lunedì 3 agosto 2009

CRISI ECONOMICA : UNA OCCASIONE DA NON PERDERE di R. Alabiso


Questa che stiamo attraversando è una crisi economica, che avremmo dovuto aspettarci. Probabilmente alcuni l’avevano intravista, ma fino a che non è stata davanti agli occhi di ognuno, difficilmente sarebbero stati creduti. Eppure questo tipo di sviluppo che è costretto a produrre sempre di più e paradossalmente a consumare più di quanto prodotto,sopratutto il superfluo, per potersi sostenere non è che, anche non essendo economisti da premio Nobel, non si facesse vedere come l’oramai noto cane che si morde la coda. Le risorse non sono inesauribili, l’ambiente non può contenere tutti i rifiuti, scorie , anidride carbonica ecc. Se ho già due automobili perché ne devo comprare un’altra oppure sostituirne se ancora funzionano. Ci sarebbe da scrivere per giorni sull’argomento e magari avere opinioni diverse e con migliaia di sfumature, ma sono cose che già sappiamo, anche se siamo portati a non averne coscienza, come fossero problemi che non ci riguardano in prima persona. Quindi vorrei suggerire a coloro che leggeranno una o due riflessioni:


la prima che è questa una occasione d’oro che non dobbiamo lasciarci sfuggire, forse per noi l'ultima, per cambiare ciò che non funziona, subito. Partire dall’analisi di ciò che è il sistema produttivo, non quello mondiale, se no ci perdiamo, magari dall’Italia. Anzi partirei proprio da vicinissimo, cioè dalla mia impresa, microimpresa in Sicilia a Palermo. Guardando gli anni passati, devo dire che già dal 1994, la famosa estate del crollo della lira nei confronti del marco, mi sono accorto man mano che anche lavorando tutto il giorno, è chiaro che sono un artigiano, nel settore artistico, alla fine dell’anno riuscivo a malapena a pagare il mutuo per il laboratorio, per qualche macchinario, le tasse l’inps ma non mi restava molto per vivere. La mia fortuna è avere una moglie che lavora come dipendente statale, la casa ce l’avevamo dai nostri genitori, e quindi mi sono potuto permettere questo lusso, cioè lavorare come autonomo. Credetemi che oggi ma da un po’ di tempo, è proprio un lusso, costa moltissimo in termini economici ma anche di stress, pensieri, consulenti, studi di settore, arrabbiature, responsabilità, rischi, bollette da pagare, sorprese di cose che non sapevamo dover pagare e che arrivano a mo di colpi d’ariete per farti crollare ecc. ecc. ecc.. Diversamente non sarebbe stato possibile un mestiere iniziato con entusiasmo nel 1983 e che nel 1988 ho scelto definitivamente, abbandonando l’insegnamento di ruolo nella scuola statale, che mi avrebbe consentito un vivere “ tranquillo, senza contraccolpi ” (economicamente parlando); forse con una pensione più a misura di lavoratore oltre che malattie pagate, ferie pagate, con nessuno che dice che faccio parte della categoria degli evasori fiscali che sono causa della crisi del nostro paese con 250 di mld. insieme alla malavita organizzata che ha un giro d’affari, sentivo alla radio, di oltre 400 miliardi di euro l’anno ecc.”. Insomma solo vent’anni fa intraprendere in Sicilia era una cosa ragionevole, anche con tutte le differenze nei confronti del resto dell’Italia, di regioni che ha nno sempre avuto geograficamente una posizione privilegiata. ( Io il ponte sullo stretto lo farei solo per vedere cosa cambierebbe.Nulla serve solo a spendere soldi che non abbiamo o che converrebbe utilizzare diversamente sul territorio siciliano) . E si che da noi c’è stata e c’è anche la mafia che ha inciso non poco, nel degrado del territorio e nello sviluppo economico-politico-sociale della nostra bellissima isola. Ultimamente alle piccole imprese è venuto a mancare il sostegno economico Regionale o Provinciale, c’era il fondo perduto del 30% per l’acquisto di automezzi, macchinari per l’innovazione tecnologica, contributi per l’apprendistato ecc. Solo adesso mi rendo conto che la piccola impresa artigiana è una anomalia del settore economico produttivo fiscale del nostro paese, tant’è che senza aiuti da parte degli Enti o dello Stato questa non ha possibilità d’esistere ;( ma è così anche per la grande industria, anzi per questa le agevolazione sono maggiori e sono aumentate) da sola non ce la può mai fare, troppi sono gli adempimenti, i consulenti, gli oneri, le tasse sempre nuove ed infinite che soffocano la piccola impresa, soprattutto quella che produce manufatti artistici in pezzi unici o in piccolissima serie. Non è impresa che può farcela, tant’è che molte qui a Palermo o sono in forte sofferenza o hanno già chiuso. Spesso, discutendo con altri artigiani, quanto scrivo è condiviso e mi rendo conto che c’è come un pudore a parlare delle cose quando non vanno bene. E’ come un senso di colpa che ci impedisce di raccontare che le nostre imprese hanno poco lavoro e anche avendone è impossibile andare avanti e crescere. L’artigiano è qualcuno che sente la dignità di essersi costruito l’impresa, la sua azienda cioè essersi inventato in qualche modo, il proprio lavoro. Non è facile dichiarare che le cose non vanno bene, nemmeno per me. Per molto tempo sono stato restio a mettere in comune gli aspetti della mia attività, che non fossero la qualità dei miei prodotti, la bellezza del mio lavoro, la possibilità che quanto un artigiano realizza sia la risposta al bisogno di un altro con cui rapportarsi, avere un dialogo, incontrarsi. Tutte cose dell’altro mondo, dove i rapporti umani sono privilegiati rispetto alla distanza che si frappone tra produttore industriale e fruitore di un prodotto. Così poi sono nati gli investimenti in borsa, l’alta finanza i giochetti sui bond i titoli tossici ecc. dove ha prevalso e prevale tutt'ora il guadagnare senza la fatica del costruire, nessuno mi venga a dire oggi, che sono esagerato e che non capisco di economia.
Allora chiedo a voi artigiani, che magari per “pudore” o per mancanza di tempo, prima di due mesi fa lavoravo sino a tardi ed ho sempre avuto poco tempo per scrivere o leggere , di fare sentire la vostra voce, e mettere in comune la vostra esperienza, qui in questo blog appena nato ma che può crescere e aiutarci a capire cosa dobbiamo fare e come possiamo contribuire a che l’artigianato italiano torni ad essere un punto di forza, come forse non lo è mai stato sino adesso. Oggi le condizioni, sono paradossalmente favorevoli, la specificità della nostra attività non può farci subire la concorrenza ne della Cina ne di altri paesi dove la mano d’opera non costa nulla, la creatività di cui siamo consapevoli non deve essere mortificata dai nostri governi ne di destra ne di sinistra, ma deve essere esaltata.


