domenica 1 novembre 2009

Inps,Entrate,Serit e artigianato di ....Roberto Alabiso


Da Lunedì scorso non ho potuto o forse, voluto, più scrivere nulla. Mi è come mancato lo scopo, come se ritenessi inutile farlo. Del resto come alcuni di voi già sanno, il mio mestiere è realizzare vetrate artistiche, piombate o dipinte, per capirci quelle che si vedono nelle chiese, che raffigurano i Santi o raccontano le storie dei vangeli, istoriate è il termine che le identifica. Negli anni recenti, con l’aiuto della tecnologia e il diffondersi in ogni campo dell’informatica e di macchine a controllo digitale, nel mio specifico settore si sono sviluppate tecniche di lavorazione del vetro impensabili sino a qualche tempo fa; prima fra tutte la vetro-fusione, possibile con i nuovi forni a letto piano di grande superficie, che hanno sostituito a poco a poco i forni a muffola, una variante di quelli per ceramica che non consentivano il riscaldamento uniforme e graduale del vetro in tutti i punti di esso, procedimento indispensabile per ottenere grandi lastre multicolore con effetti di bassorilievo e con una rifrazione della luce sempre diversa.

Insomma mi ero scelto proprio un bel lavoro, quando circa trent’anni fa, rimasi affascinato dalla bellezza di una lastra di vetro soffiato rosso della ditta tedesca Lamberts, che un artigiano palermitano, uno dei rari vetratisti in quel periodo, mi mostrò con orgoglio e anche a giustificazione del sostanzioso preventivo per una vetrata colorata piombata che avrei dovuto fare montare in una finestra.

Da giovane inesperto, non potevo minimamente immaginare cosa mi aspettava nel fare l’ artigiano. Non mi dilungo a descrivere quante e quali difficoltà abbia dovuto affrontare in questi anni di attività, in cui, sempre assorbito dal lavoro, non ho mai pensato di muovermi per la difesa e valorizzazione di un mestiere come il mio, che soprattutto negli ultimi tempi è sempre più tartassato da tasse e obblighi di tutte le specie oltre a dovere fronteggiare un decadimento culturale, frutto di picconate mediatiche continue, che indica come obiettivi di realizzazione personale solo alcuni modelli di vita spensierata e senza fatica, mai valorizzando seriamente l’artigianato italiano e ciò che da questo potrebbe derivare per il lavoro giovanile. E’ ovvio che si preferisca per i propri figli una brillante carriera medica o di avvocato e che nessuno pensi più a mestieri antichi come il mio, o simili, come ebanisti, intarsiatori, mosaicisti ecc.; ormai anche economicamente non vale più la pena. E questo è niente.

Penso a quanto tempo, sono stato costretto a impegnare nei vari Uffici Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, Serit Sicilia ecc. che se si potesse quantificare, darebbe come risultato una “bella somma in denaro”. Tutto è sempre stato complicato e farraginoso, guai a non pagare o ritardare un versamento. In questi giorni sto cercando di sviscerare un’ avventura con la Serit Sicilia, iniziata nell’anno 2001, causa il mancato versamento di quattro rate Inps nel ‘99 e per alcuni ritardi su altri versamenti precedenti. Vi garantisco che posso permettermi di provare a capire tutta questa storia fatta di errate comunicazioni, richieste rinnovate per pagamenti già effettuati che ha qualcosa di Kafkiano, soltanto perché la crisi mi ha investito in pieno e quindi posso dedicarci tutto il tempo che occorre.

La Se.ri.t Sicilia (Servizio Riscossione Tributi) è una specie di macchina moltiplicatrice di debiti a maglie meccaniche da cui c’è sempre il rischio di essere perseguitati e stritolati. Pensate che da 2000 € se ne arrivano a pagare tra spese more e interessi, 5000 in pochissimi anni, come mi è successo. Altro che Bot, Cct o investimenti in borsa, qui i capitali si triplicano in poco tempo, senza considerare i sequestri di beni mobili e immobili. Chi non può permettersi il lusso per consulenti ed avvocati e sono la maggior parte coloro che non riescono a pagare sempre tutto, (vedi Andiamocene tutti a Santo Domingo) difficilmente può districarsi in questi meandri incomprensibili, fatti di numeri codificati a 40 cifre e riferimenti impossibili da rintracciare.
Occorre la tenacia di un investigatore e ovviamente aver conservato sempre tutto, compreso il benché minimo indizio, come una busta o lo scontrino che attesta il giorno esatto della tua visita a un determinato ufficio dell’ente, oltre naturalmente alle cartelle di pagamento di anche otto, nove o dieci anni prima. Questa volta ho tutti i documenti, li sto mettendo in ordine a dimostrazione di una maniera quanto meno “scorretta”, è ovviamente un eufemismo, da parte della Serit, di rapportarsi al contribuente. Sarà questa documentazione un ottimo punto da cui forse partire per cambiare qualcosa di questo sistema così complicato volutamente ed inoltre potrà essere utile a chi vive in questo periodo, problemi analoghi. Appena pronto metterò tutta la documentazione in rete.
Molte volte sono stato negli uffici Inps, Inail, Serit, Entrate ecc. e l’idea che mi son fatto è questa: noi che lavoriamo come autonomi siamo considerati alla stessa stregua dei delinquenti, del resto siamo tutti evasori fiscali e poi gli artigiani lavorando con le mani a pezzi unici, hanno uno stimolo all’evasione maggiore degli altri, gli è connaturale, chissà perché. Io di scudo fiscale ne avrei fatto uno specifico per loro, chissà quel mio amico falegname quanti soldi ha nascosto in Svizzera, pensate che a volte lavorava anche la Domenica e mai l’ho visto assentarsi dal lavoro per malattia! Un uomo bionico!
Ciò si percepisce sopratutto, dal modo che hanno gli impiegati di questi uffici di riscossione di rapportarsi a noi contribuenti, sempre infastiditi e con l’atteggiamento che non nasconde il loro disappunto per la tua “ignoranza” o impertinenza se vuoi riconosciuti i tuoi diritti, solo per capirci qualcosa o perché non hai pazienza di aspettare che la giovane signora bionda ossigenata, probabilmente divorziata da poco, cui mostrare i pagamenti effettuati, completi con tutta calma, la sua lunga telefonata per organizzare con gli amici il prossimo weekend; non ci crederete ma ho dovuto ascoltare per più di mezzora, un dibattito su quale sarebbe stata la località prescelta. Devo riconoscere che ancora non era arrivato il ministro Brunetta, oggi sicuramente, la telefonata non supererebbe i dieci minuti.

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