09. Nonostante l’esigenza di tagliare la spesa venga ribadita su più fronti, putroppo l’andamento è sempre al rialzo, con compensi che in alcuni casi salgono fino a ventimila euro in più per lo stesso incarico. Come l’anno scorso abbiamo redatto una classifica degli incarichi più remunerati, a partire dalla soglia base di 37 mila euro. A fronte, infatti di moltissimi incarichi con un compenso basso, ce ne sono 27 che da soli costano quasi 1,4 milioni di euro. Compensi che spesso si sommano ad altri incarichi oltre che a lauti stipendi. I soli 16 esperti del Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici costano circa 700 mila euro...........................

Falso in bilancio e signoraggio: conferma dalla London School of Economics

Nel documento si dice testualmente: “The solvency constraint of the Central Bank only requires that the present discounted value of its net non-monetary liabilities be non-positive in the long run. Its monetary liabilities are liabilities only in name, as they are irredeemable: the holder of base money cannot insist at any time on the redemption of a given amount of base money into anything else other than the same amount of itself (base money).”

Ovvero, che è pretestuoso mettere al passivo (falso passivo) la massa monetaria perché la banca non la restituirà MAI: Nessuna polizia, contabile o meno, nessuna magistratura (a parte due giudici di pace in USA e in Italia) hanno condannato questa megatruffa…

«Ho finito tutti i miei risparmi. Mi sono rimaste solo le promesse. La situazione? Tragica emergenza»

«Solo promesse e nessun fatto concreto. Si cerca il consenso sulla pelle dei disperati». A 33 ANNI mi trovo in una situazione tale da sentirmi finito», ci racconta un altro di questi lavoratori che chiede di restare anonimo. Finito in mobilità nel luglio del 2008, questo lavoratore, nel tessile da vent'anni, si è trovato a fare i conti prima con la mobilità e poi, dal luglio 2009 è rimasto senza protezioni pubbliche. «Io tiro avanti con i miei risparmi, messi da parte in anni di lavoro. Ora, però , sono finiti e non so come fare, sono stato a cercare dappertutto, ho fatto colloqui ma nulla».

Ripresa a passo ridotto

.........Certo l'euro meno forte di questi mesi da una mano, anche se accentua il rincaro delle materie prime. Non accenna a frenare invece la riduzione di manodopera e l'utilizzo della Cig. Impattando da un lato sulla riduzione dell'orario di lavoro, che in questi mesi ha giocato da materasso, «arginando il crollo dell'occupazione in Italia». Inparticolare, secondo la congiuntura flash, ((la riduzione ha toccato 528mi1a persone tra il primo trmestre 2008 e il quarto 2009, contro un calo di un milione e 8mila unità di lavoro a tempo pieno (dati destagionalizzati)». Ma, dall'altro, impattando soprattutto sui consumi, «che resteranno contenuti anche per il perdurare di un elevato stock di cassintegrati», frenando così a cascata la ripresa. La gente infatti perde il lavoro o va in cassa e finisce per spendere di meno. Altra nota dolente viene dal credito. Per Confmdustria «la moratoria allevia ma non cancella le condizioni penalizzanti di un credito eccessivamente selettivo (-3,1% annuo i prestitia gennaio), nel frattempo l'aumento dei debiti pubblici riduce la crescita potenziale e costringe a manovre di rientro consistenti». «Gli indici in ripresa su produzione industriale ed export confermano una sensazione diffusatragli operatori- commenta Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia - ma l'aspetto che pi preoccupa restal'occupazione e ilbassoutilizzo degli impianti. Una sovracapacità produttiva che gioco- forza porterà a ristrutturazioni aziendali e, quindi, a ulteriori riduzioni di personale. Per questo - prosegue Barcella - bisogna lavorare per evitare che ilridisegno della strutturaproduttiva lasci per strada morti e feriti, rompendo la coesione sociale». «Per la prima volta da molti mesi si è invertita la tendenza tra i nostri imprenditori -.................

venerdì 26 marzo 2010

Tremonti alle 17 a Mentana Condicio Il ministro dell'Economia ospite del talk show di Corriere.it. Dibattito in diretta

