di M.Seminerio
............La presenza di un settore privato poco indebitato è condizione necessaria ma assolutamente insufficiente per preservare la sostenibilità del debito pubblico, che dipende invece interamente dalla crescita economica. Proviamo a riflettere: che accade in assenza di crescita? Il debito pubblico si autoalimenta ogni volta che il suo costo eccede la crescita economica. Se ciò dovesse accadere, a che servirà avere un rilevante risparmio familiare privato, forse ad applicare una patrimoniale notturna sui conti correnti e sugli immobili, come feceGiuliano Amato nel 1992? E ancora, qualcuno si chiede perché, malgrado un settore privato risparmioso e dai saldi finanziari “ricchi”, i mercati applicano al debito pubblico italiano livelli di premio al rischio inequivocabilmente elevati? Forse il mercato attendeva di essere illuminato dall’iniziativa italiana per colmare una propria lacuna informativa? Difficile crederlo................
.................Criterio più incisivo per verificare la vulnerabilità di un paese alle crisi finanziarie sarebbe stato, ad esempio, il monitoraggio dell’incidenza sul Pil del saldo delle partite correnti. Un eventuale deficit eccessivo, cioè storicamente elevato, rappresenterebbe un campanello d’allarme, perché indicativo di un deficit di competitività del paese interessato, oltre che di politiche di credito piuttosto lasche, come successo negli ultimi anni; circostanza che è alla base della crisi che stiamo vivendo. Nei giorni scorsi alcuni esponenti della maggioranza hanno osservato che occorre enfatizzare la capacità dei risparmiatori italiani di sottoscrivere titoli del debito pubblico. Osservazione fallace: circa metà del debito pubblico italiano è collocato presso investitori non residenti, non esiste alcuna autosufficienza domestica nella sottoscrizione di Bot e Btp a differenza del Giappone, dove il 95 per cento del debito pubblico è collocato presso investitori residenti................
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