martedì 1 settembre 2009

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DA TARANTO A BELLUNO: LA LUNGA LISTA DELLE AZIENDE CHE OGGI NON RIAPRONO


La mia preoccupazione è che questo è solo l'inizio di un fenomeno che si espanderà a catena. Molte aziende a ruota seguiranno, anche perchè volenti o nolenti in una società si è legati gli uni gli altri. Qualcuno forse resisterà più a lungo, ma si tratta di una crisi globale. Il nostro Governo potrà fare ciò che è nelle sue possibilità e queste non son molte. Tutti conosciamo il debito pubblico del ns paese ed anche sappiamo che prima della crisi già avevamo una crescita del pil di gran lunga più bassa rispetto altri paesi. L'inflazione è aumentata per il rincaro del barile, forse i petrolieri hanno fiutato una leggera ripresa a livello mondiale (noi ancora siamo nel basso della curva) e non vogliono rinunciare a lucrare. Chi può lucrare, lucra e lo farà alla faccia dei più deboli. In Cina si stanno organizzando ed investono liquidità in eccesso in sistemi alternativi per la produzione di energia al fine di staccarsi dal fossile entro il 2020. Negli Stati Uniti il deficit passerà da 7 trilioni a nove trilioni di dollari, non so nemmeno quanti zeri occorrano a scrivere una cifra del genere. Sempre negli Stati Uniti questa settimana, un altra grande banca, il colosso texano Guaranty Bank è fallita.
Oggi nella cassetta delle poste ho trovato una lettera della Credimpresa che invita nei propri uffici a discutere la possibilità di prestiti d'esercizio per far fronte alle incombenze in questo periodo di crisi. Mi chiedo se valga la pena sapendo che la politica si muove solo nel senso di garantire sempre i soliti grandi gruppi, come Fiat ecc.,Le piccole medie imprese sono figlie di nessuno nel paese che hanno da sempre costruito. Non c'è da stare allegri sino a quando non si capirà che tutte le forze di questo paese e tutti i cittadini di italiani, hanno lo stesso diritto al lavoro. Non è più ammissibile che pochi o tanti privilegiati continuino a percepire stipendi e pensioni da favola , avendo un vicino di casa disoccupato senza lavoro, e chi con imprese a rischio chiusura sia ancora costretto a pagare inps inail tasse balzelli e tutto il resto. Tutti siamo nella stessa barca e tutti abbiamo diritto ad una speranza. Il paese non va diviso ne tra classi sociali ne tra dipendenti pubblici e lavoratori autonomi ne tra grandi imprese piccole medie imprese e neanche a parole il sud dal nord.

1 commento:

Bloglavoro ha detto...

Ti ringrazio della citazione, diffondere queste notizie è molto importante perché i quotidiani non se ne stanno occupando, se non a livello territoriale.

Concordo con la questione delle aziende in chiusura o a rischio che non ricevono aiuti dal punto di vista fiscale, è indegno e assurdo. Anche perché la loro chiusura vuol dire sempre meno soldi nelle casse dello stato e meno benefici per tutti.

Complimenti anche per il blog e il progetto, ti abbiamo inserito tra i nostri link :)

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html