IL VERTICE EUROPEO UN INSUCCESSO MASCHERATO

di A. Quadrio Curzio sul Corriere della Sera

Il vertice europeo di primavera si concluderà oggi con un probabile compromesso sulla crisi greca che maschera un concreto insuccesso, presentato come un successo. Tra le molte cause di questo «ossimoro europeo» vi è l'assenza di personalità che abbiano prestigio, visione e coraggio per affermare il ruolo dell'Europa. Questa assenza riguarda sia le istituzioni della Ue e dell'Unione monetaria europea sia quelle dei singoli Stati membri. Fatta qualche eccezione, di fronte ad un problema di dimensioni relativamente piccole, come quello greco, troppi hanno dimostrato di non sapere o di non volere decidere in una dimensione comunitaria. Rispetto agli Usa, la Ue mostra oggi una divaricazione di leadership netta. Barack Obama...........


....Situazione che i mercati valutari, e magari la speculazione, annusano da tempo indebolendo l'euro sul dollaro: in gennaio era ancora intorno ad 1,45 mentre oggi è sceso sotto 1,33, il minimo da io mesi. Non è dunque il momento per rallegrarsi degli effetti positivi che un euro debole avrà sull'export di eurolandia, a meno che questo sia l'obiettivo della potenza esportatrice germanica, perché lindeboilitiento è dovuto alla percezione che l'euro è adesso pi fragile anche per il recente declassamento di rating dei titoli del debito pubblico portoghese. 11 Presidente della Bce, l'ottimo Jean Claude Trichet, non apprezzerà certo il «compromesso», prima del quale si era speso molto sia per fornire rassicurazioni sia per favorire una presa diresponsabffltè comunitaria......

Riflessioni ad alta voce 1

Riflessioni ad alta voce 2

LETTERA DI UN IMPRENDITORE - 'Industriali e potere hanno abbandonato i piccoli'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico.

......................Sono un piccolo imprenditore nel campo accessori per rubinetteria da 60 anni, anche se, avendone 80 di età, ho passato da una decina d’anni la mano a mia figlia e mio genero, ma mi occupo ancora qualche ora al giorno di ricerca e sviluppo. Mi aiuta, oltretutto, a tenere la testa sveglio.

Mi permetto alcune considerazioni:

- Il segreto perché una P.I. debba sopravvivere è l’innovazione continua. Tanti miei colleghi non l’hanno capito, ed hanno subito pesanti diminuzioni di fatturato nel 2009. Noi modestamente, avendo creato ed innovato da sempre i nostri articoli, abbiamo avuto nello stesso anno soltanto un modesto calo del 2% e siamo già in forte ripresa nel 2010. Non smetta mai di scrivere che “solo l’innovazione ci salverà dalla crisi economica”.

- In tutto questo discorso rientra prepotentementeil discorso del marchio Made in Italy. Ho combattuto per oltre dieci anni, in collaborazione con A.N.I.M.A. (Ass. Naz. Industrie Meccaniche e Affini) una battaglia per l’obbligatorietà di questo marchio, al fine di contrastare l’invasione dei prodotti cinesi e orientali che ci hanno creato notevoli problemi dal 2001. Niente da fare, i governi di sinistra e di destra non hanno mai capito che dobbiamo fare come gli USA, che dal 1930 hanno in vigore questo obbligo per tutte le merci che provengono da fuori del loro stato. Perché da noi non si fa lo stesso?

La risposta è arrivata lo scorso anno. Nel luglio 2009 questo governo stava per varare un decreto legge che sanciva questa obbligatorietà. Emma Marcegaglia ha bloccato tutto, e il D.L. giace ancora in qualche cassetto. Il motivo è semplice: alla grande industria che ha dislocato le fabbriche in Cina o altrove (e ha creato disoccupazione in Italia) va di traverso il fatto di reimportare i prodotti fabbricati laggiù col marchio Made in China, avrebbero grosse difficoltà a venderli in Italia e in Europa. E allora chi se ne frega della Piccola industria, lascia che sbraiti: e così l’obbligatorietà del Made in… si allontana sempre di più.

