In questi giorni d’Agosto mi sono immerso nella lettura quotidiana di notizie che riguardano l’ economia mondiale, soffermandomi sulla situazione delle PM imprese italiane. Devo dire che ho la sensazione che non tutti ce la faremo ad attraversare questa crisi. Una buona percentuale sarà costretta a chiudere, qui in Sicilia già molti commercianti hanno gettato la spugna, a Catania 450 di loro l’hanno già fatto nel 2008 e a Palermo molte sono le saracinesche chiuse con scritto, affittasi.
Molti di questi negozi tra l’altro sono ormai gestiti dai Cinesi che pagano le mensilità puntualmente e in contanti, cosa diventata rara in genere e molti proprietari preferiscono affittare a loro (non si sa come facciano poiché sono sempre “vuoti”). Buona parte della città antica di Palermo è caratterizzata dalle tipiche lanterne rosse che si susseguono sopra le vetrine anche per diverse decine di metri; un mio amico che aveva una Cappelleria storica nel centro, per non perdere tutto ha preferito chiudere già da un pezzo. Dunque dobbiamo essere ottimisti, soprattutto per chi riuscirà a farcela, questo mi sembra di leggere tra le righe o a chiare lettere nella maggior parte dei media ogni giorno. Del resto le imprese che non hanno rinnovato o non sono state capaci di trovare altri mercati è naturale, nel senso più stretto del termine, che soccombano e così abbiamo trovato una logica giustificazione. Poi in Sicilia dove i ritardi strutturali sono storici e comunque non siamo una regione a vocazione industriale ma tutto ruota intorno alla pubblica amministrazione, che qualche impresa sparisca non sarà un danno tanto grave e comunque occhio che non vede, cuore che non duole.
La stessa cosa dovrebbe accadere per la grande industria automobilistica e non solo, abbiamo raggiunto una capacità produttiva surdimensionata e qualcuno andrà sacrificato. Anche qui grandi osservatori dell’economia reale dicono che la crisi di queste potrebbe finire se si inventasse la macchina ad acqua! A cinque km. da dove sto scrivendo c’è Termini Imerese , chi ha orecchi intenda.
Altre ipotesi è l’aumento della disoccupazione, alcuni dicono arriverà al 12%, i più pessimisti non stiamo ad ascoltarli. Ma ci avete pensato quante famiglie sono il 12%? Chi è abituato a ragionare con i numeri, con le teorie o con i discorsi vede solo questi, soprattutto se continua ad avere una sedia comoda sotto il sedere, sia a destra sia a sinistra del tavolino.
Questo blog e non solo vuole dare voce a quanti artigiani o piccoli e medi imprenditori credono che far sentire la loro voce possa essere utile a far riflettere chi assume ruoli decisionali e può intervenire con provvedimenti opportuni e concreti per la tutela di tanti posti di lavoro e di un settore tradizionalmente significativo e trainante nella crescita di questo paese ma oggi necessario, per uscire da questa crisi.
1 commento:
Ciao Roberto. Io lo so come si può uscire. Il problema di qualsiasi pmi, artigiano, commerciante in Italia è che siamo totalmente fuori mercato. I costi della ns energia elettrica telefonia ecc sono stratosferici grazie ai monopoli. gli affitti e i prezzi degli immobili troppo alti e dulcis in fondo gli stipendi stratosferici dei ns, parlamentari, dirigenti di enti e sindacalisti (dx, sx, tutti d'accordo)Di conseguenza i nostri prodotti sono invendibili. DEVONO farsi da parte e noi dovremo essere molto convincenti e uniti. Saremo costretti, a mio avviso a lanciare un ultimatum altrimenti ci sarà la povertà di massa.
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