martedì 15 settembre 2009

Inps proporzionale agli utili, se ci sono, ed iva al 5% o azzerata per i prodotti di artigianato artistico.


Sono più che mai convinto, e non sono certamente l'unico ad esserlo, che sarà la gente comune, i lavoratori, chi vive con uno stipendio, gli artigiani, le piccole imprese, gli insegnanti precari, le giovani coppie che hanno un mutuo da pagare per la casa e rischiano anche di perdere il lavoro se già non è successo, che pagheranno e già lo fanno, la crisi che, oltre a non essere finita, probabilmente rischia di diventare più pesante e duratura. Da più parti si recepiscono segnali di nuove bolle speculative, a un anno dal crollo della Lehman, non sembra siano state cambiate sostanzialmente le regole del gioco. In America le grandi banche continuano imperterrite a fare utili a palate, dove la disoccupazione è in aumento e circa quindici milioni di mutui casa sono andati a monte, nel solo mese di Agosto, quattrocentomila.
In Italia ogni occasione mediatica è buona per dire che la ripresa è iniziata, anche se ci viene anche ricordato, che il rischio di una caduta è dietro l’angolo. Per quanto mi riguarda non vedo ripresa ma solo un costante incrementarsi della disoccupazione anche se in apparenza tutto sembra essere normale; il fatto è che da qualsiasi parte ci giriamo, le imprese hanno la produzione al 30/40%, cassa integrazione a tutto spiano e i piccoli commercianti non riescono a pagare le spese; in molti saranno costretti a chiudere o indebitarsi ulteriormente, una soluzione è, infatti, chiedere finanziamenti che non servono a investire ma a tirare avanti nella speranza di una ripresa reale dell’economia. Infatti, tutto il sistema mediatico è proteso, insieme agli stati a iniettare fiducia a grandi mani ed in tutti i modi.

Proporrei di partire da una questione molto semplice. Noi artigiani e piccole imprese siamo milioni in Italia e costituiamo la spina dorsale economica del paese, ma finché saremo spezzettati tra confederazioni di vario tipo non saremo presi sul serio. Se avessimo avuto da sempre la coscienza del peso che abbiamo, oggi sarebbe stata migliore la nostra capacità di resistenza alla crisi, qualche soldo in più rimasto nelle nostre tasche ci avrebbe consentito di crescere opportunamente, cosa che invece non è accaduto, facendoci rimanere al palo dello sviluppo. C’è da unire le nostre aziende, farci vedere insieme, più saremo e più avremo la capacità di incidere sulle scelte politiche economiche. Le grandi industrie e le multinazionali ottengono tramite le loro lobbies tutto ciò che vogliono, anche se a scapito della collettività. I nostri politici hanno bisogno del nostro aiuto e forse non lo hanno ancora capito. Un rinnovamento della politica non può che venire dal basso, da chi lavora onestamente e non vuole arricchirsi o sfruttare gli altri. Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un decadimento culturale preoccupante oltre che ad un disgregarsi della società. I più deboli sono abbandonati a se stessi e anche riconoscendo la buona volontà dei nostri ministri, che in questa congiuntura straordinaria hanno messo in campo miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, non è auspicabile ne tantomeno realistico pensare che la cassa integrazione potrà diventare un modo ordinario di trattare il problema dei disoccupati, che saranno un numero sempre crescente nei prossimi anni. La cassa integrazione è inoltre vivere una condizione provvisoria di sopravvivenza, anche dal punto di vista della dignità della persona, non è sopportabile a lungo. Il lavoro è un bisogno, un diritto sancito all’art.1 della nostra Costituzione e su cui si fonda la democrazia. Non è pensabile stare ad aspettare che succeda qualcosa, bisogna intervenire ora per cambiare alla radice sistemi che non sono più adeguati ad una situazione globale che ha una dinamica di sviluppo dettata dalle nuove grandi potenze economiche come Cina ed India, a cui noi non siamo preparati.
I sacrifici non devono essere soltanto i piccoli imprenditori a farli, il peso della crisi va diviso proporzionalmente tra tutte le forze economiche del paese siano esse banche, grandi imprese, gruppi assicurativi, petrolieri, politici, amministratori di aziende pubbliche con stipendi infiniti ecc. Una piccola impresa, non è detto abbia oggi la capacità di far fronte a tutte le spese che pur ci sono le cui scadenze sono improrogabili come per contributi inps inail ecc. ( ogni ritardo è un costo enorme) e quindi deve essere messa in grado di continuare ad esistere, senza indebitarsi ulteriormente. A meno che la volontà di stati e multinazionali non sia proprio approfittare di questa crisi per fare finalmente fuori i piccoli imprenditori artigiani, come e già successo, per la grande distribuzione che ha tutto l’interesse a monopolizzare la vendita di alimenti e elettrodomestici per fare scomparire i piccoli commercianti, comprese le librerie che un tempo erano in più punti nelle città.

Ho due proposte:

1) Sarebbe opportuno oltre che più giusto, pagare anche l’inps, come l’irpef in proporzione agli utili, se questi ci sono e consentono la contribuzione. Le pensioni saranno anch’esse proporzionali ai versamenti, uno poi è libero di versare di più, entro un tetto massimo.

2)Per i mestieri artigiani artistici si dovrebbe ridurre l’iva o addirittura abolirla per favorire la domanda di prodotti che subiscono, più di altri, il crollo della domanda.

Mi sembrano richieste sensate, ma comprendo che da solo portarle avanti è inutile, come lo è per tanti altri provvedimenti che potrebbero portare ad una reale ripresa, e immediatamente aiutarci a fare fronte a questa situazione di crisi.

Che il Governo non prenda in considerazione proposte simili è solo perché crede erroneamente, o gli conviene crederlo, che l’evasione fiscale sia maggiore nelle piccole medie imprese, non vedo sennò altri validi motivi.
Questa crisi è comunque la buona occasione che abbiamo per farci sentire,
cominciamo a fare numero iscrivendoci su www.impresecheresistono.org dove portare avanti insieme, iniziative concrete e fuori da schemi ed ombrelli politici per fare al Governo le nostre richieste.

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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

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