Dalla Grecia al Portogallo, l’euro rischia di implodere

di Mauro Bottarelli

.........Sapete quanti europarlamentari erano in aula? Meno di venti. Complimenti agli eletti, italiani e non, e ai loro lauti stipendi. Peccato, perché alzandosi dal letto un po’ prima e ascoltando Trichet, lorsignori avrebbe scoperto che la crisi è ben lungi dall’essere passata e che, per evitare potenziali effetti domino da un’insolvenza greca, la Bce prolungherà il suo programma di “easier collateral”, ovvero accettare - a fronte della richiesa di denaro - anche assets, in questo caso bonds, che come per la Grecia sono al di sotto del rating richiesto dai vincoli, ovvero fino a BBB-.................................................

giovedì 25 marzo 2010

Marco Fortis: «Crisi non facile, la speranza è nelle medie imprese»

Non solo nell’industria e non solo in Italia: quello che sta avvenendo, per Marco Fortis, è un «drammatico ridimensionamento dell’occupazione a livello globale». Ma per il responsabile della Direzione Studi Economici di Edison la prima distinzione va fatta tra Paesi «con bolla» e Paesi «senza bolla». Da cui ne deriva una seconda: quella fra crisi «interna» e crisi «importata». Le conseguenze sull’occupazione, nei due casi, sono decisamente diverse..................

Bersani: la destra ha aumentato le tasse

“In due anni c’è stata una disattenzione totale sui problemi del lavoro. Hanno aumentato la pressione fiscale a livelli record. Gli italiani lavoreranno per lo Stato fino a giugno”. Berlusconi: “Noi governo del fare, loro la sinistra di tasse e sprechi”

bersani (immagini di da internet)
...........Bersani ha sottolineato che gli italiani nel 2010 bruceranno sei mesi di stipendio, rimettendolo nelle mani dell’amministrazione tributaria. “In due anni - ha affermato il leader dei Democratici- c’è stata una disattenzione totale sui problemi del lavoro: ci siamo persi nei processi brevi, medi e lunghi ma in sede economico sociale si è fatto poco o nulla. Noi dobbiamo fare un piano anti-crisi con investimenti immediati che diano un po’ di lavoro subito, mettere un po’ di soldi in tasca ai redditi piu’ bassi, affinché i consumi possano ripartire, dare un po’ di respiro alle piccole e medie imprese anche attraverso la leva fiscale”. “Il presidente del Consiglio - ha concluso Bersani - dice che siamo quelli che vogliono aumentare le tasse, quando l’Ici alla maggioranza delle famiglie l’abbiamo tolta noi. Loro invece sono quelli che hanno aumentato la pressione fiscale a livelli record. Gli italiani, quest’anno, lavoreranno per lo Stato fino al 23 giugno”...........................

mercoledì 24 marzo 2010

Bce, Bini Smaghi: dati macro esigono cautela su ripresa

...."Noi siamo sempre stati cauti sulla ripresa e i dati confermano la necessità di questa cautela, la crisi ha una componente strutturale profonda", ha detto Bini Smaghi.

Per uscire dalla crisi gli stimoli monetario e fiscale non bastano, ha spiegato il consigliere della Bce, è necessario intervenire con riforme profonde che consentano di competere con le nuove economie asiatiche.

L'aspetto strutturale della crisi "richiede molto più tempo per essere assorbito, in un contesto in cui la concorrenza internazionale è aumentata. L'Asia tira", ha aggiunto.............

Bruciati 380mila posti Il Sud soffre di più

...........
Il calo dell'occupazione si concentra al sud (-3% pari a 194 mila unità in meno) ma è alto anche nel nord (-1,3% pari a 161mila unità in meno) mentre resta contenuto al centro (-0,5% pari a 25 mila unità in meno)..............................

Domani 25.03.2010 presumibilmente intorno alle 11.20, Luca Peotta sarà ospite a Rai News 24, trasmissione visionabile in diretta streaming sul web.

Link per il collegamento: rai news 24

Fiat: 5mila posti di lavoro in meno

Ecco il nuovo piano industriale di Marchionne anticipato da Repubblica: taglio del 15% agli operai in linea, compresa Mirafiori, i modelli scendono da 12 a 8. Cremaschi “Confermate previsioni peggiori”. No comment del gruppo torinese sulle indiscrezioni

Una riduzione di quasi 5 mila dipendenti e di un quarto dei modelli, che passano da 12 a 8. Sarebbero questi i principali contenuti del nuovo piano strategico della Fiat fino al 2014 secondo quanto riporta oggi La Repubblica. .......

