mercoledì 30 settembre 2009

Poltrona Frau.... ne avessi una!

Quando mi sono sposato, nel 1982, ho voluto far realizzare da un artigiano della mia città, un divano che somigliava ad uno della Frau, non potendomi permettere l’originale. Un’azienda, Poltrona Frau che dall’inizio del secolo scorso produce divani e poltrone di altissima qualità e design che esporta in tutto il mondo. Oggi ho saputo che i quattrocento lavoratori, uomini e donne hanno scioperato per i licenziamenti che la Direzione aziendale avrebbe deciso di fare. Si potrebbe dire che la Frau è La Ferrari delle poltrone, tant’è che è sceso in campo anche Montezemolo, per rassicurare sul fatto che la produzione resterà nelle Marche a Tolentino. Non si tratta di una piccola o media impresa che non ha saputo rinnovare o che vende qualcosa che non è più richiesto sul mercato e chiunque capisce la qualità di un prodotto come questo, dovrebbe ammettere che un calo di fatturato nei primi sei mesi del 14,5% ed un indebitamento di 127 milioni di euro a fine Giugno, con un incremento del debito del 20% in più rispetto ad inizio anno, è quanto meno preoccupante, volendo usare un eufemismo. Non è solo la Ditta Castello del sig. Pezzino indebitata, ma anche questa storica fabbrica di cui andiamo orgogliosi nel mondo per il design italiano, un made in Italy che fa del nostro paese uno dei più “creativi” del mondo. Oggi tutto questa capacità di produrre usando tradizione e intelligenza insieme alla passione per il lavoro, che contraddistingue i nostri imprenditori da nord a sud, rischia inesorabilmente di scomparire. Tenere duro, è oramai lo slogan che da più parti sembra arrivare, oppure come più volte è intervenuto Tremonti, le banche facciano il loro dovere-mestiere, che dovrebbe essere quello di sostenere le imprese. Torno a ribadire e oggi ne ho avuto la conferma ascoltando Focus economia a Radio 24, che di solito i prestiti o i finanziamenti si offrono alle aziende che rinnovano e vogliono crescere nel mercato. La domanda che mi pongo, visto anche quanto succede alla Frau, è, quali sono oggi le aziende, piccole, medie ma anche grandi che vogliono investire per crescere o ingrandirsi. Credo che le dita di una mano sarebbero troppe se pensiamo che anche la Fiat, lo dice Marchionne, rischia la catastrofe senza incentivi nei prossimi anni. Allora, torno a dire una cosa che aspetto ancora qualcuno possa smentire, cioè perché le banche dovrebbero prestare soldi a ditte che nei prossimi anni s’indebiteranno ulteriormente? E perché queste ultime dovrebbero chiedere finanziamenti in una situazione di crollo della domanda? Può essere che dobbiamo aiutare le famiglie e le piccole e medie imprese in altro modo? Con sgravi fiscali e alleggerimenti di tasse, magari aumentando il debito pubblico? Abbiamo trenta mila euro di debito a testa, altri 1000, 2000 sono una quisquilia, ma ci consentirebbero di respirare e tirare avanti, poi si vedrà, del resto gli Stati Uniti, lo hanno fatto alla grande e continueranno a farlo, così come altri paesi europei anche se in misura più contenuta. Oggi in Sicilia, la Confagricoltura ha chiesto la sospensione di contributi e la proroga delle scadenze fiscali, gli agricoltori sono in ginocchio e non ce la fanno. Se la Confartigianato facesse la stessa cosa non mi dispiacerebbe.

Nessun commento:

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html