venerdì 14 maggio 2010

Salvare l'euro, non l'imprenditore nè il lavoro

Ho avuto un attimo d’indecisione a mettere il link di questo articolo sul mio blog, soprattutto perché si dice che ci sia da parte di alcuni una certa propensione all’emulazione. L’imprenditore, il ventesimo dall’inizio della crisi, come leggo su Il Fatto Quotidiano viveva e lavorava nel trevigiano, una delle zone più vocate tradizionalmente a fare impresa. Sono rimasto nuovamente scosso da questa tragica notizia, non posso che essere vicino alla sua famiglia e anche se non lo cosnoscevo, proverò a descrivere cosa può suscitare una decisione simile essendo anch’io imprenditore, seppur -micro- e senza ormai più dipendenti, anche se in Sicilia, dove la crisi delle imprese l’abbiamo non solo per condizione geografica. Ciò che più avvilisce in una situazione economica come la nostra, non è tanto la mancanza di lavoro in se, anche se questo evidentemente causa notevoli difficoltà sul fronte degli impegni con dipendenti e collaboratori quando ci sono, e con la propria famiglia nel momento in cui i debiti dell’impresa incidono pesantemente sulla qualità, e in alcuni casi nella tenuta, della vita familiare. Ciò che determina una sorta di arrabbiatura prima e di depressione dopo, è il sentire sulla propria pelle una sorta di tradimento laddove, sino a che il tuo lavoro, anche di modesto imprenditore ha contribuito alla ricchezza del paese andavi bene, ora che avresti bisogno di essere aiutato tu, attraverso tutti i suoi organismi, lo stesso paese ti volta letteralmente le spalle, facendoti pesare ancora di più le difficoltà, come fossero causate da una maniera obsoleta o inadeguata di fare impresa in un mondo globalizzato. Ma se guardiamo cosa sta succedendo nel mondo della finanza e cerchiamo di capire come e perché si stanziano in una sola notte 750 MLD di euro, ovvero un Trilione di Dollari, come fossero noccioline, ci rendiamo conto che coloro che governano i nostri stati, hanno più interesse a salvare le banche ed il sistema della speculazione, con interventi che mirano a rimandare il più a lungo i problemi reali, questo significa realmente essere obsoleti , e non a risolvere le vere urgenze dei paesi, con lo spauracchio d’appoggio di una grande depressione, con la fine delle democrazie e del sistema sociale come lo conosciamo. Ciò accadrà in ogni caso per tanti cittadini che già adesso soffrono condizioni di povertà sempre maggiore per mancanza di prospettiva di miglioramento per i prossimi, dieci o vent’anni, non due o tre. Basta pensare ai giovani che non entrando nel mondo del lavoro, non si potranno creare una famiglia e una vita autonoma economicamente, continuando a vivere con i genitori, già impoveriti per conto proprio. Come sta accadendo in questi giorni, la risposta più immediata a un possibile e molto concreto rischio di default, dopo la Grecia, causato dagli alti debiti pubblici, sono la riduzione degli stipendi pubblici, vedi Spagna e Portogallo o Romania, mentre a noi per adesso spetta la manovra supplementare di 25 MLD. Queste manovre non possono fare altro che ridurre consumi e occupazione e quindi produzione, tutto ciò con l’unico scopo di frenare l’inflazione ed evitare che l’incremento del costo del denaro possa gravare enormemente sino a schiattare quegli stati, il nostro per primo che vedrebbero aumentare a dismisura il costo per gli interessi sul debito pubblico, un solo punto varrebbe oggi 18 MLD. Si preferisce quindi sacrificare i cittadini. Queste misure naturalmente conducono a un rallentamento della produzione, a un incremento della disoccupazione e purtroppo al suicidio di quegli imprenditori che, giovani e con forte speranza nel futuro, o meno giovani dopo una vita sacrifici e di passione per il loro lavoro, si vedono crollare tutto intorno, e non ce la fanno a sopportare un’umiliazione e un tradimento simili, ma il suicidio non è una risposta. Il fatto, che come dice un mio amico, anch’egli imprenditore, tutti gli altri e sono milioni, ieri non si sono dati fuoco nella piazza principale del paese, non mi fa stare più tranquillo, anzi m’interroga sempre di più, non solo sulla mia condizione di questo periodo molto difficile, ma sul fatto che non possiamo più continuare a pensare che la politica, così legata a interessi economici, spesso personali e di lobby in genere, possa spendere il proprio tempo, anche diurno, a capire come fare a salvare lavoratori e imprese, senza continuare a contare sugli introiti che da esse devono ottenere ad ogni costo. Sospendere i contributi Inps, l’Inail, la Tarsu, o ridurre il costo del lavoro e tutto il resto, sarebbe per me che sono artigiano, un incoraggiamento a resistere in assenza pressoché totale di commissioni. Ma so che questo è impossibile, anzi le tasse aumenteranno e così sarò costretto alla resa, nel silenzio più assordante; non pagare per tempo, significa rischiare more sanzioni che, oggi, metterebbero KO.

Così Domenica notte abbiamo salvato l’euro, le borse, gli stati e soprattutto le banche. Per i prossimi sei mesi, bene che vada, ma è sempre un gatto (non morto) che si morde la coda.

Roberto Alabiso

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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