APPUNTAMENTO CON LA STORIA! da Iceberfinanza

Marcello Foa, nel suo BLOG si chiede quanto tempo ancora manca per avere una nuova rivoluzione francese, riportando le parole del professor Barone Adesi Giovanni, uno dei massimi esperti europei e mondiali di prodotti derivati e gestione del rischio.

" La Federal Reserve ha annunciato che lascerà bassi i tassi di interesse ancora a lungo. Perché l’economia è ancora anemica. Giusto o forse no, perché si sta ripetendo lo scenario dei primi anni del Duemila, quando per rimediare allo scoppio della bolla del Nasdaq la Fed tenne i tassi bassi e questo pose le premesse per la creazione di una nuova bolla, scoppiata tra il 2007 e il 2008.

La Germania pronta ad abbandonare l'Europa che affonda

..........A dirlo, nel silenzio generale dell’informazione, è stato il vice premier greco, Theodors Pangalos, secondo cui Berlino «sta permettendo alle sue banche di dar vita a un deplorevole gioco speculativo contro il nostro paese mentre l’intera economia tedesca giova di questa instabilità, grazie a un euro più debole che facilità l’export». Esattamente ciò che diciamo, con tanto di grafici sull’andamento dei cds a dimostrarlo, da almeno dieci giorni.............

Commercio. L'anno nero Chiuse 28 mila Imprese per la crisi dei consumi

martedì 23 marzo 2010

Il Rapporto Cisf: l'Italia non è un Paese per figli

Andiamo verso il «suicidio demografico», tuona il XIII Rapporto del Centro internazionale studi famiglia, presentato ieri a Milano. «Un Paese dove non viene garantita la libertà di procreare quanti figli si desiderano», fa eco Francesco Belletti, che del Cisf è direttore. Già perché se oggi in Italia ogni donna ha in media 1,71 figli, nella realtà ne desidererebbe 2,13. Perché quel mezzo figlio in più rimane nel libro dei desideri delle coppie? «Perché nel nostro Paese tutti si riempiono la bocca con la famiglia, tutti fanno promesse, ma poi non si fa nulla», provoca don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, cui fa capo il Cisf.

Così l’Ue può evitare di morire insieme alla Grecia

di Carlo Pelanda

.........È utile chiarire che Atene ha un’opzione di soluzione catastrofica, ma soluzione: non ripagare il debito, uscire dall’euro, adottando una nuova dracma svalutata. Il vantaggio sarebbe quello di ottenere subito un impulso alla crescita del Pil attraverso competitività valutaria, in particolare un aumento stellare del turismo che è volano economico per il piccolo Paese. Gli svantaggi sarebbero molto pesanti: crisi bancaria interna, rischio di megainflazione, ecc. Ma se Atene riuscisse a tenere sotto controllo l’inflazione, alla fine la mossa porterebbe più benefici che svantaggi nazionali. In particolare, la moneta sarebbe adeguata al tipo di economia, cosa che con l’euro non è.


Il punto: non bisogna sottostimare la possibilità del governo greco di praticare l’opzione estrema. Cosa farebbe la Ue in questo caso? I trattati vietano l’uscita dall’euro, ma non prevedono misure per costringere una nazione a restarvi. Una Grecia supercompetitiva sul piano valutario ridurrebbe i flussi turistici in Italia e Spagna e inonderebbe il mercato europeo con i suoi prodotti. Dovrebbe la Ue reagire mettendo dazi? Atene ha diritto di veto nella Ue. Se fosse tolto salterebbe la Ue stessa. In sintesi, non è possibile far uscire la Grecia dall’euro senza mettere a rischio sia l’euro sia, perfino, la Ue.

domenica 21 marzo 2010

«LA CRISI ECONOMICA? E’ APPENA COMINCIATA»

Di E. Benettazzo
Siamo sicuri che la crisi economico-finanziaria abbia ceduto il passo alla ripresa? E’ uno degli interrogativi forti attorno ai quali ruota lo spettacolo di Eugenio Benetazzo “Funny Money: quello che non sapevi” ospite a Taranto della BCC San Marzano di San Giuseppe che porta al Teatro Orfeo (lunedì 22 marzo alle ore 21) per la prima volta al centro-sud Italia il nuovo show del Beppe Grillo dell’economia. Ingresso gratuito, con invito fino ad esaurimento posti.

