
Oggi, come ormai da circa cinque mesi, non inizio più la mia giornata sul banco di lavoro che mi è consueto, ma a cercare informazioni in rete. Prima di questa crisi economica spaventosa, che molti ormai sostengono essere finita, riuscendo perfino a vedere segni di una ripresa straordinaria più forte che negli altri paesi europei, non mi interessava sapere cosa mi succedeva intorno nel mondo dell’economia e del lavoro e nemmeno cercare di capirci qualcosa, non ne avevo il tempo.
Ciò che vedo e non mi torna, è che sono considerate quasi prive d’interesse pubblico e sociale, fatti come la chiusura quotidiana di fabbriche e imprese, siano esse legate alla produzione o al commercio, per non parlare dei precari della scuola dei quali non sento più parlare: sono forse stati assunti nuovamente?
I media nazionali, Tg o Tgr Rai e non solo, comunque quelli che più hanno capacità di influenzare l’opinione pubblica, si guardano bene dal trasmettere “proporzionalmente” i fatti secondo la loro reale incidenza, ma le notizie sono calibrate così da ottenere l’effetto voluto; ci sono ad esempio, quelle che servono a schermare le situazioni di disagio reale vissute quotidianamente da noi cittadini, in qualsiasi campo. Che la crisi sia alle nostre spalle non dovrebbe essere detto prima di un ritorno ai livelli pre-crisi, che non erano comunque granchè. La disoccupazione è al 9,7% e continuerà a salire, è inevitabile e la ripresa ove fosse iniziata, è prevista lenta e molto fragile. Com’è dunque possibile trascurare un dato del genere e tutto il suo peso sociale, la cassa integrazione quanto potrà ancora durare? Se poi l’economia reale, che Dio ce ne scampi, dovesse subire il contraccolpo di un’ulteriore bolla finanziaria, come molti economisti non dilettanti prevedono, i nostri politici super ottimisti, potranno riuscire a sostenere lo sguardo di tutti quelli che si sentiranno ingannati e attenuare le conseguenze inevitabili di un impossibile intervento degli Stati? Non sarebbe utile maggiore prudenza da parte del Governo e considerare maggiormente le difficoltà di PMI a cui sono crollati gli ordinativi del 50/60%, ma devono continuare a sostenere il peso di una tassazione eccessiva, il costo di interessi passivi esagerati, i costi bancari più alti d’Europa, l’onere di una burocrazia elefantiaca e la latitanza di un sistema bancario che non ha più il coraggio di sostenere lo sviluppo economico del paese a meno di garanzie sino all’ultimo centesimo ? Oppure le banche, che in mezzo alle questioni economiche ci vivono immerse, hanno fiutato che la ripresa è solo fumo e niente arrosto?
Oggi tutti sappiamo delle abitudini di Marrazzo e conosciamo le escort di Berlusconi, ma solo gli addetti all’economia e alla finanza sono coscienti che ci sono ancora in circolazione tra Stati Uniti ed Europa almeno 2.400 miliardi di dollari, di titoli-carta straccia e che anche i Comuni italiani ne hanno fatto uso. Prima o poi verranno a galla e non sarà certamente indolore.
Qualcuno sa cosa significheranno in Europa 57 milioni di disoccupati, come previsto dall’Ocse per i prossimi anni? Oppure sono notizie tendenziose. Parlare di crisi economica del sistema produttivo è diventato argomento catastrofista, perché il governo vorrebbe indurci a pensare che sia stato fatto tutto il possibile e l’immaginabile e, infatti, la crisi in Italia, si è ripetuto oggi, è alle nostre spalle. Pertanto anche chi ha chiuso bottega o a breve sarà costretto a farlo dovrebbe credere che è stato tentato tutto per salvargli l’azienda e per di più senza utilizzare alcuna risorsa, neppure un euro, una specie di magia; per convincerlo però, ci vorrebbe l’ipnosi e forse arriveremo anche a questo. Naturalmente l’opinione pubblica e chi dalla crisi può avere paradossalmente effetti benefici, si schiera ideologicamente dalla parte di chi lo garantisce e l’ ha fatto sinora; ma è certo che sarà sempre così?
Spero di no, possa accadere il miracolo e la crisi che c’è ancora, ed è -sulle- spalle dei più deboli, come per tradizione, sia l’occasione buona, perché in Italia la politica non abbia più come scopo ultimo tutelare gli interessi di ricchi e potenti, ma si metta realmente al servizio del bene comune. La disoccupazione che aumenta, va in qualche modo fermata, non è lecito guardare altrove e non occuparsene. Tutto il lavorio di quest’estate messo in piedi per mettere in crisi il governo, con gli attacchi a Berlusconi, andava contro l’interesse di cittadini e lavoratori. Non ho simpatia né per il premier né per quelli che lo combattono con tutti i mezzi, non si delegittima così il voto del popolo. Chi è stato eletto andrebbe messo alle strette sui problemi veri e sono molti, lì dovremmo costringerlo a prendere decisioni e ora, occorrono misure eccezionali a favore di aziende e famiglie. Una sinistra così, chi non la voterebbe alla scadenza del mandato.
