mercoledì 16 settembre 2009

Artigianato e Informazione due proposte anticrisi di Roberto Alabiso


Artigianato e Informazione

Cosa c’entra l’artigianato con l’informazione? Verrebbe da rispondere che sono due cose molto distanti fra loro. Certo, sicuramente alcune riviste del settore e qualche giornalista appassionato, di tanto in tanto spendono qualche parola sulla bellezza di alcuni mestieri antichi, affidati alle sapienti e callose mani di artigiani ormai ottantenni all’interno di botteghe che sono esattamente come quelle descritte nelle favole ma che ancora resistono ad una maniera frenetica di lavorare che non lascia tempo o spazio neanche per pensare. Questo è l’aspetto romantico, ma è radicata nell’opinione pubblica e i media che costantemente e volentieri la sostengono, l’ idea che lavorare prevalentemente con le proprie mani, stimola l’evasione fiscale e l’idraulico o il meccanico, che ha frequentato forse la scuola dell’obbligo, ti può presentare una parcella degna di un Cardiologo di chiara fama internazionale, senza ricevuta fiscale. Il cardiologo invece la fattura la fa sempre.
Per chi non lo sapesse, negli ultimi decenni, laboratori artigianali sono sorti per mano anche di ragazzi laureati o diplomati nelle accademie d’arte, che sono riusciti a inventarsi un lavoro, contribuendo come possono alla ricchezza del loro paese. E in tanti l’hanno fatto, credendo che prima o poi ci si accorgesse di questa sana maniera di intraprendere. Alcuni hanno fatto la gavetta in altre botteghe per poi mettersi in proprio, sposarsi e farsi una famiglia. Questa capacità deriva dalla tradizione dei nostri padri e dei nostri nonni, che mai si sono tirati indietro dalla fatica che ogni onesto lavoro comporta. Oggi, l’ideale di vita più strombazzato in tutti gli show televisivi, ma anche su internet e settimanali, sono le miss, le veline, i tronisti, vincere al superenalotto, gratta e vinci e cose del genere. Quando apriremo gli occhi? Cosa dobbiamo ancora aspettare? Certo se chiediamo al direttore di qualsiasi televisione o quotidiano, se è giusto prospettare sempre e solo ai nostri giovani modelli di vita dove tutto sembra patinato e senza fatica, ci risponderà di no, ma continueranno, per rispetto all’audience, a favorire determinati programmi e articoli. È opportuno ricordare in ogni caso, che fare la velina o il valletto comporta lavoro e sacrificio e di questo si accorge solo chi lo diventa, per gli altri rimane il mito del guadagno facile e del successo; così fare la commessa oppure l’artigiano sembrerebbe il fallimento delle proprie aspirazioni prescindendo dalla dignità che ogni lavoro consente. Oggi e già da qualche tempo, tutto l’artigianato, in special modo chi realizza manufatti artistici, vive un momento di grande difficoltà; gli incentivi sono pressoché scomparsi e le tantissime piccole imprese, considerate alla stregua delle più grandi, sono oberate sproporzionalmente alle loro effettive dimensioni e capacità. Si continua a voler credere che queste possano farcela in virtù della passione di chi vi dedica tutto il suo tempo, senza conoscere malattie e nemmeno orari di lavoro che per tutti sono garantiti rigidamente da leggi e sindacati.
Questa crisi, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, porterà probabilmente alla selezione darwiniana delle imprese piccole e medie, come è stato detto anche in un articolo di oggi su Il Sussidiario e come da sempre auspicato dalla grande industria e dalle multinazionali. E’ il carattere prevalente di questo tipo di imprese, che le rende meno omologabili ad un certo potere che vede l’uomo soltanto come consumatore di beni e servizi.
E’ in gioco la dignità della persona e della sua inventiva. Il grande fratello non è quello televisivo su canale 5, ma il grande capitale in mano a pochi monopoli, che non aspetta altro che il campo sia sgombro da chi pensa ancora con la propria testa e non vede la felicità appena in un televisore al plasma o nella macchina ultimo modello. Perché questa ipotesi nefasta venga scongiurata serve una coscienza viva e ravvivata, essere educati alla bellezza, per saperla riconoscere. Gli occhi sono ingombri del brutto acclamato a gran voce e a grandi firme come nuova bellezza di questo millennio, basti ad esempio la chiesa di Fucksas a Foligno; il potere ci costringe a pensare che l’alternativa alla crisi sia la multinazionale globale che da lavoro a tutti, il capitalismo perfetto, unico distributore di beni e servizi per la nostra felicità, tutto uguale per tutti, di questo non se ne rendono conto nemmeno i grandi professori di economia, loro, forse, sono i prossimi alla resa.
Vanno quindi sostenute le iniziative di chi insieme avanza proposte sensate per arginare gli effetti negativi di questa grande crisi che va vista anche come grande opportunità di rinascita delle coscienze e di un modo di vivere che metta in primo piano i reali e veri desideri dell’uomo.
Non approfittarne ora significherebbe fare scomparire non solo una parte, ma tutto l’artigianato artistico e no, o meglio lasciarlo agonizzare, continuando a sfruttarne sino alla fine le poche risorse che gli rimangono per poi gettarlo ai pesci.