E proprio sulla recessione, Benetazzo anticipa:
«Questa crisi è finita? Casomai è appena iniziata! Siamo entrati in una fase di emergenza senza precedenti che si manifesta con tre diversi evolventi: finanziaria, industriala e sociale. La mano invisibile di Adam Smith è ormai un ricordo del passato! Il modello di sviluppo economico promosso da Friedman negli Anni Novanta, così com'è stato sino ad oggi propagandato, è senza futuro: è un modello pienamente fallimentare. Non è possibile deindustrializzare e lasciare tutto allo spontaneismo del mercato. La vera preoccupazione per i mercati ora sono i destini di alcuni paesi europei che hanno un profondo ed insormontabile deficit strutturale: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda ed anche Regno Unito possono diventare i bubboni finanziari che faranno da detonatori per i prossimi periodi, proiettandoci in uno scenario pesantemente deflazionistico»............

forse è un pò esagerato, ma fa riflettere

Imprese che Resistono incontrano i candidati regionali

.....................Mentre a spiegare la ragion d’essere del Movimento spontaneo nato circa in anno fa, è Luca Peotta, Imprenditore e Coordinatore del Comitato Nazionale: “‘ICR’ è nato per essere vicino alla politica perché spesso le decisioni prese sono scollate dalla base”.

Il Movimento spontaneo è apartitico e composto da imprenditori della piccola e media impresa italiana. Peotta continua affermando: “
Se la politica non porta il valore del manifatturiero in Italia, ci sarà una brutta fine”. E aggiunge: “Alla Cina paghiamo un prezzo altissimo che è quello di non esser più competitivi in Europa. Chiediamo alla politica attenzione verso le manovre di politica industriale”.

In primis, il Coordinatore propone di rivedere la legge sul ‘pagamento a 60 giorni’. In Italia non funziona perché all’interno della stessa c’è la postilla “
Salvo accordi diversi”. E quindi molte aziende sono in difficoltà perché i pagamenti arrivano dopo 180, 250 giorni, sostiene Luca Peotta..................

Molise: imprese chiudono, ma apparato Regione è in salute

.........“Un necrologio continuo – ha commentato con amarezza Mignelli, elencando realtà imprenditoriali spesso, nel passato, punti di forza dell’economia regionale: “Rer, Proma, Geomeccanica, Manuli, Eta, Ittierre, Solagrital. A Pozzilli e dintorni il nucleo industriale contava 1500 addetti, oggi ne ha solo 500”. Tutti i settori colpiti, dal metalmeccanico al chimico, con “la crisi di aziende che sembravano intoccabili”, dal tessile all’alimentare, con imprese talvolta “con vertici di eccellenza per competenza e professionalità come la Sanstefar”. L’ultima mazzata è piombata sulla Ittierre, grande azienda tessile, “ 800 dipendenti, che da sola rappresenta l’11% del Pil regionale” la quale ha avviato le procedure di cassa integrazione straordinaria, ma di cui non si capisce quale sia la prospettiva futura..............

Aiuto! In Italia come in Usa il terziario non salva il lavoro

Una sindrome americana per l'economia del nostro paese. È il rischio paventato, dati alla mano, da molti operatori e osservatori: una ripresa che c'è - anche se lenta, faticosa e accidentata - ma che non riesce a portarsi dietro una ripresa sensibile dell'occupazione. Negli Stati Uniti il temaa è ritornato al centro del dibattito dopo la pubblicazione dei dati sull'andamento del mercato del lavoro a febbraio, dati che hanno sottolineato ancora una volta come l'emorragia occu pazionale non si arresti. E anche in Italia, dove fra l'altro le aspettative di crescita restano inferiori rispetto a quelle degli Usa, è probabile che ci si debba preparare a tempi difficili sul fronte dell'occupazione. La compressione dei costi e il recupero dell'efficienza, da una parte, la spinta a ristrutturare dall'altra hanno investito anche gli ambiti, a partire dal terziario, che in passato erano riusciti a sorreggere l'occupazione, assorbendo gli esuberi di industria e agricoltura. C'è dunque un compito primario per la società italiana: darsi subito da fare per saper gestire una transizione occupazionale che si preannunzia molto complessa.........

