domenica 13 settembre 2009

Perchè dovremmo tenere duro e a che prezzo di Roberto Alabiso


Stamattina ho ascoltato a “Prima Pagina” su Radio tre, la prima parte di una breve lettera, inviata al direttore de Il Giornale, da un artigiano quarantenne titolare di un’azienda con quattordici dipendenti. Sono rimasto sorpreso positivamente che questa sia stata la notizia di apertura, ultimamente quasi tutti i quotidiani riportano nelle prime pagine, comportamenti o abitudini sessuali dei nostri politici e non solo così di conseguenza chi conduce la trasmissione, legge, per la maggior parte del tempo, argomenti spesso insopportabili che opportunamente sovrastano i problemi reali del paese.
Richiamo solo il titolo della lettera di A.P. di cui per discrezione non è stato pubblicato il nome: LA CRISI MI STA UCCIDENDO AVREI VOGLIA DI SPARARMI e non vi dico il resto anche perché chi cerca di mandare avanti la sua impresa vive sulla sua pelle problemi simili. Certo, il titolo è ad effetto e tutti ci auguriamo che il nostro amico, già anche solo per averci raccontato ciò che sta passando, si senta meno solo.
Ritrovarsi da soli e pensare che tutto debba dipendere da se stessi, sono infatti, il modo e la posizione peggiore per affrontare le difficoltà che la vita sempre pone, è quanto preme dire sin dall’inizio a Geminello Alvi; l’articolo che porta la sua firma, di fianco alla lettera disperata di A. P., “MA IO LE SPIEGO PERCHE’ DEVE ANCORA TENER DURO”, è profondo come il grido disperato richiede e tocca diversi punti fondamentali anche dal punto di vista umano, incoraggia gli imprenditori a non gettare la spugna e chi non ha mai lavorato in proprio può farsi un’idea e intuire cosa vuol dire fare impresa, le ragioni del rischio nel fare qualcosa che prima non c’era, le preoccupazioni economiche che sempre ci sono, la fatica mentale e morale degli impegni verso dipendenti, clienti e fornitori per rispettare contratti e scadenze, insomma aiuta a capire un poco di più cosa significa mettere sempre la faccia in gioco senza possibilità di rimandare mai ad altri le proprie responsabilità; fosse così anche per gli enti e gli uffici pubblici, aggiungo io, l’Italia sarebbe migliore. Che io sappia non c’è mai nessuno con cui lamentarsi perché un semplice documento o una pratica non sono ancora pronti dopo uno o due mesi dalla data convenuta.
Direi al Dott. Geminello Alvi, non si fosse ancora capito, che imprenditori nella condizione di A. P., ce ne sono in questo momento tantissimi, anche se non intendono spararsi; possibilmente quella stessa pistola potrebbero usarla contro una burocrazia grassa o, cito testualmente, quella “macchina immensa, inarrestabile che astratta non sente mai ragioni. Fredda ed ostile, la si chiami poi fisco, banche, tribunali o maniache regole aziendali”.
Questa è una crisi mondiale che aggrava pesantemente difficoltà nostrane presenti già da lungo tempo e che in tanti hanno sopportato avendo ultimamente utili quasi azzerati, riuscendo a pagare a stento e con sacrifici le spese che pur sempre ci sono.
Il Dott. Geminello ci spiega perché dobbiamo tenere duro, ed il linea di massima niente da obbiettare, solo che dimentica che per poterlo fare, occorre indebitarsi ulteriormente, il nostro sistema fiscale e previdenziale non concede dilazioni, pena sanzioni ed interessi anche in misura del 50/100%. Oggi nessuno ci da la garanzia che domani la crisi sarà finita, come avere fiducia dopo quello che è successo per mano, non di chi lavora ma di chi ha creduto di potersi arricchire in definitivamente ? Leggere o ascoltare ogni giorno di una già avvenuta ripresa non è abbastanza per chi non vede nuovi ordinativi o ha avuto un calo del 60/70% del fatturato negli ultimi mesi, oppure vede ritornare assegni insoluti. Vorrei delle risposte concrete, si sa che le imprese per crescere devono indebitarsi e investire ma lo fanno a ragion veduta, con un rischio –ragionevolmente- calcolato; può succedere anche che alcune siano costrette a chiudere se gestite male o perché non rinnovano o perché messe di fronte a chi produce a costi inferiori avendo costruito stabilimenti in Cina o in paesi dove la mano d’opera costa dieci venti volte di meno. Oggi si deve decidere fino a quando e come continuare a resistere in queste condizioni. E’ tempo per il Governo di intervenire direttamente e con misure straordinarie anche e sopratutto per le piccole medie imprese. Del resto ricordiamoci che per l’Alitalia il nostro governo ha fatto tutto il possibile per tirarla fuori dal fallimento totale e oggi è ancora un’azienda a rischio. L’ultimo amministratore della nostra compagnia di bandiera, solo per citarne uno, si è portato a casa, come buona uscita, due o tre milioni di Euro; queste cose, concedetemelo, fanno quantomeno innervosire.
Vi invito sempre, a visitare il sito www.impresecheresistono.org per far sentire più lontano la voce dei nostri “laboratori” e delle nostre aziende.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel sito, lo metto fra i preferiti, poi mi sparo:-)

Anonimo ha detto...

La crisi economica ha ridotto la ricchezza in circolazione danneggiando tutti. Solo che le grandi imprse ed ancor più i colossi sono avvantaggiati nell'uscita dalla crisi, mentre le imprese piccole ed ancor più le microimprese si trovano schiacciate in misura inversamente proporzionale alla loro dimensione. L'origine delle difficoltà sono chiare: il piccolo si trova schiacciato in un mercato meno ricco, subendo la forza contrattuale dei grandi se opera nella produzione. la capacità di offrire prezzi più bassi da parte dei grandi se opera nella distribuzione.
I grandi sono capaci di imporre volta prezzi stracciati ai fornitori, accedendo anche a prodotturi asiatici od est europei; sono in grado di farsi conoscere meglio dal mercato e di poter influenzare i consumi. Ci sarebbe tantissimo da scrivere su questo argomento. Vorrei lanciare una parola d'ordine: "imparare a fare sistema". Si tratta di unire le forze di più aziende, guidate da una capacità progettuale, per offrire una più vasta gamma di prodotti e servizi integrati sul territorio, fare vendita diretta, presentarsi in squadra sul mercato, ecc., così da limitare lo strapotere commerciale dei grandi.
So che questo é un'appello ancora "generico", senza indicazioni operative. So anche che é difficile trovare i partner giusti, le iniziative più efficaci, la comunicazione più efficiente, ma credo propio si debba partire da una visione del business di più alto respiro se non si volre rimare stritolati.

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html