mercoledì 9 dicembre 2009

Piccoli, brutti, sporchi, cattivi e pure evasori ( lettera al Ministro Tremonti).......di R. Alabiso


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Egr. Ministro Tremonti, non avrei mai voluto trovarmi a scrivere quanto sto per dirLe e forse preferirei dare un titolo diverso a questa lettera, ma mi pare di essere considerato alla stessa stregua di quel lavoratore che da 25 anni, ma specialmente negli ultimi, cerca non senza fatica, di far quadrare i conti, tra tasse, contributi e impegni burocratici sempre crescenti, il cui enorme carico non si spiegherebbe senza un fisco che considera da sempre chi lavora autonomamente, un evasore per definizione. Sono ancora oggi un artigiano e vivo a Palermo, città a vocazione prevalentemente amministrativa e impiegatizia, dove apparentemente la crisi economica sembra non essere arrivata, tranne volere accorgersi della chiusura giorno per giorno, di negozi o piccoli laboratori artigiani. Da queste parti le crisi sono sempre state di casa, per la verità molte microimprese "artistiche" come la mia, una situazione economica difficile l'hanno sempre vissuta e solo per brevità non gliene elenco i motivi; questi del resto, sono ampiamente descritti e sviluppati in migliaia di saggi interventi e pubblicazioni che si susseguono ininterrottamente sin dal dopo guerra sulla famosa questione meridionale.

E’ certo superfluo ricordarLe che nella nostra regione la disoccupazione supera di gran lunga la media nazionale ed i giovani, appena possono se ne vanno; anche mio padre lo fece cinquanta anni fa, così che mi viene da credere che nulla da allora sia cambiato, e non sarà un ponte o la promessa di una sua realizzazione in un momento così sbagliato a farmi cambiare idea. In più, come anche Lei in diversi interventi degli ultimi mesi ha avuto modo di ribadire, dobbiamo riconoscere che questa è una crisi globale, diversa dalle precedenti, la peggiore dopo quella del ‘29 e di cui ancora non si prevedono le conseguenze. E’ certo però, che difficilmente il mondo potrà ritornare ad essere come prima, l’asse economico negli ultimi decenni si è spostato a causa di uno sviluppo inarrestabile dei paesi asiatici e forse a causa del non adeguato sistema politico-industriale dell’occidente, Stati Uniti in testa. Poi, o prima, la finanza globalizzata ha fatto e sta continuando a fare il resto. L’ho ascoltata su questi temi anche al Meeting di Rimini, dove fu invitato anche il Governatore Draghi, devo confessarLe che sin d’allora mi è stato chiaro che imprese come la mia non avrebbero ricevuto alcun sostegno concreto, e purtroppo per me, questo si è avverato puntualmente. Riconosco comunque che il Governo si è mosso nella direzione di attenuare, per un certo periodo, le gravi difficoltà cui si sono venuti a trovarsi centinaia di migliaia di lavoratori, da cui per conformazione rimango escluso, con ammortizzatori sociali ed altri interventi per le piccole e medie imprese, come moratoria sui debiti con le banche, o i bond che dal Suo traggono il nome, che non hanno però, per quanto mi risulta, raggiunto nemmeno sufficientemente gli scopi prefissati.

