Mi permetto alcune considerazioni:
- Il segreto perché una P.I. debba sopravvivere è l’innovazione continua. Tanti miei colleghi non l’hanno capito, ed hanno subito pesanti diminuzioni di fatturato nel 2009. Noi modestamente, avendo creato ed innovato da sempre i nostri articoli, abbiamo avuto nello stesso anno soltanto un modesto calo del 2% e siamo già in forte ripresa nel 2010. Non smetta mai di scrivere che “solo l’innovazione ci salverà dalla crisi economica”.
- In tutto questo discorso rientra prepotentementeil discorso del marchio Made in Italy. Ho combattuto per oltre dieci anni, in collaborazione con A.N.I.M.A. (Ass. Naz. Industrie Meccaniche e Affini) una battaglia per l’obbligatorietà di questo marchio, al fine di contrastare l’invasione dei prodotti cinesi e orientali che ci hanno creato notevoli problemi dal 2001. Niente da fare, i governi di sinistra e di destra non hanno mai capito che dobbiamo fare come gli USA, che dal 1930 hanno in vigore questo obbligo per tutte le merci che provengono da fuori del loro stato. Perché da noi non si fa lo stesso?
La risposta è arrivata lo scorso anno. Nel luglio 2009 questo governo stava per varare un decreto legge che sanciva questa obbligatorietà. Emma Marcegaglia ha bloccato tutto, e il D.L. giace ancora in qualche cassetto. Il motivo è semplice: alla grande industria che ha dislocato le fabbriche in Cina o altrove (e ha creato disoccupazione in Italia) va di traverso il fatto di reimportare i prodotti fabbricati laggiù col marchio Made in China, avrebbero grosse difficoltà a venderli in Italia e in Europa. E allora chi se ne frega della Piccola industria, lascia che sbraiti: e così l’obbligatorietà del Made in… si allontana sempre di più.
Nessun commento:
Posta un commento