sabato 1 maggio 2010

Crisi europea: Germania di ferro ed Italia in bilico

...........................Le imprese continuano a segnalare il permanere di difficoltà di accesso al credito, pur se l'irrigidimento delle condizioni di offerta da parte delle banche si è fermato. I fattori alla base della debole dinamica della domanda interna, potrebbero pesare sull'intensità e sui tempi della ripresa e rendere difficile, in questa fase, la posizione del nostro Paese. Come scrive oggi Vincenzo Visco (più volte ministro dell’economia, con Ciampi nel 1993 e dal 1996 al 2000 con Prodi e D’Alema), “negli ultimi due anni il dibattito politico in Italia si è concentrato, e spesso è stato monopolizzato da argomenti che per quanto importanti poco hanno a che vedere con le preoccupazioni e le aspettative di fondo degli italiani. I temi economici e sociali sono stati tenuti al margine dell’agenda politica per responsabilità, ma anche per interesse specifico della maggioranza e del governo”. Di fatto, in Italia coesistono oggi e si sovrappongono elementi di crisi strutturale che vengono da lontano, più gli esiti della crisi finanziaria internazionale. Tutto ciò rafforza un processo di impoverimento degli italiani ormai in corso da tempo: se poniamo pari a 100 il Pil pro-capite a parità di potere d’acquisto dei 27 paesi dell’Unione europea possiamo verificare che nel 2000 l’indice dell’Italia risultava pari a 117, di poco inferiore a quello Francia, Germania e Regno Unito, per il 2010 lo stesso indice è previsto al livello di 98,6, molto distante ormai da quello dei grandi paesi europei e più prossimo al 95,6 della Grecia, o la 93,4 di Cipro......................

..............Si aggiunga a ciò, come nota su Il Denaro Felice Ruscillo, che vi è una crisi diversificata fra Nord e Sud Italia, con una situazione catastrofica, circa investimenti e gestione delle risorse, nel nostro Mezzogiorno, in cui, ad una situazione economica difficile, si associa una quadro sociale ugualmente allarmante, con una continua perdita delle risorse umane più giovani e qualificate (in dieci anni dalle regioni meridionali sono andate via circa 700 mila persone, un progressivo invecchiamento della popolazione, una mancata integrazione degli stranieri, un livello di disoccupazione che supera il 20%). Nel Sud, la perdita del patrimonio imprenditoriale è aggravata da un clima generale di incertezza, soprattutto per la mancanza di segnali dal mercato, con una crisi che, in sostanza, ha rimarcato tutti gli insuccessi che negli anni si sono accumulati nelle politiche di sviluppo. Infatti, se consideriamo il quinquennio prima della crisi, 2000-2005, tutte le regioni obiettivo 1 in Europa, hanno avuto un tasso di sviluppo intorno al 3% mentre la media comunitaria è stata intorno al 1,9%..............

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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