sabato 21 novembre 2009

Una Risposta a “La globalizzazione? E’ una fregatura…”


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Egr. Dott. Foa, sono positivamente sorpreso nel leggere pubblicata una opinione così fuori dal coro “ufficiale intellettuale”, di solito formato da chi per mestiere studia i fenomeni economici dall’alto, e riesce sempre a fare funzionare i discorsi teorici e le ipotesi in maniera perfetta. E’ ovvio, che i punti di vista di chi vive sul campo ogni giorno la lotta per far quadrare i conti, non può essere generalizzato, del resto in Italia le PMI sono tantissime e così differenti tra loro, quasi fossero persone con il loro carattere, oserei dire uniche e che inoltre si muovono in zone territoriali anche molto diverse tra loro. Sono sempre più convinto, e credo di non essere più il solo, che tutto quanto determina il funzionamento del sistema economico del paese, sia stato sempre deciso a prescindere dalle esigenze reali dei soggetti destinatari, o quanto meno a misura pochi privilegiati. C’è da dire, che oggi anche la maggior parte di questi, a eccezione di chi produce macchine da Caffè o attrezzature per bar, come ci ha raccontato nel blog qualche tempo fa e di altri rari settori produttivi, vive condizioni a dir poco difficili. Che la globalizzazione, sia stata vista come naturale conseguenza dei rapporti internazionali, della comunicazione, come irrefrenabile ricerca di nuovi mercati o per delocalizzare impianti industriali è stato un errore a cui difficilmente potremo rimediare. Le città sono invase da negozi cinesi, con prodotti cinesi e anche i negozi italiani vendono prodotti asiatici. Non è solo il tessile, l’abbigliamento o gli oggetti per la casa e l’arredamento a provenire dall’est, ma anche macchinari per falegnamerie, pezzi meccanici da assemblare ecc. Naturalmente non consideriamo l’elettronica ed i computer. A noi rimangono alcuni prodotti di nicchia per ricchi, o i più difficili e innovativi, che comunque prima o poi verranno copiati e rivenduti a meno della metà, sino al completo abbattimento del ns sistema produttivo. Dopo di ciò, i prezzi torneranno ad essere imposti dalla domanda. Che si faccia un marchio a tutela del made in Italy è indispensabile, ma non credo potrà essere sufficiente. Dovremmo essere più realisti, ma soprattutto ascoltare la voce degli imprenditori, che anche se ogni tanto qualcuno non rilascia lo scontrino per la pulizia della giacca per comprare una Ferrari,( per importi un po’ maggiori di 5, 10 € c’è comunque lo scudo fiscale) è sempre meglio che in prospettiva dovere uscire solo da negozi non italiani, sempre avremo ancora la capacità di acquistare.
La mia speranza è che finalmente si cominci a vedere qual è il problema, poi si provi a capirlo e si inizi a cercarne le soluzioni. Sino a che si continuerà a testardamente affermare che la crisi è finita, perché il Pil è salito dello 0,6% senza voler guardare alle fabbriche che chiudono o e alla disoccupazione che sale, sarà difficile non trovarsi purtroppo in una situazione peggiore di questa.
Ridico di nuovo, speriamo di partire dalla verità della situazione in cui ci troviamo e non dalla menzogna conclamata come verità.
Cordiali saluti

http://blog.ilgiornale.it/foa/2009/11/21/la-globalizzazione-e-una-fregatura/#comment-18703

Made in Italy, 400 piccoli imprenditori in rivolta
http://www.ilgiornale.it/economia/made_italy_400_piccoli_imprenditori_rivolta/21-11-2009/articolo-id=400693-page=0-comments=1#1

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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