sabato 19 giugno 2010

OLTRE LE IDEOLOGIE, NON RESTA CHE L'UOMO!

di A. Mazzalai
Come più volte sottolineato in questi tre lunghi anni la finanza ha sequestrato la democrazia, la finanza e talvolta l'economia o meglio alcune scuole economiche hanno sequestrato la vita sociale, l'esistenza dell' Umanità.
Oggi, in nome del rischio sistemico, la paura che il fallimento di questa o quella istituzione troppo grande per fallire possa trascinare il mondo in una depressione, la paura che il fallimento di questo o quello Stato sovrano possa travolgere il mondo intero, si trasferiscono immense risorse dagli Stati, dalla cultura, dall'istruzione, dalla sanità, dalla ricerca, dai contribuenti ipotecando il futuro delle Nazioni, congelandone la loro ricchezza.
Oltre sessanta milioni di disoccupati in tutto il mondo e una precarietà che si respira in ogni angolo del pianeta. Secondo l'ILO oggi 212 milioni di esseri umani sono senza lavoro, oltre 34 milioni rispetto al 2007, ma addirittura più di 10 milioni sono giovani.
Sono cifre provvisorie,  che riflettono la limitatezza dei sistemi di rilevazione ufficiali, che non tengono conto dei cosidetti effetti collaterali, della schiavitù, del ricatto, dello sfruttamento, della precarietà, della flessibilità che origina insicurezza, delle ore lavorate, di stipendi che offendono la dignità dell'uomo a fronte di rendite e profitti che urlano vendetta.
In nome del profitto supremo, del capitalismo puro si rifiuta la soluzione agli squilibri mondiali, che viene dell' equità e dalla redistribuzione dei redditi, soluzione che ideologie sinistre ed interessate rendono più difficile di quello che in realtà è. Stiamo perdendo tempo ad ascoltare l'eco di ideologie accademiche che hanno riempito di sacerdoti i templi delle università mondiali, stiamo perdendo tempo ad ascoltare coloro che dimenticano che l'economia è una branca dell'etica e che Adam Smith, amava più la " Teoria dei sentimenti morali" che l'egoismo del panettiere e del macellaio.

E' pura illusione credere che si uscirà da questa trappola, senza avere riformato la politica, la finanza, l'economia ed aver accresciuto la responsabilità degli individui. E' da irresponsabili credere di uscire da questo medioevo proponendo sempre e solo dibattiti tra scuole di pensiero economico, sempre e solo ricette ormai obsolete che rifiutano il cambiamento o la responsabilità, urlando la genialità del capitalismo che qualche esaltato ancora oggi continua a proporre senza riforme.
Eppure Giovanni Paolo II, secondo considerato uno dei massimi artefici del crollo del comunismo e del muro di Berlino, nella " CentesimusAnnus " non risparmiò una sana critica costruttiva al capitalismo, attraverso la sua visione di una incrollabile fede nella persona umana come tale.

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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