Quindi ribadisco nuovamente le proposte anticrisi-artigianato

1) E’ indispensabile oltre che più giusto, pagare anche l’inps, come l’irpef, la tarsu ecc. in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Inoltre gli utili dovranno avere una tassazione e contribuzione complessiva tale che rimangano per vivere nelle tasche dell’artigiano almeno 15 mila euro. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.

2)Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’iva o addirittura abolirla per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.


Mi sembrano richieste sensate, ma comprendo che da solo portarle avanti è inutile, come lo è per tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa anche se lenta e difficile ma immediatamente aiutarci a fare fronte a questa situazione di crisi eccezionale. Tra l’altro incoraggerebbero i giovani, che soffriranno di più nei prossimi anni la bassa o inesistente disponibilità di posti di lavoro ad intraprendere senza l’aggravio insopportabile di inps, inail, tarsu ecc. Quest’ultimi oneri, non pagati sin da subito, anche in situazioni economiche ordinarie, arrivano dopo tre quattro anni tutte assieme e a mo di scure; mi è successo in tempi non così difficili, ma quando era possibile in qualche modo, farvi fronte. Si potrebbero così mantenere, anche se a minimo regime, aperti laboratori artigiani che difficilmente vorranno indebitarsi ulteriormente senza vedere la luce in fondo al tunnel, anche se la ripresa viene ripetuta costantemente a gran cassa. La situazione è più grave di quanto si possa immaginare, i segnali non sono incoraggianti, la disoccupazione in Europa è al raddoppio; nei prossimi uno, due anni, sono previsti sino a 57 milioni di disoccupati, una intera nazione come l’Italia esclusi i familiari. Occorrono reali misure per la salvaguardia di ciò che può resistere, senza distruggere il tessuto economico costituito da piccole e medie imprese in decenni di attività e che rimangono ancora come possibilità di una speranza concreta esistente e visibile per molti giovani.

Che il Governo non prenda in considerazione proposte simili è solo perché crede erroneamente, o gli conviene crederlo, che l’evasione fiscale sia maggiore o soltanto nelle piccole medie imprese, non vedo sennò altri validi e logici motivi, perché sia meglio una impresa chiusa che una aperta anche se con un rendimento minimo.

Questa crisi è comunque la buona occasione che abbiamo per farci sentire,
cominciamo a fare numero iscrivendoci su www.impresecheresistono.org dove portare avanti insieme, iniziative concrete e fuori da schemi ed ombrelli politici per fare al Governo le nostre richieste.


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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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