Sollecitato da alcuni lettori a un approfondimento sul fatto che “tutta la moneta è debito”, cercherò di documentare tale affermazione con alcuni esempi e con documenti ufficiali delle istituzioni coinvolte.
Occorre iniziare questo discorso con una premessa. Non tutta la moneta è debito, nel senso che vi sono alcuni limitati casi particolari in cui la moneta non è debito. Ma proprio per la limitatezza di questi casi, l’affermazione rimane vera nella sua generalità: tutta la moneta è debito.
Per capire questa affermazione, bisogna prima rendersi conto delle caratteristiche intrinseche dello strumento che chiamiamo “moneta”. Anzi, prima o poi sarà bene per tutti arrivare a una vera e propria definizione, poiché è proprio sulle ambiguità che nascono da una “non definizione” che ha potuto svilupparsi una dottrina e una prassi monetaria che favorisce la speculazione, capace quindi di distruggere il bene comune di un popolo......................in tale fase, abbiamo un consumo di materie prime (carta e inchiostro) e abbiamo un prodotto finale con il suo valore intrinseco. Nel caso del biglietto da cinquanta euro, abbiamo un costo iniziale di tre centesimi di euro ed un prodotto finale del valore di cinquanta euro. Un bel business, non trovate? Io lo dico sempre: il modo migliore di fare soldi è quello di stamparseli!
Dove finisce questo valore? Questo valore prodotto viene “nascosto” nei bilanci delle banche centrali. Il prodotto finale, viene posto tra le passività del bilancio. No, non è uno scherzo. Vi propongo qui sotto un’immagine, dettaglio del bilancio della Banca d’Italia del 2008.
Nessun commento:
Posta un commento