Il mondo artigiano vuole il rilancio degli istituti tecnici e professionali
Gli istituti tecnici e professionali sono da sempre il luogo dove tradizionalmente artigianato e piccola impresa hanno attinto preziose risorse umane.
E’ invece fenomeno degli ultimi anni la loro progressiva svalutazione rispetto alle scuole ritenute “qualificanti” e la loro trasformazione in una sorta di purgatorio per i giovani studenti ritenuti poco portati per gli studi.
Si è creata, in sostanza, un’assurda discriminazione tra lavoro e cultura, dove solo quest’ultima ha ricevuto la necessaria considerazione.
Quale antidoto contro la crisi, se si vorrà veramente tenere conto della lezione che ha impartito a un certo modo di fare graduatorie nella società e nell’economia, sarà opportuno voltare pagina e rivalutare gli istituti tecnici e professionali, restituendo pari dignità didattica e formativa al lavoro e alla cultura.
Le scuole tecniche e professionali devono riprendere a svolgere la funzione, sebbene in chiave attuale e moderna, di “serbatoio” delle competenze e di “luoghi” del sapere pratico, attraverso i quali sia possibile per i giovani dotarsi di professionalità moderne e immediatamente spendibili sul mercato del lavoro.
http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=159670
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1 commento:
Alle pmi servono esperti di futuro.
Piccola industria e il credito:
Basilea 2 è rigida “Con questi criteri Microsoft non esisterebbe”
Di cosa hanno bisogno le Pmi italiane?
«I temi generali li conosciamo tutti. Condizioni migliori di competitività, accesso al credito, politiche fiscali favorevoli, una giustizia più snella. Poi ci sono altre esigenze: per questo ci proponiamo anche un ruolo di ascolto. Sentiamo questi imprenditori, facciamoci dire da loro di cosa hanno bisogno».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200912articoli/50551girata.asp
Nell’industria italiana le Pmi sono otto aziende su dieci. Quante sopravviveranno al momentaccio?
«In un paese come il nostro, che non dispone di materie prime, la ricchezza sono le imprese. Il valore che aggiungono a materiali importati. Sopravviveranno quelle forti. Negli anni ‘70 abbiamo vissuto un passaggio: buona parte della capacità industriale è passata dalla grande alla piccola impresa. Oggi passa da quelle deboli a quelle forti».
grazie dei tanti consigli, peccato che quello che si dice è sempre aria fritta…le forti, quelle che sopravvivono sono tra le meritorie anche quelle che godono da sempre di politiche economiche di favore, cosa che alle piccole non è concesso. Fosse un fatto di puro merito, molte delle cosidette grandi e forti sarebbero crollate da tempo. Questo è un altro esempio di blabla per fare il compitino, peccato che tutte queste belle note vengano sempre da Confindustria che vive anche con i contributi delle piccole medie aziende di cui di sicuro con articoli come quello sopra non fanno l’interesse.
Con i dipendenti di quelle 8 su dieci che rimarranno a casa, e sottolineo che se quei dipendenti fossero stati dipendenti della grande industria sarebbero già a casa da mesi, siamo curiosi di vedere se le grandi e forti aziende del territorio pagheranno abbastanza tra contributi e tasse per mantenere tutto il sistema, cosa che da anni è delegato sempre ai piccoli.
Vedremo nei prossimi mesi carissimi dottori… il tempo non è lontano.
Inoltre per quanto riguarda Di cosa hanno bisogno le Pmi italiane?
non dobbiamo dirlo …. sono mesi e mesi che lo diciamo a destra e manca…voi che siete come dite disposti ad ascoltare dove eravate??? Caro Dott. Boccia, presidente della piccola industria??? Ma quale? Di sicuro noi della piccola industria non ci riconosciamo certo nelle sue parole…esattamente come prima. Io direi che alle pmi servono esperti di correttezza.
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