sabato 26 dicembre 2009

I Tunnel sono almeno due !!!........ di R. Alabiso

Mi piacerebbe iniziare a raccontare com’è che siamo riusciti a superare questa crisi, almeno come si stia cominciando a vedere la luce in fondo al tunnel. Sarò forse un po’ “cecato”, ma io questa luce non la riesco a vedere. Probabilmente i tunnel sono almeno di due tipi, quelli corti e quelli lunghi anche se escludo comunque che ce ne siano senza uscita, sarebbe ammettere che non c’è speranza, cosa che contraddice il senso della vita, non appena dell’ economia. La questione quindi si riduce a un fatto semplicissimo. Alcuni, il tunnel, non l’hanno mai imboccato, altri ne hanno infilato uno corto e il resto, quello lungo. Se fossi nel corto o non ne avessi imboccato, continuerei a dire che la crisi è ormai alle mie spalle, evitando di usare “alle nostre” per rispetto nei confronti di chi vive in situazioni che dire disagevoli è poco. Oggi però sembra debba per forza prevalere una sorta di ottimismo obbligatorio che causa malessere a chi ottimista gli vien difficile esserlo. Perdere il lavoro e salire sui tetti per salvarlo, fa dubitare di vivere in un paese che sino a qualche tempo fa era annoverato tra le potenze mondiali ai primi posti e dove era ancora possibile credere nel futuro. Per tornare ai livelli precedenti la crisi ci vorranno decenni, è pubblicato oggi su Il Sole 24Ore un paper della Banca d’Italia che valuta così il livello della produzione industriale italiana: «misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e i 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell'Italia», e conclude «la ripresa dipenderà crucialmente dal recupero di efficienza e competitività nel nostro sistema produttivo». Volendo fare qualche considerazione circa le mosse che il nostro Governo ha fatto sinora, per salvare le piccole e medie imprese, o aiutare le famiglie che è lo stesso, c’è da prevedere con pochi margini d’errore, che molte di queste, non riuscendo neanche a ottenere più credito dalle banche, difficilmente riusciranno a diventare più produttive e competitive di quanto già non siano, quindi sono destinate a soccombere come già succede senza troppo rumore. A questa ipotesi si contrappongono alcuni imprenditori, che a Milano l’ 11 ed il 12 Dicembre hanno stilato un documento con la < Richiesta di misure urgenti per fronteggiare la crisi >, mettendo insieme esperienze e competenze, per far comprendere a istituzioni e politici, che la perdita di realtà produttive da anni presenti su tutto il territorio nazionale, spina dorsale economica del paese con circa cinque milioni di partite iva, porterebbe ad una situazione di impoverimento progressivo del paese, con conseguenze inimmaginabili sull’occupazione e non solo.

1 commento:

Ugo Bernasconi ha detto...

ILSOLE24ORE.COM Notizie Finanza e Mercati Banche, in calo i prestiti ma dal trading profitti d'oro di Fabio Pavesi 27 dicembre 2009 INTERVISTA / Sabatini: nuovo patto tra banche e imprese "Dai nostri archivi" Accuse a Goldman sul trading in derivati Sabatini: nuovo patto tra banche e imprese Trichet: paesi Ue devono ridurre deficit entro 2011 Derivati, una bomba da 203mila miliardi Le banche sono al tappeto ma i banchieri sono ricchi Gli osservatori lo ripetono da tempo. Il 2010 sarà un anno difficile per le banche italiane che dovranno affrontare il tema insidioso dei crediti a rischio. Che stanno aumentando in modo esponenziale e che impatteranno sui profitti degli istituti. Le sofferenze lorde dell'intero sistema hanno superato quota 55 miliardi di euro e quelle nette hanno sfondato il tetto dei 31 miliardi. Se poi si aggiungono alla lista dei crediti difficilmente recuperabili quelli incagliati, ecco spuntare dal cilindro la poderosa cifra di 60-70 miliardi. Quattro o cinque finanziarie, 15 volte i profitti di un anno di una banca come UniCredit nei tempi d'oro pre-crisi. E questa massa di denaro finisce nella parte bassa del bilancio come accantonamento che finisce per deprimere la redditività degli istituti. È una spiegazione possibile (tra le tante) alla stretta sul credito. Non solo manca la domanda da parte di imprese e famiglie (dicono i banchieri), ma dato che prestare soldi diventa pericoloso meglio farlo meno. Qualche dato: Unicredit ha visto calare da settembre 2008 a settembre 2009 il suo monte crediti alla clientela da 612 miliardi a 565 miliardi (-7,7%); Intesa Sanpaolo ha limato del 4,4% i suoi prestiti e in generale a livello di sistema il monte prestiti scenderà nel 2009 del 3%. Ma se la cautela degli istituti di credito nell'aprire i rubinetti è in parte comprensibile visti i chiari di luna, meno comprensibile è quella voglia di rivincita sul fronte della finanza facile. Già perché le banche italiane (come del resto quelle di tutto il mondo) sono tornate a speculare su tassi, obbligazioni e azioni come se la crisi non ci fosse mai stata. È quello che in gergo si chiama trading finanziario: si comprano e vendono titoli e si guadagna sulla differenza. Il finanziamento è dei più ghiotti. Con i tassi così bassi ci si indebita a volontà e si usano i volumi di denaro raccolto per investire. Il risutato è confortante per le banche. Nei 12 mesi intercorsi tra settembre 2008 (a ridosso del crack di Lehman) e settembre 2009 un istituto come UniCredit ha realizzato dal trading profitti per 1,6 miliardi dopo aver chiuso a settembre del 2008 con perdite per 700 milioni. Intesa Sanpaolo ha portato a casa utili da trading per 990 milioni solo da inizio d'anno. Ubi con la gestione del portafoglio è passata da perdite per 240 milioni a un attivo di 93 milioni. La dinamica è la stessa per tutti gli istituti più rappresentativi. Dalla compravendita di attività finanziarie si compensa in parte la caduta degli utili che per il 2009 si attesterà in media per il settore al 45%. Una buona consolazione non c'è che dire. Resta il fatto che con tassi mai così bassi, e con i prezzi di bond, azioni, materie prime che salgono un po' dappertutto, è un gioco da ragazzi fare soldi con la finanza. Un po' più difficile fare banca tradizionale, cioè prestare il denaro senza incorrere in troppi rischi, vista la congiuntura. Ma per questo esistono le banche e sono ben remunerati i grandi banchieri che in questa fase sembrano aver abdicato al loro ruolo tradizionale. Molto più facile e meno rischioso fare soldi con la finanza che non con le imprese.

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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