Il servizio di TG Regione Sicilia racconta attraverso le testimonianze dei dipendenti, la grave situazione in cui si potrebbe venire a trovare un'azienda che occupa 300 dipendenti, di cui più di 100 in cassa integrazione. Il Signor Pizzino, titolare della ditta Castello che produce camicie nello stabilimento di Brolo, da ormai quattro giorni fa lo sciopero della fame sotto la Direzione della Banca cui ha chiesto un finanziamento per rinnovare gli impianti e consentire alla sua azienda di porsi in condizioni migliori in un mercato sempre più difficile per l’invasione di prodotti di provenienza asiatica.
Per tutta risposta l’Unicredit banca afferma che la ditta Castello è un’azienda non affidabile e che, per la responsabilità nei confronti dei suoi azionisti, non gli concederà alcun prestito. Chissà quante sono le piccole e medie imprese che soffrono la concorrenza ad armi impari con i prodotti asiatici, molte come sappiamo si sono perse per strada già prima di questa crisi, senza che nessuno se ne sia accorto. Oggi che la situazione è veramente drammatica, penso che altri settori della nostra manifattura scompariranno definitivamente e una grande ricchezza di capacità lavorativa e imprenditoriale si perderà. Le banche hanno altre mire, i soldi da che mondo è mondo, li danno a chi non ne ha bisogno o quando succede, con garanzie che sono dieci volte il capitale richiesto. Del resto, in Italia, abbiamo avuto danni minori degli altri paesi proprio per questa caratteristica di estrema accortezza delle nostre banche, che in casi come la Parmalat si è guardata bene dal tenersi quelle azioni fasulle, disfacendosene immediatamente, anche a spese dei risparmi di una vita di povera gente e pensionati. Il denaro sempre protegge se stesso, e le banche fanno il loro mestiere. Volendo non c’è nemmeno da dargli torto, infatti, a Napoli gli usurai hanno raddoppiato il fatturato. Certo qualche azienda riuscirà ad ottenere i finanziamenti necessari, ma dovrà essere ben solida ovvero dimostrare di possedere dieci volte tanto ed il gioco è fatto. Vedremo fra qualche mese a quanto salirà il numero di chi ha perso il lavoro, sono quasi un milione oggi, le domande di disoccupazione liquidate dall'Inps in un anno, ma finché restano numeri e dietro non si vedono le persone reali con le loro storie, le loro famiglie e la loro vita, chissenefrega, importante è conoscere le telenovelas, le beghe tra i politici e sapere che il superenalotto o i gratta e vinci ci fanno avere cinque minuti di speranza con cui sostenere l’Abruzzo (che è giusto farlo ma in altro modo) e la spesa pubblica.
Mi pare quasi strano che politici intelligenti come i nostri e la maggior parte dei giornalisti, non veda quanto sta succedendo nel nostro paese, e allora penso che sia tutta nostra la colpa. Sino a che i problemi non li viviamo in prima persona, avremo sempre qualcosa di più importante cui pensare, sempre per il bene comune, naturalmente.
Oppure ed è molto probabile, esiste un progetto economico che mira a ridurre o azzerare le piccole medie imprese, per favorire le più grandi cui le banche sono più legate anche da vincoli di altra natura, (che sarebbe opportuno scoprire) e allora sarà difficilissimo ottenere qualcosa. Dico a tutti quegli imprenditori che sono in difficoltà, ma anche a quelli che ci si troveranno, siano essi commercianti o artigiani, che da sempre, l’unica soluzione è di essere uniti e in molti. Soltanto così forse ce la faremo a difendere il diritto al lavoro, non c’è altra strada. Come sempre l'invito è ad iscrivervi ad impresecheresistono, se saremo in tanti, avremo più capacità di far capire alla politica, che in questo momento non servono altri disoccupati e che una alternativa alla chiusura definitiva delle nostre aziende ma anche dell’Italia, esiste.
Il servizio sulla Ditta Castello è al minuto 11 e 40 secondi dall'inizio del podcast.
http://www.tgr.rai.it/SITOTG/TGR_popupvideo/1,8506,tgr%5Esicilia,00.html
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