Dopo anni di sconfitte dovute a motivi di volta in volta indicati come “eccezionali e imprevisti” – una volta l’extra deficit ereditato, poi l’11 settembre 2001, poi la bolla internet nei paesi Ocse, poi la crisi 2007-2009, e sempre naturalmente il gettito da assicurare in costanza di esercizio rispetto agli impegni europei – personalmente l’ottimismo della volontà mi resta tutto, ma il pessimismo della ragione mi induce a riconoscere che non nutro più alcuna fondata aspettativa che l’attuale centrodestra abbassi significativamente la pressione fiscale..............
Personalmente non cambio idea non per tigna, ma perché l’evidenza della maggior crescita da minor pressione fiscale, determinatasi in tutti i Paesi di diversi modelli che l’anno praticata nei decenni del pre-crisi, esce a mio modo di vedere ulteriormente confermata e non smentita dal mondo nuovo nel quale la crisi ci ha obbligati a entrare: un mondo in cui i debiti pubblici Ocse tendono a crescere verso il 100% del Pil, su medie “italiane”. Di conseguenza, o si ha la lungimiranza di riforme che rendano minore la pressione avviando il risanamento energico dei deficit, oppure quelle parti del mondo avanzato che già nel pre-crisi sperimentavano una pressione fiscale record entreranno nel permafrost di un’era glaciale, caratterizzata da crescite stentate, conflitti sociali e default pubblici striscianti.
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