Almeno, per le aziende che ne avrebbero avuto più bisogno e di queste molte non riescono a ottenere più credito, così che è stato previsto uno sgravio fiscale per le banche che erogheranno prestiti alle imprese, come se ciò fosse un’eccezione da premiare e non il compito per cui esistono. Ma il segno peggiore dell’accanimento nei confronti di queste, è che l'Agenzia delle Entrate, prevedendo o meglio, costatando la riduzione del gettito fiscale, abbia deciso recentemente, come si legge in un documento reso noto con comunicato stampa, come reagire circa gli “Omessi o insufficienti versamenti d’imposta, mettendo in pista, riporto dal titolo del provvedimento, una nuova campagna di controlli”, che sembra una sorta di guerra preventiva a quelle piccole aziende manifatturiere rimaste numerose sul territorio nazionale, che già per conto loro si trovano in grave disagio dopo un anno di fatturato ai minimi storici. Mi viene sinceramente difficile accettare, avendo da sempre sostenuto questo governo, illuso che avesse interesse e a cuore la PMI in Italia, non aver capito per tempo, come ogni sforzo sia sempre stato proteso a sostenere soltanto grande industria, capitali, multinazionali e interessi di soliti noti o ignoti. In Sicilia è in ginocchio anche l'agricoltura, produrre il grano o l’uva costa più del prezzo di vendita e per il piccolo commercio, basti sapere che a Palermo saranno costruiti nei prossimi mesi, oltre ai tanti che già ci sono e all'ultimo ipermercato inaugurato la scorsa settimana con 125 negozi all’interno, oltre bar, sale cinematografiche e quant’ altro, tre nuovi grandissimi centri commerciali che daranno il colpo di grazia alle ultime botteghe rimaste non solo in città, ma anche in provincia, considerato che il mercato soffre del costante e progressivo ridursi della domanda. Una delle cause della mia difficile situazione è stata, infatti, l'impoverimento delle famiglie cioè la gran parte dei miei potenziali clienti, il cui reddito negli ultimi anni è stato rosicchiato man mano da una serie di aumenti riguardanti beni primari, utenze domestiche e imposte. Sino a qualche anno fa, era possibile risparmiare qualcosa dallo stipendio e investirlo per abbellire la propria abitazione con prodotti artigianali, quali vetrate artistiche, mobili fatti su misura, armadi a muro, lavori di ferro battuto, intarsi in legno nonché oggetti d'arredamento realizzati a mano ecc., oggi qualsiasi spesa del genere viene considerata “superflua” e rimandata a data da decidere.

Altri committenti erano i parroci, ma oggi impiegano giustamente le offerte dei fedeli per aiutare famiglie più disagiate; Le garantisco che in Sicilia sono in forte aumento (vedi ultimo resoconto del Banco Alimentare). Pertanto Le chiedo, qualora avesse l'opportunità ed il tempo di leggermi, di valutare un’ipotesi di riduzione dell’ Iva, prima sia troppo tardi per tante piccole aziende, sui manufatti artistici, per tentare di mantenere una tradizione e una cultura del lavoro che ha resistito in Italia sino ad ora. Potrebbe essere questo un segno di riconoscenza a quanti “soffrono” per mantenere aperti in questa crisi, che non è per nulla alle spalle, laboratori ormai storici, di cui molti già sostituiti da negozi cinesi che ci invadono con prodotti, che dire scadenti, è un complimento. Inoltre una moratoria o meglio ancora una contribuzione Inps, Inail Tarsu ecc. parametrata agli utili se questi ci saranno nei prossimi anni. Solo così potremo evitare la chiusura di altre piccole realtà artigiane nei prossimi mesi, e le stesse seppur in modo ridotto, potranno continuare a contribuire al fabbisogno della spesa statale senza incrementare ulteriormente la disoccupazione. Non vedo altre soluzioni valide, almeno dalla posizione in cui mi trovo.
Sono rimasto molto contrariato inoltre, perché agli inizi di quest’anno ho ricevuto da parte di Inps, attraverso la Serit Sicilia e dall’Agenzia delle Entrate, l’ingiunzione al pagamento di somme non versate che tra more spese e interessi si sono incrementati del 200%. Ci sono, ovviamente, norme che regolano le sanzioni e gli interessi per gli omessi o tardivi versamenti a prescindere dalle cause, ma ciò che veramente mi fa innervosire, per usare un eufemismo, è che per recuperare 3,7 MLD di euro, siano state previste sanzioni del 5% ai grandi evasori per somme che io non guadagnerei in tutta una vita o forse più. Vorrei spiegata, ove fosse possibile, qual’è la morale o la logica di un provvedimento simile, considerando ogni mese, da gennaio 2009, l’incremento del debito pubblico per una cifra maggiore di quella recuperata con lo scudo fiscale. Io invece sono costretto ogni mese e per altri due anni, a pagare in condizioni di estrema difficoltà, circa 250 euro soltanto per sanzioni e interessi; di contro chi ha evaso milioni di euro è premiato con una penale del 5%. Ritengo, di avere diritto a una risposta chiara e plausibile da un Ministro della Repubblica che ha voluto lo scudo per questi egregi signori, non piccoli, brutti, sporchi, cattivi e pure evasori che non hanno potuto versare per tempo tasse o contributi.

Ciò detto, mi auguro che possiamo essere in tanti all'incontro nazionale di Milano nei giorni 11 e 12 Dicembre, promosso da un gruppo d’imprenditori provenienti dalle diverse regioni italiane che ha come titolo ben esplicito IMPRESECHERESISTONO DAY.

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