Il nervosismo nelle stanze della Bce e delle istituzioni e governi europei in relazione alle sorti dell’euro, negli ultimi giorni, è stato molto maggiore di quanto riportato dai media. Vogliono nascondere un grosso problema, ma qui non glielo lasciamo fare.
Il problema nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia. Il punto è: se una nazione che adotta l’euro non ripaga il debito, cosa succederà alla moneta unica?
I dubbi del mercato sulla Grecia sono stati un primo test. Il valore di cambio dell’euro è sceso pur in una tendenza di dollaro debole, segno di un rischio percepito che all’insolvenza dei debiti potrebbe corrispondere un rischio di dissoluzione dell’euro stesso. Ora tale rischio è in effetti un'esagerazione. Ma se si osservano le difficoltà prospettiche di molte euronazioni di tenere in equilibrio i bilanci pubblici, tra cui Francia e Germania, il rischio non può più essere escluso.
Ciò è un enorme problema perché, alla fine, si traduce in un costo maggiore sia per rifinanziare i debiti sia per pagarne gli interessi (che all’Italia costano già 5 punti di Pil all’anno, circa 75 miliardi). Tale insostenibilità potrebbe costringere le nazioni più inguaiate a uscire dall’euro, risolvendo il problema del debito con l’opzione catastrofica - ma pur sempre una soluzione - di svalutazione della moneta e insolvenza delle obbligazioni debitorie, eventualità che porterebbe alla dissoluzione della moneta unica e dell’Europa.............
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