
Mi sono stupito l’altro giorno comprando il pane. Non perché costava di più o di meno, se sembrava buono o meno, se fosse del giorno prima o che altro, ma solo perché chi me l’ha venduto, l’ha avvolto nella carta paglierina legando i tre filoni con lo spago sottile. Non uscivo da un panificio con il pane così incartato, da tantissimo tempo, da trenta o quarant’anni a Palermo ma credo in tante città italiane questo primario alimento, viene sempre venduto in un sacchetto di carta con stampato il nome del forno, tipo Al Vulcano del Pane, La sorgente del Pane, Capricci di pane, Sapori di Pane, alla FormulaUno del Pane, insomma una maniera per ricordarti che quel prodotto l’ hai comprato in quella specifica, nonché unica e straordinaria forneria, come se uno per accompagnare il proprio companatico, non andasse sempre dallo stesso, quasi sempre quello più vicino a casa. Certo che ci siano fornai più bravi e meno bravi, dove il pane si trova in diverse qualità, e noi italiani siamo uno dei paesi nel mondo a farlo più buono, è fuor di dubbio, troviamo tipi di pane eccezionale sia per varietà che qualità, in ogni regione o località ce n'è uno fatto come è tradizione di quel luogo. Ma ciò che dicevo, mi ha stupito, non è tanto il fatto in sé, ma come il nostro modo di vivere sia così fortemente determinato dal consumismo. Questa parola contiene in sé tante e tali conseguenze che forse andrebbe compresa più a fondo da ognuno, perché è realmente ciò che costringe a una smodata quanto innaturale maniera di approccio alla realtà. Ma per non ingarbugliarmi in una discussione infinita e non è mia intenzione, dico solo che i sacchetti stampati in questo caso non servono, tranne che a dare lavoro ad una stamperia, che è un ottimo scopo, ma l’economia è come tradita nel suo ruolo fondamentale. Questo è naturalmente un esempio banale, ma moltiplicatelo all’infinito, la maggior parte di nostri bisogni è indotta da pubblicità e mode. Una sorta di economia definita drogata.
Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è una notizia che ho letto su un quotidiano online; negli Stati Uniti, dopo la crisi dei mutui subprime, le banche, dopo averli riacquisiti, hanno lasciato deteriorarsi un numero infinito di immobili perché non conveniente manutenerli, mentre chi le abitava vive nelle tende o nelle roulotte. Qui in Sicilia, le arance anni fa, ma credo succeda ancora oggi anche per altri prodotti dell’agricoltura, erano distrutte per mantenere il prezzo di mercato, così come le sardine e il pesce azzurro in genere quando erano pescati in abbondanza. Si preferisce lo stesso criterio per gli immobili, e che sia meglio distruggerli o farli deteriorare, per non indurre al ribasso i prezzi di vendita. Questo è il nostro sistema economico, si preferisce garantire sempre ed a qualsiasi costo, i mercati, le banche la finanza, cioè un valore presunto del denaro-potere, lasciando la gente senza un tetto o distruggere il cibo e ciò fa parte del gioco, un gioco a cui sarebbe opportuno cambiare le regole per far vincere i giocatori, anche a turno ma non sempre e solo il banco. Il gioco, cioè questo sistema, diventa il fine cioè lo scopo di tutto per poi disintegrarsi inevitabilmente. Facciamo vincere l’uomo con la U maiuscola o minuscola, scegliete voi, è lui lo scopo, non altro.
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