di R. Alabiso
Da un paio di giorni soffro con la schiena, ho un leggero schiacciamento tra la quarta e la quinta vertebra, almeno questo mi dicono le lastre di qualche anno fa, e così di tanto in tanto a causa di qualche movimento inopportuno e involontario, mi ritrovo quasi completamente bloccato e inabilitato al mio lavoro consueto. Ho pensato allora di approfittarne per scrivere “quattro cose” , che poi sono tre, su argomenti diversi.
1) Vorrei iniziare, già che siamo vicini alla Pasqua, col dire di un fatto, che accade quando Gesù nell’orto degli ulivi è preso dalle guardie dei giudei per essere giudicato successivamente, su quello che faceva o meglio su chi fosse, durante le giornate in mezzo alla gente che veniva a trovarlo da tutte le parti. A un certo punto, uno dei suoi discepoli, nel difenderlo, stacca con la spada un orecchio al servo del sommo sacerdote. Gesù immediatamente interviene e sfiorandolo con la mano, glielo risana. Quell’uomo evidentemente non si rende conto, nel parapiglia, di cosa gli sia accaduto, tant’è che il vangelo non si sofferma su questo fatto. Riflettendoci sopra, non possiamo fare a meno di chiederci almeno cosa avrà provato. Possiamo immaginare cosa succede per chi è stato guarito miracolosamente da un grave difetto fisico, da una malattia incurabile, molte sono, infatti, le testimonianze di chi ha ricevuto una così grande grazia. Però a volerci pensare, anche a noi chissà quante volte è accaduto di essere stati feriti, penso ad esempio ai tradimenti delle persone cui abbiamo dato il nostro affetto, ai soprusi che succedono nei luoghi di lavoro, quando per farla breve l’uomo e lupo all’altro uomo, homo homini lupus. Cosicché è subitaneo l’ istinto alla difesa, vorremmo vedere l’altro a terra ferito a sua volta, se non morto. Ma Gesù, che pur sta andando ad essere umiliato, tradito e crocifisso, non prima di essere frustato a sangue e sputato nonché deriso da tutti, si frappone con un gesto al male che gli uomini ancora, con Lui lì tra loro, continuano a compiere, non dimentichiamo che ad usare la spada era stato uno dei suoi. Credo che anche noi, spesso confusi nel parapiglia nella vita di ogni giorno, non ci rendiamo conto di come veniamo sfiorati e guariti da una mano che non riusciamo immediatamente a scorgere. Non può che essere così, questa mano deve necessariamente operare nella nostra come nella vita di ognuno.
2) Adesso, mi viene un po’ difficile continuare, forse avrei dovuto iniziare con la crisi economica, argomento a me tutto sommato, più “congeniale”. Mi rendo conto che se fosse ormai superata come molti dicono, avrei ben altro da fare seppur con il dolore alla schiena. Qualche anno fa, infatti, non ci lavoravo da solo nel laboratorio in cui mi trovo, ma con dipendenti e collaboratori, non avrei avuto tempo per scrivere. Sino a due, tre anni fa, la condizione economica dei miei potenziali clienti era di gran lunga migliore, si potevano permettere di abbellire le case con le vetrate artistiche che a Palermo fanno parte di quell’ artigianato tradizionale che ha avuto il suo culmine, raggiungendo qualità eccellenti, nei primi anni del ‘900, nella Sicilia dei Florio, conosciuta in tutta Europa per la bellezza dei suoi monumenti, del paesaggio e per la cultura straordinaria, eredità dei popoli che vi erano sbarcati. Oggi questa bellezza è scarsamente valorizzata, non c’è nessuna strategia per approfittare di una così immensa ricchezza, e se pensiamo come potrebbe cambiare l’assetto economico mondiale, con paesi come la Cina in fortissima crescita, c’è da chiedersi se non è il caso di cominciare sin d’ora a pensare alla Sicilia come centro della cultura Mediterranea vista la sua naturale posizione geografica. Se ci lasceremo sfuggire quest’occasione, difficilmente i nostri giovani vi potranno rimanere, qui la disoccupazione si attesta al 20%, e come sappiamo, negli ultimi anni migliaia di ragazzi sono andati a cercar fortuna in altri luoghi. Ho sentito dire dal Sig. Berlusconi che saranno stanziati 250 MLD di euro per Il Sud, il punto rimane, sempre sia vero, come verrano spesi e a che fine tutti questi soldi.
3) Devo dire che da quest’estate, da quando gli “affari” per me sono crollati drasticamente e ho cominciato a chiedermi come mai non venisse quasi più nessuno a commissionarmi un lavoro, qualcosa sta cambiando. Non che la crisi sia passata, questo non credo potrà accadere in breve e in ogni caso nei prossimi anni, ma finalmente qualcuno se ne è accorto. Non è una crisi solita, e l’ affermarsi, ormai rapido e irrefrenabile di un nuovo assetto economico globale con cui siamo costretti, volenti o no a fare i conti. Il mondo finanziario, le grandi multinazionali, le banche, questi si stanno organizzando e in qualche maniera dovrebbero venirne fuori; anche i Governi e gli Stati cercheranno di difendersi e presumo o almeno lo spero, che si stiano preparando ai nuovi scenari economici. Ma noi artigiani, piccole medie imprese, quindi le famiglie in genere avremo forti difficoltà, molte imprese hanno chiuso e molte chiuderanno. Dobbiamo quindi capire che strade occorre prendere, quali i prodotti che si possono ancora vendere e inventare ancora, cosa che comunque gli imprenditori italiani, hanno sempre fatto. Se la politica ci desse una mano e capisse che anche le piccole o le micro imprese possono creare occupazione e posti di lavoro sarebbe la vera novità, la giusta innovazione che occorre. Non solo le imprese sono chiamate a innovare, la politica deve fare altrettanto, soprattutto innovare nel modo di pensare, perché - il fare, deve sempre seguire il pensare-.
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