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Molto si discute in questo periodo circa i criteri di Basilea2. Non è detto però che per tutte le PMI sia utile ed opportuno per sostenersi in questa crisi, indebitarsi con prestiti e finanziamenti che in tempi normali, servono esclusivamente a crescere e ristrutturarsi. La ripresa non è garantita per tutti i settori non c’è nessuna previsione attendibile o documentata che ciò debba necessariamente accadere e non sono, come già e successo, i governi a poter evitare i danni causati dalle grandi speculazioni finanziarie. Pittsburgh non è la certezza, è un tentativo, seppur colossale, per porre delle norme di chiarezza e nuove regole che scongiurino un altro settembre nero ma non è garanzia di miglioramento a breve.( pochi mesi o un anno come molti dicono) Il primo ad indebitarsi sennò, dovrebbe essere lo stato, ad esempio, evitando di mettere in strada tanti precari della scuola,sarebbe auspicabile infatti sostenere i normali consumi aumentando le risorse delle famiglie, dei lavoratori ecc. La riforma si poteva rinviare a crisi esaurita, così da non lasciare in grave difficoltà chi nella scuola ci insegnava anche da dieci anni. Se non è successo è perchè i segnali mondiali, che se ne dica, non prospettano nulla di buono, oppure dobbiamo prepararci ad un’era in cui solo grandi industrie, multinazionali e sistemi finanziari, avranno in mano tutto il mercato del lavoro, una prospettiva quanto meno inquietante che farebbe scomparire, come già purtroppo succede lentamente ma inesorabilmente, il tessuto economico fatto di piccole e medie imprese. Vero è che il debito pubblico ammonta a circa un trilione e 750 miliardi di euro, che corrispondono a 30.000 euro pro capite, ma se la ripresa è ormai prossima e la crisi alle nostre spalle, tanto varrebbe che lo stato rischiasse qualcosina in più per accelerarne il processo, come forse accade in alcuni paesi europei; non saranno altri 1000/2000 euro di debiti in più a spaventarci. In Italia molte imprese chiudono e cresce la disoccupazione, gli unici provvedimenti sono palliativi, cassa integrazione e moratoria sui debiti. Sono artigiano da ventisei anni, nel settore vetro artistico, avevo anche dei dipendenti ma la caduta costante della domanda mi ha costretto a restare unico lavoratore dlla mia ditta. Ha chiuso anche un deposito che forniva vetro colorato a tutta Sicilia occidentale ed il trasporto incide per circa il 20% del costo. Erano la classe media e medio alta i miei principali clienti, famiglie con due stipendi e commercianti piccoli o con negozi di media grandezza. In più la stragrande maggioranza dell’informazione e la cultura di questo nostro paese sono succubi di modelli che conosciamo. Se il Governo vuole salvare l’artigianato dall’inesorabile selezione darwiniana, deve adottare due provvedimenti subito: l’azzeramento dell’iva sui manufatti artistici e la contribuzione inps, inail, tassa sui rifiuti, tassa camerale ecc. renderla proporzionale agli utili facendo salvo un reddito di € 1000 mensili anche per l’irpef. Nel tempo, per ogni imprenditore con nessuno o pochi dipendenti e per i lavoratori autonomi, tutto si livellerebbe alla quota media da loro sostenibile e all’inps continuerebbero ad entrare somme giuste e congrue anche alla pensione, che tanto è già di suo, abbastanza bassa. Così non chiuderebbero tante ditte artigiane e lavoratori autonomi e lo stato, continuerebbe a percepire irpef, l’inps, inail ecc., entrate che altrimenti gli verrebbero meno. L’evasione fiscale andrebbe perseguita in tutti i modi, soprattutto con parametri legati al tenore di vita e beni posseduti e controlli tradizionali. Grazie a quanti vorranno prendere in considerazione questa ipotesi e provare a salvare la ricchezza che è l’artigianato italiano.
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