Brani da un'intervista a BERNHARD SCHOLZ
Presidente della Compagnia delle Opere
Che cosa c’è in ballo con le regionali? Da dove nascono i criteri concreti per guardare al voto senza fermarsi ai principi? BERNHARD SCHOLZ, Presidente della Compagnia delle Opere, racconta i passi di una «nuova avventura».
Che permette di essere liberi e responsabili nell’impegno. Per scoprire di più se stessi. E il legame tra il proprio bene e quello del mondo
...e difatti il sistema non tiene più, come dimostra l’affanno del welfare. L’uomo per sua natura ha bisogno di essere sfidato, “pro-vocato”, cioè “chiamato fuori” di sé per entrare in un rapporto creativo con il mondo. È solo esprimendosi attraverso i suoi talenti che entra in rapporto con gli altri e conosce se stesso. Lo vedo in molti incontri che stiamo facendo proprio in questi mesi. Ci sono tante persone che si interessano della CdO perché qui riscoprono questa possibilità. Nonostante tutti i nostri limiti, tra di noi c’è davvero quella che chiamiamo “un’amicizia operativa” con un “criterio ideale”. E questo colpisce non perché rende la vita più comoda, ma perché la fa diventare più autentica, più realistica e direi anche più gustosa. Per costruire la socialità si può solo partire da una antropologia positiva.
Ecco, «un’antropologia positiva». È un’idea controcorrente, oggi. All’assemblea della CdO veniva fuori con chiarezza, con quei riferimenti all’homo homini lupus. La battaglia tra interessi privati sembra la regola dell’economia, figurarsi per la politica.
Appunto. Oggi siamo schiacciati dall’idea che l’uomo, di per sé, raggiunge la felicità se persegue edonisticamente i suoi interessi, e che quindi deve essere arginato attraverso un’ etica per cercare di limitare gli eventuali effetti devastanti di questa ricerca individualistica. Per noi, invece, non è così. La persona va anzitutto valorizzata per la sua ricerca di una felicità piena e per il positivo che può dare. Poi, certo, bisogna mettere alcune - poche - regole; ma una cosa è preservare una positività dalle tentazioni, una cosa è dominare una reale o presunta negatività. Cosa succede se l’uomo si sente sempre trattato come qualcuno che può fare quello che vuole in un determinato spazio privatistico e ben circoscritto, ma non viene valorizzato per la positività infinita della sua vita e per il bene che può portare? Prima o poi l’uomo che si sente schiacciato reagisce, appunto, istintivamente, quasi per sfogo. È come una self-fulfilling prophecy, una profezia che si autoavvera. Prima si schiaccia l’uomo, poi quando si comporta in modo inadeguato si dice: «Vedi che avevo ragione? Bisogna dominarlo, per il resto basta che consumi e si diverta...». Invece di fare proprio il contrario, di fare emergere la sua positività attraverso delle relazioni che valorizzino tutti i tentativi.
«Far emergere la positività», o «pro-vocare»: non sono sinonimi di «educazione»?
Sì. E l’educazione, per un adulto, avviene soprattutto attraverso un rapporto che lo sfida. Il lavoro stesso è un’educazione, se lo prendo sul serio. L’uomo, affrontando il lavoro, la famiglia o anche la politica, non può non lasciarsi educare. Ogni atto che fa lo invita a prendere maggiore coscienza di sé e del desiderio che cerca di realizzare attraverso le circostanze quotidiane. Ecco, la CdO in fondo vuole fare questo: aiutare la persona ad assumersi le sue responsabilità, ad esprimersi nel miglior modo. Guai a sostituirci a questa responsabilità personale.
Il contrario esatto della lobby, insomma.
“Lobby” è la parola più lontana da quello che vogliamo essere.
Nessun commento:
Posta un commento