La seconda riflessione è quindi una richiesta: come ho già avuto modo di dire, dovrebbe essere ridotta l’iva per i settori artistici dell’artigianato, al 5%, ma anche a zero, che siano sospesi temporaneamente, per chi lo volesse versamenti inps ed inail per darci modo di respirare sino a crisi esaurita( potremmo pagarli a rate senza more o interessi inappropriati dopo) così da non farci sobbarcare more e spese infinite su ritardi di pagamento che spesso, sui debiti inferiori a più milioni di euro, sono paragonabili a tassi da usura, perché oltre il milione c’è lo spalma debiti o la sanatoria o il patteggiamento. ( Vedi tanti milionari e personaggi illustri)L’iva più contenuta potrebbe ridurre i prezzi e sostenere un po’ la domanda, come si fa con la Fiat per la rottamazione ecc.
Qualcuno che legge e che è più prossimo ai tavoli decisionali, non lasci passare inascoltate queste richieste.
Agli artigiani, ma non solo, di intervenire con commenti o proposte ed anche racconti di cose belle, dobbiamo far vedere che anche noi siamo tante famiglie come giustamente lo sono le tante famiglie degli operai delle Fiat o dei lavoratori dell’Alitalia, rendiamo visibile i nostri numeri.
Grazie Roberto Alabiso

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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