mercoledì 2 settembre 2009
Lettera ad un'amica artigiana/2
Anna non hai nulla da scusarti, per ora siamo tutti, chi più chi meno stressati, ma sopratutto preoccupati e non si vedono vie d'uscita. Sino a due anni facevo quache supplenza nella scuola e pensavo che avrei potuto provare a rifare l'insegnante. Oggi con tutti i precari a spasso non ho molte chances e non ho ancora le idee chiare sul da farsi. Come ho detto, aspetto questi mesi per vedere cosa succede e farmi una idea ancora più chiara su questa crisi. E' vero però che anche lavorando a pieno ritmo a noi rimane ben poco. La spesa pubblica nel 2009 è raddoppiata rispetto al fabbisogno del 2008 e non è per noi un buon segnale, prima o dopo verranno a bussare alle nostre saracinesche. Una via d'uscita per alcune imprese potrebbero essere nuovi prestiti dalle banche, ma se non c'è lavoro è come continuare ad indebitarsi per mantenere la spesa corrente delle casse statali. Pensa che mia moglie è insegnante e ho fatto il conto che alla fine in questi anni è come se da solo , tra tasse ecc le avessi pagato lo stipendio. Verrebbe da ridere se non da piangere perchè come artigiani non abbiamo una capacità produttiva illimitata e tutto è frutto del nostro lavoro compresi sabati e gli orari di 10 ore di media,mai ammalati, sempre a correre ecc. E poi sappiamo che ci sono stipendi assurdi e pensioni non da meno e gli evasori fiscali quelli grossi la fanno sempre franca o tutt'alpiù patteggiano con avvocati di grido, cifre irrisorie alla faccia nostra che siamo costretti a pagare sino all'ultimo cent senza proroghe senno' multe a non finire; ricordo lo spalma debiti alle società di calcio e Valentino Rossi solo per citarne alcuni. Eppure tutti noi, da sempre in questa situazione se non siamo sino ad ora riusciti a far nulla, è colpa nostra. Vedi i precari della scuola si vedono nei provveditorati, parlano tra loro e si organizzano, lo stesso gli operai della grandi aziende, si vedono parlano e si fanno sentire. Noi la mattina ci siamo sempre alzati per andare nei nostri laboratori e ne veniamo risucchiati; mai abbiamo pensato di avere un luogo per incontrarci . E' sempre stato così e ne paghiamo le conseguenze. L'unica per cambiare è proprio trovare un luogo per mettere davanti agli occhi di tutti le nostre problematiche senza ombrelli di partito, ma autonomamente in gruppi spontanei senza colori e ideologie che tanto la barca è la stessa per tutti.
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