sabato 20 marzo 2010

di Giuseppina Virgili imprenditrice

Chiudono un capannone, ma forse non tutti sanno che il giorno dopo hanno riaperto nello stesso posto con un altro nome. Purtroppo non c’è la volontà di fare davvero pulizia di aziende fantasma. Le ditte cinesi hanno vita max un anno e sapete, credo che il motivo, sia che se chiudi entro l’anno, non sei soggetto ad alcun controllo. Purtroppo come si suol dire, fatta la legge trovato l’inganno. La merce non entra direttamente dalla Cina, ma passa dall’Olanda; vengono cambiati i documenti e poi entrano in Italia, e una volta giunti nel nostro Paese, basta che siano anche solo da imbustare e possono mettere il marchio Made in Italy. Purtroppo è una piaga oramai allargatasi a macchia d’olio e non c’è alcuna volontà di dare delle regole. Se andate a Prato e chiedete ad un pratese dei cinesi vi sentirete rispondere: - Per fortuna che ci sono loro, altrimenti Prato sarebbe già morta.- Troppe persone hanno interesse a tenere i cinesi sul territorio, in prima fila le gradi griffe. Conosco molto bene tale realtà avendola vissuta, vivendola ed avendo pagato sulla mia pelle tutto ciò. Producevo abbigliamento -vero Made in Italy-, e fra concorrenza sleale su territorio nazionale e banche mi hanno messo KO. Questi sequestri sono solo fumo negli occhi per la società.
La colpa non è dei cinesi ma degli imprenditori italiani senza scrupoli, di chi gli affitta i capannoni a nero dove all’interno si svolge la vita quotidiana oltre a lavorare. I capannoni hanno tutti delle doppie pareti ove all’ interno ci sono letti e cucine improvvisate che fungono anche come nascondiglio quando le vedette agli angoli della strada avvisano che ci sono auto delle autorità in arrivo e i non regolari vi si nscondono. Si potrebbero scrivere fiumi di parole su modo di operare. Prato inizia a lavorare alle 17,00 per finire la mattina alle 6,00. Mi sono fatta un giro fingendomi un acquirente beh, se ne vedono e sentono delle belle: QUELLO ERA TUTTO LAVORO NOSTRO.

Pensione da 1300 euro al giorno per un commissario siciliano

Poi dicono che al Sud il Pil è fermo a 50 anni fa !!!!!

Se penso che pago Inps in quota fissa minima, 800 euro ogni tre mesi a prescindere dagli utili che in questi ultimi anni sono stati pessochè inesistenti, e che questi bastano solo per 2 giorni e mezzo di pensione per questo egregio signore, sono sempre più convinto che la Giustizia non sia di questo mondo, come Uno ebbe a dire un pò di tempo fa.
Che però non si possa far nulla per cambiare le cose mi va venire in mente la frase di Sant'Agostino:

"La speranza ha due figli bellissimi, lo sdegno per le cose come sono e il coraggio per cambiarle".

Per la libertà del pensiero economico

......................................Suggeriamo cinque temi – su cui promuovere studi e iniziative – che ci sembrano di particolare rilievo nella fase attuale:

a. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;

b. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.

c. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.

d. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale. Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale................................

giovedì 18 marzo 2010

Draghi e l’Italia sotto attacco di Europa e Gran Bretagna

.................Il “siluro” contro l’Italia lanciato dalle colonne del FT va inserito all’interno di questo braccio di ferro, che minaccia di inasprirsi nelle prossime settimane anche perché destinato a sovrapporsi con l’altra grande contesa (ancor più grande) che separa gli Usa dalla Cina, accusata di far dumping grazie a uno yuan artificialmente debole.