Spero molto in Bersani, è figlio di artigiani e non solo per questo mi fa simpatia. Spero che al più presto la politica torni a lavorare per il bene del paese e di chi lo abita. Vivo in Sicilia, una terra che è un capitale di bellezza, una ricchezza enorme come il resto del territorio italiano con la sua storia i suoi monumenti e la sua cultura e le sue tradizioni. Non abbandoniamo l’idea che la ricchezza è quella sotto i nostri occhi ogni giorno, siamo stati diseducati a riconoscerla, distolti da “cazzate” giornaliere. Troviamo chi ci può aiutare a valorizzare quanto già esiste, chi rende possibile il lavoro vero, quello che non esclude la fatica e chi cerca bellezza, giustizia e verità. A queste persone diamo il nostro consenso, non agli imbonitori di professione, perché o saremo con loro conniventi, oppure sin d’ora abbandoniamoli a se stessi.
A proposito, se la crisi è finita, non è che qualcuno mi può dire a che ora è successo, probabilmente in quel momento lì, ero talmente distratto che non me ne sono accorto.
2 commenti:
Fisco: effetto crisi, raddoppia il ricorso alle rate
Equitalia da gennaio a ottobre ha visto lievitare del 110% la concessione di rateizzazioni
07 novembre, 16:20
di Corrado Chiominto
ROMA – La crisi morde e raddoppia il numero dei contribuenti che non riescono a pagare le cartelle fiscali e chiedono di rateizzare i propri debiti. Nei primi 10 mesi dell’anno sono 367.800 le pratiche che hanno ottenuto l’ok per la rateizzazione del pagamento di una cartella, con un incremento del 110% rispetto alle 174.400 pratiche di fine 2008. Complessivamente, l’aiuto dato dal fisco solo a chi è in effettiva difficoltà di pagamento, vale 9 miliardi di euro. La classifica delle difficoltà vede in testa Lazio, Campania e Lombardia, ma gli incrementi maggiori sono stati registrati in Sardegna e Basilicata. A tracciare uno spaccato della crisi, da una prospettiva fiscale, sono i dati elaborati da Equitalia, la società guidata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, che ha come compito la riscossione coattiva delle imposte.
Le rateizzazioni rappresentano infatti un vero “termometro” della crisi, perché vengono concesse solo alle imprese e alle famiglie che riescono a dimostrare di essere in effettiva difficoltà economica. La macchina del fisco, che mostra così la sua faccia più attenta alle difficoltà della crisi, non rinuncia però a far fruttare l’attività di lotta all’evasione: così – sempre in base agli ultimi dati di Equitalia – nei primi nove mesi del 2009 gli incassi legati alle iscrizioni a ruolo, cioé alle contestazioni indicate nelle cartelle esattoriali, sono aumentati di circa il 7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. “La possibilità di dilazionare i pagamenti – afferma il direttore centrale per le strategie della riscossione di Equitalia, Renato Vicario – si traduce in un aiuto concreto a cittadini e imprese in difficoltà, consente di ridurre il ricorso a procedure cautelari ed esecutive nei confronti di chi ha debiti con il Fisco e sta permettendo anche di ottenere una maggiore efficienza nell’attività di riscossione”. L’effetto positivo, oltre a quello di migliorare il rapporto con i contribuenti, è quello di consentire di realizzare una sorta di ammortizzatore-fiscale soprattutto in momenti di congiuntura sfavorevole. Le statistiche suddivise per regione danno uno spaccato della crisi differenziato su base territoriale. In particolare il Lazio, che aveva 21.603 pratiche di rateizzazione alla fine del 2008, ha visto salire il numero fino a 73.040 casi, con un aumento di 51.437 pratiche (+138%), sorpassando così Campania e Lombardia. La Campania è ora al secondo posto, con 71.288 pratiche di rateizzazione concesse alla fine di ottobre, contro le 21.603 di fino 2008: l’incremento è stato di 48.401 cartelle rateizzate. Al terzo posto la Lombardia che alle 22.138 pratiche di dicembre 2008 ha aggiunto altre 43.767 rateizzazioni, salendo così a quota 65.905. Ma in valori assoluti l’incremento maggiore della concessione di rateizzazioni da parte di Equitalia si registra in Sardegna: la regione passa da 2.641 a 19.069 pratiche, con un incremento del 522% negli ultimi 10 mesi. Segue, con distacco, la Basilicata: qui le pratiche di rateizzazione sono passate dalle 2.012 di fine 2009 alle 7.501 del 31 ottobre, con un aumento percentuale del 173%.
Equitalia e Serit, come ho già avuto modo di dire in -Andiamocene tutti a Santo Domingo- , sono proprio delle "brave persone" Ciao e Grazie
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