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In nove mesi calo del 3,5% delle entrate rispetto allo stesso periodo del 2008. Il debito a quota 1.786,8 miliardi
http://icrl.wordpress.com/2009/11/17/bankitalia-entrate-fiscali-in-calo-nuovo-record-del-debito-pubblico/
CRISI/ Bertone: i conti di Tremonti “brillano” ma le Pmi chiudono
Certo, l’Italia si avvia ad uscire dalla recessione, come titola il Corriere della Sera. Ma non ha torto Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, a sostenere che il peggio deve ancora venire. La contraddizione è solo apparente: il calabrone italiano, negli ultimi 15 mesi, ha sostenuto uno sforzo enorme, quasi innaturale, per non precipitare al suolo. Il risultato non è stato disprezzabile. Tra il luglio del 2008 e il giugno del 2009 la bilancia commerciale italiana ha fatto registrare un passivo di 8 miliardi di euro, assai di meno di quanto accusato dal Regno Unito (102 miliardi) ma anche dalla Francia (65 miliardi).
A tenere in piedi la baracca, al solito, è stata l’industria manifatturiera che, nonostante la crisi violenta, ha generato un surplus di 45 miliardi. Questa capacità di resistenza sui mercati, però, non deve far dimenticare che, rispetto all’aprile del 2008,
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49755
FINANZA/ Ottimisti vs. pessimisti: chi ha ragione in questa “età dell’incertezza”?
Ufficialmente l'Italia è uscita dalla recessione con gli ultimi dati sul Pil. Un'inversione di tendenza che fissa finalmente un dato di crescita. Gli indicatori e i segnali che si colgono un po' ovunque, nonostante la doverosa prudenza, descrivono la “coda” della Grande Crisi. Eppure si tira più un sospiro di sollievo, che aria di grande ottimismo. Alcuni grandi imprenditori, come Giorgio Squinzi per esempio, sembrano più prudenti in questo momento che nei momenti peggiori della crisi.
L'impressione è che si è superato quello che, ancora all'inizio di marzo, sembrava un autentico collasso del sistema finanziario mondiale e la prospettiva di un periodo di recessione mondiale che sarebbe durata diversi anni. Questo è stato scongiurato.
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49532
Stop credito, industrie e famiglie in affanno
CATANIA - Nel divario tra le economie delle regioni italiane - secondo i dati diffusi da Bankitalia nel Rapporto sulle economie regionali nel 2008 - emerge che l’economia siciliana è stata colpita dalla crisi in una fase particolarmente delicata anche per il settore del credito.
I risultati dell’indagine della Banca d’Italia presso le principali banche con sede in Sicilia mostrano che sulla decelerazione del credito alle famiglie hanno inciso sia la contrazione della domanda sia l’irrigidimento dei criteri applicati dalle banche per la valutazione del merito creditizio della clientela.
È diminuita soprattutto la domanda di mutui ipotecari, mentre i giudizi sul credito al consumo sono più diversificati, con un saldo delle risposte lievemente negativo; i criteri adottati per l’approvazione dei finanziamenti sono stati giudicati dalle banche più rigidi che in passato sia per i mutui sia per il credito al consumo.
http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?sez=articolo&skip_interstitial=true&id=2161
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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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LA LETTERA - 'Il silenzio dei media sul Veneto alluvionato'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera
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............................... Le aspettative delle imprese manifatturiere dicono che la riduzione di manodopera in Italia continuerà anch...
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(IRIS) - ROMA, 11 GIU - "Senza il rigore siamo un Paese spacciato. Ma senza crescita siamo un Paese morto". La presidente dei Giov...
1 commento:
Buonasera, vedo che molti sono preoccupati del fatto che ci sia una mancanza cronica di ordini. Chiaramente molte aziende senza portafoglio ordini si vedono costrette a licenziare. E questo perchè ? Perchè gli istituti finanziari hanno ristretto il credito sia alle imprese che alle famiglie e stranamente le persone non avendo denaro da spendere e vedendo molte prospettive svanire contraggono i consumi creando una spirale che porta la crisi.
Chi dice che la stretta creditizia non c’entra si sbaglia di grosso.
Facciamo degli esempi, se ho danaro da spendere posso acquistare quello che mi necessita sia a titolo personale che aziendale, facendo questo contribuisco a sostenere i consumi, il morale resta alto e si crea la propensione psicologica ad investire sia in beni durevoli che in nuove iniziative.
Non a caso in Giappone quando si ha la contrazione dei consumi le aziende incrementano gli stipendi così da far ripartire il sistema.
IL PROBLEMA ORA E’ CHE LE AZIENDE NECESSITEREBBERO DI CREDITO PER FAR FRONTE ALLE ESIGENZE MENSILI, INVECE TUTTI I PRODOTTI E LE PROPOSTE DI FINANZIAMENTO OLTRE A NON ESSERE FACILI DA APPLICARE HANNO TEMPI LUNGHI DI ACCESSO.
Praticamente qui da noi hanno messo nel motore anzichè l’olio la sabbia ed il motore sta grippando e tutti fanno finta di niente dicendo che tutto funziona bene.
Tra poco quando resteremo a piedi con le Imprese vedremo quali strumenti proporrà il sistema per ripartire.
Cordialità.
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