Perché prendersela con l’Italia, nonostante il giudizio positivo delle agenzie di rating? Perché, spiega Dicks, la fragilità finanziaria di un Paese è solo la risultante della situazione dell’economia reale. Se si va a misurare lo stato di salute dell’Azienda Italia si scopre che dal 1995, quando l’industria di casa nostra poteva contare sul propellente della lira debole, la competitività della Penisola è drammaticamente peggiorata rispetto alla Germania, il primo partner commerciale: 15 anni fa il costo del lavoro per unità di prodotto italiano era il 60% di quello tedesco; oggi, al contrario il clup italiano è superiore del 30% a quello della Repubblica Federale. Nello stesso periodo l’export da Monaco e Stoccarda verso l’Italia è cresciuto del 70%, quello italiano verso la Germania solo del 30%................................

mercoledì 17 marzo 2010

Draghi: "La ripresa è fragile ovunque"

Ma come faremo quando non ci sarà più nessuno adire che sta piovendo oppure c'è il sole ? Ci troveremo senz'altro spaesati e senza saper più nemmeno chi siamo. Meno male che ancore c'è chi ci guida con amore e che non ci fa preoccupare troppo. La crisi è finita anche se la ripresa è fragile, cioè la ripresa non c'è per niente.
Guardate il video: da Matrix _Pillola blu o pillola rossa_

Intervista a Dario Di Vico e Laura Costato

Interviste a Dario Di vico, editorialista del "Corriere delle sera" e autore del libro "Piccoli, la pancia del Paese", sulle difficoltà che stanno attraversando le piccole e medie imprese; a Laura Costato, animatrice di "Imprese che resistono", sul viaggio esporativo fatto da un gruppo di piccoli imprenditori per trasferire le aziende in Svizzera

Così le banche usano la Grecia per affondare la Gran Bretagna

di Mauro Bottarelli


Le banche, dicevamo ieri nella prima parte di questa inchiesta. Che ruolo hanno e hanno avuto nel grosso, grasso imbroglio greco e quale continuano ad avere nell'operazione franco-tedesca di ridefinizione dei profili della nuova Europa? Vediamo.

I dati che vedete riportati nei grafici (nelle tabelle a destra delle curve) sono relativi ai cds degli istituti bancari dell’eurozona e una cosa dovrebbe subito balzare agli occhi. Anzi, due. Per quanto riguarda le banche tedesche e francesi - ma anche le nostre Unicredit e Intesa San Paolo - le brutte notizie in termini di punti base arrivano dalle sussidisarie, come scritto nella precedente puntata: ovvero, filiali estere particolarmente esposte su mercati a rischio. Eppure continuano a dirci che va tutto benissimo..........

Basilea 2, l'allarme degli artigiani

A maggio le banche applicheranno le norme in base alle quali il credito verrà concesso valutando la rischiosità delle aziende. Con la presentazione dei bilanci relativi a un 2009 di lacrime e sangue c'è il rischio di una stretta nella concessione dei prestiti a breve medio termine. Per questo gli artigiani trentini hanno pronta l'assicurazione sui loro crediti. L'Associazione lancia l'assicurazione dei crediti. Già pronto l'accordo Il presidente dell'Associazione artigiani, Roberto De Laurentis, lancia l'allarme: «Valutare un'impresa solo sulla base dei dati di bilancio è pura follia». Le pmi rischiano crisi di liquidità, dal momento che i pagamenti da parte dei clienti slittano. Questo anche alla luce dell'aumento delle sofferenze lamentato dalle banche. Quindi le conseguenze dell'annus horribilis 2009 rischiano di ricadere in maniera pesante sul 2010 con il pericolo di fallimenti a catena. L'Associazione artigiani sta già correndo ai ripari, come spiega De Laurentis: «Noi abbiamo pensato di assicurare i nostri crediti. Stia- mo concludendo un accordo con un gigante Svizzero. Il meccanismo sarà semplice: quando un nostro associato riterrà che una fattura sia difficile da incassare potrà cedere il credito all'assicurazione pagando una provvigione. In questo modo, diamo la sicurezza di incassare. Di questi tempi, infatti, il problema pi grande non avere il lavoro, ma farsi pagare. Quindi le nostre aziende fatturano, anche se a prezzi risicati, ma non riescono a incassare in tempi brevi». De Laurentis spiega che l'assicurazione ha anche un vantaggio per la collettività: «E' chiaro che l'assicurazione fa emergere il sommerso per- ché non si pu fare del nero. ...............

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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